Facciamo la conoscenza con Ernesto Masina

Intervistiamo Ernesto Masina e conosciamo meglio le sue opere

Salve a tutti!

Ritratto di Ernesto Masina

Stanotte conosciamo meglio l’autore del romanzo “L’orto fascista” e scopriamo quali sono le sue nuove opere. Quindi vi invito a dargli il vostro più caloroso benvenuto e gli cedo la parola:

Innanzitutto ti chiederei di presentarti brevemente. Chi è Ernesto Masina?

Sono un vecchietto che dopo aver tanto letto, sempre meno soddisfatto dal contenuto dei libri che acquistavo, ha deciso un giorno di tentare di scrivere il libro che mi sarebbe piaciuto leggere. A prendere questa decisione ha contribuito anche mia moglie che, stufa di trovare libri dappertutto essendo la libreria stracolma, mi ha vietato di portarne a casa altri. Ed io, da marito ubbidiente, ho cercato di accontentarla…..imbrogliandola un po’. Acquistavo libri, li leggevo e poi  li regalavo alla biblioteca della mia città. Quando a qualche amico o a qualche vecchio compagno di lavoro confidavo che avevo deciso di diventare uno scrittore tutti prendevano atto con il sorrisino di circostanza senza crederci minimamente. Quanti, infatti, hanno sostenuto nella propria esistenza di avere un libro da scrivere. Tanti ed in buona percentuale convinti di poterlo fare.

Innanzitutto ti chiederei di presentarti brevemente. Chi è Ernesto Masina?

Beh io una mattina, poco dopo aver compiuto 76 anni, mi sono seduto al computer ed ho iniziato a scrivere. La prima riga subito cancellata perché ritenuta banale e subito riscritta. Mah, questa volta mi pare vada meglio, mi dissi compiaciuto. Ma dopo un attimo di riflessione prendevo la definitiva decisione: scrivo, non rileggo e poi vedremo. E così ho fatto. Prima titubante, poi sempre più sicuro. Improvvisamente mi sono trovato a scrivere quasi sotto dettatura. Le frasi andavano a collocarsi sul foglio quasi come se qualcuno alle mie spalle me le dettasse. Come se la trama fosse già scritta ed avesse solo bisogno di essere svelata. Dopo qualche tempo cominciai a godere del delirio da onnipotenza. Infatti per uno scrittore i personaggi descritti sono veramente vivi. Poter far fare brutte figure a quelli antipatici diventa una forma di godibile sadismo. Glorificare invece quelli che ti scaldano il cuore diventa una forma di paradisiaca soddisfazione.

Hai autori di riferimento?

Non ho autori di riferimento. Ho letto di tutto nella mia vita partendo dai russi, passando (ovviamente) per Heminguay, Piero Chiara, Sciascia, Veltroni, Carofiglio e poi, per rasserenare la mia vecchiaia, Camilleri. Ho incontrato, ovviamente, molti altri nomi. Alcuni hanno contribuito alla mia formazione culturale e politica, altri mi hanno stufato perché uno scrittore quando non ha più nulla da dire dovrebbe avere il pudore di smettere di scrivere. Pansa, per esempio, è uno di quelli……

Da dove è nato il tuo romanzo, davvero ben scritto e a tratti assai divertente, “L’orto fascista”?

“L’orto fascista” come dicevo è nato per caso. Ma è stato per me importante anche perché mi ha riportato alla mia infanzia. L’Ernesto del libro ovviamente sono io e buona parte di quello che racconto sono ricordi veramente vissuti. Scrivendo di quei fatti sono stato assalito da uno sciame di tante altre cose accadute. Periodi grami quelli degli anni quaranta ma con momenti anche di gioia. Allora tutti si soffriva per la guerra, per l’invasione tedesca. Anche ai ricchi mancava il lusso ed il cibo, l’eleganza, non si potevano fare viaggi, la villeggiatura era praticamente impossibile. E’ stato un po’ come vivere “A livella” di Totò. Ricordo che uscendo da scuola speravo sempre di trovare la mamma di un mio compagno che viveva in una “fattoria”. Se mi avesse invitato l’uovo sbattuto con lo zucchero per merenda sarebbe stato assicurato (Le uova va bene, ma non sono mai riuscito a capire dove trovassero lo zucchero…). Dovendo trovare il luogo dove far svolgere la trama del mio primo romanzo non potevo che scegliere il mio amato Breno, il paese ove dal 1300 vivono i miei avi materni). A parte per l’affetto che porto ai luoghi anche perché ho un nitido ricordo delle persone che vi abitavano (e quindi le potevo descrivere con buona approssimazione) e perché i fatti che narro potevano solo essersi verificati in un piccolo paese dove tutti si conoscono e dove la connivenza è possibile. La grande meraviglia che ho vissuto è stata quando, dato insperatamente alle stampe il romanzo, ho avuto i primi riscontri positivi. Io ero partito per scrivere un libro per me ed al massimo per qualche parente o amico. Quando l’editore mi chiamò e mi diede i primi numeri delle copie vendute rimasi incredulo. Poi la pioggia delle critiche positive. Infine la notizia che i giornalisti de “La Stampa” avevano collocato il mio lavoro nel sito “Lo scaffale” ove vengono ospitati solo i romanzi che non dovrebbero mancare in nessuna biblioteca famigliare…..A momenti svenivo.

Ci puoi parlare brevemente dei tuoi nuovi romanzi?

Dopo il primo chiamiamolo “successo” (che mi ha un po’ dato alla testa) anche in forza delle insistenze delle persone che mi stavano vicino non potevo non tentare la seconda avventura. “Gilberto Lunardon detto il Limena” non è il seguito del fratello maggiore. I fatti si svolgono sempre a Breno, si ritrovano alcuni dei personaggi dell’ Orto fascista, ma appaiono altri personaggi venuti da “fuori”. Siamo dopo il 25 Aprile, l’aria è diversa. Ci sono persone che arrivano non guardate con sospetto come avveniva sotto la dominazione tedesca. Altri hanno, finalmente, la possibilità di buttarsi in viaggi ed avventure impensabili. Credo di aver conservato quel modo piacevole (cos’ è stato detto) di esporre i fatti coltivando la curiosità dei lettori con una trama avvincente.  Infine, alla venerando età di 83 anni, è uscito “L’oro di Breno” che sembra sia anche lui ben accolto dal mio pubblico. E’ una romanzo nuovo (per me) come stile. Si compone di tre racconti brevi di fatti avvenuti negli anni 39/40 che vengono alla luce nel 1948 e trovano il loro compimento nel racconto lungo. Speriamo in bene. Penso che tutti gli scrittori si innamorino di almeno uno dei propri personaggi. Io sono innamorato del Don Arlocchi, il Coadiutore del Parroco di Breno. Non riesco a staccarmi da lui. Ed allora pensa e ripensa ho scritto un nuovo libro (che non so se e quando uscirà) che parla di un assassinio del quale il buon prete viene a conoscenza in confessionale. E’ lui che si lascia coinvolgere e che praticamente svolge le indagini al posto del Maresciallo dei Carabinieri e del Giudice.                                                

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

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Intervista a Sara Grosoli, traduttrice e studiosa di letteratura d’epoca

Salve a tutti!

Non ho resistito alla “tentazione” di riportare anche qui da me questa bellissima intervista a Sara Grosoli, traduttrice per “L’Iguana Editrice” realizzata da Romina Angelici e pubblicata in origine su Pink Magazine Italia.

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura!

Alla prossima!

Con simpatia! 🙂

Pink Magazine Italia

Oggi faremo una chiacchierata con una persona molto speciale che come tante lavorano nell’ombra ma il cui contributo alla letteratura è prezioso per tutti noi. C’è un lato positivo dei social che è quello di annullare le barriere e mettere in comunicazione, o anche solo far conoscere, qualcosa o qualcuno che prima si ignorava. Ho iniziato a vedere il tuo nome, Sara Grosoli, in interventi interessanti e approfonditi fatti su alcune pagine tematiche da me curate e stabilire un contatto per sapere un po’ più di te è stato automatico, oltre che doveroso.

Poiché si intravede la tua matrice, che cos’è la Letteratura per te?

La Letteratura per me è la forma più alta d’espressione artistica e, contemporaneamente, uno strumento indispensabile per chi voglia esplorare in profondità la psiche umana.

Come è nato il progetto di tradurre proprio Hospital Sketches di Louisa May Alcott per L’Iguana editore?

Mi ha affascinato la…

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Intervista con Roberto Bonuglia

Iniziamo la settimana parlando di imprenditorialità “in rosa”

Salve a tutti!

Copertina de "L'imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione"

Oggi facciamo la conoscenza di un nuovo professionista che ha scelto di farsi conoscere da noi. Si tratta del Dr. Roberto Bonuglia, un dottore in Storia contemporanea il cui lavoro più recente, pubblicato attraverso Youcanprint e intitolato “L’imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione“, tratta l’argomento assai di attualità dell’imprenditorialità femminile.

Ma ora vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto al Dr. Roberto Bonuglia e gli cedo la parola:

Innanzitutto le chiederei di presentarsi brevemente a beneficio di quanti ancora non la conoscessero ancora?

Sono un dottore di ricerca in Storia Contemporanea. Nei miei studi mi sono occupato prevalentemente di biografie. Negli ultimi anni – dividendomi con altri lavori necessari per vivere in un Paese che non lascia molto spazio alla “Repubblica delle lettere” e un’esperienza di lavoro a Bruxelles – ho diretto il mio interesse agli studi di genere.

Cosa l’ha portata a intraprendere la carriera che ha scelto, sia a livello di studi che, poi, in ambito lavorativo?

Sicuramente la passione. Ne serve tanta in Italia. Quasi mai è facile riuscire a mantenere vivo l’interesse e la possibilità all’approfondimento, allo studio. Ma la vera “Resistenza” di oggi è questa, quella di non farsi demoralizzare.

Cosa l’affascina maggiormente del campo della comunicazione?

È uno dei pochi ambiti in cui il confronto e l’approfondimento riescono ancora a conservare il proprio significato. Nell’era dei “social media” tutto corre veloce ma il prezzo da pagare per la velocità e la condivisione spesso è la superficialità. Invece viviamo in modo sempre più complesso che ha bisogno di riflessione e, per l’appunto, di approfondimento.

Quali crede siano gli errori in ambito comunicativo che una persona, sia essa una personalità di spicco o un comune cittadino, deve assolutamente evitare?

Essere scontato, parlare per slogan. La velocità dei nostri tempi fa facilmente scivolare nel riassunto. Inteso in senso emozionale e dogmatico. Serve invece il coraggio di dare il giusto peso al tempo ed all’approfondimento. Sono tempi difficili perché stiamo perdendo la capacità di riflettere su ciò che ci circonda.

Avendola vissuta dal di dentro cosa pensa dell’editoria nel nostro paese?

Non è peggiore di quella europea. Certamente la tendenza accademica agli “orti oricellari” di machiavelliana memoria non ci aiuta. Ma c’è spazio per la creatività e la qualità. Basta cercarla e soprattutto perseguirla.

Passando al libro dedicato all’imprenditorialità femminile cosa l’ha interessata maggiormente dell’argomento?

La storia ufficiale del nostro Paese ha bisogno di essere accompagnata da quella della quotidianità per essere compresa nella sua interezza. Leggiamo spesso statistiche che sono di difficile interpretazione e che lasciano poco spazio ad una realistica presa di coscienza della realtà. In Italia pochi sanno che l’imprenditoria femminile, ad esempio, gode di ottima salute e rappresenta una storia di cui andare orgogliosi, anche e soprattutto rispetto agli altri Paesi europei. Non abbiamo nulla da invidiare a nazioni come Belgio, Francia, Germania, Norvegia. Noi siamo un paese con radici matriarcali anche se pochi se ne rendono conto. E oggi la realtà imprenditoriale risente di questa impostazione endemica. Il “Miracolo economico” italiano lo hanno fatto le donne con la parsimonia che avevano imparato dalle loro madri. Oggi le donne possono dire la loro e rappresentare un valore aggiunto nell’economia del Paese anche se questa dalla “parsimonia” è passata al “consumo”.

Da dove è partita l’idea di scriverlo?

Sagoma di un'imprenditriceDa una borsa di studio vinta nel 2009. Ero allora l’unico uomo in Italia ad occuparsi di studi di genere. Forse lo sono ancora. Ma sono sempre stato contrario agli steccati “ideologici”. Quelli di genere rischiano di diventare un limite all’oggettività. Negli ultimi anni mi sono reso conto che era necessario porre attenzione sul fenomeno. Le donne sono in Italia una realtà fondamentale nell’intraprendenza in tempi di crisi. Le imprese femminili sono quelle che non a caso hanno meglio resistito alla crisi del 2008. E non c’entra nulla la legislazione che pure ha tutelato le imprese in rosa: c’entra l’innata tendenza femminile a “resistere” e a “fare” indipendentemente dal contesto storico-sociale. Gli uomini spesso si scoraggiano, le donne sono molto più incoscienti e coraggiose. Ma in tempi di crisi serve proprio questo.

 

Quali sono, a suo avviso, i difetti in questo ambito ai quali porre rimedio?

Una donna imprenditrice sicura di séLa cultura di genere deve smettere di ideologizzarsi. Mi spiego meglio: le donne non devono più sentirsi in competizione col mondo che le circonda, soprattutto quello maschile. Non serve. Non dobbiamo passare dal “femminismo” al “donnismo”. Serve prima di tutto a loro. Le donne devono sentirsi libere di intraprendere. Di lanciarsi nella libera iniziativa. Lo devono a loro stesse. Perché la storia ce lo conferma: le imprese “in rosa” resistono molto più di quelle degli uomini. E comunque la corsa non va fatta sugli uomini. Va fatta sull’indipendenza e sulla capacità. Se le donne capiscono questo non avranno più nulla da invidiare a nessuno. Come è giusto che sia.

Grazie infinite per la pazienza  e la disponibilità!

Grazie di tutto cuore anche a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima!

Buona serata e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Copertina de "L'imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione"

[INTERVISTE] Scopriamo l’artista… Con noi Emanuela Riverso

Un’intervista all’autrice del saggio “L’Aquila e il Camaleonte. Vita e scrittura di Lou Andreas-Salomé e Anais Nin”

Salve a tutti!

Copertina de "L'Aquila e il Camaleonte" di Emanuela Riverso

Dopo la presentazione del suo saggio dedicato alle figure di Lou Andreas-Salomé e Anais Nin l’autrice, Emanuela Riverso, ha gentilmente accettato di fare una chiacchierata con noi. Vi invito quindi a darle il vostro più caloroso benvenuto!

Innanzitutto ti chiederei di presentarti brevemente.

Grazio Riccardo, sono molto felice di essere ospite del tuo blog.

Sono Emanuela Riverso, grande appassionata di luoghi della letteratura. Dopo tanti anni trascorsi all’estero, il magazine Luoghi d’Autore e il gruppo alberghiero per cui lavoro a Cremona mi consentono di coniugare gli impegni professionali con le mie passioni personali, ora che risiedo stabilmente in un luogo; i viaggi continuano ad essere un’altra mia grande passione che condivido con la mia famiglia, mio marito Aldo e la nostra piccola Maia.

Passando a parlare del tuo saggio dimmi, come ti è venuta l’idea per “L’Aquila e il Camaleonte”?

Seguendo “percorsi” di lettura anche diversi avevo incrociato queste due affascinanti ed intriganti figure femminili, Lou Andreas-Salomé e Anaïs Nin e raccolto su di loro una mole incredibile di materiale, spesso anche inedito in Italia: mi è sembrato naturale voler dare ordine a tutte le informazioni che avevo raccolto ed indagare le affinità e le differenze tra questi due archetipi di donna in una forma che sempre più si è evoluta in vera e propria ricerca.

Come mai hai scelto proprio quelle protagoniste? Cosa ti spinta ad avvicinartici?

Direi che è stato il caso o forse il destino. Studiando Rainer Maria Rilke mi sono interessata a Lou Andreas-Salomé: questa brillante intellettuale russo tedesca (ho studiato letteratura tedesca e letteratura russa all’università e la Salomé, appartenendo a questi due mondi, non poteva non incuriosirmi) era stata determinante per la vita e la produzione artistica del poeta. Contemporaneamente, fra le letture non universitarie, in quel periodo stavo affrontando Henry Miller ed il conflittuale rapporto con la sua Musa, la diarista Anaïs Nin. Come scrivo nella parte introduttiva del mio saggio «Chiunque abbia letto o scoperto dettagli su Lou Andreas-Salomé e abbia poi affrontato alcune pagine di diario di Anaïs Nin non può non giungere alla seguente conclusione: Lou e Anaïs sembrano quasi conoscersi, l’una rievoca nel ricordo l’altra».

Quali sono le caratteristiche delle protagoniste che ti hanno portato a dire, loro saranno le eroine del mio saggio?

Quando ho iniziato a dedicarmi alla lettura dei loro scritti (epistolari, romanzi, diari) non avevo la minima idea che avrei scritto un saggio: parliamo di diversi anni di letture nel corso dei quali la stesura di questo lavoro non rientrava proprio fra i miei progetti e le mie aspirazioni, né una volta concluso pensavo di vederlo davvero pubblicato. Ho scritto queste pagine molto tempo fa e il lavoro è stato tenuto chiuso nel cassetto per diversi anni; un anno fa ho capito che era arrivato il momento di proporlo e devo a Osvaldo Tartaro, editore di Talos Edizioni, il grande dono di vederlo pubblicato e non più rilegato in A4, chiuso in un cassetto.

Cosa ti ha affascinato maggiormente delle protagoniste de “L’Aquila e il Camaleonte”?

Di fatto la loro innata capacità di coniugare Eros e Conoscenza dal momento che un rapporto d’amore, una relazione, erano soprattutto strettamente connessi ad una profonda intesa cerebrale. Quando parliamo di importanti legami con personaggi come Rilke, Nietzsche, Miller o Artaud, non stiamo parlando di donne belle (seppure lo fossero entrambe), ma di donne profondamene intelligenti, che davano molto a questi grandi artisti e tanto da loro prendevano in un rapporto intellettualmente alla pari. E per loro era del tutto naturale. Ma mi ha colpita molto anche il rapporto di amicizia che sono riuscite a instaurare con le donne, fatto di stima, di fiducia, di complicità; anche questa una caratteristica di entrambe. Una grande amica di Anaïs Nin è stata la giornalista americana Barbara Kraft, con cui sono entrata in contatto qualche anno fa: a lei si devono due belle pubblicazioni, che spero di vedere presto tradotte in italiano, che raccontano gli ultimi anni di vita trascorsi a Los Angeles da Anaïs Nin e Henry Miller e che bene descrivono anche questa capacità di intesa di Anaïs con le donne.

In quale delle due ti riconosci maggiormente (sempre che tu ti riconosca in una delle due)?

In nessuna delle due dal momento che sono completamente diversa da entrambe, come Lou e Anaïs lo sono state fra di loro. Questo mio lavoro è infatti sotto forma di saggio proprio perché vuole essere una ricerca, lucida e obiettiva, che per la prima volta mette in relazione queste due figure femminili appartenute a due epoche storiche già diverse ma con una conoscenza in comune e proprio la scoperta di questa figura maschile che le lega (qui non anticipo di chi si tratta) ha rappresentato il punto di svolta, la scintilla decisiva che ha provocato l’idea del saggio.

Lou e Anaïs hanno inoltre catturato la mia attenzione per la loro capacità di essere semplicemente se stesse, nel bene e nel male e questa curiosità iniziale è stata alimentata dal trovare sul mio percorso continuamente qualcosa che le riguardasse. I lettori appassionati conoscono bene quella sensazione di libri che ti stanno aspettando, quando li trovi senza cercarli, in una libreria o su una bancarella e questi incontri, questo percorso di lettura tracciato dal caso, negli anni si è gradualmente trasformato, come dicevo, in una vera ricerca.

Ringrazio nuovamente di tutto cuore Emanuela Riverso per la cortesia e la disponibilità!

Grazie infinite anche a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buonanotte, buon Ferragosto e, come sempre, Buona lettura, magari proprio con il bellissimo saggio di Emanuela Riverso edito da Talos Edizioni!

Con simpatia! 🙂

Copertina de "L'Aquila e il Camaleonte" di Emanuela Riverso

Spazio al personaggio. Alessandra Cinque

Oggi l’incursione della nostra Isabella Grassi entra nel mondo della scrittura, della disabilità, dei libri e della musica

Salve a tutti!

Stasera la nostra impagabile Isabella Grassi torna a proporci un nuovo incontro della sua rubrica “Spazio al personaggio“. Protagonista di oggi sarà Alessandra Cinque che sarà protagonista di un evento che avrà luogo domani, giovedì 5 luglio 2018, a partire dalle ore 19.00, al Mentana 104, di Luca Farinotti. Per una presentazione la più completa ed esaustiva possibile cedo la parola alla nostra Isabella Grassi e alla sua graditissima ospite Alessandra Cinque alla quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto:

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Puntata anomala questa per la mia rubrica, non è un personaggio, ma sono le persone che condividono un’iniziativa a farne la parte del leone.

Il 5 luglio alle 19:00 al  Mentana 104 di Luca Farinotti, con la collaborazione della Libreria Diari di Bordo di Antonello Saiz e Alice Pisu ci sarà la presentazione ufficiale di una iniziativa che già di per sé merita di far parlare di sé.

L’iniziativa:

La mia risposta di Alessandra Cinque

Si tratta della Presentazione dell’iniziativa solidale UN LIBRO SOSPESO PER LA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO. Per tutta l’estate alla libreria Diari di bordo, la mitica libreria social di Parma, è possibile Sospendere un libro per La Comunità di Sant’Egidio, per creare una Biblioteca per la Comunità che compie 50 anni di attività.

Per chi non la conosce Sant’Egidio è una Comunità cristiana che ha ormai 50 anni, che è divenuta una rete di comunità in più di 70 paesi del mondo, unite dall’impegno volontario e gratuito per i poveri e per la pace.

A Parma, che è la mia citta, la Comunità di Sant’Egidio è presente dal 1989 con la scuola della pace nel quartiere Cinghio-Montanara: una proposta educativa umana, oltre che un lavoro solido di sostegno scolastico.

I promotori:

La libreria Diari di Bordo di Antonello Saiz e Alice Pisu, è forse la libreria più social di questa città, che ogni anni si fa promotrice di un impegno solidale, che spende quindi energia non solo per diffondere cultura, ma per fare del bene con la cultura.

Il luogo dell’evento:

Il giardino estivo del Mentana 104 di Luca Farinotti, è un luogo che a suo volta grazie al suo mentore che oltre che imprenditore del food è anche scrittore che coniuga il cibo con la cultura, dove si possono leggere libri, ascoltare della buona musica, o degustare buon cibo ed ottimo vino, e dove si organizzano eventi di promozione sociale.

L’ospite d’onore:

Alessandra Cinque alle proveAlessandra Cinque sarà la scrittrice deputata a presentare quest’importante iniziativa e lo farà parlando non solo del suo libro: La mia risposta (Edizioni DrawUp, 2015) ma soprattutto facendo da testimonial special con la sua vita e la sua esperienza personale.

Sul sito della casa editrice DrawUp che parla del suo libro Alessandra Cinque viene così descritta:

Ragazza trentenne che ha sempre vissuto per inseguire i suoi sogni e le sue passioni, che hanno reso la sua vita intensa e degna di possedere questo nome. I presupposti non erano dei migliori: nasce prematura, il 16 novembre 1981 a Venezia, e forse era davvero destino perché non solo sopravvive, ma riesce a fare molto più di quello che ci si potesse attendere da una bimba non vedente e affetta da tetraparesi spastica.

Alessandra Cinque in Ensemble

Queste parole non le rendono minimamente giustizia a chi come me la conosce da tempo. Io ho conosciuto questa fantastica ragazza durante uno dei miei corsi di teatro, io ero nel gruppo degli attori e lei nel gruppo dei danzatori. Siamo andati in scena e lei era uno splendido Angelo.

Prima di parlarvi del suo libro ho raccolto per voi alcune dichiarazioni di Davide Rocchi il suo maestro di danza insieme a Loredana Scianna.

Alessandra con aliLui così descrive Alessandra: coraggiosa, testarda come solo una ragazza veneta sa essere, ma nel contempo generosa. Con la sua esperienza teatrale ha fatto un bel percorso sia con la voce che con il corpo, riuscendo così  a superare i suoi limiti e forse anche quelli di persone più comuni di lei.

EnsembleL’ultimo spettacolo dove lei insieme a Davide Rocchi è assoluta protagonista in scena è OM, uno studio di danza su Oceano mare di Baricco. Lei appare sulla sua carrozzina che è completamente coperta, per poi abbandonare questo appoggio statico danzando e diventando lei stessa dinamica. La carrozzina rimarrà lì, completamente ignorata.

Parlando ora del libro, che Davide, a dispetto mio ha letto, queste le sue impressioni: è una biografia nella quale Alessandra lancia una vera sfida alle convenzioni e lo fa parlando di sé e della sua vita, di come tramite l’ascolto della radio ed in particolare della musica di Laura Pausini sia nata nuovamente.

Con questa cantante, che segue concerto per concerto, si è creato un legame molto intenso, quasi extrasensoriale e i testi delle sue canzoni sembrano andare di pari passo con la vita di Alessandra.

Il libro è la trasposizione su carta di un’emozione che nasce dalla passione ed il titolo La mia risposta riprende un brano e un disco di Laura Pausini. “È stato spontaneo, per me, suddividere i capitoli in base ai suoi dischi, che sono il motore della mia storia proprio come succede da più di vent’anni alla mia vita.”: sono le parole di commento dell’autrice al suo libro.

Il booktrailer è visionabile su questo link:  La mia risposta

Buona lettura, buona visione, buon ascolto.

Isabella Grassi

Spazio al personaggio. Patrizia Mattioli electronic girl

Nuova incursione nel mondo di tutto quanto ci rende piacevole la vita della nostra Isabella Grassi

Salve a tutti!

In questo sabato sera la nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi ci presenta, all’interno della sua rubrica Spazio al personaggio, una nuova ospite collegata a LOFT, il progetto presentato in questo articolo.

Si tratta dell’electronic girl Patrizia Mattioli alla quale vi invito a dare il vostro più caldo benvenuto:

Patrizia Mattioli alla consolle

Spazio al personaggio, una piccola incursione nel mondo della cultura, del teatro, dello sport, della musica e di quanto ci rende piacevole la vita, a cura di Isabella Grassi.

Oggi torno per voi nel mondo della musica, dopo il jazz e il rock, è il momento della musica elettronica e per questo campo ho scelto per voi Patizia Mattioli una electronic girl.

Romana di nascita, arriva a Parma a soli due anni e si diploma al locale Conservatorio Arrigo Boito    in clarinetto, trascorre però tutta l’età giovanile in vari gruppi di avanguardia musicale, suonando musica post industriale, di avanguardia e contemporanea.

Cosa ti ha lasciato questa tua esperienza nei vari campi musicali?

La curiosità e la sperimentazione musicale mi hanno portato a studiare vari strumenti, non solo quelli classici come il clarinetto, ma altresì di scoprire le tastiere e intraprendere così percorsi sonori diversi.

Quando sei arrivata al mondo del teatro?

Ė stato nel 1989 che ho scoperto la musica per la scena teatrale e sono approdata al teatro Lenz, un teatro sperimentale di Parma dove ho collaborato per circa 10 anni.

Importanti in questo campo sono però state anche le esperienze all’estero. Ho trascorso un anno a Londra per studiare e ricercare nuove modalità di scrittura compositiva e successivamente sono stata a Parigi avendo vinto un concorso di composizione IRCAM.

Al mio rientro ho incominciato a fare progetti come autrice  e nel 2001 ho iniziato a collaborare con Europa Teatri di Parma e altri artisti della città.

Di quali progetti sei particolarmente fiera?

Vado particolarmente fiera della composizione che mi ha permesso di andare a Parigi e che ho eseguito a Londra in una chiesa anglicana.  Il titolo è “The tower of Babel”, è per quattro voci elettroniche e quatto lingue diverse: inglese, francese, tedesco e italiano.

Patrizia Mattioli alle tastiere

Altrettanto importante per me è l’Antigone di Hőlderlin, una composizione che ho fatto per Lenz Rifrazioni.

Lo scorso anno ho fatto un disco in mp3 per l’etichetta Electronicgirls, interamente di musica elettronica.

Questo il link dove si può scaricare l’album per intero: https://electronicgirlslabel.weebly.com/releases.html

Vi consiglio di ascoltare Increase, tratta della realtà come diverse dimensioni, è legato all’esplorazione di una dimensione sonora.

Altro piccolo gioiellino è Sleep Concert. Si tratta di un progetto al quale ho partecipato durante il Festival di Forte Marghera a Mestre che si chiama Electro Camp ed è organizzato da Live Arts Culture e Electronic Girls.

Patrizia Mattioli sul palco

Si è svolto nel settembre 2017 e io con altre due compositrici abbiamo suonato mentre il pubblico dormiva per sette ore dalle 00:00 fino alle 07:00, completamente in improvvisazione.  Gli spettatori erano liberi di dormire con i sacchi a pelo che erano stati loro forniti, rilassarsi o semplicemente ascoltare. Ė stata una grande esperienza, il luogo era il padiglione C32, uno degli spazi del festival, e ho suonato musica esclusivamente elettronica. Alla viola c’era Federica Furlani e alla chitarra Elettrica IOIOI.

Ora però ti sei lanciata in un nuovo progetto, completamente innovativo di cui abbiamo parlato anche su questo blog. Si tratta di LOFT, ce ne vuoi parlare?

LOFT è una Libera Organizzazione Forme Teatrali, appena partita a Parma. Ė una associazione  di liberi artisti che hanno avuto voglia di incontrarsi e di fare progetti insieme.

Il Presidente è Savino Paparella, io invece sono il Vice Presidente, l’idea è nata da Franca Tragni e Carlo Ferrari. Al momento io sono l’unica musicista, poi ci sono attori, danzatori, tecnici, registi e drammaturgi, e la sede è a Parma, siamo aperti a collaborazioni con atre associazioni ad ampio raggio.

Attualmente la rassegna che si sta svolgendo in questi giorni è ubicata nel Parco del Naviglio a Parma e nei locali delle Officine On/Off Casa nel Parco. Il progetto è stato approvato dal Comune di Parma, l’ingresso è libero con offerta il cui ricavato sarà devoluto al Centro Giovani Casa nel Parco.

Per il programma completo della manifestazione, sempre su questo blog è stato pubblicato il comunicato stampa, al quale si rimanda. Il prossimo spettacolo è lunedì 25  giugno alle 21:15, dove andrà in scena lo spettacolo Io, so? di e con Elisa Cuppini e Savino Paparella, musiche di Patrizia Mattioli, oggetti Roberto Mora.

Se volete ascoltare la musica di Patrizia Mattioli potete farlo su questo link:

https://soundcloud.com/patriziamattioli  o visitando il sito: http://www.patriziamattioli.it/  e per info visitare la sua pagina fb:  https://www.facebook.com/Patrizia-Mattioli-Musician-Composer-1469665979916823/

Buon ascolto.

Isabella Grassi

[INTERVISTE]Intervista con l’autore. Luca Farinotti – Parte Seconda

La nostra Isabella Grassi conclude la propria intervista con Luca Farinotti

Salve a tutti!

Oggi vi presento una nuova puntata della rubrica “Intervista con l’autore” della nostra inviata dalle terre parmensi Isabella Grassi che conclude la propria intervista con lo scrittore-imprenditore Luca Farinotti.

Ma ora è il momento di cedere la parola alla nostra Isabella Grassi:

INTERVISTA CON L’AUTORE

Luca Farinotti – Seconda parte

#mondoristorante

Edizioni Clandestine 2018

 #mondoristorante di Luca Farinotti

Ho già intervistato per voi Luca Farinotti,  lo scrittore-imprenditore della mia amata Parma.

Vi ho annunciato a marzo l’uscita del suo nuovo libro #mondoristorante nella mia intervista con l’autore: Luca Farinotti, e sempre su questo blog ho dato ampio risalto alle sue presentazioni del mese di maggio,  https://ilibridiriccardino.com/2018/05/07/presentazione-eventibrunch-in-the-office-con-gli-autori/ felice del fatto che sia sulla seconda di copertina che all’interno del libro l’autore avesse riportato stralci della mia o meglio nostra intervista. Anche voi quindi, cari lettori siete di fatto entrati a far parte di questo libro.

Ciò che non vi ho detto e che fa parte di questa “seconda puntata” è l’impressione che il libro mi ha fatto, qual è secondo me il messaggio dell’opera #mondoristorante.

Il libro è, ora posso dirlo, veramente dedicato al “ristoratore resistente”, non solo perché a tale figura è dedicato un capitolo del libro, ma perché in tutte le sue pagine il lettore attento si accorge di essere guidato come Dante da Virgilio nel suo percorso. Il ristoratore resistente è la guida silente, l’angelo custode e ha un suo emblema nella “zuppetta di arselle”, piatto tipico versiliese, semplice e allo stesso tempo così delicato e prezioso, (pag. 169 #mondoristorante). “Amore e sudore” contraddistinguono questo piatto e chi lo fa, e il lettore potrà cimentarsi nella sua esecuzione perché troverà nella pagina seguente la ricetta, o meglio la ricetta dello chef di un ristorante resistente a Forte dei Marmi, tipico luogo di villeggiatura sulla costa toscana.

E così, sempre viaggiando tra le pagine del libro, si scoprono tanti altri ristoratori, tanti altri chef che non saranno cuochi stellati, che non sono omologati, che non hanno un menu vario ma che ciò nonostante riescono a stupire sia per la presentazione (amore) che soprattutto per il gusto (sudore), il fortunato commensale. Fa capolino “la pasta alla Norma” servita “dopo dieci minuti, su un piatto di ceramica stupendamente decorato di Soli sorridenti e limoni grossi e maturi: pochi spaghetti, perfettamente al dente e regalmente presentati. Adagiate, sopra di essi, tre enormi fette di melanzana dorate, morbide, croccanti, dolcissime.” E non ci si può certo stupire se dopo questa entusiastica descrizione di un pranzo di Luca in “un piccolo dammuso bianco che ha tutta l’aria di essere un posto di ristoro” il pasto vene consumato in silenzio, interrotto solo alla fine allorché una caffettiera fumante farà il suo ingresso.

Odori e sapori permeano la lettura, così come luoghi vicini e lontani, e nomi. Farinotti infatti esalta e magnifica Diego Sorba (oste del Tabarro di Parma, locale della centrale via Farini a Parma), come “fulgido esempio di come si possa, arrivando a incarnare la propria missione in senso tutt’altro figurato, diventare una carta dei vini vivente, vocale e interattiva in costante virtuoso divenire”, parla di Virgilio l’Oste Resistente dell’Oltretorrente di Parma e sempre sul territorio emiliano di Sandro Levati, del suo no cellulare grazie, e tanti altri che meritano di essere scoperti tra le pagine.

Vi è una aperta condanna alle multinazionali del cibo. Vi è il monito rivolto al ristorante resistente che  deve essere “nemico del prodottoimbroglio che non rispetta la terra, da una parte, e dell’appiattimento culturale, dall’altra. Il resistente è nemico di qualsiasi abominio geografico… è anche nemico delle multinazionali dell’agricoltura, degli enologi asserviti ai subdoli meccanismi commerciali condizionati dai punteggi strumentali delle guide prodotte da mondoparker e, infine, del commercio dei cosiddetti brand a esse connessi.”. Illustra le 5 regole disciplinari che il Ristoratore Resistente deve rispettare, qui sottolineo la numero 3 che, dopo aver fatto un espresso riferimento al coraggio che deve contraddistinguere il Ristoratore Resistente, esprime chiaramente il divieto di sponsorizzazione.  Prosegue con un elenco dei marchi da evitare in quanto di proprietà di una delle multinazionali più potenti e più pericolose del mondo, marchi che non devono entrare in un ristorante resistente, perché chi lo guida e governa deve rifiutare tale sistema, “guardando alla qualità dei prodotti che utilizza, che rispetta ove possibile la provenienza biologica, e soprattutto che dimostra di conoscere la stagionalità degli alimenti che utilizza nel predisporre il menu.” (dalla mia precedente intervista).

Poiché il libro vuole essere una miniguida,  un aiuto a diffondere la cultura del mangiar bene, come scelta morale e non come semplice ricerca del gusto, la seconda parte è intitolata “Andare al ristorante” e consta di divertenti inserti per illustrare ricette come il Mo-To ma anche di una ricostruzione dell’evoluzione del mondo della ristorazione dagli anni 60 fino ai giorni nostri. Ecco quindi che pian piano si assiste alla nascita del prodottoconsumatore e del come si  sia diffuso il concetto che “chiunque abbia cucinato un risotto per tre amici si sente autorizzato e qualificato a diventare chef o foodblogger professionista”. Con l’arrivo dei social e la diffusione dei media anche nel mondoristorante arrivano gli investimenti di marketing, i concetti di packaging positioning e comunicazione che “surclassano quelli destinati a ricerca, sviluppo e realizzazione di prodotti di Qualità”. In chiusura vi è un capitolo dedicato al Galateo del Cliente, un divertente questionario e un’immancabile ricetta.

#mondoristorante di Luca Farinotti (Edizioni Clandestine 2018) è un libro che vi consiglio di leggere e tenere a disposizione per essere ripreso e riletto come si fa come una guida, ogni volta che vi capiterà di affrontare una delle tante tematiche affrontate, ogni volta che vorrete sorridere, o semplicemente vorrete affrontare una delle ricette che Luca vi consiglia.

E sfogliando le pagine di questo libro scoprirete così tutti i mondi che il suo autore ama descrivere, e non solo quello del mondoristorante, unico ad avere un # che lo accompagna e la lettura sarà piacevole come quella di un romanzo e utile come quella di un saggio.

Se avete seguito i miei consigli e quelli di insottocosto.it su il salone di Torino avete già avuto modo di vedere e sentire Luca, ma se vi trovate a passare per Parma vi aspetto alla Libreria Diari di Bordo il 21 giugno 2018 per letti di notte, dove insieme a Diego Sorba la sottoscritta presenterà nuovamente il libro e Luca Farinotti, dopo l’anteprima fatta a Brunch in The Office, album fotografico, ecco l’evento fb #mondoristorante a letti di notte.

Vi aspetto numerosi e vi auguro  come al solito una Buona lettura.

                                                                                                                       Isabella Grassi

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