[RUBRICHE] Spazio al personaggio: Ennio Trinelli e il teatro no word

La nostra Isabella Grassi intervista Ennio Trinelli e parla del teatro no word

Salve a tutti!
Dopo qualche tempo torna una delle rubriche più apprezzate, quella denominata “Spazio al personaggio” e condotta magistralmente dalla nostra inviata in terra parmense Isabella GrassiIsabella oggi intervisterà per noi Ennio Trinelli e insieme tratteranno del teatro no word.

A me ora non resta altro da fare che invitarvi a dare il vostro più caloroso benvenuto a Ennio Trinelli e passare la parola alla nostra Isabella Grassi:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Riprendo la mia rubrica, dopo qualche mese di pausa e lo faccio con il mondo del teatro. Dopo avervi parlato di teatro classico e di regia, di teatro di parola,  di varie performance e sotto diversi aspetti anche del mondo della danza sia come teatro danza, sia per le rassegne come May Days, che per il mondo della  danza in tutte le sue sfaccettature   oggi affronteremo insieme il teatro no word e come testimonial ho scelto per voi Ennio Trinelli, emiliano come me. Io ho conosciuto Ennio partecipando ad un casting per lo spettacolo Non à la guerre spettacolo che sarà in scena al Teatro Europa di Parma il 19 ed il 20 gennaio prossimi.

Proprio dopo una delle tante prove alle quale Ennio ci sottopone è nata questa intervista, come al solito scritta velocemente sulla mia immancabile Moleskine.

Ennio parlami di te e della tua carriera artistica.

Ho studiato con fervore i vari aspetti artistici del mondo del teatro, dalla danza alla recitazione, al mimo e alla commedia dell’arte e seppure ho calcato le scene anche come attore e danzatore la mia vocazione e lo scopo di tutto il mio percorso artistico è sempre stata la regia.

Ritengo che la cultura debba servire a migliorare i rapporti con le persone, non a peggiorarli e facendo questo percorso, questa riflessione è nato il mio stile registico.

Mi piace lavorare con le persone e vederle crescere, far comprendere loro come l’egopatia da palco sia dannosa: rispetto al piacere che mi dà  il vedere un attore crescere prova dopo prova, il piacere della rappresentazione passa quasi in secondo piano.

Provando con te ho potuto assimilare un approccio multiculturale e un tipo di teatro, quello no word che permette una libertà di espressione senza barriere. Vuoi parlarmi in particolare dello spettacolo Non à la guerre?

Non à la guerre 4Il titolo originale era “La harb non à la guerre”, le prime due parole sono arabe ed hanno il medesimo significato delle successive parole francesi che rappresentavano allora la seconda parte del titolo.

Nasce dal racconto di quatto ragazzi che sono fuggiti dalla ex Jugoslavia e del loro vissuto, è uno spettacolo di  teatro-no word, interamente dedicato all’essere contro la guerra.

Durante una giornata apparentemente normale e in tempo di pace la vita di una comunità metropolitana viene improvvisamente sconvolta da un attacco. Non à la guerre è uno spettacolo dove la drammaturgia è scritta dalla musica e mancano le parole, sostituite dai gesti e dagli sguardi degli attori.

Qual è il messaggio che spera questo spettacolo lasci agli spettatori? Qual è il testo non scritto, non detto?

Non à la guerre 3Spero vivamente di riuscire a trasmettere l’empatia del NO alla Guerra, intesa come volontà di cancellare la causa di ogni possibile guerra.

Allora in realtà il titolo che è l’unico dato testuale racchiude interamente in senso dello spettacolo, o possiamo coglierci anche temi oggi molto attuali, legati alla questione migranti?  

Non à la guerre 1Lo spettacolo è una esplicita condanna al sentimento guerriero che è insieme la causa e l’effetto di tutte le guerre, e quindi foriero di discriminazioni e razzismi. Esiste la guerra, la viviamo, la tocchiamo in quanto esiste dentro di noi; credo che solo se riusciamo a sostituire tale sentimento con il desiderio di pace allora, e solo allora, questa sparirà.

Nda: lo spettacolo che verrà messo in scena al Teatro Europa a Parma il 19 gennaio alle 21:15 ed il 20 Gennaio 2019 alle 17:00 è inserito all’interno di un Festival: Festival Urla dal Silenzio

Per maggiori info sullo spettacolo visitate la pagina dedicata sul sito di Europa Teatri di Parma.

Ma se volete seguire anche Ennio potete leggere il suo sito di notizie di cui lui è l’editore gaiaitalia.com notizie.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio…Nicoletta Cabassi

Una nuova interessantissima incursione nel mondo della danza della nostra Isabella Grassi

Salve a tutti!

Quello che vi andiamo a presentare, non è un uso improprio del plurale majestatis ma un dato di fatto visto che io presento ma il lavoro è della nostra impagabile collaboratrice Isabella Grassi, è la seconda puntata della nostra nuova rubrica Spazio al personaggio. Protagonista di giornata sarà Nicoletta Cabassi. Invitandovi a dare il vostro caloroso benvenuto alla nostra nuova ospite cedo immediatamente la parola a Isabella Grassi

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi vi parlo nuovamente del mondo della danza, in parte già analizzato nella precedente intervista fatta a Loredana, e per farlo vi  presento Nicoletta Cabassi, classe 1968 e parmigiana doc.

La vita la ha portata spesso altrove, fin dalle elementari,  e con lei entreremo in un mondo a me sconosciuto: quello della danza appunto,  delle scarpette e del tutù, del sogno di una bambina diventato realtà e di come si sia realizzato.

Nda: in realtà questa intervista è già apparsa sul web in altro sito con il quale ho collaborato, e viene riproposta dopo averne ottenuto il consenso.

Nicoletta è per me, ma anche per altri fortunatamente, un mostro sacro della danza, è l’unica che è riuscita a farmi vedere un’opera e addirittura trascinare me e la mia famiglia (marito e due figlie), fino a Padova in una fretta giornata di fine dicembre per vederla, per apprezzarla non solo come ballerina, ma anche come coreografa, oltre che per confermare la nostra amicizia che dura ormai da 40 anni.

Aiutooo, quasi quasi ci scrivo una biografia: i miei primi 40 anni con Nicoletta.

Diamo spazio all’intervista per conoscerla insieme e vi rivelo un particolare, la ho intervistata nella mia cucina, dopo aver lautamente mangiato, mentre mio marito riposava e le figlie facevano confusione.

Le domande all’inizio le avevo scritte con la forma di cortesia, ma qui le ho riscritte in tono confidenziale, perché così voglio che siano queste quattro chiacchiere con voi.

Nicoletta, parlami di te e della tua carriera artistica.

Ho iniziato a studiare danza classica all’età di cinque anni. Non la ho mai presa come una perdita di tempo. Ho deciso quindi fin da piccola che quella sarebbe stata la mia vita.

Danzatrice, coreografa, regista. Come ti descriveresti e perché?

Danzatrice per formazione e per lavoro.

Coreografa  perché è quello che faccio sia per i miei lavori che per altri, sia in Italia che all’estero.

Potrei definirmi anche  in altro modo.

Dramaturg, mi è capitato, ma anche Costumista, così come Regista.

Però sicuramente mi definisco coreografa e danzatrice.

Per l’anagrafe sono Tersicorea, questa vale come qualifica giuridica.

Nda: Eh si all’anagrafe la sanno lunga, il ballerino o danzatore, vale a dire colui che balla per professione lo identificano con il nome della musa della danza per eccellenza: Tersicore e così invece che un mestiere diviene una dedizione alla danza. Nel mondo artistico si sa, serve la passione.

Parlami delle tue opere più significative.

Due miei lavori hanno vinto premi.

Sub rosa_C.s.O. Opera aperta e Sol, entrambi sono lavori a me molto cari.

foto 'Sub Rosa VE' eseguita da FotoOrlando Mestre

Sub rosa_ C.s.O. Opera aperta, ha vinto due premi ad Ermo Colle nel 2006, tra cui quello della critica.

Il primo studio risale al 1997, ha visto varie rivisitazione, l’ultima risale al 2014 ed è ispirato alla opera di Joel Peter Witkin.

Sol invece ha vinto il premio del pubblico al Festival Nazionale Voci dell’anima.

Son particolarmente legata alla performance Beech against intollerance (?), perché  lo continuo a portare in scena ed a rappresentarlo nonostante il trascorrere degli anni in vari paesi europei.

Nda: certo che quanto a titoli delle opere, Nicoletta non scherza!

Le tue “piazze” più famose.

Parigi, Bruxelles, Roma, Torino, New York, Vienna e Napoli sono tra i posti dove il  mio lavoro mi ha portato.

Oltre che con il tuo nome giri con una compagnia. Parlacene.

Lubbert Das è il nome che do al mio progetto e che utilizzo per le mie produzioni indifferentemente dal fatto che sia io in scena, che sia sola o con altri danzatori. Nicoletta Cabassi invece è utilizzato nei progetti altrui.

Com’è nato il nome Lubbert Das?

E’ l’iscrizione sulla tavola di Hieronymus Bosch ed il titolo della tavola è “l’estrazione della pietra della follia”. Controversi ed ulteriori significati vengono attribuiti a tale nome che concordemente veniva ad identificare lo scemo del villaggio e che letteralmente può essere tradotto come “Bassotto castrato”. Confesso che solo successivamente ho appreso tale significato.

Nda: come detto, in fatto a nomi Nicoletta non scherza!

Perché o per cosa secondo te Nicoletta Cabassi e la sua compagnia saranno ricordate?

Sinceramente per la mia capacità diplomatica (ride molto mentre lo dice, e chi la conosce ne comprende appieno il perché), e la mia capacità di essere flessibile.

Se qualcuno si ricorderà di me sarà per le emozioni trasmesse, per l’impegno e per il rigore nel far conciliare professione e vita.

Il tuo animale preferito?

Premesso che sono animalista e vegetariana e che amo tutti gli animali, prediligo il gatto. Ludmilla, Lulù e la new entry che ho battezzato Bianca ma non escludo che diventi Lucrezia sono le mie micie.

Danza classica e contemporanea con “incursioni” nell’opera e nel teatro. Sei chiaramente un un’artista poliedrica. Parlami  di questi tuoi diversi aspetti.

Siccome la danza non mi è mai bastata ed ho avuto la grandissima fortuna di essere nata a Parma, ho avuto il privilegio di incontrare grandi artisti come Meredith Monk e Pina Bausch.

Ho cominciato così a studiare la drammaturgia contemporanea e da lì a ritroso fino ad andare a “praticare” il teatro in workshop e seminari.

Ho così avuto modo di soddisfare il mio desiderio adolescenziale di mettere in scena lavori non solo di danza.

Per l’Opera in particolare mi è capitato per caso perché il Teatro Regio di Parma al tempo invece di fare audizioni ai danzatori chiamava direttamente gli allievi capaci e meritevoli della scuola di balletto da me frequentata.

Ho poi coltivato e continuato a lavorare nell’Opera accedendovi tramite audizioni e ho ricoperto vari ruoli giungendo a firmare le coreografie all’interno delle opere.

Se si vuole approfondire la conoscenza di Nicoletta Cabassi nel mondo virtuale si può tranquillamente accedere alla sua pagina facebook che mantiene sempre aggiornata, dove si troveranno anche notizie ed immagini dei suoi lavori e dei suoi seminari, oltre che degli spettacoli.

http://www.facebook.com/NicolettaCabassiLubbertDas

Io consiglio a tutti, grandi e piccini, amanti e non della danza di andarla a vedere, sicuramente tra tutte le sue diverse performance ne troverete che vi soddisferanno.

Non è insolito infatti che a fianco a spettacoli di danza pura lei si cimenti in veri e propri esperimenti e che quindi sconvolga letteralmente il pubblico astante.

Questo il video di una sua performance realizzata nell’ambito dell’installazione di “Stabat mater 15-18” – elaborazione sonora e concept Mauro Casappa – icone Pietro Bandini – testo Karima Cristina Crosali – Wopa (PR) aprile 2016, di e con Nicoletta Cabassi: https://www.youtube.com/watch?v=sj7KIwn_qSc

Per chi fosse ulteriormente curioso questa è la Pagina Facebook della performance:

https://www.facebook.com/stabatmater15.18/?hc_location=ufi&__mref=message_bubble

Io la ho seguita in teatri, studi tecnici, in musei e presentazioni varie e mai dico mai me ne sono pentita.

Seguitela e ne vedrete delle belle.

                                                                                Isabella Grassi

 

Spazio al personaggio… Loredana Scianna

Una piccola incursione nel mondo della cultura a cura della nostra Isabella Grassi

Salve a tutti!

Grandi notizie! Con questo articolo si “formalizza” in maniera ufficiale quello che per quanti seguono con maggiore costanza e attenzione questo mio blog era ormai qualcosa di assodato. La nostra inviata da Parma Isabella Grassi sale a tutti gli effetti a bordo di questa nostra nave virtuale della quale diventerà nocchiera ufficiale e costante. Come avrete senz’altro notato dal titolo questa intervista avvia quella che sarà una rubrica fissa e, ne sono certo, assai seguita e amata, della nostra Isabella Grassi. Protagonista di questo “numero zero” della rubrica Spazio al personaggio è Loredana Scianna.

Ma ora cedo la parola a Isabella Grassi e alla sua ospite…

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Loredana SciannaOggi vi parlo di un pezzo forte del “mio” teatro, quello che conosco e frequento. Vi presento Loredana Scianna, una delle ragazze del Teatro Europa di Parma.

Loredana  non è stata la prima maestra, ma quella che mi ha fatto scoprire che nonostante la corporatura non certo esile, per usare un eufemismo, e l’età non più giovanissima anch’io posso affrontare esperienze teatrali con movimenti simili alla danza.

Loredana è nata nel mondo della danza, ma è attrice, doppiatrice, regista. Una persona eclettica e performante.

Diamo spazio alla sua intervista effettuata in tarda serata al Teatro Europa dopo oltre due ore di laboratorio (eh si, è la mia attuale maestra…), dove ci ha letteralmente strizzato con rotolamenti vari e prove di narrazione. La mia frase finale è stata: “Al club di Nonna Papera si rompono i bauli.” Sfido chiunque che non fosse presente alla serata a capirla. Vi basti solo sapere che la prima versione del racconto è durata più di due minuti e questa è la battuta di sintesi.

La capacità di pulire e sfrondare un testo è una caratteristica che le appartiene, tanto che nei suoi esiti  di laboratorio il testo o manca o è assai misurato o è improvvisazione pura.

 Loredana, descriviti con parole tue e  parlami della tua carriera artistica.

Io ho sempre navigato in un terreno ibrido. Ho cominciato a danzare a sei anni anche se avrei voluto cominciare almeno due anni prima. Poi le cose si sono fatte fluide e ho cominciato a considerare il mio corpo come un corpo-voce tutto intero. Lo studio della voce e delle sue potenzialità è diventato quindi molto importante e mi ha stimolato la curiosità, così da portarmi sempre a considerare le due dimensioni corpo-voce assolutamente legate fra loro. Non sono molto  conscia di cosa ho realizzato, penso sempre alla scena successiva, sono vorace e con l’età ho imparato a distinguere cosa mi interessa davvero.

 Cara Loredana, hai dato una risposta molto personale, ma parlami anche della tua attività nel teatro, nella danza e nel mondo della celluloide.

Dopo la “Scuola Paolo Grassi” a Milano, ho cercato il più possibile di capire come il corpo desiderasse muoversi dato che non ho una fisicità, perdonatemi il termine, standard per la danza e che sono “affezionata” ai corpi reali, alle imperfezioni che  sole creano dinamiche insospettabili.

Come socia fondatrice di una associazione teatrale (Europateatri nda), ho avuto la possibilità di sviluppare sia progetti produttivi che non, appropriandomi di uno  spazio di ricerca che difficilmente è consentito con i tempi stretti di un  debutto e di una produzione. Gli stessi laboratori svolti all’interno del teatro sono momenti di studio sia per me che per chi lavora con me.

Ho avuto la costanza di completare tre anni di studio del doppiaggio con Mario Maldesi e di sfiorare grandi personalità come Chiara Guidi. Tutto confluisce nel mio lavoro.

Ho toccato il cinema marginalmente. Sono da poco terminate le riprese di “1/2”, il primo lungometraggio di Raffaele Salvaggiola, in cui ho un piccolo cammeo che mi ha divertito molto.

In realtà ho fatto moltissime cose, ma difficilmente le dichiaro. Continuo a tessere in modo artigianale il mio percorso.

Nda: non c’è che dire Loredana è una persona poliedrica, ha messo scarpine e tutù per entrare nel mondo della danza,  è volitiva e determinata, ricercatrice e sperimentatrice.

Posso dire personalmente che il suo percorso sulla voce è assai significativo e sa trasmettere questa passione anche a chi come me è stato suo allievo.

Negli anni passati, ma anche ora, noi fortunati siamo stati coinvolti ed accompagnati in questa scoperta. Ha portato al Teatro Europa stage di doppiaggio tenuti da Stefano Cutaia ex allievo come lei di Maldesi, mostro sacro che non ha bisogno di presentazioni essendo stato il direttore ufficiale di doppiaggio di registi del calibro di Stanley Kubrick e Mel Brooks.

Stefano ha fondato una sua scuola a Bologna. L’esperienza è stata così pregnante che per un anno io e mia figlia siamo state sue allieve alla NovArtescenica (http://www.novartescenica.it/).

Se volete avere una idea delle  capacità di doppiatrice di Loredana guardate questo video: https://vimeo.com/34702316  mentre per il trailer di “1/2”  accedete a questo il link: https://youtu.be/ssEktupKV0c.                                                                                                                      Sempre al Teatro Europa Loredana ha portato anche Chiara Guidi, altro mostro sacro della parola e della lettura interpretata.

La voce è un tuo punto di forza ed è nota ai parmigiani perché la hai prestata in una trasmissione locale. Vero o falso?

                                                                                                                         Vero ma non ricordo ai parmigiani come  e dove perché è buffo essere ricordata per quello.

Uno dei lavori di cui sono più orgogliosa è il cortometraggio di animazione di Magic Mind Corporation intitolato “Tramondo” dove ho interpretato ben sei voci diverse.

Una puntata zero di un lavoro in stop motion che purtroppo non è mai stata prodotto.

Nda: mentre dice queste cose passa dal divertimento provato nel non svelare il nome della trasmissione tv ed aver partecipato al doppiaggio del cartone, alla delusione provata perché il serial non è stato prodotto. E’ divertente osservare questi cambiamenti d’animo in Loredana.

Negli ultimi anni fai coppia fissa con Davide Rocchi, danzatore che però ami coinvolgere anche in performance e spettacoli teatrali. In particolare ho avuto modo di assistere alla produzione di Il Soldatino, dove in scena oltre a voi due c’è anche Umberto Fabi,  e che ha visto l’esordio registico di Yannick De Sousa Mendes, light designer e tuo marito. Ti va di parlarcene? 

SoldatinoIl Soldatino di Stagno è un lavoro cui sono affezionatissima, dove ci sono tutti i miei compagni di viaggio.

Volevamo creare una fiaba visionaria che non fosse solo per i bambini, dove i tratti dei disegni realizzati da Fogliazza e animati da Pietro Anastasi ( il primo è un vignettista mentre il secondo un fotografo nonché produttore di lavori video, entrambi di Parma, nda) divenissero un “sogno” in carne ed ossa.

Si è trattato di un processo molto complesso in cui la regia, la coreografia, la drammaturgia di parola, quella video ed il montaggio musicale sono così strettamente connessi e ben miscelati che il tutto ha richiesto un anno di prove per arrivare al punto.

Con grande serenità e di relazione tra di noi, abbiamo ottenuto un risultato, credo sorprendente.

Nda: ho avuto la fortuna di vedere nascere questo progetto e non ricordo più quante volte sia io che le mie figlie lo abbiamo visto. Se siete curiosi oltre che andarlo a vedere al Teatro Europa, sarà in scena il 17 dicembre, potete nel frattempo godervi il promo a questo link: https://youtu.be/4U3krnw1oOI.

Mi sembra di ricordare che voi quattro e mi riferisco a te, Yannick, Davide e Umberto, foste insieme in una occasione molto particolare, un 8 settembre per la precisione, che già la dice lunga. Umberto prese la scena come oratore, ma compì una narrazione speciale. Puoi spiegarcelo?

Si, abbiamo chiamato quel giorno nelle nostre partecipazioni come “armistizio wedding”, così è stato ribattezzato il matrimonio tra me e Yannick. Umberto Fabi  ebbe il ruolo di officiante e Davide Rocchi mi fece da testimone.

La gente nell’assistere alla celebrazione continuava a chiedersi se stesse veramente succedendo nella realtà.

Nda: io c’ero e devo ammettere che la domanda mi è più volta venuta in mente, complice forse il fatto che tra gli invitati ci fossero parecchi artisti.

Una vita interamente coinvolta nel mondo artistico, dove amore e lavoro sono in simbiosi. C’è un lato comune di Loredana? Qual è la tua piccola mania alla quale non sai rinunciare?

Ce ne sono diverse. Ho bisogno di molto spazio per lottare tra me e me e dunque di grandi momenti di solitudine.

Oltre questo ho un grande amore per gli animali, adoro cucinare per gli altri, ho un’indole piuttosto malinconica ma anche autoironica.

 Per cosa sarà ricordata Loredana?

I miei amici dicono che io non arrivo, ma compaio; non me ne vado ma svanisco.

Lascio che le persone colgano di me quello che ritengono, senza impormi e senza desiderare di piacere a tutti i costi.

Vorrei essere ricordata se mi è permesso dirlo, per tutto ciò che ho amato così tanto da farla diventare un unicum con me.

Un oggetto che ti rappresenta?

Un caleidoscopio.

Loredana Scianna non poteva dare risposta migliore, lei è colore e movimento, ma rappresenta una unica forza che cambia e si adatta alla vita, alle persone che la circondano e ai suoi desideri nonché aspirazioni.

Approfondite la sua conoscenza partecipando ai suoi laboratori teatrali ed assistendo ai suoi spettacoli, sono sicura che non potrete che apprezzarla.

Isabella Grassi

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