[EVENTI] Sfumature di giallo a Busto Arsizio

Letteratura di genere fra piaceri enogastronomici a Busto Arsizio

Salve a tutti!

Locandina evento Sfumature di Giallo a Busto Arsizio

Stasera torno tra voi per segnalarvi

Sfumature di Giallo a Busto Arsizio un evento imperdibile in programma sabato prossimo 28 aprile 2018 a Busto Arsizio in provincia di Varese.

Questo il programma, preso dalla locandina dell’evento:

Locandina evento Sfumature di Giallo a Busto Arsizio

Si inizierà alle ore 10.30 da Bisto Pasticceria e Caffè dove si terrà l’evento Morte di Cioccolato un laboratorio alla scoperta del cioccolato in compagnia del Maestro Pasticcere Graziano Bistoletti; a seguire la scrittrice Michela Gecele presenterà il romanzo “Morte di cioccolato” edito dalla casa editrice Forme Libere.

Nel pomeriggio, alle ore 17.30, presso SBAM  New Design Ideas si terrà l’evento Donne e uomini in giallo durante il quale il critico letterario e saggista, professore emerito dell’Università degli studi di Trieste Elvio Guagnini dialogherà con Michela Gecele e Gloria Canestrini che presenteranno le protagoniste dei loro gialli, Ada Hartmann e Vanda Piffer. Le due autrici accoglieranno (a sorpresa) il giallista Matteo Tovazzi.

La giornata di eventi a base di gialli e piaceri enogastronomici si chiuderà con un aperitivo.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buona serata, Buonanotte e, come sempre, Buona lettura, magari proprio con i gialli degli ospiti dell’evento Sfumature di giallo a Busto Arsizio!

Con simpatia! 🙂

Locandina evento Sfumature di Giallo a Busto Arsizio

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Serata in giallo a Milano

Michela Gecele ospite a La Cieca Pink di Milano

Salve a tutti!

Continua il mio periodo di promotore di eventi culturali. In questo venerdì 1° aprile la protagonista di turno è Michela Gecele, autrice presso la casa editrice Forme-Libere dei romanzi “I fiumi sotto la città” e “La spiaggia dei ricordi morti“, entrambi con come protagonista la detective dilettante Ada Hartmann.

L’incontro con Michela Gecele avrà luogo mercoledì 13 aprile 2016, a partire dalle ore 20.00 presso La Cieca Pink a Milano.

Per tutti i dettagli riporto qui sotto la locandina dell’evento:

SERATA IN GIALLO A LA CIECA PINK

Mercoledì 13 aprile 2016, dalle ore 20.00, in via Pier Lombardo, 9

Chi ha ucciso Umberto? Chi è il morto sulla spiaggia?La spiaggia dei ricordi morti di Michela Gecele
Troviamo le risposte fra le pagine
di I fiumi sotto la città e La spiaggia
dei ricordi morti, i primi due gialli
della serie Ada, torte e delitti, con
protagonista Ada Hartmann.

I fiumi sotto la città di Michela GeceleIl menù dei vini della serata
sarà liberamente tratto dai libri
presentati, con molti tocchi di
sicilianità.

Claudio Palmigiano dialogherà con Michela Gecele, l’autrice della serie
Ada, torte e delitti.

Ada Hartmann è la protagonista dei gialli di Michela Gecele. Nata a Berlino Ovest nel 1972, il caso l’ha portata a Catania, dove insegna Sociologia. Ama perdersi per le strade delle città, per poi ritrovarsi in qualche caffè o pasticceria. Insaziabile consumatrice e produttrice di torte, amante dei misteri, tanto da trasformarsi in un’abile investigatrice.

Enoteca La Cieca Pink – Via Pier Lombardo, 9 – Milano

Certo di aver stuzzicato una volta di più il vostro palato di curiosi e appassionati lettori ringrazio tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e vi do l’arrivederci alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura, magari proprio in compagnia dei romanzi di Michela Gecele!

Con simpatia! 🙂

Intervista con l’autrice

Isabella Grassi ci presenta Michela Gecele

Salve a tutti!

Oggi voglio stravolgere un po’ quella che è la forma solita dei miei interventi tra queste pagine. D’altronde come recita un famoso spot pubblicitario: “Meglio cambiare, no?” Quindi anticipo quelli che sono i ringraziamenti, rivolti a tutte e tutti voi per l’attenzione e la pazienza che ogni volta mi accordate ma soprattutto, anche in questo caso, alla bravissima Isabella Grassi che ci ha voluto concedere un’altra delle sue interviste! Per concludere questo mio breve cappello iniziale voglio invitare tutte e tutti voi a scoprire i romanzi dell’autrice intervistata e a gustarveli come meritano.

Ma ora è tempo che io taccia e lasci la parola a Isabella Grassi e alla sua intervista Michela Gecele. A loro la parola:

Ritratto di Michela Gecele
Oggi ho intervistato per voi Michela Gecele, una scrittrice di romanzi gialli, autrice di “I fiumi sotto la città” e di “La spiaggia dei ricordi morti”, entrambi per Edizioni Forme Libere (della serie Ada, torte e delitti) che insieme a “Il Grisbì” di Giovanni Bertani per il medesimo editore, saranno presentati a Parma il 19 marzo 2016 durante “Un pomeriggio in giallo” alla Libreria Piccoli Labirinti, evento presentato da Massimo Beccarelli.

Versione ridotta locandina evento "Bobby Lago incontra Ada Hartmann"

Si descriva in tre parole.

In equilibrio, instabile

Cosa l’ha spinta a scrivere?

Il primo giallo nasce da una reazione alle riunioni di condominio… Però ho sempre scritto, più sul versante della saggistica.

Descriva i momenti che dedica alla scrittura e come si inseriscono nella quotidianità.

Possibilmente al mattino, possibilmente presto. Ma dipende dalle giornate, dagli impegni, dall’energia, dall’umore, dalla luce ecc ecc. La mia situazione ideale è scrivere, a mano, sorseggiando una bevanda calda e mangiando una fetta di torta, in un caffè, in qualsiasi parte del mondo. In questo assomiglio alla mia protagonista.

Durante la scrittura del suo romanzo come ha creato i suoi Personaggi e l’Ambientazione? Si è rifatto a esperienze personali direttamente?

I personaggi iniziano da un particolare: il nome, un gesto, un luogo, un tratto del carattere. Poi si compongono in una storia, acquisiscono un passato, dei  modi di esprimersi, scegliere, amare, fuggire, arrabbiarsi, soffrire, trovare motivazioni alle giornate. Una volta nati, continuano a vivere la loro vita, anche al di fuori delle pagine del libro. Questa è una cosa che mi piace molto.

Come descriverebbe la sua tecnica di scrittura?

Credo che sia in continuo cambiamento, in evoluzione. O almeno, mi piace pensarlo. I diversi modi di costruire una stessa scena o narrazione, sono come dei processi di traduzione e la traduzione è una forma letteraria che mi affascina.

Descriva in tre parole il libro o il personaggio principale.

Curiosa, passionale, lucida.

Perché si dovrebbe scegliere di leggere il suo romanzo?

Parliamo di due romanzi, i primi di una quasi-serie, intitolata: Ada torte e delitti. Credo che leggerli sia piacevole, che non richieda sforzo. Possono essere libri di relax e intrattenimento, anche se sono densi di contenuti. A partire dalla città di Catania (e anche da Berlino, città natale della protagonista, catanese d’adozione), che accoglie il lettore con generosità. per tutta la durata della narrazione. Per continuare con i temi social-sociologici, necessariamente toccati, per professione, da Ada Hartmann, e con le tante torte (ci sono anche i vini). E poi c’è Ada stessa. Insieme a tutti gli altri personaggi dei due racconti. Personaggi che, come dicevo prima, diventano persone. Improvvisamente, a un certo punto della lettura, il lettore non è più spettatore.  Entra nella vicenda e  nella città, negli incontri, nei fatti e nelle ricostruzioni. Entra in pieno in storie che trattano di morte e quindi, profondamente, di vita.

Perché un romanzo di genere?

Sono romanzi di genere perché sono gialli. Non voglio eludere la domanda, penso che sia proprio così. C’è un morto (o morta) ammazzato, c’è qualcuno che indaga, ci sono divagazioni ed indizi. C’è ragionamento, curiosità, ricerca al di là delle apparenze, immedesimazione, domande, ricerche. C’è dolore, buio e resistenza. Alla fine si scopre l’assassino (o l’assassina), anche se qualcosa rimane sempre aperto.

Faccia una breve descrizione della sua opera, che non sia meramente riassuntiva.

Un omicidio in una cantina di Catania, una persona scomparsa a Berlino. Ada Hartmann è il trait d’union fra i due fatti. Per questo deve indagare e lo fa mettendo in gioco e in discussione, tutto il suo piccolo o grande mondo ne “I fiumi sotto la città”. In “La spiaggia dei ricordi morti” Ada “inciampa” in un morto sulla spiaggia. Un morto che non è il vero morto (non quello ammazzato), ma che apre curiosità e storie del passato. L’indagine riguarderà un mistero irrisolto nella Catania degli anni ’60.

Cosa pensa che la lettura del romanzo lasci al lettore?

La voglia di mangiare una fetta di torta, di andare a Catania (e a Berlino), di conoscere di più Ada Hartmann. E di vivere, osando.

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Salutata l’autrice, vi presento ora i romanzi.

I fiumi sotto la città di Michela Gecele

I fiumi sotto la città”,

Edizioni Forme Libere

(primo giallo della serie Ada, torte e delitti)

* * *

C’è qualcosa che lega la scomparsa di Rose da Berlino con l’omicidio di Umberto nell’antico quartiere catanese di San Berillo?  E’  la domanda che tormenta  la protagonista Ada Hartmann quando  il vecchio palazzo nobiliare dove vive Ada diventa scena del delitto dentro le viscere della Catania storica. Insospettita da alcune strane coincidenze che ruotano attorno alla sua amica archeologa Rose, Ada si immagina  un tassello di un disegno più ampio. La casa o i suoi abitanti forse nascondono un mistero.

 

Nel procedere del romanzo si impara a conoscere Ada Hartmann, tedesca di Berlino ovest, trasferitasi nella ben più solare Catania, dove insegna Sociologia degli spazi urbani all’università. Autoironica frequentatrice dell’oracolo cinese, ama perdersi per le strade delle città, per poi ritrovarsi in qualche caffè o pasticceria.  Ada è una insaziabile consumatrice (e produttrice) di torte e di misteri, ma il lettore ben presto la scopre curiosa e interessata alla vita e alla morte altrui ed impara ben presto come la protagonista sia soprattutto interessata agli omicidi in cui si imbatte.

 

Man mano che il libro procede l’autrice svela il carattere ed i gusti di Ada e si imparano a conoscere i luoghi che nello stesso vengono descritti.

E’ un libro visto al femminile dove bene si intersecano elementi nordici con il calore della Sicilia.

E’ un giallo come ha già precisato nell’intervista l’autrice, ma non è difficile ritrovarvi anche dei toni che lo possono avvicinare ad un romanzo rosa, dove i sentimenti fanno da cornice a tutta la vicenda.

L’amicizia viene infatti esaminata sotto diverse forme e sotto diversi aspetti, ed il lettore si ritroverà spesso a fare riflessioni più intimistiche per poi improvvisamente essere nuovamente catapultato nella suspence delle indagini di omicidio.

 

Ma analizziamo anche il secondo libro:

La spiaggia dei ricordi morti”,

Edizioni Forme Libere

(secondo giallo della serie Ada, torte e delitti)

La spiaggia dei ricordi morti di Michela Gecele

La vicenda si svolge pochi mesi dopo la prima, la protagonista è sempre Ada Hartmann  e si apre con lei che cammina sulla Plaja di Catania.

Il lettore viene quindi subito catapultato in un ambiente solare dove il mare  si interseca e fa da cornice alla vista sull’Etna e sulla città siciliana.

L’inizio quindi potrebbe far pensare ad una storia d’amore  ma  l’illusione dura poco, ben presto infatti appare un elemento assai dirompente: un morto, proprio sulla spiaggia, sulla spiaggia dove normalmente i bambini giocano a palla. Inizia così la seconda avventura di Ada.

La sociologa berlinese residente a Catania, è un’investigatrice a tutti gli effetti, ed il suo modo di analisi e deduzioni non si discosta da una ben più celebre signora in giallo, protagonista di una celebre serie televisiva.

Naturalmente, insieme ai delitti, anche in questo romanzo tornano le sue torte,  che Ada sovente prepara ma che altrettanto spesso si concede.

La Catania degli anni ’60 emerge in maniera prevalente nella narrazione e pervade l’opera, la protagonista descrive assai minuziosamente l’ambientazione della città siciliana di quei tempi, con i suoi miti di progresso e crescita e i suoi scheletri non troppo nascosti. La città etnea è quindi  ancora una volta protagonista, anche più che nella prima avventura di Ada.

Emergono emozioni e voci del passato, e spesso i dialoghi anche incalzanti sono intervallati dalle riflessioni di Ada, che illustra così fatti passati e personaggi  sia vivi che morti.

E la tecnica narrativa utilizzata li rende tutti ugualmente presenti e vividi, anche quando compaiono solo nel ricordo.

Eventi politici, trasformazioni urbanistiche ed edilizie, moda, film rigorosamente anni 60 diventano nuovamente attuali e passato e presente si sovrappongono, in un crescendo di patos e coinvolgimento.

Sia i protagonisti del romanzo che il lettore si lasceranno turbare dalle vicende umane al di là del tempo.

Consiglio quindi la lettura di questi romanzi non solo agli amanti del genere giallo ma anche a chi ama i sentimenti, a coloro che sono ancora affascinati dai mitici anni 60, agli amanti della Sicilia e perché no, anche a coloro che vogliono scoprire qualche segreto di pasticceria.

Isabella Grassi

Ada Hartmann si presenta

Facciamo la conoscenza con la “Professoressa in giallo” Ada Hartmann

Salve a tutti!

I fiumi sotto la città di Michela GeceleCompletiamo, in attesa di conoscere in maniera più completa la sua creatrice, Ada Hartmann, la protagonista dei romanzi La spiaggia dei ricordi morti di Michela GeceleI fiumi sotto la città” e “La spiaggia dei ricordi morti” entrambi parte integrante della serie “Ada torte e delitti“, uscita dalla penna e dall’inventiva di Michela Gecele e portata alla ribalta letteraria ad opera delle Edizioni Forme Libere.

Questo nostro processo di conoscenza di Ada Hartmann procederà in questo modo: si inizierà con la presentazione delle sinossi dei due romanzi che la vedono protagonista e si continuerà poi con la presentazione di alcuni stralci tratti dal romanzo che ha segnato il debutto sulla scena di Ada Hartmann, ossia “I fiumi sotto la città“.

Versione ridotta locandina evento "Bobby Lago incontra Ada Hartmann"Siete pronti a fare la conoscenza con questa nuova straordinaria eroina letteraria che, in compagnia del suo sodale Bobby Lago, sarà protagonista dell’evento culturaleBobby Lago incontra Ada Hartmannin programma per sabato 19 marzo 2016, a partire dalle ore 18.00 presso la Libreria Piccoli Labirinti di Parma?

Perfetto! Allora mettetevi comodi che partiamo! Ecco quindi a voi le sinossi dei due romanzi “I fiumi sotto la città” e “La spiaggia dei ricordi morti” di Michela Gecele pubblicati da Edizioni Forme Libere:

Quarta di copertina di “I fiumi sotto la città”, Edizioni Forme Libere (primo giallo della serie Ada, torte e delitti)

2010 – C’è qualcosa che lega la scomparsa di Rose da Berlino con l’omicidio di Umberto nell’antico quartiere catanese di San Berillo? Se lo chiede Ada Hartmann, insospettita da alcune strane coincidenze che ruotano attorno alla sua amica archeologa Rose. E allora il vecchio palazzo nobiliare dove vive Ada, scena del delitto dentro le viscere della Catania storica, potrebbe forse rivelarsi il tassello di un disegno più ampio, che cancella i confini geografici? La casa nasconde un mistero? O qualcuno dei suoi abitanti?

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Quarta di copertina di “La spiaggia dei ricordi morti”, Edizioni Forme Libere (secondo giallo della serie Ada, torte e delitti)

Settembre 2010. Ada Hartmann cammina sulla Plaja di Catania. Mare, sole, vista sull’Etna e sulla città; ma oggi con un “ingrediente” in più: un morto, proprio sulla spiaggia. Da qui ha inizio la seconda avventura di Ada.

La sociologa berlinese residente a Catania, dopo la prima avventura in “I fiumi sotto la città”, diventa ormai un’investigatrice a tutti gli effetti, pur se dilettante e per caso. Naturalmente, insieme ai delitti, anche in questo romanzo tornano le sue torte. Tante e golose.

Lo scenario principale dell’indagine sarà quello della Catania, e dell’Italia, degli anni ’60, con i suoi miti di progresso e crescita e i suoi scheletri non troppo nascosti. La città etnea è di nuovo protagonista, anche più che nella prima avventura di Ada. Intatte, emergono emozioni e voci del passato. Fatti. Personaggi vivi e morti. Tutti ugualmente presenti e vividi, anche quando compaiono solo nel ricordo. Tornano attuali gli eventi politici, le trasformazioni urbanistiche ed edilizie, la moda, i film di allora. Passato e presente si sovrappongono, in un crescendo di patos e coinvolgimento di tutti i protagonisti del romanzo. E anche di chi, lettore, si lascerà turbare da vicende umane al di là del tempo.

Continuiamo ora con la presentazione più diretta di Ada Hartmann attraverso una sua biografia sintetica:

Ada Hartmann è nata a Berlino ovest nel 1972, e il caso l’ha portata a Catania, dove insegna Sociologia degli spazi urbani all’università. Autoironica frequentatrice dell’oracolo cinese, ama perdersi per le strade delle città, per poi ritrovarsi in qualche caffè o pasticceria. Insaziabile consumatrice (e produttrice) di torte e di misteri, si sta scoprendo curiosa e interessata alla vita e alla morte altrui. Soprattutto agli omicidi in cui si imbatte.

Ed ora, visto che so già, che sarete rosi dalla curiosità di potervi gustare un’anteprima del romanzo d’esordio di Ada Hartmann, per gentile concessione dell’autrice vi offro alcuni stralci tratti da “I fiumi sotto la città“:

I fiumi sotto la città di Michela Gecele

Lunedì 17 maggio

Berlino era sempre diversa. A ogni visita si trasformava.

Un palazzo nuovo, un caffè, un negozio. Continuamente, incessantemente.

Ma questo succedeva anche in altre città. Qua spesso era l’anima di un quartiere a cambiare, o il punto di fuga nella prospettiva di una piazza. Le radici che dava Berlino erano fatte di movimento

A questo pensava Ada mentre camminava Unter den Linden, in un tiepido lunedì di maggio.

Il passo era ampio. Occupava lo spazio con pieno diritto. Quella rimaneva la sua città, anche se adesso viveva altrove. Giacca viola, pantaloni e maglietta gialla, capelli spettinati, occhi scuri. Piccola e agile. Sulla sua strada, una vetrina inevitabile, colorata e golosa. Torte.

Entrò senza pensare, e scelse senza riflettere troppo. Rimase delusa.

La torta di prugne e formaggio non era cattiva, ma forse quella di amaretti e pere le avrebbe dato più soddisfazione, o quella con la frutta secca. La cioccolata, comunque, era buona.

Anche a Rose piaceva la cioccolata calda; mentre non condivideva la passione di Ada per le torte. Dove poteva essere Rose? Questo interrogativo continuava a cercare strade nella mente di Ada, anche quando altri pensieri si sovrapponevano.

Rose era scomparsa, da dieci giorni.

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Mercoledì 19 marzo

Al mattino, dopo colazione, salì in terrazza. Di solito lavorava in casa; ma quella mattina sentiva il desiderio di aria e di luce. Le piaceva arrivare lassù. L’alloggio era costruito su tre livelli e arrivando alla copertura esterna, sentiva di entrare nella parte più intima della casa. Le dava benessere. Estraniarsi da tutto, immergendosi nei colori e nei rumori della città.

Da quella prospettiva, Catania diventava città nel modo che piaceva a lei. Un ingranaggio in cui si poteva entrare, ma che non ti invadeva. Sfondo in cui non sei obbligata a collocarti, ad avere un ruolo. Anche al mattino presto, quando, a volte, prendeva un autobus per l’aeroporto o per Palermo trovava la stessa Catania. In quegli orari piccoli, si muovevano personaggi diversi da quelli diurni. Immigrati, viaggiatori, vagabondi. O catanesi. Quelli che iniziano presto la loro giornata lavorativa, magari all’aeroporto. Bastava lasciar passare un’ora e tutto cambiava. La città diurna ritornava, con i suoi abitanti e i suoi legami troppo stretti. Tempo e spazio non erano più contratti. L’aria si riempiva di connessioni, parole, riferimenti a legami comuni.

Quell’umanità a volte le si contrapponeva come una massa compatta, senza spiragli e confini. Se ne sentiva schiacciata. Poi si differenziava. In un nome, una forma, una persona. E le relazioni acquistavano di nuovo senso e colore. Il respiro tornava libero.

Berlino era diversa. Forse il resto del mondo era diverso.

Dopo un’ora di lavoro, pensò di chiamare Fabio, ricordandosi il proposito della sera precedente.

  • Ciao Fabio.
  • Che telefonata mattiniera! Sono ancora a letto.
  • Io lavoro già da un po’. Ti va di pranzare insieme?
  • Va bene. Alle due da Haiku?
  • D’accordo. Un bacio.

Era contenta di avere chiamato. Le sembrava di aver riallacciato un filo. Aveva conosciuto Fabio dopo tre mesi dal suo arrivo a Catania. Allora non aveva ancora sperimentato gli estremi della terra di Sicilia. La sua capacità di trasformarsi da paradiso in inferno, in un attimo, per poi tornare paradiso. Giardino in cui serpente e angelo sono spesso un’unica persona. E dove lei, che pensava di essere passionale e istintiva, si era sempre più ritrovata a incarnare una sorta di equilibrata medietà. Solo l’amore per il giallo tradiva la sua indole. Secondo qualsiasi tipo di interpretazione, il colore indicava slancio e passione.

Quella sera Ada era andata con dei colleghi dell’università in un locale nuovo. Iniziava a sentirsi di casa a Catania, e nello stesso tempo viveva ancora tutto l’entusiasmo della novità. Era di ottimo umore, quasi elettrizzata. La musica le piaceva. Fabio stava suonando lì, con il suo gruppo. Contrabbasso,  musica jazz. In una pausa l’aveva avvicinato, al bar, per fargli i complimenti e per chiedergli se conoscesse alcuni musicisti emergenti berlinesi, che le piacevano molto.

Li conosceva, e conosceva Berlino. Ci era stato diverse volte. A un appassionato di musica Berlino offriva molto. Il breve scambio era proseguito dopo la fine del concerto, e poi in un altro locale. Ormai i colleghi di Ada erano tutti andati a casa.

Loro avevano continuato a parlare di musica, poi di cinema, di letteratura, e, ancora, di Berlino e di Catania. Poco di se stessi. O, meglio, avevano parlato di se stessi in modo indiretto. Dopo non si erano rivisti per quasi un mese. Nel frattempo Ada era stata a Berlino per due settimane. Al ritorno era andata di nuovo a sentirlo suonare. Si era emozionata, riconoscendo quel viso, a cui si era sorpresa più volte a pensare. Un taglio degli occhi – verdi – particolare, lineamenti regolari, inquadrati da capelli cortissimi, quasi rasati. L’espressione un po’ seria e un po’ incantata. Dopo, erano andati a cena insieme, e poi nella prima casa catanese di Ada.

Per un po’ si erano frequentati saltuariamente, anche perché Fabio aveva altre relazioni. Poi erano diventati una coppia, senza quasi accorgersene.

Ada allontanò i ricordi, e ritornò a concentrarsi sul lavoro.

Stava riguardando un articolo che aveva pubblicato due anni prima, sulla pluralità di culture e codici comunicativi in due quartieri campione della città di Marsiglia.

Era un lavoro che le aveva dato soddisfazioni. Un progetto di scambio fra le due università. Tre sue tesiste, di cui una italo-francese, erano andate a Marsiglia; e studenti di Marsiglia avevano lavorato a Catania. La fase successiva della ricerca aveva costruito un’integrazione fra i due percorsi. Ne erano risultate alcune pubblicazioni

Adesso Ada stava leggendo quel primo articolo, perché desiderava proporre un nuovo progetto sul territorio marsigliese; questa volta improntato sul rapporto con la letteratura, con il punto di vista degli scrittori del posto. Dove poteva, inseriva, nella ricerca come nel suo lavoro didattico, agganci con il cinema e con la letteratura.

Era sempre restia, però, ad addentrarsi nel mondo letterario siciliano. Si sentiva inadeguata rispetto a quella complessità artistica ed umana, a visioni del mondo così radicate in quella terra, e nello stesso tempo così universali. Entrando in quegli spazi si sentiva davvero straniera: vedeva una continuità fra letteratura e vita concreta, fra personaggi di finzione e abitanti attuali di quei luoghi. E se ne sentiva tagliata fuori.

Ne aveva parlato spesso con Fabio, che in parte contrastava il suo punto di vista, cogliendovi il rischio di luoghi comuni.

La concentrazione si stava riducendo. Mancanza di zuccheri – pensò – ci era abituata. In questi momenti si chiedeva sempre se fosse vero che le donne, fisiologicamente, fossero più soggette ai cali di zuccheri, rispetto agli uomini.

La sua esperienza confermava questa tesi. Le sembrava che gli uomini che conosceva potessero resistere uno spropositato numero di ore senza inghiottire niente. Lei aveva bisogno di pasti molto frequenti, soprattutto al mattino. Era proprio perché mangiava troppi zuccheri? I medici sostenevano anche questo.

Comunque non riusciva a lavorare. Doveva fare una pausa. Scese in cucina. C’era poco di interessante. Decise di fare una crostata, la torta più veloce che sapesse fare. Un quarto d’ora per la preparazione, e un altro quarto d’ora per la cottura. E già mangiando un po’ di impasto crudo (ottimo!) poteva placare la fame. Farina, zucchero, un uovo intero e un tuorlo, mezza bustina di lievito, e meno burro di quanto prevedesse la ricetta. Impastare velocemente, tenendo con fermezza e forza l’impasto.

Mentre nell’appartamento si diffondeva il profumo della pasta frolla e della marmellata in ebollizione, andò a prendere il portatile, rimasto in terrazza, e riprese a lavorare. Pensò, collegando l’area marsigliese alla sua attività culinaria, alle ottime marmellate fatte in casa, mangiate in un B&B di Cassis. Ci andava sempre quando era in quella zona. Era uno dei luoghi in cui faceva incetta di marmellate per le sue crostate.

Assaggiando la prima fetta, pensò che avrebbero anche potuto pranzare a casa. Poteva fare un’insalata mista, e aveva in frigo dei tranci di tonno. Richiamò Fabio. Era con Enzo. Ada ricordò l’umidità in cantina.

  • Perché non dici ad Enzo di aggregarsi? Ho appena fatto un’ottima crostata.
  • Che in gran parte mangerai prima del nostro arrivo… Comunque, va bene. Enzo ha sentito il tuo invito e ha fatto cenno di si. Immagino voglia dire che verrà. Manteniamo le due come orario?
  • Va bene. A dopo.

Ada continuò a lavorare, e a mangiare piccole fette di crostata. Calda aveva un po’ meno sapore, ma un profumo e una fragranza, che commuovevano.

Quando sentì il citofono suonare, si rese conto dell’ora. Fortunatamente aveva apparecchiato prima; ma il resto rimaneva tutto da fare. Era soddisfatta del lavoro svolto. Adesso poteva approfondire le ambientazioni di Izzo. La Marsiglia che sgorgava da gialli e noir. Voleva anche proporre una tesi su di lui.

Iniziò ad affettare i pomodori, scostandosi i capelli dagli occhi, e preparò la piastra per il tonno, mentre Fabio entrava. Enzo aveva portato una bottiglia di vino. Un Sirah.

  • Ciao Ada – le disse Enzo abbracciandola affettuosamente. Non si vedevano da un pò
  • Ciao, ti vedo in forma – rispose Ada, passando poi a baciare Fabio.
  • Ti aiutiamo?
  • Si, grazie. Non ho ancora fatto quasi niente. Quanto tempo avete?
  • Io due ore, Enzo solo una.
  • Ok, dovremmo farcela. È tutto molto veloce. Enzo, puoi stappare il vino, per favore? E tu, Fabio, mi aiuti qua?

Dopo aver portato il vino sul tavolo della sala, Enzo guardò attentamente i mobili.

  • Hai comprato una libreria nuova?
  • Ti piace?
  • Direi di si. Mi sembra che si adatti all’insieme. E dei lavori del palazzo sei soddisfatta? Ormai sono quasi completati.
  • Anche perché mi sembra di averli fatti io. Tutta la fatica di trovare l’accordo fra i condomini
  • Non è che hai dovuto trasportare mattoni.
  • Dai Fabio, Ada si è davvero impegnata per questa casa, lo sai benissimo.
  • Anche tu ti sei dato da fare.
  • Solo perché sono architetto e avevo qualche conoscenza in più; ma questi lavori li hai voluti e seguiti molto più di me. In fondo qua io sono uno dei classici proprietari per reddito. Ho solo investito un po’ di denaro. Mentre per te questa casa è stata quasi una missione.
  • Una missione, si, è così. E’ una buona definizione. Se credessi alla reincarnazione penserei di averci abitato in qualche vita precedente.
  • Non troppe vite fa, la casa non è così vecchia – Fabio interveniva solo con breve battute; per il resto ascoltava sorridendo.
  • Però potrei aver vissuto in una costruzione precedente. Chissà. Comunque, Enzo, qual è il tuo parere tecnico sui lavori?
  • La scala è stata ristrutturata molto bene. Soprattutto le finiture in pietra bianca. Quell’artigiano è veramente bravo; i capitelli restaurati delle colonne sono un’opera d’arte. I pianerottoli sono eleganti, ma misurati. Evocano lo spirito di più di un secolo fa. Il barone che ha fatto costruire questo palazzo doveva essere un personaggio interessante.
  • Personaggio è il termine giusto. Era un appassionato di cose belle, di arte, anche di musica – intervenne Fabio, interrompendo poi la conversazione con un tema alimentare – porto l’insalata in tavola? Iniziamo a mangiare?
  • Va bene. Arrivo subito con il tonno.
  • Al momento del terremoto ancora molti alloggi erano degli eredi del barone – Riprese Enzo, quasi fra sè.

Il terremoto del 13 dicembre 1990, che aveva colpito la Sicilia orientale, aveva gravemente danneggiato la parte posteriore del palazzo, il lato sud, quello verso il mare. Molti alloggi erano stati dichiarati inagibili, e solo dopo alcuni anni era iniziata una lenta rinascita dell’edificio.

  • Hai saputo che Umberto è stato ucciso? Qui, nelle cantine.
  • Si, me l’ha detto Susan. Mi ha telefonato appena è successo. Era sconvolta. Voleva lasciare l’alloggio.
  • Da quando sono tornata non l’ho ancora incrociata. E’ fuori?
  • Credo che sia andata a Londra per un paio di settimane. Secondo me ha cambiato qualche programma per andare via di qua per un po’.
  • Ieri sera sono scesa nelle cantine e mi sono resa conto che lì l’umidità è davvero tanta. Io non ho una cantina. Prima di ieri mi era capitato di scendere solo un paio di volte. Cosa potrebbe essere?
  • A Catania ci sono due fiumi sotterranei. Il sistema idrografico sotto la città è complesso. Non mi stupirei se ci fosse un passaggio di acqua qua sotto, vicino alle cantine.

A questo punto intervenne Fabio

  • Hai ragione, non ci avevo mai pensato. Sarebbe interessante fare un’esplorazione.

Vi ho fatto venire la voglia di gustarvi i romanzi di Michela Gecele con protagonista Ada Hartmann, dite la verità!

Allora non dovete fare altro che acquistare le vostre copie de “I fiumi sotto la città” e “La spiaggia dei ricordi morti” e gustarveli come meritano! Per quanti tra voi volessero sbirciare qualcosina in più in anteprima a questo link trovate un video contenente la lettura di una parte della seconda avventura di Ada Hartmann, vale a dire “La spiaggia dei ricordi morti“, edita anch’essa dalle Edizioni Forme Libere!

La spiaggia dei ricordi morti di Michela Gecele

Per ora è tutto

Ringrazio di tutto cuore Isabella Grassi che ha permesso la nascita di questo come degli altri articoli inerenti Bobby Lago e Ada Hartmann, la creatrice di Ada Hartmann, Michela Gecele che si è prestata cortesemente inviando il materiale che avete potuto leggere in questo articolo e, naturalmente, tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione che sempre mi dedicate!

Buona serata e, come sempre, Buona lettura, magari proprio in compagnia dei romanzi di Michela Gecele con protagonista Ada Hartmann!

Arrivederci alla prossima occasione!

Con simpatia! 🙂

 

Un pomeriggio all’insegna del giallo

Un 19 marzo in giallo in compagnia di Giovanni Bertani e Michela Gecele

Salve a tutti!

Locandina evento "Bobby Lago incontra Ada Hartmann"

Quello che andrà in scena alla Libreria Piccoli Labirinti in Galleria Santa Croce a Parma il prossimo 19 marzo, festa dei papà, a partire dalle ore 18.00 sarà un pomeriggio all’insegna del giallo nel quale si incontreranno Bobby Lago e Ada Hartmann. Ora voi vi starete chiedendo chi siano Bobby Lago e Ada Hartmann, dico giusto? Un attimo di pazienza e lo scoprirete. Bobby Lago e Ada Hartmann sono i protagonisti di un trittico di romanzi gialli tutti e tre editi dalle Edizioni Forme Libere.

Per scendere un po’ più nel dettaglio posso svelarvi che Bobby Lago, “contrabbandiere uscito di prigione sulla cinquantina che vive una vita onesta ma priva di significato perseguitato dai conti da pagare e dal ricordo di colui che è stato”, è il protagonista del romanzo “Il Grisbì“, uscito dalla mente e dal talento di Giovanni Bertani e pubblicato da  Edizioni Forme Libere.

Ada Hartmann, “nata a Berlino Ovest nel 1972 e si è ritrovata, per caso, a Catania dove insegna Sociologia degli spazi urbani all’Università. Nel tempo libero ama perdersi per le vie della città in cui vive per ritrovarsi poi (per puro caso, eh?!) in qualche caffè o pasticceria. È un’appassionata preparatrice di torte delle quali è anche vorace consumatrice e ultimamente si sta reinventando investigatrice” è, invece, la protagonista degli altri due romanzi della trilogia in giallo pubblicata da Edizioni Forme Libere intitolati, rispettivamente, “I fiumi sotto la città” e “La spiaggia dei ricordi morti” questi ultimi frutto della fantasia di Michela Gecele.

Saranno proprio i due autori a permettere l’incontro tra questi due eroi letterari all’apparenza tanto diversi tra loro. A presentare l’evento sarà Massimo Beccarelli, “professore di Lettere, blogger e giornalista presinossisso la Gazzetta di Parma e Lettore di provincia“.

Passiamo ora a presentare il romanzo che vede protagonista Bobby Lago, vale a dire “Il Grisbì” di Giovanni Bertani. Per farlo in maniera il più esaustivo e appetitoso possibile riporterò qui di seguito la sinossi del romanzo e alcuni estratti dal romanzo.

Ma andiamo per ordire e partiamo da un estratto della sinossi de “Il Grisbì” di Giovanni Bertani:

Il Grisbì di Giovanni Bertani

Il grisbì

* * *

Il mio primo mezzo secolo stava per travolgermi senza alcuna pietà e con tutta la delicatezza di un treno merci in corsa”. Bobby Lago è un contrabbandiere uscito di galera, gestore di un piccolo bar di periferia, rassegnato ad una vita solitaria e malinconica. La sua esistenza immobile viene sconvolta da Jack Mancini e da Bella.

Lui è un rapinatore da poco sbarcato nei paraggi della mezza età,  detto “lo sciccoso” per il modo di vestire e lei una donna dal naso impertinente che veste in lungo anche a mezzogiorno, abile con le armi.

Estranei fino al giorno prima, sono in una fuga con “il grisbì”: un malloppo che potrebbe cambiare le loro vite. Non hanno nulla in comune se non il desiderio di godersi la loro parte della rapina. Quello che doveva essere un viaggio perfettamente pianificato si trasforma presto in un continuo assedio, dove inseguiti e inseguitori, rapinatori e rapinati,  affronteranno degli ostacoli sempre più difficili e inaspettati. È l’inizio di un profondo legame che cresce nel corso dei tre giorni in cui si snoda la vicenda. Jack insieme ai soldi ha rubato una busta sigillata dal contenuto ignoto e scomodo, che interessa a molte persone influenti.

Larry, un trafficone deve riprenderla e raggiunge i tre mentre sono da un ricettatore amico di Bobby. Prima li minaccia, poi propone loro di consegnargliela in cambio dei soldi e della vita. I tre non si fidano e riescono a sopraffarlo grazie a Bella. Lasciano la busta al ricettatore, tengono il denaro riciclato e riprendono la fuga.

Prima che giungano al confine Bobby conosce Cinzia, in arte Samantha, giovanissima prostituta. È una donna che gli sarebbe rimasta “più fedele di una moglie eternamente devota fino a quando non avrebbe visto i suoi soldi, non un secondo di più”. Malgrado questo se ne invaghisce in modo senile perché, per una notte, gli fa dimenticare Margot, la  ex moglie, la sua Marg.

La mattina successiva Frank rapina i tre del grisbì, grazie all’aiuto di Cinzia, la sua amante. Bobby la costringe a fargli da guida e giunti nel covo non trovano  però il grisbì, perché Frank è stato costretto a consegnarlo a tre emissari sconosciuti. In preda allo sconforto assiste all’uccisione di Frank da un sicario, che sparando dall’esterno ferisce Jack alla spalla con un secondo colpo.

In tutto il mio mezzo secolo di vita non avevo mai lavorato tanto per guadagnarmi disonestamente da vivere”, pensa.

Decisi e ostinati,  realizzano che  l’unico modo per tentare di recuperare il grisbì è tornare dal ricettatore. Jack deve rimanere e Bobby gli lascia una pistola carica e rimane indifferente al desiderio di:  “una camicia bianca di puro cotone, stirata come si deve e una bella serata …”, in compagnia di Bella “con indosso un gran vestito … e vederla bere e mettersi a ridere per le bollicine che le si infilano su per il naso”. A Bobby, disinteressato a queste cose, è sufficiente “questa vita … l’avevo dimenticato, ma è tutto quello che voglio”.

Bella lo accompagna e gli rivela di preferirlo a Jack, ma Bobby, ancora infatuato di Cinzia, non la comprende e così  discutono mentre sono in viaggio.

Giunti sul posto in piena notte, Bella fa da palo, mentre Bobby entra nel rifugio. Trova il cadavere del ricettatore insieme a tre grossi pacchi di denaro a fare da esca. È una trappola e vengono catturati dallo stesso sicario che aveva sparato a Frank: un giovane poliziotto, bello e corrotto già comparso all’inizio, complice di Larry. Bella lo seduce e con questo stratagemma riescono a liberarsi, ma vengono interrotti da una telefonata di Larry, che cerca di avere notizie dal complice.

Larry  propone a Bella di scambiare la busta per Jack e Cinzia,  da lui tenuti in ostaggio. Bella finge di accettare e gli lascia credere di essere sola. Prima di mettersi nuovamente in viaggio Bobby da fuoco alla busta…

Vi propongo ora alcuni estratti da “Il Grisbì” di Giovanni Bertani:

Il Grisbì di Giovanni Bertani

Scene scelte.

“Adesso ti faccio vedere io!” Urlò. Mi afferrò per la cravatta e cominciò a trascinarmi verso il retrobottega, sempre puntandomi quella pistola addosso.

Si rivolse ad Andy senza neppure voltarsi e gli abbaiò contro sputacchiando per la foga.

“Tu resta lì e non ti muovere per nessuna ragione. Nessuna!”

Andy Randy, che al confronto mi dava sempre di più l’idea di essere una persona per bene, mise da parte tutta quella smania di lisciarsi i capelli, si infilò il berretto da poliziotto in testa ed annuì in silenzio, infilando i pollici nel cinturone. Aveva smesso di dondolarsi e adesso esibiva un’espressione solerte sul volto.

Lo stronzo spalancò con un calcio la porta che dava sul cortile, facendo saltare via la serratura. Mi scaraventò nella polvere con uno spintone nel punto in cui prima era parcheggiata la mia Buick. Voleva pestarmi senza testimoni allo scopo di farmi cantare. Ero finito a terra, faccia a faccia con il muso di uno dei miei gatti randagi abituato a vedermi soltanto a notte fonda mentre scaricavo gli avanzi nel bidone della pattumiera. Mi osservò sorpreso, fece uno sbadiglio arancione, spiccò un balzo e corse miagolando dietro l’angolo della staccionata che separava il cortile dalla strada.

Prima ancora che la sua coda tigrata finisse di scivolare dietro l’angolo, comparve lei con il suo abito lungo, a piedi nudi nella polvere e la mia Python in pugno. Prese la mira tenendola con entrambe le mani e, senza dire una sola parola, tirò il grilletto. Il colpo non partì, allora lo stronzo si voltò alzando la sua pistola per puntargliela contro. Lei rimase imperterrita, sollevò il cane con il pollice, il tamburo ruotò in senso orario presentando il proiettile alla canna, tirò appena il grilletto con il dito indice e questa volta il colpo esplose forte come un tuono centrando il bersaglio in pieno volto e portandogli via mezza faccia.

Chiusi istintivamente gli occhi, e quando li riaprii la mia cravatta gialla era tutta imbrattata di sangue e di pezzi di quello che rimaneva di un cervello da quattro soldi.

Non ebbi il tempo di lamentarmi.

“Corri” disse lei voltandosi dall’altra parte. Si era messa a sgambettare come un’antilope ed era subito sparita dietro la staccionata, verso la strada.

* * *

“Hei Jack“ dissi. “Quella pistola…”

“Che c’è?”

“Retrocedi il tamburo in senso antiorario di una tacca. Non voglio il colpo nella prima camera di sparo, dammi retta”.

Jack non si mise a discutere; prese in mano la pistola e fece come gli avevo chiesto, poi se la ricacciò in tasca con forza ed il peso per poco non gliela scucì. La limousine nera era in vista e, quando fu abbastanza vicina, Bella fece scattare il pollice come per chiedere un passaggio. La macchina sbandò vistosamente invadendo l’altra corsia, ma riprese subito a procedere dritta, poi cominciò a rallentare.

“Che succede?” fece Jack, con tono lievemente allarmato.

“Che ne so?“ dissi. ”Forse un colpo di sonno”.

Jack aveva estratto di nuovo la pistola e la teneva in pugno, sbirciando sopra il cofano insieme a me. La Limousine ci superò e proseguì a passo d’uomo per una ventina di metri. Accostò lentamente, senza inserire la freccia e rimase immobile sul ciglio della strada, con il motore zuccheroso acceso.

“Che faccio ragazzi?” Bella era nervosa.

“Resta lì” disse Jack.”Fagli cenno di tornare indietro”.

Lei agitò le braccia, poi mosse l’indice in su e giù facendo il gesto di chiedere di avvicinarsi.

“Non mi piace, c’è qualche cosa che non va”.

“Potrebbe averci visto dallo specchietto retrovisore destro“ dissi.

“Non credo. Sta guardando Bella”.

Si accesero le luci di retromarcia e la limousine nera venne indietro lentamente di qualche metro. Si arrestò a pochi centimetri dal paraurti anteriore della mia Buick, tenendo sempre il motore acceso.

“Ascoltami bene, Bella” dissi. ”Adesso ti appoggi alla sua portiera con le mani bene in vista, così lo metti tranquillo. Quando si abbassa il finestrino, senza farti notare, solleva il pulsante di blocco delle portiere e attacca a parlare a voce alta. Capito?”

Lei fece cenno di sì con la testa, e si incamminò verso la portiera anteriore della limousine, mentre noi scivolavamo in avanti dall’altro lato, tenendo bassa la testa.

Presi Jack per un braccio. “Ricorda” gli spiegai, “che se succede qualche casino devi premere il grilletto due volte in rapida successione perché il primo colpo non è in canna”.

Guardò la pistola, poi mi afferrò il polso e me la mise in mano.

“Tienila tu. Preferisco” disse,”io salgo davanti, tu dietro e gliela punti subito alla nuca”.

“Per me va bene” annuii.

Lo Sciccoso era inginocchiato davanti allo sportello anteriore con la mano destra già sulla maniglia della portiera. Io ero dietro di lui, con la pistola in pugno. Ero teso e pronto.

* * *

“Ti spiace se prima do’ un’occhiata a quello che hai sotto la giacca?” gli domandò fissandolo negli occhi.

Jack non aprì bocca, si sbottonò il gessato e lo aprì con solennità. Siccome Johnny non diceva niente ma continuava a fissarlo, si sfilò la giacca e dopo averla piegata con cura, la appoggiò allo schienale di uno dei due divani, rimanendo in cravatta e maniche di camicia. Sudata.

“Adesso vediamo cosa abbiamo” fece Johnny.

“Accomodati, siamo qui per questo”.

Johnny infilò le mani nella borsa come una levatrice in una vagina, e allargò i due lati della cerniera, cominciando a vuotarla. Rovesciò l’intero contenuto sulla scrivania di modo che tutti potessimo vederlo. C’erano un sacco di banconote sparpagliate, un paio di libretti nominativi di deposito, tre carte di credito. Per ultima uscì una busta portadocumenti sigillata color giallo, che cadde sul ripiano con un tonfo. Separò i soldi dal resto cercando di raccoglierli in un unico mucchio, poi si appoggiò allo schienale della seggiola mettendo le mani sui braccioli, in bella vista.

* * *

“Larry” lo interruppe Johnny. “Ho sempre pensato che sei un idiota, ma questa volta l’hai fatta troppo grossa. Ci hai messo tutti in un oceano di merda, e tutto per questi quattro soldi”.

Larry che non si era lasciato per nulla impressionare da quel discorso,  roteò gli occhi tornati globosi verso i soldi sulla scrivania, poi fermò uno sguardo compiaciuto sulle altre cose che avevamo lasciato in un angolo. Di scatto, senza preavviso, come se si fosse destato da un sogno, puntò la sua automatica su Johnny.

“Alza le braccia, amico caro. Metti le mani in vista come fanno i tuoi compari”.

Johnny fece come gli era stato ordinato e, molto lentamente, alzò le braccia che teneva dietro la nuca, tenendo la mano destra stretta a pugno su quello che sembrava un grosso sasso scuro.

“Apri quella mano“ fece Larry con insistenza.

“Non ti conviene” rispose Johnny, parlando così lentamente da sillabare le singole parole, “c’è una bomba a mano”.

Larry si mise a sudare ancor più copiosamente di prima. Lo vidi deglutire tre volte: doveva esserglisi seccata la lingua in gola.

“Adesso” proseguì Johnny, approfittando del silenzio del buon vecchio Larry, “non ti agitare. Prima di fare cazzate, guarda attentamente anche la mano sinistra. Intorno al dito anulare c’è un anello: è la sicura della bomba a mano che tengo nella destra. E’ disinserita” .

Ci fu una pausa nel discorso. Pensai che se ci fosse stata una università per figli di puttana, Johnny si sarebbe laureato con lode.

“Vedi Larry” spiegò con voce flautata, “se mi ammazzi io mollo la bomba e facciamo il botto. Una granata qui dentro e non la scampa nessuno”.

Dite la verità! Non vedete l’ora di gustarvi il romanzo, eh?! Vi credo e condivido questo vostro insaziabile desiderio!

Ricordandovi l’appuntamento con “Bobby Lago incontra Ada Hartmann” in programma il 19 marzo 2016, presso la Libreria Piccoli Labirinti presso la Galleria Santa Croce, a partire dalle ore 18.00 e invitandovi, nel caso foste curiosi di conoscere meglio, in anteprima rispetto all’evento in giallo, Bobby Lago ad andare a visionare il book-trailer presente sul canale Youtube dell’organizzatrice e curatrice dell’evento Isabella Grassi, ringrazio tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione che una volta di più mi avete concesso e vi do l’arrivederci alla prossima occasione!

Buon lunedì pomeriggio e, come sempre, Buona lettura, magari proprio in compagnia de “Il Grisbì” di Giovanni Bertani, pubblicato da Edizioni Forme Libere!

Con simpatia! 🙂

Locandina evento "Bobby Lago incontra Ada Hartmann"

iriseperiplo.wordpress.com/

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