[PRESENTAZIONE EVENTI]Brunch in the Office con gli autori

La nostra Isabella Grassi ci presenta un nuovo interessantissimo evento

Salve a tutti!

Brunch in the Office con gli autori - libri e mostra

La nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi ci presenta l’evento “Brunch in the office con gli autori“. Questo è il comunicato ufficiale:

Sono molto felice e onorata di poter comunicare un evento che ho creato, pensato ed organizzato all’interno del corso di master che sto frequentando all’Università di Parma.

Trattandosi di un festival legato al cibo, questo elemento non poteva mancare, ma ho pensato che la recente nomina di Parma a Capitale della cultura per il 2020 meritasse di essere presa in considerazione, ecco quindi che è nata l’idea di coniugare queste passioni, questi interessi.

Per me cultura è sinonimo di libri, ma anche di arte e così ho pensato di riunire autori di opere artistiche e così l’avventura è iniziata.

Valutate voi il risultato.

PARMA HOME & RESTAURANT FESTIVAL

presenta:

Brunch in the Office con gli autori.

DOMENICA 27 MAGGIO 2018

STUDIO BERTANI

Strada al Ponte Caprazucca 7 – Parma

Locandina con immagine

Un festival nel festival che vuole coniugare “Arte, Cibo e Cultura”, in quella che è la capitale della food valley, e che è stata nominata capitale della cultura per il  2020.

Parma Home & Restaurant Festival è il festival della cucina domestica, inusuale e del social eating.

Si tiene a Parma due volte l’anno, in primavera ed in autunno. A fare gli onori di casa sono il Corso magistrale di Giornalismo e cultura editoriale e  Master in Web Communication, Social Media e Iot, dell’Università di Parma.

Nell’edizione di maggio 2018 si svolgerà in due week end, quello che va dal 10 al 13 maggio e quello che va dal 24 al 27 maggio.

Tutte le informazioni a tutti gli eventi si trovano sul sito    http://new.parmahomerestaurant.com/  del quale se ne consiglia la consultazione.

Brunch in the office con gli autori, (evento fb: https://www.facebook.com/events/760859004123835/ )  nasce quindi con questo spirito e si svolge in uno studio professionale del centro cittadino. Saranno infatti i professionisti che lo occupano a fare gli onori di casa e a coinvolgere gli ospiti con un nutrito programma, che appunto vuole coniugare cibo, arte e cultura.  

L’ARTE.

ore 10:00 inaugurazione delle mostre artistiche con la presenza degli artisti.

MOSTRA FOTOGRAFICA: Francesca Bocchia,  tema “riflessi e momenti di un città… Parma”

Nata a Parma nel 1979 dove vive e lavora. La sua passione per la fotografia ha radici lontane e vede il passaggio dei cambiamenti dall’analogico al digitale della Nikon D 750.  Realizza fotografie di cronaca e di reportage per la Gazzetta dell’Emilia, quotidiano online locale, mantenendo un occhio attento su Parma per raccontare, attraverso le persone e gli scorci, una società che cambia e con essa le proprie abitudini. Figlia della passione e dell’impegno quotidiano, utilizzata per mostrare i fatti della sua città.

MOSTRA DI BOZZETTI: Roberto Merella, tema “incontri e scontri nel mondo del fumetto”

Nato nella provincia mantovana nel 1970 ha però sangue sardo nelle vene. Cresce nelle valli bergamasche e si diploma al liceo artistico di Bergamo. Attualmente lavora nella pubblica amministrazione e durante il tempo libero si diletta di disegno concentrandosi soprattutto sui fumetti. Dipinge partecipando a mostre collettive, realizza locandine e collabora in ambito locale come grafico per i libri. Ha realizzato graphic novel. Sposato con un figlio, vive a Langhirano (PR).

 

MOSTRA PITTORICA: Renzo Rabboni, mostra personale.

Personale del pittore parmigiano. Classe 1938, si trasferisce in età giovanile a Parigi dove frequenta il mondo dei “cafe chantant”, delle gallerie e degli artisti. Successivamente a Monaco e poi a Zurigo, dove si immerge nella cultura e nella pittura espressionista. La  continua ricerca di un suo personale linguaggio lo porta nell’età matura a divenire un crescendo di ricerca e di idee dove la sua arte non è solo materia e colore, ma è un gioco intrigante tra la terra, l’uomo e l’ambiente.

Le opere rimarranno esposte anche nei giorni successivi.

Cocktail di benvenuto offerto da Fratelli Gnocchi srl, stuzzichini a cura dei padroni di casa

. La CULTURA e il  CIBO

Ore 11:00 Giovanni Bertani e Sandra Tassi conducono: “un percorso dentro e per il romanzo: il romanzo di genere”.

Giovanni Bertani, autore di “Il Grisbì” (Forme Libere Editore, 2015), e Sandra Tassi, autrice di “Come leggere un romanzo” (Giubilei Regnani, 2017), partendo dalle loro opere accompagneranno i lettori alla “scoperta del dramma dalla singola parola”.

Sarà un incontro della durata di un’ora intervallato da letture e lasciando spazio altresì alle curiosità dei partecipanti.

Giovanni Bertani, è il padrone di casa che  in merito all’importanza della tecnica della scrittura afferma come sia importante avere una propria voce senza seguire mode o mainstream, che venderanno anche, ma che non creano niente. “Ciò che conta nello stile di scrittura sono soltanto due cose: ritmo e coerenza e questo accomuna Dante Alighieri e Fabio Volo.”

Sandra Tassi, modenese, laureata in pedagogia è scrittrice e critico letterario, specializzata nell’analisi della letteratura contemporanea. Gestisce una propria scuola di scrittura e conduce numerosi gruppi di lettura a Modena e in altre città italiane. Autrice di romanzi e di studi critici, nel suo ultimo saggio si occupa dei meccanismi della scrittura contemporanea ed evidenzia come l’evoluzione di un genere letterario, quale il giallo o il noir rispecchi il mutamento della mentalità contemporanea/postmoderna, che ha perduto le “grandi certezze”, tipiche del pensiero forte dell’Ottocento e del Novecento.

Letture a cura di Sandra Tassi e Eleonora Bertani.

Per garantire una effettiva realizzazione dell’incontro ed una predisposizione ottimale del materiale, si chiede di prenotare la partecipazione. L’evento è gratuito ma i libri degli autori saranno a disposizione di chi li volesse acquistare.

Al termine verrà offerto un rinfresco a cura di The Challenge, prodotti per una corretta alimentazione.

Ore 13:00 Isabella Grassi presenta #mondoristorante (Edizioni Clandestine, 2017) ed il suo autore Luca Farinotti.

Locandindina #mondoristorante di Luca Farinotti

Isabella Grassi, padrona di casa, dialogherà con il ristoratore parmigiano per conoscere e scoprire il “Ristoratore Resistente”.

La chiacchierata con Luca Farinotti  partirà dalla definizione delle qualità che deve possedere il Ristoratore Resistente, come elencate nella seconda di copertina: “deve avere la vocazione per poter fare bene il suo mestiere e non approdarvi semplicemente perché oggi è cool,  perché gli chef sono sotto le luci dei proiettori. Non deve disdegnare di iniziare come semplice lavapiatti, solo così infatti potrà capire se possiede o meno l’attitudine giusta ad imparare come svolgere bene questo mestiere. Deve avere cultura, perché per poterlo svolgere in maniera eccelsa bisogna mantenersi costantemente aggiornati, e deve conoscere le cose che maneggia, la provenienza e la qualità dei prodotti che utilizza, l’intera filiera del cibo. Deve avere coraggio,  per poter dire di no ai colossi della distribuzione, per non alimentare il loro potere. Deve essere un leader combattente, deve cioè tirar fuori il proprio spirito da guerriero per diffondere con il suo ristorante e tramite i suoi clienti l’amore per il mercato etico, perché solo con un corretto discorso morale potrà rompere l’omologazione e quindi cambiare la storia.”

L’autore sarà disponibile a firmare le copie per chi fosse interessato all’acquisto.

Al termine verrà offerto un rinfresco a cura di Mentana 104.

ore 15:00 Bobby Lago presenta Bob Mc Tyra, letture tratte dalla trilogia pubblicata dalla Casa Editrice Freccia d’Oro.

Il pomeriggio si apre con due personaggi tratti dalle opere letterarie.

Bobby Lago (Il Grisbì, Forme Libere Editore, 2015) il contrabbandiere uscito di galera e Bob Mc Tyra pseudonimo scozzese dell’autore Roberto Tira,  (L’aria che T’ira, Se ancora T’ira e T’ira, T’ira, T’ira per la casa editrice Freccia D’Oro).

Bobby Lago (Il Grisbì, Forme Libere Editore, 2015) è un contrabbandiere uscito di galera, gestore di un piccolo bar di periferia, rassegnato ad una vita solitaria e malinconica, che coinvolto suo malgrado in una rocambolesca fuga, si vede costretto a ricorrere a trucchi molto semplici per sopravvivere, cosicché la sua personalità emerge quando ricarica le armi, quando decide le strategie, quando sceglie con chi allearsi, ma saranno questi “trucchi” da uomo vero a salvarlo e a condannare gli altri, perché in fin dei conti Bobby è un puro, un semplice, uno di cui nonostante tutto ci si può fidare, o più semplicemente Bobby Lago è.

Bob Mc Tyra invece è lo pseudonimo scozzese dell’autore Roberto Tira, che figlio del boom degli anni ’60 scopre solo in tarda età la sua vena di scrittore. Tutto ebbe in inizio con “L’aria che T’ira”,  un libro nato per scherzo, pubblicato per gioco e diventato opera prima di una trilogia, come ama descriverlo il suo autore. Con esso si gioca sui giochi di parole senza giri di parole, scatenando sorrisi fino ad arrivare al cuore e far scendere lacrime anche d’ilare sentimento.“Se ancora T’ira” parte sulla falsa riga del primo libro, ma pur apparentemente provocatorio svela in realtà profondi sentimenti. A  completamento della trilogia è ora uscito “T’ira, T’ira, T’ira” (Freccia D’Oro, 2018), dove l’Amore di cui è intriso il libro viene trattato in tutte le sue sfaccettature.

 

I due personaggi quindi e non i due autori animeranno questo spazio.

Letture a cura di Bob Mc Tyra e Eleonora Bertani.

Libri a disposizione per chi fosse interessato all’acquisto.

Tè, biscotti  e un piccolo rinfresco sarà offerto dagli autori.

ore 17:00  Isabella Galaverna presenta in anteprima nazionale: Edoardo Fregoso e  Gian Guido Zurli e il romanzo storico: “La scandalosa Tresca: storia di Sofia Pescatori” per Europa Edizioni, in uscita a luglio.

Una ricostruzione storica, sulla base dei documenti d’archivio, della vicenda di un infanticidio nel paese di Noceto del 1840, in esso gli autori narrano la storia della protagonista, Sofia Pescatori fino alla sua esecuzione che rappresenta l’ultima nei confronti di una avvelenatrice avvenuta in Italia.

Siamo nel 1833 quando Gaetano Pescatori, un sarto arricchitosi con le speculazioni immobiliari si trasferisce con la famiglia dalla Capitale del Ducato di Parma in campagna per tenere sotto controllo e far fruttare il podere di sua proprietà complice un imminente tracollo finanziario. La figlia Sofia è assai stramba e intreccia una relazione proibita con Carlo, il contadino che lavora insieme alla moglie presso il podere. È un rapporto dove predom-ina la gelosia della ragazza nei confronti della moglie del contadino e che provoca un tale disonore alla famiglia Pescatori  da far allontanare gli amanti con l’intervento delle autorità. Nella primavera del 1840 nasce Virginia, la figlia di Carlo e da questo momento la ragazza inizia ad architettare l’avvelenamento della sua rivale, che impiega le sue conoscenze sulla proprietà delle erbe e vuole nascondere una vipera nel letto della sua malcapitata rivale. I tentativi di avvelenamento finiscono male e non placano l’odio e l’invidia di Sofia, cosicché il piano criminale si riversa sull’innocente bambina appena nata. La giustizia fa presto il suo corso, e la colpevolezza della donna viene presto dimostrata. Gli avvocati tentano invano di dimostrare la sua infermità mentale e di insinuare nei giudici il dubbio della sua colpevolezza, ma non serve: Sofia Pescatori viene condannata a morte.  

Basato su un fatto realmente accaduto, Sofia Pescatori è l’ultima avvelenatrice giustiziata in Italia.

Letture a cura di Isabella Grassi.

Al termine rinfresco a cura degli autori e saluti finali.

La mostra rimarrà aperta fino alle 18:00.  Partecipate numerosi!!!

Isabella Grassi

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Spazio al personaggio. Enrico Bassi

La nostra Isabella Grassi e la sua incursione nel mondo del Fablab

Salve a tutti!

Opendot Fab Lab Milano

Stasera fungerò solamente da addetto al cappello introduttivo per questa nuova incursione della nostra impagabile inviata dalle terre parmensi Isabella Grassinel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita“. Stavolta Isabella ci guiderà alla conoscenza di Enrico Bassi e del suo innovativo progetto.

Ma ora è giunta per me l’ora di cedere la parola alla bravissima Isabella Grassi e al suo nuovo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto!

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi il mio viaggio affronta il mondo della tecnologia pensata e calata in un ambito molto particolare: la manifattura del futuro e come questa impatta sul sociale.

Tutti noi da piccoli abbiamo giocato con il meccano, con il lego, abbiamo visto e attraversato le più diverse invenzioni, i mondi più impensabili, sognato di volare a pochi metri da terra con navicelle ad idrogetto, imitare Dio nel creare oggetti.

Tutti noi con in mano un aeroplanino di carta ci siamo immaginati lanciati alla scoperta di mondi nuovi, diversi.

Oggi vi voglio presentare un uomo che realizza ed aiuta a realizzare questi sogni, che annovera nel suo curriculum diverse specializzazioni e che nel tempo ha rivestito diversi ruoli, tra i quali possiamo ricordare le sue competenze in Digital fabbrication, il suo ruolo di Fablab manager e di Design for digital production. Ho conosciuto Enrico Bassi in quanto mio professore al Master che sto frequentando all’Università di Parma per giornalisti e comunicatori, e qui lo intervisto nella sua qualità di coordinatore di Opendot.

Il bancone di Opendot Fab Lab Milano

Prima di dare spazio alla nostra solita chiacchierata vi spiego brevemente cos’è Opendot.

Fondato nel 2014 da Dotdotdot, studio di progettazione multidisciplinare milanese,
Opendot (http://www.opendotlab.it/) è un Fab Lab.

Con questa parola, strana per la maggior parte di noi comuni mortali, si intende un hub di ricerca e open innovation, ovverosia uno spazio per la ricerca e la sperimentazione inteso come supporto sia al lavoro dei membri interni che come servizio per altri utenti in modalità condivisa.

Opendot vuole aiutare lo sviluppo dell’open source e del know-how tecnologico e vede in questi strumenti una opportunità di crescita a livello formativo, ma soprattutto progettuale e produttivo, fonendo consulenza ad aziende, fondazioni, università, enti pubblici e privati; sviluppando percorsi progettuali e programmi formativi ad alta complessità, che vedono nell’innovazione il loro tratto caratteristico.

Se questa introduzione vi ha incuriosito allora diamo spazio al personaggio di oggi: Enrico Bassi.

Enrico ti va di illustrarci con parole tue come e perché credi in questo progetto e cosa intendi per nuova manifattura?

Un Fab Lab si occupa di nuova manifattura. Per chiarire questo concetto bisogna partire dal punto di inizio: la produzione in senso classico, quella che dall’artigianato ha portato alla rivoluzione industriale e che ha permesso tramite l’utilizzo di stampi ad iniezione l’efficienza degli alti numeri. Con i Fab Lab si è abbattuto il confine tra informazione e materia, e si cerca di realizzare e rendere perciò sempre più attuale il concetto che partendo dalla informazione si arriva alla materia tramite l’utilizzo della stampa 3D.

Esempio di attività all'interno di Opendot Fab Lab Milano

La nuova manifattura quindi è un ritorno a prodotti di qualità che come tali si adattano ad esigenze di piccoli numeri, con un gusto tipico dell’artigiano, ma nel contempo sfrutta la tecnologia moderna. Con questo sistema l’utente può realizzare home made un prodotto di alta qualità.

Le tecnologie possono essere diverse, noi utilizziamo sia quelle additive, che quelle sottrattive.

Esempio della prima è la stampante 3D e le sue applicazioni. Un caso insolito è quello utilizzato da Foodini una start up spagnola che lavora con il cibo e che ha stampato cracker a base di farine di insetti.

Un esempio della seconda è la fresatura che consiste nell’eliminare tramite appunto una fresa, elementi che non interessano e che permette di ottenere oggetti molto belli. Si va da macchine semplici che prevedono solo assi x-y-z ad altre più complesse che permettono la rotazione tramite l’utilizzo di bracci robotici. Questa tecnica ha però un limite: non ha il sottosopra.

Ma qual è quindi l’utente tipico del vostro Fab Lab e quali i settori di maggior utilizzo?

Interno di Opendot Fab Lab Milano

Abbiamo l’architetto di design, lo studente che vuole provare a realizzare un progetto, l’imprenditore che cerca una soluzione per la propria azienda, e non posso nascondere il fatto che spesso a muovere la domanda è la ricerca di un risultato meno costoso rispetto a quello della manifattura classica. Creare gli stampi infatti se non si realizzano grandi numeri è molto costoso, con la stampa 3D si evita la creazione degli stampi. Proprio per la tipologia di risultati di alta qualità senza costi elevati si rivolgono a queste tecnologie sia il mondo della gioielleria che il mondo delle protesi dentarie. Ci si augura di implementare maggiormente il settore industriale che attualmente fatica ad approcciarsi a questo sistema a causa della mancanza di una legislazione specifica inerente alle certificazioni per l’utilizzo di questo sistema in molti campi.

Vero è che spesso anche laddove non sussistono queste problematiche è l’imprenditore che non riesce a causa di una scarsa conoscenza del settore ad approcciarsi a noi.

Formazione e innovazione appaiono quindi strettamente collegati, ritorniamo quindi al concetto di produrre direttamente dall’informazione. Cosa fate voi in questo campo? Avete progetti formativi? Avete particolari interessi da sviluppare?

Tu mi hai conosciuto nella mia qualità di docente e già questa circostanza risponde alla tua domanda. Certamente credo che in un campo come quello dove io mi muovo la formazione sia non solo fondamentale ma necessaria. Accanto a corsi introduttivi e necessariamente a basso costo, abbiamo anche progetto mirati a insegnare l’utilizzo della stampante 3D partendo dal concetto che non si utilizza ciò che non si conosce. Partendo da questo input con fondi del MIUR abbiamo attivato dei progetti formativi nelle scuole.

C’è un campo in particolare dove il progetto formativo si sta sviluppando e riversa tutta la sua forza: il sociale. Così abbiamo attivato percorsi che hanno portato le tecnologie nei campi profughi e di guerra, per cercare di ovviare alla chiusura di una sala operatoria per la mancanza di un ricambio, ma anche uno splendido progetto con Ikea per adattare i loro prodotti all’utilizzo da parte di bambini portatori di handicap di diverso tipo.

Guardando il sito opendotlab nel settore formativo si trova anche la Fab Academy, dove tu vieni citato come il suo guru. Ce ne vuoi parlare?

La Fab Academy è il principale corso di fabbricazione digitale della rete mondiale dei Fab Lab. Il corso si suddivide tra lezioni in videoconferenza con Neil Gershenfeld del MIT di Boston e la pratica presso il Fab Lab e io sono appunto il coordinatore di Opendot.  Con sei mesi di corso gli studenti riescono ad apprendere competenze pratiche di progettazione e design, digital fabrication, elettronica, software per riuscire così a immaginare, prototipare e documentare le proprie idee, per riuscire a capire fino in fondo cosa sia e come usare la fabbricazione digitale, e poterla sfruttare autonomamente nel proprio percorso professionale.  Richiede un impegno part-time degli studenti, dove per due o tre giorni a settimana lavorano insieme nel Fab Lab, ed un giorno a settimana si realizza una videoconferenza con i Fab Lab di tutto il mondo. Si riesce così a condividere i propri avanzamenti di progetto, a confrontarsi con il contesto globale di riferimento per tecnologie, progettazione e fabbricazione. Come ogni scuola anche la Fab Academy alla fine conferisce un diploma e permette anche di seguire singole sessioni del corso e ottenere cosí un relativo certificato.

Vision e Mission, parole di utilizzo ormai comune, spiegacele nel loro significato intrinseco.

Fab Lab è un movimento maker, che deve diventare un grosso valore sociale per l’Italia e come tale deve organizzarsi, strutturarsi perdendo un po’ del caos che lo contraddistingue senza perdere la flessibilità e l’agilità che ne costituiscono l’enorme potenziale, avvicinandosi così al mondo imprenditoriale: questa la vision.

Colmare il gap tra l’innovazione dal basso e coloro che hanno gli strumenti per far accadere le cose costituisce invece la mission.

Io ovviamente spingo in particolare affinché si sviluppi una digital social innovation per arrivare ad un sociale sempre più innovativo. Ecco quindi che sono particolarmente fiero della collaborazione con TOG, una fondazione milanese che si occupa di curare bambini con patologie complesse. Tramite i Fab Lab ed i progettisti al loro interno questa fondazione realizza così le soluzioni ai problemi che i loro pazienti affrontano giorno per giorno. Ogni bambino è diverso e diversa deve essere la soluzione, ogni soluzione è quindi creata e sviluppata ad hoc.

Così, sempre in campo sociale, sono stati attivati percorsi con i carcerati per attivare processi di formazione che li porti a produrre diverse tipologie di oggetti.

Ma per progetti così socialmente orientati, come trovate i finanziamenti?

Se si vuole che i Fab Lab si diffondano, si sviluppino, se si vuole che vengano attivati progetti sempre più formativi anche in campo scolastico, si deve per forza cambiare il modo classico per reperire i finanziamenti, e in effetti qualcosa si sta muovendo in tal senso.

Fino a qualche anno fa esisteva solo il terzo settore, ma ora i fondi pubblici sono sempre più scarsi, e a parte qualche fondo europeo, e qualche bando è il privato che spesso viene in aiuto.

E così ecco che Ikea ha aiutato il progetto TOG, per lo sviluppo di giochi adatti a bambini con disabilità.

Quindi quali sono gli elementi in base al quale scegliete o meno un progetto?

Partendo dalla necessità di dare una buona comunicazione per mettere in atto una strategia ottimale, se l’innovazione nel settore food ha un suo fascino, sicuramente non è strategica, se il tema della disabilità è sicuramente importante e ci auspichiamo che si sviluppi in maniera esponenziale, al momento, proprio a causa della difficoltà nel reperire i fondi è troppo cara, ecco quindi che sul lato tecnologico i maggiori investimenti sono nell’IoT e nel machine learning.

Chiudo con una citazione di un grande regista come Charlie Chaplin che con il film “Tempi Moderni” fece uno spaccato sul mondo della fabbrica, sul futuro della innovazione tecnologica: “Pensiamo toppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità.”, con l’auspicio che il futuro coniughi innovazione tecnologia ed umanità, così come il nostro ospite si augura, realizzando così una piena attualizzazione del sociale, ma riuscendo anche ad arrivare nelle case di tutti, ad incuriosire l’uomo comune.

I progetti dei Fab Lab diversamente dalla fabbrica di Tempi Moderni non si focalizzano sulla produzione di massa, che non ne rappresenta il focus, però ed è questa la vera modernità devono essere replicabili, non uniche copie tipiche dell’artigiano pur se di qualità simile.

Così termina questa mia panoramica sull’innovazione tecnologia, sul mondo dei Fab Lab, e ringrazio Enrico Bassi, che si è prestato a questa intervista.

Isabella Grassi

[COMUNICATO] Iniziative casa editrice Freccia D’Oro mesi marzo e aprile

Comunicato delle iniziative della casa editrice Freccia D’Oro per i mesi di marzo e aprile

Salve a tutti!

Calendario eventi marzo-aprile Freccia D'Oro

Stasera torno tra di voi per una comunicazione della quale sono venuto a conoscenza grazie alla mia impareggiabile collaboratrice Isabella Grassi. Si tratta del

calendario delle iniziative, per i mesi di marzo e aprile 2018, della casa editrice Freccia D’Oro di Marco Cevolani, con sede a Terre del Reno (FE) al numero 365/E di via Statale 255.

Per essere il più completo ed esaustivo possibile riporto qui di seguito il comunicato stampa ufficiale della casa editrice Freccia D’Oro:

Calendario eventi marzo-aprile Freccia D'Oro
Inizierà il prossimo 22 marzo, con la presentazione in anteprima assoluta dell’ultima fatica letteraria di Marco Cevolani, il ciclo di presentazioni organizzate dalla Casa Editrice Freccia D’Oro.  
Si inizia quindi il 22 marzo, alle ore 17,30 presso la sede della stessa casa editrice a Dosso, con IL LADRO DEL CARNEVALE, racconto che vede protagonista gli eroi mascherati Maschera e Mantello alle prese con viaggi nel tempo e oscure minacce della temibile Confraternita.
Si prosegue poi con I SETTE DIAVOLI DEL SIGNOR GIULIO di Mauro Mazzoni, presentazione organizzata presso la Biblioteca Comunale di San Giorgio il 6 aprile alle ore 21. Mazzoni buon conoscitore dell’animo umano e curioso dell’occulto, narra in questo suo terzo romanzo la storia divertente e drammatica di un posseduto dal demonio in un paese dell’Emilia ai primi del ‘900.
Il 10 aprile alle ore 17, questa volta presso la Biblioteca Ariostea a Ferrara, sarà il turno di Sergio La Sorda con LA BOTTE NAPOLEONICA. La “Botte Napoleonica” è un imponente manufatto progettato all’inizio dell’Ottocento (e inaugurato solo nel 1899), allo scopo di far defluire le acque di scolo della bassa pianura modenese, mantovana e ferrarese nel mar Adriatico passando sotto al Panaro e bypassando il Po. Questo volume ripercorre la storia, con numerose foto, della costruzione e dei successivi lavori di restauro. 
La ruota del mulino, raccolta di poesie dell’autore bresciano Antonio Tanelli, sarà presentato presso la sede della casa editrice a Dosso, il 14 aprile alle ore 17,30 nell’ambito dei tè letterari. 

La ruota del mulino è un libro sull’esistenza umana incanalata nella carenza d’amore e la sua appassionata ricerca. A parte qualche rara eccezione, pare utopia un’inversione di tendenza, mentre il faticoso susseguirsi di vicende quotidiane occupa maggiore spazio portando a distrazioni e ad altre presunte priorità.

Chiude questo primo ciclo di presentazioni STORIE DI GUERRA di Klauda Maria Bretta, che sarà protagonista di una serata organizzata in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Bibliotecari del Comune di Cento il 24 aprile alle ore 18 presso la Sala Zarri all’interno della prestigiosa cornice del Palazzo del Governatore. Quella che inizialmente doveva essere una semplice ricerca personale su quanto accaduto nel territorio del Comune di Cento tra il 1939 e il 1945 si è trasformata in una ricerca più approfondita che è servita come base per l’edizione di un volume che raccoglie anche interessanti documenti fotografici.

Casa Editrice Freccia D’Oro

di Marco Cevolani

Skype: marcolani

Email: info@frecciadoro.it

 

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buona serata, buona notte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Calendario eventi marzo-aprile Freccia D'Oro

INTERVISTA CON L’AUTORE. LUCA FARINOTTI

Isabella Grassi intervista Luca Farinotti

Salve a tutti!

luca farinotti al mentana 104[162]

Stasera torna tra voi la nostra inviata dalle terre parmigiane Isabella Grassi che intervisterà per noi Luca Farinotti. Passa senza indugi la parola alla nostra impagabile Isabella Grassi e al suo graditissimo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto.

INTERVISTA CON L’AUTORE.

luca farinotti al mentana 104[162]

Oggi ho intervistato per voi Luca Farinotti, scrittore parmigiano, ma anche imprenditore nel settore della ristorazione, o come ama definirsi nel suo blog (https://www.lucafarinotti.com/ ) “nel mondo del food e dell’intrattenimento”.

Mi riceve in uno dei suoi piccoli gioielli del cibo: il Mentana 104, (http://www.mentana104.it/)  arrivo da lui in un tardo pomeriggio di inizio settimana, dopo un contatto telefonico e lo ammiro mentre finisce di preparare i tavoli del locale per la serata imminente.

Davanti ad un buon bicchiere di vino, ci accomodiamo e iniziamo la nostra chiacchierata.

 Descriviti in tre parole.

A questa domanda rispondo io: classicista, dinamico, amante del bel vivere.

Si, a Luca questa domanda con la quale di solito inizio la mia  chiacchierata con voi non l’ho fatta, ho preferito farlo parlare a ruota libera, e così in un po’ più delle solite tre parole, mi ha raccontato come lui abbia fatto studi classici, sognando fin da ragazzino di fare lo scrittore, muovendo i primi passi nel mondo del teatro e della poesia e approdando solo negli anni duemila alla narrativa.

Parlaci della tua esperienza nella narrativa.

Il mio primo libro di narrativa è “Lo stadio più bello del mondo” (2007, Edizioni Clandestine),  un romanzo di formazione che si svolge interamente intorno ad un campo da calcio.

I protagonisti sono ragazzini in età pre-adolescenziale, con una ambientazione simile a quella del “mondo piccolo” di Guareschi. Nonostante si svolga in un mondo pre-social ho avuto il piacere di vederlo adottare come lettura estiva in alcuni istituti scolastici.

Ė notizia di questi giorni che uscirai presto con un nuovo libro, ce ne vuoi parlare?

Certo. Con questo libro #mondoristorante (2018, Edizioni Clandestine), ho voluto unire le mie due più grandi passioni: il bello scrivere ed il mangiar bene.

Ma qual è il protagonista del libro? Con chi si deve identificare il lettore che ne affronterà la lettura?

Io amo pensare a #mondoristorante come un libro dedicato al “ristoratore resistente”.

Il mondo della ristorazione è infatti governato dalle multinazionali del cibo, che di fatto mette i ristoranti stellati in una vera e propria posizione di sudditanza.

Se solo ci si addentra in questo settore infatti è facile ed agevole ad un utente accorto riscontrare come determinati marchi siano omnipresenti, e ciò non per una questione di qualità che può anche esserci ma solo ed esclusivamente per giochi di potere.

Di fatto si assiste ad una vera e propria omologazione allo stato puro.

Il cuoco stellato è oramai una vera e propria star, paragonabile ad una star del cinema, che viene ingaggiato come testimonial per determinati prodotti. Il ristorante riceve la sponsorizzazione e ne diventa promotore.

I piccoli ristoranti a loro volta acquisteranno i prodotti sponsorizzati dal cuoco stellato, senza la scontistica e si auto omologheranno.

Il “ristoratore resistente” è  quello del piccolo ristorante che rifiuta tale sistema, che guarda alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu.

Questo è il protagonista del mio romanzo, colui che il lettore deve imparare a riconoscere.

Vuoi descriverci meglio quali secondo te sono le qualità che il “ristoratore resistente” deve avere?

Io ho iniziato dalla gavetta, e penso che ancora oggi sia essenziale affrontare tale passo.  Ritengo infatti che un buon gestore di ristorante debba conoscere e debba saper svolgere tutte le mansioni che interagiscono fra di loro per realizzare un buon servizio.

Sicuramente deve avere la vocazione per poter fare bene il suo mestiere e non approdarvi semplicemente perché oggi è cool,  perché gli chef sono sotto le luci dei proiettori. Non deve disdegnare di iniziare come semplice lavapiatti, solo così infatti potrà capire se possiede o meno l’attitudine giusta ad imparare come svolgere bene questo mestiere.

Deve avere cultura, perché per poterlo svolgere in maniera eccelsa bisogna mantenersi costantemente aggiornati, e deve conoscere le cose che maneggia, la provenienza e la qualità dei prodotti che utilizza, l’intera filiera del cibo.

Deve avere coraggio,  per poter dire di no ai colossi della distribuzione, per non alimentare il loro potere.

Deve essere un leader combattente, deve cioè tirar fuori il proprio spirito da guerriero per diffondere con il suo ristorante e tramite i suoi clienti l’amore per il mercato etico, perché solo con un corretto discorso morale potrà rompere l’omologazione e quindi cambiare la storia.

Le qualità che ci hai descritte sono molto esclusive, richiedono un’alta carica motivazionale, non le trovi un po’ fuori dal nostro tempo? Ritieni che realmente esistano “ristoratori resistenti”?

Sulla qualità e sulla forza che questo mestiere richiede non posso concedere sconti.

Nel libro comunque, ci sono decine di esempi di “ristoratori resistenti”, cosicché il lettore possa sperimentare direttamente che una scelta eticamente corretta è premiante.

Il mio libro è un libro per tutti, non è un libro di ricette di cucina, ma una miniguida.

Vuole infatti essere un aiuto a diffondere la cultura del mangiar bene, come scelta morale e non come semplice ricerca del gusto.

Il lettore curioso troverà poi all’interno del libro stesso il mio menù, preso cioè dai menu dei “ristoratori resistenti” da me incontrati.

Salutato l’autore, poiché il libro è in stampa, per poterlo conoscere e apprezzare vi esorto ad andare al Salone Internazione del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio 2018.

Luca Farinotti sarà presente tutti i giorni della fiera presso lo stand della  casa editrice Edizioni Clandestine con il suo #mondoristorante.

Non posso darvi al momento altre anticipazioni, ma vi invito a rimanere aggiornati su quello che avviene alle fiere dei libri e sui consigli che ne deriveranno anche andando su https://www.insottocosto.it/libri/fiere-del-libro-milano-modena-torino/, e sugli articoli che verranno ad esso collegati. L’articolo infatti verrà mantenuto aggiornato per cui ve ne consiglio un costante refresh.

Non mi resta che augurarvi  come al solito una Buona lettura.

Isabella Grassi

Buondì a tutti

Una voragine colma di… merendine

Salve a tutti!

Per questo sabato torniamo a ospitare, con un articolo della nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi.

Preparatevi ad essere stupiti!

Una voragine colma di?

Se oggi giocassi a “un treno carico di…” risponderei: merendine.

La pubblicità del Buondì Motta in questi giorni sta letteralmente invadendo tutto l’etere.

Dal mitico Carosello che segnava l’orario per andare a letto, si è giunti al format attuale.

Oggi siamo tutti psicologi, sociologi, insegnanti etc etc, e siamo pieni di  considerazioni sui valori morali di tutto ciò che ci circonda, quindi anche della pubblicità del Buondì Motta.

Io e la mia famiglia dopo aver visto i primi due spot, ne arriverà presto un terzo con protagonista il postino, abbiamo riso tanto, e ci sono piaciuti.

Siamo figli del consumismo e non riusciamo a ragionare in altri termini, ma viviamo un momento di recessione dove questo sapore catastrofico si inquadra bene.

Ho digitato su vari  social #buondimotta ed è impressionante scoprire quanti post sono stati dedicati al prodotto e quanti video sono stati ispirati dalla pubblicità suddetta.

Il mondo odierno è catastrofico, e la meteorite bene si inquadra nella nostro vivere quotidiano, dove ormai nulla ci sorprende, e dove forse serve andare contro la regola: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Urta il fatto che la bimba, che parla un insolito italiano forbito, rimanga orfana dei genitori?

Rimarrà nel futuro questa meteorite? Forse non molto, ormai le pubblicità lasciano il tempo che passa, e non senti più canticchiarne le melodie.

Il tempo quindi farà da giudice e testimone.

Ora vi racconto la mia versione della pubblicità, com’è nata e come evolve.

Ieri mio marito è andato a fare la spesa ed è tornato con una confezione di Buondì Motta.

Dopo lo stupore iniziale a me e mia figlia è venuta spontaneo sottolineare come sia potente una pubblicità martellante.

Anche se forse più che lo spot, sono state efficaci le polemiche che ne sono nate.

Così è nato il trailer: “Sono arrivati i Buondì Motta”, che trovate sia sul mio canale youtube che sui vari social, dove i protagonisti sono mio marito e mia figlia Alessandra.

Oltre all’hashtag #buondimotta ho coniato #buondimottailoveyou.

Oggi io, mio marito e l’altra mia figlia Eleonora abbiamo preso il tè con i Buondì Motta.

Ho apparecchiato con un servizio da tè francese anni trenta, e ho sorseggiato un Earl Grey della Lipton, facendo la “scarpetta” con il Buondì Motta.

PS: comunque preferisco i biscotti, almeno con il tè.

Riproveremo con il cappuccino in stile Nanni Loy.

Isabella Grassi

Aperilibriamo

La sera del 31 agosto tutti alla Biblioteca Comunale di Agugliano (AN)

Salve a tutti!

Torniamo tra voi per annunciarvi, tramite la nostra preziosissima inviata dalle terre parmensi (e non solo!) Isabella Grassi un evento che si terrà giovedì 31 agosto 2017, tra le ore 19.30 e le ore 21.00, presso la Biblioteca Comunale “Sara Iommi” di Agugliano (AN). Per maggiori informazioni su questo evento culturale denominato “Aperilibriamo“, cedo ora la parola alla nostra Isabella Grassi:

APERILIBRIAMO

Evento letterario organizzato dalla Biblioteca Comunale di Agugliano (AN)

“SARA IOMMI”

Presso

la terrazza del Ristorante Al Belvedere  

Piazza Vittorio Emanuele II, 3

60020 Agugliano (AN)

Giovedì 31 Agosto 2017

dalle Ore 19:30 alle 21:00

 

Un evento culturale, un’occasione per conoscere quattro autori su una splendida terrazza delle Marche, organizzata dalla Biblioteca Comunale di Agugliano “SARA IOMMI”, e al termine del salotto letterario un aperitivo da degustare con le luci del tramonto.

 

Questa la scaletta:

Introduzione alla serata di Elena Coppari

 

Presentazione del libro

Il Grisbì (Forme Libere Editore, 2015), e dell’autore Giovanni Bertani.

E’ prevista una lettura a cura di Isabella Grassi e Eleonora Bertani.

 

Elena Coppari introduce Elena Casaccia che presenta gli autori ed i libri della casa editrice Guasco.

 

Modi anconetani, e Modi anconetani “il continuo”, (Edizione Guasco) di Stefano Calabrese

 

Ok, aprite le gabbie, (Guasco  2017) di Silvia Donati

 

Un lungo consolatorio tappeto rosa, da Delly alla chick-lit, (Guasco, 2017) di Oliva Sori  

 

E’ prevista una breve lettura da parte di ogni autore 

 

Gli autori saranno a disposizione per rispondere alle domande dei presenti.

Seguirà l’aperitivo.

 

Spendiamo ora qualche parola sui libri e sugli autori.

Copertina Il Grisbì

Il Grisbì (Forme Libere Editore, 2015), di Giovanni Bertani.

Il Grisbì è il romanzo d’esordio di Giovanni Bertani, è un noir uscito a luglio 2015 ed edito da Forme Libere Editore.

E’ stato presentato in anteprima nazionale alla prima edizione dell’Elba Book Festival, il 31 luglio 2015.

Bobby Lago: contrabbandiere uscito di prigione sulla cinquantina conduce una vita onesta ma è ormai consegnato ad un destino solitario e malinconico. Una mattina la sua esistenza immobile viene sconvolta da un rapinatore ben vestito che fa coppia con una donna dal naso impertinente, molto abile con le pistole.

Scambiato per un complice, non gli resta che darsi alla macchia, Quella che doveva essere una semplice fuga si trasforma ben presto in una lotta estenuante. Cinico e disincantato, sedotto dal desiderio di una vita migliore e a suo modo idealista, Bobby Lago è un duro e puro. Alla fine ritroverà l’uomo che era, ma dovrà fare i conti con la sua solitudine e con un passato ossessivamente presente, che non lascia scampo neppure ai peggiori.”

I protagonisti di questo noir, definito a torto o a ragione un hard boiled, sono estranei fino al giorno prima, e si ritrovano in una fuga con un malloppo che potrebbe cambiare le loro vite. Non hanno nulla in comune se non il desiderio di godersi la loro parte della rapina. Quello che doveva essere un viaggio perfettamente pianificato si trasforma presto in un continuo assedio, dove inseguiti e inseguitori, rapinatori e rapinati,  affronteranno degli ostacoli sempre più difficili e inaspettati. È l’inizio di un profondo legame che cresce nel corso dei tre giorni in cui si snoda la vicenda. Jack insieme ai soldi ha rubato una busta sigillata dal contenuto ignoto e scomodo, che interessa a molte persone influenti.

Bobby Lago è un uomo, un uomo che si comporta da tale.

Bella tiene fede al suo nome, e come ci aspetterebbe porta i tacchi a spillo, ma spara come un uomo.

Cinzia, in arte Samantha è forse la più femminile, ma ha una doppia vita, due facce.

Marg, è la donna che più conosce Bobby Lago, che più lo comprende, quella che sa sempre, dove e come trovarlo, quella dalla quale  lui scappa, anche se…

Ma non sono solo i sentimenti a dare animo ai personaggi, ma la loro umanità, infatti “tutti e quattro, o forse cinque, sono persone vere, non semplici personaggi, persone che hanno desideri, e perfino bisogni corporali, che amano, odiano, e vanno in bagno.

Questi sono i momenti di rottura, i momenti dove il personaggio diviene appunto persona, dove il lettore si riconosce, dove si rompono gli schemi,  dove sembra quasi di guardare nella macchina da presa, di essere il protagonista che ammicca allo spettatore, ed allora la lettura diventa cinema e teatro.

Mano che la lettura procede le immagini scorrono velocemente, ed il lettore ne diventa protagonista in quanto la loro descrizione da narrazione diviene reportage, dove il narratore sembra un cameraman con videocamera a spalla.

Non potendo ricorrere quindi a montaggi ed effetti speciali,  Bobby Lago ricorre a trucchi molto semplici e così la sua personalità emerge quando ricarica le armi, quando decide le strategie, quando sceglie con chi allearsi.

Saranno questi “trucchi” da uomo vero a salvarlo e a condannare gli altri.

Ed ecco che l’autore porta il lettore a condividere le idee di un delinquente, perché Bobby è un puro, un semplice, uno di cui nonostante tutto ci si può fidare.

Bobby Lago è.

Giovanni Bertani è nato nel 1964 a Parma, si è trasferito con la famiglia in Somalia e Kenya dove ha vissuto fino al 1970. Attualmente vive e lavora a Parma come libero professionista. Laureato nel 1988 in Economia e Commercio, successivamente si è trasferito nel regno Unito dove ha conseguito un MBA. Il suo primo racconto è stato pubblicato nel 1982, successivamente alla laurea ha pubblicato diversi articoli di carattere economico. Nel 2009 sono state messe in scena due suoi atti unici in un teatro di Parma e quindi nel 2015 è stato pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Il grisbì” (Forme Libere Editore). Sempre nel 2015 è stata messa in scena un piccolo atto unico in un altro teatro di Parma e nel 2016 ha co-diretto uno spettacolo sulle malattie rare.

Dal 2016 si occupa di presentare autori emergenti e esordienti nelle librerie di Parma.

Ha partecipato ad alcuni concorsi letterari per racconti, con la pubblicazione di “La neve il giorno prima della fine del mondo” nella antologia <<Racconti Emiliani>> (historica) e classificandosi secondo al premio letterario “Alda Merini” con “Un altro ballo”.

Si sta dedicando alla stesura di un’antologia di racconti.

Copertina "Modi Anconetani" Copertina "Modi Anconetani - Il continuo"

Modi anconetani, e Modi anconetani “il continuo”, (Edizione Guasco) di Stefano Calabrese

Il volume propone detti ed espressioni del popolo anconetano, raccolti con l’acutezza dell’etnografo che osserva e interpreta voci, modi e culture delle diverse civiltà che incontra nei suoi viaggi. Ma per l’autore il viaggio prende inizio ad Ancona e lì vede la sua destinazione, tra le vie del centro, il mercato, le officine dei meccanici, gli artigiani, e i frequentatori della fiera di San Ciriaco. Dalla capacità di sintesi dell’anconetano al modo di chiedere favori fino ai più comuni errori linguistici di genere e di numero, il libro mostra le radici di quella placida indolenza che lo scrittore Francesco Fumelli, autore della prefazione, ha definito espressione di “buddismo fatto popolo”.  

MODI ANCONETANI è un volume prezioso, acuto e divertente, capace di svelare, con un’analisi ragionata di detti,  l’essenza e l’anima della città di Ancona.

Stefano Calabrese, detto Stinga, classe 1969, nato ad Ancona da padre salentino e madre anconetana, con nonna materna bavarese, da piccolo sognava che la sua città diventasse famosa per l’Italia intera, per via di qualche evento culturale o personaggio di spettacolo.

Il desiderio non si è mai avverato, ma nel frattempo lui si è appassionato a diversi ambiti artistici. Attratto sin da giovanissimo dalle parole, dalla fonetica e dalla metrica italiana, e quindi dagli enigmi della pagina della Sfinge, durante l’Università inizia a mettersi alla prova scrivendo i testi, oltre che le musiche, delle sue prime canzoni e al contempo frequenta il mondo del teatro in laboratori di recitazione. Ma sarà dopo il trentesimo compleanno che prende vita la sua vera produzione, sia da compositore per l’infanzia e per il teatro, sia da autore e attore di cortometraggi. Tra le opere più rilevanti ricordiamo le tre commedie musicali, di cui scrive musiche e liriche: “Pirati e Pirati” (2005), “Streghe, un musical magico” (2007), “Animali della fattoria” (2015), e la serie di film su “Piacere Ivo” (2006-2016), di cui è sceneggiatore e attore.

“Modi anconetani” è il suo primo libro, dove, con un’analisi divertente e sarcastica del gergo contemporaneo, si ricavano le caratteristiche del popolo anconetano ed è stato seguito dal secondo volume dell’autore “Modi anconetani, il continuo”.

Copertina "Ok, aprite le gabbie"

Ok, aprite le gabbie, (Guasco  2017) di Silvia Donati

Un catalogo di battute, stralci di interrogazioni, estratti di lezioni che diventano, tratteggiati dalla penna tagliente di un’ironica professoressa, immagine della sconnessione del terzo millennio.

L’autrice, oltre a insegnare storia dell’arte nei licei, a danzare presso la Luna Dance Center e a scrivere libri,  è stata reclamata con una singolare e gettonatissima  petizione di studenti e genitori diretta al Ministro dell’istruzione: Non portateci via la nostra professoressa! che ha raccolto più di mille firme in tutta Italia.

“Una scrittura che attinge a piene mani dagli slogan giovanili, dalle espressioni pubblicitarie, dal modo di comunicare nelle chat. Ironica, (fintamente) frustrata, appassionata, Silvia Donati riesce a farsi strada in una giungla e ad affrontare a testa alta i mostri che vengono fuori dalle gabbie, accettando – questo uno dei grandi insegnamenti- di mettersi ogni giorno in discussione di fronte ai suoi studenti.” 

  1. Principi, L’Urlo

 

Silvia Donati, classe ’83, padre romagnolo e madre abruzzese, consuma la sua esistenza oscillando tra la testardaggine e l’autoironia. Nasce e cresce (poco) nelle Marche, dove si dedicherà allo studio e in seguito all’insegnamento della danza, unica passione che la salverà più volte dai disastri scolastici. Il suo percorso scolastico non è da liceale modello: ammessa all’esame di maturità scientifica con 4 di matematica e 5 di fisica, nonostante un tragicomico esame di maturità concluso con il lancio dei libri in aria e la corsa urlante nel corridoio, non demorde e decide di frequentare l’Accademia di Belle Arti di Macerata abilitandosi nella nobilissima arte dell’insegnamento. Contro ogni pronostico diventa una professoressa di disegno e storia dell’arte e, peregrinando in vari licei, si trova a raccogliere tutte le “perle” di alunni, colleghi e collaboratori e, su consiglio del resto del mondo, a metterle insieme per realizzarne un libro. Proprio lei, alla quale la prof di italiano, durante l’ultima interrogazione di letteratura su Montale, Saba, Ungaretti, case libri auto viaggi fogli di giornale… disse: “Donati, facciamo finta che non abbiamo neanche iniziato…”. Lei però non ci è cascata.

Copertina "Un lungo tappeto rosa, da Delly alla chick-lit"

Un lungo consolatorio tappeto rosa, da Delly alla chick-lit, (Guasco, 2017) di Oliva Sori

La letteratura sentimentale di consumo del passato e quella di oggi sono diverse? Se la prima era specchio di un’ideologia dell’epoca, che cos’è la seconda? E soprattutto, cosa spinge tante giovani, ancora oggi, a percorrere un fiabesco tappeto rosa sempre più lontano dalla realtà? Un saggio che smentisce chi sostiene che la letteratura di consumo odierna sia più realistica di quella del passato, e si preoccupa della qualità della nostra paraletteratura.

Delly è uno pseudonimo collettivo riferito a due fratelli Jeanne-Marie e Frédéric Petitjean de la Rosière, ma è anche il nome di una fortunata produzione di romanzi popolari diffusi nei primi decenni del Novecento. I romanzi Delly sono definiti il prototipo del romanzo rosa caratterizzato da stile piatto, intrecci stereotipati, eterna ricerca dell’amore perfetto.  La tradizione Delly è stata mutuata negli anni Ottanta dalla fortunata collana Harmony, edita per lunghi anni da Mondadori e dal 2015 da HarperCollins, con un volume di libri venduti  che supera i 300 milioni. Una ulteriore rivincita del romanzo rosa si incarna nella così detta chik-lit, nata negli anni Novanta per mano di scrittrici soprattutto britanniche e statunitensi quali Helen Fielding con “Il diario di Bridget Jones”,  best-seller mondiale divenuto anche un fortunatissimo film, Candace Bushnell con il romanzo “Sex and the City”, altrettanto famosa serie tv e Sophie Kinsella con il successo mondiale del libro “I love shopping”.

“ C’erano una volta fanciulle in fiore che divoravano avidamente romanzi d’amore e di travolgenti quasi sempre assurde avventure, dove bellissime orfanelle povere, dall’animo candido e dalla fede inossidabile, conquistavano i gelidi cuori di orgogliosi disincantati scettici rampolli di nobile schiatta.”

“Velato o meno, emerge l’eterno bisogno di fiabe a lieto fine, l’eterno bisogno di storie romantiche e consolatorie, nelle quali delusioni, conflitti, scontri fra sessi si sciolgono di fronte al potere dell’Amore” […] Ma perché nell’era post-femminista continua imperterrito il desiderio di essere consolate da vicende ed eroi cartacei di tal fatta?”

Oliva Sori ha insegnato materie letterarie per più di quarant’anni agli studenti di scuola media. È autrice, con altri, di testi per la scuola e ha tenuto corsi di aggiornamento per insegnanti. Ha dedicato anche il suo impegno agli adulti, attraverso corsi di cinema e storia, e alle comunità straniere della sua città, insegnando lingua italiana. Appassionata di storia e di letteratura, con questo saggio si inoltra nel magico mondo della paraletteratura.

 

Tagli diversi, autori diversi, generi diversi, Parma incontra le Marche nella splendida Agugliano.

Sara Iommi cui è stata recentemente dedicata la biblioteca comunale che patrocina l’evento è vissuta a Parma, dove si è dedicata con amore alla cultura, e con piacere quindi l’autore parmigiano si recherà ad Agugliano.

 

E’ stato creato un evento su fb:

https://www.facebook.com/events/198463874024028/

 

Partecipate numerosi!!!

 

Al termine della presentazione nella medesima location è previsto un aperitivo.

Una terrazza per parlare di libri, al momento dell’aperitivo!

Isabella Grassi

 

Spazio al personaggio… Marco Belli

La nostra Isabella Grassi incontra il patron dell’Elbabook Festival Marco Belli

Salve a tutti!

Elbabook Festival

 

Riprendiamo al meglio le nostre pubblicazioni con la nuova puntata della rubrica, ideata e portata avanti dalla nostra Isabella Grassi, intitolata “Spazio al personaggio“.

L’ospite di oggi, al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto è Marco Belli, “scrittore, fotografo, sommelier e patron di Elbabook Festival“:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Continua la mia avventura nel mondo dell’editoria. Oggi vi presento Marco Belli, scrittore, fotografo, sommelier e patron di Elbabook Festival, il festival elbano dedicato all’editoria indipendente, giunto alla terza edizione,  per parlare con lui e con alcuni editori della editoria oggi.

Ho conosciuto Marco in occasione della prima edizione del Festival e ho avuto il piacere di ospitarlo a casa mia a Parma, in occasione della presentazione nella mia città del programma del festival elbano.

Marco è insegnante, fotografo e scrittore, io ho letto i suoi romanzi gialli “Il romanzo dell’ostaggio” (Koi Press 2015) e “Uno sbaffo di Cipria” (Edicola 2017), e spero di riuscire a presentare il suo ultimo romanzo a Parma.

A lui il compito di spiegare cos’è e com’è nato  Elbabook Festival.

Parlaci della nascita del festival, che io ho visto dall’edizione zero, dove ho avuto l’onore di realizzare una delle presentazioni in quella edizione, “Il grisbì” di Giovanni Bertani (Forme Libere Editore 2015), che i lettori di questo blog già conoscono.

Elbabook nasce nel 2014 dopo una telefonata di Andrea Lunghi e Roberta Bergamaschi, dove senza troppi giri di parole mi chiedono se voglio organizzare un festival dell’editoria indipendente all’Isola d’Elba.

Siamo ormai giunti alla terza edizione e sono particolarmente felice per essere finalmente riuscito quest’anno a coinvolgere l’intero paese nel festival.

Rio nell’Elba è un paese di montagna di questa splendida isola che dopo la chiusura delle miniere ha fatto una scelta politica molto difficile per lo sviluppo della sua economia, optando per un turismo lento, culturale e sostenibile.

Parlaci del ricco programma di quest’anno.

Il programma quest’anno è cambiato, per la seconda volta si è svolto il premio letterario Loris Appiani per la miglior traduzione dedicato alla memoria del giovane avvocato ucciso al Palazzo di Giustizia di Milano, riservato alla editoria indipendente.

Il premio quest’anno era dedicato alle traduzioni dalla lingua russa, ed è stato vinto da Rosa Mauro.

A seguire c’è stato un concerto di musica acustica che ha intrattenuto i numerosi presenti fino a tarda sera.

Durante i tre giorni seguenti si sono succedute delle vere e proprie tavole rotonde su vari argomenti.

Il 19 luglio gli argomenti trattati sono stati: “Scusate se il futuro è di carta” e “Arte, nuove tecnologie e territorio”, con uno sguardo quindi al futuro.

Il 20 luglio una tavola rotonda dal titolo “Immagini e Migrazioni” mentre nell’incontro serale le letture dal carcere, nato dalla collaborazione, che ci rende particolarmente orgogliosi con il vicino carcere di Porto Azzurro.

Il 21 luglio, ossia la giornata conclusiva, la tavola rotonda è stata ancora incentrata sul territorio con il titolo “L’isola nel parco, un turismo a passo lento?”, mentre alla sera è stata la volta del giornalismo d’inchiesta con un ospite d’eccezione: Sigfrido Ranucci di Report.

Come tutte le manifestazioni che si rispettano, sono stati previsti eventi collaterali, nati dalla collaborazione con il museo archeologico del distretto minerario, ed altre.

Qual è quindi lo spazio dedicato agli editori indipendenti?

Gli editori espongono le loro opere e hanno la possibilità di farsi conoscere e creare nuove sinergie, approfondire alcune tematiche partecipando alle tavole rotonde.

Come riportato anche nella guida Elbabook festival nasce con l’obiettivo di mettere insieme piccoli e medi editori al fine di condividere le varie esperienze sul mercato cartaceo e digitale per mettere a punto nuove strategie  di joint venture, cooperazione, nuovi metodi di distribuzione, nuove proposte politiche per la tutela degli editori indipendenti.

Un ultima domanda: quale messaggio ti senti di lasciare a chi frequenta Elbabook Festival?

Uno al mondo degli scrittori: si pubblica tanto e si legge poco.

Uno al lettore che non lo è ancora: avvicinati alla lettura con il libro di un editore indipendente.

Saluto ora Marco Belli e vi presento alcuni degli editori indipendenti che ho incontrato a questo festival.

Gli editori presenti erano 19, io ne ho scelti 5, per ragioni di spazio, empatia, conoscenza personale e interesse.

Ve li presento: Forme Libere Editore e per essa Barbara Ciaghi, Exòrma e per essa Orfeo Pagnani, Infinito Edizioni e per essa Maria Cecilia Castagna, Persephone Edizione e per essa Angela Galli, A 2 mani e per essa Cesare Reggiani.

A tutti gli editori ho rivolto le stesse domande, interessanti le loro risposte.

Com’è nata la vostra idea editoriale?

Barbara Ciaghi risponde che Forme Libere è nata come una cooperativa di studenti appassionati all’editoria, e deve il suo nome al fatto che vuole dare spazio alle diverse realtà.

Libertà di forma intesa nel senso di dare voce a chi ha qualcosa da dire in modo chiaro, a chi ha voglia di mettersi in gioco.

Ecco quindi che abbiamo diverse collane: per poesia, racconti, romanzi, saggi e infanzia, ove l’autore può esprimersi con libertà di forma purché abbia una sua finalità nel senso di un suo spazio nel panorama letterario.

Orfeo Pagnani ci spiega invece che Exòrma come casa editoriale è nata dopo aver fatto per trentacinque anni servizi editoriali per vari editori.

Come Joshua Slocum così ha fatto Exòrma, (ci tiene a sottolinearlo Orfeo), decidendo improvvisamente che sussistevano le condizioni ottimali.

Sono particolarmente fiero della collana di letteratura di viaggi denominata “Scritti traversi” perché il tema del viaggio è in realtà un’occasione per parlare di tante cose, letteratura, antropologia, cinema, musica, e soprattutto ci offre spunti sulla contemporaneità.

Altro fiore all’occhiello della mia casa editrice, aggiunge è la collana di narrativa “Quisiscrivemale”.

I nostri scrittori devono voler scrivere con una scrittura matura e non omologata, non devono limitarsi a scrivere per incontrare il favore del pubblico, e per questo motivo attuiamo un lungo lavoro di ricerca ed una valutazione dei testi molto attenta.

Maria Cecilia Castagna  prende la parola per Infinito Edizioni, e ci racconta come la sua casa editrice sia nata dal sogno grandissimo di voler raccontare quello che succede tutti i giorni, ma che poi normalmente viene dimenticato.

Reportage e temi d’attualità sono i must di questa casa editrice, che è particolarmente fiera della collana “Orienti” che raccoglie tra i vari titoli quelli dedicati alla ex Jugoslavia, e si prefigge di informare, approfondire e non far dimenticare. Altri volumi sono dedicati all’Iran, alla Corea del nord, e sembra aver centrato i gusti dei lettori nel pieno rispetto dell’idea editoriale della casa editrice.

Storia contemporanea (I e II guerra mondiale), e libri di cucina altri argomenti trattati.

Nella “collana del fare” vi sono un paio di titoli sul mondo dell’editoria, ma trovano spazio anche volumi sul mondo dell’alimentazione per cucinare con i bimbi.

Angela Galli di Persephone Edizione, ci illustra invece come la sua idea editoriale sia scaturita dal suo essere nata scrittrice, e dalle difficoltà incontrate nei rapporti con gli editori che l’avevano pubblicata.

Fin dall’inizio mi sono prefissa di pubblicare principalmente autori elbani, o comunque opere che trattino dell’Elba a livello di contenuto, con l’intento di contrastare l’idea culturale di massa.

Per far ciò occorre partire dal piccolo e quindi dalla mia isola l’Elba, che però fa parte di un arcipelago, e si pone in un contesto poco conosciuto ma che ha tanto da dire.

Cesare Reggiani che a dispetto del nome viene da Faenza ci parla invece di A 2 mani, una casa editrice veramente sui generis.

Deve la sua nascita per sviluppare il concetto del libro d’autore, come oggetti d’arte finalizzati a mostre, che contengano cioè un oggetto originale.

Il progetto è potuto partire grazie all’intento di diversi artisti di voler fare qualcosa insieme, dal desiderio di realizzare opere in collaborazione, e di autopubblicarle.

Ecco così che riunisce in sé poeti, artisti visivi, musicisti, scrittori, saggisti e video maker ed è sempre pronta a nuove collaborazioni, a nuovi progetti sia musicali che di stampa.

Al momento l’unico settore che non realizziamo è quello fotografico che riteniamo goda già di un suo canale dedicato.

Realizziamo tirature limitate anche di sole 40/50 copie fino ad un massimo di 300, utilizzando o artigiani specializzati o producendole noi direttamente.

Ci poniamo a cavallo tra editoria e settore artistico, e per tale motivo pensiamo di partecipare in futuro anche a manifestazioni artistiche.

Prima di procedere con le altre domande vorrei spiegarvi il perché ho scelto queste cinque case editrici su una rosa di 19 presenti al festival.

Forme Libere è la casa editrice di Il Grisbì. Barbara la ho conosciuta in fiera a “più libri, più liberi” a Roma a dicembre 2014.

Exòrma è una delle case editrici amate dalla Libreria Diari di Bordo di Antonello Saiz e Alice Pisu, una delle librerie indipendenti della mia città, che seguo e ammiro da tempo.

Infinito Edizioni è la casa editrice che appoggia il premio La Quara, un concorso letterario di racconti che si svolge a Borgo Val di Taro, il cui patron Massimo Beccarelli è da me personalmente conosciuto e rispettato per la sua dedizione allo sviluppo della cultura.

Persephone Edizione è la casa editrice elbana e come tale non poteva avere un suo spazio.

A 2 mani è così particolare, e fa prodotti così innovativi che non poteva non trovare uno spazio qui da me. Appena ho visto i suoi articoli mi sono subito avvicinata al banco, quando poi ho scoperto che sono di Faenza, città natale dei miei nonni, non c’è stata storia, è partita l’intervista.

Se parteciperò ad altre edizioni e avrò la ventura di scrivere articoli, vedrò di intervistare altre realtà editoriali. Ritengo comunque che sia per interessi che per dislocazione territoriale di aver individuato un campione rappresentativo.

Gli altri editori presenti:

Daniele Marson, specializzata in opere dedicate alla natura, montagna e turismo.

Edicola Ediciones, vive e pubblica tra Italia e Cile.

Edizioni Estemporanee, ha 5 collane di cui una di narrativa prevalentemente dedicata alla latino-americana.

La Memoria del Mondo Editrice, ha in catalogo diverse proposte di storia e cultura locale, libri d’artista e graphic novel e libri per bambini e ragazzi.

Odoya, editore internazionale di saggistica divulgativa e di narrativa in lingua italiana, inglese, francese e tedesca.

Red Star Press, ha diverse collane che spaziano dalla politica, alla memorialistica, alla narrativa di movimento, affronta tematiche sportive e artistiche, il tutto in chiave popolare.

Editrice Il Sirente, rivolta alla saggistica scientifica, ha al suo interno anche collane di narrativa, e affronta il reportage.

Edizioni La Vita Felice, rivolto all’economia  e al tascabile  ma con particolare cura alla qualità grafica ed editoriale.

Noctua, si occupa a 360° di natura e turismo.

Fila 37, nasce per lo sport e poi si occupa anche del sociale, ha una collana di libri gialli, fa anche da agenzia letteraria.

Istos Edizioni, sviluppa tre settori: infanzia, arte e cinema, e socio civica.

Kleiner Flug, casa di fumetto con quattro collane: viaggi, prodigi, teatro e narrativa, tutto “tra le nuvole” e quindi rigorosamente a fumetti.

L’Orma Editore, pubblica letteratura e saggistica francese, tedesca e italiana.

MDS Editore, ha un particolare occhio di riguardo al sociale e bandisce da tre anni un  concorso artistico-letterario.

Presente e futuro della piccola editoria, come la vede?

Risposte diverse dai vari editori, che spaziano dal “Vedo positivo, ringrazio festival come questi che danno l’occasione a realtà come la nostra di far conoscere la nostra produzione e permettono di valorizzare gli scrittori” (Forme Libere), a “una lotta all’ultimo sangue. Esiste uno spazio ma va conquistato, è quello della biodiversità e della qualità. La piccola casa editrice non deve essere generica ma deve delinearsi con un profilo ben definito per interessi e qualità” (Exòrma).

C’è poi chi vede il “presente e il futuro molto faticosi e molto vicini perché il presente è fatto ogni giorno di conquiste e sfide per fronteggiare tutti gli attori della filiera. Prima di arrivare al lettore vanno affrontati diversi passaggi che rappresentano un presente difficile in quanto vanno affrontate persone che pur facendo parte della produzione/distribuzione difficilmente si accostano e conoscono i libri. Avverto la mancanza di incentivi che spingano a leggere. L’essere partner di un concorso come La Quara ci ha dato molto, ci ha fatto crescere e conoscere un settore a noi prima sconosciuto” (Infinito Edizioni).

Interessante il punto di vista di Angela Galli che afferma essere “necessario ristabilire il rapporto con gli antenati, riprendere in mano i fili sfilacciati della memoria e ricucirli per costruire un futuro legato al passato” (Persephone Edizione).

Veramente programmatica la risposta di Reggiani che dopo aver candidamente affermato essere “alla prima esperienza di riscontro della loro linea editoriale, giudica soddisfacente il risultato ottenuto, afferma la volontà di continuare a partecipare alle fiere, e vuole estendere la sua esperienza anche alle manifestazioni artistiche” (A 2 mani).

 Quale messaggio ha voglia di lasciare?

(Non vi dico chi ha dato le risposte e mi limito ad elencarle, lasciandovi liberi di attribuirle ai singoli editori o farle proprie.)

“Partecipare a questi festival per cercare di conoscere i nuovi autori”.

“Auguro al lettore di trovare i libri che vorrebbe leggere perché così si condivide un valore tra scrittori e lettori”.

“Non abbiate paura di leggere, entrate in libreria e fatevi chiamare dai libri”.

“Poiché siamo in un luogo turistico, mi auguro che il turista che acquista i miei libri goda di questa apertura”.

“Stiamo facendo questa esperienza con grande passione e siamo aperti a nuove collaborazioni”.

(In realtà l’ordine delle risposte è sempre quello…)

Saluto quindi l’Elbabook Festival, che nel frattempo si è concluso e tutte le persone che ho intervistato, e come al solito  faccio una mia personale riflessione.

Nel mio girovagare tra editori, festival, manifestazioni, concorsi, presentazioni, ho avuto modo di assaggiare un po’ tutta la filiera dell’editoria, e lo trovo un mondo affascinante, un mondo da conoscere e scoprire.

Mi piace leggere, e mi piace capire come un’opera letteraria nasce, cresce e si diffonde.

Questa all’Elbabook è stata una esperienza positiva, ed ora torno alle mie vacanze.

Isabella Grassi

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