INTERVISTA A FABIO STRINATI

Un nuovo e talentuosissimo artista si presenta

Salve a tutti!

Ritratto di Fabio Strinati

Per iniziare bene questo primo fine settimana estivo vi chiedo di dare il vostro più caloroso benvenuto a Fabio Strinati, un nuovo e poliedrico artista che ha voluto essere tanto cortese da accettare di fare due chiacchiere con noi. Vi invito quindi a dare il benvenuto a Fabio Strinati:

Ti va di presentarti a beneficio dei nostri amici?

Molto volentieri. Per me è un onore essere qui con voi. Mi chiamo Fabio Strinati e sono un grande appassionato ( ossessionato ) della parola e del suono. Tutti pensano che io sia un poeta, forse è anche vero, ma l’unico a non crederci poi tanto sono io. Mi conosco troppo bene. I poeti sono altri. I poeti se ne stanno isolati tutto il giorno mentre io sono immerso fin troppo nella confusione più totale.

Quali delle arti pratichi?

Cerco di esprimere attraverso la poesia e la musica alcune caratteristiche della mia anima. Ho bisogno di dialogare con il mondo e con gli altri per ricaricarmi di nuova energia e così, mi esprimo attraversò quei canali che mi appartengono di più: poesia e musica, musica e poesia. Due arti che si completano a vicenda, un connubio perfetto ma nello stesso tempo due arti che hanno vita propria. Sono alla continua ricerca della parola e delle sue infinite sfumature; mi affascina pensare che la parola giusta in un determinato momento assuma una forza incredibile, una responsabilità senza eguali. Mentre del suono mi affascina quel suo penetrare a tratti dolcemente a tratti impetuoso, dentro i nostri orecchi che poi non sono altro che le nostre antenne sintonizzate su tutto ciò che ci circonda.

Qual è stato il tuo primo amore artisticamente parlando?

Il primo amore non si dimentica mai. La musica! Ho imparato a suonare con una tastiera di due ottave, e se non ricordo male, una tastiera della Roland. Mi divertivo veramente tanto anche se, le capacità espressive dello strumento erano molto limitate…ma anche io lo ero. Usavo solamente la mano destra e ribattevo per tutto il tempo il do con il pollice. Da allora con tutta sincerità, credo di aver fatto dei passi in avanti.

Cosa ti  portato a scegliere di cimentarti con queste arti?

Semplicemente mi sono ascoltato, mi sono sintonizzato con la mia anima e ho saputo ascoltare le sue reali necessità. Se vuoi esprimerti con il mondo e con gli altri devi trovare un linguaggio a te familiare, consono il più possibile e così, ho scelto la poesia e la musica. Forse il mondo riesce a capirmi meglio e gli altri meno, ma questo mi porta ad una continua ricerca, sia di me stesso, sia dell’arte che produco.

Quali sono stati i personaggi che più ti hanno influenzato?

Tantissimi personaggi hanno fatto breccia nel mio cuore. Bob Dylan, Pasolini, Giovanni Giudici, Giovanni Raboni, Mario Luzi, Chopin, Mozart, De Andrè, Tiziano Sclavi, Dino Campana, Leonard Cohen.

Passando alla parola scritta, verso quale dei generi ti senti più portato?

Sicuramente la poesia mi permette di esprimere i miei pensieri in maniera del tutto naturale. Ma non bisogna abusarne. La poesia ha bisogno di decantare e deve gestirsi per conto suo senza avere intorno balie e situazioni del genere. Anche la musica mi permette di esprimere i miei pensieri in maniera sana, genuina e naturale ma per arrivare a questo, ho bisogno di estraniarmi completamente. Posso scrivere una poesia anche al supermercato, ma non riuscirei mai a pensare una melodia mentre sono in posta oppure figuriamoci, in banca.

Ci puoi parlare delle tue pubblicazioni?

Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, è il mio primo libro. Una raccolta di poesie che esprimono molto il mio animo contorto, un po’ come annodato su stesso. Un’allodola ai bordi del pozzo è un libro che viaggia fuori dal tempo, un libro che si nutre di lentezza. Lo consiglio a tutti quelli che corrono troppo, ma poi il rischio è di inciampare. Dal proprio nido alla vita è un poemetto ( semi-prosa poetica ) che ho deciso di scrivere dopo aver letto per ben cinque volte Miracolo a Piombino di Gordiano Lupi, quindi si tratta di un libro derivato, ispirato interamente al romanzo di Lupi. Un libro a tema adolescenza, fanciullezza, giovinezza, scritto in versi liberi attraverso una scrittura semplice e lineare. Periodo di transizione è un libro di poesie, bilingue, italiano/rumeno, tradotto da Daniel Dragomirescu, scrittore e giornalista, direttore onorario della rivista Conteporary Literary Horizon, con prefazione di Michela Zanarella. Un libro “ transitorio “ che viaggia un po’ per conto suo. Una meteora. Al di sopra di un uomo è una raccolta poetica di stampo spirituale. Un libro corposo, ostico, direi per certi versi estremo. Io tendo per ogni libro ad essere me stesso ma diverso e quando deposito tutta la mia energia in un libro può accadere veramente di tutto.

Hai ricevuto dei riconoscimenti? Se sì quali?

Ho ricevuto diversi riconoscimenti ma il più bello di tutti è poter condividere la mia poesia con gli altri. Infatti, quando scrivo una poesia quella poesia poi diventa di tutti. Sono l’autore fino ad un certo punto; tengo la poesia per mano e poi la lascio andare di bocca in bocca come fosse un bacio, o semplicemente una parola sussurrata nell’orecchio. Detto questo, citerò un riconoscimento molto recente, che ho ricevuto sabato scorso a Roma. Premio Della Giuria al Premio Letterario Figurativo Nazionale “ Caffè Delle Arti “ IV Edizione, “ Passi, Paesaggi, Passeggeri…”, con il mio libro inedito Tra Il Soffio e Il Sospiro, libro ispirato alla cultura Romanì.

Hai qualche progetto in vista?

Ho un progetto meraviglioso e si tratta di un libro scritto a quattro mani con Michela Zanarella. Non abbiamo ancora un titolo nè una copertina. Per ora, solamente un pugno di poesie ma l’energia che le circonda è veramente devastante. Collaborare con Michela è motivo di orgoglio e di crescita. Mi sento veramente una persona molto fortunata.

Grazie infinite per la cortesia e la disponibilità!

Grazie a voi per la vostra gentilezza. Grazie davvero di cuore.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buon venerdì e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

INTERVISTA A MICHELA ZANARELLA

Michela Zanarella si presenta e ci presenta il suo nuovo libro

Salve a tutti di nuovo!

Ritratto di Michela Zanarella

Eccomi di ritorno tra voi dopo poco tempo per proporvi una mia intervista a Michela Zanarella, la quale ha cortesemente accettato di presentarsi a noi e di presentarci il suo libro “Le parole accanto” edito da Interno Poesia Editore.

Ora date tutti il vostro più caloroso benvenuto a Michela Zanarella:

Hai voglia di presentarti ai nostri amici in modo che ti possano conoscere bene?

Certo. Per prima cosa ringrazio te Riccardo per questa opportunità. Partiamo dall’inizio. Sono nata il 1 luglio 1980 a Cittadella, in provincia di Padova, e fino al 2007 ho abitato con la famiglia a Campo San Martino, piccolo borgo nel cuore della pianura veneta, sempre in provincia di Padova. L’amore mi ha portato poi a fare delle scelte. Ho deciso di lasciare tutto e di trasferirmi a Roma, dove ancora oggi vivo e lavoro. Sono passati quasi dieci anni. La capitale è diventata la mia città, anche se spesso ho nostalgia di casa e mi sento divisa a metà. Una parte di me sente l’esigenza di tornare nei luoghi dove sono cresciuta, l’altra mi trascina in una realtà completamente diversa, avvolgente per storia e cultura. Vivo così di contrasti, forse necessari alla mia creatività. Da quasi dieci anni scrivo poesia, una passione che mi porto dentro e che credo sia essenziale per la mia vita.

Quando è nata la tua passione per la scrittura?

Ho iniziato a scrivere dopo un tragico incidente stradale al quale sono sopravvissuta. Ogni volta che ripercorro questo fatto sento ancora un macigno addosso. Ma parlarne mi fa bene. E’ una sorta di liberazione dal dolore. La mia esistenza ha preso una direzione diversa proprio da quel momento. Non avevo mai scritto poesia prima di allora. Ho sentito l’esigenza di mettere sul foglio quello che percepivo, forse per ricominciare. Ad oggi mi rendo conto che quelle parole acerbe, abbozzate, spesso ingenue, mi hanno comunque aiutato a capire meglio chi sono. Non ho mai smesso di scrivere. Ho capito che potevo esprimermi in una forma nuova, che potevo essere libera per la prima volta, senza pensare troppo a quello che poteva succedere intorno a me. La poesia mi è venuta incontro in modo inaspettato e mi ha insegnato a credere nella purezza e nella semplicità delle cose.

Qual è stato lo stimolo che ti ha spinta a esporti, per così dire, iniziando a pubblicare ciò che scrivevi (e scrivi)?

Non so dire bene cosa mi abbia spinto. Forse la curiosità per una realtà ancora da conoscere. Un giorno ho trovato il coraggio di pubblicare alcune poesie in un sito letterario. I commenti dei lettori erano positivi. Ho iniziato così a partecipare ad alcuni concorsi. Sono arrivati i primi riconoscimenti e da lì ho tentato di raccogliere le prime poesie in un libro. Nel 2006 è nata così “Credo”, la prima raccolta. Essere riuscita a trovare una realtà editoriale fu una grande soddisfazione e devo sempre ringraziare chi ha creduto in me. Sono arrivata a pubblicare più di dieci libri, nonostante le difficoltà che questo settore comporta. Non è stato un percorso facile, ma ho sempre cercato di crederci, di leggere, studiare, approfondire e migliorare. Ogni giorno aggiungo un piccolo tassello al mio cammino. So che la strada è ancora lunga e tortuosa.

Quali sono, se ci sono, gli scrittori che più ti hanno aiutata a trovare il tuo stile?

Sono diversi gli scrittori che nella loro unicità hanno lasciato un segno nel mio modo di intendere la poesia. Ho iniziato leggendo Leopardi, Pascoli, Ungaretti, Quasimodo. Poi mi sono diretta verso i poeti maledetti: Baudelaire, Verlaine, Rimbaud. Ad un certo punto sono rimasta affascinata dalla scrittura di Pier Paolo Pasolini ed Alda Merini: sono tra gli autori che preferisco in assoluto. Ogni poeta merita comunque rispetto, attenzione, una sorta di esplorazione profonda e anche i giovani autori per me hanno molto da dare. Leggo di tutto, dai classici ai contemporanei, sempre con la voglia di scoprire: mi è utile per nutrire mente e anima.

Da dove è nato “Le parole accanto”?

Copertina de "Le parole accanto"

“Le parole accanto” è una raccolta di 50 poesie divisa in due sezioni. La prima parte racchiude ricordi, emozioni e sentimenti legati alla mia terra, alla famiglia, alle persone che in qualche modo hanno lasciato in me qualcosa di importante. La seconda parte raccoglie dediche ai poeti che amo e che sono stati e sono ancora uno stimolo alla mia scrittura. Il libro nasce come progetto editoriale in crowdfunding, cioè sono stati i lettori preordinando una o più copie a diventare i sostenitori attivi della raccolta. Attraverso il loro impegno economico mi hanno dato la possibilità di vederla pubblicata con Interno Poesia. La casa editrice è una realtà giovane e dinamica. Diretta da Andrea Cati, si avvale di questa formula che considero innovativa, particolare e stimolante.

Che tipo di libro è?

E’ un libro al quale tengo molto, non solo per quello che ho scritto, ma perché mi ha permesso di sperimentare qualcosa di diverso dall’editoria tradizionale. Lo considero un libro collettivo, nato dall’impegno di chi ha creduto in me. Non è solo un piccolo oggetto di carta pieno di parole, ma un progetto carico di vita e memoria. Tra le pagine ci sono io senza maschere, senza finzioni. E’ una sorta di raccolta del ‘ritorno’. Un’immersione tra gli odori, i colori, le percezioni.  Ringrazio Dante Maffia per aver apprezzato e curato la prefazione, ringrazio Antonino Caponnetto che da sempre mi segue e ha curato la postfazione della raccolta. Ovviamente il mio grazie va all’editore, ma in particolare a tutti coloro che mi hanno accompagnato in questa meravigliosa esperienza partecipata.

Quali nuovi progetti hai in vista?

Sto lavorando ad una nuova raccolta di poesie. Continuerò a promuovere “Le parole accanto”, a ideare eventi, a presentare altri autori, a collaborare in situazioni culturali.  Spero di metterci sempre l’entusiasmo giusto. Credo sia importante fare ciò che ci fa stare bene.

Grazie infinite per la cortesia e la pazienza!

Grazie a te, davvero.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buona serata e, come sempre, Buona lettura, magari proprio de “Le parole accanto” di Michela Zanarella edito da Interno Poesia Editore!

Con simpatia! 🙂

Spazio al personaggio. Giovanni Bertani

Giovanni Bertani e i concorsi letterari

Salve a tutti!

In questa serata torno ad affacciarmi tra queste pagine per presentarvi la nuova “puntata” della rubrica “Spazio al personaggio“, ideata e portata avanti dalla nostra bravissima inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi, la quale, stavolta, intervista Giovanni Bertani, noto per essere il “papà” di Bobby Lago, protagonista del romanzo “Il Grisbì” edito da Edizioni Forme Libere.

Ritratto di Giovanni Bertani

Ma ora basta perdere tempo. È tempo che ceda la parola a Isabella e al suo graditissimo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Il primo semestre del 2017 sta volgendo al termine, e per fare un primo bilancio della mia esperienza letteraria oggi vi presento Giovanni Bertani, non nella sua veste di autore di romanzi ma come voce per parlare del mondo dei concorsi letterari.

Su questo blog ho già avuto modo di presentarvi Giovanni perché è con la sua intervista nella rubrica dedicata ai libri, che ho inaugurato la mia collaborazione, e vi parlo sovente del suo primo romanzo e con lui curo la rassegna “un pomeriggio in giallo” dedicata alla presentazione di autori dediti al genere.

Con lui ho frequentato quest’anno due fiere letterarie, il Buk di Modena e la prima edizione della Fiera del Libro di Milano, e ho volutamente deciso di non andare a quella di Torino.

Liquido velocemente la questione “fiere del libro” con una sola domanda.

Giovanni, quale ritieni sia il significato delle Fiere del Libro e la loro utilità?

Ritengo che le Fiere del Libro siano utili soprattutto per i lettori e per le case editrici, non per gli autori.

I lettori possono trascorrere del tempo tra i libri, girare tra i vari stand alla ricerca di nuovi spunti di lettura e/o edizioni particolari, altrove introvabili.

Le case editrici, soprattutto quelle piccole hanno con le fiere l’opportunità di farsi conoscere, di farsi apprezzare direttamente dai lettori e se sono intelligenti possono utilizzarle per la promozione dei loro autori.

Passando ora al mondo dei Concorsi Letterari, vorrei che tu mi facessi, se esiste, un distinguo tra concorsi per romanzi e concorsi per racconti. So che tu hai partecipato con successo in entrambi i generi.

Sì io, da autore esordiente ho partecipato con il romanzo Il Grisbì (Forme Libere Editore), al concorso letterario IoScrivo arrivando terzo, e con il racconto “Un altro ballo…” al Premio Letterario in onore di Alda Merini ho ottenuto il 2° posto nel genere narrativa, infine il racconto “La neve il giorno prima della fine del mondo” in quanto racconto selezionato all’interno del Concorso letterario Racconti emiliano-romagnoli, RuleDesigner, è stato pubblicato nell’antologia “Racconti Emiliani” a cura di Stefano Andrini edito da historica.

Ritengo che il mondo dei concorsi letterari sia molto dispersivo, per usare una espressione soft, più finalizzato a far vendere agli autori vincitori ed alla loro cerchia di amici e conoscenti che non per promuovere qualità.

Il problema base penso sia diretta conseguenza del fatto che la gente non legge o si interessa poco alla parola scritta.

I concorsi sono poco pubblicizzati, la loro diffusione infatti per lo più è affidata ai canali dei singoli autori.

Avverto uno screditamento generale dei concorsi, specialmente dei maggiori con una progressiva perdita di credibilità laddove sembra che le grandi casi editrici abbiano un vero e proprio ufficio acquisto dei concorsi letterari.

Volendo operare un distinguo tra concorsi per romanzi e concorsi per racconti, al fine di dare una spinta verso l’alto alla qualità ritengo che siano i secondi quelli maggiormente importanti.

I racconti infatti possono e debbono riprendere parte attiva nel mondo editoriale, e sarebbe importante che le case editrici stesse se ne occupassero.

Se un autore edito volesse dedicarsi a questo genere e fosse la casa editrice a fare da filtro e a proporre i racconti dei propri autori nei singoli concorsi la qualità farebbe inequivocabilmente un balzo in avanti.

Si dovrebbe solo inserire un distinguo nei vari concorsi tra autori editi ed autori inediti, lavorando quindi su un doppio binario.

Non credo invece ai concorsi letterari per romanzi, perlomeno quelli minori.

Non ci credo in quanto per lo più sono per genere. Un libro prima di tutto deve essere scritto bene e ciò deve essere indipendente dal genere.

Anche nei concorsi riservati ai romanzi reputo importante l’intermediazione (almeno per quelli editi) della casa editrice, che deve fare da portavoce dei propri autori e porsi quindi come terza tra gli stessi e la giuria che li esaminerà.

Per un autore inedito, ovviamente il discorso cambia e può essere un modo di farsi notare e crearsi un curriculum.

Cosa ti spinge verso i racconti e perché ritieni che siano importanti?

Io mi sono affacciato al mondo letterario con un racconto, scritto che ero ancora un liceale.

Avverto al giorno d’oggi la mancanza di un canale espressamente dedicato ai racconti che abbia una tiratura a livello nazionale.

Non va dimenticato, o per lo meno io non posso dimenticare che molti grandi autori sia italiani (cito ad esempio Collodi, ma anche Pirandello) che stranieri (uno fra tutti Ernest Hemingway), pubblicavano i propri scritti su riviste o giornali sia romanzi a puntate che veri e propri racconti.

Questo canale oggi manca completamente.

Quale pensi sia il limite del mondo editoriale odierno? 

Ritengo che manchi una corretta impostazione dell’editoria, che non riesce a far crescere il numero dei lettori. Anche i premi letterari importanti portano premi in denaro all’autore, ma non garantiscono la tiratura del libro, non implementano la sua diffusione come dovrebbero.

In conclusione quindi, a cosa servono i Concorsi Letterari?

L’autore oggi scrive per lo più per sé stesso, per amore della scrittura, in quanto è solo eventuale che qualcuno al di fuori della propria cerchia possa affrontarne la lettura. Ritengo che i concorsi letterari siano importanti per l’autore perché tramite gli stessi riesce a misurarsi ed a confrontarsi con altri. I concorsi letterari quindi migliorano l’autore e fanno acquisire allo stesso una maggiore consapevolezza di sé.

Saluto quindi Giovanni Bertani e mi permetto di chiudere questa intervista con una mia personale riflessione.

Io mi sono affacciata a questo mondo due anni fa, cercando di capire come un autore possa raggiungere la pubblicazione del proprio lavoro partendo da zero, cercando di capire come una volta pubblicato un romanzo possa essere conosciuto, ed ho quindi speso parte del mio tempo per cercare di aiutare autori in questo campo.

Visto che voglio fare un bilancio, devo dire che c’è molto lavoro da fare, molto da imparare, ma soprattutto servono lettori, serve amore per la cultura.

Impariamo a leggere, impariamo a pensare, impariamo a vivere!

Isabella Grassi

Spazio al personaggio… Eleonora Bertani e Bianca Restori

Isabella Grassi intervista Eleonora Bertani e Bianca Restori

Salve a tutti!

In questa domenica la nostra preziosissima collaboratrice Isabella Grassi intervista Eleonora Bertani e Bianca Restori riguardo al loro ciclo d’incontri denominato “Dialoghi #Selfiemade”.

Cedo quindi la parola e lo spazio a Isabella Grassi e alle sue due graditissime ospiti:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi voglio presentarvi non una bensì due persone, e non un artista, un cantante, un musicista o uno scrittore, bensì due ragazze di liceo, Eleonora Bertani e Bianca Restori, che grazie ad una libraia in gamba Rossella della libreria Mondolibri, Mondadori Point di Parma, hanno scelto ed avuto la possibilità di fare una esperienza diversa dal punto di vista formativo ed allo stesso tempo valida per l’alternanza scuola lavoro.

E’ nato così il ciclo di incontri Dialoghi #Selfiemade, che giunge ora al suo secondo appuntamento.

DIALOGHI #SELFIEMADE

MENZOGNA, VIOLENZA & CO

SECONDO APPUNTAMENTO 

30 Maggio 2017 ore 17:00

Libreria Mondolibri – Mondadori Point

B.go Regale 1 – Parma

Dibattito a cura di Eleonora Bertani e Bianca Restori sul tema: Menzogna, Violenza & Co.

Il 30 Maggio alle 17:00 è la data fissata per il secondo incontro su tematiche per ragazzi, ideata e condotta da due liceali Bianca ed Eleonora.

La rassegna che si prefigge di affrontare varie problematiche del mondo giovanile, si sviluppa anche in questa occasione con la forma del dibattito le due ragazze si contenderanno le opposte situazione che portano a contraddistinguere le tematiche a seconda che siano viste dal punto di vista della vittima o del carnefice.

L’argomento scelto è la Menzogna, la Violenza & Co e si svilupperà quindi sia dal punto di vista di chi la subisce e di chi la compie.

Nel subire:

difesa personale: come violenza autolesionismo, anoressia/bulimia come menzogna auto inflitta

necessità: di credere ad una menzogna o di subire una violenza per proteggere qualcun altro

Nel compiere: 

difesa personale: come violenza l’attacco all’altro, la violenza gratuita, come menzogna l’inconsapevolezza e l’ignoranza

Necessità: come sfogo ed autodifesa per la violenza come bisogno di mentire per la menzogna

Vi è poi un terzo punto in comune alle due tematiche che è rappresentato da INTERNET

Per il subire: amplificazione della menzogna sociale e cyber bullismo

Per il compiere: come maschera e strumento

Per parlarvi più approfonditamente di questo appuntamento ho intervistato per voi le due ragazze, per raccogliere le loro impressioni e fare insieme un primo resoconto anche sulla base di cosa hanno acquisito dal primo evento.

Mi volete descrivere le vostre emozioni nell’affrontare tematiche di questa importanza?

Risponde Eleonora: partendo dal fatto che queste tematiche sono state scelte da noi, nonostante sappiamo benissimo che di molte di esse in realtà se ne parla anche troppo, la cosa è però voluta, perché chi ne parla nella maggior parte dei casi lo fa per cercare di diffondere il proprio pensiero personale e per far si che tutti lo seguano: una sorta di indottrinamento. Ciò che noi cerchiamo è molto diverso, noi miriamo infatti a far scorrere liberi i pensieri e le opinioni di tutti perché non ci sono opinioni sbagliate, al massimo ci può essere supponenza, noi quindi esattamente come il Socrate che è stato scelto per l’immagine nella locandina, puntiamo non a diffondere delle idee ma a farle uscirle. Di conseguenza se mi chiedete cosa provo a parlare liberamente davanti ad un gruppo di persone, nella maggior parte mie coetanee, la risposta è molto semplice: esattamente quello che si prova quando parli con il tuo miglior amico.

Risponde Bianca: Sinceramente, sono molto entusiasta di aver avuto questa opportunità di trattare di tali tematiche a noi attuali attraverso i libri. Dal momento che i temi da noi affrontati sono pluritrattati, facilmente si può cadere nella banalità, proprio per questo ritengo che questo progetto sia stata un’ottima occasione offerta a me e a Eleonora per metterci alla prova e per maturare. 

Nell’appuntamento scorso avevate parlato dell’amore, ora affrontate un tema diametralmente opposto, in quanto sicuramente in entrambi gli avversi campi gli elementi sono negativi. Siete riuscite a trovare ugualmente aspetti positivi?

Eleonora: Violenza e Menzogna sono entrambe etichettate come negative, ma ti chiedo: se ti dicessi che il significato etimologico di menzogna o comunque di mentire equivale anche al verbo immaginare, mi diresti ancora che essa ha solo lati negativi? Quel che voglio dire è che nel discorso che andremo a fare non staremo a dire: questo è giusto, questo è sbagliato, questo è positivo, questo è negativo. Lo scopo del futuro incontro sarà la speculazione su ciò che spinge un individuo a compiere un’azione “negativa”. Proprio analizzandola negatività si andrà a scoprire la positività. E’ un po’ come un’alternarsi dei punti di vista, che attualmente va anche di moda, visto l’imperversare di film dal punto di vista dei cattivi. Non mi venite a dire che nel film “Maleficent” non stavate dalla parte di Malefica o che in “Suicide Squad” non tifavate per Harley Quinn? Mentre per quanto riguarda la violenza si cercherà di indagare sulla mentalità di chi la compie ma senza puntare il dito, perché ripeto il nostro scopo non è quello di decidere cosa sia giusto o cosa sia sbagliato, noi puntiamo al dialogo faccia a faccia senza maschere, al far uscire fuori le varie personalità senza giudizi, perché come diceva Aristotele la saggezza è riuscire a trovare il giusto mezzo perché non è tutto bianco e nero.

Bianca: Nello scorso incontro, infatti, abbiamo parlato del tema dell’amore in tutte le sue sfaccettature. Nonostante i diversi elementi negativi, almeno in parte, credo che siamo riuscite a far emergere anche quegli aspetti positivi che caratterizzano la sublimità di tale sentimento. Se ci si sofferma sulla parola “amore” sembra si sia già detto di tutto, dalle definizioni retoriche, romantiche, ciniche, o semplicemente originali; la stessa parola amore da tempo si presta a mille interpretazioni perché è utilizzata per esprimere una vasta gamma di sentimenti che possono anche non avere quasi nulla in comune. Da una parte è molto più facile trovarvi in questo sentimento dei lati negativi, infatti spesso molte persone definiscono l’amore come un sentimento irrazionale, dall’altra parte è talmente soggettivo,che non sarà mai uguale per tutti, ma ciò che lo accomuna è quel battito nel cuore che non puoi controllare.

L’amore riempie le nostre giornate, ci fa gioire, ci fa piangere, ci fa disperare, ma sicuramente senza amore non si può vivere. E come disse Ludwig van Beethoven, compositore tedesco: “L’amore chiede tutto, ed ha il diritto di farlo”. 

Nda: Interessante come su questa domanda abbiano dato risposte così diverse, non solo come contenuto. Mentre Eleonora si è concentrata sul secondo incontro, Bianca ha preferito porre l’accento sul primo. D’altronde sono o non sono dialoghi?

Il punto in comune da voi affrontato per entrambi i temi è Internet. Il mondo dei social è un mondo che interessa principalmente la vostra generazione, che è la prima ad esserci nata ed averne quindi subito il suo potere, senza alcun mezzo di paragone. Ritenete che anche questo strumento nella vostra tematica possa avere entrambe le valenze: positiva e negativa?

Eleonora: Personalmente io ritengo che Internet sia un po’ un’arma a doppio taglio, può farti acquistare fama ed allo stesso tempo farti precipitare nel baratro, a seconda dell’uso che ne si fa. 

E’ un qualcosa di molto potente che proprio per questo andrebbe usato con cautela, ma può diventare anche una buona difesa oltre che un tremendo attacco. Quindi la risposta è si: analizzeremo entrambi i casi.

Bianca: Tornando al tema già affrontato nello scorso incontro,cioè l’amore,bisogna tenere a mente che la tecnologia nel corso degli anni ha rivoluzionato molti nostri comportamenti sopratutto quelli di noi giovani, che ci siamo cresciuti a stretto contatto.

L’amore di un tempo quello descritto nelle poesie, nei romanzi e sonetti e canti, al giorno d’oggi non esiste più; purtroppo ormai succede quasi tutto dietro uno schermo, o una fotografia. 

Le conoscenze su Facebook, Lovoo, Badoo o su altri social network, non lasciano più spazio alle azioni romantiche e cortesi di un tempo. Internet perciò anche in campo amoroso può avere valenze sia positive sia negative; da una parte il nascondersi dietro ad uno schermo sopratutto per le persone piu timide si presenta come una scappatoia per superare la mancanza di fiducia in se stessi, e quindi permette loro di apparire più estroversi. 

Se ci si sofferma in modo approssimativo sull’uso di internet viene spontaneo definirlo in modo positivo, infatti grazie alle nuove tecnologie l’uomo è stato capace di facilitare la propria vita. In modo particolare tra noi giovani, che siamo continuamente in contatto con i nuovi mezzi. Internet ha caratterizzato una svolta importante nella nostra quotidianità, permettendoci di mantenere relazioni a distanza, di cercare informazioni in un minimo lasso di tempo e ad avere tutto sottomano e pronto ad un solo “click”.

D’altra parte ci sono anche aspetti negativi poiché con l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione/social media la possibilità di crearsi maschere utili all’occultamento della nostra persona è come se ci venisse servita su un piatto d’argento, al punto che raramente abbiamo a che fare con la vera essenza delle persone, ma più frequentemente purtroppo con la loro apparenza. 

A questo proposito vorrei citare una frase di Pirandello: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. 

L’era di internet, a questo punto, in cui ci troviamo ha generato un nuovo tipo di maschera :quella virtuale. 

A mio parere come molte altre cose lo strumento di internet può avere due facce della stessa medaglia in base all’uso che se ne fa.

Perché i ragazzi dovrebbero venire a sentirvi?

Eleonora: Possono farlo per qualsiasi motivo: per curiosità o per noia, ma quello in cui noi speriamo è che sia fondamentalmente per voglia di parlare, prendere posizione ed esprimere una propria idea, specialmente se tale idea è distaccata da quello che si sente solitamente su questi temi. 

Perché purtroppo si dice che gli adolescenti non abbiamo sogni, desideri, obiettivi, ma la verità è che si auto penalizzano da soli tenendoseli dentro per paura di essere giudicati perché magari, questi loro sogni sono molto diversi da ciò che viene etichettato come normalità. In questo modo si arrendono senza nemmeno provarci, mentendo a sé stessi quando alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” rispondono: “Boh…” Il nostro è un grido all’autostima.

Bianca: Secondo il mio parere questi incontri sono delle preziose opportunità, soprattutto per noi giovani per approcciarsi alla lettura dei libri, e per imparare a dialogare con i coetanei di persona, ascoltando e offrendo il proprio punto di vista. 

Questi incontri, infatti,non si presentano come delle lezioni frontali alle quali siamo abituati fin da giovane età a scuola, ma permettono a ciascuno di noi di esprimere la propria opinione senza sentirsi giudicati essendo tra pari e coetanei. 

Un ragazzo, quindi, partecipando avrebbe l’occasione di poter parlare di temi attuali , di cui difficilmente si parla con i genitori o con persone adulte, o se lo si fa, spesso se ne discute in modo generico poiché si è intimoriti dalle figure di riferimento, sapendo che hanno più conoscenze di noi e maggiori esperienze nei diversi campi. Per questo motivo invito i miei coetanei a venire a sentire almeno un incontro con molta serenità , perchè non teniamo lezioni pensando di sapere tutto, anzi ogni giorno c’è sempre qualcosa da imparare, e la cosa più importante come disse Socrate : “Saggio è colui che sa di non sapere” .

Sarà interessante scoprire come queste due studentesse porteranno avanti questo impegno, come lo svilupperanno in questo e nei prossimi incontri.

Durante il dibattito verranno fatte, sempre ad opera delle due protagoniste, brevi letture tratte dai romanzi che verranno analizzati e dei quali questa volta non vi do alcuna anticipazione.

Partecipate numerosi!

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1681132095523867/?fref=ts

Isabella Grassi

Intervista con l’autore… Maurizio Blini

Isabella Grassi intervista per noi Maurizio Blini

Salve a tutti!
Rabbia senza volto di Maurizio Blini

Oggi la nostra bravissima inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi intervista per noi Maurizio Blini, autore del romanzo “Rabbia senza volto” edito da Golem Edizioni.

Diamo tutti il nostro più caloroso benvenuto a Maurizio Blini:

INTERVISTA CON L’AUTORE.

Oggi ho intervistato per voi Maurizio Blini, ex poliziotto, torinese e co-fondatore dell’associazione di scrittori subalpini Torinoir.it.

Vi parlerò della sua ultima opera “Rabbia senza volto”, (Golem Edizioni, Settembre 2016), con il Vice Questore Alessandro Meucci impegnato in questa nuova avventura.

Io ho avuto modo di incontrare l’autore durante la rassegna 2016 che si è tenuta a Langhirano dedicata ai gialli ed ai polizieschi, creata e pensata da Gigi Notari, dove ho avuto l’onore di presentare il romanzo Il Grisbì di Giovanni Bertani, e dove spero di tornare ancora, magari anche come lettrice di questo ed altri romanzi.

Diamo ora spazio all’intervista

Si descriva in tre parole.

Normalmente, quando devo descrivere o raccontare me stesso, gioco con le parole. Nel mio sito ho sintetizzato il mio essere come cavaliere errante, apprendista stregone e funambolo dell’arte.

Cosa l’ha spinta a scrivere?

Un’esigenza vera e propria che risale alla mia giovinezza. Nasco infatti come autore di canzoni. Il mio antico sogno era quello di vivere di musica e, in quel periodo, in piena generazione di cantautori, i testi erano davvero importanti. Poi, nel tempo, ho deciso di liberare quelle parole dai vincoli della metrica e della prosa. Le storie che raccontavo nelle mie canzoni si sono così trasformate in racconti. E poi in romanzi.

Descriva i momenti che dedica alla scrittura e come si inseriscono nella quotidianità.

Scrivo quando ne ho voglia. Sono piuttosto pigro in questo. Non ho un metodo, in questo sono decisamente anarchico. Diciamo che mi lascio guidare dall’istinto. Le idee, le ispirazioni, spesso ti cadono addosso quando meno te le aspetti e devi avere la capacità di trattenerle, elaborarle e poi scriverle. Momenti magici spesso frutto di strane alchimie. Una sorta di gioia mista a un senso di liberazione. In sintesi, molto meglio che una seduta dallo psicanalista.

Durante la scrittura del suo romanzo come ha creato i suoi Personaggi e l’Ambientazione? Si è rifatto a esperienze personali direttamente?

Rabbia senza volto, Golem Editore, è la mia nona pubblicazione e i personaggi principali, Alessandro Meucci e Maurizio Vivaldi sopravvivono dal mio primo libro. Sono divenuti seriali e proprio per questo molto amati da chi mi segue. Le loro vite personali, i loro limiti, paure, contraddizioni, si intrecciano con le indagini più disparate in una sorta di rincorsa tra l’intimismo, l’azione e la ricerca della verità. Le ambientazioni sono sempre legate alla mia città, Torino, che nelle storie assume un ruolo importante quanto una protagonista. La descrivo nei suoi meandri più oscuri ma anche nelle sue bellezze e specificità. Torino è una location di prim’ordine per un giallo o noir. Mi è capitato comunque negli anni di fare delle escursioni nell’astigiano, altra zona del Piemonte che conosco molto bene. Così facendo ho inserito nei miei romanzi anche quello strano rapporto di complicità che contraddistingue le grandi città con la provincia. Gran parte del mio lavoro è frutto di esperienze personali e di conoscenze approfondite di fatti e luoghi.

Come descriverebbe la sua tecnica di scrittura?

Quando si scrive non si pensa mai alla tecnica. Le parole devono scorrere, avere un senso logico, le storie e i personaggi devono essere credibili e mostrare al lettore anche i lati oscuri o meno nobili, se vogliamo. Mi riferisco alla debolezze umane. Devono trasmettere emozioni. E ogni scrittore ha il suo modo di approcciarsi con la pagina bianca. Conosco amici che si alzano al mattino presto tutti i giorni e scrivono come se questo fosse veramente il loro lavoro. Altri che invece, come me, non seguono cadenze e vivono le loro storie con tempi dilatati. Scrittura in questo è libertà e non tecnica. Poi esistono i modi di porsi al pubblico. La prima persona, la terza persona, il presente, il passato prossimo. Anche in questo ognuno segue il suo istinto. Una cosa che forse mi caratterizza è l’uso di storie diverse che si intersecano, si superano, si scontrano e a volte si confondono.

Descriva in tre parole il libro o il personaggio principale.

Intimo, commovente, profondo.

Perché si dovrebbe scegliere di leggere il suo romanzo?

Chi mi segue da anni ormai aspetta il mio nuovo romanzo perché si è affezionato ai personaggi e alle loro storie strampalate mentre i nuovi lettori si approcciano a me per curiosità, per sentito dire o semplicemente perché si fidano delle mie cosiddette credenziali. Perché sceglierlo? Beh, io solitamente non mi lascio rapire facilmente dalle troppe pubblicità o dai consigli degli esperti. Ho l’abitudine, anzi, di visitare le bancarelle dell’usato e scoprire spesso delle rare perle di bellezza anche tra i meno noti. Un’occhiata alla copertina, senza alcun dubbio, che ritengo il biglietto da visita dell’opera. Nel nostro caso abbiamo una bellissima fotografia del grande artista Franco Giaccone (francogiaccone.com) che ritrae il volto del cadavere di una giovane ragazza immersa nel fiume (Serena Sciandra). Beh, l’impatto emotivo è forte. Si va oltre leggendo la quarta di copertina dove si intuisce a cosa andremo incontro e infine una sfogliata veloce. Un pizzico di intuito e il gioco è fatto. Io, almeno i libri li acquisto anche così. (e non vi nascondo che li annuso pure…)

Perché un romanzo di genere?

Ho un passato ingombrante. Sono stato un poliziotto per oltre trent’anni e mi è parso naturale scrivere di ciò che conoscevo meglio. Mi sembrava la cosa più credibile da fare, anche se nel corso di questi anni mi sono anche concesso a un libro su terrorismo scritto con Gianni Fontana  edito sempre da Golem, Figli di Vanni. Ma, anche in questo caso, il mio bagaglio culturale, storico e professionale mi hanno aiutato considerevolmente.

Faccia una breve descrizione della sua opera, che non sia meramente riassuntiva.

Non amo descrivere i miei romanzi perché i gialli devono essere letti senza contaminazioni o condizionamenti di sorta. Tuttavia posso dire che anche in questo caso le storie prevalenti sono tre. Un’ indagine difficile che parte da un cadavere rinvenuto lungo il fiume Po, e in cui il capo della sezione omicidi di Torino, Alessandro Meucci, ha a che fare con un misterioso omicida,  le vicissitudini del suo migliore amico Maurizio Vivaldi, anche lui ex poliziotto e investigatore privato e, infine, e questa è la novità, le peripezie dell’equipaggio di una volante a Torino, la volante 9 in zona Mirafiori, il cui equipaggio unisce un poliziotto all’antica, delle vecchia guardia e un giovane dalle origini lontane, giapponese di terza generazione. Uno scontro culturale e professionale all’interno di un abitacolo che diviene ben presto il loro piccolo mondo in cui discutere, litigare e conoscersi a fondo sino a diventare amici per la pelle.

Bene, tutte queste storie apparentemente distanti tra loro troveranno punti di convergenza e si uniranno in un magico amplesso finale nelle ultime pagine del libro. Con un inevitabile colpo di scena, come nelle migliori occasioni.

Cosa pensa che la lettura del romanzo lasci al lettore?

Rabbia senza volto confonde, commuove, irrita e appassiona. Il lettore si immedesima nelle storie con empatia e passione. Come scritto nelle ultime righe di copertina: un romanzo dalle tinte forti e dalle commoventi profondità dell’animo umano di fronte alla fatalità e al destino.

Salutato l’autore, vi presento ora il romanzo.

“Rabbia senza volto”

Maurizio Blini

Golem Edizioni -2016

* * *

E’ un romanzo insolito quello di Maurizio, e la quarta di copertina invece di essere meramente narrativa, riporta un dialogo che catapulta immediatamente il lettore o meglio il potenziale lettore nel fatto: la scoperta del primo cadavere.

Quello che in particolare attira e colpisce è la battuta finale: “Come puoi vedere, è questa la cosa strana. Uomo, bianco, apparente età cinquant’anni, 80 chilogrammi circa, sembra letteralmente sbranato.”

La copertina con la foto di una ragazza completamente immersa nell’acqua, su fondo nero, il titolo “Rabbia senza volto”, e queste poche righe ecco che l’ambientazione porta subito alla mente un contorno molto inquietante, per non dire sovrumano, animalesco.

Un libro però va aperto, sfogliato, annusato, vanno scorse le prime pagine e solo quando si sono esaurite queste operazioni se ne può affrontare la lettura, e mi perdonino gli amanti degli e-book se non li capisco, non sanno cosa si perdono nel non affrontare questi preliminari.

La storia inizia a pag 7, il titolo è molto pragmatico “Uno”, segue la data.

Questo semplice schema si ripeterà per tutto il libro che si snoderà in 72 capitoli, per un arco temporale di quattro mesi, per circa duecento pagine di romanzo.

I numeri in questa storia sono importanti, scandiscono infatti non solo il tempo, in quanto lo scrittore ci comunica sempre giorno ed ora, ma danno veramente il senso dello scorrere, la cadenza, il ritmo.

Volante 9, turno 7/13 oppure l’orario di spedizione delle mail, sono dei semplici esempi.

Sono gli agganci che lo scrittore da al lettore  per farlo entrare nella narrazione.

Il romanzo infatti è in prima persona, ma l’io narrante cambia.

Volete sapere qualcosa di più della trama?

Trattandosi di un giallo non posso svelarvi troppo, si svolge a Torino e i luoghi vengono accuratamente descritti, fanno parte di esso.

L’indagine è incrociata, e sono diversi i punti di vista analizzati.

Al lettore vengono forniti tutti gli indizi e l’intreccio si dipana man mano che i dubbi vengono risolti.

L’ambiente cittadino, notturno, gli intrighi ed i risvolti politico-economico mi sono apparsi strani avendone affrontato la lettura sulle spiagge dell’Isola d’Elba, però devo dire che mi ha appassionato e mi ha fatto venire voglia di leggere anche gli altri romanzi di Maurizio, che spero e mi auguro di rivedere di persona.

Non mi resta che augurarvi una Buona lettura.   

                                        Isabella Grassi  

Una chiacchierata con Stefano Labbia

Stefano Labbia torna tra noi per una nuova chiacchierata

Salve a tutti!

Oggi sono felicissimo di ridare il benvenuto tra noi a una vecchia e graditissima conoscenza: Stefano Labbia, il quale ha deciso di tornare tra noi per parlarci, tra le altre cose, della sua nuova “fatica” intitolata “I Giardini Incantati“, opera, edita da Talos Edizioni che i più assidui frequentatori di questo blog ricorderanno di aver vista presentata qui a inizio marzo.

Ritratto di Stefano Labbia

Ora è tempo di chiudere questi preamboli e di dare il nostro più caldo benvenuto a Stefano Labbia:

 

Salve Stefano! Innanzitutto ben ritrovato! Come vanno le cose?

Salve Riccardo! È sempre un piacere! Direi che le cose vanno abbastanza bene! Molti progetti in corso sia in Italia che all’estero!

Cosa puoi raccontarci della tua nuova opera?

I Giardini Incantati” è un luogo della mente, un punto d’incontro del mio vissuto che ho reso pubblico con la voglia di condividere emozioni, sensazioni e sentimenti che hanno caratterizzato questi ultimi anni di vita. Un percorso privato che diviene pubblico non solo perché dato alle stampe ma perché finiamo tutti per provare le sensazioni che ho tentato di concentrare all’interno della silloge poetica in questione: amore, rabbia, vita.

In che cosa differisce da “Gli orari del cuore” e in cosa, invece, risulta simile?

Credo che l’unico punto in comune tra le due raccolte sia l’autore… “Gli Orari del Cuore” è la summa delle esperienze, delle emozioni di un adolescente che si avvia verso la maturità. “I Giardini Incantati“, invece, è vita vera. Non idealizzata, sperata o figlia della gioventù.

A che tipo di lettore la consiglieresti?

A coloro che credono ancora nella verità. A coloro che amano. Che soffrono. Che vivono.

Hai altri progetti in embrione dei quali vuoi farci partecipi?

Come dicevo, molti i progetti in via di sviluppo sia in Italia che all’estero! Una serie che ho scritto (un teen drama molto molto particolare) è stata oggetto di interesse da parte di due grandi Broadcast inglesi… speriamo di riuscire a produrre il pilota a breve per mandarlo loro in visione. Sto parlando per questo con alcune case di produzione estere. Poi il mio primo romanzo per cui ho ricevuto molte proposte anche da case editrici “quotate”… la mia prima graphic novel originale che sarà pubblicata da un editore giovane ma caparbio e ancora molto, molto altro.

Grazie infinite per la squisita cortesia e auguri per tutto!

Spazio al personaggio… The Easy Action

Nuova incursione della nostra Isabella Grassi nel mondo della cultura in tutti i suoi aspetti

Salve a tutti!

In questa domenica sera Vi presento la nuova puntata della rubrica “Spazio al personaggio”, curata dalla nostra impareggiabile Isabella Grassi. Ospite di questa puntata è il gruppo dei The Easy Action ai quali vi invito a dare il vostro piùpazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Thev Easy Action

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Continua il mio viaggio nel mondo della musica, ma con un cambiamento di genere: il rock, ma un rock assai particolare, per il quale avremo un gruppo a fare da testimonial: The Easy Action.

Ma prima di intervistare i protagonisti di questo gruppo, permettetemi di parlarvene in chiave personale.

Il chitarrista è Pietro Fanti, amico d’infanzia di mio marito e che ormai conosco da quasi trent’anni.

Pietro si è diplomato al Conservatorio Arrigo Boito di Parma in chitarra e jazz.

Ho avuto l’onore di sentirlo suonare al mio matrimonio 20 anni fa…

Katia Cavalieri è l’ideologa e cantante del gruppo. Ha con questa esperienza coronato il suo percorso artistico, che negli anni è spaziato dallo studio della chitarra, a ballerina di flamenco (in duo con Pietro), ed infine a cantante e percussionista.

Alessia Cavalieri è la sorella di Katia, new entry, qui come seconda voce e corista. E’ cantante anche per altri gruppi da diversi anni.

L’intervista con Pietro e Katia, mancava Alessia, si è svolta dopo una cena a casa mia con amici storici, e forse a causa dell’ora tarda e lo stracotto potrà essere dura da digerire.

Ma ora basta scherzare e vediamo di approfondire la loro conoscenza.

Carissimi, parlatemi un po’ di come è nato il vostro gruppo.

Risponde Pietro: Come  “The Easy Action” all’inizio eravamo solo io e Katia e siamo nati nell’estate del 2012, allorché apparentemente per gioco e senza alcuna pretesa, ho arrangiato alcune canzoni di Alice Cooper e le ho provate insieme a Katia. L’idea in verità è partita da Katia, (che ammicca mentre Pietro parla), fan da sempre di questo artista americano definito “il re dello shock-rock”.

Ma chi è Alice Cooper, e come può essere definito il suo genere artistico?

Alice Cooper è un artista emerso negli anni 1960/70 che si è subito contraddistinto per una immagine irriverente e anticonformista, per i testi scandalosi, per il rappresentare in maniera teatrale una musica densa di citazioni horror, con effetti a carattere sanguinolento.

Ma da dove è nata quindi l’idea di realizzare un tributo ad Alice Cooper?

Risponde Katia: sono stata io, come ha già detto Pietro, perché amo da sempre questo cantante, e volevo al tempo stesso coronare il mio sogno di cantare a mia volta.

Ho quindi coinvolto Pietro  che dal punto di vista artistico ha in passato esplorato i diversi generi musicali, lanciandogli la sfida di arrangiare per sola chitarra brani rock prettamente elettrici senza alcun uso di basi musicali preregistrate.

Interviene Pietro: è stata una bella sfida in quanto Alice Cooper ha una band composta da ben cinque persone, mentre noi inizialmente eravamo solo in due.

Ho quindi optato per utilizzare oltre alla chitarra (sia in versione acustica che elettrica, a seconda del pezzo da suonare), una loop station, in questo modo posso suonare su più livelli. L’effetto si è poi arricchito anche dalle piccole percussioni che Katia ha imparato a suonare mentre canta e si è evoluto con l’arrivo di Alessia che ci ha permesso di realizzare i cori anche dal vivo.

Ho recentemente assistito ad un assaggio del vostro spettacolo musical-teatrale  alla Libreria Feltrinelli di Parma, e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso vedere la cura dei particolari della messa in scena. Parlatemi di come realizzate questa scelta.

Risponde Katia: mi piace girare alla ricerca dei singoli oggetti  per mercatini dell’usato, botteghe di antiquariato, negozi stravaganti e di abbigliamento rock alternativo.

E’ così che  ho trovato ogni oggetto, siano essi pupazzi, bambolotti truccati, pistole western, palloncini colorati, macchine per bolle di sapone, serpenti e insetti finti, spade, tridenti, stampelle, stivali leopardati, fruste e camicie di forza…

Devo dire che mi piace seguire l’idea di Alice Cooper circa il fatto che oltre a sentire la musica, il pubblico deve letteralmente “vederla”.

Sono particolarmente grata alla mia precedente esperienza di ballerina di flamenco che mi ha permesso di vedere come lavorano i coreografi ed imparare così la cura dei singoli particolari.

Sono altresì felice di poter unire la mia passione per l’horror.

Nessun trucco, se non prettamente scenico, nessun inganno, ma solo una grande passione quindi.

Tu e Pietro siete compagni nella vita, insieme condividete la passione per la musica ed il canto, ed insieme quindi avete iniziato questa nuova avventura. Spiegami però come mai avete sentito l’esigenza di inserire nel vostro duo, originariamente pensato come tributo ad Alice Cooper anche Alessia, creando così un trio tutto famigliare, trattandosi di tua sorella e presentacela.

Risponde ancora Katia: io e Pietro abbiamo sentito l’esigenza di inserire dei cori nel momento in cui abbiamo realizzato il nostro CD: Bright Shiny Limos, a tribute to Alice Cooper.

La produzione è stata realizzata nello studio Tartini di Parma, composto da otto tracce i cui testi sono fedeli ai brani di Alice Cooper, l’arrangiamento ed i suoni sono però interamente realizzati e pensati da Pietro che ha estratto il lato melodico dei singoli brani.

E’ stato in sede di registrazione che è nata l’idea di inserire una seconda voce che sostituisse alcuni pezzi strumentali in origine.

In tale occasione sono state inseriti quindi dei pezzi corali eseguiti da me, ma siccome ci è piaciuto il risultato, per riproporlo anche dal vivo abbiamo pensato di coinvolgere mia sorella Alessia.

Che posso dire di lei? E’ stata già in passato voce solista dei PTA e attualmente dei Moondriver, Velve  Project e Macigno mobile e mi è venuto naturale, condividendo con lei anche altre passioni coinvolgerla.

Tu Pietro vuoi parlarmi in maniera più tecnica del vostro CD e delle vostre messe in scene? 

Si certo. Ho scelto per il CD i brani più vicini al beat e più psichedelici (anni 70), e tralasciato quelli heavy più lontani dalla nostra formazione e dal nostro gusto. 

Sul palco, grazie a Katia e Alessia, costruiamo vere e proprie coreografie e scene teatrali, e così facendo ci avviciniamo ancora più allo spirito dell’horror rock.

Tengo a precisare che se le messe in scene si ispirano agli spettacoli di Alice Cooper, accentuandone il lato ironico e fumettistico, poi a forza di lavorarci sopra e personalizzare così il nostro lavoro, ci siamo pian piano evoluti, ragion per cui più che una semplice tribute bands, l’interpretazione ha preso il sopravvento e  pur nel rispetto dello stile di Alice Cooper è divenuto più un vero e proprio omaggio a un artista in Italia poco conosciuto e abbastanza sottovalutato.

In ultimo quindi, continuando con questo ritmo di crescita, oltre che essere pronti a portare sui palchi italiani il nostro show fedeli al motto: “The Easy Action: dove l’incubo e il sogno prendono forma…”, non escludo, ed anzi auspico che da semplice cover band riusciremo a realizzare brani nostri, avendo nel frattempo creato un nostro stile.

Permettimi un’ultima domanda prima di salutarci, vista ormai l’ora tarda (2:00 am): se dovessi pensare ad un film horror per descrivere il vostro genere, a cosa penseresti?

Non riesco ad identificare un titolo preciso, perché varie sono le citazioni che riportiamo a diverso titolo nei nostri spettacoli.

Sicuramente penso ad un horror di tipo gotico, mi viene in mente Dark Shadow o la risata di Vincent Price, ma preciso che per la voce dei testi registrati che utilizziamo, mi sono ispirato al personaggio di Zio Tibia. ( nda: si tratta di un vecchio programma che andava in onda negli anni 80/90 dove veniva utilizzato tale personaggio come collante tra la proiezione di due film horror).

L’ironia di questo personaggio che si inserisce nel discorso della vendita dell’anima, nella contrapposizione vittima/carnefice sono elementi che cerchiamo di trasporre nei nostri concerti.

Per noi è sicuramente importante che il pubblico si diverta e che l’ironia si trasformi e passi sia tramite la musica che le immagini teatrali.

Mi piace ricordare una delle frasi di Alice Cooper che auspicava che i suoi concerti fossero sempre come un perenne giorno di Halloween.

In quest’ottica si inserisce quindi il nostro voler fare risaltare il grottesco.

Tornando quindi alla domanda: decisamente un film horror, ma gotico, con tanto di castelli.

Sottolineo nel CD il brano NEVER BEEN SOLD BEFORE, che fa parte di un album di Alice Cooper poco conosciuto, che mi piace per la sua versione molto rock, per l’energia più che per i testi.

Saluto quindi Katia e Pietro, che vista l’ora tardi, caccio letteralmente di casa,  e li ringrazio per la loro esposizione e vi esorto ad ascoltare il loro CD, che viene venduto ai loro concerti, a visitare la loro pagina fb https://www.facebook.com/The-Easy-Action-424881867686599/?fref=ts per rimanere aggiornati sui loro concerti, e naturalmente non perdeteli!

Musica e spettacolo sono assicurati!
Isabella Grassi

Voci precedenti più vecchie

Viviana Rizzo

Aspirante scrittrice di cronache nascoste

La lepre e il cerchio

la lepre entrò nel cerchio e balzando annottò

LUOGHI D'AUTORE

Il Magazine del Turismo Letterario

erigibbi

recensioni libri, rubriche libresche e book news

Pink Magazine Italia

The Pink Side of Life

Fall in "Books"

Innamorarsi dei libri giorno dopo giorno.

leggererecensire

L'unica cosa certa è che non c'è nulla di certo!

Literary Legacies

Walking in the footsteps of great writers

Francy and Alex Translation

Translation, Editing and Promotion of M/M Romance

Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Alifyz Pires

IT Professional & Software Developer

Habla italiano

¡Es fácil, es divertido, es gratis!

Annalisa Caravante

Il buio, se lo sai osservare, può mostrarti cose che la luce non ti fa vedere, come le stelle

Destinazione Libri

"Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita:la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni:n c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia e quando Leopardi ammirava l'infinito...perchè la lettura è un'immortalità all'indietro" cit..Umberto Eco Questo blog non costituisce una testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo le disponibilità e la reperibilità dei materiali

Noi nonne

"Timore di vita frugale induce molti a vita piena di timore" (Porfirio)

PresuntiOpposti

Chi legge vive due volte...