[INTERVISTE]Intervista con l’autore. Luca Farinotti – Parte Seconda

La nostra Isabella Grassi conclude la propria intervista con Luca Farinotti

Salve a tutti!

Oggi vi presento una nuova puntata della rubrica “Intervista con l’autore” della nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi che conclude la propria intervista con lo scrittore-imprenditore Luca Farinotti.

Ma ora è il momento di cedere la parola alla nostra Isabella Grassi:

INTERVISTA CON L’AUTORE

Luca Farinotti – Seconda parte

#mondoristorante

Edizioni Clandestine 2018

 #mondoristorante di Luca Farinotti

Ho già intervistato per voi Luca Farinotti,  lo scrittore-imprenditore della mia amata Parma.

Vi ho annunciato a marzo l’uscita del suo nuovo libro #mondoristorante nella mia intervista con l’autore: Luca Farinotti, e sempre su questo blog ho dato ampio risalto alle sue presentazioni del mese di maggio,  https://ilibridiriccardino.com/2018/05/07/presentazione-eventibrunch-in-the-office-con-gli-autori/ felice del fatto che sia sulla seconda di copertina che all’interno del libro l’autore avesse riportato stralci della mia o meglio nostra intervista. Anche voi quindi, cari lettori siete di fatto entrati a far parte di questo libro.

Ciò che non vi ho detto e che fa parte di questa “seconda puntata” è l’impressione che il libro mi ha fatto, qual è secondo me il messaggio dell’opera #mondoristorante.

Il libro è, ora posso dirlo, veramente dedicato al “ristoratore resistente”, non solo perché a tale figura è dedicato un capitolo del libro, ma perché in tutte le sue pagine il lettore attento si accorge di essere guidato come Dante da Virgilio nel suo percorso. Il ristoratore resistente è la guida silente, l’angelo custode e ha un suo emblema nella “zuppetta di arselle”, piatto tipico versiliese, semplice e allo stesso tempo così delicato e prezioso, (pag. 169 #mondoristorante). “Amore e sudore” contraddistinguono questo piatto e chi lo fa, e il lettore potrà cimentarsi nella sua esecuzione perché troverà nella pagina seguente la ricetta, o meglio la ricetta dello chef di un ristorante resistente a Forte dei Marmi, tipico luogo di villeggiatura sulla costa toscana.

E così, sempre viaggiando tra le pagine del libro, si scoprono tanti altri ristoratori, tanti altri chef che non saranno cuochi stellati, che non sono omologati, che non hanno un menu vario ma che ciò nonostante riescono a stupire sia per la presentazione (amore) che soprattutto per il gusto (sudore), il fortunato commensale. Fa capolino “la pasta alla Norma” servita “dopo dieci minuti, su un piatto di ceramica stupendamente decorato di Soli sorridenti e limoni grossi e maturi: pochi spaghetti, perfettamente al dente e regalmente presentati. Adagiate, sopra di essi, tre enormi fette di melanzana dorate, morbide, croccanti, dolcissime.” E non ci si può certo stupire se dopo questa entusiastica descrizione di un pranzo di Luca in “un piccolo dammuso bianco che ha tutta l’aria di essere un posto di ristoro” il pasto vene consumato in silenzio, interrotto solo alla fine allorché una caffettiera fumante farà il suo ingresso.

Odori e sapori permeano la lettura, così come luoghi vicini e lontani, e nomi. Farinotti infatti esalta e magnifica Diego Sorba (oste del Tabarro di Parma, locale della centrale via Farini a Parma), come “fulgido esempio di come si possa, arrivando a incarnare la propria missione in senso tutt’altro figurato, diventare una carta dei vini vivente, vocale e interattiva in costante virtuoso divenire”, parla di Virgilio l’Oste Resistente dell’Oltretorrente di Parma e sempre sul territorio emiliano di Sandro Levati, del suo no cellulare grazie, e tanti altri che meritano di essere scoperti tra le pagine.

Vi è una aperta condanna alle multinazionali del cibo. Vi è il monito rivolto al ristorante resistente che  deve essere “nemico del prodottoimbroglio che non rispetta la terra, da una parte, e dell’appiattimento culturale, dall’altra. Il resistente è nemico di qualsiasi abominio geografico… è anche nemico delle multinazionali dell’agricoltura, degli enologi asserviti ai subdoli meccanismi commerciali condizionati dai punteggi strumentali delle guide prodotte da mondoparker e, infine, del commercio dei cosiddetti brand a esse connessi.”. Illustra le 5 regole disciplinari che il Ristoratore Resistente deve rispettare, qui sottolineo la numero 3 che, dopo aver fatto un espresso riferimento al coraggio che deve contraddistinguere il Ristoratore Resistente, esprime chiaramente il divieto di sponsorizzazione.  Prosegue con un elenco dei marchi da evitare in quanto di proprietà di una delle multinazionali più potenti e più pericolose del mondo, marchi che non devono entrare in un ristorante resistente, perché chi lo guida e governa deve rifiutare tale sistema, “guardando alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu.” (dalla mia precedente intervista).

Poiché il libro vuole essere una miniguida,  un aiuto a diffondere la cultura del mangiar bene, come scelta morale e non come semplice ricerca del gusto, la seconda parte è intitolata “Andare al ristorante” e consta di divertenti inserti per illustrare ricette come il Mo-To ma anche di una ricostruzione dell’evoluzione del mondo della ristorazione dagli anni 60 fino ai giorni nostri. Ecco quindi che pian piano si assiste alla nascita del prodottoconsumatore e del come si  sia diffuso il concetto che “chiunque abbia cucinato un risotto per tre amici si sente autorizzato e qualificato a diventare chef o foodblogger professionista”. Con l’arrivo dei social e la diffusione dei media anche nel mondoristorante arrivano gli investimenti di marketing, i concetti di packaging positioning e comunicazione che “surclassano quelli destinati a ricerca, sviluppo e realizzazione di prodotti di Qualità”. In chiusura vi è un capitolo dedicato al Galateo del Cliente, un divertente questionario e un’immancabile ricetta.

#mondoristorante di Luca Farinotti (Edizioni Clandestine 2018) è un libro che vi consiglio di leggere e tenere a disposizione per essere ripreso e riletto come si fa come una guida, ogni volta che vi capiterà di affrontare una delle tante tematiche affrontate, ogni volta che vorrete sorridere, o semplicemente vorrete affrontare una delle ricette che Luca vi consiglia.

E sfogliando le pagine di questo libro scoprirete così tutti i mondi che il suo autore ama descrivere, e non solo quello del mondoristorante, unico ad avere un # che lo accompagna e la lettura sarà piacevole come quella di un romanzo e utile come quella di un saggio.

Se avete seguito i miei consigli e quelli di insottocosto.it su il salone di Torino avete già avuto modo di vedere e sentire Luca, ma se vi trovate a passare per Parma vi aspetto alla Libreria Diari di Bordo il 21 giugno 2018 per letti di notte, dove insieme a Diego Sorba la sottoscritta presenterà nuovamente il libro e Luca Farinotti, dopo l’anteprima fatta a Brunch in The Office, album fotografico, ecco l’evento fb #mondoristorante a letti di notte.

Vi aspetto numerosi e vi auguro  come al solito una Buona lettura.

                                                                                                                       Isabella Grassi

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INTERVISTA CON L’AUTORE. LUCA FARINOTTI

Isabella Grassi intervista Luca Farinotti

Salve a tutti!

luca farinotti al mentana 104[162]

Stasera torna tra voi la nostra inviata dalle terre parmigiane Isabella Grassi che intervisterà per noi Luca Farinotti. Passa senza indugi la parola alla nostra impagabile Isabella Grassi e al suo graditissimo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto.

INTERVISTA CON L’AUTORE.

luca farinotti al mentana 104[162]

Oggi ho intervistato per voi Luca Farinotti, scrittore parmigiano, ma anche imprenditore nel settore della ristorazione, o come ama definirsi nel suo blog (https://www.lucafarinotti.com/ ) “nel mondo del food e dell’intrattenimento”.

Mi riceve in uno dei suoi piccoli gioielli del cibo: il Mentana 104, (http://www.mentana104.it/)  arrivo da lui in un tardo pomeriggio di inizio settimana, dopo un contatto telefonico e lo ammiro mentre finisce di preparare i tavoli del locale per la serata imminente.

Davanti ad un buon bicchiere di vino, ci accomodiamo e iniziamo la nostra chiacchierata.

 Descriviti in tre parole.

A questa domanda rispondo io: classicista, dinamico, amante del bel vivere.

Si, a Luca questa domanda con la quale di solito inizio la mia  chiacchierata con voi non l’ho fatta, ho preferito farlo parlare a ruota libera, e così in un po’ più delle solite tre parole, mi ha raccontato come lui abbia fatto studi classici, sognando fin da ragazzino di fare lo scrittore, muovendo i primi passi nel mondo del teatro e della poesia e approdando solo negli anni duemila alla narrativa.

Parlaci della tua esperienza nella narrativa.

Il mio primo libro di narrativa è “Lo stadio più bello del mondo” (2007, Edizioni Clandestine),  un romanzo di formazione che si svolge interamente intorno ad un campo da calcio.

I protagonisti sono ragazzini in età pre-adolescenziale, con una ambientazione simile a quella del “mondo piccolo” di Guareschi. Nonostante si svolga in un mondo pre-social ho avuto il piacere di vederlo adottare come lettura estiva in alcuni istituti scolastici.

Ė notizia di questi giorni che uscirai presto con un nuovo libro, ce ne vuoi parlare?

Certo. Con questo libro #mondoristorante (2018, Edizioni Clandestine), ho voluto unire le mie due più grandi passioni: il bello scrivere ed il mangiar bene.

Ma qual è il protagonista del libro? Con chi si deve identificare il lettore che ne affronterà la lettura?

Io amo pensare a #mondoristorante come un libro dedicato al “ristoratore resistente”.

Il mondo della ristorazione è infatti governato dalle multinazionali del cibo, che di fatto mette i ristoranti stellati in una vera e propria posizione di sudditanza.

Se solo ci si addentra in questo settore infatti è facile ed agevole ad un utente accorto riscontrare come determinati marchi siano omnipresenti, e ciò non per una questione di qualità che può anche esserci ma solo ed esclusivamente per giochi di potere.

Di fatto si assiste ad una vera e propria omologazione allo stato puro.

Il cuoco stellato è oramai una vera e propria star, paragonabile ad una star del cinema, che viene ingaggiato come testimonial per determinati prodotti. Il ristorante riceve la sponsorizzazione e ne diventa promotore.

I piccoli ristoranti a loro volta acquisteranno i prodotti sponsorizzati dal cuoco stellato, senza la scontistica e si auto omologheranno.

Il “ristoratore resistente” è  quello del piccolo ristorante che rifiuta tale sistema, che guarda alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu.

Questo è il protagonista del mio romanzo, colui che il lettore deve imparare a riconoscere.

Vuoi descriverci meglio quali secondo te sono le qualità che il “ristoratore resistente” deve avere?

Io ho iniziato dalla gavetta, e penso che ancora oggi sia essenziale affrontare tale passo.  Ritengo infatti che un buon gestore di ristorante debba conoscere e debba saper svolgere tutte le mansioni che interagiscono fra di loro per realizzare un buon servizio.

Sicuramente deve avere la vocazione per poter fare bene il suo mestiere e non approdarvi semplicemente perché oggi è cool,  perché gli chef sono sotto le luci dei proiettori. Non deve disdegnare di iniziare come semplice lavapiatti, solo così infatti potrà capire se possiede o meno l’attitudine giusta ad imparare come svolgere bene questo mestiere.

Deve avere cultura, perché per poterlo svolgere in maniera eccelsa bisogna mantenersi costantemente aggiornati, e deve conoscere le cose che maneggia, la provenienza e la qualità dei prodotti che utilizza, l’intera filiera del cibo.

Deve avere coraggio,  per poter dire di no ai colossi della distribuzione, per non alimentare il loro potere.

Deve essere un leader combattente, deve cioè tirar fuori il proprio spirito da guerriero per diffondere con il suo ristorante e tramite i suoi clienti l’amore per il mercato etico, perché solo con un corretto discorso morale potrà rompere l’omologazione e quindi cambiare la storia.

Le qualità che ci hai descritte sono molto esclusive, richiedono un’alta carica motivazionale, non le trovi un po’ fuori dal nostro tempo? Ritieni che realmente esistano “ristoratori resistenti”?

Sulla qualità e sulla forza che questo mestiere richiede non posso concedere sconti.

Nel libro comunque, ci sono decine di esempi di “ristoratori resistenti”, cosicché il lettore possa sperimentare direttamente che una scelta eticamente corretta è premiante.

Il mio libro è un libro per tutti, non è un libro di ricette di cucina, ma una miniguida.

Vuole infatti essere un aiuto a diffondere la cultura del mangiar bene, come scelta morale e non come semplice ricerca del gusto.

Il lettore curioso troverà poi all’interno del libro stesso il mio menù, preso cioè dai menu dei “ristoratori resistenti” da me incontrati.

Salutato l’autore, poiché il libro è in stampa, per poterlo conoscere e apprezzare vi esorto ad andare al Salone Internazione del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio 2018.

Luca Farinotti sarà presente tutti i giorni della fiera presso lo stand della  casa editrice Edizioni Clandestine con il suo #mondoristorante.

Non posso darvi al momento altre anticipazioni, ma vi invito a rimanere aggiornati su quello che avviene alle fiere dei libri e sui consigli che ne deriveranno anche andando su https://www.insottocosto.it/libri/fiere-del-libro-milano-modena-torino/, e sugli articoli che verranno ad esso collegati. L’articolo infatti verrà mantenuto aggiornato per cui ve ne consiglio un costante refresh.

Non mi resta che augurarvi  come al solito una Buona lettura.

Isabella Grassi

Intervista con l’autore… Maurizio Blini

Isabella Grassi intervista per noi Maurizio Blini

Salve a tutti!
Rabbia senza volto di Maurizio Blini

Oggi la nostra bravissima inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi intervista per noi Maurizio Blini, autore del romanzo “Rabbia senza volto” edito da Golem Edizioni.

Diamo tutti il nostro più caloroso benvenuto a Maurizio Blini:

INTERVISTA CON L’AUTORE.

Oggi ho intervistato per voi Maurizio Blini, ex poliziotto, torinese e co-fondatore dell’associazione di scrittori subalpini Torinoir.it.

Vi parlerò della sua ultima opera “Rabbia senza volto”, (Golem Edizioni, Settembre 2016), con il Vice Questore Alessandro Meucci impegnato in questa nuova avventura.

Io ho avuto modo di incontrare l’autore durante la rassegna 2016 che si è tenuta a Langhirano dedicata ai gialli ed ai polizieschi, creata e pensata da Gigi Notari, dove ho avuto l’onore di presentare il romanzo Il Grisbì di Giovanni Bertani, e dove spero di tornare ancora, magari anche come lettrice di questo ed altri romanzi.

Diamo ora spazio all’intervista

Si descriva in tre parole.

Normalmente, quando devo descrivere o raccontare me stesso, gioco con le parole. Nel mio sito ho sintetizzato il mio essere come cavaliere errante, apprendista stregone e funambolo dell’arte.

Cosa l’ha spinta a scrivere?

Un’esigenza vera e propria che risale alla mia giovinezza. Nasco infatti come autore di canzoni. Il mio antico sogno era quello di vivere di musica e, in quel periodo, in piena generazione di cantautori, i testi erano davvero importanti. Poi, nel tempo, ho deciso di liberare quelle parole dai vincoli della metrica e della prosa. Le storie che raccontavo nelle mie canzoni si sono così trasformate in racconti. E poi in romanzi.

Descriva i momenti che dedica alla scrittura e come si inseriscono nella quotidianità.

Scrivo quando ne ho voglia. Sono piuttosto pigro in questo. Non ho un metodo, in questo sono decisamente anarchico. Diciamo che mi lascio guidare dall’istinto. Le idee, le ispirazioni, spesso ti cadono addosso quando meno te le aspetti e devi avere la capacità di trattenerle, elaborarle e poi scriverle. Momenti magici spesso frutto di strane alchimie. Una sorta di gioia mista a un senso di liberazione. In sintesi, molto meglio che una seduta dallo psicanalista.

Durante la scrittura del suo romanzo come ha creato i suoi Personaggi e l’Ambientazione? Si è rifatto a esperienze personali direttamente?

Rabbia senza volto, Golem Editore, è la mia nona pubblicazione e i personaggi principali, Alessandro Meucci e Maurizio Vivaldi sopravvivono dal mio primo libro. Sono divenuti seriali e proprio per questo molto amati da chi mi segue. Le loro vite personali, i loro limiti, paure, contraddizioni, si intrecciano con le indagini più disparate in una sorta di rincorsa tra l’intimismo, l’azione e la ricerca della verità. Le ambientazioni sono sempre legate alla mia città, Torino, che nelle storie assume un ruolo importante quanto una protagonista. La descrivo nei suoi meandri più oscuri ma anche nelle sue bellezze e specificità. Torino è una location di prim’ordine per un giallo o noir. Mi è capitato comunque negli anni di fare delle escursioni nell’astigiano, altra zona del Piemonte che conosco molto bene. Così facendo ho inserito nei miei romanzi anche quello strano rapporto di complicità che contraddistingue le grandi città con la provincia. Gran parte del mio lavoro è frutto di esperienze personali e di conoscenze approfondite di fatti e luoghi.

Come descriverebbe la sua tecnica di scrittura?

Quando si scrive non si pensa mai alla tecnica. Le parole devono scorrere, avere un senso logico, le storie e i personaggi devono essere credibili e mostrare al lettore anche i lati oscuri o meno nobili, se vogliamo. Mi riferisco alla debolezze umane. Devono trasmettere emozioni. E ogni scrittore ha il suo modo di approcciarsi con la pagina bianca. Conosco amici che si alzano al mattino presto tutti i giorni e scrivono come se questo fosse veramente il loro lavoro. Altri che invece, come me, non seguono cadenze e vivono le loro storie con tempi dilatati. Scrittura in questo è libertà e non tecnica. Poi esistono i modi di porsi al pubblico. La prima persona, la terza persona, il presente, il passato prossimo. Anche in questo ognuno segue il suo istinto. Una cosa che forse mi caratterizza è l’uso di storie diverse che si intersecano, si superano, si scontrano e a volte si confondono.

Descriva in tre parole il libro o il personaggio principale.

Intimo, commovente, profondo.

Perché si dovrebbe scegliere di leggere il suo romanzo?

Chi mi segue da anni ormai aspetta il mio nuovo romanzo perché si è affezionato ai personaggi e alle loro storie strampalate mentre i nuovi lettori si approcciano a me per curiosità, per sentito dire o semplicemente perché si fidano delle mie cosiddette credenziali. Perché sceglierlo? Beh, io solitamente non mi lascio rapire facilmente dalle troppe pubblicità o dai consigli degli esperti. Ho l’abitudine, anzi, di visitare le bancarelle dell’usato e scoprire spesso delle rare perle di bellezza anche tra i meno noti. Un’occhiata alla copertina, senza alcun dubbio, che ritengo il biglietto da visita dell’opera. Nel nostro caso abbiamo una bellissima fotografia del grande artista Franco Giaccone (francogiaccone.com) che ritrae il volto del cadavere di una giovane ragazza immersa nel fiume (Serena Sciandra). Beh, l’impatto emotivo è forte. Si va oltre leggendo la quarta di copertina dove si intuisce a cosa andremo incontro e infine una sfogliata veloce. Un pizzico di intuito e il gioco è fatto. Io, almeno i libri li acquisto anche così. (e non vi nascondo che li annuso pure…)

Perché un romanzo di genere?

Ho un passato ingombrante. Sono stato un poliziotto per oltre trent’anni e mi è parso naturale scrivere di ciò che conoscevo meglio. Mi sembrava la cosa più credibile da fare, anche se nel corso di questi anni mi sono anche concesso a un libro su terrorismo scritto con Gianni Fontana  edito sempre da Golem, Figli di Vanni. Ma, anche in questo caso, il mio bagaglio culturale, storico e professionale mi hanno aiutato considerevolmente.

Faccia una breve descrizione della sua opera, che non sia meramente riassuntiva.

Non amo descrivere i miei romanzi perché i gialli devono essere letti senza contaminazioni o condizionamenti di sorta. Tuttavia posso dire che anche in questo caso le storie prevalenti sono tre. Un’ indagine difficile che parte da un cadavere rinvenuto lungo il fiume Po, e in cui il capo della sezione omicidi di Torino, Alessandro Meucci, ha a che fare con un misterioso omicida,  le vicissitudini del suo migliore amico Maurizio Vivaldi, anche lui ex poliziotto e investigatore privato e, infine, e questa è la novità, le peripezie dell’equipaggio di una volante a Torino, la volante 9 in zona Mirafiori, il cui equipaggio unisce un poliziotto all’antica, delle vecchia guardia e un giovane dalle origini lontane, giapponese di terza generazione. Uno scontro culturale e professionale all’interno di un abitacolo che diviene ben presto il loro piccolo mondo in cui discutere, litigare e conoscersi a fondo sino a diventare amici per la pelle.

Bene, tutte queste storie apparentemente distanti tra loro troveranno punti di convergenza e si uniranno in un magico amplesso finale nelle ultime pagine del libro. Con un inevitabile colpo di scena, come nelle migliori occasioni.

Cosa pensa che la lettura del romanzo lasci al lettore?

Rabbia senza volto confonde, commuove, irrita e appassiona. Il lettore si immedesima nelle storie con empatia e passione. Come scritto nelle ultime righe di copertina: un romanzo dalle tinte forti e dalle commoventi profondità dell’animo umano di fronte alla fatalità e al destino.

Salutato l’autore, vi presento ora il romanzo.

“Rabbia senza volto”

Maurizio Blini

Golem Edizioni -2016

* * *

E’ un romanzo insolito quello di Maurizio, e la quarta di copertina invece di essere meramente narrativa, riporta un dialogo che catapulta immediatamente il lettore o meglio il potenziale lettore nel fatto: la scoperta del primo cadavere.

Quello che in particolare attira e colpisce è la battuta finale: “Come puoi vedere, è questa la cosa strana. Uomo, bianco, apparente età cinquant’anni, 80 chilogrammi circa, sembra letteralmente sbranato.”

La copertina con la foto di una ragazza completamente immersa nell’acqua, su fondo nero, il titolo “Rabbia senza volto”, e queste poche righe ecco che l’ambientazione porta subito alla mente un contorno molto inquietante, per non dire sovrumano, animalesco.

Un libro però va aperto, sfogliato, annusato, vanno scorse le prime pagine e solo quando si sono esaurite queste operazioni se ne può affrontare la lettura, e mi perdonino gli amanti degli e-book se non li capisco, non sanno cosa si perdono nel non affrontare questi preliminari.

La storia inizia a pag 7, il titolo è molto pragmatico “Uno”, segue la data.

Questo semplice schema si ripeterà per tutto il libro che si snoderà in 72 capitoli, per un arco temporale di quattro mesi, per circa duecento pagine di romanzo.

I numeri in questa storia sono importanti, scandiscono infatti non solo il tempo, in quanto lo scrittore ci comunica sempre giorno ed ora, ma danno veramente il senso dello scorrere, la cadenza, il ritmo.

Volante 9, turno 7/13 oppure l’orario di spedizione delle mail, sono dei semplici esempi.

Sono gli agganci che lo scrittore da al lettore  per farlo entrare nella narrazione.

Il romanzo infatti è in prima persona, ma l’io narrante cambia.

Volete sapere qualcosa di più della trama?

Trattandosi di un giallo non posso svelarvi troppo, si svolge a Torino e i luoghi vengono accuratamente descritti, fanno parte di esso.

L’indagine è incrociata, e sono diversi i punti di vista analizzati.

Al lettore vengono forniti tutti gli indizi e l’intreccio si dipana man mano che i dubbi vengono risolti.

L’ambiente cittadino, notturno, gli intrighi ed i risvolti politico-economico mi sono apparsi strani avendone affrontato la lettura sulle spiagge dell’Isola d’Elba, però devo dire che mi ha appassionato e mi ha fatto venire voglia di leggere anche gli altri romanzi di Maurizio, che spero e mi auguro di rivedere di persona.

Non mi resta che augurarvi una Buona lettura.   

                                        Isabella Grassi  

Intervista con l’autore… Ilaria Gaspari

La nostra Isabella Grassi intervista per voi l’autrice del romanzo “Etica dell’acquario”

Salve a tutti!

L'etica dell'acquario articolo.pngOggi vi propongo una nuova intervista della nostra insostituibile collaboratrice Isabella Grassi. Ospite di questa nuova intervista di Isabella è Ilaria Gaspari, autrice per le Edizioni Voland del romanzo “Etica dell’acquario“. Ora però è tempo che io mi faccia da parte e ceda la parola a Isabella Grassi e alla sua graditissima ospite Ilaria Gaspari, alla quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto:

 INTERVISTA CON L’AUTORE

L'etica dell'acquario articolo.png

Oggi ho intervistato per voi Ilaria Gaspari, autrice al suo primo esordio letterario con “Etica dell’acquario”, (Voland – 2015).

Il libro verrà presentato alla Libreria Mondolibri – Mondadori Point di Parma, il prossimo 24 febbraio all’interno della rassegna letteraria “Un pomeriggio in giallo”, da Giovanni Bertani, giallista di Parma, autore di Il Grisbì (Forme Libere -2015).

Ho avuto modo di conoscere l’autrice durante la presentazione del suo romanzo il 27 gennaio 2016 in un’altra libreria di Parma, la Diari di Bordo, e sono molto orgogliosa non solo di poter scrivere oggi queste poche righe su di lei e sul suo libro ma di riportarla ad un anno di distanza nella mia città, curando altresì le letture durante l’incontro.

Diamo spazio all’intervista quindi dell’autrice.

Si descriva in tre parole.

Vagabonda, distratta, osservatrice.

Cosa l’ha spinta a scrivere?

Ho iniziato per gioco, e all’inizio era solo divertente; ma poi le cose si sono fatte serie, come se la storia fosse stata già pronta, dentro di me, e avesse solo aspettato quel momento per uscire.

Descriva i momenti che dedica alla scrittura e come si inseriscono nella quotidianità.

Sono momenti molto difficili da trovare, in mezzo a tutta la distrazione. Molto spesso i momenti in cui scrivo davvero – intendo narrativa, non la scrittura di saggi o di articoli – mi sembra quasi di rubarli: la sera tardi, a volte la notte, altre volte magari in treno, mentre aspetto qualcosa o qualcuno. La cosa bella è che quando inizio a scrivere, fosse anche per una mezz’ora, riesco a isolarmi completamente da tutto e a concentrarmi. Poi purtroppo torno alla mia abituale confusione.

Durante la scrittura del suo romanzo come ha creato i suoi Personaggi e l’Ambientazione? Si è rifatto a esperienze personali direttamente?

Per l’ambientazione sì: mi sembrava interessante, e in un certo modo necessario, ambientare un libro nei collegi della Normale. Anche solo perché viverci era stata un’esperienza molto particolare, difficile da descrivere, e perché la struttura della Scuola stava lentamente ma inesorabilmente cambiando, quindi mi premeva costruire una specie di memoria di quegli anni, prima che quello stile di vita diventasse obsoleto. Per i personaggi, ho creato con cura soprattutto la voce della protagonista. L’ho resa il più antipatica possibile, il più possibile dura e tenera, e gli altri personaggi ho cercato di farli proprio sorgere dalla sua voce, come se fossero i pensieri di lei a costruirli.

Come descriverebbe la sua tecnica di scrittura?

Istintiva: scrivo di getto, il più possibile, e poi sistemo tutto alla fine.

Descriva in tre parole il libro o il personaggio principale.

Gaia: bella, egocentrica, infelice.

Perché si dovrebbe scegliere di leggere il suo romanzo?

Perché è un viaggio nelle profondità degli addii, nella difficoltà di abbandonare il passato, nella nostalgia – e sono tutte esperienze che riguardano tutti.

Perché un romanzo di genere?

Mi divertiva l’idea di giocare con i codici, così ben definiti, di un genere che amo molto, come il noir.

Faccia una breve descrizione della sua opera, che non sia meramente riassuntiva.

A Pisa, quando Gaia torna, dieci anni dopo la fine dell’università, sembra che non sia cambiato niente. Invece è cambiato proprio tutto. In un autunno piovoso e cupo, fra le strade mezze dimenticate della città, nei corridoi del vecchio collegio sventrato dai lavori di restauro, fra sere sul lungomare e pomeriggi in camere di by Counterflix” href=”#30544398″> albergo, Gaia ritrova gli amici di una volta e il suo amore dei tempi dell’università. Ritrovarsi sembra finalmente possibile; ma su quest’incontro apparentemente inatteso pesano gli anni passati lontani e la morte di una compagna di studi, Virginia, avvenuta in circostanze oscure. Ci sono, anche, la tentazione dell’autoinganno, le bugie di un amore interrotto ma forse mai davvero finito, e il senso di colpa per una morte che risale a dieci anni prima. L’inchiesta sul misterioso suicidio di Virginia scandaglia i rapporti e i pericolosi equilibri sociali all’interno della Scuola Normale, dove, come in un acquario, gli studenti nuotano in circolo, perennemente osservati e in osservazione degli altri, in una competizione a tratti spietata che vede sbocciare, per conformità o per reazione, amicizie, amori e rivalità.

I ricordi sepolti e le ossessioni dell’acquario vengono piano piano alla luce mentre Gaia, che si scopre sospettata di aver indotto Virginia a uccidersi, cerca disperatamente di riallacciare i legami con un passato mai dimenticato e occultato sotto un cumulo di bugie.

Cosa pensa che la lettura del romanzo lasci al lettore?

Spero che lasci un lieve disorientamento, e un po’ di consolazione, come dopo un sogno molto vivido.

Salutata l’autrice, vi presento ora il romanzo.

 

L'etica dell'acquario articolo.pngEtica dell’acquario

Ilaria Gaspari

Voland -2015

* * *

“Gaia è bella, egocentrica ed infelice. Un giorno di novembre torna nella città in cui ha studiato dopo un’assenza di dieci anni. A Pisa niente sembra cambiato, invece è cambiato tutto. Gaia ritrova gli amici di una volta ed il suo amore dei tempi dell’università; ma a dividerli ci sono, ora, gli anni passati lontani e la morte di una compagna di studi, Virginia, avvenuta in circostanze oscure. L’inchiesta sul misterioso suicidio si snoda fra le vie della città e i colleghi della Scuola Normale, fra ricordi sepolti e ossessioni che vengono alla luce.”

Questa è la quarta di copertina del romanzo di Ilaria.

E’ un noir, dice l’autrice, ma è anche un romanzo di formazione. I protagonisti sono tutti studenti, ma di una istituzione non comune la Scuola Normale di Pisa, una realtà assai particolare, dove anche gli oggetti apparentemente banali assumono connotazioni ben precise.

C’è in particolare un passo del libro che esprime questo concetto, quando Gaia torna con i suoi amici a cercare le loro stanze, e si sofferma su quella che era di Leo.

“In camera di Leo non c’era più niente, e anche se era mattina era buio pesto, come una volta. Lui stava sempre con la luce accesa, quando era in camera. Negli anni aveva accumulato nella sua by Counterflix” href=”#20565129″> stanza una serie infinità  di oggetti dimenticati da altri ma ancora utili, ventilatori, poltroncine, lampade che le bimbe delle pulizie, ogni volta che potevano, erano felici di regalare al loro beniamino. Ora la camera era buia, e tutta vuota.”

Ecco quindi che la camera che era di Leo, ora non è più nemmeno una camera, è buia, è vuota.

Ecco quindi che gli oggetti che la avevano animata non ci sono più.

Ecco quindi che neppure loro sono più gli studenti di allora.

La luce di allora è il buio di oggi.

Gaia esplora con gli amici di allora, ma per farlo deve ricordare come era la luce, mentre intorno tutto è cambiato, tutto è cupo.

Gaia quindi va in by Counterflix” href=”#92210130″> albergo da sola, e soffre, soffre a causa di Virginia.

Il racconto va avanti in un gioco continuo di alternanza fra passato e presente, fra momenti di gioia e dolore, e Gaia quindi vive il presente attraverso il passato.

…“Perché la fatica della vita dell’acquario…”

Gaia è l’unica che questa fatica la subisce al punto da rifiutare l’ambiente accademico, diversamente da Marcello, da Cecilia e da Leo che invece lo hanno coltivato e ne hanno fatto il loro successo.

E Virginia? Che ruolo ha nella storia l’amica morta?

E’ questo il vero lato noir, ed ogni volta che viene nominata il lettore che fino a poche parole prima era avvolto da un ambiente cameratesco, viene prepotentemente riportato alla dura realtà: c’è un cadavere, un indagine da perpetuare.

Ed Ilaria affronta con il suo alter ego Gaia quest’avventura, dipana questa matassa e se descrive così bene l’ansia degli studenti è perché lei si è diplomata alla Scuola Normale di Pisa, e diversamente da Gaia, ma come Marcello, Cecilia e Leo ha fatto dello studio la sua professione.

Consiglio la lettura di questo romanzo, che seppure inquadrato in un genere lo travalica, a tutti coloro che amano non solo il noir ma la bella lettura, e che apprezzano i sentimenti.

Isabella Grassi

Prima di chiudere ricordiamo l’Evento “Gaia incontra Bobby Lago“:

https://www.facebook.com/events/187216331760928/

 

Intervista con l’autore… Pierluigi Cantarelli

La nostra Isabella Grassi intervista l’autore del romanzo “L’ombra del koala”

Salve a tutti!

Per lo spazio Intervista con l’autore  la nostra Isabella Grassi incontra oggi Pierluigi Cantarelli autore del romanzo “L’ombra del koala” edito da Zona Editore.


Invitandovi a dare il vostro benvenuto a Pierluigi Cantarelli cedo la parola alla nostra Isabella Grassi:

INTERVISTA CON L’AUTORE.
Oggi ho intervistato Pierluigi Cantarelli, parmigiano come me, ama la sua città e vive e lavora nel suo cuore.

Vi parlerò della sua ultima opera “L’ombra del koala”, (Zona Contemporanea, 2016), questo è il suo quinto romanzo.
Come di consueto diamo subito spazio all’intervista
Si descriva in tre parole.

Idealista, estroverso, snob.
Cosa l’ha spinta a scrivere?

Un bisogno fisico per buttare fuori il dolore che in quel momento passava per la mia vita.
Descriva i momenti che dedica alla scrittura e come si inseriscono nella quotidianità.

Dipende dall’ispirazione, chiaramente le ore della notte sono i momenti migliori. Un bicchiere di buon vino aiuta a sbloccare le emozioni.
Durante la scrittura del romanzo come ha creato i Personaggi e l’Ambientazione? Si è rifatto a esperienze personali direttamente?

Si, tutti i personaggi e le ambientazioni direttamente o indirettamente hanno attraversato la mia vita.
Come descriverebbe la sua tecnica di scrittura?

Istintiva.
Descriva in tre parole il libro o il personaggio principale.

Il libro è ricerca continua di risposte che alla fine il protagonista suo malgrado non riuscirà a trovare. Il personaggio principale è complesso ed è alla ricerca di una identità che riuscirà solo a sfiorare nonostante ripetuti tentativi di identificazione.
Perché si dovrebbe scegliere di leggere il suo romanzo?

Penso che sia un romanzo che crea parecchi spunti di riflessione che appartengono a molti. Un momento di approfondimento di tematiche quotidiane che creano nell’uomo imbarazzo e difficoltà nel capire. Non troverete risposte, ma le risposte le dovrete dare voi lettori.
Perché un romanzo di genere?

Non lo definirei romanzo di genere, anche se può essere avvicinato ad un noir. Le tematiche psicologiche molto approfondite richiedono analisi importanti nella speranza di arrivare all’essenza delle emozioni.
Faccia una breve descrizione della sua opera, che non sia meramente riassuntiva.

Una disperata ricerca di sé stesso, del personaggio principale che a causa di due efferati delitti dovrà confrontarsi con sé stesso, per trovare un equilibrio che alla fine si dimostrerà instabile.
Cosa pensa che la lettura del romanzo lasci al lettore?

Emozioni forti e intense. E’ il tentativo che ogni volta che scrivo un libro cerco di trasferire nei lettori.
Salutato l’autore, vi presento ora il romanzo.
“L’ombra del koala”

Pier Luigi Cantarelli

Zona contemporanea  -2016

* * *

Dalla quarta di copertina: “La scelta di vivere all’Isola d’Elba l’avevo presa insieme a Martina. Una decisione difficile, lasciare Parma e il mio lavoro dopo tanti anni. In fondo come commissario ero diventato una celebrità.”
Dalla seconda di copertina: 

“Alessandro, il mare non ha confini, ti lascia senza respiro, padrone dei ricordi. Archiviare nostalgie non è consentito lontano da un amore mai dimenticato. Nascondersi su un’isola rocciosa risulta essere un inutile gioco  di prestigio. La svolta è un cadavere riemerso dalle maree. Impossibile non indagare ancora una volta. Sarebbe più facile sparire, voltare le spalle e allontanarsi, ma è inconcepibile arrendersi senza scoprire la verità, insensato illudersi. Dalla sindrome del koala non si guarisce, se ne può solo morire.”
Perché ho scelto di riportare queste frasi?

La risposta è presto fatta, il romanzo di Pier Luigi è un noir dove dominano i sentimenti, gli intrighi sia politici che amorosi, dove il protagonista, vale a dire il commissario Alessandro Guidorossi, per amore ha lasciato Parma per l’Isola d’Elba ed ha aperto una tabaccheria, ma si ritrova suo malcapito, nuovamente coinvolto in una indagine di alto livello.

Il riferimento ai luoghi è importante, ormai tutti chiedono e pretendono che l’autore dia dei confini, indichi dove ambienta il suo scritto, sia esso un posto reale o immaginario.

Pier Luigi lo fa, lo dice chiaramente sia nella quarta di copertina che all’interno del suo romanzo, e sono luoghi che mi sono affini, mi sono cari. Sono di Parma e conosco l’isola d’Elba da 20 anni. 

Non mi è difficile immaginare quindi le difficoltà determinate dalla sua natura rocciosa, dalle sue spiagge assolutamente diverse, così come non mi è riuscito difficile comprendere i facili innamoramenti, e le altrettanto facili crisi.

Il romanzo è scritto in prima persona, o meglio tutti i personaggi maschili, hanno momenti nei quali l’autore li utilizza in prima persona, mentre così non è per quelli femminili.

La lettura all’inizio per questo motivo appare difficoltosa, e la si apprezza se fatta tutta di un fiato.

Al tempo stesso però sembra un gioco psicologico, in quanto il lettore entra volta per volta nelle diverse personalità.

E questo lato introspettivo è quello che domina, e ben presto presa dimestichezza con i personaggi, con i luoghi, ecco che si incomincia a fare attenzione ai titoli, e quindi “Davide vattene”, “Davide sopravvivi”, “Alessandro non ricadere nei ricordi”, “Alessandro calmati”, (questo ripetuto più volte), “Clady in difficoltà”, “Clady è arrivata l’ora di uccidere”, “Clady, perché”, “Pericolo Stefano Barili”, “La reazione di Stefano Barili”, “Finita, Stefano Barili”, che sono densi di attesa, trepidazione, e che mettono il lettore in ansia, si affiancano titoli dedicati ai personaggi femminili ed ai luoghi, che salvo rara eccezione sono molto lapidari, ma poi sul finale…  “Io sono Davide” e “Alessandro amore mio”, riflessivi, densi di sentimento, e poi la svolta, cambiano i luoghi e arriva l’ “Estate”.

L’ultimo capitolo ci riporta all’Isola d’Elba e così inizia: “Un sole dai colori porpora si abbassava bagnandosi nel mare”. 

E’ un noir vero questo di Pier Luigi, ci sono i cadaveri, c’è l’indagine, e c’è un finale sorprendente.

Affrontatene la lettura e sfogliatene le pagine.
Buona lettura.

Isabella Grassi

iriseperiplo.wordpress.com/

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