Viaggio verso Itaca

Un reportage dalla nostra Isabella Grassi

Salve a tutti!

Non vi ruberò che pochi secondi. Giusto il tempo per annunciarvi che quello che seguirà è un nuovo, straordinario e imperdibile articolo opera della nostra inviata da Parma Isabella Grassi!

Buona lettura!

La barca vela, le isole Ionie, il mare aperto, l’incontro con gli  animali marini e la riscoperta della geografia dei mitici luoghi omerici di Odisseo altrimenti noto come Ulisse.

Per accompagnare la lettura nell’articolo sono inseriti alcuni brevi stralci dell’Odissea.

“Musa, quell’uom di multiforme ingegno

Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra

Gittare d’Ilion le sacre torri;”

(Libro I, 1-3).

Questo viaggio è durato solo 7 giorni e non 10 anni, come quello del re di Itaca, ma sia per gli incontri marini che per i luoghi visitati mi ha fatto rivivere le pagine di Omero.

Questo il diario di bordo.

Domenica 31 Luglio, mollati gli ormeggi  dopo aver approntato la cambusa, siamo partiti  con Ary, un Bavaria 50 ed il suo skipper Stefano, per l’avventura. La navigazione ci ha subito regalato un primo incontro con il mondo marino: l’avvistamento delle giocose stenelle, ma per poter vedere la regina del mare che mentre nuota sembra danzare abbiamo dovuto attendere il giorno seguente.

manta 1Lunedì 1 Agosto, nel pomeriggio mentre eravamo in manta 2navigazione a vela in mare aperto verso la costa W di Cefalonia è avvenuto infatti l’avvistamento di una manta gigante.

Le emozioni che hanno pervaso noi tutti sono state molto intense. I bambini  a bordo hanno imitato il suo intercedere e sembrava quasi che una musica fantastica ne accompagnasse le movenze.

Sarà stato per la navigazione a vela, sarà stato perché gli avvistamenti sono avvenuti nel tardo pomeriggio allorché una leggera foschia ricopre la superficie marina ma mai come in queste occasioni la mente corre alla mitologia che ci è stata tramandata. Non riesce infatti difficile concepire come tali creature possano aver ispirato i mostri marini, fatto sorgere miti e credenze che con il passare dei secoli sono giunte fino a noi.

“Sporge le teste, riguardando intorno

Se delfini pescar, lupi, o alcun puote

Di que’mostri maggior che a mille a mille

Chiude Anfitrite nei suo gorghi e nutre.”

(Libro XII, 125-128).

Così la mente corre verso i mostri marini che Ulisse ha incontrato nella navigazione verso la Sicilia, come Scilla e Cariddi, o al suo incontro con le sirene nel golfo di Napoli. Seppure è vero che per la mitologia greca tali creature erano alate, è pur vero che quando si pensa alle sirene si pensa alla mitologia nordica che le vede invece creature del mare dotate di pinne e con  corpo di donna.

“Un dolce canto cominciâro a sciorre:

O molto illustre Ulisse, o degli Achei

Somma gloria immortal, su via, qua vieni,

Ferma la nave; e il nostro canto ascolta.”

(Libro XII, 240-243).

Martedì 2 Agosto, dopo Punta Atheras altri animali marini solcavano l’acqua. Pronti a cogliere ciò che  Poseidone stava offrendoci  abbiamo effettuato un altro avvistamento, quello dei tonni nel momento della caccia in branco. Animale forse meno nobile e meno fantastico ma che ha un suo non so che quando viene immortalato in un fortunato scatto fotografico.

Dopo una notte movimentata, causa onde, è continuato il viaggio.

“Come la figlia del mattin, la bella

Dalle dite di rosa Aurora, surse,”

(Libro II, 1-2).

Mercoledì 3 Agosto, nel  primo pomeriggio siamo ripartiti alla volta della pietrosa Itaca. Nello spirito di avventura che ha accompagnato il viaggio ci siamo fermati presso una piccola spiaggia a NE di Itaca (sopra Ag. Nikolaos) per rifornimento legna.

Come novelli naufraghi abbiamo raccolto legna accompagnati dallo sguardo di capre selvatiche che ci belavano attorno ma che con la loro diffidenza non si sono mai avvicinate.

Tentato lo sbarco alla baia di Filiatro causa affollamento, siamo proseguiti fino alla spiaggia sotto punta Skinari, ma abbiamo trovato anche questa affollata.

E qui l’agosto dei nostri giorni ci ha catapultato nuovamente alla realtà, rompendo la poesia epica allorché abbiamo avvertito la presenza di navi da crociera.

Mai come in quei momenti ho desiderato di possedere l’otre con i venti di Eolo, per  allontanarle da Itaca come   era successo ad Odisseo ed ai suoi compagni.

“Così prevalse il mal consiglio. L’otre

Fu preso e sciolto; e immantinente tutti

Con furia ne scoppiâr gli agili venti.”

(Libro X, 62-64).

In mancanza di tale magico oggetto,  ci siamo inoltrati fino alla spiaggia posta sotto la Fonte Aretousa, dove scaricata la legna alcuni di noi hanno apprestato il fuoco, altri preparato la carne e la verdura e così dopo il tramonto e sulle bianche pietre dell’isola di Itaca che rifrangevano le  ultime luci del sole abbiamo realizzato una splendida nonché romantica grigliata in spiaggia.

Anche in questo caso la carne di maiale con la quale erano stati realizzati gli spiedini in greco souvlaki faceva ritornare alla mente la maga Circe che nella vicina isola di Ea (promontorio del Circeo) tramutava gli uomini in porci.

“Disse; ed Arete alle sue fanti ingiunse

Porre il treppiede in su le braci ardenti.

Quelle il treppiede in su le ardenti brace

Posero, e versâr l’onda, e le raccolte

Legne accendeanvi sotto; il cavo rame

Cingean le fiamme e si scaldava il fonte,”

(Libro VIII, 575-580).

E le costine di  capra rimembravano l’antro di Polifemo e le pecore che permetteranno ad Ulisse e ai suoi compagni di scappare.

“Sorta l’aurora, e tinto in roseo il cielo,

Fuor della grotta i maschi alla pastura

Gittavansi; e le femmine non munte,

Che gravi molto si sentían le poppe,

Rïempian di belati i lor serragli.

Il padron, cui ferían continue doglie,

D’ogni montone, che diritto stava,

Palpava il tergo, e non s’avvide il folle

Che dalle pance del velluto gregge

Pendean gli uomini avvinti.”

(Libro IX, 561-570)

Difficile per una mente di ex liceale trovandosi ad Itaca non ricordare queste avventure.

Ma altre sorprese erano in arrivo dopo la notte trascorsa nella caletta.

Giovedì 4 Agosto, abbiamo abbandonato Itaca solo per il tempo di un bagno e di un pranzo per un breve trasferimento ad Atokos, isolotto poco distante.

Nel pomeriggio con navigazione a vela abbiamo raggiunto il capoluogo di Itaca Vathi, dove ogni pietra appare dedicata ad Odisseo ed alle sue avventure e trascorsa  la notte nel suo regno.  

Venerdì 5 Agosto, abbiamo lasciato definitivamente Itaca con navigazione verso le Formiche (Formikoula).

E qui c’è stato un avvistamento che rimarrà per sempre nelle nostre memorie: quello della foca monaca. È un animale fantastico e l’averlo incontrato in immersione a distanza ravvicinata con i suoi occhi fermi ad osservarti e vederla poi allontanarsi con le sue movenze sinuose dopo averti quasi salutato è stata una emozione indescrivibile.

Anche in questo incontro la mente è andata all’immagine della sirena per la grazia dell’animale.

Nel pomeriggio la barca ha veleggiato fino alla punta NE di Meganisi, con le sue splendide acque cristalline, ed abbiamo pernottato nella baietta sotto faro Fanari.

Un episodio ci ha catapultati nella realtà odierna allorché mia figlia Eleonora è caduta dentro l’osteriggio aperto ed il cellulare le è caduto in acqua. Il mostro moderno della tecnologia è stato sconfitto dalla natura e dalla sua storia.

Sabato 6, il cellulare affondato nelle poseidonie è stato recuperato. Rientro quindi alla base con un bagaglio di esperienze e ricordi. Il mostro moderno (il cellulare), è stato sconfitto ma come nella tradizione antica il suo corpo è stato restituito ed è rientrato in patria.

Ancora una volta il mito ha prevalso.

“Obbedì Ulisse e s’allegrò nell’alma.

Ma eterno poi tra le due parti accordo

La figlia strinse dell’Egíoco Giove

Che a Mentore nel corpo e nella voce

Rassomigliava, la gran Dea d’Atene.”

(Libro XXIV, 692-696).

Finito un viaggio reale comincerà forse un viaggio immaginario tra le pagine di Omero.

I brani qui citati sono tratti da “Odissea” nella versione di Ippolito Pindemonte, Grandi Tascabili Economici Newton.

Isabella Grassi

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