Spazio al personaggio… Marco Belli

La nostra Isabella Grassi incontra il patron dell’Elbabook Festival Marco Belli

Salve a tutti!

Elbabook Festival

 

Riprendiamo al meglio le nostre pubblicazioni con la nuova puntata della rubrica, ideata e portata avanti dalla nostra Isabella Grassi, intitolata “Spazio al personaggio“.

L’ospite di oggi, al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto è Marco Belli, “scrittore, fotografo, sommelier e patron di Elbabook Festival“:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Continua la mia avventura nel mondo dell’editoria. Oggi vi presento Marco Belli, scrittore, fotografo, sommelier e patron di Elbabook Festival, il festival elbano dedicato all’editoria indipendente, giunto alla terza edizione,  per parlare con lui e con alcuni editori della editoria oggi.

Ho conosciuto Marco in occasione della prima edizione del Festival e ho avuto il piacere di ospitarlo a casa mia a Parma, in occasione della presentazione nella mia città del programma del festival elbano.

Marco è insegnante, fotografo e scrittore, io ho letto i suoi romanzi gialli “Il romanzo dell’ostaggio” (Koi Press 2015) e “Uno sbaffo di Cipria” (Edicola 2017), e spero di riuscire a presentare il suo ultimo romanzo a Parma.

A lui il compito di spiegare cos’è e com’è nato  Elbabook Festival.

Parlaci della nascita del festival, che io ho visto dall’edizione zero, dove ho avuto l’onore di realizzare una delle presentazioni in quella edizione, “Il grisbì” di Giovanni Bertani (Forme Libere Editore 2015), che i lettori di questo blog già conoscono.

Elbabook nasce nel 2014 dopo una telefonata di Andrea Lunghi e Roberta Bergamaschi, dove senza troppi giri di parole mi chiedono se voglio organizzare un festival dell’editoria indipendente all’Isola d’Elba.

Siamo ormai giunti alla terza edizione e sono particolarmente felice per essere finalmente riuscito quest’anno a coinvolgere l’intero paese nel festival.

Rio nell’Elba è un paese di montagna di questa splendida isola che dopo la chiusura delle miniere ha fatto una scelta politica molto difficile per lo sviluppo della sua economia, optando per un turismo lento, culturale e sostenibile.

Parlaci del ricco programma di quest’anno.

Il programma quest’anno è cambiato, per la seconda volta si è svolto il premio letterario Loris Appiani per la miglior traduzione dedicato alla memoria del giovane avvocato ucciso al Palazzo di Giustizia di Milano, riservato alla editoria indipendente.

Il premio quest’anno era dedicato alle traduzioni dalla lingua russa, ed è stato vinto da Rosa Mauro.

A seguire c’è stato un concerto di musica acustica che ha intrattenuto i numerosi presenti fino a tarda sera.

Durante i tre giorni seguenti si sono succedute delle vere e proprie tavole rotonde su vari argomenti.

Il 19 luglio gli argomenti trattati sono stati: “Scusate se il futuro è di carta” e “Arte, nuove tecnologie e territorio”, con uno sguardo quindi al futuro.

Il 20 luglio una tavola rotonda dal titolo “Immagini e Migrazioni” mentre nell’incontro serale le letture dal carcere, nato dalla collaborazione, che ci rende particolarmente orgogliosi con il vicino carcere di Porto Azzurro.

Il 21 luglio, ossia la giornata conclusiva, la tavola rotonda è stata ancora incentrata sul territorio con il titolo “L’isola nel parco, un turismo a passo lento?”, mentre alla sera è stata la volta del giornalismo d’inchiesta con un ospite d’eccezione: Sigfrido Ranucci di Report.

Come tutte le manifestazioni che si rispettano, sono stati previsti eventi collaterali, nati dalla collaborazione con il museo archeologico del distretto minerario, ed altre.

Qual è quindi lo spazio dedicato agli editori indipendenti?

Gli editori espongono le loro opere e hanno la possibilità di farsi conoscere e creare nuove sinergie, approfondire alcune tematiche partecipando alle tavole rotonde.

Come riportato anche nella guida Elbabook festival nasce con l’obiettivo di mettere insieme piccoli e medi editori al fine di condividere le varie esperienze sul mercato cartaceo e digitale per mettere a punto nuove strategie  di joint venture, cooperazione, nuovi metodi di distribuzione, nuove proposte politiche per la tutela degli editori indipendenti.

Un ultima domanda: quale messaggio ti senti di lasciare a chi frequenta Elbabook Festival?

Uno al mondo degli scrittori: si pubblica tanto e si legge poco.

Uno al lettore che non lo è ancora: avvicinati alla lettura con il libro di un editore indipendente.

Saluto ora Marco Belli e vi presento alcuni degli editori indipendenti che ho incontrato a questo festival.

Gli editori presenti erano 19, io ne ho scelti 5, per ragioni di spazio, empatia, conoscenza personale e interesse.

Ve li presento: Forme Libere Editore e per essa Barbara Ciaghi, Exòrma e per essa Orfeo Pagnani, Infinito Edizioni e per essa Maria Cecilia Castagna, Persephone Edizione e per essa Angela Galli, A 2 mani e per essa Cesare Reggiani.

A tutti gli editori ho rivolto le stesse domande, interessanti le loro risposte.

Com’è nata la vostra idea editoriale?

Barbara Ciaghi risponde che Forme Libere è nata come una cooperativa di studenti appassionati all’editoria, e deve il suo nome al fatto che vuole dare spazio alle diverse realtà.

Libertà di forma intesa nel senso di dare voce a chi ha qualcosa da dire in modo chiaro, a chi ha voglia di mettersi in gioco.

Ecco quindi che abbiamo diverse collane: per poesia, racconti, romanzi, saggi e infanzia, ove l’autore può esprimersi con libertà di forma purché abbia una sua finalità nel senso di un suo spazio nel panorama letterario.

Orfeo Pagnani ci spiega invece che Exòrma come casa editoriale è nata dopo aver fatto per trentacinque anni servizi editoriali per vari editori.

Come Joshua Slocum così ha fatto Exòrma, (ci tiene a sottolinearlo Orfeo), decidendo improvvisamente che sussistevano le condizioni ottimali.

Sono particolarmente fiero della collana di letteratura di viaggi denominata “Scritti traversi” perché il tema del viaggio è in realtà un’occasione per parlare di tante cose, letteratura, antropologia, cinema, musica, e soprattutto ci offre spunti sulla contemporaneità.

Altro fiore all’occhiello della mia casa editrice, aggiunge è la collana di narrativa “Quisiscrivemale”.

I nostri scrittori devono voler scrivere con una scrittura matura e non omologata, non devono limitarsi a scrivere per incontrare il favore del pubblico, e per questo motivo attuiamo un lungo lavoro di ricerca ed una valutazione dei testi molto attenta.

Maria Cecilia Castagna  prende la parola per Infinito Edizioni, e ci racconta come la sua casa editrice sia nata dal sogno grandissimo di voler raccontare quello che succede tutti i giorni, ma che poi normalmente viene dimenticato.

Reportage e temi d’attualità sono i must di questa casa editrice, che è particolarmente fiera della collana “Orienti” che raccoglie tra i vari titoli quelli dedicati alla ex Jugoslavia, e si prefigge di informare, approfondire e non far dimenticare. Altri volumi sono dedicati all’Iran, alla Corea del nord, e sembra aver centrato i gusti dei lettori nel pieno rispetto dell’idea editoriale della casa editrice.

Storia contemporanea (I e II guerra mondiale), e libri di cucina altri argomenti trattati.

Nella “collana del fare” vi sono un paio di titoli sul mondo dell’editoria, ma trovano spazio anche volumi sul mondo dell’alimentazione per cucinare con i bimbi.

Angela Galli di Persephone Edizione, ci illustra invece come la sua idea editoriale sia scaturita dal suo essere nata scrittrice, e dalle difficoltà incontrate nei rapporti con gli editori che l’avevano pubblicata.

Fin dall’inizio mi sono prefissa di pubblicare principalmente autori elbani, o comunque opere che trattino dell’Elba a livello di contenuto, con l’intento di contrastare l’idea culturale di massa.

Per far ciò occorre partire dal piccolo e quindi dalla mia isola l’Elba, che però fa parte di un arcipelago, e si pone in un contesto poco conosciuto ma che ha tanto da dire.

Cesare Reggiani che a dispetto del nome viene da Faenza ci parla invece di A 2 mani, una casa editrice veramente sui generis.

Deve la sua nascita per sviluppare il concetto del libro d’autore, come oggetti d’arte finalizzati a mostre, che contengano cioè un oggetto originale.

Il progetto è potuto partire grazie all’intento di diversi artisti di voler fare qualcosa insieme, dal desiderio di realizzare opere in collaborazione, e di autopubblicarle.

Ecco così che riunisce in sé poeti, artisti visivi, musicisti, scrittori, saggisti e video maker ed è sempre pronta a nuove collaborazioni, a nuovi progetti sia musicali che di stampa.

Al momento l’unico settore che non realizziamo è quello fotografico che riteniamo goda già di un suo canale dedicato.

Realizziamo tirature limitate anche di sole 40/50 copie fino ad un massimo di 300, utilizzando o artigiani specializzati o producendole noi direttamente.

Ci poniamo a cavallo tra editoria e settore artistico, e per tale motivo pensiamo di partecipare in futuro anche a manifestazioni artistiche.

Prima di procedere con le altre domande vorrei spiegarvi il perché ho scelto queste cinque case editrici su una rosa di 19 presenti al festival.

Forme Libere è la casa editrice di Il Grisbì. Barbara la ho conosciuta in fiera a “più libri, più liberi” a Roma a dicembre 2014.

Exòrma è una delle case editrici amate dalla Libreria Diari di Bordo di Antonello Saiz e Alice Pisu, una delle librerie indipendenti della mia città, che seguo e ammiro da tempo.

Infinito Edizioni è la casa editrice che appoggia il premio La Quara, un concorso letterario di racconti che si svolge a Borgo Val di Taro, il cui patron Massimo Beccarelli è da me personalmente conosciuto e rispettato per la sua dedizione allo sviluppo della cultura.

Persephone Edizione è la casa editrice elbana e come tale non poteva avere un suo spazio.

A 2 mani è così particolare, e fa prodotti così innovativi che non poteva non trovare uno spazio qui da me. Appena ho visto i suoi articoli mi sono subito avvicinata al banco, quando poi ho scoperto che sono di Faenza, città natale dei miei nonni, non c’è stata storia, è partita l’intervista.

Se parteciperò ad altre edizioni e avrò la ventura di scrivere articoli, vedrò di intervistare altre realtà editoriali. Ritengo comunque che sia per interessi che per dislocazione territoriale di aver individuato un campione rappresentativo.

Gli altri editori presenti:

Daniele Marson, specializzata in opere dedicate alla natura, montagna e turismo.

Edicola Ediciones, vive e pubblica tra Italia e Cile.

Edizioni Estemporanee, ha 5 collane di cui una di narrativa prevalentemente dedicata alla latino-americana.

La Memoria del Mondo Editrice, ha in catalogo diverse proposte di storia e cultura locale, libri d’artista e graphic novel e libri per bambini e ragazzi.

Odoya, editore internazionale di saggistica divulgativa e di narrativa in lingua italiana, inglese, francese e tedesca.

Red Star Press, ha diverse collane che spaziano dalla politica, alla memorialistica, alla narrativa di movimento, affronta tematiche sportive e artistiche, il tutto in chiave popolare.

Editrice Il Sirente, rivolta alla saggistica scientifica, ha al suo interno anche collane di narrativa, e affronta il reportage.

Edizioni La Vita Felice, rivolto all’economia  e al tascabile  ma con particolare cura alla qualità grafica ed editoriale.

Noctua, si occupa a 360° di natura e turismo.

Fila 37, nasce per lo sport e poi si occupa anche del sociale, ha una collana di libri gialli, fa anche da agenzia letteraria.

Istos Edizioni, sviluppa tre settori: infanzia, arte e cinema, e socio civica.

Kleiner Flug, casa di fumetto con quattro collane: viaggi, prodigi, teatro e narrativa, tutto “tra le nuvole” e quindi rigorosamente a fumetti.

L’Orma Editore, pubblica letteratura e saggistica francese, tedesca e italiana.

MDS Editore, ha un particolare occhio di riguardo al sociale e bandisce da tre anni un  concorso artistico-letterario.

Presente e futuro della piccola editoria, come la vede?

Risposte diverse dai vari editori, che spaziano dal “Vedo positivo, ringrazio festival come questi che danno l’occasione a realtà come la nostra di far conoscere la nostra produzione e permettono di valorizzare gli scrittori” (Forme Libere), a “una lotta all’ultimo sangue. Esiste uno spazio ma va conquistato, è quello della biodiversità e della qualità. La piccola casa editrice non deve essere generica ma deve delinearsi con un profilo ben definito per interessi e qualità” (Exòrma).

C’è poi chi vede il “presente e il futuro molto faticosi e molto vicini perché il presente è fatto ogni giorno di conquiste e sfide per fronteggiare tutti gli attori della filiera. Prima di arrivare al lettore vanno affrontati diversi passaggi che rappresentano un presente difficile in quanto vanno affrontate persone che pur facendo parte della produzione/distribuzione difficilmente si accostano e conoscono i libri. Avverto la mancanza di incentivi che spingano a leggere. L’essere partner di un concorso come La Quara ci ha dato molto, ci ha fatto crescere e conoscere un settore a noi prima sconosciuto” (Infinito Edizioni).

Interessante il punto di vista di Angela Galli che afferma essere “necessario ristabilire il rapporto con gli antenati, riprendere in mano i fili sfilacciati della memoria e ricucirli per costruire un futuro legato al passato” (Persephone Edizione).

Veramente programmatica la risposta di Reggiani che dopo aver candidamente affermato essere “alla prima esperienza di riscontro della loro linea editoriale, giudica soddisfacente il risultato ottenuto, afferma la volontà di continuare a partecipare alle fiere, e vuole estendere la sua esperienza anche alle manifestazioni artistiche” (A 2 mani).

 Quale messaggio ha voglia di lasciare?

(Non vi dico chi ha dato le risposte e mi limito ad elencarle, lasciandovi liberi di attribuirle ai singoli editori o farle proprie.)

“Partecipare a questi festival per cercare di conoscere i nuovi autori”.

“Auguro al lettore di trovare i libri che vorrebbe leggere perché così si condivide un valore tra scrittori e lettori”.

“Non abbiate paura di leggere, entrate in libreria e fatevi chiamare dai libri”.

“Poiché siamo in un luogo turistico, mi auguro che il turista che acquista i miei libri goda di questa apertura”.

“Stiamo facendo questa esperienza con grande passione e siamo aperti a nuove collaborazioni”.

(In realtà l’ordine delle risposte è sempre quello…)

Saluto quindi l’Elbabook Festival, che nel frattempo si è concluso e tutte le persone che ho intervistato, e come al solito  faccio una mia personale riflessione.

Nel mio girovagare tra editori, festival, manifestazioni, concorsi, presentazioni, ho avuto modo di assaggiare un po’ tutta la filiera dell’editoria, e lo trovo un mondo affascinante, un mondo da conoscere e scoprire.

Mi piace leggere, e mi piace capire come un’opera letteraria nasce, cresce e si diffonde.

Questa all’Elbabook è stata una esperienza positiva, ed ora torno alle mie vacanze.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio… Isabella Grassi

La nostra Isabella Grassi intervista se stessa sui concorsi letterari

Salve a tutti!

Per chiudere al meglio questa settimana vi propongo  una puntata particolare della rubrica “Spazio al personaggio”. In questa occasione intervistatrice e intervistata si fondono nella stessa persona. Ma ora cedo la parola alla nostra impagabile collaboratrice e inviata dalle terre parmensi, Isabella Grassi:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Continuo il mio excursus sul mondo dei libri,

Questo intervento sarà insolito in quanto intervistata ed intervistatrice saranno la stessa persona: me stessa, e farò alcune brevi riflessioni sempre sui concorsi, sui generi minori e su come crescere e farli crescere.

Vi propongo anche una video intervista, dove con me come al solito  ci saranno alcuni autori, ma anche un’ editrice.

Qual è il significato delle Fiere del Libro e la loro utilità?

Amo molto girovagare tra le fiere del libro, dove si ha la possibilità di scoprire, toccare, annusare libri nuovi, vecchi ed edizioni particolari.

Passo letteralmente ore ed ore in quei posti fantastici, come un bimbo in un parco giochi.

E’ nelle fiere che ho avuto occasione di conoscere, autori, editori e librai e di scoprire il fantastico mondo della carta stampata.

 

Il mondo dei concorsi letterari.

Ho terminato il mio ultimo articolo su questo argomento con una frase che racchiude in sé il mio pensiero: “Impariamo a leggere, impariamo a pensare, impariamo a vivere!”. Penso che i concorsi letterari, almeno quelli seri servano a questo, a stimolare la lettura, il pensiero, a farci vivere meglio.

E’ notizia di questi giorni della  vittoria di Paolo Cognetti con il libro “Le otto montagne” (Einaudi), al premio Strega.

Io questo libro ce l’ho in lettura in questi giorni, e in libreria da febbraio, non so quando lo avrei letto se in questi giorni non ne avessero parlato tanto.

Vi spiego com’è andata.

A febbraio 2017 il libraio Antonello Saiz (https://www.facebook.com/antonello.saiz) della libreria Diari di Bordo di Parma (https://www.facebook.com/libreriadiaridibordo/), mi invita alla presentazione di questo libro, dicendomi che ne vale la pena, che Cognetti è in gamba, che una lettrice in gamba non può non leggerlo e deve conoscere l’autore, bla bla bla…

Mi dice il titolo e l’argomento ed io sbotto letteralmente: io amo il mare e odio la montagna.

All’ultimo minuto, decido di andare.

Mi si apre un mondo nuovo, Paolo è accattivante, tiene in mano la presentazione, ha un modo di esporre il suo pensiero sulla montagna che incuriosisce. Decido di compare il libro, e quando mi avvicino a lui gli dico: “io odio la montagna, amo il mare, ma mi hai incuriosito” e lui ridendo scambia amichevolmente qualche parola con me per poi così scrivere come dedica: “Per Isabella che troverà la sua montagna. Grazie.”

Non c’è che dire, un bell’augurio, e quel grazie: un tocco da signore.

Il libro è rimasto lì fino a ieri, presa da altri impegni, altre letture e viaggi in barca a vela.

Ora lo sto leggendo, è presto per esprimere un’opinione, sono solo a pagina 30, ma mi ha sorpreso e mi prende, mi sento catapultata in un mondo che non conosco con un’atmosfera alla Tom Sawyer.

Sarà il personaggio, sarà il senso di avventura, ma complimenti Paolo, mi hai veramente sorpreso.

E così devo dire grazie al premio Strega perché mi ha fatto decidere, mi ha spinto a leggere un libro di qualità.

Concordo con quanto espresso da Giovanni Bertani (https://www.facebook.com/giovannibertaniparma/?ref=br_rs) che  ritiene il mondo dei concorsi letterari essere molto dispersivo, più finalizzato a far vendere, parlando dei concorsi minori e della scarsa pubblicità che viene loro data.

Se questo non è il caso di un premio come lo Strega, è però la realtà dei concorsi minori.
Romanzi e racconti…

Sono due mondi che difficilmente si intersecano, anche se famosi autori di romanzi si sono dedicati ai racconti.

Recentemente nell’intento di analizzare ed incrociare questi due mondi ho ospitato nel mio ufficio due autori: Giovanni Bertani e Roberto Tira (https://www.facebook.com/fare.fooding), che hanno in comune lo scrivere racconti anche se dedicati a pubblici diversi, e una rivista letteraria che pubblica racconti e indice concorsi con in premio la pubblicazione: La Penna del Drago (https://www.facebook.com/La-Penna-del-Drago-1226420170709317/) .

Giovanni Bertani è l’autore del romanzo noir  Il Grisbì (Forme Libere, 2015, pagina fb https://www.facebook.com/Bobby-Lago-590518757699137/) e di racconti tra cui l’ultimo “La neve  il giorno prima della fine del mono” nella collana “Racconti Emiliani” a cura di Stefano Andrini (historica, 2017). Interviste già realizzate e pubblicate cui rimando. Qui ricordo solamente che è stato il racconto il suo primo amore ed il genere che più ama.

Roberto Tira, che per la casa editrice La Freccia d’oro (http://www.frecciadoro.it/)  ha pubblicato “L’aria che T’ira” e “Se ancora T’ira” che sono due raccolte di poesie, altro genere misconosciuto ed è prevista una terza uscita a completamento della trilogia dal titolo “T’ira, T’ira, T’ira”.

I titoli sono ovviamente giochi di parole con il cognome dell’autore, e sono in realtà scritti liberatori, simili a veri e propri racconti, dove si parla di sentimenti. E’ l’amore che predomina, insieme all’assenza, come tormento dell’anima o come ricordo e dedica a persone che ormai sono in un mondo migliore.

Sempre per la casa editrice La Freccia d’oro ha pubblicato anche il suo primo romanzo che consiste in una favola dal titolo “I Ron”. Roberto utilizza il mondo del bosco per parlarci della nostra vita quotidiana, dove gli animali ne sono i protagonisti. Il personaggio principale è un airone che desidera diventare un ballerino e che nel suo girovagare incontra altri personaggi che hanno tutti un particolare: a ognuno manca qualcosa.

E’ un libro che affronta la disabilità e che proprio per la tenerezza con cui ha affrontato l’argomento è stato messo in scienza da “Il Gruppo Verde” di Cento che si occupa dei ragazzi disabili.

 

La Penna del Drago, è una rivista creata per dar voce agli emergenti. A dare voce alla rivista è invece Catia Cicchetti (https://www.facebook.com/catia.cicchetti?hc_ref=PAGES_TIMELINE&fref=nf) che ha così coronato il suo sogno di unire i racconti con le belle illustrazioni.

Divoratrice fin dall’infanzia della fantascienza e della collana Urania, mi ha dichiarato di prestare molta attenzione allo stile di scrittura, indipendentemente dal genere di racconto che le viene inviato.

La rivista cura tutto il suo contenuto, sia la carta che i colori che l’immagine di copertina, e promuove periodicamente dei concorsi.

Ora ha indetto la seconda edizione del Concorso Letterario di Narrativa e Poesia, aperto a tutti giovani e non, esordienti e non, appassionati delle parola scritta, bando scaricabile dal sito www.edicik.it scadenza il 31 luglio 2017. Affrettatevi.

 

Su questo incontro ho realizzato anche una video intervista pubblicata su you tube che trovate a questo link:

https://youtu.be/ropw9SNMNt0?list=PLeE3xx5bVarLvP4qNVviC3fRBBGBC7e_Z

 

E’ stata una bella esperienza riunire, autori editori e organizzatori di concorsi tutti di stampo emiliano (Parma, Cento e Bologna), per parlare insieme di cultura e di progetti.

Termino ancora con la mia esortazione:

Impariamo a leggere, impariamo a pensare, impariamo a vivere!

Un grazie particolare ai librai per quello che fanno e per le opportunità che ci danno, perché se è vero (cit) che i libri sono uguali in qualunque libreria si comprino, è il libraio che ne fa la differenza.

Un grazie quindi ad Antonello Saiz della libreria Diari di Bordo di Parma e continuo la lettura di “Le otto montagne” di Paolo Cognetti.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio. Giovanni Bertani

Giovanni Bertani e i concorsi letterari

Salve a tutti!

In questa serata torno ad affacciarmi tra queste pagine per presentarvi la nuova “puntata” della rubrica “Spazio al personaggio“, ideata e portata avanti dalla nostra bravissima inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi, la quale, stavolta, intervista Giovanni Bertani, noto per essere il “papà” di Bobby Lago, protagonista del romanzo “Il Grisbì” edito da Edizioni Forme Libere.

Ritratto di Giovanni Bertani

Ma ora basta perdere tempo. È tempo che ceda la parola a Isabella e al suo graditissimo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Il primo semestre del 2017 sta volgendo al termine, e per fare un primo bilancio della mia esperienza letteraria oggi vi presento Giovanni Bertani, non nella sua veste di autore di romanzi ma come voce per parlare del mondo dei concorsi letterari.

Su questo blog ho già avuto modo di presentarvi Giovanni perché è con la sua intervista nella rubrica dedicata ai libri, che ho inaugurato la mia collaborazione, e vi parlo sovente del suo primo romanzo e con lui curo la rassegna “un pomeriggio in giallo” dedicata alla presentazione di autori dediti al genere.

Con lui ho frequentato quest’anno due fiere letterarie, il Buk di Modena e la prima edizione della Fiera del Libro di Milano, e ho volutamente deciso di non andare a quella di Torino.

Liquido velocemente la questione “fiere del libro” con una sola domanda.

Giovanni, quale ritieni sia il significato delle Fiere del Libro e la loro utilità?

Ritengo che le Fiere del Libro siano utili soprattutto per i lettori e per le case editrici, non per gli autori.

I lettori possono trascorrere del tempo tra i libri, girare tra i vari stand alla ricerca di nuovi spunti di lettura e/o edizioni particolari, altrove introvabili.

Le case editrici, soprattutto quelle piccole hanno con le fiere l’opportunità di farsi conoscere, di farsi apprezzare direttamente dai lettori e se sono intelligenti possono utilizzarle per la promozione dei loro autori.

Passando ora al mondo dei Concorsi Letterari, vorrei che tu mi facessi, se esiste, un distinguo tra concorsi per romanzi e concorsi per racconti. So che tu hai partecipato con successo in entrambi i generi.

Sì io, da autore esordiente ho partecipato con il romanzo Il Grisbì (Forme Libere Editore), al concorso letterario IoScrivo arrivando terzo, e con il racconto “Un altro ballo…” al Premio Letterario in onore di Alda Merini ho ottenuto il 2° posto nel genere narrativa, infine il racconto “La neve il giorno prima della fine del mondo” in quanto racconto selezionato all’interno del Concorso letterario Racconti emiliano-romagnoli, RuleDesigner, è stato pubblicato nell’antologia “Racconti Emiliani” a cura di Stefano Andrini edito da historica.

Ritengo che il mondo dei concorsi letterari sia molto dispersivo, per usare una espressione soft, più finalizzato a far vendere agli autori vincitori ed alla loro cerchia di amici e conoscenti che non per promuovere qualità.

Il problema base penso sia diretta conseguenza del fatto che la gente non legge o si interessa poco alla parola scritta.

I concorsi sono poco pubblicizzati, la loro diffusione infatti per lo più è affidata ai canali dei singoli autori.

Avverto uno screditamento generale dei concorsi, specialmente dei maggiori con una progressiva perdita di credibilità laddove sembra che le grandi casi editrici abbiano un vero e proprio ufficio acquisto dei concorsi letterari.

Volendo operare un distinguo tra concorsi per romanzi e concorsi per racconti, al fine di dare una spinta verso l’alto alla qualità ritengo che siano i secondi quelli maggiormente importanti.

I racconti infatti possono e debbono riprendere parte attiva nel mondo editoriale, e sarebbe importante che le case editrici stesse se ne occupassero.

Se un autore edito volesse dedicarsi a questo genere e fosse la casa editrice a fare da filtro e a proporre i racconti dei propri autori nei singoli concorsi la qualità farebbe inequivocabilmente un balzo in avanti.

Si dovrebbe solo inserire un distinguo nei vari concorsi tra autori editi ed autori inediti, lavorando quindi su un doppio binario.

Non credo invece ai concorsi letterari per romanzi, perlomeno quelli minori.

Non ci credo in quanto per lo più sono per genere. Un libro prima di tutto deve essere scritto bene e ciò deve essere indipendente dal genere.

Anche nei concorsi riservati ai romanzi reputo importante l’intermediazione (almeno per quelli editi) della casa editrice, che deve fare da portavoce dei propri autori e porsi quindi come terza tra gli stessi e la giuria che li esaminerà.

Per un autore inedito, ovviamente il discorso cambia e può essere un modo di farsi notare e crearsi un curriculum.

Cosa ti spinge verso i racconti e perché ritieni che siano importanti?

Io mi sono affacciato al mondo letterario con un racconto, scritto che ero ancora un liceale.

Avverto al giorno d’oggi la mancanza di un canale espressamente dedicato ai racconti che abbia una tiratura a livello nazionale.

Non va dimenticato, o per lo meno io non posso dimenticare che molti grandi autori sia italiani (cito ad esempio Collodi, ma anche Pirandello) che stranieri (uno fra tutti Ernest Hemingway), pubblicavano i propri scritti su riviste o giornali sia romanzi a puntate che veri e propri racconti.

Questo canale oggi manca completamente.

Quale pensi sia il limite del mondo editoriale odierno? 

Ritengo che manchi una corretta impostazione dell’editoria, che non riesce a far crescere il numero dei lettori. Anche i premi letterari importanti portano premi in denaro all’autore, ma non garantiscono la tiratura del libro, non implementano la sua diffusione come dovrebbero.

In conclusione quindi, a cosa servono i Concorsi Letterari?

L’autore oggi scrive per lo più per sé stesso, per amore della scrittura, in quanto è solo eventuale che qualcuno al di fuori della propria cerchia possa affrontarne la lettura. Ritengo che i concorsi letterari siano importanti per l’autore perché tramite gli stessi riesce a misurarsi ed a confrontarsi con altri. I concorsi letterari quindi migliorano l’autore e fanno acquisire allo stesso una maggiore consapevolezza di sé.

Saluto quindi Giovanni Bertani e mi permetto di chiudere questa intervista con una mia personale riflessione.

Io mi sono affacciata a questo mondo due anni fa, cercando di capire come un autore possa raggiungere la pubblicazione del proprio lavoro partendo da zero, cercando di capire come una volta pubblicato un romanzo possa essere conosciuto, ed ho quindi speso parte del mio tempo per cercare di aiutare autori in questo campo.

Visto che voglio fare un bilancio, devo dire che c’è molto lavoro da fare, molto da imparare, ma soprattutto servono lettori, serve amore per la cultura.

Impariamo a leggere, impariamo a pensare, impariamo a vivere!

Isabella Grassi

Spazio al personaggio… May Days

La nostra Isabella Grassi incontra la danza d’autore

Salve a tutti!

"May Days - Incontro con la danza d'autore", locandina evento

Per la nuova puntata della sua rubrica “Spazio al personaggio” la nostra Isabella Grassi ci conduce nel mondo della “Danza d’autore” con “May Days, incontro con la danza d’autore“, la cui conferenza stampa di presentazione si è tenuta nella mattinata di ieri, martedì 9 maggio 2017.

Si tratta di una “rassegna promossa da Europa Teatri e Teatro delle Briciole“, che si terrà “Dal 16 al 20 maggio a Parma” e che avrà lo scopo di “valorizzare la giovane danza contemporanea e i processi di trasmissione e di interpretazione dell’atto creativo“.

Ora però cedo la parola alla nostra preziosissima inviata dalle terre parmensi, Isabella Grassi:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

“May Days, incontro con la danza d’autore”.

"May Days - Incontro con la danza d'autore", locandina evento

Oggi ho partecipato, seguendo una delle mie maestre, e cioè Loredana Scianna alla conferenza stampa per la presentazione di “May Days, incontro con la danza d’autore”.

<<Dal 16 al 20 maggio a Parma si terrà una rassegna promossa da Europa Teatri e Teatro delle Briciole per valorizzare la giovane danza contemporanea e i processi di trasmissione e di interpretazione dell’atto creativo>>, così nel comunicato stampa ufficiale.

Due teatri di Parma, che insieme, complice anche il fatto di appartenere entrambi alla rete “Anticorpi”, si sono fatti motore di questo importante evento.

Alessandra Belledi per il Teatro delle Briciole ha sottolineato l’intenzione di far emergere la danza contemporanea e di farla conoscere in particolare ai giovani, così motivando la scelta condivisa con Loredana Scianna del Teatro Europa di organizzare le giornate intervallando momenti di danza, a momenti di incontro, a laboratori veri e propri.

Parma è la sede preposta, ha specificato Loredana perché qui  Anticorpi ha due soggetti teatrali aderenti.

Tra i vari progetti che sono inseriti nel percorso due in particolare mi hanno colpito.

“Alphabet” del gruppo nanou, di formazione ravennate lavora sull’incontro tra diversi linguaggi: del corpo, del suono e dell’immagine.

Si propone di alfabetizzare il pubblico alla danza, scegliendo tappa per tappa precisi destinatari.

Con la collaborazione dell’Università di Parma, che in conferenza stampa era rappresentata dalla professoressa Roberta Gandolfi, docente di Storia del Teatro Contemporaneo, al laboratorio parteciperanno studenti e critici, che assisteranno a tutto il suo percorso in divenire tra coreografo e coreografo, alla creazione dello spettacolo ed avranno il compito di verbalizzare questa esperienza nel momento dedicato all’incontro.

Il laboratorio si svolgerà in un’aula universitaria e non in una sede teatrale per sottolineare e sviluppare tutte le sinergie che si stanno creando anche in ambito universitario, laddove il dipartimento di discipline umanistiche sta sviluppando soprattutto a livello di dottorato una particolare attenzione al settore della danza.

L’altro progetto che mi ha particolarmente colpita è quello sviluppato direttamente dalla rete Anticorpi denominato “Bioma”, ultimo nato e che festeggia un anno di età,  che presenterà quattro esiti di altrettanti laboratori nei due teatri in un unico giorno: il 19 maggio.

Si partirà alle 17:30 al Teatro Europa di Parma con “Ò(s)chema” a cura di Nicoletta Cabassi che muove dal concetto neoplatonico di un corpo immaginabile per lavorare su un corpo inteso come strumento conoscitivo e insieme immaginifico, un corpo creato dalla danza.

Nicoletta lavorerà con gli allievi della scuola di circo ludico-educativo Circolarmente.

A seguire alle 18:00 “Tell me” a cura di NNChalance/NNCDanceLab con le coreografia di Eleonora Gennari e Valeria Fiorini.

Si tratta di una ricerca sulle connessioni e disconnessioni, sul punto di incontro.

Al Teatro al Parco dalle 19:00 si avranno invece: “Bianco” a cura di Cantieri Danza, con Monica Francia creato con gli studenti della scuola media Montanari di Ravenna all’interno del progetto CorpoGiochi a Scuola,  vuole valorizzare la partecipazione emotiva e la capacità di relazionarsi dei ragazzi.

A seguire alle 19:30 “Cerchi”, indagine intorno all’asse umana, a cura di Elisa Cuppini con un gruppo misto di ragazze tra cui allieve della coreografa Vilma Trevisan, vuole indagare i rapporti tra alcune parole chiave della ricerca coreografica e la scrittura fisica.

Una frase di Loredana Scianna merita di essere riportata, colpisce per la sua armonia e illustra con parole l’immagine scelta per questa manifestazione: “La mantide pop è il segno di come la danza sia qualcosa di estremamente connaturato in noi, non c’è nessuna distanza. Non c’è nessuna diffidenza possibile nei confronti del movimento.”

Non mancano ovviamente gli spettacoli, e per info più approfondite visitate le pagine dei due teatri di riferimento.

Europa Teatri https://www.facebook.com/europateatri/?fref=ts e Teatro delle Briciole https://www.facebook.com/teatrodellebricioleparma/?fref=ts, o direttamente l’evento dedicato  https://www.facebook.com/events/1668775183419305/

Questo il programma completo:

MAY DAYS
Incontro con la danza d’autore
Parma, dal 16 al 20 maggio 2017

Rassegna promossa da Europa Teatri e Teatro Delle Briciole, per valorizzare la giovane danza contemporanea e i processi di trasmissione e di interpretazione dell’atto creativo.
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PROGRAMMA

16 MAGGIO
Ore 19.30
Teatro Europa
INCONTRO CON CLAUDIA CASTELLUCCI
Conduce Gaia Clotilde Chernetich

Ore 21
Teatro Europa
VERSO LA SPECIE
Ballo della Scuola di movimento ritmico Mòra, basata a Cesena
direzione Claudia Castellucci

17-18-19 MAGGIO
Dalle ore 11 alle 16.30
CAPAS, sala prove
Università di Parma
ALPHABET
Sguardi – dialogo tra coreografi, danzatori, critici d’arte, studenti, dottorandi, studiosi
Laboratorio di gruppo nanou
Coreografo ospite Daniele Albanese
Con il patrocinio dell’Università di Parma

18 MAGGIO
Teatro al Parco
UNA SELEZIONE DALLA VETRINA GIOVANE DANZA D’AUTORE
In collaborazione con il Network Anticorpi XL
Ore 21
RE-GARDE
Interpretazione, regia e coreografia Francesco Colaleo

Ore 21.30
SOGGETTO SENZA TITOLO
Interpretazione e coreografia Olimpia Fortuni

Ore 22
HORIZON
Interpretazione e coreografia Manfredi Perego

Ore 22.30
INCONTRO CON GLI ARTISTI
Conduce Gaia Clotilde Chernetich

19 MAGGIO
PROGETTO BIOMA A PARMA
Ore 17.30
Teatro Europa
Ò(S)CHEMA
A cura di Nicoletta Cabassi
In collaborazione con Europa Teatri
Con la con la partecipazione degli allievi della scuola di circo ludico educativo Circolarmente

Ore 18
Teatro Europa
TELL ME
A cura di NNChalance/NNCDanceLab
Ideazione Eleonora Gennari e Valeria Fiorini 

Ore 19
Teatro al Parco
BIANCO
A cura di Cantieri Danza Ravenna
Ideazione Monica Francia

Ore 19.30
Teatro al Parco
CERCHI
Indagine intorno all’asse umana
A cura di Elisa Cuppini 
In collaborazione con il Teatro delle Briciole
Con un gruppo misto di ragazze, tra cui allieve della coreografa Vilma Trevisan

Ore 21
Teatro al Parco
PROMETEO: ARCHITETTURA
Quinto quadro del Prometeo
Progetto Simona Bertozzi, Marcello Briguglio

Ore 22
Teatro al Parco
INCONTRO CON SIMONA BERTOZZI
Conduce Gaia Clotilde Chernetich

20 MAGGIO
Ore 21
Teatro Europa
ALPHABET
Sguardi – dialogo tra coreografi, danzatori, critici d’arte, studenti, dottorandi, studiosi
Apertura al pubblico del laboratorio di gruppo nanou
Coreografo ospite Daniele Albanese
Con il patrocinio dell’Università di Parma
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BIGLIETTI
10 € Intero
8 € Ridotto (Under 25, Over 65)
5 € Ridotto (singolo spettacolo della serata del 18 maggio)
PROGETTO BIOMA 19 maggio: ingresso libero (prenotazione obbligatoria per capienza limitata)
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INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Teatro delle Briciole c/o Teatro al Parco (18 e 19 maggio)
Parco Ducale 1, 43125 Parma 
Tel. 0521.989430 – biglietteriabriciole@solaresdellearti.it
www.solaresdellearti.it/teatrodellebriciole

Europa Teatri c/o Teatro Europa (16, 19 e 20 maggio)
Via Oradour, 14 – 43123 Parma
Tel. 0521.243377 – europateatridanza@gmail.com
www.europateatri.it

Le biglietterie aprono un’ora prima degli spettacoli.
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MAY DAYS è un’iniziativa promossa da Europa Teatri e Teatro delle Briciole, con il sostegno di Comune di Parma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna, Fondazione Monte di Parma, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Parma, in collaborazione con ANTICORPI-Azioni per la danza d’autore, Network Anticorpi XL.

[Image licensed by Igor Siwanowicz]

Partecipate numerosi!!!

Isabella Grassi

Spazio al personaggio… The Easy Action

Nuova incursione della nostra Isabella Grassi nel mondo della cultura in tutti i suoi aspetti

Salve a tutti!

In questa domenica sera Vi presento la nuova puntata della rubrica “Spazio al personaggio”, curata dalla nostra impareggiabile Isabella Grassi. Ospite di questa puntata è il gruppo dei The Easy Action ai quali vi invito a dare il vostro piùpazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Thev Easy Action

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Continua il mio viaggio nel mondo della musica, ma con un cambiamento di genere: il rock, ma un rock assai particolare, per il quale avremo un gruppo a fare da testimonial: The Easy Action.

Ma prima di intervistare i protagonisti di questo gruppo, permettetemi di parlarvene in chiave personale.

Il chitarrista è Pietro Fanti, amico d’infanzia di mio marito e che ormai conosco da quasi trent’anni.

Pietro si è diplomato al Conservatorio Arrigo Boito di Parma in chitarra e jazz.

Ho avuto l’onore di sentirlo suonare al mio matrimonio 20 anni fa…

Katia Cavalieri è l’ideologa e cantante del gruppo. Ha con questa esperienza coronato il suo percorso artistico, che negli anni è spaziato dallo studio della chitarra, a ballerina di flamenco (in duo con Pietro), ed infine a cantante e percussionista.

Alessia Cavalieri è la sorella di Katia, new entry, qui come seconda voce e corista. E’ cantante anche per altri gruppi da diversi anni.

L’intervista con Pietro e Katia, mancava Alessia, si è svolta dopo una cena a casa mia con amici storici, e forse a causa dell’ora tarda e lo stracotto potrà essere dura da digerire.

Ma ora basta scherzare e vediamo di approfondire la loro conoscenza.

Carissimi, parlatemi un po’ di come è nato il vostro gruppo.

Risponde Pietro: Come  “The Easy Action” all’inizio eravamo solo io e Katia e siamo nati nell’estate del 2012, allorché apparentemente per gioco e senza alcuna pretesa, ho arrangiato alcune canzoni di Alice Cooper e le ho provate insieme a Katia. L’idea in verità è partita da Katia, (che ammicca mentre Pietro parla), fan da sempre di questo artista americano definito “il re dello shock-rock”.

Ma chi è Alice Cooper, e come può essere definito il suo genere artistico?

Alice Cooper è un artista emerso negli anni 1960/70 che si è subito contraddistinto per una immagine irriverente e anticonformista, per i testi scandalosi, per il rappresentare in maniera teatrale una musica densa di citazioni horror, con effetti a carattere sanguinolento.

Ma da dove è nata quindi l’idea di realizzare un tributo ad Alice Cooper?

Risponde Katia: sono stata io, come ha già detto Pietro, perché amo da sempre questo cantante, e volevo al tempo stesso coronare il mio sogno di cantare a mia volta.

Ho quindi coinvolto Pietro  che dal punto di vista artistico ha in passato esplorato i diversi generi musicali, lanciandogli la sfida di arrangiare per sola chitarra brani rock prettamente elettrici senza alcun uso di basi musicali preregistrate.

Interviene Pietro: è stata una bella sfida in quanto Alice Cooper ha una band composta da ben cinque persone, mentre noi inizialmente eravamo solo in due.

Ho quindi optato per utilizzare oltre alla chitarra (sia in versione acustica che elettrica, a seconda del pezzo da suonare), una loop station, in questo modo posso suonare su più livelli. L’effetto si è poi arricchito anche dalle piccole percussioni che Katia ha imparato a suonare mentre canta e si è evoluto con l’arrivo di Alessia che ci ha permesso di realizzare i cori anche dal vivo.

Ho recentemente assistito ad un assaggio del vostro spettacolo musical-teatrale  alla Libreria Feltrinelli di Parma, e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso vedere la cura dei particolari della messa in scena. Parlatemi di come realizzate questa scelta.

Risponde Katia: mi piace girare alla ricerca dei singoli oggetti  per mercatini dell’usato, botteghe di antiquariato, negozi stravaganti e di abbigliamento rock alternativo.

E’ così che  ho trovato ogni oggetto, siano essi pupazzi, bambolotti truccati, pistole western, palloncini colorati, macchine per bolle di sapone, serpenti e insetti finti, spade, tridenti, stampelle, stivali leopardati, fruste e camicie di forza…

Devo dire che mi piace seguire l’idea di Alice Cooper circa il fatto che oltre a sentire la musica, il pubblico deve letteralmente “vederla”.

Sono particolarmente grata alla mia precedente esperienza di ballerina di flamenco che mi ha permesso di vedere come lavorano i coreografi ed imparare così la cura dei singoli particolari.

Sono altresì felice di poter unire la mia passione per l’horror.

Nessun trucco, se non prettamente scenico, nessun inganno, ma solo una grande passione quindi.

Tu e Pietro siete compagni nella vita, insieme condividete la passione per la musica ed il canto, ed insieme quindi avete iniziato questa nuova avventura. Spiegami però come mai avete sentito l’esigenza di inserire nel vostro duo, originariamente pensato come tributo ad Alice Cooper anche Alessia, creando così un trio tutto famigliare, trattandosi di tua sorella e presentacela.

Risponde ancora Katia: io e Pietro abbiamo sentito l’esigenza di inserire dei cori nel momento in cui abbiamo realizzato il nostro CD: Bright Shiny Limos, a tribute to Alice Cooper.

La produzione è stata realizzata nello studio Tartini di Parma, composto da otto tracce i cui testi sono fedeli ai brani di Alice Cooper, l’arrangiamento ed i suoni sono però interamente realizzati e pensati da Pietro che ha estratto il lato melodico dei singoli brani.

E’ stato in sede di registrazione che è nata l’idea di inserire una seconda voce che sostituisse alcuni pezzi strumentali in origine.

In tale occasione sono state inseriti quindi dei pezzi corali eseguiti da me, ma siccome ci è piaciuto il risultato, per riproporlo anche dal vivo abbiamo pensato di coinvolgere mia sorella Alessia.

Che posso dire di lei? E’ stata già in passato voce solista dei PTA e attualmente dei Moondriver, Velve  Project e Macigno mobile e mi è venuto naturale, condividendo con lei anche altre passioni coinvolgerla.

Tu Pietro vuoi parlarmi in maniera più tecnica del vostro CD e delle vostre messe in scene? 

Si certo. Ho scelto per il CD i brani più vicini al beat e più psichedelici (anni 70), e tralasciato quelli heavy più lontani dalla nostra formazione e dal nostro gusto. 

Sul palco, grazie a Katia e Alessia, costruiamo vere e proprie coreografie e scene teatrali, e così facendo ci avviciniamo ancora più allo spirito dell’horror rock.

Tengo a precisare che se le messe in scene si ispirano agli spettacoli di Alice Cooper, accentuandone il lato ironico e fumettistico, poi a forza di lavorarci sopra e personalizzare così il nostro lavoro, ci siamo pian piano evoluti, ragion per cui più che una semplice tribute bands, l’interpretazione ha preso il sopravvento e  pur nel rispetto dello stile di Alice Cooper è divenuto più un vero e proprio omaggio a un artista in Italia poco conosciuto e abbastanza sottovalutato.

In ultimo quindi, continuando con questo ritmo di crescita, oltre che essere pronti a portare sui palchi italiani il nostro show fedeli al motto: “The Easy Action: dove l’incubo e il sogno prendono forma…”, non escludo, ed anzi auspico che da semplice cover band riusciremo a realizzare brani nostri, avendo nel frattempo creato un nostro stile.

Permettimi un’ultima domanda prima di salutarci, vista ormai l’ora tarda (2:00 am): se dovessi pensare ad un film horror per descrivere il vostro genere, a cosa penseresti?

Non riesco ad identificare un titolo preciso, perché varie sono le citazioni che riportiamo a diverso titolo nei nostri spettacoli.

Sicuramente penso ad un horror di tipo gotico, mi viene in mente Dark Shadow o la risata di Vincent Price, ma preciso che per la voce dei testi registrati che utilizziamo, mi sono ispirato al personaggio di Zio Tibia. ( nda: si tratta di un vecchio programma che andava in onda negli anni 80/90 dove veniva utilizzato tale personaggio come collante tra la proiezione di due film horror).

L’ironia di questo personaggio che si inserisce nel discorso della vendita dell’anima, nella contrapposizione vittima/carnefice sono elementi che cerchiamo di trasporre nei nostri concerti.

Per noi è sicuramente importante che il pubblico si diverta e che l’ironia si trasformi e passi sia tramite la musica che le immagini teatrali.

Mi piace ricordare una delle frasi di Alice Cooper che auspicava che i suoi concerti fossero sempre come un perenne giorno di Halloween.

In quest’ottica si inserisce quindi il nostro voler fare risaltare il grottesco.

Tornando quindi alla domanda: decisamente un film horror, ma gotico, con tanto di castelli.

Sottolineo nel CD il brano NEVER BEEN SOLD BEFORE, che fa parte di un album di Alice Cooper poco conosciuto, che mi piace per la sua versione molto rock, per l’energia più che per i testi.

Saluto quindi Katia e Pietro, che vista l’ora tardi, caccio letteralmente di casa,  e li ringrazio per la loro esposizione e vi esorto ad ascoltare il loro CD, che viene venduto ai loro concerti, a visitare la loro pagina fb https://www.facebook.com/The-Easy-Action-424881867686599/?fref=ts per rimanere aggiornati sui loro concerti, e naturalmente non perdeteli!

Musica e spettacolo sono assicurati!
Isabella Grassi

Spazio al personaggio… Roberto Bonati

Un’incursione  nel mondo della musica jazz in compagnia della nostra Isabella Grassi

Salve a tutti!

Roberto Bonati dirige

 Per chiudere in gloria questa nuova settimana vi propongo di fare un’incursione nel mondo della musica jazz in compagnia della nostra insostituibile Isabella Grassi che oggi, per la sua rubrica “Spazio al personaggio” incontra per e con noi Roberto Bonati.

Ora è tempo che ceda la parola alla nostra carissima Isabella Grassi e al suo graditissimo ospite, al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto!

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi il viaggio si sposta nel mondo di una musica che amo particolarmente: il jazz e  a fare da testimonial a questa incursione è Roberto Bonati, un musicista d’eccezione.

Di lui in verità ho già avuto modo di parlarvi in quanto è il Roberto Bonati (nda: che ho avuto l’onore di avere ospite a casa mia il 30 dicembre di un paio d’anni fa, mentre festeggiavo con un gruppo d’artisti la vigilia dell’ultimo dell’anno)  che ha creato nel 1996 e in questi anni ha portato avanti con coerenza il Parma Jazz Festival del quale si è appena conclusa la ventunesima edizione.

A chi segue questo blog e la mia rubrica verrà sicuramente in mente l’articolo che ho dedicato a questa manifestazione lo scorso autunno quando lo ho presentato parlando della conferenza stampa cui avevo partecipato.

In quella occasione feci presente come Roberto definì gli obiettivi del Festival come obiettivi di produzione, di formazione e di ospitalità, di come il “suo” Festival non dovesse essere mera rappresentazione, e neppure una semplice esposizione del panorama artistico contemporaneo, ma  soprattutto progettualità.

L’associazione Parma Jazz Frontiere  sviluppa la progettualità del festival con la collaborazione della Casa della Musica, della Fondazione Teatro Regio e della Associazione Remo Gaibazzi, oltre che in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito”, il Department of Music and Dance dell’Università di Stavanger, l’Academy of Music and Drama di Göteborg, il Norwegian Academy of Music di Oslo, il Liceo Musicale “Attilio Bertolucci”  e il  Liceo Artistico “Paolo Toschi”.

Ma tornando a Roberto Bonati ed alla sua musica, in questo spazio voglio farvelo conoscere meglio e presentarvi in particolare la sua ultima fatica: un cd dal titolo “Nor sea, nor land, nor salty waves. A nordic story”, Roberto Bonati e Bjergsted Jazz Ensemble. Un progetto commissionato a Roberto.

Copertina Cd

Ma prima di approfondire questo lavoro, com’è nato, quali sono le sue motivazioni vi voglio parlare di lui, dando il consueto spazio all’intervista che è avvenuta nella sala di casa a quel medesimo tavolo dove qualche anno fa lo conobbi e festeggiammo l’antivigilia di fine anno a casa mia, insieme ad una ventina di altri artisti di Parma.

Parlami di te e della tua carriera artistica,

La passione per il contrabbasso, strumento al quale mi sono dedicato, è nata allorché appena diciottenne un amico mi ha fatto ascoltare in un vecchio mangiacassette (nda, quanti di noi ancora si ricordano com’è?), India  di John Coltrane in una versione con due contrabbassi. Fu amore a primo ascolto.

Ho iniziato a studiare questo strumento in una scuola civica di Milano, mi sono diplomato ed ho studiato direzione d’orchestra a New York e nella Repubblica Ceca.

Pur essendo determinato nello studiare jazz, mi sono laureato in Storia della Musica, e suonato in jazz Club di Milano, ma ho lavorato e suonato anche in orchestre di musica classica.

Ho suonato con Anthony Moreno e Mario Piacentini in trio.

Sul finire degli anni 80 ed i primi anni 90 ho suonato con Gianluigi Trovesi  e collaborato con Giorgio Gaslini.

Di questo periodo ricordo il mio primo insegnamento al Conservatorio Arrigo Boito di Parma nel 1994, l’uscita nel 1995 dell’album Silent Voices con il mio quartetto: io al contrabbasso, Riccardo Luppi al sax, Stefano Battaglia al pianoforte, Anthony Moreno alla batteria, e la nascita del Parma Jazz Festival nel 1996.

Ma gli anni a seguire sono stati pieni di cambiamenti ed esperienze. Il 1997 è stato caratterizzato da una mia personale esperienza concertistica per solo contrabbasso, il 1998 ha segnato la nascita dell’orchestra Parma Frontiere, con 6 produzioni e 4 dischi. Ricordo come temi affrontati Moby Dick, Macbeth, Le Mille e una Notte.

Il finire degli anni 90 mi vede fare concerti di contrabbasso classico in giro per l’Italia.

Nel frattempo consolidavo l’ attività di insegnamento, e ora sono docente al Conservatorio Arrigo Boito di Parma  di  Composizione Jazz e Contrabbasso, e sono il responsabile del Dipartimento Nuove  Tecnologie e Linguaggi Musicali.

Dirigo anche l’orchestra del corso di Improvvisazione Jazz, e ne seguo la produzione.

E’ del 2006 l’uscita del mio disco “Un sospeso silenzio” dedicato a Pasolini.

Una carriera lunga, ed eclettica la tua Roberto. Ma parlaci ora del CD  di cui accennavo prima; “Nor sea, nor land, nor salty waves. A nordic story”, parlaci di com’è nato, e di cosa questa esperienza ti ha lasciato.

Nel 2012 ho cominciato a collaborare con la Norvegia e la Svezia, in particolare con Oslo, Stavanger e Goteborg.

Questo CD, che è uscito con etichetta Parma Frontiere, è nato da un lavoro commissionatomi dall’Università di Stavanger per l’Orchestra Bjergsted Jazz Ensemble, con 18 musicisti ed una cantante.

Il tema affrontato in quest’opera è l’Edda poetica della mitologica nordica, e il parlato è nell’antico linguaggio islandese.

Il CD si compone di otto brani e chi lo ascolta passerà attraverso la creazione del mondo.

Il titolo né mare, né terra, né onde salate… diviene premonitore e dalla voragine del  nulla…  

Chi ascolta passerà attraverso una muta creazione, ululare di lupi e canti di cigni, attraverso un vento tribale, un finale ricolmo di sangue e un notturno con una situazione da the “day after”, e infine la rinascita con l’ottava composizione intitolata eagle.

Il verde ricresce, la terra risorge dal mare, i torrenti si riempiono d’acqua, e l’aquila vola in alto sulle montagne a caccia di pesce. Questa l’immagine finale. Sono molte le situazioni come dire drammaturgiche in cui viene coinvolto chi ascolta questo CD, una elaborazione intensa, ricca di significati e di significanti. Ma parlaci un po’ degli esecutori, degli artisti coinvolti nella sua realizzazione.

Come detto l’orchestra è formata da giovani e talentuosi musicisti che si sono formati nella università di Stavanger, infatti si tratta di giovani musicisti che sono o sono stati studenti a Stavanger. Il primo concerto di quest’opera si è tenuto nel marzo 2015 e l’Università ha  voluto che lo ripresentassi durante il Gran Galà tenutasi la stessa estate in occasione del settantacinquesimo dell’Università.

Si è poi registrato la primavera scorsa e ne è uscita questa coproduzione tra Parma Frontiere e l’Università di Stavanger.

Verrà presentato a breve qui a Parma presso la libreria Feltrinelli di Via Farini, mia città Natale mentre  si dovrà attendere Aprile per la presentazione a Roma in collaborazione con l’ambasciata norvegese.

Il CD è ordinabile presso i rivenditori di musica, o acquistabile sugli store online come amazon ed ibs, e si possono sentire un paio di brani sul mio profilo sul sito  soundcloud.com.

Vorrei approfittare di te per fare due chiacchiere sul jazz. In particolare vorrei sapere da te qual è il rapporto tra jazz scritto ed improvvisazione.

Si, è importante capire questo rapporto. Se oggi abbiamo una musica jazz, è perché c’è stata una storia del jazz. Abbiamo musicisti polivalenti, che hanno effettuato un percorso sia attraverso la musica occidentale classica, che attraverso i linguaggi del jazz.

La composizione può essere una idea breve ma forte, dalla quale far nascere l’improvvisazione oppure, al contrario può essere una cornice molto spessa che deve necessariamente contenere una musica molto rigorosa.

Possiamo quindi dire che il jazz ha una doppia anima?

Nel jazz la tradizione orale è molto importante e come tale la scelta che viene effettuata dai vari compositori diviene un elemento costitutivo attraverso il quale si attua una composizione vera e propria. Ecco allora che l’esecuzione proprio per questa sua oralità di trasmissione diviene non una mera organizzazione di elementi musicali ma un vero e proprio atto creativo che mette in campo una grande varietà di tecniche compositive.

Nel jazz abbiamo una grande varietà di tecniche compositive.

Qual è il tuo metodo di lavoro quando sei tu a dover dirigere?

Personalmente prediligo mettere le persone in condizione di poter aggiungere, di poter creare insieme, non metto in campo un’idea definitiva. Ritengo importante che le differenze emergano, che si cerchi di creare un distinguo, che si persegua l’idea artistica e si rifiuti l’omologazione.

Pur tuttavia serve sempre ricordare che anche nell’improvvisazione serve che tutti i materiali esecutori abbia una visione chiara d’insieme, non vi deve essere caos ma unione di sforzi.

Come vedi il futuro del jazz?

Temo che purtroppo anche il jazz si stia omologando. Vi è una forte mitologia jazzistica che by Counterflix” href=”#85746324″> tende a far continuamente rivivere come stereotipi i jazzisti di sessanta anni fa.

Ritengo che si debba si guardare al passato, ai maestri, a coloro che hanno creato il jazz, ma che si debba al tempo stesso utilizzare la lente del cannocchiale della storia. Occorre quindi effettuare una lettura contemporanea e quindi dinamica degli eventi passati che sono ormai statici.

Non so quindi rispondere alla domanda su quale sia il divenire del jazz oggi in quanto manca l’idea compositiva della musica pur avendo il nostro tempo dei musicisti che per il percorso effettuato sono molto preparati.

Per fare un esempio concreto tornando al CD di cui si è parlato, vi è musica folkloristica, tribale, spiritual, ritual, canti popolari islandesi, vi è una visione sciamanica.

Possiamo quindi intravvedere nell’opera elementi evocativi ed al tempo stesso una vera e propria invocazione.

Chi si approccia all’ascolto troverà un’unione tra diverse culture. Partendo dall’Edda poetica, che è la tradizione mitologica del nord Europa che potremmo avvicinare ai miti omerici, tramite questa fusione di diversi apporti ha unito in sé la cultura europea classica.

È questa la vittoria del jazz: permettere l’incontro tra le diverse culture e per questa sua caratteristica ritengo che possa fare molto per la nostra società, per i suoi aspetti di partecipazione corale, educativi e sociali.

Saluto Roberto Bonati e lo ringrazio per la sua preziosa esposizione nonché partecipazione al mondo del jazz e concludo dicendo che mentre scrivevo questo articolo ho ascoltato il CD un paio di volte e che vi ho trovato e provato emozioni molto forti.

Da quasi uno spavento iniziale, un’angoscia, attraverso il canto in una lingua sconosciuta, i suoni e le armonie degli strumenti ho spiccato il volo e fatto un viaggio alla scoperta del mondo.

Ho sentito l’alternarsi di stili, di colori e sono tornate alla mia mente immagini di documentari scientifici e di carattere culturale, ma anche immagini tribali vissute direttamente nei miei viaggi, e ho veramente immaginato sul finale un’aquila che vola.

Grazie Roberto per questo prezioso contributo.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio: Sabina Borelli

La nostra Isabella Grassi incontra oggi Sabina Borelli

Salve a tutti!

Sabina Borelli sul palco

In questa serata di domenica vi presento la nuova incursione del teatro della nostra preziosissima collaboratrice Isabella Grassi. Stavolta protagonista è Sabina Borelli alla quale, cedendo la parola a Isabella, vi invito a dare il vostro più caldo benvenuto:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi esploro con voi una esperienza teatrale diversa da quelle che ho presentato fino ad oggi, vi parlerò infatti di Sabina Borelli.

Sabina è stata mia compagna in uno dei laboratori teatrali da me frequentati al Teatro Sabina Borelli in scenaEuropa di Parma, tenuto da una delle maestre che vi ho già presentato: Loredana Scianna insieme a Davide Rocchi, di cui spero un giorno di riuscire a vincere la diffidenza e poter intervistare.

Sabina è una ragazza veramente in gamba, ha solo trent’anni ma può vantare una vasta gamma di esperienze teatrali, sia a livello nazionale che internazionale.

Cresciuta nei teatri di formazione di Parma, inizialmente al Lenz all’epoca delle scuole superiori, da allieva è stata integrata nei loro laboratori e come assistente alla regia, per poi passare al Teatro Europa dove la ho conosciuta. Qui ha proseguito la sua preparazione artistica con Loredana Scianna e Davide Rocchi, studiando voce e corpo.

L’irrequietezza e la giovane età la hanno spinta ad andare all’estero e precisamente a Londra, e ricordo ancora le foto che mandava a noi ex corsisti e come ne abbiamo seguito l’evoluzione.

Ma lasciamo spazio all’intervista, che in maniera forse più impersonale è stata fatta nel mio ufficio, durante una pausa lavorativa mia e tra una prova e l’altra sua.

Sabina, io mi ricordo di te che partivi per Londra, vuoi aggiornarmi sulla tua carriera?

Sono partita per l’Inghilterra dove ho vissuto due anni per “lavorare” con la regista Manuela Ruggero. Sono stata inserita nella Woh Production ed ho fatto spettacoli per il Rose Theater, quello dietro allo Shakespeare Globe per intenderci. Purtroppo la compagnia è stata sciolta per decisione della regista, che in dolce attesa ha preferito ritirarsi dalla scena. Sono quindi tornata in Italia.

Com’è stato quindi il tuo rientro?

Dopo l’esperienza inglese, a Parma ho collaborato con il Teatro Due, uno dei teatri stabili, per la loro programmazione “Fiabe del bosco viennese”.

Ho poi ricominciato a viaggiare, anche se questa volta solo per l’Italia con Marco Nereo Rotelli.

Per chi non lo conosce si tratta di un poeta e light designer.

Con lui interpretavo poesie che venivano accompagnate da giochi di luce nelle varie piazze italiane, poi il progetto si è evoluto e la parte voce è uscita dalla poesia per emigrare in vere e proprie opere ed abbiamo girato vari Festival.

Una esperienza interessante è stata anche quella con il Teatro  “Di Sacco”, di Perugia, si tratta di un teatro di formazione.

Qual è stata la svolta decisiva nella tua vita?

L’incontro con Paolo Ferrari, (Paolino per gli amici e C999 in campo artistico, anche su you tube), con il quale ho creato la compagnia “Mondo Bello” , sicuramente.

Paolo è un video maker e amante delle luci, con il quale ho trovato subito una visione artistica comune e con il quale è nato un connubio non solo in campo artistico.

Le nostre prime produzioni sono state: “Timeless”, e “La Casata”, tutte video installazioni nelle quali il pubblico può entrare, e che consistono per noi  in un vero e proprio battesimo d’amore.

Potete trovare promo  di entrambe, insieme all’ultima nostra fatica: “L’educazione sentimentale di Cappuccetto Rosso” sul canale you tube C999.

Parlaci un po’ di “L’educazione sentimentale di Cappuccetto Rosso” di cui ho visto la prima generale e che è in programmazione in questi giorni al Teatro Europa di Parma.

L’utilizzo della voce, dei video e delle luci sono il mezzo per partire da noi stessi, per portare un messaggio a tutti, per entrare nell’animo del pubblico che ci segue.

L’opera è iniziata da una lettura che abbiamo affrontato insieme l’estate scorsa dell’opera “La Ballata di Cappuccetto Rosso” di Garcia Lorca. Da lì è nata l’idea di leggerla ed interpretarla. L’opera rimane pur sempre una fiaba dove la lettura però non si limita ad essere ascoltata, ma accompagna il pubblico, pubblico che attraverso l’installazione, vale a dire le membrane, le proiezioni, le luci, diviene protagonista al nostro parie e deve lasciarsi trasportare attraverso i vari passaggi del percorso.

Ogni spettatore, che quindi solo spettatore non è, farà un proprio personale viaggio attraverso le varie emozioni, da uno smarrimento iniziale, dove domina l’elemento ricerca, il desiderio di trovare e la paura di non trovare, e quindi con un inizio cupo, passerà attraverso il martirio di Santa Teresa (trafitta al pari di Cappuccetto Rosso da Cupido), per giungere ad assaporare tramite le immagini, i suoni e le luci le varie sensazioni. Sarà con il movimento e la possibilità di attraversare l’installazione che potrà seguire e capire il proprio flusso di coscienza.

Un percorso di evoluzione il tuo, chi hai coinvolto in questa esperienza oltre a Paolino?

Sono particolarmente contenta, in quanto in quest’opera ho con me due delle mie maestre ed una cara collega: Sandra Soncini, Loredana Scianna e Giorgia Valeri, oltre a Paolino.

Come o meglio quali sono i ruoli?

Quattro voci femminili, e un tocco maschile alla tecnica. I video sono stati elaborati da Paolo che utilizza tre proiettori e 5 membrane per proiettarli, e notevole è anche l’apporto sonoro, nonché la sensazione di 3D che il pubblico riesce ad avere.

Dammi alcune parole per esprimere questo spettacolo o la sensazione che con esso vuoi trasmettere.

Ragnatela, nuove esperienze, dare l’attimo di felicità.

Dove ti si può trovare quando non vai in scena?

Faccio la maschera al Teatro Regio di Parma e mi occupo di laboratori teatrali e di teatro danza per bambini e ragazzi delle medie allo Spazio 84, una scuola di danza di Parma.

Spero che questa chiacchierata per me piacevole possa trasmettervi un po’ delle emozioni che Sabina e Paolino con i loro progetti vogliono realizzare.

Seguiteli e ne vedrete delle belle.

Andate sul canale YouTube C999 per guardare i promo dei loro lavori, e per tenervi aggiornati sulle loro idee.

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