Correva l’anno 1890…

Correva l’anno 1890 in un paesino della Valtellina a giugno era nato il papà della mia nonna materna e in un altro paesino, Agatha Christiestavolta d’Oltremanica, a Torquay per la precisione, proprio oggi, nasceva colei che sarebbe diventata la indiscussa Regina del Giallo. Quanti tra voi sono amanti della lettura e in special modo del Giallo d’Autore avranno senza dubbio capito di chi io stia parlando; per tutti gli altri ora svelerò l’arcano. Sto parlando per coloro i quali, pochi credo e spero, non la conoscessero di Agatha Christie, alla nascita Agatha Mary Clarissa Miller, poi sposata Mallowan e Christie. La vita di Agatha Christie è stata legata a filo doppio col mistero. Infatti non solo, come ho detto sopra, è la Regina del Giallo per antonomasia, tanto che da qualche settimana il Corriere della Sera ha deciso di identificare la propria collana di gialli scelti tra i tanti, veramente tanti, usciti dalla penna e dal talento di Agatha Christie proprio con il titolo di Regina del Giallo, ma lei stessa è stata protagonista di un mistero non chiarito che la vista sparire per un periodo di undici giorni (fonte Mangialibri).

L’opera di Agatha Christie non è però legata solo ai romanzi gialli o ai suoi indimenticabili personaggi, quali Miss Marple, Hercule Poirot, Parker Pine e Tommy e Tuppence. Agatha Christie ha infatti dato alla luce, letterariamente parlando, anche svariate opere teatrali, tra le quali “Trappola per topi” è stata quella che è stata “l’unica ad essere rappresentata ininterrottamente ogni sera dalla sera della prima tenutasi nel 1952” (ringrazio Wikipedia per aver colmato alcune lacune inerenti quest’opera teatrale). Agatha Christie si è inoltre dedicata ai romanzi d’amore, romanzi in questo caso non firmati col proprio nome ma con lo pseudonimo di Mary Westmacott. Da quel lontano 15 settembre 1890 sono ormai passati 124 anni ma il Mito indiscusso della Dama del Giallo, resiste tuttora ed è destinato a resistere per molto, molto, molto tempo!

Concludendo ricordo per quanti fossero interessati il minisito che il Corriere della Sera ha creato appositamente per la collana Agatha Christie dedicata ai più famosi tra i gialli della Regina del Giallo, minisito raggiungibile recandosi all’indirizzo virtuale: http://goo.gl/rPou3Y

Sei personaggi in cerca d’autore

Quando i personaggi si dimostrano più veri delle persone reali

Sei personaggi in cerca d'autore teatroIn attesa di potermi rileggere il testo teatrale questa sera ho deciso di godermi nuovamente lo spettacolo teatrale, in dvd, del dramma “Sei personaggi in cerca d’autore” scritto da Luigi Pirandello; dramma che ebbi modo di vedere, per la prima volta, in teatro, al Teatro Carcano di Milano, quando frequentavo l’ultimo anno delle superiori e che poi, io acquistai, anni fa, allorquando uscirono in dvd alcuni spettacoli di Pirandello, in dvd appunto.

In un teatro non bene identificato e, del resto, poco importa di quale teatro, in particolare, si tratti, una compagnia, anche qui non ben identificata, si sta preparando a provare la commedia di Luigi Pirandello intitolata “Il giuoco delle parti”. Sul palcoscenico vanno in scena le piccole scenette della vita quotidiana di una compagnia di teatro, chi arriva in ritardo, chi deve ripassare le parti che faticano ad entrargli in testa, chi, con sufficienza, si pone a confronto con gli componenti della compagnia, e così via. Quando, dopo tutti gli intoppi, piccoli e grandi, la compagnia è ormai pronta a cominciare, anzi comincia, la prova della commedia pirandelliana ecco che sulla scena compaiono sei personaggi che paiono, o forse sono, sbucati dal nulla. Alla normale, quasi scontata direi, domanda del capocomico su chi siano, quello che tra i sei veste i panni del Padre rivela che essi sono personaggi. Sì, personaggi, “vivi e reali” ai quali l’autore, dopo aver dato loro la vita ideandoli, non ha però poi avuto il coraggio o la forza di permetter loro di mettere in scena il loro dramma personale.

Immaginatevi la sorpresa, l’ilarità in certi casi, della compagnia di attori a vedersi piombare lì, in scena, così, all’improvviso, quei sei strani figuri che dicono, anzi pretendono, di essere dei personaggi e di essere più veri e reali degli attori stessi. È infatti sempre il Padre, ad un certo punto, che, rivolto al capocomico poi assurto al rango di autore, dichiara che sì, è vero, loro, in quanto personaggi, creati da un autore, con un’esistenza prefissata, una vita stabilita e scritta sulla carta, sono più reali di qualunque persona reale, financo il loro autore, che gode in una vita che può cangiare di giorno in giorno.

I sei personaggi riescono ad intrigare con la propria vicenda il capocomico il quale decide di accettare il ruolo di loro autore e mette in scena, o meglio permette loro di mettere in scena, il dramma del quale essi sono portatori. E la storia comincia a dipanarsi e, nel corso del primo atto, fa la sua comparsa, una comparsa breve e fugace il settimo dei sei personaggi, quello tra loro che non è in cerca di un autore ma che è il motore di tutto il primo atto: Madama Pace, una donna che, dietro la rispettabile facciata di un negozietto di sartoria, nasconde, nel retrobottega, la realtà di una “casa equivoca”. Qui, nella stanza ubicata nel retrobottega del negozio di Madame Pace, si compie l’incontro, dopo tanti anni tra il Padre e la Figliastra; incontro che, per poco, proprio per pochissimo, non sfocia in qualcosa di molto più intimo. Dopo questo incontro il Padre accetta di riportare sotto il proprio tetto la Figliastra, la Madre, colei che fu sua moglie, e i due figlioletti nati anch’essi dal secondo matrimonio di lei. Questo improvviso piombare in casa di quei quattro “nuovi venuti” provoca la ribellione del Figlio Legittimo il quale, con sdegno, si rifiuta di insegnare la propria parte fino a che, costretto, non rivela quello a cui gli è capitato di assistere, e quello di cui è stato protagonista nel giardino della casa; il ritrovamento del corpo della sorellina annegata e il seguente suicidio del fratellino. Dopo un vibrante battibecco, per così dire, tra il Padre e colui che, nella finzione scenica dovrebbe vestirne i panni, nel quale il secondo, non credendo alla morte del ragazzino, urla “Finzione!” ed il Padre che di rimando urla “Ma quale finzione? Realtà!” la scena si chiude con i sei personaggi, o meglio quelli che dei sei personaggi sopravvivono, lasciano la scena e il capocomico che, dopo aver constatato che oramai si è fatto tardi per le prove, dice alla compagnia di tornare in serata e, dopo aver ordinato il “Buio in sala!”, lascia a sua volta il teatro. Sulla scena, ormai buia, il sipario si riapre sui sei personaggi, in ombra, che tornano, tutti, un’ultima volta alla ribalta per poi ritirarsi, a loro volta, dalla scena.

Copertina libro Sei personaggi in cerca d'autore

Il Genio e il Critico

Harold Bloom è senza alcun dubbio il più influente e quotato tra i critici letterari in America e nel Mondo. Famosi sono i suoi libri che si occupano dei vari ambiti della Letteratura e della Critica letteraria. In quello che è forse il suo più voluminoso, essendo un tomo di più di novecento pagine, lavoro, ossia il libro intitolato “Il genio“, sottotitolo “Il senso dell’eccellenza attraverso le vite di cento individui non comuni”, il grande critico letterario riserva uno spazio, o meglio un ritratto, al “Genio di Girgenti”, al secolo Luigi Pirandello.

Di Luigi Pirandello Harold Bloom prende in considerazione, in maniera particolare, nel suo ritratto l’attività di commediografo e drammaturgo.

Harold Bloom prende, a questo scopo, in considerazione due dei drammi forse più noti di Luigi Pirandello, ovvero “Sei personaggi in cerca d’autore” e  “Enrico IV“.

Tra questi due drammi poi Harold Bloom prende in esame, in maniera particolare, l'”Enrico IV“.

Questo perchè in “Enrico IV” il critico statunitense ravvisa un accostamento con un’opera del Bardo di Stratford-upon-Avon, al secolo William Shakespeare, suo particolare “pupillo”. Quest’opera shakespeariana è “Amleto“.

Un “Amleto” rivisto, per così dire, da Luigi Pirandello in chiave ibseniana.

Tornando, in conclusione, per un attimo sul primo dei due drammi pirandelliani presi in considerazione da Harold Bloom nel ritratto dedicato al “Genio di Girgenti”, ossia a “Sei personaggi in cerca d’autore“, il critico vede e credo a giusta ragione il personaggio più “vivo” della “compagnia” di personaggi reali piombati di peso nella finzione scenica della compagnia di teatranti intenti, si fa per dire, a provare “Il giuoco delle parti“, non tanto in uno dei “Sei personaggi in cerca d’autore” quanto, invece, nel settimo personaggio, l’unico del gruppo non in cerca d’autore. Questo personaggio che brilla in maniera particolare per il critico statunitense e la tenutaria del bordello nel quale il Padre arriva sul punto di avere un rapporto carnale con la Figliastra, rapporto evitato per il proverbiale pelo, ovvero Madame Pace, nome nel quale Bloom non può non ravvisare una certa ironia.

Personalmente non posso che gioire per il fatto che autori, i più svariati, si occupino di Luigi Pirandello. Lo facciano pure, come direbbe lo stesso Pirandello,  “Ciascuno a suo modo“.

Il fatto che, pur in maniere diverse e non sempre “canoniche”, tanti autori, ancora oggi, si trovino, anche solo per poco tempo, ad occuparsi di Luigi Pirandello non può che risultare di giovamento alla memoria del Grande Autore siciliano e della sua straordinaria opera!

Grazie infinite a tutte e tutti voi ed a presto!

Buona domenica!

Con simpatia!

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