La New York perduta di Fitzgerald

Francis Scott Fitzgerald e la sua città perduta

Salve di nuovo a tutti voi!

Giorno nuovo, incontro nuovo! Con questo secondo articolo dell’anno ho intenzione di iniziare con voi un viaggio a spasso per la Grande Mela. No, non sarà un viaggio che farete solo con me. Sarebbe un ben scarno viaggio in tal caso dato che io a New York non ho ancora messo piede, se non nei miei sogni.

New York Stories a cura di Paolo CognettiNo! Come avrete “intuito” dal titolo di questo mio piccolo articolo a condurci nelle questo varie tappe di questo nostro viaggio saranno alcuni tra i più grandi scrittori che mai abbiano preso la penna in mano. Non sto a farvene la lista perché sarebbe troppo lunga da fare qui e ora e poi perché toglierebbe spazio a quello che è il “racconto del racconto” che costituisce la prima tappa del viaggio alla scoperta delle svariate New York che, man mano, grazie alle Grandi Firme che ci faranno ciclicamente da ciceroni andremo a scoprire. Mi limiterò a dirvi che queste “differenti visioni di New York” sono state raccolte a cura di Paolo Cognetti nel volume intitolato “New York Stories” edito dalla casa editrice Einaudi.

Ritratto di Francis Scott FitzgeraldAd aprire le danze, per così dire, è Francis Scott Fitzgerald. Il “cantore dell’Età del Jazz” autore di romanzi memorabili quali “Il Grande Gatsby” o “Tenera è la notte“, solo per citare i primi titoli che mi sono venuti in mente, con il racconto autobiografico “La mia città perduta” ci presenta New York per come l’ha vista e vissuta lui stesso, attraverso le molte fasi di amore e disamore reciproco. Il racconto, che mi guardo bene dal raccontarvi più approfonditamente per non levarvi il piacere, immenso, di godervelo di persona, si conclude con la scoperta, fatta dall’autore, guardando la città dalla cima dell’Empire State Building ai tempi in cui il racconto si svolge da poco ultimato, della non infinità della città di New York ma della vastità e dell’estendersi, questa sì a perdita d’occhio, della campagna nella quale New York sfumava. Il racconto si chiude poi con un appello accorato lanciato da Fitzgerald a New York, alla “sua” New York affinché possa tornare da lui: “Torna da me, torna da me, o bianca città scintillante!”.

Qui si chiude la prima tappa del nostro “Viaggio alla scoperta di New York”!

A me non resta che ringraziare tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione che, ancora una volta, avete deciso di dedicarmi e di darvi l’arrivederci alla prossima occasione!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Review: The Jelly-Bean

The Jelly-Bean
The Jelly-Bean by F. Scott Fitzgerald

My rating: 5 of 5 stars

Jim Powell è un “Jelly-Bean”, un mollaccione, un perdigiorno, come si dice solitamente in questi casi. Ultimo esponente di una famiglia che aveva un nome passa le proprie giornate tra lavoretti saltuari e bighellonamenti. In città è conosciuto e guardato dall’alto persino da quelle persone che non erano nessuno quando la famiglia era qualcuno. Ha un unico talento, per così dire: sa giocare ai dadi. Di natura timida e schiva ha sempre evitato le feste ma sarà proprio una di quelle feste che in gioventù, ai tempi della scuola per intenderci, aveva tanto accuratamente evitato che, un giorno, anzi una sera, anni dopo, quando il nostro mollaccione è ormai tornato a casa dopo il periodo di ferma per la guerra, che segnerà, in un certo senso, un punto di svolta nella vita di Jim il mollaccione.
Verso la fine di questa festa infatti Jim aiuterà Nancy Lamar, una ragazza che lui conosce da lungo tempo, pur non essendo mai stato eccessivamente in confidenza, anzi non essendo mai stato un suo eccessivo simpatizzante, per così dire, ad evitare una pesante perdita al gioco dei dadi. Rientrato nel proprio alloggio, situato sopra l’autofficina nella quale il nostro mollaccione fa qualche saltuario lavoretto, Jim il mollaccione si rende conto che quella ragazza, Nancy Lamar, gli si è insinuata nella mente e nel cuore e questo gli provoca una sofferenza che mai aveva provato prima. Questa sofferenza lo porta alla decisione di cambiare vita radicalmente. Basta con Jim il mollaccione! È tempo di cambiare e di tornare ad essere una persona guardata con rispetto. Jim Powell si convince a lasciare la città per trasferirsi nella fattoria di uno zio su al Nord dove lavorerà, si impegnerà e, a tempo debito, coi soldi che ha da parte, potrebbe decidere di investire in quella fattoria, ritirandola e mandandola avanti in prima persona.
Queste sono le buone intenzioni di Jim Powell. Poi però, come sempre, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” e basta la notizia che Nancy Lamar si è sposata poche ore prima per cambiare di nuovo tutte le carte in tavola. Troviamo infatti, alla fine, Jim Powell che, lungi dal lasciare la città, si infila in un bar dove sà di trovare alcune persone conosciute con le quali intrattenersi in passatempi squisitamente non costruttivi.

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Review: Winter Dreams – Sogni d’inverno

Winter Dreams - Sogni d'inverno
Winter Dreams – Sogni d’inverno by F. Scott Fitzgerald
My rating: 5 of 5 stars

Protagonista di questo racconto di Francis Scott Fitzgerald è Dexter Green che incontriamo, all’inizio del racconto, mentre lavora come caddie, o meglio poco prima che lasci il proprio lavoro di caddie, in un golf club. Causa del suo abbandono è Judy Jones, una ragazzina di tre anni più giovane di lui, lui all’epoca ha quattordici anni lei undici, che ha in sé la bruttezza tipica di quelle che poi diventeranno delle belle ragazze. Dopo l’episodio dell’abbandono del lavoro di caddie il racconto si concentra sul periodo in cui Dexter è ormai un giovane uomo, periodo nel quale, a periodi alterni, come il rifluire della risacca, fa la sua ricomparsa la figura di Judy Jones. La Incontra nuovamente al golf club dove lui un tempo era stato caddie e nel quale invece, in quell’occasione era uno dei giocatori. Da quel momento i due cominciano a frequentarsi ed in quel periodo Dexter diventa uno degli uomini che ronzano attorno a Judy.
Dexter, per la verità, le propone anche di sposarlo ma la capricciosa volubilità di Judy non consente un felice epilogo ai progetti matrimoniali di Dexter. Anzi! Judy Jones sarà, qualche tempo dopo, colei la quale metterà i bastoni tra le ruote, col suo turbinoso ritorno in scena, al fidanzamento e quindi al matrimonio di Dexter con un’altra ragazza: Irene Sheerer. Questa serie di ritorni di Judy Jones nella vita di Dexter avranno il loro epilogo il giorno in cui, da un cliente, Dexter scoprirà che Judy, la cui bellezza è ormai sfiorita, è sposata e madre di famiglia e che il marito la maltratta e a volte la picchia. Riflettendo su quanto appreso, soprattutto sul fatto della sfiorita bellezza di Judy Jones, Dexter ha un momento di viva commozione che lo porta a riflettere su come i sogni di gioventù, come la bellezza di Judy, sono spesso, troppo spesso, destinati a passare nel breve volgere di poco, pochissimo, tempo.

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