Porte aperte

Leonardo Sciascia e la vicenda del piccolo giudice

Porte aperte di Leonardo SciasciaSiamo nella Sicilia degli anni Trenta. In Italia vige il Regime fascista e in Spagna è in corso la Guerra Civile quando in Sicilia si sta per celebrare un processo che vede come imputato un uomo accusato di tre omicidi premeditati. Le vittime sono state la moglie dell’omicida, il suo ex datore di lavoro e l’impiegato che gli era subentrato. Sembra essere un processo già cotto e mangiato, un processo nel quale la condanna sembra già scritta; una condanna alla pena capitale. Troppo chiare le colpe e troppo pressanti gli interessi, tanto della corporazione, quella degli avvocati, alla quale l’ex datore di lavoro della vittima apparteneva, quanto dello stesso Regime che aveva interesse a confermare di essere in grado di mantenere l’ordine, per potersi dare il caso che l’imputato riesca ad aver salva la vita.

Nonostante tutte queste considerazioni però un piccolo giudice, è lo stesso Leonardo Sciascia ad utilizzare questa espressione nel parlare di lui nel corso del romanzo “Porte aperte“, riuscirà a fare in modo che l’imputato esca dal processo nel quale egli è giudice a latere, condannato sì ma non con una condanna alla pena capitale. Questo non per una sorta di compassione per l’imputato il quale essendo un pluriomicida compassione non poteva suscitarne, ma bensì per un amore per la vita e per la convinzione di non avere il diritto, seppure la Legge tale diritto sulla carta glielo conferiva, di poter disporre della vita di quell’uomo. Un condanna a morte, sia pure metaforica in questo caso, il processo ed il suo esito la sortiranno. Si tratta della condanna alla morte civile e professionale del piccolo giudice il quale, proprio per aver agito in coscienza, si giocherà quella che sarebbe stata una brillante carriera in magistratura.

Nel romanzo “Porte aperte” come già in altri suoi romanzi Leonardo Sciascia usa la storia narrata, che, anche in questo caso, attinge da una vicenda reale, per comporre una sottile e tagliente satire sociale e di costume. Ad esser messi alla berlina qui sono gli ominicchi e i quaqquaraqquà, per usare due termini che compaiono in un altro bel romanzo dello stesso Leonardo Sciascia, vale a dire “Il giorno della civetta“, che, pur professandosi fascisti ed indossando, come fanno i giurati del processo al mostro di Palermo, il distintivo fascista, lo fanno, non per una convinzione, oserei direi una fede, certa ed indefettibile, ma solo per calcolo e tornaconto. Quanto al titolo del romanzo, le porte aperte sono la metafora della sicurezza che il Regime aveva dato a livello di, per utilizzare un’espressione di questi giorni, controllo del territorio sia, anche, per indicare, stavolta interpretate al singolare, in un caso l’unica porta aperta rimasta al pluriomicida una volta completata la propria ferale missione, vale a dire quella del suicidio, suicidio che lo stesso pluriomicida aveva premeditato di compiere ma che poi non aveva potuto compiere in quanto prontamente arrestato ed in secondo luogo, la porta aperta del Brennero che l’alleanza di Mussolini con Hitler aveva creato e spalancato, addirittura, al pericolo, poi rivelatosi quanto mai reale, delle scorrerie tedesche in Italia.

Un romanzo da leggere e meditare che è in grado di fornire parecchi spunti di riflessioni che risultano quanto mai attuali, una storia che conferma, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, la straordinaria vena di narratore e fustigatore degli italici malvezzi e delle italiche ipocrisie di Leonardo Sciascia.

I pugnalatori di Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia e un mistero dell’Italia appena unificata

I pugnalatori di Leonardo SciasciaDell’amore di Leonardo Sciascia per i misteri nostrani ed in special modo se in questi misteri entra la sua Sicilia non credo occorra che dica nulla di più di quanto già non appare ovvio leggendo la sua opera letteraria. Ne “I pugnalatori“, uscito dopo l’altro romanzo, se di “romanzo” è corretto parlare visto l’argomento e considerato che protagonisti sono personaggi realmente esistiti, in cui si occupava di un mistero legato ad un personaggio eminentissimo della scena scientifica italiana e siciliana in particolare, ovvero “La scomparsa di Majorana“, Leonardo Sciascia si immerge e ci fa immerge nell’esplorazione di un mistero risalente stavolta al primo periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia. Le vicende hanno luogo a Palermo dove, in una sera d’ottobre del 1862 in contemporanea o quasi vengo pugnalati, chi a morte chi riportando solamente ferite di varia gravità, tredici persone. A poco tempo da questi gravissimi fatti viene fermato un uomo, certo Angelo D’Angelo, responsabile in prima persona di una delle aggressioni, il quale, per poter (per quanto possibile, almeno) alleggerire la propria posizione, come si direbbe oggi, fa i nomi degli altri responsabili i quali, in breve tempo, vengono poi arrestati e rinviati a processo a seguito del quale verranno condannati, chi al patibolo, chi ai lavori forzati a vita e l’ultimo, colui il quale meno responsabilità aveva avuto nei fatti, ai lavori forzati per un periodo di vent’anni.

I pugnalatori di Leonardo SciasciaVicenda chiusa quindi? All’apparenza si potrebbe credere di sì ma gli inquirenti, tra i quali il Giudice Giacosa, inviato a Palermo dal Piemonte, vogliono vederci più chiaro circa i mandanti di queste pugnalazioni e circa i motivi che stanno dietro a questi fatti di estrema gravità. Indagando i due inquirenti vedono le indagini indirizzarsi, inizialmente, verso la pista di un’azione ordita da nostalgici dei Borboni. Proseguendo però nelle proprie indagini i due si imbattono in una sorta di cospirazione intricatissima nella quale entrano, a vario titolo, gli ambienti più disparati, da quelli religiosi a quelli della politica più “alta”. Insomma un ginepraio dal quale emerge sempre più un desolante scenario di impossibilità di venire a capo della Verità ed un’altrettanto desolante mancanza di speranza di poter fare Giustizia, quantomeno una Giustizia completa. Infatti, mentre per alcuni capi che avevano diretto sul campo le azioni delittuose scatta la lama della ghigliottina, utilizzata in quel caso per applicare la pena di morte, per almeno un altro responsabile, un responsabile che però occupa una posizione di grande rilievo, ci saranno solo guardie d’onore e manifestazioni pubbliche in vece del Re d’Italia. Come apparirà anche in “Una storia semplice“, anche ne “I pugnalatori” le speranze che restano ancora alla Giustizia sono nulle.

La scomparsa di Majorana

Salve a tutti!

ILa scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascian questa notte di venerdì torno alla recensione per presentarvi l’ultimo libro che ho letto, ovvero “La scomparsa di Majorana” di Leonardo Sciascia. Sensibile come sempre alle vicende dei Grandi di Sicilia, Leonardo Sciascia ci presenta ne “La scomparsa di Majorana” la cronaca in forma di romanzo di uno dei misteri più oscuri che hanno caratterizzato il nostro Belpaese, ovvero la scomparsa del genio della fisica Ettore Majorana. Nel libro l’autore ci presenta innanzitutto, com’è giusto che sia, la figura, sia pure per sommi capi dato lo spazio concesso dal romanzo, di Ettore Majorana sottolineandone la genialità e il suo voler procrastinare nel tempo la sua notorietà.

Sciascia accosta per questa sua caratteristica il fisico siciliano allo scrittore francese Stendhal, il quale iniziò per così dire in pieno la propria attività di scrittore di chiara fama, tanto per utilizzare una denominazione che sarà utilizzata anche per Ettore Majorana allorquando gli verrà assegnata la cattedra di Fisica Teorica presso l’Università di Napoli proprio “per chiara fama“, quasi a voler così, possiamo dire, esorcizzare la morte.

Nel finale del libro “La scomparsa di Majorana” Leonardo Sciascia avanza una possibile soluzione, alternativa a quella del suicidio, alla scomparsa di Ettore Majorana. Si tratta di una soluzione dal sapore pirandelliano. Una scomparsa che riporta alla mente le vicende del celebre scomparso di Luigi Pirandello vale a dire “Il fu Mattia Pascal“. La soluzione cui ho accennato e che, lo confesso, mi ha affascinato è quella che vedrebbe Ettore Majorana morto al Mondo, inteso come la sua vita precedente di genio della fisica, ma in realtà vivo e rifugiato in un convento palermitano. Questo fatto, questo suo voler morire al Mondo senza però morire davvero, sembra essere plausibile se si prende in considerazione il fatto che, come ho più volte rimarcato in questa recensione, Ettore Majorana era un genio assoluto della fisica, in grado di vedere, prima e meglio dei suoi colleghi le implicazioni e gli sviluppi delle ricerche che si stavano portando avanti, in particolar modo da parte di quelli che, citando il titolo di un famoso film di Gianni Amelio, possiamo chiamare “I ragazzi di via Panisperna“. È quindi possibile pensare che Majorana, grazie a questa sua capacità di prevedere, per così dire, gli sviluppi futuri delle ricerche si sia trovato faccia a faccia con le possibili applicazioni della fissione dell’atomo ed essendone stato terrorizzato abbia deciso di fuggire da quella che era la sua vita precedente per rifugiarsi dentro un’altra vita che gli permettesse una maggiore serenità. A corroborare questa tesi vi è poi un altro dato da non sottovalutare, ossia il fatto che, tornato da una trasferta in Germania, dove aveva avuto contatti con un famoso fisico tedesco che aveva da poco pubblicato i risultati di una ricerca inerente la scoperta che il nucleo dell’atomo è formato da protoni e neutroni, scoperta che lo stesso Majorana aveva fatto prima del fisico tedesco ma che aveva rifiutato di pubblicare, intimando a Fermi di farne parola, il fisico siciliano si isola diradando, di molto le sue frequentazioni con il gruppo dei “Ragazzi di via Panisperna.

Un libro bellissimo e coinvolgente che conduce il lettore attraverso i meandri di uno dei più oscuri ed inspiegabili misteri italiani. Una lettura che mi sento di consigliare a tutti!

Grazie a tutte e tutti voi per l’attenzione e la pazienza e arrivederci alla prossima!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia!

Review: Il teatro della memoria – La sentenza memorabile

Il teatro della memoria - La sentenza memorabile
Il teatro della memoria – La sentenza memorabile by Leonardo Sciascia
My rating: 5 of 5 stars

Una doppia vicenda quella che ci offre Leonardo Sciascia in questo agile libricino. Una doppia vicenda nella quale le due storie narrate risultano quasi perfettamente sovrapponibili. Si inizia con la vicenda, risalente alla seconda metà degli Anni Venti del secolo scorso, passata agli annali, come si suol dire, come la vicenda dello “smemorato di Collegno”. In questa storia troviamo un uomo che, dopo essere stato arrestato per un furto nel cimitero israelitico di Torino, comincia a dare segni di non ricordare più nulla e viene perciò internato, col numero di matricola 44170, al manicomio di Collegno. Allo scopo quindi di risalire all’identità dello smemorato viene pubblicata una sua foto sul settimanale “La Domenica del Corriere” e a seguito di ciò comincia una sorta di disputa per il riconoscimento dello smemorato tra due famiglie, quella veronese dei Canella,che dice, lo dice soprattutto la signora Giulia, di riconoscere nell’uomo rinchiuso in manicomio il marito della signora, il noto e stimato Professor Giulio Canella e quella piemontese dei Bruneri che invece sostiene di riconoscere nello smemorato tal Mario Martino Bruneri, sposato e padre di famiglia nonchè pluricondannato per truffa e altri reati. La Giustizia, al termine di una lunga causa durata quattro anni, stabilirà che lo smemrato è, effettivamente, il signor Mario Martino Bruneri ma, ciononostante, più di un dubbio rimarrà, specialmente nella cosiddetta “opinione pubblica” che continuerà a restare divisa in “canelliani” e “bruneriani”. La seconda vicenda raccolta nel volumetto, risalente a cinquecento anni, o giù di lì, prima, riguarda invece un caso di scambio di persona, o meglio di sostituzione abusiva di persona, avvenuto in Francia sul finire del 1500. In questo caso il finale sarà più drammatico visto che la vicenda si concluderà con la condanna a morte e la successiva esecuzione dell’uomo che aveva tentato di sostituirsi ad un altro uomo da tempo scomparso da casa.

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