Spazio al personaggio. Giovanni Bertani

Giovanni Bertani e i concorsi letterari

Salve a tutti!

In questa serata torno ad affacciarmi tra queste pagine per presentarvi la nuova “puntata” della rubrica “Spazio al personaggio“, ideata e portata avanti dalla nostra bravissima inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi, la quale, stavolta, intervista Giovanni Bertani, noto per essere il “papà” di Bobby Lago, protagonista del romanzo “Il Grisbì” edito da Edizioni Forme Libere.

Ritratto di Giovanni Bertani

Ma ora basta perdere tempo. È tempo che ceda la parola a Isabella e al suo graditissimo ospite al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Il primo semestre del 2017 sta volgendo al termine, e per fare un primo bilancio della mia esperienza letteraria oggi vi presento Giovanni Bertani, non nella sua veste di autore di romanzi ma come voce per parlare del mondo dei concorsi letterari.

Su questo blog ho già avuto modo di presentarvi Giovanni perché è con la sua intervista nella rubrica dedicata ai libri, che ho inaugurato la mia collaborazione, e vi parlo sovente del suo primo romanzo e con lui curo la rassegna “un pomeriggio in giallo” dedicata alla presentazione di autori dediti al genere.

Con lui ho frequentato quest’anno due fiere letterarie, il Buk di Modena e la prima edizione della Fiera del Libro di Milano, e ho volutamente deciso di non andare a quella di Torino.

Liquido velocemente la questione “fiere del libro” con una sola domanda.

Giovanni, quale ritieni sia il significato delle Fiere del Libro e la loro utilità?

Ritengo che le Fiere del Libro siano utili soprattutto per i lettori e per le case editrici, non per gli autori.

I lettori possono trascorrere del tempo tra i libri, girare tra i vari stand alla ricerca di nuovi spunti di lettura e/o edizioni particolari, altrove introvabili.

Le case editrici, soprattutto quelle piccole hanno con le fiere l’opportunità di farsi conoscere, di farsi apprezzare direttamente dai lettori e se sono intelligenti possono utilizzarle per la promozione dei loro autori.

Passando ora al mondo dei Concorsi Letterari, vorrei che tu mi facessi, se esiste, un distinguo tra concorsi per romanzi e concorsi per racconti. So che tu hai partecipato con successo in entrambi i generi.

Sì io, da autore esordiente ho partecipato con il romanzo Il Grisbì (Forme Libere Editore), al concorso letterario IoScrivo arrivando terzo, e con il racconto “Un altro ballo…” al Premio Letterario in onore di Alda Merini ho ottenuto il 2° posto nel genere narrativa, infine il racconto “La neve il giorno prima della fine del mondo” in quanto racconto selezionato all’interno del Concorso letterario Racconti emiliano-romagnoli, RuleDesigner, è stato pubblicato nell’antologia “Racconti Emiliani” a cura di Stefano Andrini edito da historica.

Ritengo che il mondo dei concorsi letterari sia molto dispersivo, per usare una espressione soft, più finalizzato a far vendere agli autori vincitori ed alla loro cerchia di amici e conoscenti che non per promuovere qualità.

Il problema base penso sia diretta conseguenza del fatto che la gente non legge o si interessa poco alla parola scritta.

I concorsi sono poco pubblicizzati, la loro diffusione infatti per lo più è affidata ai canali dei singoli autori.

Avverto uno screditamento generale dei concorsi, specialmente dei maggiori con una progressiva perdita di credibilità laddove sembra che le grandi casi editrici abbiano un vero e proprio ufficio acquisto dei concorsi letterari.

Volendo operare un distinguo tra concorsi per romanzi e concorsi per racconti, al fine di dare una spinta verso l’alto alla qualità ritengo che siano i secondi quelli maggiormente importanti.

I racconti infatti possono e debbono riprendere parte attiva nel mondo editoriale, e sarebbe importante che le case editrici stesse se ne occupassero.

Se un autore edito volesse dedicarsi a questo genere e fosse la casa editrice a fare da filtro e a proporre i racconti dei propri autori nei singoli concorsi la qualità farebbe inequivocabilmente un balzo in avanti.

Si dovrebbe solo inserire un distinguo nei vari concorsi tra autori editi ed autori inediti, lavorando quindi su un doppio binario.

Non credo invece ai concorsi letterari per romanzi, perlomeno quelli minori.

Non ci credo in quanto per lo più sono per genere. Un libro prima di tutto deve essere scritto bene e ciò deve essere indipendente dal genere.

Anche nei concorsi riservati ai romanzi reputo importante l’intermediazione (almeno per quelli editi) della casa editrice, che deve fare da portavoce dei propri autori e porsi quindi come terza tra gli stessi e la giuria che li esaminerà.

Per un autore inedito, ovviamente il discorso cambia e può essere un modo di farsi notare e crearsi un curriculum.

Cosa ti spinge verso i racconti e perché ritieni che siano importanti?

Io mi sono affacciato al mondo letterario con un racconto, scritto che ero ancora un liceale.

Avverto al giorno d’oggi la mancanza di un canale espressamente dedicato ai racconti che abbia una tiratura a livello nazionale.

Non va dimenticato, o per lo meno io non posso dimenticare che molti grandi autori sia italiani (cito ad esempio Collodi, ma anche Pirandello) che stranieri (uno fra tutti Ernest Hemingway), pubblicavano i propri scritti su riviste o giornali sia romanzi a puntate che veri e propri racconti.

Questo canale oggi manca completamente.

Quale pensi sia il limite del mondo editoriale odierno? 

Ritengo che manchi una corretta impostazione dell’editoria, che non riesce a far crescere il numero dei lettori. Anche i premi letterari importanti portano premi in denaro all’autore, ma non garantiscono la tiratura del libro, non implementano la sua diffusione come dovrebbero.

In conclusione quindi, a cosa servono i Concorsi Letterari?

L’autore oggi scrive per lo più per sé stesso, per amore della scrittura, in quanto è solo eventuale che qualcuno al di fuori della propria cerchia possa affrontarne la lettura. Ritengo che i concorsi letterari siano importanti per l’autore perché tramite gli stessi riesce a misurarsi ed a confrontarsi con altri. I concorsi letterari quindi migliorano l’autore e fanno acquisire allo stesso una maggiore consapevolezza di sé.

Saluto quindi Giovanni Bertani e mi permetto di chiudere questa intervista con una mia personale riflessione.

Io mi sono affacciata a questo mondo due anni fa, cercando di capire come un autore possa raggiungere la pubblicazione del proprio lavoro partendo da zero, cercando di capire come una volta pubblicato un romanzo possa essere conosciuto, ed ho quindi speso parte del mio tempo per cercare di aiutare autori in questo campo.

Visto che voglio fare un bilancio, devo dire che c’è molto lavoro da fare, molto da imparare, ma soprattutto servono lettori, serve amore per la cultura.

Impariamo a leggere, impariamo a pensare, impariamo a vivere!

Isabella Grassi

Spazio al personaggio… Eleonora Bertani e Bianca Restori

Isabella Grassi intervista Eleonora Bertani e Bianca Restori

Salve a tutti!

In questa domenica la nostra preziosissima collaboratrice Isabella Grassi intervista Eleonora Bertani e Bianca Restori riguardo al loro ciclo d’incontri denominato “Dialoghi #Selfiemade”.

Cedo quindi la parola e lo spazio a Isabella Grassi e alle sue due graditissime ospiti:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi voglio presentarvi non una bensì due persone, e non un artista, un cantante, un musicista o uno scrittore, bensì due ragazze di liceo, Eleonora Bertani e Bianca Restori, che grazie ad una libraia in gamba Rossella della libreria Mondolibri, Mondadori Point di Parma, hanno scelto ed avuto la possibilità di fare una esperienza diversa dal punto di vista formativo ed allo stesso tempo valida per l’alternanza scuola lavoro.

E’ nato così il ciclo di incontri Dialoghi #Selfiemade, che giunge ora al suo secondo appuntamento.

DIALOGHI #SELFIEMADE

MENZOGNA, VIOLENZA & CO

SECONDO APPUNTAMENTO 

30 Maggio 2017 ore 17:00

Libreria Mondolibri – Mondadori Point

B.go Regale 1 – Parma

Dibattito a cura di Eleonora Bertani e Bianca Restori sul tema: Menzogna, Violenza & Co.

Il 30 Maggio alle 17:00 è la data fissata per il secondo incontro su tematiche per ragazzi, ideata e condotta da due liceali Bianca ed Eleonora.

La rassegna che si prefigge di affrontare varie problematiche del mondo giovanile, si sviluppa anche in questa occasione con la forma del dibattito le due ragazze si contenderanno le opposte situazione che portano a contraddistinguere le tematiche a seconda che siano viste dal punto di vista della vittima o del carnefice.

L’argomento scelto è la Menzogna, la Violenza & Co e si svilupperà quindi sia dal punto di vista di chi la subisce e di chi la compie.

Nel subire:

difesa personale: come violenza autolesionismo, anoressia/bulimia come menzogna auto inflitta

necessità: di credere ad una menzogna o di subire una violenza per proteggere qualcun altro

Nel compiere: 

difesa personale: come violenza l’attacco all’altro, la violenza gratuita, come menzogna l’inconsapevolezza e l’ignoranza

Necessità: come sfogo ed autodifesa per la violenza come bisogno di mentire per la menzogna

Vi è poi un terzo punto in comune alle due tematiche che è rappresentato da INTERNET

Per il subire: amplificazione della menzogna sociale e cyber bullismo

Per il compiere: come maschera e strumento

Per parlarvi più approfonditamente di questo appuntamento ho intervistato per voi le due ragazze, per raccogliere le loro impressioni e fare insieme un primo resoconto anche sulla base di cosa hanno acquisito dal primo evento.

Mi volete descrivere le vostre emozioni nell’affrontare tematiche di questa importanza?

Risponde Eleonora: partendo dal fatto che queste tematiche sono state scelte da noi, nonostante sappiamo benissimo che di molte di esse in realtà se ne parla anche troppo, la cosa è però voluta, perché chi ne parla nella maggior parte dei casi lo fa per cercare di diffondere il proprio pensiero personale e per far si che tutti lo seguano: una sorta di indottrinamento. Ciò che noi cerchiamo è molto diverso, noi miriamo infatti a far scorrere liberi i pensieri e le opinioni di tutti perché non ci sono opinioni sbagliate, al massimo ci può essere supponenza, noi quindi esattamente come il Socrate che è stato scelto per l’immagine nella locandina, puntiamo non a diffondere delle idee ma a farle uscirle. Di conseguenza se mi chiedete cosa provo a parlare liberamente davanti ad un gruppo di persone, nella maggior parte mie coetanee, la risposta è molto semplice: esattamente quello che si prova quando parli con il tuo miglior amico.

Risponde Bianca: Sinceramente, sono molto entusiasta di aver avuto questa opportunità di trattare di tali tematiche a noi attuali attraverso i libri. Dal momento che i temi da noi affrontati sono pluritrattati, facilmente si può cadere nella banalità, proprio per questo ritengo che questo progetto sia stata un’ottima occasione offerta a me e a Eleonora per metterci alla prova e per maturare. 

Nell’appuntamento scorso avevate parlato dell’amore, ora affrontate un tema diametralmente opposto, in quanto sicuramente in entrambi gli avversi campi gli elementi sono negativi. Siete riuscite a trovare ugualmente aspetti positivi?

Eleonora: Violenza e Menzogna sono entrambe etichettate come negative, ma ti chiedo: se ti dicessi che il significato etimologico di menzogna o comunque di mentire equivale anche al verbo immaginare, mi diresti ancora che essa ha solo lati negativi? Quel che voglio dire è che nel discorso che andremo a fare non staremo a dire: questo è giusto, questo è sbagliato, questo è positivo, questo è negativo. Lo scopo del futuro incontro sarà la speculazione su ciò che spinge un individuo a compiere un’azione “negativa”. Proprio analizzandola negatività si andrà a scoprire la positività. E’ un po’ come un’alternarsi dei punti di vista, che attualmente va anche di moda, visto l’imperversare di film dal punto di vista dei cattivi. Non mi venite a dire che nel film “Maleficent” non stavate dalla parte di Malefica o che in “Suicide Squad” non tifavate per Harley Quinn? Mentre per quanto riguarda la violenza si cercherà di indagare sulla mentalità di chi la compie ma senza puntare il dito, perché ripeto il nostro scopo non è quello di decidere cosa sia giusto o cosa sia sbagliato, noi puntiamo al dialogo faccia a faccia senza maschere, al far uscire fuori le varie personalità senza giudizi, perché come diceva Aristotele la saggezza è riuscire a trovare il giusto mezzo perché non è tutto bianco e nero.

Bianca: Nello scorso incontro, infatti, abbiamo parlato del tema dell’amore in tutte le sue sfaccettature. Nonostante i diversi elementi negativi, almeno in parte, credo che siamo riuscite a far emergere anche quegli aspetti positivi che caratterizzano la sublimità di tale sentimento. Se ci si sofferma sulla parola “amore” sembra si sia già detto di tutto, dalle definizioni retoriche, romantiche, ciniche, o semplicemente originali; la stessa parola amore da tempo si presta a mille interpretazioni perché è utilizzata per esprimere una vasta gamma di sentimenti che possono anche non avere quasi nulla in comune. Da una parte è molto più facile trovarvi in questo sentimento dei lati negativi, infatti spesso molte persone definiscono l’amore come un sentimento irrazionale, dall’altra parte è talmente soggettivo,che non sarà mai uguale per tutti, ma ciò che lo accomuna è quel battito nel cuore che non puoi controllare.

L’amore riempie le nostre giornate, ci fa gioire, ci fa piangere, ci fa disperare, ma sicuramente senza amore non si può vivere. E come disse Ludwig van Beethoven, compositore tedesco: “L’amore chiede tutto, ed ha il diritto di farlo”. 

Nda: Interessante come su questa domanda abbiano dato risposte così diverse, non solo come contenuto. Mentre Eleonora si è concentrata sul secondo incontro, Bianca ha preferito porre l’accento sul primo. D’altronde sono o non sono dialoghi?

Il punto in comune da voi affrontato per entrambi i temi è Internet. Il mondo dei social è un mondo che interessa principalmente la vostra generazione, che è la prima ad esserci nata ed averne quindi subito il suo potere, senza alcun mezzo di paragone. Ritenete che anche questo strumento nella vostra tematica possa avere entrambe le valenze: positiva e negativa?

Eleonora: Personalmente io ritengo che Internet sia un po’ un’arma a doppio taglio, può farti acquistare fama ed allo stesso tempo farti precipitare nel baratro, a seconda dell’uso che ne si fa. 

E’ un qualcosa di molto potente che proprio per questo andrebbe usato con cautela, ma può diventare anche una buona difesa oltre che un tremendo attacco. Quindi la risposta è si: analizzeremo entrambi i casi.

Bianca: Tornando al tema già affrontato nello scorso incontro,cioè l’amore,bisogna tenere a mente che la tecnologia nel corso degli anni ha rivoluzionato molti nostri comportamenti sopratutto quelli di noi giovani, che ci siamo cresciuti a stretto contatto.

L’amore di un tempo quello descritto nelle poesie, nei romanzi e sonetti e canti, al giorno d’oggi non esiste più; purtroppo ormai succede quasi tutto dietro uno schermo, o una fotografia. 

Le conoscenze su Facebook, Lovoo, Badoo o su altri social network, non lasciano più spazio alle azioni romantiche e cortesi di un tempo. Internet perciò anche in campo amoroso può avere valenze sia positive sia negative; da una parte il nascondersi dietro ad uno schermo sopratutto per le persone piu timide si presenta come una scappatoia per superare la mancanza di fiducia in se stessi, e quindi permette loro di apparire più estroversi. 

Se ci si sofferma in modo approssimativo sull’uso di internet viene spontaneo definirlo in modo positivo, infatti grazie alle nuove tecnologie l’uomo è stato capace di facilitare la propria vita. In modo particolare tra noi giovani, che siamo continuamente in contatto con i nuovi mezzi. Internet ha caratterizzato una svolta importante nella nostra quotidianità, permettendoci di mantenere relazioni a distanza, di cercare informazioni in un minimo lasso di tempo e ad avere tutto sottomano e pronto ad un solo “click”.

D’altra parte ci sono anche aspetti negativi poiché con l’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione/social media la possibilità di crearsi maschere utili all’occultamento della nostra persona è come se ci venisse servita su un piatto d’argento, al punto che raramente abbiamo a che fare con la vera essenza delle persone, ma più frequentemente purtroppo con la loro apparenza. 

A questo proposito vorrei citare una frase di Pirandello: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. 

L’era di internet, a questo punto, in cui ci troviamo ha generato un nuovo tipo di maschera :quella virtuale. 

A mio parere come molte altre cose lo strumento di internet può avere due facce della stessa medaglia in base all’uso che se ne fa.

Perché i ragazzi dovrebbero venire a sentirvi?

Eleonora: Possono farlo per qualsiasi motivo: per curiosità o per noia, ma quello in cui noi speriamo è che sia fondamentalmente per voglia di parlare, prendere posizione ed esprimere una propria idea, specialmente se tale idea è distaccata da quello che si sente solitamente su questi temi. 

Perché purtroppo si dice che gli adolescenti non abbiamo sogni, desideri, obiettivi, ma la verità è che si auto penalizzano da soli tenendoseli dentro per paura di essere giudicati perché magari, questi loro sogni sono molto diversi da ciò che viene etichettato come normalità. In questo modo si arrendono senza nemmeno provarci, mentendo a sé stessi quando alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” rispondono: “Boh…” Il nostro è un grido all’autostima.

Bianca: Secondo il mio parere questi incontri sono delle preziose opportunità, soprattutto per noi giovani per approcciarsi alla lettura dei libri, e per imparare a dialogare con i coetanei di persona, ascoltando e offrendo il proprio punto di vista. 

Questi incontri, infatti,non si presentano come delle lezioni frontali alle quali siamo abituati fin da giovane età a scuola, ma permettono a ciascuno di noi di esprimere la propria opinione senza sentirsi giudicati essendo tra pari e coetanei. 

Un ragazzo, quindi, partecipando avrebbe l’occasione di poter parlare di temi attuali , di cui difficilmente si parla con i genitori o con persone adulte, o se lo si fa, spesso se ne discute in modo generico poiché si è intimoriti dalle figure di riferimento, sapendo che hanno più conoscenze di noi e maggiori esperienze nei diversi campi. Per questo motivo invito i miei coetanei a venire a sentire almeno un incontro con molta serenità , perchè non teniamo lezioni pensando di sapere tutto, anzi ogni giorno c’è sempre qualcosa da imparare, e la cosa più importante come disse Socrate : “Saggio è colui che sa di non sapere” .

Sarà interessante scoprire come queste due studentesse porteranno avanti questo impegno, come lo svilupperanno in questo e nei prossimi incontri.

Durante il dibattito verranno fatte, sempre ad opera delle due protagoniste, brevi letture tratte dai romanzi che verranno analizzati e dei quali questa volta non vi do alcuna anticipazione.

Partecipate numerosi!

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1681132095523867/?fref=ts

Isabella Grassi

Spazio al personaggio… The Easy Action

Nuova incursione della nostra Isabella Grassi nel mondo della cultura in tutti i suoi aspetti

Salve a tutti!

In questa domenica sera Vi presento la nuova puntata della rubrica “Spazio al personaggio”, curata dalla nostra impareggiabile Isabella Grassi. Ospite di questa puntata è il gruppo dei The Easy Action ai quali vi invito a dare il vostro piùpazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Thev Easy Action

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Continua il mio viaggio nel mondo della musica, ma con un cambiamento di genere: il rock, ma un rock assai particolare, per il quale avremo un gruppo a fare da testimonial: The Easy Action.

Ma prima di intervistare i protagonisti di questo gruppo, permettetemi di parlarvene in chiave personale.

Il chitarrista è Pietro Fanti, amico d’infanzia di mio marito e che ormai conosco da quasi trent’anni.

Pietro si è diplomato al Conservatorio Arrigo Boito di Parma in chitarra e jazz.

Ho avuto l’onore di sentirlo suonare al mio matrimonio 20 anni fa…

Katia Cavalieri è l’ideologa e cantante del gruppo. Ha con questa esperienza coronato il suo percorso artistico, che negli anni è spaziato dallo studio della chitarra, a ballerina di flamenco (in duo con Pietro), ed infine a cantante e percussionista.

Alessia Cavalieri è la sorella di Katia, new entry, qui come seconda voce e corista. E’ cantante anche per altri gruppi da diversi anni.

L’intervista con Pietro e Katia, mancava Alessia, si è svolta dopo una cena a casa mia con amici storici, e forse a causa dell’ora tarda e lo stracotto potrà essere dura da digerire.

Ma ora basta scherzare e vediamo di approfondire la loro conoscenza.

Carissimi, parlatemi un po’ di come è nato il vostro gruppo.

Risponde Pietro: Come  “The Easy Action” all’inizio eravamo solo io e Katia e siamo nati nell’estate del 2012, allorché apparentemente per gioco e senza alcuna pretesa, ho arrangiato alcune canzoni di Alice Cooper e le ho provate insieme a Katia. L’idea in verità è partita da Katia, (che ammicca mentre Pietro parla), fan da sempre di questo artista americano definito “il re dello shock-rock”.

Ma chi è Alice Cooper, e come può essere definito il suo genere artistico?

Alice Cooper è un artista emerso negli anni 1960/70 che si è subito contraddistinto per una immagine irriverente e anticonformista, per i testi scandalosi, per il rappresentare in maniera teatrale una musica densa di citazioni horror, con effetti a carattere sanguinolento.

Ma da dove è nata quindi l’idea di realizzare un tributo ad Alice Cooper?

Risponde Katia: sono stata io, come ha già detto Pietro, perché amo da sempre questo cantante, e volevo al tempo stesso coronare il mio sogno di cantare a mia volta.

Ho quindi coinvolto Pietro  che dal punto di vista artistico ha in passato esplorato i diversi generi musicali, lanciandogli la sfida di arrangiare per sola chitarra brani rock prettamente elettrici senza alcun uso di basi musicali preregistrate.

Interviene Pietro: è stata una bella sfida in quanto Alice Cooper ha una band composta da ben cinque persone, mentre noi inizialmente eravamo solo in due.

Ho quindi optato per utilizzare oltre alla chitarra (sia in versione acustica che elettrica, a seconda del pezzo da suonare), una loop station, in questo modo posso suonare su più livelli. L’effetto si è poi arricchito anche dalle piccole percussioni che Katia ha imparato a suonare mentre canta e si è evoluto con l’arrivo di Alessia che ci ha permesso di realizzare i cori anche dal vivo.

Ho recentemente assistito ad un assaggio del vostro spettacolo musical-teatrale  alla Libreria Feltrinelli di Parma, e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso vedere la cura dei particolari della messa in scena. Parlatemi di come realizzate questa scelta.

Risponde Katia: mi piace girare alla ricerca dei singoli oggetti  per mercatini dell’usato, botteghe di antiquariato, negozi stravaganti e di abbigliamento rock alternativo.

E’ così che  ho trovato ogni oggetto, siano essi pupazzi, bambolotti truccati, pistole western, palloncini colorati, macchine per bolle di sapone, serpenti e insetti finti, spade, tridenti, stampelle, stivali leopardati, fruste e camicie di forza…

Devo dire che mi piace seguire l’idea di Alice Cooper circa il fatto che oltre a sentire la musica, il pubblico deve letteralmente “vederla”.

Sono particolarmente grata alla mia precedente esperienza di ballerina di flamenco che mi ha permesso di vedere come lavorano i coreografi ed imparare così la cura dei singoli particolari.

Sono altresì felice di poter unire la mia passione per l’horror.

Nessun trucco, se non prettamente scenico, nessun inganno, ma solo una grande passione quindi.

Tu e Pietro siete compagni nella vita, insieme condividete la passione per la musica ed il canto, ed insieme quindi avete iniziato questa nuova avventura. Spiegami però come mai avete sentito l’esigenza di inserire nel vostro duo, originariamente pensato come tributo ad Alice Cooper anche Alessia, creando così un trio tutto famigliare, trattandosi di tua sorella e presentacela.

Risponde ancora Katia: io e Pietro abbiamo sentito l’esigenza di inserire dei cori nel momento in cui abbiamo realizzato il nostro CD: Bright Shiny Limos, a tribute to Alice Cooper.

La produzione è stata realizzata nello studio Tartini di Parma, composto da otto tracce i cui testi sono fedeli ai brani di Alice Cooper, l’arrangiamento ed i suoni sono però interamente realizzati e pensati da Pietro che ha estratto il lato melodico dei singoli brani.

E’ stato in sede di registrazione che è nata l’idea di inserire una seconda voce che sostituisse alcuni pezzi strumentali in origine.

In tale occasione sono state inseriti quindi dei pezzi corali eseguiti da me, ma siccome ci è piaciuto il risultato, per riproporlo anche dal vivo abbiamo pensato di coinvolgere mia sorella Alessia.

Che posso dire di lei? E’ stata già in passato voce solista dei PTA e attualmente dei Moondriver, Velve  Project e Macigno mobile e mi è venuto naturale, condividendo con lei anche altre passioni coinvolgerla.

Tu Pietro vuoi parlarmi in maniera più tecnica del vostro CD e delle vostre messe in scene? 

Si certo. Ho scelto per il CD i brani più vicini al beat e più psichedelici (anni 70), e tralasciato quelli heavy più lontani dalla nostra formazione e dal nostro gusto. 

Sul palco, grazie a Katia e Alessia, costruiamo vere e proprie coreografie e scene teatrali, e così facendo ci avviciniamo ancora più allo spirito dell’horror rock.

Tengo a precisare che se le messe in scene si ispirano agli spettacoli di Alice Cooper, accentuandone il lato ironico e fumettistico, poi a forza di lavorarci sopra e personalizzare così il nostro lavoro, ci siamo pian piano evoluti, ragion per cui più che una semplice tribute bands, l’interpretazione ha preso il sopravvento e  pur nel rispetto dello stile di Alice Cooper è divenuto più un vero e proprio omaggio a un artista in Italia poco conosciuto e abbastanza sottovalutato.

In ultimo quindi, continuando con questo ritmo di crescita, oltre che essere pronti a portare sui palchi italiani il nostro show fedeli al motto: “The Easy Action: dove l’incubo e il sogno prendono forma…”, non escludo, ed anzi auspico che da semplice cover band riusciremo a realizzare brani nostri, avendo nel frattempo creato un nostro stile.

Permettimi un’ultima domanda prima di salutarci, vista ormai l’ora tarda (2:00 am): se dovessi pensare ad un film horror per descrivere il vostro genere, a cosa penseresti?

Non riesco ad identificare un titolo preciso, perché varie sono le citazioni che riportiamo a diverso titolo nei nostri spettacoli.

Sicuramente penso ad un horror di tipo gotico, mi viene in mente Dark Shadow o la risata di Vincent Price, ma preciso che per la voce dei testi registrati che utilizziamo, mi sono ispirato al personaggio di Zio Tibia. ( nda: si tratta di un vecchio programma che andava in onda negli anni 80/90 dove veniva utilizzato tale personaggio come collante tra la proiezione di due film horror).

L’ironia di questo personaggio che si inserisce nel discorso della vendita dell’anima, nella contrapposizione vittima/carnefice sono elementi che cerchiamo di trasporre nei nostri concerti.

Per noi è sicuramente importante che il pubblico si diverta e che l’ironia si trasformi e passi sia tramite la musica che le immagini teatrali.

Mi piace ricordare una delle frasi di Alice Cooper che auspicava che i suoi concerti fossero sempre come un perenne giorno di Halloween.

In quest’ottica si inserisce quindi il nostro voler fare risaltare il grottesco.

Tornando quindi alla domanda: decisamente un film horror, ma gotico, con tanto di castelli.

Sottolineo nel CD il brano NEVER BEEN SOLD BEFORE, che fa parte di un album di Alice Cooper poco conosciuto, che mi piace per la sua versione molto rock, per l’energia più che per i testi.

Saluto quindi Katia e Pietro, che vista l’ora tardi, caccio letteralmente di casa,  e li ringrazio per la loro esposizione e vi esorto ad ascoltare il loro CD, che viene venduto ai loro concerti, a visitare la loro pagina fb https://www.facebook.com/The-Easy-Action-424881867686599/?fref=ts per rimanere aggiornati sui loro concerti, e naturalmente non perdeteli!

Musica e spettacolo sono assicurati!
Isabella Grassi

Spazio al personaggio… Roberto Bonati

Un’incursione  nel mondo della musica jazz in compagnia della nostra Isabella Grassi

Salve a tutti!

Roberto Bonati dirige

 Per chiudere in gloria questa nuova settimana vi propongo di fare un’incursione nel mondo della musica jazz in compagnia della nostra insostituibile Isabella Grassi che oggi, per la sua rubrica “Spazio al personaggio” incontra per e con noi Roberto Bonati.

Ora è tempo che ceda la parola alla nostra carissima Isabella Grassi e al suo graditissimo ospite, al quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto!

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi il viaggio si sposta nel mondo di una musica che amo particolarmente: il jazz e  a fare da testimonial a questa incursione è Roberto Bonati, un musicista d’eccezione.

Di lui in verità ho già avuto modo di parlarvi in quanto è il Roberto Bonati (nda: che ho avuto l’onore di avere ospite a casa mia il 30 dicembre di un paio d’anni fa, mentre festeggiavo con un gruppo d’artisti la vigilia dell’ultimo dell’anno)  che ha creato nel 1996 e in questi anni ha portato avanti con coerenza il Parma Jazz Festival del quale si è appena conclusa la ventunesima edizione.

A chi segue questo blog e la mia rubrica verrà sicuramente in mente l’articolo che ho dedicato a questa manifestazione lo scorso autunno quando lo ho presentato parlando della conferenza stampa cui avevo partecipato.

In quella occasione feci presente come Roberto definì gli obiettivi del Festival come obiettivi di produzione, di formazione e di ospitalità, di come il “suo” Festival non dovesse essere mera rappresentazione, e neppure una semplice esposizione del panorama artistico contemporaneo, ma  soprattutto progettualità.

L’associazione Parma Jazz Frontiere  sviluppa la progettualità del festival con la collaborazione della Casa della Musica, della Fondazione Teatro Regio e della Associazione Remo Gaibazzi, oltre che in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito”, il Department of Music and Dance dell’Università di Stavanger, l’Academy of Music and Drama di Göteborg, il Norwegian Academy of Music di Oslo, il Liceo Musicale “Attilio Bertolucci”  e il  Liceo Artistico “Paolo Toschi”.

Ma tornando a Roberto Bonati ed alla sua musica, in questo spazio voglio farvelo conoscere meglio e presentarvi in particolare la sua ultima fatica: un cd dal titolo “Nor sea, nor land, nor salty waves. A nordic story”, Roberto Bonati e Bjergsted Jazz Ensemble. Un progetto commissionato a Roberto.

Copertina Cd

Ma prima di approfondire questo lavoro, com’è nato, quali sono le sue motivazioni vi voglio parlare di lui, dando il consueto spazio all’intervista che è avvenuta nella sala di casa a quel medesimo tavolo dove qualche anno fa lo conobbi e festeggiammo l’antivigilia di fine anno a casa mia, insieme ad una ventina di altri artisti di Parma.

Parlami di te e della tua carriera artistica,

La passione per il contrabbasso, strumento al quale mi sono dedicato, è nata allorché appena diciottenne un amico mi ha fatto ascoltare in un vecchio mangiacassette (nda, quanti di noi ancora si ricordano com’è?), India  di John Coltrane in una versione con due contrabbassi. Fu amore a primo ascolto.

Ho iniziato a studiare questo strumento in una scuola civica di Milano, mi sono diplomato ed ho studiato direzione d’orchestra a New York e nella Repubblica Ceca.

Pur essendo determinato nello studiare jazz, mi sono laureato in Storia della Musica, e suonato in jazz Club di Milano, ma ho lavorato e suonato anche in orchestre di musica classica.

Ho suonato con Anthony Moreno e Mario Piacentini in trio.

Sul finire degli anni 80 ed i primi anni 90 ho suonato con Gianluigi Trovesi  e collaborato con Giorgio Gaslini.

Di questo periodo ricordo il mio primo insegnamento al Conservatorio Arrigo Boito di Parma nel 1994, l’uscita nel 1995 dell’album Silent Voices con il mio quartetto: io al contrabbasso, Riccardo Luppi al sax, Stefano Battaglia al pianoforte, Anthony Moreno alla batteria, e la nascita del Parma Jazz Festival nel 1996.

Ma gli anni a seguire sono stati pieni di cambiamenti ed esperienze. Il 1997 è stato caratterizzato da una mia personale esperienza concertistica per solo contrabbasso, il 1998 ha segnato la nascita dell’orchestra Parma Frontiere, con 6 produzioni e 4 dischi. Ricordo come temi affrontati Moby Dick, Macbeth, Le Mille e una Notte.

Il finire degli anni 90 mi vede fare concerti di contrabbasso classico in giro per l’Italia.

Nel frattempo consolidavo l’ attività di insegnamento, e ora sono docente al Conservatorio Arrigo Boito di Parma  di  Composizione Jazz e Contrabbasso, e sono il responsabile del Dipartimento Nuove  Tecnologie e Linguaggi Musicali.

Dirigo anche l’orchestra del corso di Improvvisazione Jazz, e ne seguo la produzione.

E’ del 2006 l’uscita del mio disco “Un sospeso silenzio” dedicato a Pasolini.

Una carriera lunga, ed eclettica la tua Roberto. Ma parlaci ora del CD  di cui accennavo prima; “Nor sea, nor land, nor salty waves. A nordic story”, parlaci di com’è nato, e di cosa questa esperienza ti ha lasciato.

Nel 2012 ho cominciato a collaborare con la Norvegia e la Svezia, in particolare con Oslo, Stavanger e Goteborg.

Questo CD, che è uscito con etichetta Parma Frontiere, è nato da un lavoro commissionatomi dall’Università di Stavanger per l’Orchestra Bjergsted Jazz Ensemble, con 18 musicisti ed una cantante.

Il tema affrontato in quest’opera è l’Edda poetica della mitologica nordica, e il parlato è nell’antico linguaggio islandese.

Il CD si compone di otto brani e chi lo ascolta passerà attraverso la creazione del mondo.

Il titolo né mare, né terra, né onde salate… diviene premonitore e dalla voragine del  nulla…  

Chi ascolta passerà attraverso una muta creazione, ululare di lupi e canti di cigni, attraverso un vento tribale, un finale ricolmo di sangue e un notturno con una situazione da the “day after”, e infine la rinascita con l’ottava composizione intitolata eagle.

Il verde ricresce, la terra risorge dal mare, i torrenti si riempiono d’acqua, e l’aquila vola in alto sulle montagne a caccia di pesce. Questa l’immagine finale. Sono molte le situazioni come dire drammaturgiche in cui viene coinvolto chi ascolta questo CD, una elaborazione intensa, ricca di significati e di significanti. Ma parlaci un po’ degli esecutori, degli artisti coinvolti nella sua realizzazione.

Come detto l’orchestra è formata da giovani e talentuosi musicisti che si sono formati nella università di Stavanger, infatti si tratta di giovani musicisti che sono o sono stati studenti a Stavanger. Il primo concerto di quest’opera si è tenuto nel marzo 2015 e l’Università ha  voluto che lo ripresentassi durante il Gran Galà tenutasi la stessa estate in occasione del settantacinquesimo dell’Università.

Si è poi registrato la primavera scorsa e ne è uscita questa coproduzione tra Parma Frontiere e l’Università di Stavanger.

Verrà presentato a breve qui a Parma presso la libreria Feltrinelli di Via Farini, mia città Natale mentre  si dovrà attendere Aprile per la presentazione a Roma in collaborazione con l’ambasciata norvegese.

Il CD è ordinabile presso i rivenditori di musica, o acquistabile sugli store online come amazon ed ibs, e si possono sentire un paio di brani sul mio profilo sul sito  soundcloud.com.

Vorrei approfittare di te per fare due chiacchiere sul jazz. In particolare vorrei sapere da te qual è il rapporto tra jazz scritto ed improvvisazione.

Si, è importante capire questo rapporto. Se oggi abbiamo una musica jazz, è perché c’è stata una storia del jazz. Abbiamo musicisti polivalenti, che hanno effettuato un percorso sia attraverso la musica occidentale classica, che attraverso i linguaggi del jazz.

La composizione può essere una idea breve ma forte, dalla quale far nascere l’improvvisazione oppure, al contrario può essere una cornice molto spessa che deve necessariamente contenere una musica molto rigorosa.

Possiamo quindi dire che il jazz ha una doppia anima?

Nel jazz la tradizione orale è molto importante e come tale la scelta che viene effettuata dai vari compositori diviene un elemento costitutivo attraverso il quale si attua una composizione vera e propria. Ecco allora che l’esecuzione proprio per questa sua oralità di trasmissione diviene non una mera organizzazione di elementi musicali ma un vero e proprio atto creativo che mette in campo una grande varietà di tecniche compositive.

Nel jazz abbiamo una grande varietà di tecniche compositive.

Qual è il tuo metodo di lavoro quando sei tu a dover dirigere?

Personalmente prediligo mettere le persone in condizione di poter aggiungere, di poter creare insieme, non metto in campo un’idea definitiva. Ritengo importante che le differenze emergano, che si cerchi di creare un distinguo, che si persegua l’idea artistica e si rifiuti l’omologazione.

Pur tuttavia serve sempre ricordare che anche nell’improvvisazione serve che tutti i materiali esecutori abbia una visione chiara d’insieme, non vi deve essere caos ma unione di sforzi.

Come vedi il futuro del jazz?

Temo che purtroppo anche il jazz si stia omologando. Vi è una forte mitologia jazzistica che by Counterflix” href=”#85746324″> tende a far continuamente rivivere come stereotipi i jazzisti di sessanta anni fa.

Ritengo che si debba si guardare al passato, ai maestri, a coloro che hanno creato il jazz, ma che si debba al tempo stesso utilizzare la lente del cannocchiale della storia. Occorre quindi effettuare una lettura contemporanea e quindi dinamica degli eventi passati che sono ormai statici.

Non so quindi rispondere alla domanda su quale sia il divenire del jazz oggi in quanto manca l’idea compositiva della musica pur avendo il nostro tempo dei musicisti che per il percorso effettuato sono molto preparati.

Per fare un esempio concreto tornando al CD di cui si è parlato, vi è musica folkloristica, tribale, spiritual, ritual, canti popolari islandesi, vi è una visione sciamanica.

Possiamo quindi intravvedere nell’opera elementi evocativi ed al tempo stesso una vera e propria invocazione.

Chi si approccia all’ascolto troverà un’unione tra diverse culture. Partendo dall’Edda poetica, che è la tradizione mitologica del nord Europa che potremmo avvicinare ai miti omerici, tramite questa fusione di diversi apporti ha unito in sé la cultura europea classica.

È questa la vittoria del jazz: permettere l’incontro tra le diverse culture e per questa sua caratteristica ritengo che possa fare molto per la nostra società, per i suoi aspetti di partecipazione corale, educativi e sociali.

Saluto Roberto Bonati e lo ringrazio per la sua preziosa esposizione nonché partecipazione al mondo del jazz e concludo dicendo che mentre scrivevo questo articolo ho ascoltato il CD un paio di volte e che vi ho trovato e provato emozioni molto forti.

Da quasi uno spavento iniziale, un’angoscia, attraverso il canto in una lingua sconosciuta, i suoni e le armonie degli strumenti ho spiccato il volo e fatto un viaggio alla scoperta del mondo.

Ho sentito l’alternarsi di stili, di colori e sono tornate alla mia mente immagini di documentari scientifici e di carattere culturale, ma anche immagini tribali vissute direttamente nei miei viaggi, e ho veramente immaginato sul finale un’aquila che vola.

Grazie Roberto per questo prezioso contributo.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio: Sabina Borelli

La nostra Isabella Grassi incontra oggi Sabina Borelli

Salve a tutti!

Sabina Borelli sul palco

In questa serata di domenica vi presento la nuova incursione del teatro della nostra preziosissima collaboratrice Isabella Grassi. Stavolta protagonista è Sabina Borelli alla quale, cedendo la parola a Isabella, vi invito a dare il vostro più caldo benvenuto:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi esploro con voi una esperienza teatrale diversa da quelle che ho presentato fino ad oggi, vi parlerò infatti di Sabina Borelli.

Sabina è stata mia compagna in uno dei laboratori teatrali da me frequentati al Teatro Sabina Borelli in scenaEuropa di Parma, tenuto da una delle maestre che vi ho già presentato: Loredana Scianna insieme a Davide Rocchi, di cui spero un giorno di riuscire a vincere la diffidenza e poter intervistare.

Sabina è una ragazza veramente in gamba, ha solo trent’anni ma può vantare una vasta gamma di esperienze teatrali, sia a livello nazionale che internazionale.

Cresciuta nei teatri di formazione di Parma, inizialmente al Lenz all’epoca delle scuole superiori, da allieva è stata integrata nei loro laboratori e come assistente alla regia, per poi passare al Teatro Europa dove la ho conosciuta. Qui ha proseguito la sua preparazione artistica con Loredana Scianna e Davide Rocchi, studiando voce e corpo.

L’irrequietezza e la giovane età la hanno spinta ad andare all’estero e precisamente a Londra, e ricordo ancora le foto che mandava a noi ex corsisti e come ne abbiamo seguito l’evoluzione.

Ma lasciamo spazio all’intervista, che in maniera forse più impersonale è stata fatta nel mio ufficio, durante una pausa lavorativa mia e tra una prova e l’altra sua.

Sabina, io mi ricordo di te che partivi per Londra, vuoi aggiornarmi sulla tua carriera?

Sono partita per l’Inghilterra dove ho vissuto due anni per “lavorare” con la regista Manuela Ruggero. Sono stata inserita nella Woh Production ed ho fatto spettacoli per il Rose Theater, quello dietro allo Shakespeare Globe per intenderci. Purtroppo la compagnia è stata sciolta per decisione della regista, che in dolce attesa ha preferito ritirarsi dalla scena. Sono quindi tornata in Italia.

Com’è stato quindi il tuo rientro?

Dopo l’esperienza inglese, a Parma ho collaborato con il Teatro Due, uno dei teatri stabili, per la loro programmazione “Fiabe del bosco viennese”.

Ho poi ricominciato a viaggiare, anche se questa volta solo per l’Italia con Marco Nereo Rotelli.

Per chi non lo conosce si tratta di un poeta e light designer.

Con lui interpretavo poesie che venivano accompagnate da giochi di luce nelle varie piazze italiane, poi il progetto si è evoluto e la parte voce è uscita dalla poesia per emigrare in vere e proprie opere ed abbiamo girato vari Festival.

Una esperienza interessante è stata anche quella con il Teatro  “Di Sacco”, di Perugia, si tratta di un teatro di formazione.

Qual è stata la svolta decisiva nella tua vita?

L’incontro con Paolo Ferrari, (Paolino per gli amici e C999 in campo artistico, anche su you tube), con il quale ho creato la compagnia “Mondo Bello” , sicuramente.

Paolo è un video maker e amante delle luci, con il quale ho trovato subito una visione artistica comune e con il quale è nato un connubio non solo in campo artistico.

Le nostre prime produzioni sono state: “Timeless”, e “La Casata”, tutte video installazioni nelle quali il pubblico può entrare, e che consistono per noi  in un vero e proprio battesimo d’amore.

Potete trovare promo  di entrambe, insieme all’ultima nostra fatica: “L’educazione sentimentale di Cappuccetto Rosso” sul canale you tube C999.

Parlaci un po’ di “L’educazione sentimentale di Cappuccetto Rosso” di cui ho visto la prima generale e che è in programmazione in questi giorni al Teatro Europa di Parma.

L’utilizzo della voce, dei video e delle luci sono il mezzo per partire da noi stessi, per portare un messaggio a tutti, per entrare nell’animo del pubblico che ci segue.

L’opera è iniziata da una lettura che abbiamo affrontato insieme l’estate scorsa dell’opera “La Ballata di Cappuccetto Rosso” di Garcia Lorca. Da lì è nata l’idea di leggerla ed interpretarla. L’opera rimane pur sempre una fiaba dove la lettura però non si limita ad essere ascoltata, ma accompagna il pubblico, pubblico che attraverso l’installazione, vale a dire le membrane, le proiezioni, le luci, diviene protagonista al nostro parie e deve lasciarsi trasportare attraverso i vari passaggi del percorso.

Ogni spettatore, che quindi solo spettatore non è, farà un proprio personale viaggio attraverso le varie emozioni, da uno smarrimento iniziale, dove domina l’elemento ricerca, il desiderio di trovare e la paura di non trovare, e quindi con un inizio cupo, passerà attraverso il martirio di Santa Teresa (trafitta al pari di Cappuccetto Rosso da Cupido), per giungere ad assaporare tramite le immagini, i suoni e le luci le varie sensazioni. Sarà con il movimento e la possibilità di attraversare l’installazione che potrà seguire e capire il proprio flusso di coscienza.

Un percorso di evoluzione il tuo, chi hai coinvolto in questa esperienza oltre a Paolino?

Sono particolarmente contenta, in quanto in quest’opera ho con me due delle mie maestre ed una cara collega: Sandra Soncini, Loredana Scianna e Giorgia Valeri, oltre a Paolino.

Come o meglio quali sono i ruoli?

Quattro voci femminili, e un tocco maschile alla tecnica. I video sono stati elaborati da Paolo che utilizza tre proiettori e 5 membrane per proiettarli, e notevole è anche l’apporto sonoro, nonché la sensazione di 3D che il pubblico riesce ad avere.

Dammi alcune parole per esprimere questo spettacolo o la sensazione che con esso vuoi trasmettere.

Ragnatela, nuove esperienze, dare l’attimo di felicità.

Dove ti si può trovare quando non vai in scena?

Faccio la maschera al Teatro Regio di Parma e mi occupo di laboratori teatrali e di teatro danza per bambini e ragazzi delle medie allo Spazio 84, una scuola di danza di Parma.

Spero che questa chiacchierata per me piacevole possa trasmettervi un po’ delle emozioni che Sabina e Paolino con i loro progetti vogliono realizzare.

Seguiteli e ne vedrete delle belle.

Andate sul canale YouTube C999 per guardare i promo dei loro lavori, e per tenervi aggiornati sulle loro idee.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio: Fabrizio e Luca

Incursione nel mondo dell’arte del Kendo attraverso le voci di due praticanti di questa antichissima arte giapponese

Salve a tutti!

Dopo un periodo di (meritatissima) vacanza torna tra noi la nostra splendida e preziosissima collaboratrice Isabella Grassi, la quale oggi, per la sua rubrica Spazio al personaggio compie una incursione nel mondo dell’antichissima arte del Kendo.

Buona lettura a tutti voi e buon viaggio nel Kendo:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi il mio viaggio affronta il mondo dello sport, o meglio nel mondo delle arti sportive: il Kendo.

Kendo - scene da un combattimento

Il Kendo è l’arte marziale giapponese per eccellenza, la scherma dei samurai.

Tutti noi fin da piccoli abbiamo visto questi incredibili guerrieri raccontati in tv o addirittura nel grande schermo, ma credo che pochi conoscano lo spirito di questa disciplina ed il significato che la circonda.

Si basa su tradizioni millenarie proprie della cultura nipponica e significa letteralmente “via della

spada”.

Non bisogna vedere il Kendo come una tecnica di combattimento, per lo meno non solo, ma come un percorso o meglio una via di crescita personale.

Il Kendo ha un approccio decisamente diverso dalle molte moderne attività sportive, votate all’agonismo più estremo, al risultato e che troppo spesso dimenticano il ruolo dell’educazione e della crescita dell’individuo.

Il Kendo è sport si, ma non solo. Come tutte le arti marziali, in special modo la spada che affonda le sue radici in tempi antichissimi, conserva lo studio delle buone maniere, della cortesia e della filosofia del combattimento, l’accettazione serena di una vittoria o di una sconfitta.

Ed allora  ci accorgiamo che la domanda iniziale se il Kendo sia uno sport o  una disciplina sia in realtà mal posta in quanto forse la domanda più giusta è: dove ci può portare?

Il concetto del Kendo è basato sì sulla  disciplina del carattere umano attraverso l’applicazione dell’uso corretto della Katana (spada a mezzaluna dotata di una lunga impugnatura) e vuole formare la mente ed il corpo in modo da ricercare sempre il perfezionamento di sé stessi, ma è altrettanto vero che attraverso la  sua pratica  tende ad un fine assai superiore: vuole insegnare ad amare il proprio paese e la società, contribuire allo sviluppo della cultura e  promuovere la pace e la prosperità tra i popoli.

Ma se questi sono i concetti che hanno accompagnato in passato il Kendo, viene da chiedersi come possa quest’arte sopravvivere ai tempi moderni.

Il Kendo aiuta ad allontanarsi dallo stress della vita quotidiana per concentrarsi esclusivamente sul maneggio coretto della spada, così da ritrovare il gusto per quei piccoli e preziosi momenti che ci rendono felici e liberi.

Quando si raggiunge la calma mentale e si armonizza con gli altri, la spada non è più mezzo per uccidere ma tecnica per far vivere, per permettere a sé stessi ed agli altri di continuare a vivere e così da strumento di guerra, il Kendo viene trasformato in strumento di pace.

L’obiettivo principale dell’insegnamento diviene quello di favorire l’unificazione della mente, corpo e shinai (la spada di bambù) attraverso l’allenamento di questa disciplina.

Il Kendo è uno “stile di vita” che le generazioni successive possono imparare insieme ed il cui obiettivo primario è quello di incoraggiare i praticanti alla scoperta e definizione della propria Via nella vita attraverso l’acquisizione della sua tecnica.

Io ho incontrato il Kendo qualche anno fa, quando mio marito ha incominciato a praticarlo, dopo anni di karate ha affrontato questa nuova disciplina.

Ho quindi fatto da testimone e lo affianco in questa nuova avventura.

Non nascondo una certa mia riluttanza, in quanto non ho mai amato le pratiche che comportano un combattimento, ma tutto sommato il vederlo sereno mi ripaga di ogni preoccupazione.

Non nascondo pur tuttavia una certa tranquillità nel fatto che comunque l’equipaggiamento oltre all’uniforme  che  consiste in una giacca di cotone rinforzato (Keiko-gi) e in una gonna pantalone con 5 pieghe (Akama), ha una armatura (Bogu), così composta: Men  (protezione per il viso), che è un vero e proprio casco protettivo per il volto, il Do (protezione per il ventre), il Tare (protezione per bacino e fianchi) ed il Kote (protezione per mani e polsi).

In pratica il mio supereroe è completamente protetto.

E poi naturalmente ci sono le spade, prevalentemente la Shinai che è la spada di bambu utilizzata nella pratica e nel combattimento, ma non va dimenticato il Bokken che è la spada di legno, utilizzata nella pratica e nei kata e chi non può adorare un uomo che usa la spada!

E’ un mondo veramente fuori dall’ordinario, dove ci si sente per un poco catapultati in un passato lontano, ma che forse ha ancora molto da dire.

Ho assistito di recente ad un allenamento, e non nascondo di aver provato un certo fascino ed una grande ammirazione, anche per il fatto che tra i praticanti c’era anche una giovane ragazza che non aveva nessun timore ad assaltare cinque uomini ma soprattutto a difendersi dai loro colpi.

Non sono riuscita in quell’occasione a realizzare l’intervista, perché il momento era troppo magico, e quella che segue purtroppo è stata realizzata in un momento successivo, spero però di essere riuscita a mantenere la sua magia.

Vi presento quindi il gruppo di Kendo di Parma, Mudo Kendo che da quest’anno pratica nella palestra Maxxus a Parma.

A rispondere alle domande saranno i due maestri: Luca Rovelli e Fabrizio De Amicis, che dopo alcuni rinvii, sono riuscita ad incontrare sempre in palestra, prima dell’allenamento.

Come ti sei avvicinato al Kendo e perché oggi quest’arte ha ragione di esserci?

Fabrizio un po’ emozionato nel fornire questa prima risposta, mi rivela che ad avvicinarlo a questa disciplina è stato il suo maestro, un monaco zen, che lo ha  fatto per illustrargli come il Kendo sia una delle possibilità educativa di pratica dello zen, che permette di imparare a conoscersi più in profondità.

Fabrizio sottolinea come la migliore definizione del Kendo debba ricomprendere il concetto di arte. Se infatti ci si limita ad inserirlo in ambito sportivo, il medesimo viene ad essere sminuito.

Il Kendo in quanto arte infatti deve e può essere praticato ad ogni età, diversamente dallo sport che in quanto competizione pone dei limiti alla sua praticabilità.  

Qual è l’anima del Kendo?

Luca fornisce questa risposta in continuità a quella di Fabrizio. Tiene infatti a precisare come a caratterizzare il Kendo sia la pratica costante, che deve tendere a migliorare i movimenti e le tecniche. Ci rivela come assistendo ad una esercitazione nel dojo si possa immediatamente percepire come la pratica serva a correggere gli errori.

Fabrizio aggiunge poi come non sia sufficiente la sola pratica, ma come questa debba necessariamente essere mossa dall’umiltà intesa come diritto all’azione, non come diritto a raccogliere i frutti del proprio agire.

Parlami  della tua associazione, com’è nata, dove pratica e cosa si prefigge.

Luca prende la parola per primo. L’associazione si chiama MUDO e significa “la via del vuoto”.

La scuola è stata fondata da Fabrizio insieme a Stefano, attuale proprietario della palestra Maxxus (Via Meazza 11/a, Parma), che al tempo ne gestiva un’altra.

E’ stato il primo gruppo a Parma a praticare questa disciplina, prima infatti c’era solo il maestro Fausto  Guareschi, con il proprio tempio Shobozan Fudenji a Fidenza (PR).

Fabrizio aggiunge come il Kendo si prefigga di portare la persona che lo pratica, ad una sufficiente libertà personale.

Luca incalza il maestro e replica che per il Kendo il modo di raggiungere tale libertà sia attraverso lo studio e  la pratica della scherma giapponese.

Ma Fabrizio ulteriormente precisa come il praticante debba necessariamente essere accompagnato in questo percorso dalla guida di un insegnante, e che le regole da seguire siano quelle dell’umiltà, della sincerità e dell’onestà, che permettono la crescita e la relativa trasmissione.

Da voi quale tecnica si pratica, o meglio ci sono scuole differenti di Kendo, e se si qual è la vostra e qual è la ragione che vi ha fatto fare la scelta?

Fabrizio scuote la testa, sconsolato, e spiega come finito il periodo dei samurai i giapponesi abbiano di fatto unificato gran parte delle tecniche istituendo le federazioni nelle diverse discipline e ciò ha portato fin dai primi del 900 ad un progressivo aumento dell’aspetto educativo e competitivo a scapito di quello artistico.

Ci si è così dimenticati che è l’arte ad aprire la mente del praticante. Ci si è così sempre più omologati, prendendo anche dalla scherma occidentale (ad esempio la battuta sulla pedana, che ne Kendo è stata introdotta proprio su imitazione delle scherma occidentale).

La risposta quindi alla scelta è la non possibilità di fare scelte, ormai tutte le tecniche sono sempre più finalizzate all’educazione che alla elevazione e crescita personale dell’allievo.

Cosa deve fare un aspirante samurai per venirvi a conoscere, e quali sono le domande che si sentirà fare da voi, e quali le risposte che gli darete?

Fabrizio non ama questa domanda, e lo evidenzia chiaramente con la sua risposta allorché rifugge il termine samurai. Afferma infatti come assolutamente chi si avvicina al Kendo non si deve sentire un samurai ma deve rimanere se stesso, e non verrà fatta nessuna domanda particolare, così come solitamente non si abbiamo neanche risposte da dare.

Luca preferisce ripetere  in via teorica i concetti già condensati nel brocardo: sincerità, onestà ed umiltà, mentre dal lato pratica dichiara come sia sufficiente contattare l’associazione via mail o contattare direttamente la palestra.

Come sono oggi i moderni samurai?

A questa domanda entrambi non rispondono, limitandosi a precisare come il nome samurai venga dal verbo samuro che significa servire. Poiché oggigiorno nessuno è disposto né a servire, né a morire od uccidere, si può quindi tranquillamente affermare che non esistano ai nostri tempi moderni samurai.

La spada è l’arma del Kendo, ma quali altre armi sai usare e ritieni affini al tuo vivere le arti marziali?

Fabrizio sorride, e risponde in maniera alquanto imprevedibile.

“L’unica arma che mi auguro di saper usare è la testa”.

Così si chiude questa mia panoramica nel Kendo, e mentre i moderni samurai si avviano verso gli spogliatoi per prepararsi alla pratica, io recupero la mia moleskine, la ripongo in borsa, e mi avvio all’uscita.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio: Il sapore della lettura

Per “Spazio al personaggio” oggi la nostra Isabella Grassi presenta un libro che è anche un modo per fare del bene

Salve a tutti!

Il saporre della lettura

In questo venerdì sera la nostra Isabella Grassi ci presenta un libro che è anche un’ottima occasione per fare del bene. Il ricavato di questa pubblicazione, infatti, sarà devoluto alle popolazioni del centro Italia colpite dal terremoto. Il titolo di questo ricettario a fin di bene s’intitola “Il sapore della lettura. A ogni ricetta il suo racconto” e contiene anche una ricetta della nostra Isabella.

Ma ora basta chiacchiere. Cediamo la parola alla nostra Isabella Grassi:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Il saporre della lettura

Oggi esploro un mondo nuovo, anzi due: il mondo degli ebook e della beneficenza, e per farlo vi parlerò di una mia personalissima esperienza resa possibile grazie ad uno scrittore che ho conosciuto grazie al mondo dei social: Harry Fog.

Harry è naturalmente uno pseudonimo, ma è quello che lui usa nel mondo dell’editoria e quindi è così che ve lo presento.

E il fatto che come cognome si sia attribuito quello di Fog a un’ emiliana come me non può che far sorridere.

E c’è un’altra cosa per cui la mia città (Parma) è famosa: il buon cibo, quindi quando Harry ha chiesto a me e agli altri appassionati che lo seguono sui social se volevamo scrivere racconti che prendessero spunto da ricette per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza, non potevo che partecipare a questa esperienza.

Era marzo 2016, quando infatti la mente di Harry ha partorito questa idea: fare un’antologia di racconti legati al cibo

E così, prendo in prestito le parole di Claudia Mameli, pubblicate nell’evento fb creato per descrivere i 9 mesi (eh si, è stato proprio un parto!) che hanno portato alla pubblicazione di Il sapore della Lettura: “Nessuno sapeva bene dove saremo andati a finire, eppure, l’entusiasmo ci ha portato a creare una delle cose più belle alle quali ho partecipato. Insieme abbiamo formato una vera e propria famiglia nella quale tutti eravamo importanti nelle stessa maniera. Le decisioni sono sempre state prese insieme a partire dalla scelta del titolo, quale copertina utilizzare (creata dalla bravissima Tatiana Sabina Meloni), e cosa fare del ricavato delle vendite.

I dubbi che avevamo riguardo l’ultima scelta si sono purtroppo dissolti quando la terra ha tremato: la cosa giusta era donare aiuto alle zone terremotate della nostra cara Italia.

Il lavoro è stato lungo, ed ognuno di noi ha dovuto ritagliare tempo ai propri impegni per poter riuscire in quello che era il nostro obiettivo: Pubblicare prima di Natale!

Quindi, miei cari amici, amanti del cibo e delle buone letture, se non sapete cosa leggere durante le vacanze, quali piatti preparare per le feste o in che modo fare un gesto di solidarietà, questo è il titolo che stavate cercando. Ricordate che i proventi verranno devoluti in sostegno delle zone terremotate. Fai un regalo a chi ne ha bisogno!”

https://www.facebook.com/events/1196381983771520/

Queste parole descrivono benissimo il clima vissuto anche da me, insieme a tutti gli autori di questo fantastico ebook, che dal 16 dicembre 2016 potete trovare nei principali store on line.

Ecco alcuni link:

https://www.amazon.it/gp/product/B01NCMFZW7/ref=oh_aui_d_detailpage_o00_?ie=UTF8&psc=1

https://www.kobo.com/it/it/ebook/il-sapore-della-lettura

https://www.streetlib.com/it/librerie/

Tra l’altro mentre scrivo stanno già comparendo le prime recensioni, ve ne cito una su Amazon:

“Il connubio tra letteratura e cucina regala all’umanità tutto ciò di cui ha bisogno: una mente sana in un corpo sano.

Questa meravigliosa antologia è il frutto del lavoro ti tanti differenti autori che, in un sapiente gioco letterario, hanno saputo incastonare ottime ricette dall’aperitivo al caffè in tanti racconti che hanno, anch’essi, sapori e profumi differenti.

Magistrale l’impegno profuso e decisamente apprezzabile il risultato. Nel mio piccolo posso solo elogiare il lavoro dei tanti amici e colleghi che si sono cimentati ottenendo un risultato al di fuori di ogni aspettativa.”

Ma effettivamente viene da domandarsi di cosa tratta esattamente questa singolare antologia,  e qui ahimè   le informazioni che vengono date dagli store sono assai scarne e dicono più o meno così:

“Amazon

IL SAPORE DELLA LETTURA

IMPORTANTE: il ricavato di questa pubblicazione sarà devoluto alle popolazioni del centro Italia colpite dal terremoto.

Da un’idea di Harry Fog, gli autori de “Il Sapore della Lettura” hanno proficuamente collaborato tra loro per far nascere questa raccolta di racconti che ha come tema il cibo.

Noi siamo ciò che mangiamo e il cibo, per tradizione, accompagna da sempre momenti importanti della vita di tutti. Il Sapore della lettura è un vero e proprio ricettario in simbiosi con una raccolta di racconti a tema culinario. Mai come in questo caso è corretto asserire che “ce n’è per tutti i gusti!” Una miscela di sapori e sensazioni che troverai unica.

Gli AA. VV. augurano a tutti i lettori buona lettura… e buon appetito!”

Ecco qui spiegata l’esigenza in me nata, di fare qualche domanda a Harry Fog per invogliare quanti più lettori possibili ad acquistare e recensire questa bellissima antologia, invitandoli poi a sfide culinarie ed a scoprire e ricercare le ricette dei vari autori, di tutti certo e non solo la mia!

Questa intervista è stata fatta non con carta e penna come mio solito ma, per rendere onore sia all’amicizia con Harry che alla tipologia del prodotto oggetto di questo articolo con mail e, causa i misteri dell’etere tramite messenger.

Non so per quale motivo ma non mi è mai arrivato il file con le risposte e così Mister Fog me le ha inviate tramite la chat di fb. Onore a Zuckenberg quindi!

Harry, tu sei molto attivo nel mondo del social, e il tuo “Aikane – Lo splendore del Buio”, edito con StreetLib Write è presente nel www, ma questa tua idea di scrivere un’antologia di racconti avente ad oggetto il cibo e con le relative ricette, nata quasi per gioco in un giornata di fine inverno, come si concilia con l’ambientazione hard thriller del tuo romanzo?

Si concilia per un paio di motivi: oltre al mio romanzo io ho scritto molti racconti di generi differenti che per ora tengo nel cassetto. Aikane stesso, quando ho iniziato a scrivere le prime dieci righe, era un libro che non sapeva ancora che carattere avrebbe assunto. E per carattere intendo proprio il genere! Quando inizio a scrivere un storia, non lo faccio pensando prima al genere, Aikane è diventato un fantasy perché man mano che scrivevo, e le idee facevano capolino, il fantasy è risultato necessario ai fini della storia così come la parte erotica. Insomma, scrivo ciò che mi coinvolge scrivere in quel momento. Inoltre, “Il sapore della lettura” è nato dalla voglia di provare a capire se fossi stato in grado di mettere insieme un gruppo di lavoro entusiasta e partecipe che collaborasse a una scrittura di gruppo. Cosa c’è, in Italia, che unisce più della buona tavola?

Il cibo e la cultura un connubio perfetto per una emiliana come me, nata e vissuta all’ombra del duchessa Maria Luigia, qui da noi si fa il “lesso”, mentre in Piemonte dove vivi tu “i bolliti”, diverse ideologie, e diverse impronte. Il libro da te ideato “Il sapore della Lettura” è un bel gioco di parole, come lo potresti descrivere con parole più tue?

E’ alquanto difficile rispondere, questa é proprio una bella domanda. Ci provo con una metafora: il sapore della lettura è un viaggio a bordo di inchiostro e carta, fra emozioni e sapori. Essendoci dentro storie e ricette completamente diverse per stile, genere e autore, è impossibile che un lettore/buongustaio non trovi qualcosa adatto a lui.

Simpatica ed originale l’introduzione, scritta da te, che riporta prima la genesi dell’idea, di cui ho in parte accennato prima, ma poi si trova quella che posso definire il miglior stimolo alla lettura. Scrivi infatti, rivolgendoti al lettore: “Il sapore della lettura è un vero e proprio ricettario, con cui potrai metterti alla prova tra i fornelli, in simbiosi con una raccolta di racconti a tema culinario. Mai come in questo caso credo sia corretto asserire che <<ce n’è per tutti i gusti>>. Una miscela di sapori e sensazioni che spero troverai unica.” Ma poi due pagine dopo troviamo una filastrocca di Clorinda Borriello e due citazioni (Virginia Wolf e Johnny Carson). Riveli così la tua dualità di amante del giallo ma anche forse la tua propensione a condurre, ad essere anchorman. Parlaci quindi di questo tuo sogno, di questo tuo progetto che hai portato avanti e fatto crescere.

Come ho già scritto nell’introduzione, senza quindi ripetermi troppo, ho conosciuto, per via del libro che ho pubblicato, tanta bella gente. Sono una persona piuttosto consapevole dei propri limiti, difetti e pregi. Da una certa età in poi, a scuola prima, sul lavoro poi, e adesso scopro anche in rete, so di avere questa capacità di coinvolgere e trascinate le persone. Cerco semplicemente di utilizzarla al meglio e con estrema trasparenza. Credo che se uno ha una qualità, per farla fruttare deve rimanere credibile…. e se non c’è trasparenza e sincerità nessuno ti dà fiducia una seconda volta. Per il resto, a parte l’idea mia iniziale, il progetto sarebbe morto subito se tutti non fossero stati così grandiosi e disponibili.

I problemi affrontati sono stati tanti, da quelli logistici (coordinamento dei file, scelta della copertina, sistema di diffusione) a quello di scopo: quello mutualistico. Si è scelto di donare i diritti pro terremotati, spiegaci com’è nata questa idea e perché si è così sviluppata.

Ti devo correggere. Forse perché io, essendo un tecnico informatico, ho dimestichezza a lavorare in un contesto virtuale, non ho riscontrato alcun tipo di problema di una certa entità durante l’organizzazione. L’abbiamo presa con molta calma e credo che il punto chiave che ha permesso che tutto filasse liscio è stato quello di decidere tutto, dal titolo, al prezzo, alla copertina alla beneficenza, attraverso il voto democratico. Tutti si sono adeguati alla scelta della maggioranza e tutto è risultato semplice con l’impegno che ogni singolo ci ha messo.

Infine, qual è il tuo modo di brindare, e con cosa brindi? Qual è l’augurio che vuoi lasciare al lettore di questa antologia.

Forse volevi come risposta una metafora, ma io brindo con un calice di Gewurtztraminer a tutti gli autori e a tutti i lettori che acquisteranno l’ebook. Alzando il calice auguro agli autori, specialmente quelli che pubblicano anche libri, di trovare il loro lettore… e viceversa. Perché ogni storia scritta, per essere completa ha bisogno che il lettore ci metta del suo.

A questo punto sono io che devo rispondere ad Harry.

Non cercavo una metafora, almeno non necessariamente. Volevo proprio una risposta semplice, sincera. Volevo veramente sapere qual è il tuo vino preferito per brindare, e se ti piace dire Cin cin, o Prosit o solamente Salute!

Ora saluto Harry e consiglio a tutti l’acquisto di questo ebook che spero riesca a diventare presto anche un cartaceo e che arrivi nelle librerie.

Auguro quindi a tutti quanti una buona lettura e tante cene in compagnia, e vi sfido a trovare la mia ricetta, e a farmi sapere cosa ne pensate, sia del piatto che del racconto!

Non dimenticate poi che tutti gli autori hanno rinunciato ai diritti in favore dei terremotati e che anche questa è un’ottima ragione per l’acquisto.

Isabella Grassi

Voci precedenti più vecchie

Viviana Rizzo

Aspirante scrittrice di cronache nascoste

La lepre e il cerchio

la lepre entrò nel cerchio e balzando annottò

LUOGHI D'AUTORE

Il Magazine del Turismo Letterario

erigibbi

recensioni libri, rubriche libresche e book news

Pink Magazine Italia

The Pink Side of Life

Fall in "Books"

Innamorarsi dei libri giorno dopo giorno.

leggererecensire

L'unica cosa certa è che non c'è nulla di certo!

Literary Legacies

Walking in the footsteps of great writers

Francy and Alex Translation

Translation, Editing and Promotion of M/M Romance

Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Alifyz Pires

IT Professional & Software Developer

Habla italiano

¡Es fácil, es divertido, es gratis!

Annalisa Caravante

Il buio, se lo sai osservare, può mostrarti cose che la luce non ti fa vedere, come le stelle

Destinazione Libri

"Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita:la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni:n c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia e quando Leopardi ammirava l'infinito...perchè la lettura è un'immortalità all'indietro" cit..Umberto Eco Questo blog non costituisce una testata giornalistica. Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo le disponibilità e la reperibilità dei materiali

Noi nonne

"Timore di vita frugale induce molti a vita piena di timore" (Porfirio)

PresuntiOpposti

Chi legge vive due volte...