Volevo i pantaloni

Recensione dell’opera prima di Lara Cardella

Volevo i pantaloni di Lara CardellaLa ricerca di un’indipendenza, di una vita diversa da quella che le leggi non scritte ma non per questo disattese di un piccolo paesino. Non ho specificato che si tratta, nel romanzo, di un piccolo paesino siciliano perchè la situazione era ed in certi casi, nonostante tutto ancora è, valida anche qui da noi al Nord. La protagonista del romanzo, Annetta, alter-ego dell’autrice, nella sua ferma volontà di portare i pantaloni attraverserà varie fasi: la fase mistica nella quale vorrebbe entrare in convento, la fase mascolina che la spingerà a seguire e ad imitare i comportamenti di un cugino maschio ed infine la fase da buttana, per dirla alla sicula.
Vi è da dire che quel termine, nel significato che aveva nell’ambiente della protagonista, non identificava solamente le donne di vita, parafrasando Pier Paolo Pasolini, ma nella categoria rientravano anche quelle ragazze (o donne) che, semplicemente, avevano dei comportamenti che andavano contro quelle leggi non scritte di cui parlavo all’inizio. Atteggiamenti considerati più spavaldi e, secondo la mentalità del luogo, fuori luogo (scusate il bisticcio di parole) quando non addirittura scandalosi. Questa terza fase, in special modo, provocherà ad Annetta dei grossi problemi, tanto è vero che, la sua famiglia, ad un certo punto, la rinnegherà mandandola a stare da una zia il cui marito già aveva abusato di lei quando Annetta era più piccola.
Nel romanzo è presentata anche tutta l’ipocrisia e la crudeltà di persone che, pur se si riempiono la bocca con espressioni quali onore della famiglia non esitano ad esporre la propria figlia, come faranno il padre e la madre della protagonista, a pericoli di non poco conto, anzi a grossi e gravi pericoli. Ma l’ipocrisia non viene evidenziata solo in quel punto ma è già lampante quando Annetta si sente rispondere dalla madre, notate bene dalla madre, la quale aveva saputo che la figlia aveva raccontato alla propria nonna quello che lo zio le aveva fatto anni prima, “Te lo potevi tenere per te. L’hai fatta morire tua nonna.
Qualcuno mi deve spiegare come può una madre caricare la figlia di un tale fardello di colpe. Il punto più squallido nel quale si capisce la bassezza infima alla quale un uomo possa arrivare lo si incontra verso la fine quando Annetta, rimasta in casa sola, di sera, con lo zio viene quasi spinta da lui a compiere atti di sesso orale. Ma non è ancora questo il punto più infimo… No! Il punto nel quale più salta all’occhio del lettore la miseria umana di quell’uomo si ha quando, mentre Annetta è in ginocchio davanti allo zio, nudo, entra nella stanza, rimasta aperta, la figlia maggiore degli zii, la quale, rivolta alla cugina le dice: “Non ti preoccupare, che poi esce il latte!
Fortunatamente la vicenda avrà poi, nonostante tutto, un lieto fine. Ho usato il corsivo per lieto fine non perché non lo sia ma perché in questo lieto fine si nota, una volta di più l’ipocrisia dei genitori di Annetta che, dopo il rischio corso dalla figlia e dopo che lei era stata accolta, per qualche tempo a casa di una sua compagna di scuola, quella stessa compagna di scuola che l’aveva istruita nella sua fase da buttana, i genitori di Annetta, “si ricordano di avere ancora una figlia” e la riportano a casa. Una lettura che, pur esaurendosi nel giro di poche ore, fa riflettere molto e molto profondamente.

 

Review: Hallowe’en Party

Hallowe'en Party
Hallowe’en Party by Agatha Christie

My rating: 5 of 5 stars

Woodleigh Common è un piccolo paesino nella campagna inglese. Qui è stata organizzata una festa di Halloween per un gruppo di adolescenti del villaggio. Una festa come ce ne sono state e come ce ne sono tante, con giochi, balli e cibo. La festa vede la presenza della famosa scrittrice di libri gialli Ariadne Oliver invitata da una sua nuova amica. La festa ha però uno sviluppo imprevisto e tragico quando la giovane Joyce Reynolds viene trovata morta annegata con la testa spinta in un secchio pieno d’acqua che poco prima era stato usato per uno dei giochi della festa.
Questo delitto sconvolge Madame Oliver e la spinge a rivolgersi al suo vecchio e buon amico Hercule Poirot, pregandolo di far luce su quel delitto particolarmente abietto. Hercule Poirot accetta il caso e si reca nel villaggio. Nel corso delle indagini il piccolo belga ritrova una sua vecchia conoscenza, il sovrintendente Spence, ormai in pensione e ritiratosi in quel paesino per abitare con la sorella rimasta vedova. Poirot e il sovrintendente in pensione Spence si troveranno a lavorare di nuovo insieme, come già avvenuto anni prima, ad un caso che sembra richiamarne altri, tra i quali la sparizione di una ragazza au pair, l’uccisione di un giovane impiegato in uno studio legale ed un testamento contraffatto. Fatti che sembrano a se stanti e slegati ma che verranno chiariti e che finiranno col fare un tutt’uno con il caso del misterioso e crudele assassinio della povera Joyce Reynolds, una ragazzina dalla nomea di bugiarda che poche ore prima di essere assassinata aveva affermato, non venendo creduta, di aver assistito, anni prima, ad un omicidio che a quel tempo non aveva capito essere un omicidio e di suo fratello Leopold, un ragazzino col vizio di spiare le altre persone e di ficcare il naso dappertutto. Una storia nella quale la bellezza ed il Male, quello con la “M” maiuscola, si mescolano formando un’amalgama inscindibile.

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Review: The Jelly-Bean

The Jelly-Bean
The Jelly-Bean by F. Scott Fitzgerald

My rating: 5 of 5 stars

Jim Powell è un “Jelly-Bean”, un mollaccione, un perdigiorno, come si dice solitamente in questi casi. Ultimo esponente di una famiglia che aveva un nome passa le proprie giornate tra lavoretti saltuari e bighellonamenti. In città è conosciuto e guardato dall’alto persino da quelle persone che non erano nessuno quando la famiglia era qualcuno. Ha un unico talento, per così dire: sa giocare ai dadi. Di natura timida e schiva ha sempre evitato le feste ma sarà proprio una di quelle feste che in gioventù, ai tempi della scuola per intenderci, aveva tanto accuratamente evitato che, un giorno, anzi una sera, anni dopo, quando il nostro mollaccione è ormai tornato a casa dopo il periodo di ferma per la guerra, che segnerà, in un certo senso, un punto di svolta nella vita di Jim il mollaccione.
Verso la fine di questa festa infatti Jim aiuterà Nancy Lamar, una ragazza che lui conosce da lungo tempo, pur non essendo mai stato eccessivamente in confidenza, anzi non essendo mai stato un suo eccessivo simpatizzante, per così dire, ad evitare una pesante perdita al gioco dei dadi. Rientrato nel proprio alloggio, situato sopra l’autofficina nella quale il nostro mollaccione fa qualche saltuario lavoretto, Jim il mollaccione si rende conto che quella ragazza, Nancy Lamar, gli si è insinuata nella mente e nel cuore e questo gli provoca una sofferenza che mai aveva provato prima. Questa sofferenza lo porta alla decisione di cambiare vita radicalmente. Basta con Jim il mollaccione! È tempo di cambiare e di tornare ad essere una persona guardata con rispetto. Jim Powell si convince a lasciare la città per trasferirsi nella fattoria di uno zio su al Nord dove lavorerà, si impegnerà e, a tempo debito, coi soldi che ha da parte, potrebbe decidere di investire in quella fattoria, ritirandola e mandandola avanti in prima persona.
Queste sono le buone intenzioni di Jim Powell. Poi però, come sempre, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” e basta la notizia che Nancy Lamar si è sposata poche ore prima per cambiare di nuovo tutte le carte in tavola. Troviamo infatti, alla fine, Jim Powell che, lungi dal lasciare la città, si infila in un bar dove sà di trovare alcune persone conosciute con le quali intrattenersi in passatempi squisitamente non costruttivi.

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Review: Un gioco da bambini

Un gioco da bambini
Un gioco da bambini by J.G. Ballard

My rating: 5 of 5 stars

Un tranquillo complesso residenziale abitato da famiglie della borghesia inglese che vivono nell’agiatezza e che hanno instaurato una sorta di regime atto a creare una società sana e pacifica. Una sorta di piccolo paradiso in terra dove la vita scorre tranquilla fra i mille impegni, tutti rigorosamente pianificati, tanto degli adulti che degli abitanti più giovani. In questa sorta di Piccola Società Perfetta, un giorno, come un fulmine a ciel sereno, piomba l’inaspettato e l’imponderabile. In una tragica mattina d’inizio estate tutti gli adulti venuto assassinati e i ragazzi che vivevano nel perfetto complesso residenziale scompaiono nel nulla.
L’azione è di una precisione ed è compiuta con tanta precisione e rapidità che subito, le forze dell’ordine chiamate ad investigare si lanciano in una serie di ipotesi su quella che può essere stata la dinamica del massacro e su chi ne siano i colpevoli. Ad interessarsi del caso entra in gioco anche Richard Greville, il Consulente Psichiatrico della Polizia Metropolitana il quale, assistito da sergente Payne, membro del Dipartimento di Indagini Criminali di Reading, compie le proprie personali indagini per cercare di venire a capo di quei fatti tragici ed all’apparenza inspiegabili.
Queste indagini porteranno il Dottore e il suo aiutante a portare alla luce un piano mostruoso progettato e portato, freddamente, a termine dai più insospettabili tra i possibili colpevoli, coloro i quali, i mass media, hanno dipinto sin dall’inizio come le vere vittime dei quei tragici eventi. Svelata l’identità dei colpevoli il Dottore tenta di venire a capo di quello che può essere stato il movente che ha condotto gli assassini a progettare e portare a termine il massacro. Quella che sembra essere la ragione più sensata ad un massacro che di sensato non ha proprio nulla è la voglia dei responsabili di ribellarsi contro quella dittatura della comprensione ad oltranza. Una voglia di rispondere con la follia più atroce ad una società che è l’immagine della sanità e della perfezione.

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Review: Barbablù

Barbablù
Barbablù by Amélie Nothomb

My rating: 5 of 5 stars

Saturnine è una giovane ragazza la quale va ad coabitare con un uomo, un aristocratico, di origini spagnole nel palazzo di quest’ultimo. Il giorno nel quale lo spagnolo deve scegliere la nuova, nona, coinquilina le pretendenti accorrono in massa o quasi. La maggior parte è stata però attirata, non tanto dal prezzo convenientissimo per un alloggio nel centro di Parigi, 500 €, quanto dalla reputazione alonata di cupo mistero dell’uomo. Solo Saturnine sembra essere all’oscuro di quello che si vocifera nei confronti di don Elemirio Nibal y Milcar, così si chiama l’uomo.
Si racconta che le sue otto precedenti siano sparite senza lasciar traccia e questo ha contribuito a cucire addosso a don Elemirio la nomea di assassino. Quando viene scelta come nuova coinquilina di don Elemirio, Saturnine inizia con lui una serie di scaramucce, di duelli, attraverso i quali alla giovane preme, soprattutto, di mostrare che lei non ha alcun timore del suo coinquilino. Questi, appena Saturnine arriva sotto il suo tetto l’avvisa che da quel giorno in avanti ella potrà girare liberamente per tutte le stanze della casa tranne che nella Camera oscura. Don Elemirio aggiunge poi che se Saturnine violerà quel divieto lui se ne accorgerà e la punirà.
Nonostante il suo atteggiamento all’apparenza coraggioso e finanche spavaldo, le voci sul conto di Don Elemirio sembrano comunque pesare sulla convivenza. Quando però Don Elemirio cerca di spiegare Saturnine sfugge sempre quegli argomenti. Persino quando Don Elemirio la invita a denunciarlo nel caso lei creda alle voci che circolano su di lui Saturnine si rifiuterà, dando così al lettore, quantomeno a me l’hanno data, sia con questo rifiuto che col rifiuto, ostinato e costante, di voler conoscere la Verità di Don Elemirio, una sensazione di ignavia, quasi che anche il solo conoscere la verità sottintenda un obbligo, morale quantomeno, per la ragazza di agire di conseguenza; obbligo che lei rifugge.
In questo racconto che procede in un crescendo fino a culminare in un finale non scontato e oserei dire perfetto, i due protagonisti principali risultano perfettamente delineati e tratteggiati e danno vita, con le loro continue scaramucce, ad una storia che tiene avvinto il lettore. Mi sento di raccomandare questa lettura a tutti, anche a quanti, come me, non sono degli affezionati lettori di Amélie Nothomb.

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Review: Poesie

Poesie
Poesie by D.H. Lawrence

My rating: 5 of 5 stars

Ammetto la mia (poco) beata ignoranza ma conoscevo David Herbert Lawrence solo ed unicamente per il famosissimo, come direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo, è un libro che conoscono anche i fermenti lattici, “L’amante di Lady Chatterley“. Ed invece, grazie ad una delle mie incursioni in biblioteca, ho scoperto un, per me sconosciuto, aspetto di David Herbert Lawrence, quello di poeta. In questa raccolta scopriamo che Lawrence è anche “il più grande poeta della natura… il più sottile, spietato interprete del mistero della vita e del cosmo.“, come recita la quarta di copertina del volume.
Tra le varie poesie che compongono questo libro voglio soffermarmi su alcune, racchiuse in quella che, idealmente, possiamo definire la seconda parte del volume, anche se nel libro non vi sono suddivisioni di sorta. La prima s’intitola “Prigioniero del suo ego” e paragona le persone chiuse, alla stregua di prigionieri, nel proprio ego alle piante prigioniere di vasi che le costringono limitandone lo sviluppo. La poesia finisce con un alito di ottimismo quando il poeta suggerisce alle persone che si trovassero in quella limitante situazione di prigioniere di farsi forti come quelle piante che riescono ad infrangere i vasi ed a svilupparsi finalmente libere.
La seconda poesia che voglio mettere sotto la lente è “Il trionfo della macchina” nella quale Lawrence afferma che il trionfo delle macchine sarà destinata a terminare e quindi suggerisce di far maggiore affidamento a quello che è destinato ad avere una durata ed un’importanza maggiore.
Fedele al famoso detto “Non c’è due, senza tre concludo le mie osservazioni da vicino con la poesia “Non ci sono dei. Qui il poeta dice, evidentemente rivolgendosi a quel tipo di persone che vivono senza guardare oltre al “qui e ora“, “Non ci sono dei, e tu puoi compiacertene” quindi invitando, per così dire, la propria controparte a vivere tranquillo facendo tutto quello che preferisce senza preoccupazioni. Poi però invita questa terza parte a lasciargli le sue certezze, così come lui lascia che lui (o lei) viva come meglio crede.
Una raccolta di poesie per scoprire ed apprezzare una delle voci più alte del panorama poetico mondiale.

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Review: La favola di Amore e Psiche

La favola di Amore e Psiche
La favola di Amore e Psiche by Lucius Apuleius

My rating: 5 of 5 stars

Psiche è la figlia minore di una coppia. La bellezza della giovane è talmente stupefacente da non poter nemmeno essere descritta con parole umane. Questo fatto induce la gente a considerarla una nuova Venere ed a renderle gli omaggi normalmente tributati alla Dea. Questo fatto provoca una fortissima indignazione da parte di Venere che decide di punire la giovane. Il figlio di Venere, Cupido, però, anziché punire Psiche se ne innamora. Le due sorelle maggiori di Psiche, invidiose del destino toccato alla sorella più giovane, tramano per rovinarle la vita e la inducono a compiere atti che sembrano pregiudicare quella che sembra destinata ad essere una vita di amore e felicità. Il Destino sarà però benevolo con la giovane e, pur dopo una serie di travagli e prove, permetterà alla giovane Psiche di convolare felicemente a nozze col proprio divino sposo e a vivere con lui un amore eterno con il beneplacito degli dei.
Questa favola, estratta da L’asino d’oro o le metamorfosi di Apuleio e recentemente pubblicata in edizione tascabile ma elegante dalla Newton Compton nella propria collana Live Deluse regala al lettore una storia che emoziona, commuove e fa al contempo riflettere.

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Review: la signora dalloway in bond street e altri racconti

la signora dalloway in bond street e altri racconti
la signora dalloway in bond street e altri racconti by Virginia Woolf

My rating: 5 of 5 stars

Tutti i racconti contenuti in questa raccolta hanno un punto in comune. In ognuno di essi lo spunto iniziale del racconto non è mai fine a se stesso. Sono pienamente consapevole di aver appena detto una grandissima ovvietà, specie per quante e quanti tra voi amano e conoscono Virginia Woolf in maniera più approfondita. Ciononostante è il punto che più mi ha colpito in questi racconti. Ossia, come dicevo poco fa, notare come il punto di partenza, un abito nuovo non proprio adatto ad una festa, un’uscita per andare a comprare dei guanti o l’osservazione di un quadro, tanto per citare i primi tre spunti iniziali che mi siano venuti in mente, facciano da volano a considerazioni più profonde di carattere umanistico e sociale. Vi è poi un racconto in particolare, quello intitolato La presentazione, uno dei racconti nei quali torna il leit-motiv della festa organizzata dalla signora Dalloway, nel quale si nota in maniera più marcata la vena di suffragetta per la parità di diritti tra uomo e donna. Qui, infatti, troviamo protagonista Lily Everit, una giovane che poteva vantare un recente saggio, giudicato eccellente, sul decano Swift. Lily, durante la festa della signora Dalloway, viene presentata ad un uomo del quale viene detto al lettore che abbia, come principale ed a quanto è dato sapere unico, vanto quello di essere un discendente di Shakespeare. Nonostante i meriti tra i due siano notevolmente sbilanciati a favore di Lily, la Woolf ci presenta l’uomo nell’atto, a tutta prima banale, di strappare le ali ad una mosca. Questo atto acquista però un valore enormemente maggiore, direi un valore immenso, se lo si interpreta in maniera metaforica e cioè come l’attitudine di quest’uomo, forte di un così notevole avo, di strappare, tarpare, le ali a quanti (e soprattutto a quante) egli consideri, a torto o a ragione, più spesso a torto, inferiori a sé, alla stregua, appunto, di mosche.
Nei racconti che compongono la raccolta torna, inoltre, il tema della morte e più in particolare del suicidio, quasi un triste e macabro preannuncio di quella che sarà poi la tragica fine dell’autrice.
Una raccolta di racconti da leggere per potersi gustare la prosa di una delle maggiori scrittrici europee e per riflettere su temi molto profondi.

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Review: La terra desolata. Frammento di un agone. Marcia trionfale

La terra desolata. Frammento di un agone. Marcia trionfale
La terra desolata. Frammento di un agone. Marcia trionfale by T.S. Eliot

My rating: 5 of 5 stars

In questo poemetto in cinque parti di Thomas Stearns Eliot la terra desolata del titolo è la terra, di desolazione crescente e avanzante che, posta ai margini dell’Ultima Thule del pensiero europeo, estrema propaggine di terra che ancora si può definire logica e sensata in quell’epoca d’ansia che è quella degli anni immediatamente successivi alla conclusione della Grande Guerra nella quale domina una grande ansia ed incertezza sul futuro.
Per dare una seppur remota possibilità ad una risposta positiva alla domanda conclusiva che il poeta si pone riguardo ad una possibilità di rimettere in sesto quella sua terra in sfacelo Eliot pone a mo’ di ideali pilastri sui quali poggia l’impalcatura, o meglio l’ossatura, di questa sua opera, frammenti poetici presi a prestito da alcuni grandi poeti del passato. E dire che il poema non s’apre certo in una maniera che lasci neppur un minimissimo spiraglio alla positività. In apertura, infatti, l’autore dichiara quanto aprile sia il mese più crudele dell’anno. Partendo proprio da questa considerazione l’autore ci prende per mano e ci accompagna in questo viaggio nell’ultimo avamposto umano ai margini di una terra desolata che, come ho detto all’inizio, minaccia di avanzare e crescere arrivando ad invadere e travolgere tutto.
A completare il volume, oltre ad un’adeguata dotazione di note al testo, vi sono due composizioni più brevi e, a loro modo, più leggere e meno disperate e disperanti, vale a dire un frammento tratto da Sweeney Agonista e Marcia trionfale.

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Review: Addio al calcio

Addio al calcio
Addio al calcio by Valerio Magrelli

My rating: 5 of 5 stars

Il libro raccoglie una serie di pensieri e, per così dire, confessioni che l’autore fa attorno al mondo dello sport più bello del mondo. Si tratta di pensieri e riflessioni basate sia sulle sue esperienze personali, a partire dai pomeriggi a giocare a pallone col padre, per passare alla partitelle con gli amici, tanto da bambino, che da adolescente fino a quelle in età adulta, ma vi si trovano anche memorie di quando i panni del padre li vestiva lui e dall’altra parte del pallone, per così dire, c’era suo figlio. Ma non è solo un libro di memorie e pensieri personali.
No!
In questo libro si trovano anche riflessioni sull’evoluzione del mondo del calcio, da quello del passato a quello di adesso. Inoltre le sue riflessioni arrivano anche ad interessare la “tecnologizzazione” dei passatempi legati al calcio dal calcetto (o calcio-balilla), al subbuteo, che deve il proprio nome ad una specie di falco, il Falco Subbuteo appunto, gioco la cui invenzione non per niente si deve ad un ornitologo, fino a giungere alla versione della Play-Station con “partite fantasma, giocate da giocatori fantasma e con commenti fantasma“.
Il titolo stesso del libro allude anche all’evoluzione del calcio che ha portato questo sport a dire addio a quella che era la sua interpretazione originaria o, per dirla con un’espressione più elegante, a quel che era il calcio degli albori.
Un libro da leggere nel quale la vena poetica dell’autore, non a caso uno dei migliori poeti nostrani contemporanei, si rivela nuovamente appieno ammantando di poesia e di delicatezza uno sport che fa della tecnica ma anche della “muscolarità” i propri aspetti principali.

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