[RUBRICHE] Spazio al personaggio. Luca Farinotti presenta il proprio nuovo ebook

Luca Farinotti presenta ReInstaurant

Salve a tutti!

Riemergo dal profondo di questa notte di (quasi) mezza estate per introdurre una nuova intervista della nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi, che si andrà a inserire nella rubrica denominata “Spazio al personaggio” e che vedrà nuovamente protagonista una vecchia conoscenza di questo blog, Luca Farinotti, il quale oggi ci presenta il proprio nuovo ebook intitolato “ReInsturant” edito da Reverdito Editore.

Ma ora è tempo che ceda la parola alla nostra Isabella Grassi e al suo graditissimo ospite, al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto.

SPAZIO AL PERSONAGGIO

ReInstaurant di Luca Farinotti, opera terza sul mondo della ristorazone

dall’autore di #MONDORISTORANTE  (2018) e Best restaurants & Foods Producers (2019)  

Ritorno a voi carissimi lettori di Recensioni Librarie, torno a voi per presentarvi la terza opera di Luca Farinotti sul mondo della ristorazione.

Copertina nuovo ebook Luca Farinotti

Ricorderete infatti #mondoristorante che vi ho raccontato nella rubrica intervista con l’autore: Luca Farinotti,  dove abbiamo scoperto insieme il primo libro dedicato al “ristoratore resistente”,  identificato in  quello del piccolo ristorante che rifiuta il mondo della ristorazione governato dalle multinazionali del cibo e che guarda alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu.

Ricorderete poi il secondo libro dedicato alla scoperta del cibo a Parma, che l’autore ha curato e pensato  Parma 2020, ora estesa al 2021 causa Covid-19, dal nome altisonante: Best restaurants & Foods Producers, di cui vi ho parlato nel 2019 sempre per la rubrica intervista con l’autore. Con la seconda opera il lettore viene guidato dalla sua narrazione, (che benché più limitata trattandosi di una guida per quanto romanzata), alla ricerca del vero tesoro: il ristoratore resistente. Anche qui come in #mondoristorante è infatti l’angelo custode del lettore, e i richiami sono continui.

Se in #mondoristorante vi era una aperta condanna alle multinazionali del cibo e correlativamente vi era il monito rivolto al ristorante resistente  a essere “nemico del prodotto imbroglio” e di qualsiasi abominio geografico e a guardare alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu e  si terminava con un capitolo dedicato al Galateo del Cliente, qui l’accento si sposta decisamente sul cliente virtuoso.

La seconda opera era infatti una guida che si poneva uno scopo preciso: rispondere al turista che si avventura per Parma, un turista fai da te, non al seguito di una comitiva organizzata che nel cercare un luogo si chiede che cosa vuole o di cosa abbia bisogno, e vuole fornirgli una “mappa di percorsi virtuosi tracciati” dove attingere.

Accanto al decalogo del Ristoratore Resistente compariva quello del Cliente Virtuoso.

Arriviamo ora all’opera terza che qui vi voglio presentare: ReInstaurant Decalogo Pratico per una nuova ristorazione italiana, Editore: Reverdito, Formato: solo eBook. Si tratta di un libro-manuale visto dall’autore come uno strumento efficace per la ristorazione italiana per far fronte all’emergenza covid.

Afferma l’autore che “questo è il momento, per il ristoratore virtuoso appassionato, conscio del proprio mandato e animato dalla vocazione, di riprendere in mano, per prima cosa e senza paura, la progettazione della mappa ideale che condurrà i clienti al proprio ristorante. Mettendo al primo posto non già lo studio di una serie di strategie di mercato (che fino a questo anno zero, in virtù dell’enorme bacino d’utenza disponibile, hanno senz’altro funzionato anche quando troppo spesso ingannevoli) tese alla sopravvivenza col coltello fra i denti in una lotta selvaggia e spietata, ma rimettendo il cliente al primo posto e senza condizioni.”

Insiste Farinotti come sia “questo è il momento in cui l’aberrazione per cui non è più necessario fare, quanto piuttosto “far credere che” annienta di fatto la passione, la vocazione, il talento di un mandato. Vince chi, invece di servire l’insalata coltivata nel proprio orto, si limita a fingere di farlo, occupando con arroganza gli ampi spazi lasciati vacanti dall’estinzione della cultura.”

Ecco quindi che la passione che in #mondoristorante era identificata con vocazione, è ancora accompagnata dalla cultura e dalla necessità  per il ristoratore di essere virtuoso, di essere contro le multinazionali e a favore della stagionalità, e avere coraggio, ma qui il coraggio assume una valenza più forte, per via del momento post lockdown e  “che consiste nel tagliare completamente ogni ponte col mondo e con gli schemi.” Assume infatti l’autore che “per riordinare, è necessario, dapprima, fare tabula rasa.”

E così il libro ci indica il decalogo che il ristoratore deve seguire e che la lettura farà scoprire, qui mi preme solo sottolineare come  Farinotti ammonisca che vadano messi “sul tavolo, come unici parametri di scelta, la passione, la cultura, la vocazione.” 

Anche qui il lettore appassionato troverà alcuni riferimenti ad entrambe le opere precedenti, in particolare ad Ales Krinstanic che soleva ricordare come non vadano servite le acciughe se non sono di qualità.

Anche qui un decalogo da seguire, anche qui uno sguardo ecologico, un discorso morale tanto amato e una personalizzazione della trama, ma l’ultimo capitolo intitolato “Il piacere di mangiare è di tutti” ha un risvolto insolito, quasi una consulenza al ristoratore per superare le difficoltà del momento.

Ma quello che vale è il monito finale, quando rivolgendosi ai ristoranti l’autore fa loro presente che: “Voi vendete cultura. E vendete emozioni. È per questo che il cliente paga. È l’esperienza ciò che il cliente vuole comprare. E, più essa sarà vera, più il cliente vi amerà e vorrà restare con voi.”

Un libro positivo per superare un momento negativo, un libro di speranza.

Il libro solo in ebook è uscito  il 17/7 su tutte le piattaforme, ne verrà fatta una presentazione per la stampa il  20/7 alle 17 su Zoom a cura di Roberto Perrone  e la presentazione al pubblico il 21/7 alle 17 su Facebook sul profilo dell’autore. Il libro-manuale verrà mandato gratuitamente a tutti i ristoratori e non che seguiranno la diretta su FB come un’open source. Un regalo di uno Strumento efficace per la ristorazione italiana per far fronte all’emergenza covid.

Seguite Luca Farinotti e Buona lettura.

Isabella Grassi

Copertina nuovo ebook Luca Farinotti

[RUBRICHE] Spazio al personaggio: Ennio Trinelli e il teatro no word

La nostra Isabella Grassi intervista Ennio Trinelli e parla del teatro no word

Salve a tutti!
Dopo qualche tempo torna una delle rubriche più apprezzate, quella denominata “Spazio al personaggio” e condotta magistralmente dalla nostra inviata in terra parmense Isabella GrassiIsabella oggi intervisterà per noi Ennio Trinelli e insieme tratteranno del teatro no word.

A me ora non resta altro da fare che invitarvi a dare il vostro più caloroso benvenuto a Ennio Trinelli e passare la parola alla nostra Isabella Grassi:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Riprendo la mia rubrica, dopo qualche mese di pausa e lo faccio con il mondo del teatro. Dopo avervi parlato di teatro classico e di regia, di teatro di parola,  di varie performance e sotto diversi aspetti anche del mondo della danza sia come teatro danza, sia per le rassegne come May Days, che per il mondo della  danza in tutte le sue sfaccettature   oggi affronteremo insieme il teatro no word e come testimonial ho scelto per voi Ennio Trinelli, emiliano come me. Io ho conosciuto Ennio partecipando ad un casting per lo spettacolo Non à la guerre spettacolo che sarà in scena al Teatro Europa di Parma il 19 ed il 20 gennaio prossimi.

Proprio dopo una delle tante prove alle quale Ennio ci sottopone è nata questa intervista, come al solito scritta velocemente sulla mia immancabile Moleskine.

Ennio parlami di te e della tua carriera artistica.

Ho studiato con fervore i vari aspetti artistici del mondo del teatro, dalla danza alla recitazione, al mimo e alla commedia dell’arte e seppure ho calcato le scene anche come attore e danzatore la mia vocazione e lo scopo di tutto il mio percorso artistico è sempre stata la regia.

Ritengo che la cultura debba servire a migliorare i rapporti con le persone, non a peggiorarli e facendo questo percorso, questa riflessione è nato il mio stile registico.

Mi piace lavorare con le persone e vederle crescere, far comprendere loro come l’egopatia da palco sia dannosa: rispetto al piacere che mi dà  il vedere un attore crescere prova dopo prova, il piacere della rappresentazione passa quasi in secondo piano.

Provando con te ho potuto assimilare un approccio multiculturale e un tipo di teatro, quello no word che permette una libertà di espressione senza barriere. Vuoi parlarmi in particolare dello spettacolo Non à la guerre?

Non à la guerre 4Il titolo originale era “La harb non à la guerre”, le prime due parole sono arabe ed hanno il medesimo significato delle successive parole francesi che rappresentavano allora la seconda parte del titolo.

Nasce dal racconto di quatto ragazzi che sono fuggiti dalla ex Jugoslavia e del loro vissuto, è uno spettacolo di  teatro-no word, interamente dedicato all’essere contro la guerra.

Durante una giornata apparentemente normale e in tempo di pace la vita di una comunità metropolitana viene improvvisamente sconvolta da un attacco. Non à la guerre è uno spettacolo dove la drammaturgia è scritta dalla musica e mancano le parole, sostituite dai gesti e dagli sguardi degli attori.

Qual è il messaggio che spera questo spettacolo lasci agli spettatori? Qual è il testo non scritto, non detto?

Non à la guerre 3Spero vivamente di riuscire a trasmettere l’empatia del NO alla Guerra, intesa come volontà di cancellare la causa di ogni possibile guerra.

Allora in realtà il titolo che è l’unico dato testuale racchiude interamente in senso dello spettacolo, o possiamo coglierci anche temi oggi molto attuali, legati alla questione migranti?  

Non à la guerre 1Lo spettacolo è una esplicita condanna al sentimento guerriero che è insieme la causa e l’effetto di tutte le guerre, e quindi foriero di discriminazioni e razzismi. Esiste la guerra, la viviamo, la tocchiamo in quanto esiste dentro di noi; credo che solo se riusciamo a sostituire tale sentimento con il desiderio di pace allora, e solo allora, questa sparirà.

Nda: lo spettacolo che verrà messo in scena al Teatro Europa a Parma il 19 gennaio alle 21:15 ed il 20 Gennaio 2019 alle 17:00 è inserito all’interno di un Festival: Festival Urla dal Silenzio

Per maggiori info sullo spettacolo visitate la pagina dedicata sul sito di Europa Teatri di Parma.

Ma se volete seguire anche Ennio potete leggere il suo sito di notizie di cui lui è l’editore gaiaitalia.com notizie.

Isabella Grassi

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