Spazio al personaggio: il regista Antonio Zanoletti

La nostra Isabella Grassi intervista per voi il regista Antonio Zanoletti

Salve a tutti!

In questo giovedì sera la nostra impagabile Isabella Grassi intervista, per la sua rubrica Spazio al personaggio il regista e attore teatrale Antonio Zanoletti. Cedo immediatamente la parola ad Isabella:

Oggi mi addentro meglio nel mondo del teatro, argomento del quale vi ho solo accennato e per farlo vi parlerò della regia presentandovi Antonio Zanoletti.

Io ho conosciuto Antonio qualche anno fa al Teatro del Cerchio di Parma dove collabora sia tenendo corsi, sia con delle produzioni teatrali.

L’intervista è stata realizzata proprio mentre stava supervisionando il piano luci di uno spettacolo di sua produzione dedicato alla stagione ragazzi.

Non vi nascondo che doverlo condividere con il tecnico luci e con gli attori che provavano i movimenti ed al tempo stesso stendere questo mio contributo al fantastico mondo del teatro ha in sé del magico.

 Antonio parlami di te e della tua carriera artistica.

Sono approdato al teatro tardi, nonostante la folgorazione la abbia avuta a sei anni, allorché una compagnia di girovaghi approdò nel cortile dei contadini dove vivevo.

Stavano montando lo spettacolo sotto il portico ed io osservavo tutto, quando una attrice mi fece una domanda che di per sé non ha nulla di strano: “Cosa fai bimbo?”.

Ebbene mi si illuminò un mondo e risposi: “Sto aspettando il Teatro”.

Arrivai al “Piccolo” a 25 anni allorché rimasi letteralmente rapito da uno spettacolo di Gabriele Lavia diretto da Strehler.

Mi presentai barando sull’età, dichiarandone infatti solo 24, e frequentai quindi l’Accademia a Milano per tre anni.

Dopo Strehler ho avuto diversi registi tra i quali mi piace ricordare Ronconi.

Ho avuto anche una esperienza nel mondo della celluloide, in un film per la televisione ma per scelta sono sempre stato fedele al teatro.

 Ci hai descritto la tua carriera di attore, sappiamo che sei regista, ma mi risulta che hai avuto esperienze anche nel mondo del doppiaggio. Ti va di parlarmene?

Si, devo dire che ho nutrito un paio di generazioni con cartoni animati.

Nda: Antonio non ricorda esattamente i titoli ed allora ho fatto una piccola ricerca su internet per scoprire così che ha doppiato Porthos nel cartone animato “D’Artagnan e i moschettieri del Re”, ma anche Emanuele in “Prendi il mondo e vai” e Keith e Robert in “Motori in pista”.

Ho doppiato Martin Sheen e per “C’era una volta l’America” James Wood.

Nda: sempre tramite internet però si scopre che il nostro Antonio ha dato la sua voce anche nei telefilm “Licia dolce Licia” e “Balliamo e cantiamo con Licia” dove ha doppiato Marco Bellavia nel ruolo di Steve.

Ritengo il doppiaggio molto importante per “uscire da sé” per “impastarsi” con la faccia e la recitazione dell’attore che doppi.

È una grande disciplina il doppiaggio se fatto bene e quando doppi dei grandi attori di fatto è una grande esperienza perché è come andare a lezione di recitazione da loro, dovendoti immedesimare in loro e di fatto è come se tu li vedessi agire in diretta.

Parlaci ora del mondo della regia, della tua visione della regia.

Ritengo che la regia sia il naturale approdo per un attore ormai giunto ad una certa età, soprattutto se si ama vedere il proprio lavoro a 360 gradi.

Fare regia è dare una lettura personale del testo e dell’autore che ha scritto il testo che si andrà a mettere in scena.

Il lavoro del regista è fare da tramite tra il testo ed il pubblico dandone appunto una propria personale visione.

Si può definire onesta quella regia con la quale ci si metta a servizio dell’autore e non si stravolga la sua opera. Io non amo il cosiddetto “famolo strano” e preferisco fare una regia che faccia da tramite per il testo e che diventi messaggero dello stesso.

Devo pur tuttavia far rilevare la particolarità del momento in cui viviamo, in quanto la critica tende a far emergere l’attore e non l’idea di regia, a presentarla quindi come non lucida.

Qual è il messaggio principale che vuole lasciare con i suoi lavori teatrali agli spettatori?

La complessità dell’uomo guardata con una profonda compartecipazione al proprio esistere.

Coltivare la tolleranza intesa come comprensione dell’umano.

Mi spiego meglio. Ritengo che la complessità dell’uomo sia tale da essere composta da luci e da ombre e che la funzione dell’arte sia quella di migliorare l’esperienza umana.

Tramite la visione artistica l’azione umana migliora ed il teatro in particolare in quanto espressione artistica non solo antica ma anche sacra ha in sé questo potere.

Quando assistiamo a uno spettacolo abbiamo un uomo che parla e un pubblico che ascolta e il miracolo avviene quando lo spettatore sente che quello che avviene sul palcoscenico gli appartiene, quando si realizza questo interscambio.

Teatro sacro, teatro di prosa e anche per ragazzi. La tua regia spazia in vari ambiti, quale ritieni che verrà ricordato maggiormente?

Non mi devo preoccupare di questo. Ritengo che l’importante sia lasciare un segno profondamente umano. Il teatro per me è teatro umano, sia quando tocco con il teatro sacro il mistero o il divino, sia quando con il teatro per ragazzi voglio educare al teatro. Se si facesse maggiore teatro a scuola si avrebbero generazioni più coscienti di sé, meno intrappolate e schiavizzate dalla tecnologia (ipad, cellulari, etc.).

Il teatro di prosa invece significa per me il mondo dei classici, che ritengo abbiano ancora molto da dire.

La drammaturgia moderna, cioè quella attuale è a mio parere una drammaturgia che potrei definire da pianerottolo, vale a dire chiacchiera.

C’è qualche lavoro in particolare a cui tieni e dei quali ci vuoi parlare?

C’è una drammaturgia del ‘900 italiano ingiustamente dimenticata, soprattutto dai Teatri Stabili che invece di contribuire alla diffusione della drammaturgia italiana preferiscono prodotti e personaggi paratelevisivi.

I Teatri con i quali maggiormente collabori?

Piccolo Teatro di Milano ed il Teatro di Roma. Devo però citare anche il Teatro del Cerchio di Parma dove si è creato un clima artigianale e si è tornati a lavorare a bottega, intendendosi per tale il laboratorio della creatività.

Ultimamente mi piace insegnare. Quello che so, tanto o poco che sia, sento la necessità di trasmetterlo, soprattutto a gente che mi vuol bene, che segue la mia idea di teatro e che credo in ciò che dico.

Nda. Eh si Antonio è proprio un bravo regista, uno che sa insegnare, che sa trasmettere, che non si spazientisce mai, sia che abbia   davanti a sé un attore professionista o un semplice allievo.

La sottoscritta ha avuto l’onore ed il piacere di andare in scena con lui e per lui nell’aprile del 2015 durante la stagione del Teatro del Cerchio.

Gruppo teatrale

L’opera messa in scena fa parte dei classici che lui ama, ma forse meno noti Garcia Lorca in suo lavoro ingiustamente ritenuto minore: L’amore di Don Perlinplino con Belisa nel suo giardino.

Io ero l’unica dilettante insieme al maestro ed agli attori del Teatro del Cerchio, una esperienza davvero di crescita.

E sempre con lui quest’anno ho intrapreso un nuovo percorso: conoscere meglio Pirandello attraverso le sue novelle. Seguitemi quindi in questa avventura per la prevista messa in scena di “Lo scrittoio di Pirandello” al Teatro del Cerchio il 21 gennaio 2017.

Conoscerete così un aspetto del ‘900 italiano tanto caro ad Antonio.

Nda: per chi vuole approfondire questa tematica e avere info sull’esito di questo percorso, questa la pagina da visitare: http://www.teatrodelcerchio.it/seminari/seminari-e-stage/305-workshop-di-scrittura-teatrale-con-antonio-zanoletti.html

Ci vuoi parlare dei tuoi prossimi impegni teatrali?

In questi giorni sto ultimando la messa in scena di un’opera di Goldoni: “La locandiera”. La prima è prevista al Teatro del Cerchio di Parma il prossimo 26 novembre.

Si tratta di una locandiera insolita ma non certamente non rientrante nel concetto di “famolo strano” di cui parlavo poc’anzi.

E’ una lettura critica dove si vuole restituire allo spettatore la grandezza di Goldoni, che non viene quindi più considerato come il “solito vecchietto che scrive cose divertenti”, ma che deve essere considerato al pari di Shakespeare, Molière e Kleist.

Nda: per maggiori info sullo spettacolo visitate la pagina http://www.teatrodelcerchio.it/temp/303-primo-anno.html

Il giorno seguente partirò immediatamente per Siracusa dove all’Accademia del Teatro Greco mi dedicherò all’insegnamento.

E’ un teatro che amo particolarmente dove come attore ho interpretato diverse tragedie greche.

Come sta il teatro?

Un po’ influenzato, ma non morirà certo per questa influenza.

Nda. Se volete essere aggiornati sui lavori di Antonio Zanoletti e seguirlo nel suo girovagare, tenete d’occhio la pagina fb della Compagnia dell’Eremo:

https://www.facebook.com/compagnia.delleremo?fref=ts

Isabella Grassi

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