Da domani nelle librerie arriva “I quaderni di Archestrato Calcentero”

Esce domani in tutte le librerie “I quaderni di Archestrato Calcentero” segreti e misteri gastronomici in terra di Sicilia

Salve a tutti!

Anche in questo giovedì sera torno a presentarvi una nuova pubblicazione firmata Bonfirraro Editore. In questo caso si tratta di una nuova uscita davvero ghiotta, nel senso più proprio del termine. Il libro in questione, infatti, s’intitola “I quaderni di Archestrato Calcentero” ed esplora “segreti e misteri gastronomici in terra di Sicilia“.

Il libro, in tutte le librerie a partire da domani, venerdì 16 dicembre 2016 è opera di Marco Blanco.

Per presentarvi come si deve queste appetitosissima nuova uscita targata Bonfirraro Editore cede immediatamente la parola al comunicato inviatomi via e-mail dall’Ufficio Stampa della Bonfirraro Editore:

Dall’ “arancinu” dei Benedetti di Catania alla frutta
delle monache “Mortorana” di Palermo
A dicembre in tutte le librerie arriva “I quaderni di Archestrato Calcentero”
Divagazioni archeogastronomiche siciliane del ricercatore modicano Marco Blanco
Con una mémoire di Simonetta Agnello Hornby e Carlo Ottaviano

COMUNICATO STAMPA

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei! Mai massima fu più azzeccata in riferimento al nuovissimo libro di Marco Blanco, un prezioso gioiello letterario ed erudito, che si trasforma in un atlante di archeogastronomia siciliana utile per i lettori di tutti i palati. Un volume originale e assolutamente inedito nel panorama editoriale italiano che si arricchisce di un mémoireprestigioso nato a quattro mani dalla nobile firma di Simonetta Agnello Hornby, grande affabulatrice di storie siciliane,  e dal noto giornalista e comunicatore enogastronomico Carlo Ottaviano, in uscita in tutte le librerie Mondadori e nelle migliori d’Italia per Bonfirraro editore.
Sì, perché ne “I quaderni di Archestrato Calcentero – Divagazioni archeogastronomiche in terra di Sicilia” – con un titolo che è già tutto un programma – Marco Blanco, noto libraio modicano laureato in Lettere Classiche, ha unito la sua passione per l’ars culinaria e il buon cibo con l’interesse per la storia, “affinandole” con il metodo della sua formazione archeologica. Cibo e cultura si fondono in letture succulente di testi storico – gastronomici, accompagnati dalla prefazione di Giancarlo Poidomani, docente di Storia Moderna presso la facoltà di Scienze Politiche di Catania.
È negli archivi del Monastero dei Benedettini, gioiello barocco della città etnea, infatti, che iniziano le ricerche di Blanco, il quale scorge, ad esempio, nei libri dei padri cassinesi una della più importanti testimonianze enogastronomiche: «un “pizzino” – racconta l’autore – antedata almeno all’inizio dell’Ottocento l’uso del terminearancinu\arancina” per l’amata polpettina salata di riso (servita in questo caso con una farcitura di lardo e uova ) e impone nuove considerazioni in merito». Una chicca letterario – gastronomica contenuta nel prezioso capitolo “Piccole arance dorate”, tra le narrazioni più raffinate e appetitose!
Divertenti aneddoti e ricette prestigiose, curiosità per i palati più fini si intersecano, dunque, a un’ironia intelligente che vibra tra le pagine di questo piacevolissimo racconto a capitoli, dove è la Sicilia a farla da padrona, con la sua prepotente tradizione culinaria che si impone oggi in ogni angolo del mondo.
«Appena reduci dall’Expo di Milano che ha esaltato senza mezze misure il Made in Italy in cucina – afferma l’editore Salvo Bonfirraro – il libro di Marco Blanco, che abbiamo accolto con estremo interesse, rientra a pieno titolo nella nostra linea editoriale e si inserisce nel solco del nostro comune sentimento di “sicilianità”, con l’intento di valorizzare quanto di buono, mi sembra proprio il caso di dirlo, abbia partorito la nostra terra, che si ritrova alla spalle un ricchissimo patrimonio enogastronomico da cui attingere a piene mani».
Esaltati, dunque, in questa grande “antropologia del gusto”, i prodotti di punta siciliani di un tempo, come il pomodoro, presente in buona parte delle ricette odierne, che regnava sulla tavola dei nobili siciliani già intorno alla metà del Settecento – come emerge nel capitolo il “Pomodoro della discordia” – e che adesso vede nel pomodorino di Pachino un grande prodotto Igp.
Interessantissimo, a questo proposito, è ancora l’approfondimento sulla nascita di buona parte dei dolci tipici siciliani, per lo più creati entro i muri claustrali, con tutti i segreti che ognuno di loro porta dietro da secoli. Il caso del cioccolato di Modica è forse il caso più eclatante: la sua particolare consistenza granulosa determinata dalla lavorazione a freddo – per cui oggi è noto come prodotto “tipico” della città – era infatti una caratteristica comune a ogni cioccolato esistente al mondo almeno fino alla metà dell’Ottocento e oggi ritrova la sua massima espressione nell’Antica Dolceria Bonajuto, grazie alla grande intuizione di Franco e Pierpaolo Ruta.
E alla fine, insomma, rimane da chiedersi chi sia il personaggio che abbia ispirato Blanco sin dal titolo… «Archestrato Calcenteroè un gioco di parole – confessa lo studioso – un vezzo da classicista che non ama prendersi sul serio. Archestrato, siciliano, scrisse nel IV a. C. quella che può essere considerata, con un po’ di fantasia, come la prima guida gastronomica che la storia ci abbia tramandato. È un personaggio che mi ha sempre affascinato, un uomo che utilizzava il verso del poema epico per raccontare il cibo! Calcentero invece è uno scherzo… Poiché in greco calcentero, Χαλκέντερος significa più o meno “stomaco di bronzo”, ho pensato che potesse essere il soprannome più adatto per me che non mi fermo dinanzi ad alcuna pietanza».
E allora buona lettura e buon appetito!

L’autore
Marco Blanco è nato a Modica dove vive e lavora. Laureatocum laude in Lettere Classiche all’Università di Catania con una tesi su Modica in età greca, ha collaborato allo scavo della “Villa di Rufione” presso Giano dell’Umbria (PG). Dopo la laurea ha affinato le capacità analitiche e metodologiche concentrandosi nelle ricerche archivistiche e nella ricostruzione di alberi genealogici.
Libraio per professione e ricercatore per vocazione divide le sue giornate tra la passione per la lettura e la scrittura, la propria terra e l’archeologia. Senza dimenticare il mondo dell’archeogastronomia e della gastronomia in genere, la ragione più immediatamente visibile della sua forma fisica.
Ha pubblicato la raccolta ragionata di detti popolari “Comu riçienu ‘antichi” (2009) giunta alla sua seconda edizione e il saggio “Modica e il suo territorio in età greca” (2014). Ha realizzato l’albero genealogico della famiglia Bonajuto contenuto in “La dolceria Bonajuto, storia della cioccolateria più antica di Sicilia” (2013) collaborando anche alle ricerche archivistiche e alla stesura di alcune parti dello stesso.
Vincitore del concorso letterario internazionale “Heritage Sicilia 2013” sezione narrativa breve, ha pubblicato anche sul bimestrale “Aliante” e sul periodico letterario “Il Grande Fiume”.
Attualmente esercita la professione di libraio e continua a condurre ricerche di carattere storico-archivistico. “I Quaderni di Archestrato Calcentero – divagazioni archeogastronomiche in terra di Sicilia” è il suo ultimo libro.Scarica qui il comunicato
Scarica qui la copertina

La scheda qui: http://www.bonfirraroeditore.it/historica/i-quaderni-di-archestrato-calcentero-divagazioni-archeogastronomiche-in-terra-di-sicilia-detail.html
L’autore qui: http://www.bonfirraroeditore.it/autori/item/marco-blanco.html


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Certo di avervi ingolositi, oltre che incuriositi, a dovere ringrazio tutte e tutti voi per pazienza e l’attenzione che, una volta ancora, mi avete voluto dedicare e vi do l’arrivederci alla prossima occasione!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

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Un saggio per approfondire la tematica dei diritti umani

In occasione del 10 dicembre il saggio di Vincenzo Fontana approfondisce la tematica dei diritti umani

Salve a tutti!

Oggi pomeriggio torno per presentarvi un saggio firmato da Vincenzo Fontana ed edito dalla Bonfirraro Editore. Si tratta di “Critica a Rights of Man di Thomas Paine“. Nella volontà di fornirvi un’informazione completa e il più possibile esaustivo riporto di seguito il comunicato cortesemente inviatomi dalla Bonfirraro Editore:

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#10dicembre: Thomas Paine rivive nel saggio sui “diritti umani”

Per la Giornata internazionale indetta dall’Onu, il monito dello scrittore Vincenzo Fontana per una nuova Europa del Futuro

COMUNICATO STAMPA
Come da 68 anni, si celebrerà anche domani, 10 dicembre, la Giornata mondiale dei diritti umani, sottoscritta all’ONU nello stesso giorno del 1948. Da quel momento si pensò che in Occidente nulla avrebbe più destabilizzato uno status quo ben affermato, costituito da progresso e benessere. Ma oggi, con la crisi economica, con migliaia di profughi in fuga e venti di guerra che lambiscono i confini d’Europa, il Vecchio Continente deve far fronte nuovamente e necessariamente alla problematica dei diritti inviolabili dell’individuo e a nuove scommesse socio – politiche ed economiche per il suo futuro. Quanto vale, allora, riscoprire gli antichi classici, i grandi padri dell’Europa, che la volevano libera, progressista e moderna?
È quanto si è chiesto Vincenzo Fontana, autorevole intellettuale siciliano, che disamina la problematica nel suo saggio “Critica a Rights of Man di Thomas Paine, la riflessione politica dell’autore inglese, grande intellettuale e filosofo idealista, facendone emergere la straordinaria attualità del pensiero con un approfondimento di filosofia sociale attraverso il quale individuare i nuovi binari sui quali far correre la società contemporanea.
È attraverso una puntualizzazione storica di questo tipo che Fontana ha sentito la necessità di rispolverare un classico come Paine: l’inglese – ritratto come un eroe nel capolavoro cinematografico di Ettore Scola “Il mondo nuovo – ha ancora un preciso valore e spazio all’interno della complessa questione sui diritti umani, con le sue riflessioni sul ritorno al soggetto-uomo, in una società caratterizzata sempre più dalla prepotenza di pochissime multinazionali, con il monopolio assoluto sui mercati, e dalla finanza, smodata e incontrollata, che contiene al suo interno tantissime sofferenze.
Alla luce di questo ragionamento, l’autore rileva «due filoni principali di analisi e di interpretazione» di Rights of Man: il primo, «liberale e radicale», considera l’autore «un precursore della democrazia moderna» e un teorico del «giusnaturalismo moderno», secondo cui «i diritti, libertà, proprietà, uguaglianza, spettano all’individuo indipendentemente da qualsiasi rapporto sociale».
Tutto straordinariamente attuale, dunque, se si considera che ancora nel 1966 venivano sottoscritti in sede ONU due trattati sui diritti umani, il Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici e il Patto delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali, ispirati essenzialmente al pamphlet dell’inglese, pubblicato nel lontano 1791.

Grazie infinite per la pazienza e l’attenzione che mi avete voluto dedicare e arrivederci alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Pelle di donna

Presentazione di un libro di storie per dire basta ad ogni tipo di violenza

Salve a tutti!

Copertina del volume "Pelle di donna" di Alina RizziQuesta sera torno tra voi per presentarvi un libro, la preziosa raccolta “Pelle di donna” della giornalista Alina Rizzi ed edito da Bonfirraro. Il libro in questione non è una nuova uscita, essendo stato pubblicato già nel 2015 ma resta pur sempre un testo, ahimè ed ahinoi! attualissimo. Un testo tramite il quale dire, finalmente, un nò! secco e quantomai netto e deciso ad ogni forma di violenza. Ringraziando di tutto cuore la Bonfirraro Editore per avermi fatto scoprire questo libro e volendo fornirvi le informazioni più precise e puntuali possibili, mi avvarrò del materiale che, cortesissimamente come sempre, la casa editrice è stata tanto gentile e disponibile da inviarmi. Inizierò con il comunicato stampa che ne annunciò l’uscita e quindi passerò a proporvi il comunicato stampa relativo a una delle storie vere che compongono il volume, quella che vede protagonista Lucia Annibali, “la giovane avvocatessa di Urbino sfregiata con l’acido“.

Ma andiamo con ordine e cominciamo con il comunicato stampa annunciante, a suo tempo, sembra passato tanto tempo ma correva 2015, l’uscita di “Pelle di donna” di Alina Rizzi edito da Bonfirraro Editore:

“Pelle di donna”: racconti delicati che parlano al femminile

18 testimonianze raccolte dalla giornalista Alina Rizzi

Copertina del volume "Pelle di donna" di Alina Rizzi

«Le storie che ho raccolto sono autentiche e documentate, raccontate con empatia e profondo rispetto per restituire ai loro vissuti la dignità che meritano». Sono queste le parole di Alina Rizzi, la scrittrice e giornalista, sul senso del suo libro di “Pelle di Donna”, edito da Bonfirraro.

Sulle pagine dei maggiori magazine italiani, l’autrice si è da sempre dedicata ad approfondire le tematiche della violenza e della discriminazione di genere. È su questa strada che incontra l’editore Salvo Bonfirraro, il quale riserva un ampio spazio della propria produzione editoriale proprio alle pubblicazioni dal carattere di denuncia nei confronti di qualsiasi forma di maltrattamenti e di ingiustizie e di lottare per l’affermazione di valori ritenuti inalienabili. Da qui la pubblicazione “Pelle di donna”: dirette testimonianze di donne come tante, insospettabili, che hanno attraversato il dolore della coercizione, dell’esclusione, della violenza fisica e psicologia, quasi sempre perpetrata da uomini. «Come giornalista e come donna – continua l’autrice – mi sono semplicemente messa in ascolto, con empatia e profondo rispetto, cercando di restituire a questi vissuti la dignità che meritano, portandoli alla luce del foglio bianco».

Ci sono donne vittime dei loro mariti, amanti, familiari. Qualche volta di uomini incontrati per caso e accolti con fiducia, sbagliando. Donne aggredite da mostri grandi e oscuri: la mafia, gli errori giudiziari, i riti arcaici di una tribù africana. Donne tradite dalla loro comunità, dal parroco di famiglia, da finti benefattori in terra straniera. Testimonianze di donne vincitrici su un amaro destino. Non ci sono finzioni o abbellimenti in questi racconti: ci sono nomi, date, luoghi, avvenimenti spesso riferiti dalla cronaca e poi subito scordati. Ma queste donne non devono essere dimenticate, perché come loro ce ne sono centinaia di altre, che solo uscendo dal buio e dall’anonimato possono forse ritrovare un po’ di giustizia. E di serenità.

L’autrice

Ritratto dell'autrice di "Pelle di donna"Alina Rizzi è nata a Erba (CO). Giornalista e scrittrice, si dedica da sempre a realizzare iniziative rivolte alla valorizzazione del mondo femminile. Ha vinto premi letterari e partecipato a diverse antologie, l’ultima americana: La dolce vita (Running Press). Ha pubblicato romanzi, tra cui: Amare Leon (da cui il regista Tinto Brass ha tratto il film “Monamour”), Donne di Cuori e Scrivimi d’amore, libri di racconti come l’ultimo Bambino mio. Quello che le madri non dicono e raccolte poetiche. Il suo blog: costruzionivariabili@blogspot.it

Ed ora passiamo al secondo comunicato stampa quello dedicato al racconto della tragica vicenda di Lucia Annibali:

La storia di Lucia Annibali raccontata in “Pelle di donna”

Il libro che racconta storie femminili curato dalla giornalista comasca Alina Rizzi

«‘Luca Varani, è stato lui!’. Qualcuno chiama i carabinieri. La mia storia con lui, avvocato come me, è iniziata come iniziano tante relazioni, per curiosità».

lucia-annibaliComincia così la narrazione – cruda e appassionante, di e su Lucia Annibali, la giovane avvocatessa di Urbino sfregiata con l’acido – ed entrata, suo malgrado, insieme ad altri 17 racconti, nella preziosa raccolta “Pelle di donna” della giornalista Alina Rizzi ed edito da Bonfirraro.

Una storia, purtroppo, nota a tutti per la barbarie utilizzata sul volto e sul cuore della coraggiosa Lucia, che proprio in questi giorni ha potuto assistere in prima persona alla condanna definitiva a 20 anni di carcere di Luca Varani – avvocato come lei – poi trasformato nel suo crudele “devastatore”.

Sì, perché Varani, assoldando due uomini, Altistin Prevcetaj, 31 anni, e Rubin Talaban, 28 anni, entrambi di origine albanese, per vendicarsi con Annibali per essere stato lasciato, le ha distrutto il viso, i tratti somatici, i capelli, il collo, gli occhi, ma soprattutto, con quell’acido – che le lanciò sul pianerottolo di casa la sera  del 16 aprile del 2013 – le ha bruciato il cuore.

L’avvocatessa da allora non ha mai smesso di testimoniare per cercare di dare coraggio alle donne che hanno vissuto un’esperienza simile alla sua e la scorsa settimana si è vista impersonata magistralmente da Cristiana Capotondi, nella fiction Rai di successo “Io ci sono”.

Ma è già agli inizi del 2015 che l’elegante penna della Rizzi, cronista della rivista F, si interessa alle parole di Lucia, intervistandola proprio poco tempo dopo il tragico fatto, riuscendo a ricreare un racconto delicato, con una prosa morbida ed avvolgente.

«In realtà non fu mai una storia facile, tanti particolari avrebbero dovuto mettermi in allarme, ma spesso quando si ama qualcuno, si finge di non vedere, di non capire, nel tentativo di salvare il rapporto» racconta, infatti, in prima persona, la sventurata.

«Le storie raccolte in questo libro – afferma la Rizzi – sono autentiche e documentate, raccontate con empatia e profondo rispetto per restituire ai loro vissuti la dignità che meritano. Sono le dirette testimonianze delle loro protagoniste: donne tra tante, insospettabili, che hanno attraversato il dolore della coercizione, dell’esclusione, della violenza fisica e psicologia, quasi sempre perpetrata da uomini. Come giornalista e come donna mi sono semplicemente messa in ascolto, con empatia e profondo rispetto, cercando di restituire a questi vissuti la dignità che meritano, portandoli alla luce del foglio bianco».

Il libro, nel quale i racconti si sgranano come un rosario della pietà, è comunque un inno alla vita e alla legalità: sono storie che terminano bene, storie di donne che hanno avuto in regalo la possibilità di ricominciare a credere: «Oggi ho un viso nuovo e sono una persona diversa, più consapevole, più forte. Lascio indietro senza rammarichi la mia vecchia pelle e guardo avanti», dice la Annibali alla sua interlocutrice.

Ringraziando tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione che una volta ancora mi avete voluto dedicare e la Bonfirraro Editore per la sempre preziosa collaborazione e disponibilità vi do l’arrivederci e sarà a presto vedrete, alla prossima occasione!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura, magari proprio di “Pelle di donna” di Alina Rizzi edito da Bonfirraro Editore!

Con simpatia! 🙂

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Presentazione romana per Regressione suicida

Nuova presentazione per “Regressione suicida” di Salvatore Massimo Fazio

Salve a tutti!Presentazione del libro Regressione suicida di Salvatore Massimo Fazio

È con immenso piacere che vi annuncio la nuova presentazione che vedrà protagonista “Regressione suicida” di Salvatore Massimo Fazio. Stavolta a far da sfondo, per così dire, a questa nuova presentazione sarà la Libreria Mondadori di via Piave, 18 a Roma. L’evento avrà luogo Venerdì 2 dicembre 2016, a partire dalle ore 17.30. Allo scopo di presentarvi al meglio questo nuovo, imperdibile, evento riporto di seguito il comunicato stampa emesso per l’occasione dall’Ufficio Stampa della Bonfirraro Editore, la casa editrice che ha pubblicato “Regressione suicida” di Salvatore Massimo Fazio:

Presentazione di 

REGRESSIONE SUICIDA – Dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” 

di


Salvatore Massimo Fazio

(Bonfirraro editore)


Presentazione del libro Regressione suicida di Salvatore Massimo Fazio

Salvatore Massimo Fazio, autorevole scrittore e filosofo finissimo, è appena ritornato in libreria con Regressione suicida – Bonfirraro Editore, un confronto, acceso, unico e irripetibile tra due mostri sacri della filosofia contemporanea, ma rigorosamente “outsider”: il romeno Emil Cioran e il siciliano Manlio Sgalambro, noto ai più come il grande paroliere di Franco Battiato.

Ma
Regressione suicida diventa anche il “riscatto” del filosofo, che tiene a ribadire le sue origini “de- costruenti” con l’intento di distruggere una #filosofia sistematica, e di scuotere il lettore su una riflessione che ricerchi un senso, un tentativo, seppur estremamente vano e difficile da raggiungere, di quelle che costituiscono da sempre le domande etico-ontologiche dell’uomo. 

L’appuntamento a Roma, alla
libreria Mondadori di via Piave (num. 18), è previsto per venerdì 2 dicembre alle 17.30. L’autore sarà affiancato da Emilio Orlando – giornalista la Repubblica e autore di “Buoni Assassini” per Bonfirraro – e dal filosofo Giulio Pelio Penna.
Invitando quanti tra voi ne avranno l’opportunità a partecipare a questo nuovo, imperdibile, evento culturale ringrazio tutte e tutti voi di vero cuore per avermi nuovamente concesso la vostra pazienza e la vostra attenzione e vi do l’arrivederci alla prossima occasione!
Buona serata e, come sempre, Buona lettura!
Con simpatia! 🙂

Solo una vita di Mariuccia La Manna

Presentazione del romanzo d’esordio di Mariuccia La Manna

Salve a tutti!

Solo una vita di Mariuccia La Manna

Domani sarà il gran giorno per Mariuccia La Manna. Uscirà infatti in tutte le librerie, per la Bonfirraro Editore, il suo romanzo d’esordio, intitolato “Solo una vita“. Per potervi fornire i dettagli più completi ed esaustivi riporto di seguito l’email ricevuta dalla Bonfirraro Editore:

Con “Solo una vita” l’esordio letterario della giovane Mariuccia La Manna

La storia d’amore travagliata della libraia ventiseienne di Racalmuto sarà in libreria dal 25 novembre

COMUNICATO STAMPA
Nasce nel 1990. Passa tutta la sua giovane vita tra tante storie, quelle raccontate e quelle osservate. Poi guarda i libri, li studia, li annusa. Si imbatte nei romanzi di Leonardo Sciascia, suo compaesano, come se il suo destino fosse segnato. Prima la scuola e, infine, la sua ferrea volontà di continuare un percorso universitario che le consentisse di viaggiare e leggere. La laurea in “Mediazione linguistica”, sempre al servizio degli altri, e il viaggio in Cina che le aprirà le finestre critiche da cui interpretare il mondo; lo studio degli ideogrammi per ricercare differenti modalità di espressione linguistiche e semiotiche.
Mariuccia La Manna, la giovane libraia che da anni lavora in Sicilia come responsabile presso una libreria del gruppo Mondadori, ha appena compiuto ventisei anni e ha già molto da raccontare.
Lo fa nel suo primo libro “Solo una vita” presto in libreria per Bonfirraro editore, con il quale entra a far parte dell’Olimpo della narrativa italiana: un romanzo che risente di tutte le influenze culturali della sua autrice e che promette di scuotere ogni piega dell’anima dei suoi giovani lettori.
Perché “Solo una vita”, ispirato a fatti realmente accaduti, è fondamentalmente una storia d’amore tra Marta e Paolo, due adolescenti che all’inizio non smettono di cercarsi. La protagonista è una ragazza piena di vita, dal forte temperamento. A soli sedici anni decide di seguire lo slancio del cuore, quando quel pomeriggio in un campetto di calcetto incrocia lo sguardo di Paolo, che diventerà il perno e la ragione di tutto.
Ma qualcosa cambierà le loro fragili esistenze, trasformandole in un percorso di frustrazione e violenza. È così che l’intreccio romanzesco diventa a tratti duro ed essenziale, e via via emergono i segni di un grande dramma psicologico segnato dai soprusi e da un riscatto finale, fortemente voluto e rincorso fino all’ultimo dono di sé.
In un crescendo letterario interessante, dunque, quella di La Manna, da storia individuale, si trasforma in tema universale di grande attualità, sulla fragile condizione femminile della contemporaneità. Non è un caso, infatti, che l’uscita del libro e la prima presentazione coincidano con la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne, che si celebra ogni 25 novembre. L’incontro letterario si terrà nella bellissima cornice del Castello Chiaramontano di Racalmuto, nell’agrigentino, la grande patri di Leonardo Sciascia.

È per questa ambivalenza di temi e di stili che La Manna è entrata a pieno titolo di “Futura” una delle collane più innovative del panorama nazionale, dove, per volere dell’editore, confluiscono sperimentazione e freschezza narrativa, come ha anche sottolineato Il Libraio (http://www.illibraio.it/futura-nuova-collana-361184/).

Il libro si può sfogliare in tutte le librerie Mondadori, Ubik, Feltrinelli e nelle migliori librerie d’Italia e in tutti gli store online, Ibs.it,Feltrinelli.it, MondadoriStore.it.

Conosci la scheda: http://www.bonfirraroeditore.it/narrativa/solo-una-vita-detail.html

Conosci l’autore: http://www.bonfirraroeditore.it/autori/item/mariuccia-la.html

Scarica qui la copertina
Leggi qui l’intervista alla scrittrice
Scarica qui il comunicato stampa

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buongiorno e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Solo una vita di Mariuccia La Manna

Laura Lanza – La Baronessa di Carini

Presentazione del romanzo di Pietro Trapassi edito dalla Bonfirraro Editore

Salve a tutti!

Tra le varie presentazioni che si stanno susseguendo in questo pomeriggio ve ne propongo una targata Bonfirraro Editore. Si tratta della presentazione di un romanzo, nelle librerie da circa due mesi, intitolato “Laura Lanza. La Baronessa di Carini“, uscito dalla penna e dal talento narrativo di Pietro Trapassi.

Avendo intenzione di fornirvi tutti i dettagli relativi al romanzo e al suo autore faccio seguire il testo del comunicato stampa rilasciato dalla Bonfirraro Editore e gentilmente inviatomi:

Comunicato stampa

La vera storia di “Laura Lanza”

Dallo scrittore fiorentino Pietro Trapassi tutti i segreti della Baronessa di Carini

Copertina del romanzo

Una mano insanguinata sul muro… È soltanto questo quello che rimane di Laura Lanza, la bellissima baronessa di Carini, sacrificata dal padre in nome dell’onore. Nota a tutti è la sua storia – ricordata come il primo “femminicidio” d’Italia, narrata dai cantastorie sin dalla notte dei tempi e restituita al pubblico con lo sceneggiato del 1975, con la straordinaria partecipazione di Ugo Pagliai e Janet Agren.

Pochi, invece, dopo la novella di Luigi Natoli composta nel 1892, si sono preoccupati o avventurati a indagarne le origini della sua misteriosa vicenda, che si confonde e si sbriciola nell’alone di una bella leggenda siciliana.

Adesso con “Laura Lanza, la Baronessa di Carini – Romanzo di Cappe e Spade”, in tutte le Mondadori, negli store online e nelle migliori librerie d’Italia per Bonfirraro editore, lo scrittore fiorentino, di origini palermitane, Pietro Trapassitenta di gettar luce sulla tragica storia della sfortunata giovane di Carini, con un appassionante racconto storico che diventa narrazione di una forte passione, rivisitato con una scrittura colta e morbida, calda e avvolgente, che saprà ammaliare il lettore alla ricerca di una vicenda unica, ambientata in Sicilia in pieno Rinascimento. È questo il periodo – siamo in piena dominazione Aragonese – nel quale l’onore, inteso nel senso più rigido, ha la precedenza sui sentimenti: niente può macchiarlo, pena la decadenza della rispettabilità della persona e del Casato, che deve conservare integro il suo prestigio e la sua potenza. Innumerevoli gli spunti di attualità, considerando che il “delitto d’onore” nella penisola è stato abolito soltanto nel 1981.

Con grande acribia storica, Trapassi compie le sue ricerche d’archivio in maniera precisa e scientifica, che lo porteranno a sviluppare il nucleo narrativo, ma lo spunto principale gli arriva dai ricordi della sua adolescenza, quando guardava il bel Castello di Carini: tante volte gli avevano raccontato che proprio lì, su una roccia, rimase impressa la mano insanguinata della povera Laura. Da qui comincia a snocciolarsi una bella storia d’amore e d’onore…

Laura, infatti, è purtroppo il mezzo per fare aumentare il prestigio del Casato: occorre uno sposo, almeno di pari grado nobiliare. L’autorità paterna la spunta sulla scelta, che cade sul figlio, Vincenzo, della famiglia La Grua, baroni di Carini.Ma Laura ama Ludovico Venagallo: i due devono tacitare i loro sentimenti e diventano amanti.Scoperta la relazione, il barone di Carini, consigliato da un parente religioso e inviso a Laura, riesce a fare intervenire don Cesare per avere soddisfazione del tradimento della moglie. La storia ci consegna, infatti, l’atto di morte della baronessa, redatto il 4 dicembre 1563, conservato nell’archivio della Chiesa Madre di Carini, insieme a quello di Ludovico.

Soltanto il tocco sorprendente dell’autore, che segue tutto il libro con leggiadria e tenerezza, esplode nel finale, travolgente e originale, riuscirà a squarciare le tenebre dell’odio.

«Si è scelto di intitolare il romanzo proprio alla ragazza – dicono congiuntamente l’editore Salvo Bonfirraro e l’autore – perché abbiamo voluto dare rilievo a questa figura fiera di donna del Rinascimento che paga con il proprio sangue la sua verità, il suo essere sua e di nessun altro».

Una scelta completamente coerente con la linea tematica di Bonfirraro, che si prefigge di riservare “al femminile” un ampio spazio della propria produzione editoriale e un’attenzione particolare proprio alle pubblicazioni dal carattere di denuncia nei confronti di qualsiasi forma di maltrattamenti e di ingiustizie e di lottare per l’affermazione di valori ritenuti inalienabili.

Conosci l’autore:http://www.bonfirraroeditore.it/autori/item/pietro-trapassi.html

Leggi la scheda del romanzo: http://www.bonfirraroeditore.it/narrativa/laura-lanza-la-baronessa-di-carini-detail.html

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione che mi avete dedicato anche questa volta e arrivederci alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Copertina del romanzo

Regressione suicida

Oggi l’atteso ritorno di Salvatore Massimo Fazio

Salve a tutti!

Regressione suicida - dell'abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio SgalambroEccomi tra voi in veste di annunciatore di novità editoriali. Esce infatti oggi in tutte le librerie il nuovo, atteso, libro di Salvatore Massimo Fazio. Il libro, che verrà presentato domani, “domenica 16 ottobre alle ore 18, nella bellissima cornice barocca del Cortile Platamone, in occasione del SabirFest, si intitola “Regressione suicida – dell’abbandono di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” ed è pubblicato dalla Bonfirraro Editore. Allo scopo di fornirvi un’informazione più completa e dettagliata possibile ed attingendo al materiale cortesemente inviatomi dall’Ufficio Stampa della casa editrice, riporto qui di seguito il comunicato stampa e, a seguire, la sinossi del libro e qualche nota biografica dell’autore.

Cominciamo dunque dal comunicato stampa:

Da Cioran a Sgalambro: l’atteso ritorno di Salvatore Massimo Fazio

Presto in tutte le librerie “Regressione suicida”, la nuova creatura nichilista del noto filosofo catanese

Regressione suicida - dell'abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro

Nietzsche lo chiamò “il più inquietante fra tutti gli ospiti”. Mentre nell’arte contemporanea, artisti del calibro di Maurizio Cattelan e Damien Hirst, esplicitano, con le loro opere, la rassegnazione dell’uomo contemporaneo occidentale di fronte alla intrascendibilità della morte.

Adesso il nichilismo – la negazione di ogni valore, il nonsense primitivo e ineluttabile – ritorna prepotente anche al centro del dibattito culturale per essere de-costruito e per de-costituire due dei suoi principali padri. Avviene con “Regressione suicida – dell’abbandono di Emil Cioran e Manlio Sgalambo” l’ultima opera dello scrittore – filosofo Salvatore Massimo Fazio, presto in libreria per Bonfirraro editore.

Catanese di nascita, due lauree, Fazio è uno dei pensatori più eclettici e particolari del panorama nazionale e non solo (ha ottenuto una prestigiosa onorificenza  dall’Istituto Italiano di Cultura ad Oslo in Norvegia), richiestissimo dagli appuntamenti culturali underground: ogni anno, infatti, lo si trova a dirigere per conto di comuni italiani e privati rassegne artistiche, che riscuotono sempre un grande successo!

Dopo l’affermazione straordinaria di Insonnie – l’ultima opera del 2011 – Fazio, che ritrova in Bonfirraro un nuovo padre putativo, si riaffaccia nuovamente sulla scena editoriale nazionale con un confronto, acceso e irripetibile ( e forse unico) tra due mostri sacri della filosofia contemporanea, ma rigorosamente “outsider”: un’imperdibile discussione tra le istanze cognitive del primo, di origini romene, e il siciliano Manlio Sgalambro, quel filosofo pessimista, nichilista – o «tuttista» come preferiva lui – che al grande pubblico è conosciuto come chansonnier ironico vecchio stile che swinga e induce al sorriso, autore delle liriche più belle, passate alla storia della musica italiana attraverso la voce di Franco Battiato.

Perché mai questa scelta, dopo che con gli argomenti di Insonnie aveva destabilizzato la critica accademica, vagando dalla musica, all’Università, dal lavoro, all’amor/timor divino, fino alla critica spietata verso chi usa e consuma droghe salvando con cinismo invece il produttore?

Amante del jazz e personaggio poliedrico, caratterizzato da una forte propensione all’anti – accademismo, capostipite insieme a Davide Bianchetti della corrente del nichilismo cognitivo, Fazio decide così di percorrere per questa sua quarta prova d’autore l’itinerario intellettuale che va da Cioran a Sgalambro per raccontare se stesso.

E, in effetti, quello che lo lega ai due “sommi” è un rapporto atavico che gli ha inevitabilmente influenzato la vita: si racconta, infatti, che il confronto tra Cioran e Sgalambro, tema base della tesi di laurea di Fazio, gli valse la mancata lode in sede di seduta di laurea, a causa dell’aperta polemica con il correlatore di commissione:  Regressione suicida diventa così il “riscatto” del filosofo, che tiene a ribadire le sue origini “ de- costruenti” con l’intento di distruggere una filosofia sistematica, e di scuotere il lettore su una riflessione che ricerchi un senso, un tentativo, seppur estremamente vano e difficile da raggiungere secondo l’autore, di quelle che costituiscono da sempre le domande etico-ontologiche dell’uomo.

  “Regressione suicida” abbraccerà il suo pubblico in occasione della prima presentazione in assoluto, prevista a Catania, domenica 16 ottobre alle ore 18, nella bellissima cornice barocca del Cortile Platamone, in occasione del SabirFest.

Passiamo ora a presentare il libro tramite la sua sinossi:

Quando gli outsider della filosofia si impongono, non vi è nulla da fare: vinceranno col popolo, ma perdono nelle stanze dei bottoni, dove a loro non interessa entrare, ma dove i Gotha, antipaticamente accademici, li esaltano nelle riviste specializzate, ma non li citano nei dizionari di filosofia. La filosofia non è quella marmaglia di insegnanti che si attengono a canagliate di programmi scolastici. La filosofia è riflessione, meditazione, pura sull’oggetto. Con questa opera, si esaltano i punti di distanza e di vicinanza tra due filosofi out-sider. Il coupé the theatre di Manlio Sgalambro che procede dal pensiero breve e dalla sua filosofia del terrore, che come una mitragliata ti scuote, al lirismo dell’ateo occidentale ma verso il protrarsi della fideicità di Emil Cioran, con una (non) rivisitazione personalissima che sfocia nel nihilismo cognitivo, donde tutto è iscritto con semplicità permettendo al lettore di affrontare un viaggio saggistico pesudo romanzato, portando in auge la bellezza della verità. Nel terzo capitolo e nell’appendice, vi è l’abbandono doloroso dei due filosofi, donde si impone vigorosa la tesi dell’autore.

E per finire ecco a voi qualche nota biografica dell’autore:

Ritratto di Salvatore Massimo FazioSalvatore Fazio detto Massimo è nato a Catania nel 1974. Scrittore, filosofo, pittore e psicopedagogista e pedagogista clinico. Si laurea con una tesi di estetica presso l’Università degli Studi di Catania dal titolo “Cioran e Sgalambro: un confronto”. Dello stesso Sgalambro, conosciuto casualmente ad una cena anni dopo il conseguimento del titolo accademico, viene  definito il discepolo. Esordisce nel 2005 con I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza (C.U.E.C.M. edizioni), mentre nel 2009 esce il racconto Villa Regnante (enricofolcieditore) che vince il primo premio del concorso nazionale ‘Segni d’amore’.

Insonnie. Filosofiche, poetiche, aforistiche, (C.U.E.C.M. 2011), è il suo ultimo libro, strutturato in tre parti nella forma della prosa, della poesia e dell’aforisma, nel quale coinvolge il lettore sulle grandi tematiche etiche ed ontologiche dell’uomo. Nel marzo del 2013 viene insignito a titolo di Fondatore del nichilismo cognitivo, assieme al co – fondatore Davide Bianchetti.

Non ha mai abbandonato la professione in area psichiatrica coordinando Comunità Alloggio per disabili psichici.

(Salvatore Fazio detto Massimo è nato a Catania, 1974, è filosofo, scrittore, pedagogista clinico, oratore e pittore. Ha collaborato, fra gli altri, con Manlio Sgalambro, di cui è ritenuto discepolo e continuatore.

Nel 2005 esordisce con ‘L’albero di Farafi o della sofferenza’ (ed. CUECM), testo prima censurato, poi rimesso in distribuzione. Nel 2009 torna con ‘Villa Regnante’, romanzo ambientato a Palermo che supera 4.000 copie. Conosce Davide, Jessica e Mattia Salamone, ne sposa la causa e si mette a disposizione per raccolta fondi per le cure del piccolo Mattia. Sempre cinico e serafico, se ne scorge un atteggiamento tenero difficilmente prima individuabile dato il suo odio ontologico).

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buon sabato e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Regressione suicida - dell'abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro

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