Quelle histoire!

Il 6 e 7 maggio 2017 al Teatro Europa di Parma lo spettacolo “Quelle histoire!”

Salve a tutti voi di nuovo!

Locandina spettacolo "Quelle Histoire!"

Stasera il mio intervento sarà brevissimo perché voglio cedere subito la parola alla nostra impagabile inviata da Parma e dintorni Isabella Grassi che ci presenterà “Quelle histoire!“, uno

spettacolo teatrale che andrà in scena presso il Teatro Europa di Parma i prossimi 6 e 7 maggio con inizio a partire dalle 21.15.

Ma ora è tempo di cedere la parola alla nostra Isabella Grassi che ci presenterà l’evento in tutti i suoi dettagli:

Quelle Histoire!

Il 6 ed il 7 maggio alle 21:15 al Teatro Europa di Parma, va in scena l’esito del laboratorio di livello avanzato a cura di Davide Rocchi e Loredana Scianna.

Con:

Valentina Berni, Alessandra Cinque, Matilde Folloni, Maria Grazia Fontanesi, Isabetlla Grassi, Fiammetta Mamoli, Emma Manghi, Francesca Merusi, Alessandra Virgilio, Francesca Vitali, Tiziana Vuotto e la partecipazione straordinaria di  Sebastian Arcidiaco e Alessandro Silva

Così viene presentato nell’evento creato dal Teatro su facebook:

1917, prima Grande Guerra. Igor Stravinskij, che da pochi anni risiede a Morges con la sua famiglia, si ritrova in una situazione critica: espropriato dei suoi beni e senza un soldo, cerca un modo per provvedere a se medesimo e ai suoi cari. Altri artisti a lui vicini non se la passano meglio, occorre trovare una soluzione e fare di necessità virtù.

La “folle iniziativa”, come scrisse Stravinskij nelle Cronache della mia vita, vede la luce grazie all’ingegno del compositore e alla scrittura di Charles-Ferdinand-Ramuz e si basa su un principio molto semplice: se le persone faticano a recarsi a teatro, occorre portare il teatro alla gente. Si, proprio una piccola struttura ambulante che possa recarsi di città in città, con un allestimento agile che prevede pochi musicisti, due allievi attori, due danzatori e un narratore. Il tutto viene finanziato da un clarinettista dilettante, Werner Reinhart, il libretto ha un carattere burlesco e il soggetto viene ricavato da due fiabe popolari russe (Il soldato disertore e il diavolo e Un soldato libera la principessa).
Nel nostro adattamento c’è solo un accenno al contesto del conflitto in cui quest’opera nasce, il focus è tutto sulla vicenda del soldato, riscritta a modo nostro. Cosa succede quando qualcuno, stremato dagli stenti e desideroso di tutto, incontra una tentazione sulla sua strada? A cosa diciamo di si? E quali sono le conseguenze? Anche l’anima più linda può cadere, e il ritorno a casa non è mai scontato.

Ringraziamo il poeta Alessandro Silva per il contributo dato alla stesura del testo.

PER INFO e PRENOTAZIONI

europateatri.pr@gmail.com  tel:  0521243377

Per maggiori info questo l’evento:

https://www.facebook.com/events/220070811814480/

Da parte mia posso solo dirvi che io sono nello spettacolo, e che questo spettacolo ha un particolare significato per me.

Sono tante le citazioni che chi frequenta questo teatro, che conosce i suoi registi, i suoi attori, i suoi spettatori potrà trovare, nel testo e nelle azioni.

La vita a volta è inclemente, ma per fortuna l’ambiente dell’arte ci offre l’occasione di affrontare con serenità e con un pizzico di ironia anche argomenti assai severi come la morte.

Un mese fa è venuto a mancare un amico, un maestro, un artista: Umberto Fabi.

Questo teatro, questi registi e gli stessi attori che andranno in scena hanno avuto la fortuna e la gioia di conoscerlo, di amarlo e di apprezzarlo.

Io lo ho conosciuto mentre preparava uno spettacolo con Loredana e Davide, dove Loredana è una principessa, Davide un soldato e lui il narratore.

Anche in questo spettacolo ci sono questi elementi, anche in questo spettacolo ci sono Loredana e Davide, lui non potrà esserci a vederlo, e a me spetta un ruolo quello del narratore che, sperando di non farlo rigirare nella tomba, dedico interamente a lui.

In questo spettacolo ci sono tanti suoi allievi, e ad assistere ci sarà un pubblico che lo ha amato.

Venite ad assistere e ricordatelo con me, con noi.

Quelqu’un m’a appelé? Qualcuno mi ha chiamato?”

Si sentirà ad un certo punto, ma come direbbe il narratore dell’altra storia, al pubblico che veniva a vedere la vicenda di un altro soldato e di un’altra principessa… “ una  storia ha un inizio e?”… una fine risponde di solito il pubblico, ma Lui si arrabbiava… si arrabbiava benevolmente Umberto ed ai bambini faceva dare la giusta risposta.

Saprà il pubblico di queste serata dare la risposta giusta? Sarà contento Umberto dei suoi amici, dei suoi allievi?

Vi aspettiamo, vi aspetto.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio: Sabina Borelli

La nostra Isabella Grassi incontra oggi Sabina Borelli

Salve a tutti!

Sabina Borelli sul palco

In questa serata di domenica vi presento la nuova incursione del teatro della nostra preziosissima collaboratrice Isabella Grassi. Stavolta protagonista è Sabina Borelli alla quale, cedendo la parola a Isabella, vi invito a dare il vostro più caldo benvenuto:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi esploro con voi una esperienza teatrale diversa da quelle che ho presentato fino ad oggi, vi parlerò infatti di Sabina Borelli.

Sabina è stata mia compagna in uno dei laboratori teatrali da me frequentati al Teatro Sabina Borelli in scenaEuropa di Parma, tenuto da una delle maestre che vi ho già presentato: Loredana Scianna insieme a Davide Rocchi, di cui spero un giorno di riuscire a vincere la diffidenza e poter intervistare.

Sabina è una ragazza veramente in gamba, ha solo trent’anni ma può vantare una vasta gamma di esperienze teatrali, sia a livello nazionale che internazionale.

Cresciuta nei teatri di formazione di Parma, inizialmente al Lenz all’epoca delle scuole superiori, da allieva è stata integrata nei loro laboratori e come assistente alla regia, per poi passare al Teatro Europa dove la ho conosciuta. Qui ha proseguito la sua preparazione artistica con Loredana Scianna e Davide Rocchi, studiando voce e corpo.

L’irrequietezza e la giovane età la hanno spinta ad andare all’estero e precisamente a Londra, e ricordo ancora le foto che mandava a noi ex corsisti e come ne abbiamo seguito l’evoluzione.

Ma lasciamo spazio all’intervista, che in maniera forse più impersonale è stata fatta nel mio ufficio, durante una pausa lavorativa mia e tra una prova e l’altra sua.

Sabina, io mi ricordo di te che partivi per Londra, vuoi aggiornarmi sulla tua carriera?

Sono partita per l’Inghilterra dove ho vissuto due anni per “lavorare” con la regista Manuela Ruggero. Sono stata inserita nella Woh Production ed ho fatto spettacoli per il Rose Theater, quello dietro allo Shakespeare Globe per intenderci. Purtroppo la compagnia è stata sciolta per decisione della regista, che in dolce attesa ha preferito ritirarsi dalla scena. Sono quindi tornata in Italia.

Com’è stato quindi il tuo rientro?

Dopo l’esperienza inglese, a Parma ho collaborato con il Teatro Due, uno dei teatri stabili, per la loro programmazione “Fiabe del bosco viennese”.

Ho poi ricominciato a viaggiare, anche se questa volta solo per l’Italia con Marco Nereo Rotelli.

Per chi non lo conosce si tratta di un poeta e light designer.

Con lui interpretavo poesie che venivano accompagnate da giochi di luce nelle varie piazze italiane, poi il progetto si è evoluto e la parte voce è uscita dalla poesia per emigrare in vere e proprie opere ed abbiamo girato vari Festival.

Una esperienza interessante è stata anche quella con il Teatro  “Di Sacco”, di Perugia, si tratta di un teatro di formazione.

Qual è stata la svolta decisiva nella tua vita?

L’incontro con Paolo Ferrari, (Paolino per gli amici e C999 in campo artistico, anche su you tube), con il quale ho creato la compagnia “Mondo Bello” , sicuramente.

Paolo è un video maker e amante delle luci, con il quale ho trovato subito una visione artistica comune e con il quale è nato un connubio non solo in campo artistico.

Le nostre prime produzioni sono state: “Timeless”, e “La Casata”, tutte video installazioni nelle quali il pubblico può entrare, e che consistono per noi  in un vero e proprio battesimo d’amore.

Potete trovare promo  di entrambe, insieme all’ultima nostra fatica: “L’educazione sentimentale di Cappuccetto Rosso” sul canale you tube C999.

Parlaci un po’ di “L’educazione sentimentale di Cappuccetto Rosso” di cui ho visto la prima generale e che è in programmazione in questi giorni al Teatro Europa di Parma.

L’utilizzo della voce, dei video e delle luci sono il mezzo per partire da noi stessi, per portare un messaggio a tutti, per entrare nell’animo del pubblico che ci segue.

L’opera è iniziata da una lettura che abbiamo affrontato insieme l’estate scorsa dell’opera “La Ballata di Cappuccetto Rosso” di Garcia Lorca. Da lì è nata l’idea di leggerla ed interpretarla. L’opera rimane pur sempre una fiaba dove la lettura però non si limita ad essere ascoltata, ma accompagna il pubblico, pubblico che attraverso l’installazione, vale a dire le membrane, le proiezioni, le luci, diviene protagonista al nostro parie e deve lasciarsi trasportare attraverso i vari passaggi del percorso.

Ogni spettatore, che quindi solo spettatore non è, farà un proprio personale viaggio attraverso le varie emozioni, da uno smarrimento iniziale, dove domina l’elemento ricerca, il desiderio di trovare e la paura di non trovare, e quindi con un inizio cupo, passerà attraverso il martirio di Santa Teresa (trafitta al pari di Cappuccetto Rosso da Cupido), per giungere ad assaporare tramite le immagini, i suoni e le luci le varie sensazioni. Sarà con il movimento e la possibilità di attraversare l’installazione che potrà seguire e capire il proprio flusso di coscienza.

Un percorso di evoluzione il tuo, chi hai coinvolto in questa esperienza oltre a Paolino?

Sono particolarmente contenta, in quanto in quest’opera ho con me due delle mie maestre ed una cara collega: Sandra Soncini, Loredana Scianna e Giorgia Valeri, oltre a Paolino.

Come o meglio quali sono i ruoli?

Quattro voci femminili, e un tocco maschile alla tecnica. I video sono stati elaborati da Paolo che utilizza tre proiettori e 5 membrane per proiettarli, e notevole è anche l’apporto sonoro, nonché la sensazione di 3D che il pubblico riesce ad avere.

Dammi alcune parole per esprimere questo spettacolo o la sensazione che con esso vuoi trasmettere.

Ragnatela, nuove esperienze, dare l’attimo di felicità.

Dove ti si può trovare quando non vai in scena?

Faccio la maschera al Teatro Regio di Parma e mi occupo di laboratori teatrali e di teatro danza per bambini e ragazzi delle medie allo Spazio 84, una scuola di danza di Parma.

Spero che questa chiacchierata per me piacevole possa trasmettervi un po’ delle emozioni che Sabina e Paolino con i loro progetti vogliono realizzare.

Seguiteli e ne vedrete delle belle.

Andate sul canale YouTube C999 per guardare i promo dei loro lavori, e per tenervi aggiornati sulle loro idee.

Isabella Grassi

Via della Felicità

Isabella Grassi intervista Chiara Rubes circa lo spettacolo teatrale del 7 e 8 maggio prossimi

Salve a tutti!

Anche oggi mi avvalgo della preziosissima collaborazione della nostra inviata in quel di Parma Isabella Grassi che oggi intervista per noi Chiara Rubes. Il tema dell’intervista sarà lo spettacolo teatrale intitolato “Via della Felicità” che andrà in scena sabato 7 e domenica 8 maggio presso l’Europa Teatri a partire dalle ore 21.15.

Locandna spettacolo "Via della Felicità"

Ma ora è tempo che io la smetta di cincischiare e ceda la parola a Isabella Grassi e alla sua graditissima ospite:

All’Europa Teatri il 7 e 8 maggio andrà in scena lo spettacolo VIA DELLA FELICITA’, nella rassegna Materie Prime, come esito per il laboratorio condotto da Chiara Rubes e Gigi Tapella. Light designer Lucia Manghi, musiche di Patrizia Mattioli.

In scena: Lucia Bizzi, Maria Luisa Bonavita, Daniela Bragoli, Cristina Bricoli, Giuliana Costanzo, Elisa Del Sante, Cristiano Fornasari, Michele Gianferrari, Isabella Grassi, Vittoria Laudato, Beatrice Marconi, Simone Orlandini, Tiziano Reverbeli, Cosimo Urso.

 Vi voglio parlare di questo spettacolo non tanto perché nel cast ci sono anch’io ma soprattutto per l’argomento che viene sviscerato nell’opera e per come è stato realizzato il copione.

Al giorno d’oggi infatti è assai più agevole e forse attuale affrontare argomenti di politica, di questioni sociali, di argomenti scottanti di cui i media ci nutrono ogni giorno, mentre con questa esperienza, i registi e gli attori hanno voluto aprire un momento di riflessione su quello che dovrebbe essere il leit motiv della vita di ogni essere umano: la felicità.

A cos’altro dovrebbe tendere ogni individuo se non alla realizzazione di questo semplice ma assai arduo scopo?

In un mondo dove almeno da un punto di vista materiale tutto è a portata di tutti, dove non basta più un gelato, una caramella o la promessa di una gita domenicale a rendere felice i nostri figli, allora ecco che la scelta registica è stata quello di creare un testo attuale, calato nel nostro tempo, utilizzando come spunti creativi da un lato testi sacri come Amleto di Shakespeare e Giorni Felici di Samuel Beckett, dall’altro “prendendo in prestito” i personaggi del libro intitolato La Felicità di Lluis Anton Baulenas.

Vedremo quindi muoversi in scena i seguenti personaggi: Lucia la moglie dello scrittore non ancora edito e Luca, suo marito, una prostituta di nome Matilde, una donna Solitaria ma colta che nella sua follia che ci sorprenderà con i suoi testi, un musicista di strada di nome Ercole, due attori di strada: Nonnita che ci incanterà con i suoi nastri ed Eustaqui che si alternerà tra ruota della fortuna e monociclo, il cattivo della situazione  Demon, che però soggiace al volere della propria madre Donna Miquela, ma anche Ezecquiel che con le sue maschere ci riporterà indietro nel tempo, ed infine quattro elementi soprannaturali: l’Angelo della felicità, l’Angelo del tempo, l’Angelo della morte e l’Angelo della bambina morta.

In un contesto assai attuale quale quello della strada questi personaggi regaleranno agli spettatori la loro visione, la loro ricerca della felicità.

Ed ecco che Ezequiel usa le parole di Amleto e dice: “Qual capolavoro è l’uomo! Come nobile nell’intelletto! Come infinito nelle sue facoltà! Quale espressione ammirabile, ente nel suo volto, nel suo gesto! Un angelo allorché opera! Un Dio quando pensa splendido ornamento del mondo! Re degli animali! Ma per me che è questa quintessenza di polvere? L’uomo non mi alletta e nemmeno la donna, sebbene dal vostro sorriso si direbbe che non lo crediate… Che è?  Polvere.”

E Nonnita gli fa eco con una espressione assai più concreta: “Adoro questa strada la mattina presto, osservare le persone tutte indaffarate. La vita può essere dura, ma io conto su me stessa. I prepotenti dei palazzi dovranno vedersela con noi. È tempo di riscuotere questo debito. Ci toccherà mascherare l’amarezza, mostrare il nostro sorriso migliore… in fondo è questo che fa un artista…E si comincia la giornata.”

E ben si può comprendere come Matilde la prostituta di strada cerchi e dia conforto a Lucia, la moglie dello scrittore incompreso e che quindi alla frase dell’amica sul fatto che non capisce gli uomini e non capisce neanche il marito, le presti conforto sottolineando non solo la sua bellezza ma quella di tutte le donne per sottolineare come siano le donne a dar loro tutta questa importanza.

Riprova di ciò si avrà allorquando Luca a contrariis dirà alla moglie: “Sei sempre fuori, sempre in questa strada non parliamo più. Cerchi la vita qui. La cerco anch’io qui la vita! Per i miei personaggi! Per me! Mi faccio raccontare le storie di questa gente per dare la vita che manca ai miei libri come mi dicono gli editori!!! E la darò, la troverò anche per te la vita che ti manca!”

E gli angeli?

L’angelo nero alla espressione di Matilde “Io sono buona, puttana e felice”, non le permetterà una simile riduzione e così affermerà: “Cerca l’amore, cercalo dentro di te, dove si è nascosta impaurita la vera Matilde, ritrova l’amore per te stessa… per poter dare amore, devi prima amare te stessa. Sii virtuosa Matilde, la felicità consiste in un’attività virtuosa e questa deve essere l’attività suprema della virtù, la parte migliore della nostra natura e tanto più grande è la forza del pensiero e della virtù, tanto maggiore sarà la tua felicità”.

L’angelo della felicità rivolgendosi a Demon: Perché sei così arrabbiato perché tratti male le persone?”, non accetterà la sua risposta: “Perché sono persone da niente, piattole della terra”.

Ma forse il momento più aulico si avrà nel confronto degli angeli laddove l’Angelo del destino, affermerà: “Ma proprio voi che siete gli angeli non riuscite a guardare dentro l’anima? E non vedete la sofferenza, la vita triste che questa donna conduce?”

E così sempre in questa visione un po’ folle della vita giova ascoltare la Solitaria che brandendo uno spazzolino da denti esclama: “E’ questo che trovo meraviglioso che non passa giorno non passa quasi giorno senza un arricchimento del proprio sapere, per quanto minimo, l’arricchimento voglio dire.”.

Si può comprendere anche lo sfogo di Ercole che alla presenza dell’angelo della bambina morta afferma: “Nella mia vita ho dovuto ricominciare parecchie volte. Ho chiuso porte che non volevo chiudere, ho lasciato indietro persone che volevo al mio fianco, ho voltato pagina perché in quel momento era l’unica cosa giusta da fare.” E alla domanda angelica: “e com’è andata?” non può che affermare accompagnato dalle note del suo violino l’unica verità che conosce: “Sono rimasto solo. La verità è che lei se ne è andata, non ha creduto nel mio sogno, non ha avuto pazienza di aspettare il mio momento e … è andata via.”

E così si comprende anche come Donna Miquela, all’apparenza donna dura, risoluta ricercando il figlio Demon, non trovandolo, trattenendo il pianto cerchi di convincere se stessa ed affermi: “Io se voglio sono felice, basta solo che mi concentri.”

E se questi pochi brani, questi estratti del copione vi hanno coinvolto, allora non resta che dare ingresso alla mia intervista a Chiara Rubes, regista ed attrice teatrale, che con Gigi Tapella ha curato la regia di questo spettacolo, per scoprire non solo se e come i personaggi troveranno la loro felicità ma anche per cercare in se stessi la propria.

Uno spettacolo denominato  VIA DELLA FELICITA’, da dove nasce questo titolo?

Nasce dall’idea di cercare la felicità, cioè di fare un cammino verso la felicità.

Durante le improvvisazioni si è creato il contesto della ricerca, cioè la strada dove si ritrovano i personaggi che animano lo spettacolo.

Ognuno con un dramma più o meno nascosto, ognuno con una ambizione a migliorare la propria vita o se stessi.

Che cosa significa quindi felicità?

Per noi significa trovare il senso al proprio essere ed al proprio esistere.

Più che possedere o realizzare un desiderio è l’entusiasmo verso la vita, comunque essa sia.

Un entusiasmo che passa attraverso l’incontro con la propria interiorità più vera e con quella degli altri.

In sostanza è l’amore per la vita.

Com’è nata la costruzione drammaturgica?

Attraverso le improvvisazioni gli attori hanno creato l’ossatura dei dialoghi tra personaggi.

A tavolino si sono risolte le relazioni e le vicende narrate.

I personaggi sono frutto di libri tra personaggi teatrali (Amleto, Giorni Felici) ed il romanzo La Felicità di Lluis Anton Baulenas.

Ci vuole anticipare qualcosa dei personaggi?

I personaggi sono tutti a tinte crude e fortemente archetipici.

Dall’artista che fatica a realizzarsi al mafioso prepotente e arido.

Ognuno deve rispondere teatralmente alle tre domande sulla felicità dove vuoi andare, con chi, perché, e durante l’azione scenica i personaggi intravvedono la strada che dovrebbero camminare per incontrare la felicità.

In questo percorso sono spiati e spinti inconsapevolmente da quattro figure irreali che vogliamo identificare in angeli o coscienze.

Sono infatti gli angeli che sfidandosi tra loro portano gli umani su questa via per cominciare la loro giornata e la loro felicità.

Come sono state scelte le musiche che accompagnano lo spettacolo?

L’elemento musicale è stato interamente affidato a Patrizia Mattioli, musicista e compositrice, per ricreare le atmosfere tra umano e oltre umano di cui lo spettacolo è una visione.

Com’è stato secondo il punto di vista degli attori partecipare a questa proposta creativa senza testo già scritto?

A questa domanda hanno risposto gli attori, in ordine sparso:

Positivo, molto positivo.

Stimolante, divertente, mi ha messo in discussione.

Mi ha dato l’occasione di mettermi in gioco con un personaggio appartenente ad una realtà diametralmente opposta alla mia. E’ stato molto interessante soprattutto il modo di mettermi in gioco.

Interessante, creativo, liberatorio trovare qualcosa dentro di sé, che era nascosto e non sapevi prima di avere.

Coinvolgente, interessante il misurarsi con la propria fantasia.

Mi ha coinvolto il fatto che nella via della felicità sussistano diversi personaggi completamente slegati tra loro, e l’aver creato le diverse relazione tra questi personaggi.

Mi è piaciuto perché è imprevedibile il testo non scritto, e può lasciare margine di creatività a chi ha contribuito alla stesura del testo.

E’ stato un lavoro interessante, impegnativo con la possibilità di esplorare sfaccettature inconsuete durante la costruzione del personaggio. La difficoltà ma anche la soddisfazione è stato creare le dinamiche tra i personaggi.

E’ stato interessante perché è un lavoro nel quale si può lavorare con la creatività, sulla improvvisazione, quindi sul mettersi in gioco.

Stancante, molto difficile, penso che ci darà soddisfazione ma fino all’ultimo rappresenta un incognita.

E’ stato interessante e mi ha aiutata a far venire fuori degli aspetti e delle qualità che erano nascoste ed a sviluppare la creatività.

Una esperienza davvero esaltante dal punto di vista attoriale. Si cerca di dare una sfumatura epica e proprio per questo è stato motivante per chi si proponeva nello studio del proprio personaggio.

Meraviglioso, molto stimolante.

 

Altro elemento dello spettacolo è quello delle luci. Cosa ci può dire in merito il light designer Lucia Manghi?

Il mio modo di fare le luci consiste nel sottolineare, cercare di aiutare il clima dello spettacolo.

 

Sempre alla regista invece il compito di concludere l’intervista.

Perché uno dovrebbe venire a vedere lo spettacolo?

Perché è molto utile, ed insieme al divertimento lo spettatore può dedicarsi alla propria felicità e capire cos’è veramente “sensato” nella vita.

 

Perché vorrebbe mandare in tournée lo spettacolo?

Perché la mia ricerca sulla felicità è un desiderio sia per me che per gli altri. Sarebbe importante quindi far circuitare questo spettacolo per diffondere il più possibile questo messaggio.

 

Non resta quindi che andare a vedere all’Europa Teatri di Parma lo spettacolo che andrà in scena il 7 e 8 maggio e qualora interessati a favorire questa voglia di diffondere la felicità, richiedere al teatro stesso eventuali repliche in altri teatri.

Con la speranza di avervi stimolato e regalato un po’ di felicita, vi saluto e vi raccomando altresì la lettura dei libri cui registi ed attori hanno preso spunto e che ho citato in questo articolo.

Isabella Grassi

Locandna spettacolo "Via della Felicità"

Le voci delle malattie rare

Presentazione dello spettacolo benefico “Le voci delle malattie rare”

Salve a tutti!

Locandina dello spettacolo a scopo benefico "Le voci delle malattie rare"Eccoci di nuovo insieme in questo tardo pomeriggio di mercoledì. Per quest’oggi ho in programma per voi la presentazione di uno spettacolo con finalità benefiche dal titolo “Le voci delle malattie rare” che andrà in scena lunedì 29 febbrai0 2016, a partire dalle 0re 21.00, presso il Teatro del Cerchio di Parma. La regia sarà curata da Isabella Grassi e da suo marito Giovanni Bertani.

Per una più completa e dettagliata informazione riporto qui di seguito il testo del comunicato stampa inviatomi oggi da parte della signora Isabella Grassi:

Locandina dello spettacolo a scopo benefico "Le voci delle malattie rare"

Uno spettacolo teatrale promosso e sostenuto da Chiesi Farmaceutici Spa – realtà impegnata da oltre 80 anni nella ricerca e commercializzazione di farmaci per l’apparato respiratorio, per la neonatologia, per le malattie rare e per altri ambiti specialistici – in collaborazione con il Teatro del Cerchio di Parma e realizzato in occasione della 9a Giornata delle Malattie Rare a veicolarne, come racconto visivo, l’importante  slogan di quest’anno: “Unisciti a noi per far sentire la voce delle malattie rare”.

Una trama di testi significativa ed emblematica quella che sarà in scena lunedì 29 febbraio alle ore 21 presso il Teatro del Cerchio, sfociata dalla creatività di alcuni dipendenti dell’azienda Chiesi Farmaceutici e volta a raccontare l’esperienza di chi vive quotidianamente a contatto con una malattia rara, affidata, per la messa in scena, ad alcuni allievi del corso di regia del Teatro del Cerchio, selezionati attraverso un bando interno. Dare ascolto alla “voce del paziente”, e non solo, è fondamentale ed è l’obiettivo che si pone lo spettacolo “Le Voci delle Malattie Rare” (in scena, quali attori, gli stessi dipendenti della Chiesi) per offrire un significativo momento di riflessione sulla sofferenza di chi affronta ogni giorno una malattia rara, sia in quanto paziente, che familiare o prestante assistenza; una molteplicità di “voci” che si susseguono sul palco rappresentando ciascuna a suo modo un punto di vista diverso sulla vita vissuta sempre con coraggio, forza e determinazione.  L’evento, il cui ricavato sarà devoluto a progetti in ambito di solidarietà e sviluppo di Chiesi Foundation Onlus (organizzazione no profit fondata nel 2005 e dedita a progetti di ricerca, formazione e cooperazione internazionale, volti ad alleviare le sofferenze e migliorare la salute e l’assistenza dei pazienti più bisognosi) avrà, quindi, l’encomiabile finalità di sensibilizzare ulteriormente il pubblico su queste tematiche, troppo spesso trascurate poiché poco conosciute. Non bisogna mai dimenticare che, in questi casi, fonte primaria del sostegno e delle cure è spesso proprio solo la famiglia del paziente, la sola che insieme alle associazioni può tentare di cercare soluzioni comuni e promuovere la ricerca di cure. Queste le parole di Alessio Bastianello, Business Unit Special Care Director della Divisione Farmaceutica Italia di Chiesi, che rappresentano senz’altro l’invito più convincente a partecipare alla serata benefica: “E’ proprio a tutte queste persone che Chiesi Italia vuol dare visibilità per un giorno così importante, per non dimenticare che anche per tutti gli altri giorni dell’anno la solidarietà e il sostegno non devono mancare”.

Il progetto, già in fase di realizzazione, ha ottenuto ampio consenso da parte del pubblico, che in pochi giorni ha esaurito i posti disponibili per la serata, rendendo necessaria la valutazione di una replica aggiuntiva.

Info e biglietti: http://www.teatrodelcerchio.it | tel. 3318978682 | info@teatrodelcerchio.it

Per maggiori informazioni su:

Chiesi Farmaceutici www.chiesi.it

Chiesi Foundation Onlus www.chiesifoundation.orginfo@chiesifoundation.org

Per ora è tutto!

Vi invito a segnarvi bene in evidenza in agenda lo spettacolo Le voci delle malattie rare” in programma lunedì 29 febbraio 2016, a partire dalle 0re 21.00 presso il Teatro del Cerchio di Parma!

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione che ogni volta mi dedicate e arrivederci alla prossima occasione!

Buona serata e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Locandina dello spettacolo a scopo benefico "Le voci delle malattie rare"

 

Correva l’anno 1890…

Correva l’anno 1890 in un paesino della Valtellina a giugno era nato il papà della mia nonna materna e in un altro paesino, Agatha Christiestavolta d’Oltremanica, a Torquay per la precisione, proprio oggi, nasceva colei che sarebbe diventata la indiscussa Regina del Giallo. Quanti tra voi sono amanti della lettura e in special modo del Giallo d’Autore avranno senza dubbio capito di chi io stia parlando; per tutti gli altri ora svelerò l’arcano. Sto parlando per coloro i quali, pochi credo e spero, non la conoscessero di Agatha Christie, alla nascita Agatha Mary Clarissa Miller, poi sposata Mallowan e Christie. La vita di Agatha Christie è stata legata a filo doppio col mistero. Infatti non solo, come ho detto sopra, è la Regina del Giallo per antonomasia, tanto che da qualche settimana il Corriere della Sera ha deciso di identificare la propria collana di gialli scelti tra i tanti, veramente tanti, usciti dalla penna e dal talento di Agatha Christie proprio con il titolo di Regina del Giallo, ma lei stessa è stata protagonista di un mistero non chiarito che la vista sparire per un periodo di undici giorni (fonte Mangialibri).

L’opera di Agatha Christie non è però legata solo ai romanzi gialli o ai suoi indimenticabili personaggi, quali Miss Marple, Hercule Poirot, Parker Pine e Tommy e Tuppence. Agatha Christie ha infatti dato alla luce, letterariamente parlando, anche svariate opere teatrali, tra le quali “Trappola per topi” è stata quella che è stata “l’unica ad essere rappresentata ininterrottamente ogni sera dalla sera della prima tenutasi nel 1952” (ringrazio Wikipedia per aver colmato alcune lacune inerenti quest’opera teatrale). Agatha Christie si è inoltre dedicata ai romanzi d’amore, romanzi in questo caso non firmati col proprio nome ma con lo pseudonimo di Mary Westmacott. Da quel lontano 15 settembre 1890 sono ormai passati 124 anni ma il Mito indiscusso della Dama del Giallo, resiste tuttora ed è destinato a resistere per molto, molto, molto tempo!

Concludendo ricordo per quanti fossero interessati il minisito che il Corriere della Sera ha creato appositamente per la collana Agatha Christie dedicata ai più famosi tra i gialli della Regina del Giallo, minisito raggiungibile recandosi all’indirizzo virtuale: http://goo.gl/rPou3Y

Review: Il berretto a sonagli – La giara – Il piacere dell’onestà

Il berretto a sonagli - La giara - Il piacere dell'onestà
Il berretto a sonagli – La giara – Il piacere dell’onestà by Luigi Pirandello
My rating: 5 of 5 stars

Tre opere teatrali basate su quattro novelle. La prima, quella che apre la raccolta, ovvero “Il berretto a sonagli”, tratta dalle due novelle pirandelliane “La verità” e “Certi obblighi”, narra la vicenda di una moglie tradita che pensa di vendicarsi del tradimento del marito, tradimento consumato con la moglie di un povero scrivano, denunciando sia il marito fedifrago che l’amante. La vicenda, proprio quando sembra avviarsi verso la più naturale e giusta conclusione, conclusione che vedrà i due coniugi infedeli puniti per le loro infedeltà, subisce un’improvvisa sterzata. Questa sterzata è causata dalla necessità di evitare lo scandalo che rischia di derivare dalla sete di giustizia della moglie tradita. Per sanare la situazione la moglie tradita si trasforma da parte lesa, pur utilizzare un gergo giuridico, in persona incaricata di mettere una pezza e questa pezza sarà il dichiararsi pazza e farsi ricoverare per tre mesi in manicomio (o casa di salute che dir si voglia).
Il tema delle apparenze, di come cioè noi appariamo alle altre persone, è il tema portante anche dell’opera che chiude la raccolta, ovvero “Il piacere dell’onestà”, tratta dalla novella intitolata “Tirocinio”. Qui le apparenze da salvare sono riguardano una giovane donna, la quale, legata sentimentalmente ad un uomo sposato, viene data in moglie, attraverso una sorta di matrimonio combinato, ad un uomo dal passato non propriamente onesto né limpido. Questo matrimonio, come detto, dovrebbe, secondo quelle che sono le prime intenzioni, servire solo a salvaguardare la forma delle cose. Però quando al marito di comodo viene tesa una trappola tesa a far cadere la maschera dell’onestà che per tutti gli anni del matrimonio egli s’era scelto di vestire, ci sarà la svolta, clamorosa della vicenda. La giovane donna, ormai divenuta madre e di conseguenza non più amante ma totalmente madre sceglierà di seguire il proprio marito, ora non più solo di comodo ma ormai assurto al rango di marito ufficiale.
A fare da intermezzo tra queste due opere teatrali, di argomento serio e sviluppate su tre atti vi è un atto unico di stampo più giocoso: “La giara”, opera tratta dall’omonima novella. Qui protagonista è un uomo, padrone di una masseria con oliveto. Un giorno, in pieno tempo di raccolta delle olive il protagonista, uomo tuttaltro che conciliante, anzi attaccatissimo a quella che è, per una usare nuovamente la terminologia legale, la lettera della Legge, scopre che la giara nuova, acquistata poco tempo prima s’è rotta in un punto. Dopo aver sbraitato per un bel pezzo il fumino protagonista si fa convincere ad affidare l’opera di riparazione ad un artigiano specializzato nell’aggiustare questo tipo di recipienti. Questo peraltro bravo artigiano ha però un piccolo difetto: ha una gobba che gli impedisce, una volta entrato nella giara per applicarvi dei punti di sicurezza, di uscirne. A questo punto il protagonista si trova nel dilemma. Come risolvere la spinosa questione? Verso la fine il tutto sembra risolversi con un accordo tra il proprietario della giara, che si dice disposto a romperla per permettere al povero artigiano di uscirne e l’artigiano stesso che viene convinto a pagare una certa somma a titolo di indennizzo. Quando tutto sembra risolto l’artigiano cambia idea e, dopo essersi rifiutato di pagare la somma richiesta, si barrica all’interno della giara. Quando il proprietario del podere si ritira l’artigiano organizza, grazie alle dieci lire incassate per la riparazione ed assieme agli altri lavoranti una festa con tanto di canti. Questi canti (schiamazzi) indispettiscono oltre misura il proprietario del podere il quale, uscito su tutte le furie manda la giara con l’artigiano al suo interno a infrangersi contro una pianta. Risultato: la giara in pezzi e l’artigiano sano e salvo e portato in trionfo dai suoi compagni di festeggiamenti.
Una raccolta di opere per poter gustare, una volta di più, l’abilità di Pirandello di trarre dalle sue novelle delle opere teatrali che colpiscono i lettori e, anocr più direi, in quanto vederle rappresentate, specie se da compagnie composte da attori di talento, gli spettatori!

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Due novelle per un’opera teatrale

Un berretto a sonagli di verità e obblighi

Salve a tutti!

Edizione Oscar serie Teatro e Cinema

Contiene:
Il berretto a sonagli;
La giara;
Il piacere dell’onestà

Come sapete fin troppo bene io ho una passione a dir poco sconfinata per Luigi Pirandello e la sua opera. Al Genio di Girgenti ho dedicato, sia qui che altrove, vari interventi. Recensioni, commenti dai quali ho persino ricavato un paio di ebook su Amazon: uno inerente il mio commento a “Sei personaggi in cerca d’autore” ed il secondo una raccolta dei miei vari “pezzi pirandelliani”.

Stasera torno ad occuparmi di colui che è uno dei miei autori preferiti, autore al quale devo la fortuna dei miei orali di maturità, per commentare un’opera teatrale tra le più note di Luigi Pirandello: “Il berretto a sonagli“, appunto; berretto a sonagli che simboleggia qui la perfetta riconoscibilità, potremmo quasi dire la tangibilità, della pazzia.  Quest’opera teatrale in due atti è basata, sembra quasi una coincidenza, su non una ma bensì due novelle, entrambe riunite nella raccolta intitolata “Novelle per un anno“. Le due novelle s’intitolano rispettivamente “La verità” e “Certi obblighi“. Nella prima troviamo come protagonista un uomo, il signor Tararà (userò qui il solo soprannome per comodità), il quale deve rispondere, dinnanzi alla Corte d’Assise dell’omicidio della moglie che lo aveva tradito con un ricco uomo abitante nello stesso paese. Ne “La verità” il signor Tararà, davanti al Presidente della Corte, alla Giuria, agli avvocati e al pubblico, dice la verità, appunto,  suscitando, nel dirla, l’ilarità diffusa di quanti lo ascoltano. Persino il Presidente della Corte ad un certo punto cede al riso o, quantomeno, ad un sorriso. Questo perchè la verità, quando la si ascolta, suscita ilarità. La gente ride e pensa di colui che si prende la libertà di dirla: “E’ pazzo!”

Nella seconda novella, quella intitolata “Certi obblighi” il protagonista è un lampionaio il quale viene dileggiato dai compaesani per via del comportamento assai allegrottolicenzioso della moglie. Lui sopporta per parecchio fino a quando, un giorno, scoppia e decide di assolvere a quelli che sono i propri obblighi di marito offeso nell’onore e, sceso dall’ultimo lampione, se ne parte in direzione di casa propria convinto ormai a compiere una carneficina, ad ottenere una sanguinosa soddisfazione dello sfregio, anzi degli sfregi, sfregi e sberleffi, che i tradimenti della moglie gli hanno causato. Giunto a casa si avventa prima sulla moglie e quindi si mette alla forsennata ricerca dell’uomo col quale la moglie aveva consumato i propri tradimenti. Trovatolo e visto che si trattava del suo principale, un cavaliere, un uomo in vista, egli, dopo aver tirato un pugno in faccia alla moglie per aver costretto un così rispettabile uomo a rischiar la vita su di un cornicione, convince l’uomo ad andare cinque minuti nello sgabuzzino, perchè, come dice il protagonista, deve comunque salvare l’apparenza. Quindi, con il principale nello sgabuzzino egli va alla finestra vista strada per gridare ai curiosi che erano giunti fin lì con lui, che non aveva trovato nessuno e che, se non gli credevano, potevano pure salire a controllare. Però non c’era più nessuno. Il gruppo, già assottigliatosi, in quanto impaurito dalla furia dell’uomo, lungo il tragitto, si era dissolto completamente da quando lui era salito in casa.

Delle due novelle che vi ho presentato ne “Il berretto a sonagli” si ritrovano, presa dalla novella “Certi obblighi” la necessità di salvare la faccia dalle apparenze e dalla novella “La verità” invece viene presa quella che potremmo definire “l’inutilità (verso gli altri) del dire la verità“; verità che, come dicevo parlando della novella “La verità“, provoca in chi l’ascolta solo risate suscitando negli stessi ascoltatori la convinzione che colui il quale pronuncia tale verità sia, indiscutibilmente e irrimediabilmente “Pazzo! Pazzo da chiudere!“, come dice il signor Ciampa nell’opera teatrale. Tema comune alle due novelle riportato nell’opera teatrale è poi quello del tradimento del quale ottenere soddisfazione. Soddisfazione effettiva nella novella “La verità” ed invece solamente di facciata nella novella “Certi obblighi“.

Grazie a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Viviana Rizzo

Aspirante scrittrice di cronache nascoste

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