Intervista con l’autore… Anna Maria Sdraffa

In occasione dell’imminente presentazione del suo romanzo Isabella Grassi intervista per noi Anna Maria Sdraffa

Salve a tutti!

Affinchè tutto abbia fine di Anna Maria Sdraffa

Oggi torno per introdurvi la nuova intervista realizzata dalla nostra impareggiabile Isabella Grassi, per l’occasione in collaborazione con suo marito, Giovanni Bertani, al secolo narrativo Bobby Lago. Stavolta e a mo’ di antipasto alla presentazione del suo romanzo intitolato “Affinché tutto abbia fine“, edito da 0111 Edizioni, protagonista di giornata è Anna Maria Sdraffa alla quale vi invito a dare il vostro più caloroso benvenuto:

Oggi ho intervistato Anna Maria Sdraffa, genovese, laureata in matematica che insegna insieme a fisica in un liceo privato.

“Affinché tutto abbia fine” è il suo primo romanzo, ma si dedica da tempo alla stesura di testi teatrali per una compagnia teatrale dove è anche aiuto regista.

Anna Maria Sdraffa e le avventure del dottor Sivori saranno ospitati nella rassegna “Un Pomeriggio in Giallo” alla Libreria Piccoli Labirinti di Parma, dove Bobby Lago, alias Giovanni Bertani (autore di “Il Grisbì”, Edizioni Forme Libere 2015).

L’appuntamento intitolato Il dottor Sivori a colloquio con Bobby Lago è fissato per sabato 1 ottobre 2016 ore 17:00.

Come di consueto io ho preparato l’intervista ma la recensione del romanzo è di Giovanni Bertani, in qualità di curatore della rassegna.

 Si descriva in tre parole.

Disordinata, versatile, creativa.

Cosa l’ha spinta a scrivere?

In realtà fin da bambina ho amato molto scrivere, ma non mi ero mai cimentata nella stesura di un romanzo. Devo dire che se ho iniziato questo mio primo libro, al quale ne è seguito un altro che uscirà a dicembre, è stato per l’insistenza di una cara amica e soprattutto per la maggiore disponibilità di tempo che mi consente l’essere andata in pensione.

Descriva i momenti che dedica alla scrittura e come si inseriscono nella quotidianità.

Qui mi mette in difficoltà: ci sono periodi in cui scrivo per pomeriggi interi e altri in cui non scrivo per nulla. Si, credo di essere molto sregolata anche sotto questo aspetto

Durante la scrittura del suo romanzo come ha creato i suoi Personaggi e l’Ambientazione? Si è rifatto a esperienze personali direttamente?

I personaggi sono assolutamente di fantasia anche se in alcuni affiorano persone realmente esistite. Ad esempio, per quanto non lo avessi assolutamente previsto quando ho iniziato il libro, nella signorina Pons affiora costantemente una mia zia mancata ormai da diversi anni.   Ciò in cui invece è contata parecchio la mia esperienza personale è l’ambientazione storica. La storia si svolge negli anni ’50, ed è esattamente di quegli anni, che sono l’epoca della mia infanzia, che io volevo parlare:

le persone con quella loro mentalità così diversa rispetto a oggi, le loro buone maniere,  i loro tabù e, perché no?, le loro ipocrisie. Ma soprattutto con le ferite ancora sanguinanti lasciate dalla guerra.

Come descriverebbe la sua tecnica di scrittura?

Classica. Mi piace che quel che leggo sia scritto in un buon italiano, che la scelta di termini sia accurata, detesto i neologismi e amo l’uso della punteggiatura. Nella mia scrittura cerco di riprodurre tutto ciò. Spero di esserci riuscita: anche considerando che questo è il mio primo romanzo la scrittura non è certo priva di difetti.

Descriva in tre parole il libro o il personaggio principale.

Il personaggio principale è un poliziotto in pensione che crede di trascorrere delle pacifiche vacanze di Natale in montagna e si trova invece coinvolto in un delitto.

Tre parole per descriverlo: arguto, umano, pacifico.

Perché si dovrebbe scegliere di leggere il suo romanzo?

Perché piace il giallo tradizionale e l’ambientazione storica. Se questi presupposti non ci sono non leggetelo.

Perché un romanzo di genere?

Beh, ovviamente perché amo la letteratura gialla.

Faccia una breve descrizione della sua opera, che non sia meramente riassuntiva.

Un gruppo di persone, in un piccolo albergo di montagna, si appresta a trascorrere le vacanze di Natale. Ma una forte nevicata isola la struttura e il ritrovamento di una donna semiassiderata e completamente senza memoria complicherà la già difficile situazione. Il tutto precipiterà quando, il mattino dopo, la sconosciuta verrà trovata uccisa nel suo letto. A questo punto l’indagine, condotta suo malgrado da un ex commissario di polizia presente fra gli ospiti, servirà sì a guidare il lettore verso la verità, ma sarà anche un pretesto per scavare nella vita e nella psiche dei personaggi.

Cosa pensa che la lettura del romanzo lasci al lettore?

Spero che la lettura del romanzo li catturi e li diverta, e mi auguro che lasci loro il desiderio di saperne un po’ di più  su quegli anni ormai lontani e su chi li ha vissuti, con i loro incubi e le loro speranze.

Salutato l’autore, presentiamo ora il romanzo.

 

“Affinché tutto abbia fine”

Anna Maria Sdraffa

0111 Edizioni – 2016

* * *

Affinchè tutto abbia fine di Anna Maria Sdraffa

E’ l’inverno del ‘53 e ci si appresta a trascorrere il Natale in un piccolo albergo di montagna, al confine con la Svizzera francese. Ma la mattina della vigilia, quando una bufera di neve ha isolato completamente la struttura e interrotto la linea telefonica, una donna viene ritrovata poco distante, semi assiderata e senza memoria, in un’auto bloccata dalle difficili condizioni atmosferiche.

Tutti affermano di non riconoscerla,   ma qualcuno mente. La mattina di Natale la sconosciuta viene trovata morta, con la gola tagliata da parte a parte.

Le indagini, condotte da un poliziotto in pensione, ospite dell’albergo, scaveranno nella vita dei presenti e nei loro più intimi segreti,  e faranno infine emergere una dolorosa verità.

E dopo questa breve sinossi, sperando di avervi incuriositi lascio ora la penna a Giovanni Bertani per la sua personalissima recensione.

Nessuno è trasparente a se stesso, sosteneva Freud e questo è il nucleo dell’enigma che si cela dietro le quinte di “Affinché tutto abbia fine” di Anna Maria Sdraffa, 0111 Edizioni (2016).

La storia ha un’ambientazione claustrofobica e si svolge nell’arco di una manciata di giorni a cavallo del Natale del 1953 in un piccolo albergo di montagna non distante dai confini con la Svizzera.

C’è un omicidio, le linee con il mondo esterno sono tagliate e tutti sembrerebbero avere un movente, l’arma e l’opportunità. Apparentemente insolubile, tanto che mano a mano si procede nella narrazione l’idea è che l’autore stesso si stia cacciando in un cul de sac. L’equazione tutti colpevoli, nessun colpevole sembra prendere forma riga dopo riga, ma la soluzione è inaspettata, come il sole che pone fine all’isolamento dei personaggi.

Fedele alla scrittura per immagini (show, dont’ tell), l’autore mostra il succedersi degli eventi capitati oltre dieci anni prima rispetto al tempo narrativo e contemporaneamente mostra le reazioni fisiche ed emotive dei personaggi quando rivivono, più o meno consciamente, certi fatti.

Il groviglio passato-presente ha una sua chiave di lettura, e cioè che i nodi irrisolti di una intera nazione prima o poi sono destinati a riemergere. Sempre.

Vi auguro come sempre buona lettura.

Isabella Grassi con la collaborazione di Giovanni Bertani

Affinchè tutto abbia fine di Anna Maria Sdraffa

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