Spazio al personaggio. Patrizia Mattioli electronic girl

Nuova incursione nel mondo di tutto quanto ci rende piacevole la vita della nostra Isabella Grassi

Salve a tutti!

In questo sabato sera la nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi ci presenta, all’interno della sua rubrica Spazio al personaggio, una nuova ospite collegata a LOFT, il progetto presentato in questo articolo.

Si tratta dell’electronic girl Patrizia Mattioli alla quale vi invito a dare il vostro più caldo benvenuto:

Patrizia Mattioli alla consolle

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi torno per voi nel mondo della musica, dopo il jazz e il rock, è il momento della musica elettronica e per questo campo ho scelto per voi Patizia Mattioli una electronic girl.

Romana di nascita, arriva a Parma a soli due anni e si diploma al locale Conservatorio Arrigo Boito    in clarinetto, trascorre però tutta l’età giovanile in vari gruppi di avanguardia musicale, suonando musica post industriale, di avanguardia e contemporanea.

Cosa ti ha lasciato questa tua esperienza nei vari campi musicali?

La curiosità e la sperimentazione musicale mi hanno portato a studiare vari strumenti, non solo quelli classici come il clarinetto, ma altresì di scoprire le tastiere e intraprendere così percorsi sonori diversi.

Quando sei arrivata al mondo del teatro?

Ė stato nel 1989 che ho scoperto la musica per la scena teatrale e sono approdata al teatro Lenz, un teatro sperimentale di Parma dove ho collaborato per circa 10 anni.

Importanti in questo campo sono però state anche le esperienze all’estero. Ho trascorso un anno a Londra per studiare e ricercare nuove modalità di scrittura compositiva e successivamente sono stata a Parigi avendo vinto un concorso di composizione IRCAM.

Al mio rientro ho incominciato a fare progetti come autrice  e nel 2001 ho iniziato a collaborare con Europa Teatri di Parma e altri artisti della città.

Di quali progetti sei particolarmente fiera?

Vado particolarmente fiera della composizione che mi ha permesso di andare a Parigi e che ho eseguito a Londra in una chiesa anglicana.  Il titolo è “The tower of Babel”, è per quattro voci elettroniche e quatto lingue diverse: inglese, francese, tedesco e italiano.

Patrizia Mattioli alle tastiere

Altrettanto importante per me è l’Antigone di Hőlderlin, una composizione che ho fatto per Lenz Rifrazioni.

Lo scorso anno ho fatto un disco in mp3 per l’etichetta Electronicgirls, interamente di musica elettronica.

Questo il link dove si può scaricare l’album per intero: https://electronicgirlslabel.weebly.com/releases.html

Vi consiglio di ascoltare Increase, tratta della realtà come diverse dimensioni, è legato all’esplorazione di una dimensione sonora.

Altro piccolo gioiellino è Sleep Concert. Si tratta di un progetto al quale ho partecipato durante il Festival di Forte Marghera a Mestre che si chiama Electro Camp ed è organizzato da Live Arts Culture e Electronic Girls.

Patrizia Mattioli sul palco

Si è svolto nel settembre 2017 e io con altre due compositrici abbiamo suonato mentre il pubblico dormiva per sette ore dalle 00:00 fino alle 07:00, completamente in improvvisazione.  Gli spettatori erano liberi di dormire con i sacchi a pelo che erano stati loro forniti, rilassarsi o semplicemente ascoltare. Ė stata una grande esperienza, il luogo era il padiglione C32, uno degli spazi del festival, e ho suonato musica esclusivamente elettronica. Alla viola c’era Federica Furlani e alla chitarra Elettrica IOIOI.

Ora però ti sei lanciata in un nuovo progetto, completamente innovativo di cui abbiamo parlato anche su questo blog. Si tratta di LOFT, ce ne vuoi parlare?

LOFT è una Libera Organizzazione Forme Teatrali, appena partita a Parma. Ė una associazione  di liberi artisti che hanno avuto voglia di incontrarsi e di fare progetti insieme.

Il Presidente è Savino Paparella, io invece sono il Vice Presidente, l’idea è nata da Franca Tragni e Carlo Ferrari. Al momento io sono l’unica musicista, poi ci sono attori, danzatori, tecnici, registi e drammaturgi, e la sede è a Parma, siamo aperti a collaborazioni con atre associazioni ad ampio raggio.

Attualmente la rassegna che si sta svolgendo in questi giorni è ubicata nel Parco del Naviglio a Parma e nei locali delle Officine On/Off Casa nel Parco. Il progetto è stato approvato dal Comune di Parma, l’ingresso è libero con offerta il cui ricavato sarà devoluto al Centro Giovani Casa nel Parco.

Per il programma completo della manifestazione, sempre su questo blog è stato pubblicato il comunicato stampa, al quale si rimanda. Il prossimo spettacolo è lunedì 25  giugno alle 21:15, dove andrà in scena lo spettacolo Io, so? di e con Elisa Cuppini e Savino Paparella, musiche di Patrizia Mattioli, oggetti Roberto Mora.

Se volete ascoltare la musica di Patrizia Mattioli potete farlo su questo link:

https://soundcloud.com/patriziamattioli  o visitando il sito: http://www.patriziamattioli.it/  e per info visitare la sua pagina fb:  https://www.facebook.com/Patrizia-Mattioli-Musician-Composer-1469665979916823/

Buon ascolto.

Isabella Grassi

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[INTERVISTE]Intervista con l’autore. Luca Farinotti – Parte Seconda

La nostra Isabella Grassi conclude la propria intervista con Luca Farinotti

Salve a tutti!

Oggi vi presento una nuova puntata della rubrica “Intervista con l’autore” della nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi che conclude la propria intervista con lo scrittore-imprenditore Luca Farinotti.

Ma ora è il momento di cedere la parola alla nostra Isabella Grassi:

INTERVISTA CON L’AUTORE

Luca Farinotti – Seconda parte

#mondoristorante

Edizioni Clandestine 2018

 #mondoristorante di Luca Farinotti

Ho già intervistato per voi Luca Farinotti,  lo scrittore-imprenditore della mia amata Parma.

Vi ho annunciato a marzo l’uscita del suo nuovo libro #mondoristorante nella mia intervista con l’autore: Luca Farinotti, e sempre su questo blog ho dato ampio risalto alle sue presentazioni del mese di maggio,  https://ilibridiriccardino.com/2018/05/07/presentazione-eventibrunch-in-the-office-con-gli-autori/ felice del fatto che sia sulla seconda di copertina che all’interno del libro l’autore avesse riportato stralci della mia o meglio nostra intervista. Anche voi quindi, cari lettori siete di fatto entrati a far parte di questo libro.

Ciò che non vi ho detto e che fa parte di questa “seconda puntata” è l’impressione che il libro mi ha fatto, qual è secondo me il messaggio dell’opera #mondoristorante.

Il libro è, ora posso dirlo, veramente dedicato al “ristoratore resistente”, non solo perché a tale figura è dedicato un capitolo del libro, ma perché in tutte le sue pagine il lettore attento si accorge di essere guidato come Dante da Virgilio nel suo percorso. Il ristoratore resistente è la guida silente, l’angelo custode e ha un suo emblema nella “zuppetta di arselle”, piatto tipico versiliese, semplice e allo stesso tempo così delicato e prezioso, (pag. 169 #mondoristorante). “Amore e sudore” contraddistinguono questo piatto e chi lo fa, e il lettore potrà cimentarsi nella sua esecuzione perché troverà nella pagina seguente la ricetta, o meglio la ricetta dello chef di un ristorante resistente a Forte dei Marmi, tipico luogo di villeggiatura sulla costa toscana.

E così, sempre viaggiando tra le pagine del libro, si scoprono tanti altri ristoratori, tanti altri chef che non saranno cuochi stellati, che non sono omologati, che non hanno un menu vario ma che ciò nonostante riescono a stupire sia per la presentazione (amore) che soprattutto per il gusto (sudore), il fortunato commensale. Fa capolino “la pasta alla Norma” servita “dopo dieci minuti, su un piatto di ceramica stupendamente decorato di Soli sorridenti e limoni grossi e maturi: pochi spaghetti, perfettamente al dente e regalmente presentati. Adagiate, sopra di essi, tre enormi fette di melanzana dorate, morbide, croccanti, dolcissime.” E non ci si può certo stupire se dopo questa entusiastica descrizione di un pranzo di Luca in “un piccolo dammuso bianco che ha tutta l’aria di essere un posto di ristoro” il pasto vene consumato in silenzio, interrotto solo alla fine allorché una caffettiera fumante farà il suo ingresso.

Odori e sapori permeano la lettura, così come luoghi vicini e lontani, e nomi. Farinotti infatti esalta e magnifica Diego Sorba (oste del Tabarro di Parma, locale della centrale via Farini a Parma), come “fulgido esempio di come si possa, arrivando a incarnare la propria missione in senso tutt’altro figurato, diventare una carta dei vini vivente, vocale e interattiva in costante virtuoso divenire”, parla di Virgilio l’Oste Resistente dell’Oltretorrente di Parma e sempre sul territorio emiliano di Sandro Levati, del suo no cellulare grazie, e tanti altri che meritano di essere scoperti tra le pagine.

Vi è una aperta condanna alle multinazionali del cibo. Vi è il monito rivolto al ristorante resistente che  deve essere “nemico del prodottoimbroglio che non rispetta la terra, da una parte, e dell’appiattimento culturale, dall’altra. Il resistente è nemico di qualsiasi abominio geografico… è anche nemico delle multinazionali dell’agricoltura, degli enologi asserviti ai subdoli meccanismi commerciali condizionati dai punteggi strumentali delle guide prodotte da mondoparker e, infine, del commercio dei cosiddetti brand a esse connessi.”. Illustra le 5 regole disciplinari che il Ristoratore Resistente deve rispettare, qui sottolineo la numero 3 che, dopo aver fatto un espresso riferimento al coraggio che deve contraddistinguere il Ristoratore Resistente, esprime chiaramente il divieto di sponsorizzazione.  Prosegue con un elenco dei marchi da evitare in quanto di proprietà di una delle multinazionali più potenti e più pericolose del mondo, marchi che non devono entrare in un ristorante resistente, perché chi lo guida e governa deve rifiutare tale sistema, “guardando alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu.” (dalla mia precedente intervista).

Poiché il libro vuole essere una miniguida,  un aiuto a diffondere la cultura del mangiar bene, come scelta morale e non come semplice ricerca del gusto, la seconda parte è intitolata “Andare al ristorante” e consta di divertenti inserti per illustrare ricette come il Mo-To ma anche di una ricostruzione dell’evoluzione del mondo della ristorazione dagli anni 60 fino ai giorni nostri. Ecco quindi che pian piano si assiste alla nascita del prodottoconsumatore e del come si  sia diffuso il concetto che “chiunque abbia cucinato un risotto per tre amici si sente autorizzato e qualificato a diventare chef o foodblogger professionista”. Con l’arrivo dei social e la diffusione dei media anche nel mondoristorante arrivano gli investimenti di marketing, i concetti di packaging positioning e comunicazione che “surclassano quelli destinati a ricerca, sviluppo e realizzazione di prodotti di Qualità”. In chiusura vi è un capitolo dedicato al Galateo del Cliente, un divertente questionario e un’immancabile ricetta.

#mondoristorante di Luca Farinotti (Edizioni Clandestine 2018) è un libro che vi consiglio di leggere e tenere a disposizione per essere ripreso e riletto come si fa come una guida, ogni volta che vi capiterà di affrontare una delle tante tematiche affrontate, ogni volta che vorrete sorridere, o semplicemente vorrete affrontare una delle ricette che Luca vi consiglia.

E sfogliando le pagine di questo libro scoprirete così tutti i mondi che il suo autore ama descrivere, e non solo quello del mondoristorante, unico ad avere un # che lo accompagna e la lettura sarà piacevole come quella di un romanzo e utile come quella di un saggio.

Se avete seguito i miei consigli e quelli di insottocosto.it su il salone di Torino avete già avuto modo di vedere e sentire Luca, ma se vi trovate a passare per Parma vi aspetto alla Libreria Diari di Bordo il 21 giugno 2018 per letti di notte, dove insieme a Diego Sorba la sottoscritta presenterà nuovamente il libro e Luca Farinotti, dopo l’anteprima fatta a Brunch in The Office, album fotografico, ecco l’evento fb #mondoristorante a letti di notte.

Vi aspetto numerosi e vi auguro  come al solito una Buona lettura.

                                                                                                                       Isabella Grassi

Spazio al personaggio. Enrico Bassi

La nostra Isabella Grassi e la sua incursione nel mondo del Fablab

Salve a tutti!

Opendot Fab Lab Milano

Stasera fungerò solamente da addetto al cappello introduttivo per questa nuova incursione della nostra impagabile inviata dalle terre parmensi Isabella Grassinel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita“. Stavolta Isabella ci guiderà alla conoscenza di Enrico Bassi e del suo innovativo progetto.

Ma ora è giunta per me l’ora di cedere la parola alla bravissima Isabella Grassi e al suo nuovo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto!

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi il mio viaggio affronta il mondo della tecnologia pensata e calata in un ambito molto particolare: la manifattura del futuro e come questa impatta sul sociale.

Tutti noi da piccoli abbiamo giocato con il meccano, con il lego, abbiamo visto e attraversato le più diverse invenzioni, i mondi più impensabili, sognato di volare a pochi metri da terra con navicelle ad idrogetto, imitare Dio nel creare oggetti.

Tutti noi con in mano un aeroplanino di carta ci siamo immaginati lanciati alla scoperta di mondi nuovi, diversi.

Oggi vi voglio presentare un uomo che realizza ed aiuta a realizzare questi sogni, che annovera nel suo curriculum diverse specializzazioni e che nel tempo ha rivestito diversi ruoli, tra i quali possiamo ricordare le sue competenze in Digital fabbrication, il suo ruolo di Fablab manager e di Design for digital production. Ho conosciuto Enrico Bassi in quanto mio professore al Master che sto frequentando all’Università di Parma per giornalisti e comunicatori, e qui lo intervisto nella sua qualità di coordinatore di Opendot.

Il bancone di Opendot Fab Lab Milano

Prima di dare spazio alla nostra solita chiacchierata vi spiego brevemente cos’è Opendot.

Fondato nel 2014 da Dotdotdot, studio di progettazione multidisciplinare milanese,
Opendot (http://www.opendotlab.it/) è un Fab Lab.

Con questa parola, strana per la maggior parte di noi comuni mortali, si intende un hub di ricerca e open innovation, ovverosia uno spazio per la ricerca e la sperimentazione inteso come supporto sia al lavoro dei membri interni che come servizio per altri utenti in modalità condivisa.

Opendot vuole aiutare lo sviluppo dell’open source e del know-how tecnologico e vede in questi strumenti una opportunità di crescita a livello formativo, ma soprattutto progettuale e produttivo, fonendo consulenza ad aziende, fondazioni, università, enti pubblici e privati; sviluppando percorsi progettuali e programmi formativi ad alta complessità, che vedono nell’innovazione il loro tratto caratteristico.

Se questa introduzione vi ha incuriosito allora diamo spazio al personaggio di oggi: Enrico Bassi.

Enrico ti va di illustrarci con parole tue come e perché credi in questo progetto e cosa intendi per nuova manifattura?

Un Fab Lab si occupa di nuova manifattura. Per chiarire questo concetto bisogna partire dal punto di inizio: la produzione in senso classico, quella che dall’artigianato ha portato alla rivoluzione industriale e che ha permesso tramite l’utilizzo di stampi ad iniezione l’efficienza degli alti numeri. Con i Fab Lab si è abbattuto il confine tra informazione e materia, e si cerca di realizzare e rendere perciò sempre più attuale il concetto che partendo dalla informazione si arriva alla materia tramite l’utilizzo della stampa 3D.

Esempio di attività all'interno di Opendot Fab Lab Milano

La nuova manifattura quindi è un ritorno a prodotti di qualità che come tali si adattano ad esigenze di piccoli numeri, con un gusto tipico dell’artigiano, ma nel contempo sfrutta la tecnologia moderna. Con questo sistema l’utente può realizzare home made un prodotto di alta qualità.

Le tecnologie possono essere diverse, noi utilizziamo sia quelle additive, che quelle sottrattive.

Esempio della prima è la stampante 3D e le sue applicazioni. Un caso insolito è quello utilizzato da Foodini una start up spagnola che lavora con il cibo e che ha stampato cracker a base di farine di insetti.

Un esempio della seconda è la fresatura che consiste nell’eliminare tramite appunto una fresa, elementi che non interessano e che permette di ottenere oggetti molto belli. Si va da macchine semplici che prevedono solo assi x-y-z ad altre più complesse che permettono la rotazione tramite l’utilizzo di bracci robotici. Questa tecnica ha però un limite: non ha il sottosopra.

Ma qual è quindi l’utente tipico del vostro Fab Lab e quali i settori di maggior utilizzo?

Interno di Opendot Fab Lab Milano

Abbiamo l’architetto di design, lo studente che vuole provare a realizzare un progetto, l’imprenditore che cerca una soluzione per la propria azienda, e non posso nascondere il fatto che spesso a muovere la domanda è la ricerca di un risultato meno costoso rispetto a quello della manifattura classica. Creare gli stampi infatti se non si realizzano grandi numeri è molto costoso, con la stampa 3D si evita la creazione degli stampi. Proprio per la tipologia di risultati di alta qualità senza costi elevati si rivolgono a queste tecnologie sia il mondo della gioielleria che il mondo delle protesi dentarie. Ci si augura di implementare maggiormente il settore industriale che attualmente fatica ad approcciarsi a questo sistema a causa della mancanza di una legislazione specifica inerente alle certificazioni per l’utilizzo di questo sistema in molti campi.

Vero è che spesso anche laddove non sussistono queste problematiche è l’imprenditore che non riesce a causa di una scarsa conoscenza del settore ad approcciarsi a noi.

Formazione e innovazione appaiono quindi strettamente collegati, ritorniamo quindi al concetto di produrre direttamente dall’informazione. Cosa fate voi in questo campo? Avete progetti formativi? Avete particolari interessi da sviluppare?

Tu mi hai conosciuto nella mia qualità di docente e già questa circostanza risponde alla tua domanda. Certamente credo che in un campo come quello dove io mi muovo la formazione sia non solo fondamentale ma necessaria. Accanto a corsi introduttivi e necessariamente a basso costo, abbiamo anche progetto mirati a insegnare l’utilizzo della stampante 3D partendo dal concetto che non si utilizza ciò che non si conosce. Partendo da questo input con fondi del MIUR abbiamo attivato dei progetti formativi nelle scuole.

C’è un campo in particolare dove il progetto formativo si sta sviluppando e riversa tutta la sua forza: il sociale. Così abbiamo attivato percorsi che hanno portato le tecnologie nei campi profughi e di guerra, per cercare di ovviare alla chiusura di una sala operatoria per la mancanza di un ricambio, ma anche uno splendido progetto con Ikea per adattare i loro prodotti all’utilizzo da parte di bambini portatori di handicap di diverso tipo.

Guardando il sito opendotlab nel settore formativo si trova anche la Fab Academy, dove tu vieni citato come il suo guru. Ce ne vuoi parlare?

La Fab Academy è il principale corso di fabbricazione digitale della rete mondiale dei Fab Lab. Il corso si suddivide tra lezioni in videoconferenza con Neil Gershenfeld del MIT di Boston e la pratica presso il Fab Lab e io sono appunto il coordinatore di Opendot.  Con sei mesi di corso gli studenti riescono ad apprendere competenze pratiche di progettazione e design, digital fabrication, elettronica, software per riuscire così a immaginare, prototipare e documentare le proprie idee, per riuscire a capire fino in fondo cosa sia e come usare la fabbricazione digitale, e poterla sfruttare autonomamente nel proprio percorso professionale.  Richiede un impegno part-time degli studenti, dove per due o tre giorni a settimana lavorano insieme nel Fab Lab, ed un giorno a settimana si realizza una videoconferenza con i Fab Lab di tutto il mondo. Si riesce così a condividere i propri avanzamenti di progetto, a confrontarsi con il contesto globale di riferimento per tecnologie, progettazione e fabbricazione. Come ogni scuola anche la Fab Academy alla fine conferisce un diploma e permette anche di seguire singole sessioni del corso e ottenere cosí un relativo certificato.

Vision e Mission, parole di utilizzo ormai comune, spiegacele nel loro significato intrinseco.

Fab Lab è un movimento maker, che deve diventare un grosso valore sociale per l’Italia e come tale deve organizzarsi, strutturarsi perdendo un po’ del caos che lo contraddistingue senza perdere la flessibilità e l’agilità che ne costituiscono l’enorme potenziale, avvicinandosi così al mondo imprenditoriale: questa la vision.

Colmare il gap tra l’innovazione dal basso e coloro che hanno gli strumenti per far accadere le cose costituisce invece la mission.

Io ovviamente spingo in particolare affinché si sviluppi una digital social innovation per arrivare ad un sociale sempre più innovativo. Ecco quindi che sono particolarmente fiero della collaborazione con TOG, una fondazione milanese che si occupa di curare bambini con patologie complesse. Tramite i Fab Lab ed i progettisti al loro interno questa fondazione realizza così le soluzioni ai problemi che i loro pazienti affrontano giorno per giorno. Ogni bambino è diverso e diversa deve essere la soluzione, ogni soluzione è quindi creata e sviluppata ad hoc.

Così, sempre in campo sociale, sono stati attivati percorsi con i carcerati per attivare processi di formazione che li porti a produrre diverse tipologie di oggetti.

Ma per progetti così socialmente orientati, come trovate i finanziamenti?

Se si vuole che i Fab Lab si diffondano, si sviluppino, se si vuole che vengano attivati progetti sempre più formativi anche in campo scolastico, si deve per forza cambiare il modo classico per reperire i finanziamenti, e in effetti qualcosa si sta muovendo in tal senso.

Fino a qualche anno fa esisteva solo il terzo settore, ma ora i fondi pubblici sono sempre più scarsi, e a parte qualche fondo europeo, e qualche bando è il privato che spesso viene in aiuto.

E così ecco che Ikea ha aiutato il progetto TOG, per lo sviluppo di giochi adatti a bambini con disabilità.

Quindi quali sono gli elementi in base al quale scegliete o meno un progetto?

Partendo dalla necessità di dare una buona comunicazione per mettere in atto una strategia ottimale, se l’innovazione nel settore food ha un suo fascino, sicuramente non è strategica, se il tema della disabilità è sicuramente importante e ci auspichiamo che si sviluppi in maniera esponenziale, al momento, proprio a causa della difficoltà nel reperire i fondi è troppo cara, ecco quindi che sul lato tecnologico i maggiori investimenti sono nell’IoT e nel machine learning.

Chiudo con una citazione di un grande regista come Charlie Chaplin che con il film “Tempi Moderni” fece uno spaccato sul mondo della fabbrica, sul futuro della innovazione tecnologica: “Pensiamo toppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità.”, con l’auspicio che il futuro coniughi innovazione tecnologia ed umanità, così come il nostro ospite si augura, realizzando così una piena attualizzazione del sociale, ma riuscendo anche ad arrivare nelle case di tutti, ad incuriosire l’uomo comune.

I progetti dei Fab Lab diversamente dalla fabbrica di Tempi Moderni non si focalizzano sulla produzione di massa, che non ne rappresenta il focus, però ed è questa la vera modernità devono essere replicabili, non uniche copie tipiche dell’artigiano pur se di qualità simile.

Così termina questa mia panoramica sull’innovazione tecnologia, sul mondo dei Fab Lab, e ringrazio Enrico Bassi, che si è prestato a questa intervista.

Isabella Grassi

INTERVISTA CON L’AUTORE. LUCA FARINOTTI

Isabella Grassi intervista Luca Farinotti

Salve a tutti!

luca farinotti al mentana 104[162]

Stasera torna tra voi la nostra inviata dalle terre parmigiane Isabella Grassi che intervisterà per noi Luca Farinotti. Passa senza indugi la parola alla nostra impagabile Isabella Grassi e al suo graditissimo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto.

INTERVISTA CON L’AUTORE.

luca farinotti al mentana 104[162]

Oggi ho intervistato per voi Luca Farinotti, scrittore parmigiano, ma anche imprenditore nel settore della ristorazione, o come ama definirsi nel suo blog (https://www.lucafarinotti.com/ ) “nel mondo del food e dell’intrattenimento”.

Mi riceve in uno dei suoi piccoli gioielli del cibo: il Mentana 104, (http://www.mentana104.it/)  arrivo da lui in un tardo pomeriggio di inizio settimana, dopo un contatto telefonico e lo ammiro mentre finisce di preparare i tavoli del locale per la serata imminente.

Davanti ad un buon bicchiere di vino, ci accomodiamo e iniziamo la nostra chiacchierata.

 Descriviti in tre parole.

A questa domanda rispondo io: classicista, dinamico, amante del bel vivere.

Si, a Luca questa domanda con la quale di solito inizio la mia  chiacchierata con voi non l’ho fatta, ho preferito farlo parlare a ruota libera, e così in un po’ più delle solite tre parole, mi ha raccontato come lui abbia fatto studi classici, sognando fin da ragazzino di fare lo scrittore, muovendo i primi passi nel mondo del teatro e della poesia e approdando solo negli anni duemila alla narrativa.

Parlaci della tua esperienza nella narrativa.

Il mio primo libro di narrativa è “Lo stadio più bello del mondo” (2007, Edizioni Clandestine),  un romanzo di formazione che si svolge interamente intorno ad un campo da calcio.

I protagonisti sono ragazzini in età pre-adolescenziale, con una ambientazione simile a quella del “mondo piccolo” di Guareschi. Nonostante si svolga in un mondo pre-social ho avuto il piacere di vederlo adottare come lettura estiva in alcuni istituti scolastici.

Ė notizia di questi giorni che uscirai presto con un nuovo libro, ce ne vuoi parlare?

Certo. Con questo libro #mondoristorante (2018, Edizioni Clandestine), ho voluto unire le mie due più grandi passioni: il bello scrivere ed il mangiar bene.

Ma qual è il protagonista del libro? Con chi si deve identificare il lettore che ne affronterà la lettura?

Io amo pensare a #mondoristorante come un libro dedicato al “ristoratore resistente”.

Il mondo della ristorazione è infatti governato dalle multinazionali del cibo, che di fatto mette i ristoranti stellati in una vera e propria posizione di sudditanza.

Se solo ci si addentra in questo settore infatti è facile ed agevole ad un utente accorto riscontrare come determinati marchi siano omnipresenti, e ciò non per una questione di qualità che può anche esserci ma solo ed esclusivamente per giochi di potere.

Di fatto si assiste ad una vera e propria omologazione allo stato puro.

Il cuoco stellato è oramai una vera e propria star, paragonabile ad una star del cinema, che viene ingaggiato come testimonial per determinati prodotti. Il ristorante riceve la sponsorizzazione e ne diventa promotore.

I piccoli ristoranti a loro volta acquisteranno i prodotti sponsorizzati dal cuoco stellato, senza la scontistica e si auto omologheranno.

Il “ristoratore resistente” è  quello del piccolo ristorante che rifiuta tale sistema, che guarda alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu.

Questo è il protagonista del mio romanzo, colui che il lettore deve imparare a riconoscere.

Vuoi descriverci meglio quali secondo te sono le qualità che il “ristoratore resistente” deve avere?

Io ho iniziato dalla gavetta, e penso che ancora oggi sia essenziale affrontare tale passo.  Ritengo infatti che un buon gestore di ristorante debba conoscere e debba saper svolgere tutte le mansioni che interagiscono fra di loro per realizzare un buon servizio.

Sicuramente deve avere la vocazione per poter fare bene il suo mestiere e non approdarvi semplicemente perché oggi è cool,  perché gli chef sono sotto le luci dei proiettori. Non deve disdegnare di iniziare come semplice lavapiatti, solo così infatti potrà capire se possiede o meno l’attitudine giusta ad imparare come svolgere bene questo mestiere.

Deve avere cultura, perché per poterlo svolgere in maniera eccelsa bisogna mantenersi costantemente aggiornati, e deve conoscere le cose che maneggia, la provenienza e la qualità dei prodotti che utilizza, l’intera filiera del cibo.

Deve avere coraggio,  per poter dire di no ai colossi della distribuzione, per non alimentare il loro potere.

Deve essere un leader combattente, deve cioè tirar fuori il proprio spirito da guerriero per diffondere con il suo ristorante e tramite i suoi clienti l’amore per il mercato etico, perché solo con un corretto discorso morale potrà rompere l’omologazione e quindi cambiare la storia.

Le qualità che ci hai descritte sono molto esclusive, richiedono un’alta carica motivazionale, non le trovi un po’ fuori dal nostro tempo? Ritieni che realmente esistano “ristoratori resistenti”?

Sulla qualità e sulla forza che questo mestiere richiede non posso concedere sconti.

Nel libro comunque, ci sono decine di esempi di “ristoratori resistenti”, cosicché il lettore possa sperimentare direttamente che una scelta eticamente corretta è premiante.

Il mio libro è un libro per tutti, non è un libro di ricette di cucina, ma una miniguida.

Vuole infatti essere un aiuto a diffondere la cultura del mangiar bene, come scelta morale e non come semplice ricerca del gusto.

Il lettore curioso troverà poi all’interno del libro stesso il mio menù, preso cioè dai menu dei “ristoratori resistenti” da me incontrati.

Salutato l’autore, poiché il libro è in stampa, per poterlo conoscere e apprezzare vi esorto ad andare al Salone Internazione del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio 2018.

Luca Farinotti sarà presente tutti i giorni della fiera presso lo stand della  casa editrice Edizioni Clandestine con il suo #mondoristorante.

Non posso darvi al momento altre anticipazioni, ma vi invito a rimanere aggiornati su quello che avviene alle fiere dei libri e sui consigli che ne deriveranno anche andando su https://www.insottocosto.it/libri/fiere-del-libro-milano-modena-torino/, e sugli articoli che verranno ad esso collegati. L’articolo infatti verrà mantenuto aggiornato per cui ve ne consiglio un costante refresh.

Non mi resta che augurarvi  come al solito una Buona lettura.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio. La casa editrice Freccia d’Oro

La nostra Isabella Grassi dialoga con Roberto Tira, direttore della casa editrice Freccia d’Oro

Salve a tutti!

Roberto Tira e Giovanni Bertani

Torno tra voi dopo qualche tempo per presentarvi un nuovo articolo della nostra preziosa inviata dalle terre parmensi, Isabella Grassi alla quale cederò tra breve la parola. Questa volta dialogherà con Roberto Tira, direttore della casa editrice Freccia d’Oro.

Ma ora basta cincischiare. È giunta l’ora di cedere la parola a Isabella Grassi e al suo graditissimo ospite:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Vi voglio presentare una casa editrice dinamica: La Freccia d’oro di Cento (FE), la sua nuova sede, un suo autore con un nuovo libro ed il loro concorso.

Andiamo con ordine. Ho conosciuto un anno fa questa casa editrice, il suo editore Marco Cevolani ed un suo autore Roberto Tira, li sono andati a trovare nella vecchia sede, li ho seguiti nelle fiere e li ho intervistati anche con una video intervista.

Oggi vi voglio aggiornare perché hanno tante novità. A rispondere  sarà Roberto Tira, uno dei loro autori.

 

Come hai conosciuto questa casa editrice?

Nel 2014 sono entrato in Freccia d’Oro perché volevo pubblicare un libro “L’aria che T’ira” e ne è subito nata una collaborazione anche professionale.

 

Cosa ti è piaciuto, ti piace o vorresti cambiare della casa editrice Freccia d’Oro?

Ė una casa editrice dinamica, giovane. Abbiamo partecipato alla prima Fiera del Libro di Milano edizione  2017 proprio in quest’ottica, e nel fare ciò abbiamo portato i nostri autori, e ne abbiamo trovato di nuovi.

Ė nata a Cento come casa editrice generalista, al momento infatti l’unica collana presente in catalogo è quella denominata “Le Piccole Frecce” che si contraddistingue per il suo formato tascabile e coinvolge molti autori in quanto non ha un genere determinato, ma solo un limite di pagine che non devono essere oltre le 150. La tiratura è alla prima uscita di stampa limitata, ma non vengono richiesti contributi economici agli autori, nessun obbligo di acquisto ed i contratti sono ad personam.

Con questa filosofia nel 2017 abbiamo messo in stampa quasi una decina di libri, e attualmente circa 60 autori si appoggiano a noi. Siamo propensi a cercare collaborazioni anche con altri settori artistici.

 

Non è la prima volta che ti intervisto, anche su questo blog, che novità hai per me?

(in realtà si tratta della mia auto intervista del 9 luglio 2017,  https://ilibridiriccardino.com/2017/07/09/spazio-al-personaggio-isabella-grassi/).

Si sono venuto in ufficio da te insieme a Giovanni Bertani e Catia Cicchetti, editrice per La Penna del Drago. In quell’occasione parlammo dei miei libri, in particolare della mia trilogia ora finalmente completa.

Dopo “L’aria che T’ira” e “Se ancora T’ira” che sono due raccolte di poesie, a completamento della trilogia è  infatti ora uscito “T’ira, T’ira, T’ira”.

Questo libro verrà presentato il 14 febbraio 2018 alle 17:30 nella nuova sede della Casa editrice La Freccia d’oro, con evento pubblicizzato su fb:https://www.facebook.com/events/179183562684895/

Così troviamo scritto nella scheda libro di presentazione: “Tutto ebbe inizio con L’Aria che Tira, nato per scherzo, pubblicato per gioco, diventato opera prima, sembra sopra le righe ma è tra le righe che si coglie lo spirito dell’autore, spiritoso e malinconico ma mai triste che sfiora l’anima con pensieri velati svelando profondi sentimenti. Con T’ira T’ira T’ira la prima trilogia vede il suo epilogo. Più maturo e non solo per l’età dell’autore, nei test nei concetti, dove l’Amore di cui è  intriso il libro, viene trattato in tutte le sue sfaccettature mai banalizzando anzi analizzando… e per la b perduta pazienza. Sperando di far cosa lieta… allieta lettura a tutti.”

Ma non è la sola notizia che vi voglio dare.

 

Cosa puoi dirci di altro? Nuova sede, nuovo libro, tanti progetti.

Logo Premio Letterario Nazionale Samuel Bertelli

Eh si i progetti nuovi partono ma per dare continuità bisogna anche coltivare il passato. E così è notizia di questi giorni la pubblicazione dalla Casa Editrice Freccia D’Oro del bando di concorso per la quarta edizione del premio nazionale per opere inedite Samuel Bertelli, promosso dalla stessa casa editrice. Il premio, per il quarto anno consecutivo, prevede quattro categorie:

  1. A) Silloge di poesia (minimo 10 )
    B) Raccolta di racconti (minimo 30 cartelle dattiloscritte)
  2. C) Romanzo
    D) Fumetti (minimo 10 tavole)

Per ogni categoria sono previsti i seguenti premi:

1° Classificato: pubblicazione dell’opera in brossura (previo regolare contratto di edizione)
2° Classificato: pubblicazione dell’opera in versione digitale (ebook per iTunes e Amazon) (previo regolare contratto di edizione)
3° Classificato: pubblicazione dell’opera nella collana “Nel Proprio Piccolo”

La premiazione si terrà indicativamente nel mese di ottobre 2018 (il bando scade il 31 luglio) presso la nuova sede della Casa Editrice a Terre Del Reno, nella frazione di Dosso.

Qui di seguito il link ove scaricare il bando integrale

http://www.casaeditricefrecciadoro.biz/SamuelBertelli_Concorso.pdf

 

Roberto, o meglio Bob Mc Tyra, che è lo pseudonimo con il quale firmi le tue opere, non c’è che dire, tenendomi in contatto con te ho tenuto fede all’incitazione con la quale concludevo il nostro ultimo incontro: Impariamo a leggere, impariamo a pensare, impariamo a vivere!

 

P.S. Mi accorgo solo ora, mentre scrivo che non ho chiesto a Roberto se sarà presente nelle prossime fiere del libro, ma siccome andrò alla sua presentazione vi terrò aggiornati, così come tengo a dirvi che Giovanni Bertani è arrivato  quarto con “L’ospite inattaeso” al concorso indetto dalla casa editrice La Penna del Drago,  che  ricordiamo essere una rivista creata per dar voce agli emergenti,  e che la scorsa estate aveva indetto la seconda edizione del Concorso Letterario di Narrativa e Poesia, aperto a tutti giovani e non, esordienti e non, appassionati delle parola scritta, ed il suo racconto è in via di pubblicazione sulla rivista stessa, per cui affrettatevi.

Vi ricordo anche la mia video intervista pubblicata su you tube che trovate a questo link:

https://youtu.be/ropw9SNMNt0?list=PLeE3xx5bVarLvP4qNVviC3fRBBGBC7e_Z

 

Isabella Grassi

Francesca Giuliani torna a presentare i nuovi servizi offerti

Salve a tutti!

Oggi ritroviamo una vecchia, si fa per dire e carissima amica: Francesca Giuliani, che oggi torna tra noi per presentare i nuovi servizi da lei offerti. Ma ora è giunta l’ora di cedere la parola a Francesca:

Per iniziare vorresti presentarti a quanti tra i frequentatori di questo blog non ti conoscessero ancora?

Buongiorno a tutti cari lettori! Mi chiamo Francesca Giuliani, ho 25 anni e sono una correttrice di bozze cresciuta a pane e libri. Lavoro come freelance da diverso tempo e ho accumulato tanta esperienza nel trattamento dei romanzi. Vorrei precisare che il blog è solamente una piccola parte del sito, dove ogni settimana posto degli aggiornamenti su argomenti di letteratura e comunicazione. Sono alla continua ricerca di nuovi stimoli, gli aggiornamenti in questo mestiere non devono mai mancare perché la moda e le tecnologie cambiano continuamente e un professionista, come me, deve non solo tenere il passo ma essere all’avanguardia e proporre all’autore un progetto su misura.

Com’è nato questo nuovo sito internet?

Vengo da diverse esperienze nella gestione di siti web e blog; parallelamente lavoro da 8 anni come correttrice ed editor. Mi sono detta: «Perché no?». E questo è stato il risultato. Un sito formato da servizi editoriali e articoli giornalistici, condito con una bella dose di passione, tanta professionalità… ma anche un pizzico di follia! È con lo stesso spirito che vivo ogni lato della mia vita e fgservizieditoriali.com è una parte importante.

Quali servizi offri attraverso il sito?

Si parte dalla “semplice” correzione di bozze per arrivare all’editing (qui* mi permetto di linkare ai tuoi lettori un articolo che ho scritto sulla differenza tra i due servizi). Ovviamente il processo verso la pubblicazione, sia seguita da un editore sia in forma di self, non è ancora finito. Manca l’impaginazione, per avere un testo perfetto per essere stampato o trasformato in e-book. Inoltre scrivo la trama e la sinossi, fondamentali per attirare l’attenzione degli editori e dei lettori.

Ed ora un po’ di autopromozione più diretta. Perché una persona dovrebbe scegliere di rivolgersi a te per i propri bisogni in ambito editoriale?

Sono giovane e professionale e, come ti dicevo all’inizio dell’intervista, creo su ogni manoscritto un progetto ad hoc per migliorare il testo e comprendere al meglio le esigenze dell’autore. Non siamo macchine, abbiamo bisogno di calore umano. Con me gli scrittori si sentono coccolati e seguiti, al sicuro. Non sai che emozione quando un self che ho aiutato mi scrive dicendomi di aver pubblicato con una casa editrice, di aver realizzato il suo sogno! O quando leggo una mail di qualche autore, self convinto, che torna da me per un altro testo. Il rapporto tra autore e correttore è qualcosa di speciale e unico.

Grazie sin d’ora della cortesia e della disponibilità!

Prima di salutarvi vi ricordo il corso sul copywriting, che si terrà a Roma il prossimo 7 ottobre presso MAIS ONLUS, in piazza Manfredo Fanti, a pochi passi dalla Stazione Termini e riguardo il quale potrete trovare tutte le informazioni qui!

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

A presto! 🙂

Spazio al personaggio… Marco Belli

La nostra Isabella Grassi incontra il patron dell’Elbabook Festival Marco Belli

Salve a tutti!

Elbabook Festival

 

Riprendiamo al meglio le nostre pubblicazioni con la nuova puntata della rubrica, ideata e portata avanti dalla nostra Isabella Grassi, intitolata “Spazio al personaggio“.

L’ospite di oggi, al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto è Marco Belli, “scrittore, fotografo, sommelier e patron di Elbabook Festival“:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Continua la mia avventura nel mondo dell’editoria. Oggi vi presento Marco Belli, scrittore, fotografo, sommelier e patron di Elbabook Festival, il festival elbano dedicato all’editoria indipendente, giunto alla terza edizione,  per parlare con lui e con alcuni editori della editoria oggi.

Ho conosciuto Marco in occasione della prima edizione del Festival e ho avuto il piacere di ospitarlo a casa mia a Parma, in occasione della presentazione nella mia città del programma del festival elbano.

Marco è insegnante, fotografo e scrittore, io ho letto i suoi romanzi gialli “Il romanzo dell’ostaggio” (Koi Press 2015) e “Uno sbaffo di Cipria” (Edicola 2017), e spero di riuscire a presentare il suo ultimo romanzo a Parma.

A lui il compito di spiegare cos’è e com’è nato  Elbabook Festival.

Parlaci della nascita del festival, che io ho visto dall’edizione zero, dove ho avuto l’onore di realizzare una delle presentazioni in quella edizione, “Il grisbì” di Giovanni Bertani (Forme Libere Editore 2015), che i lettori di questo blog già conoscono.

Elbabook nasce nel 2014 dopo una telefonata di Andrea Lunghi e Roberta Bergamaschi, dove senza troppi giri di parole mi chiedono se voglio organizzare un festival dell’editoria indipendente all’Isola d’Elba.

Siamo ormai giunti alla terza edizione e sono particolarmente felice per essere finalmente riuscito quest’anno a coinvolgere l’intero paese nel festival.

Rio nell’Elba è un paese di montagna di questa splendida isola che dopo la chiusura delle miniere ha fatto una scelta politica molto difficile per lo sviluppo della sua economia, optando per un turismo lento, culturale e sostenibile.

Parlaci del ricco programma di quest’anno.

Il programma quest’anno è cambiato, per la seconda volta si è svolto il premio letterario Loris Appiani per la miglior traduzione dedicato alla memoria del giovane avvocato ucciso al Palazzo di Giustizia di Milano, riservato alla editoria indipendente.

Il premio quest’anno era dedicato alle traduzioni dalla lingua russa, ed è stato vinto da Rosa Mauro.

A seguire c’è stato un concerto di musica acustica che ha intrattenuto i numerosi presenti fino a tarda sera.

Durante i tre giorni seguenti si sono succedute delle vere e proprie tavole rotonde su vari argomenti.

Il 19 luglio gli argomenti trattati sono stati: “Scusate se il futuro è di carta” e “Arte, nuove tecnologie e territorio”, con uno sguardo quindi al futuro.

Il 20 luglio una tavola rotonda dal titolo “Immagini e Migrazioni” mentre nell’incontro serale le letture dal carcere, nato dalla collaborazione, che ci rende particolarmente orgogliosi con il vicino carcere di Porto Azzurro.

Il 21 luglio, ossia la giornata conclusiva, la tavola rotonda è stata ancora incentrata sul territorio con il titolo “L’isola nel parco, un turismo a passo lento?”, mentre alla sera è stata la volta del giornalismo d’inchiesta con un ospite d’eccezione: Sigfrido Ranucci di Report.

Come tutte le manifestazioni che si rispettano, sono stati previsti eventi collaterali, nati dalla collaborazione con il museo archeologico del distretto minerario, ed altre.

Qual è quindi lo spazio dedicato agli editori indipendenti?

Gli editori espongono le loro opere e hanno la possibilità di farsi conoscere e creare nuove sinergie, approfondire alcune tematiche partecipando alle tavole rotonde.

Come riportato anche nella guida Elbabook festival nasce con l’obiettivo di mettere insieme piccoli e medi editori al fine di condividere le varie esperienze sul mercato cartaceo e digitale per mettere a punto nuove strategie  di joint venture, cooperazione, nuovi metodi di distribuzione, nuove proposte politiche per la tutela degli editori indipendenti.

Un ultima domanda: quale messaggio ti senti di lasciare a chi frequenta Elbabook Festival?

Uno al mondo degli scrittori: si pubblica tanto e si legge poco.

Uno al lettore che non lo è ancora: avvicinati alla lettura con il libro di un editore indipendente.

Saluto ora Marco Belli e vi presento alcuni degli editori indipendenti che ho incontrato a questo festival.

Gli editori presenti erano 19, io ne ho scelti 5, per ragioni di spazio, empatia, conoscenza personale e interesse.

Ve li presento: Forme Libere Editore e per essa Barbara Ciaghi, Exòrma e per essa Orfeo Pagnani, Infinito Edizioni e per essa Maria Cecilia Castagna, Persephone Edizione e per essa Angela Galli, A 2 mani e per essa Cesare Reggiani.

A tutti gli editori ho rivolto le stesse domande, interessanti le loro risposte.

Com’è nata la vostra idea editoriale?

Barbara Ciaghi risponde che Forme Libere è nata come una cooperativa di studenti appassionati all’editoria, e deve il suo nome al fatto che vuole dare spazio alle diverse realtà.

Libertà di forma intesa nel senso di dare voce a chi ha qualcosa da dire in modo chiaro, a chi ha voglia di mettersi in gioco.

Ecco quindi che abbiamo diverse collane: per poesia, racconti, romanzi, saggi e infanzia, ove l’autore può esprimersi con libertà di forma purché abbia una sua finalità nel senso di un suo spazio nel panorama letterario.

Orfeo Pagnani ci spiega invece che Exòrma come casa editoriale è nata dopo aver fatto per trentacinque anni servizi editoriali per vari editori.

Come Joshua Slocum così ha fatto Exòrma, (ci tiene a sottolinearlo Orfeo), decidendo improvvisamente che sussistevano le condizioni ottimali.

Sono particolarmente fiero della collana di letteratura di viaggi denominata “Scritti traversi” perché il tema del viaggio è in realtà un’occasione per parlare di tante cose, letteratura, antropologia, cinema, musica, e soprattutto ci offre spunti sulla contemporaneità.

Altro fiore all’occhiello della mia casa editrice, aggiunge è la collana di narrativa “Quisiscrivemale”.

I nostri scrittori devono voler scrivere con una scrittura matura e non omologata, non devono limitarsi a scrivere per incontrare il favore del pubblico, e per questo motivo attuiamo un lungo lavoro di ricerca ed una valutazione dei testi molto attenta.

Maria Cecilia Castagna  prende la parola per Infinito Edizioni, e ci racconta come la sua casa editrice sia nata dal sogno grandissimo di voler raccontare quello che succede tutti i giorni, ma che poi normalmente viene dimenticato.

Reportage e temi d’attualità sono i must di questa casa editrice, che è particolarmente fiera della collana “Orienti” che raccoglie tra i vari titoli quelli dedicati alla ex Jugoslavia, e si prefigge di informare, approfondire e non far dimenticare. Altri volumi sono dedicati all’Iran, alla Corea del nord, e sembra aver centrato i gusti dei lettori nel pieno rispetto dell’idea editoriale della casa editrice.

Storia contemporanea (I e II guerra mondiale), e libri di cucina altri argomenti trattati.

Nella “collana del fare” vi sono un paio di titoli sul mondo dell’editoria, ma trovano spazio anche volumi sul mondo dell’alimentazione per cucinare con i bimbi.

Angela Galli di Persephone Edizione, ci illustra invece come la sua idea editoriale sia scaturita dal suo essere nata scrittrice, e dalle difficoltà incontrate nei rapporti con gli editori che l’avevano pubblicata.

Fin dall’inizio mi sono prefissa di pubblicare principalmente autori elbani, o comunque opere che trattino dell’Elba a livello di contenuto, con l’intento di contrastare l’idea culturale di massa.

Per far ciò occorre partire dal piccolo e quindi dalla mia isola l’Elba, che però fa parte di un arcipelago, e si pone in un contesto poco conosciuto ma che ha tanto da dire.

Cesare Reggiani che a dispetto del nome viene da Faenza ci parla invece di A 2 mani, una casa editrice veramente sui generis.

Deve la sua nascita per sviluppare il concetto del libro d’autore, come oggetti d’arte finalizzati a mostre, che contengano cioè un oggetto originale.

Il progetto è potuto partire grazie all’intento di diversi artisti di voler fare qualcosa insieme, dal desiderio di realizzare opere in collaborazione, e di autopubblicarle.

Ecco così che riunisce in sé poeti, artisti visivi, musicisti, scrittori, saggisti e video maker ed è sempre pronta a nuove collaborazioni, a nuovi progetti sia musicali che di stampa.

Al momento l’unico settore che non realizziamo è quello fotografico che riteniamo goda già di un suo canale dedicato.

Realizziamo tirature limitate anche di sole 40/50 copie fino ad un massimo di 300, utilizzando o artigiani specializzati o producendole noi direttamente.

Ci poniamo a cavallo tra editoria e settore artistico, e per tale motivo pensiamo di partecipare in futuro anche a manifestazioni artistiche.

Prima di procedere con le altre domande vorrei spiegarvi il perché ho scelto queste cinque case editrici su una rosa di 19 presenti al festival.

Forme Libere è la casa editrice di Il Grisbì. Barbara la ho conosciuta in fiera a “più libri, più liberi” a Roma a dicembre 2014.

Exòrma è una delle case editrici amate dalla Libreria Diari di Bordo di Antonello Saiz e Alice Pisu, una delle librerie indipendenti della mia città, che seguo e ammiro da tempo.

Infinito Edizioni è la casa editrice che appoggia il premio La Quara, un concorso letterario di racconti che si svolge a Borgo Val di Taro, il cui patron Massimo Beccarelli è da me personalmente conosciuto e rispettato per la sua dedizione allo sviluppo della cultura.

Persephone Edizione è la casa editrice elbana e come tale non poteva avere un suo spazio.

A 2 mani è così particolare, e fa prodotti così innovativi che non poteva non trovare uno spazio qui da me. Appena ho visto i suoi articoli mi sono subito avvicinata al banco, quando poi ho scoperto che sono di Faenza, città natale dei miei nonni, non c’è stata storia, è partita l’intervista.

Se parteciperò ad altre edizioni e avrò la ventura di scrivere articoli, vedrò di intervistare altre realtà editoriali. Ritengo comunque che sia per interessi che per dislocazione territoriale di aver individuato un campione rappresentativo.

Gli altri editori presenti:

Daniele Marson, specializzata in opere dedicate alla natura, montagna e turismo.

Edicola Ediciones, vive e pubblica tra Italia e Cile.

Edizioni Estemporanee, ha 5 collane di cui una di narrativa prevalentemente dedicata alla latino-americana.

La Memoria del Mondo Editrice, ha in catalogo diverse proposte di storia e cultura locale, libri d’artista e graphic novel e libri per bambini e ragazzi.

Odoya, editore internazionale di saggistica divulgativa e di narrativa in lingua italiana, inglese, francese e tedesca.

Red Star Press, ha diverse collane che spaziano dalla politica, alla memorialistica, alla narrativa di movimento, affronta tematiche sportive e artistiche, il tutto in chiave popolare.

Editrice Il Sirente, rivolta alla saggistica scientifica, ha al suo interno anche collane di narrativa, e affronta il reportage.

Edizioni La Vita Felice, rivolto all’economia  e al tascabile  ma con particolare cura alla qualità grafica ed editoriale.

Noctua, si occupa a 360° di natura e turismo.

Fila 37, nasce per lo sport e poi si occupa anche del sociale, ha una collana di libri gialli, fa anche da agenzia letteraria.

Istos Edizioni, sviluppa tre settori: infanzia, arte e cinema, e socio civica.

Kleiner Flug, casa di fumetto con quattro collane: viaggi, prodigi, teatro e narrativa, tutto “tra le nuvole” e quindi rigorosamente a fumetti.

L’Orma Editore, pubblica letteratura e saggistica francese, tedesca e italiana.

MDS Editore, ha un particolare occhio di riguardo al sociale e bandisce da tre anni un  concorso artistico-letterario.

Presente e futuro della piccola editoria, come la vede?

Risposte diverse dai vari editori, che spaziano dal “Vedo positivo, ringrazio festival come questi che danno l’occasione a realtà come la nostra di far conoscere la nostra produzione e permettono di valorizzare gli scrittori” (Forme Libere), a “una lotta all’ultimo sangue. Esiste uno spazio ma va conquistato, è quello della biodiversità e della qualità. La piccola casa editrice non deve essere generica ma deve delinearsi con un profilo ben definito per interessi e qualità” (Exòrma).

C’è poi chi vede il “presente e il futuro molto faticosi e molto vicini perché il presente è fatto ogni giorno di conquiste e sfide per fronteggiare tutti gli attori della filiera. Prima di arrivare al lettore vanno affrontati diversi passaggi che rappresentano un presente difficile in quanto vanno affrontate persone che pur facendo parte della produzione/distribuzione difficilmente si accostano e conoscono i libri. Avverto la mancanza di incentivi che spingano a leggere. L’essere partner di un concorso come La Quara ci ha dato molto, ci ha fatto crescere e conoscere un settore a noi prima sconosciuto” (Infinito Edizioni).

Interessante il punto di vista di Angela Galli che afferma essere “necessario ristabilire il rapporto con gli antenati, riprendere in mano i fili sfilacciati della memoria e ricucirli per costruire un futuro legato al passato” (Persephone Edizione).

Veramente programmatica la risposta di Reggiani che dopo aver candidamente affermato essere “alla prima esperienza di riscontro della loro linea editoriale, giudica soddisfacente il risultato ottenuto, afferma la volontà di continuare a partecipare alle fiere, e vuole estendere la sua esperienza anche alle manifestazioni artistiche” (A 2 mani).

 Quale messaggio ha voglia di lasciare?

(Non vi dico chi ha dato le risposte e mi limito ad elencarle, lasciandovi liberi di attribuirle ai singoli editori o farle proprie.)

“Partecipare a questi festival per cercare di conoscere i nuovi autori”.

“Auguro al lettore di trovare i libri che vorrebbe leggere perché così si condivide un valore tra scrittori e lettori”.

“Non abbiate paura di leggere, entrate in libreria e fatevi chiamare dai libri”.

“Poiché siamo in un luogo turistico, mi auguro che il turista che acquista i miei libri goda di questa apertura”.

“Stiamo facendo questa esperienza con grande passione e siamo aperti a nuove collaborazioni”.

(In realtà l’ordine delle risposte è sempre quello…)

Saluto quindi l’Elbabook Festival, che nel frattempo si è concluso e tutte le persone che ho intervistato, e come al solito  faccio una mia personale riflessione.

Nel mio girovagare tra editori, festival, manifestazioni, concorsi, presentazioni, ho avuto modo di assaggiare un po’ tutta la filiera dell’editoria, e lo trovo un mondo affascinante, un mondo da conoscere e scoprire.

Mi piace leggere, e mi piace capire come un’opera letteraria nasce, cresce e si diffonde.

Questa all’Elbabook è stata una esperienza positiva, ed ora torno alle mie vacanze.

Isabella Grassi

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