Facciamo la conoscenza con Ernesto Masina

Intervistiamo Ernesto Masina e conosciamo meglio le sue opere

Salve a tutti!

Ritratto di Ernesto Masina

Stanotte conosciamo meglio l’autore del romanzo “L’orto fascista” e scopriamo quali sono le sue nuove opere. Quindi vi invito a dargli il vostro più caloroso benvenuto e gli cedo la parola:

Innanzitutto ti chiederei di presentarti brevemente. Chi è Ernesto Masina?

Sono un vecchietto che dopo aver tanto letto, sempre meno soddisfatto dal contenuto dei libri che acquistavo, ha deciso un giorno di tentare di scrivere il libro che mi sarebbe piaciuto leggere. A prendere questa decisione ha contribuito anche mia moglie che, stufa di trovare libri dappertutto essendo la libreria stracolma, mi ha vietato di portarne a casa altri. Ed io, da marito ubbidiente, ho cercato di accontentarla…..imbrogliandola un po’. Acquistavo libri, li leggevo e poi  li regalavo alla biblioteca della mia città. Quando a qualche amico o a qualche vecchio compagno di lavoro confidavo che avevo deciso di diventare uno scrittore tutti prendevano atto con il sorrisino di circostanza senza crederci minimamente. Quanti, infatti, hanno sostenuto nella propria esistenza di avere un libro da scrivere. Tanti ed in buona percentuale convinti di poterlo fare.

Innanzitutto ti chiederei di presentarti brevemente. Chi è Ernesto Masina?

Beh io una mattina, poco dopo aver compiuto 76 anni, mi sono seduto al computer ed ho iniziato a scrivere. La prima riga subito cancellata perché ritenuta banale e subito riscritta. Mah, questa volta mi pare vada meglio, mi dissi compiaciuto. Ma dopo un attimo di riflessione prendevo la definitiva decisione: scrivo, non rileggo e poi vedremo. E così ho fatto. Prima titubante, poi sempre più sicuro. Improvvisamente mi sono trovato a scrivere quasi sotto dettatura. Le frasi andavano a collocarsi sul foglio quasi come se qualcuno alle mie spalle me le dettasse. Come se la trama fosse già scritta ed avesse solo bisogno di essere svelata. Dopo qualche tempo cominciai a godere del delirio da onnipotenza. Infatti per uno scrittore i personaggi descritti sono veramente vivi. Poter far fare brutte figure a quelli antipatici diventa una forma di godibile sadismo. Glorificare invece quelli che ti scaldano il cuore diventa una forma di paradisiaca soddisfazione.

Hai autori di riferimento?

Non ho autori di riferimento. Ho letto di tutto nella mia vita partendo dai russi, passando (ovviamente) per Heminguay, Piero Chiara, Sciascia, Veltroni, Carofiglio e poi, per rasserenare la mia vecchiaia, Camilleri. Ho incontrato, ovviamente, molti altri nomi. Alcuni hanno contribuito alla mia formazione culturale e politica, altri mi hanno stufato perché uno scrittore quando non ha più nulla da dire dovrebbe avere il pudore di smettere di scrivere. Pansa, per esempio, è uno di quelli……

Da dove è nato il tuo romanzo, davvero ben scritto e a tratti assai divertente, “L’orto fascista”?

“L’orto fascista” come dicevo è nato per caso. Ma è stato per me importante anche perché mi ha riportato alla mia infanzia. L’Ernesto del libro ovviamente sono io e buona parte di quello che racconto sono ricordi veramente vissuti. Scrivendo di quei fatti sono stato assalito da uno sciame di tante altre cose accadute. Periodi grami quelli degli anni quaranta ma con momenti anche di gioia. Allora tutti si soffriva per la guerra, per l’invasione tedesca. Anche ai ricchi mancava il lusso ed il cibo, l’eleganza, non si potevano fare viaggi, la villeggiatura era praticamente impossibile. E’ stato un po’ come vivere “A livella” di Totò. Ricordo che uscendo da scuola speravo sempre di trovare la mamma di un mio compagno che viveva in una “fattoria”. Se mi avesse invitato l’uovo sbattuto con lo zucchero per merenda sarebbe stato assicurato (Le uova va bene, ma non sono mai riuscito a capire dove trovassero lo zucchero…). Dovendo trovare il luogo dove far svolgere la trama del mio primo romanzo non potevo che scegliere il mio amato Breno, il paese ove dal 1300 vivono i miei avi materni). A parte per l’affetto che porto ai luoghi anche perché ho un nitido ricordo delle persone che vi abitavano (e quindi le potevo descrivere con buona approssimazione) e perché i fatti che narro potevano solo essersi verificati in un piccolo paese dove tutti si conoscono e dove la connivenza è possibile. La grande meraviglia che ho vissuto è stata quando, dato insperatamente alle stampe il romanzo, ho avuto i primi riscontri positivi. Io ero partito per scrivere un libro per me ed al massimo per qualche parente o amico. Quando l’editore mi chiamò e mi diede i primi numeri delle copie vendute rimasi incredulo. Poi la pioggia delle critiche positive. Infine la notizia che i giornalisti de “La Stampa” avevano collocato il mio lavoro nel sito “Lo scaffale” ove vengono ospitati solo i romanzi che non dovrebbero mancare in nessuna biblioteca famigliare…..A momenti svenivo.

Ci puoi parlare brevemente dei tuoi nuovi romanzi?

Dopo il primo chiamiamolo “successo” (che mi ha un po’ dato alla testa) anche in forza delle insistenze delle persone che mi stavano vicino non potevo non tentare la seconda avventura. “Gilberto Lunardon detto il Limena” non è il seguito del fratello maggiore. I fatti si svolgono sempre a Breno, si ritrovano alcuni dei personaggi dell’ Orto fascista, ma appaiono altri personaggi venuti da “fuori”. Siamo dopo il 25 Aprile, l’aria è diversa. Ci sono persone che arrivano non guardate con sospetto come avveniva sotto la dominazione tedesca. Altri hanno, finalmente, la possibilità di buttarsi in viaggi ed avventure impensabili. Credo di aver conservato quel modo piacevole (cos’ è stato detto) di esporre i fatti coltivando la curiosità dei lettori con una trama avvincente.  Infine, alla venerando età di 83 anni, è uscito “L’oro di Breno” che sembra sia anche lui ben accolto dal mio pubblico. E’ una romanzo nuovo (per me) come stile. Si compone di tre racconti brevi di fatti avvenuti negli anni 39/40 che vengono alla luce nel 1948 e trovano il loro compimento nel racconto lungo. Speriamo in bene. Penso che tutti gli scrittori si innamorino di almeno uno dei propri personaggi. Io sono innamorato del Don Arlocchi, il Coadiutore del Parroco di Breno. Non riesco a staccarmi da lui. Ed allora pensa e ripensa ho scritto un nuovo libro (che non so se e quando uscirà) che parla di un assassinio del quale il buon prete viene a conoscenza in confessionale. E’ lui che si lascia coinvolgere e che praticamente svolge le indagini al posto del Maresciallo dei Carabinieri e del Giudice.                                                

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

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L’Orto fascista

Presentazione del primo romanzo di Ernesto Masina

Salve a tutti!

Copertina romanzo "L'Orto fascista" di Ernesto MasinaStasera torno tra voi in veste di presentatore di romanzi. Dato il titolo del romanzo in questione, “L’Orto fascista” appunto, ci tengo a specificare, prendendo a prestito le parole stesse dell’autore che “non è né vuole essere uno scritto storico o politico. Si tratta di una tragicommedia (molto più commedia che a volte sfiora la pochade) che si svolge in un paesino della Valcamonica nel 1943 all’atto dell’invasione tedesca in Italia.

Chiarito questo passiamo alla presentazione vera e propria del romanzo “L’Orto fascista” di Ernesto Masina, edito da Pietro Macchione Editore. Intendo procedere, come faccio sempre o almeno quando ne ho l’occasione, presentandovi prima la sinossi del romanzo e poi alcune note biografiche dell’autore.

Partiamo dunque presentandovi la sinossi del romanzoL’Orto fascista” di Ernesto Masina:

L’ORTO FASCISTA

Copertina romanzo "L'Orto fascista" di Ernesto Masina

Siamo nel 1943. Dopo l’armistizio i tedeschi invadono l’Italia ed arrivano anche a Breno piccolo paese della Valcamonica.

Il Farmacista, gran donnaiolo e frequentatore assiduo delle cascine intorno al paese abitate da vedove “bianche”, non sopporta il coprifuoco imposto dagli invasori che gli impedisce le sue scorribande notturne. Insieme ad un montanaro, che odia tutti quelli che parlano quella lingua così dura perchè gli hanno ucciso padre e fratello nel corso della Grande Guerra, decide di compiere un attentato contro i tedeschi facendo saltare in aria la vetturetta con la quale gli invasori, spostandosi velocemente, tengono in scacco tutta la valle.

Avrebbe dovuto essere quasi una goliardata ma la notte in cui avviene il fatto nella vettura sta dormendo un militare tedesco che, ovviamente, rimane ucciso. Da qui la reazione dei tedeschi.

Nel racconto si muovono: la bellissima maestra disposta a “concedere le proprie grazie” ai gerarchi fascisti per aiutare la carriera del marito podestà; il parroco del paese affetto da satirismo e spia dell’Ovra, la polizia politica fascista; il coadiutore del parroco, un santuomo dedito a Dio ed al suo prossimo con grande abnegazione; il montanaro, appunto, grande scalatore, cacciatore ed organizzatore di alpeggi: uno strano personaggio arrivato da non si sa dove che si crea un piccolo harem invidiato da tutti gli uomini del paese. E poi i bambini che, nemici di riflesso dei tedeschi, tentano, riuscendoci, ad emulare i grandi.

Una tragicommedia, ma molto più commedia che a volte sfiora la pochade.

Ed ora, allo scopo di completare al meglio questa presentazione, ecco a voi alcune note biografiche dell’autore:

NOTE BIOGRAFICHE DELL’AUTORE


Ritratto di Ernesto MasinaMi chiamo Masina Ernesto e sono nato a Bengasi nel lontano 1935.

Da bambino ho fatto una vita randagia seguendo le destinazioni di mio padre Ufficiale dei Carabinieri. Quindi Bengasi-Varese nel 1937, Varese ancora Bengasi nel 1938. Rientro definitivo in Italia, a Varese, nel 1939. Nel 1940 a Brescia e da qui sfollato per i continui bombardamenti prima a Gussago, poi a Salò infine a Breno presso la casa dei Nonni. Lì finalmente mi sono fermato un paio d’anni ed ho cominciato a socializzare con dei miei coetanei, ma soprattutto ad avere dei compagni di gioco.  A Breno ho vissuto l’invasione tedesca del 1943. Dal  1944 a Varese ove risiedo ancora attualmente.

Se è stata movimentata la mia vita da bambino altrettanto è stata quella  lavorativa.  Lasciata la pallacanestro per un grave infortunio mi sono  dedicato ai ralleys  per poi fare la scuola di pilotaggio a Modena…………ma ero troppo lungo per stare in una macchina da corsa. Nel frattempo frequentavo la facoltà di Economia e Commercio presso la Bocconi di Milano. Laurea mai ottenuta…………tanto ad una certa età tutti mi chiamavano ugualmente “dottore”.

Consulente per Compagnie di Assicurazioni e per il Tribunale di Varese nel ramo infortunistica stradale. Mi dedicavo quindi a ricerche di mercato per terminare come Direttore Commerciale di una azienda chimica.

Un giorno, uno dei pochi nella mia vita che non sapessi cosa fare mi sono messo al computer cercando di scrivere il libro che avrei voluto leggere. Ero infatti stufo di imbattermi sempre più spesso in romanzi con trame complicate, una serie infinita di personaggi difficili da ricordare (un inizio di arteriosclerosi non aiutava) e finali scontati.

E’ nato così il mio primo romanzo “L’orto fascista”, che non è né vuole essere un libro storico o politico. Ha avuto un buon successo non solo tra gli amici ma un po’ in tutta Italia anche se la casa editrice, priva di una buona distribuzione e totalmente assente nel farmi conoscere, è stata più un handicap che un aiuto.

Ho avuto qualche buona recensione ed il giornale “La Stampa” ha addirittura collocato il mio libro nel sito “Lo Scaffale” ove vengono ospitati i romanzi che non dovrebbero mancare in ogni biblioteca familiare.

Sollecitato da questi piccoli successi e da qualche lettore ho scritto il secondo romanzo: “Gilberto Lunardon detto il Limena” che non è la continuazione del primo anche se il paese e sempre lo stesso e sono ancora presenti alcuni personaggi.

Ho quindi deciso di dedicare una trilogia alla Valcamonica ed ho da poco finito il terzo racconto che non so se andrà in stampa per lo stesso editore che mai mi ha aiutato trascurando anche i propri interessi. Vendo ancora il primo libro presentandolo soprattutto presso gruppi d’ascolto ma per avere nuove copie devo andare direttamente in tipografia perché il mio editore è totalmente assente.

Mi sono dimenticato di dire che ho iniziato a scrivere a 76 anni creando un piccolo problema in famiglia. Mio fratello Ettore, ottimo giornalista prima della carta stampata e poi della televisione ed anche romanziere, era ovviamente considerato il letterato della famiglia ma quando io ho avuto qualche successo si è amareggiato al punto di……….tenermi il broncio. Sapete come succede tra i vecchietti che ad una certa età diventano acidi e dispettosi.

Io ho fatto, penso, un grave errore. Come tutti i principianti ho mandato il mio testo ad un sacco di editori. I più, ovviamente, non l’hanno neanche letto e non si sono degnati di darmi una risposta. Antonio Sellerio, della mitica Casa Editrice, mi ha mandato una bella lettera dicendomi che il suo programma editoriale  per i due anni successivi era completato ma che se io avessi accettato avrebbe messo il libro nel cassetto per toglierlo a tempo debito. Io, come detto avevo 77 anni. Sarei stato ancora in vita a 79? Ho scelto di far editare il mio lavoro (è ovvio che non ho pagato neppure una lira) e di godermi il piccolo successo.

Ringraziando tutte e tutti voi di vero cuore per la pazienza e l’attenzione che, ancora una volta mi avete prestato vi do l’arrivederci alla prossima occasione!

Buona serata e, come sempre, Buona lettura magari proprio in compagnia del romanzo “L’Orto fascista” di Ernesto Masina, edito da Pietro Macchione Editore!

Con simpatia! 🙂

Copertina romanzo "L'Orto fascista" di Ernesto Masina

iriseperiplo.wordpress.com/

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