Intervista con l’autore…Gero Giardina

Gero Giardina intervistato dalla nostra carissima Isabella Grassi

Salve a tutti!

Sbirri di Gero Giardina

Questa sera, per farvi chiudere nel migliore dei modi la settimana vi propongo la nuova intervista realizzata dalla nostra impagabile inviata in terra parmense Isabella Grassi che per l’occasione ha intervistato per noi Gero Giardina, autore del romanzo “Sbirri” edito da Falvision Editore:

Sbirri di Gero Giardina

Oggi ho intervistato Gero Giardina, autore al suo primo romanzo giallo dal titolo “Sbirri” edito da Falvision Editore (Febbraio 2016).

Il libro verrà presentato da Giovanni Bertani, altro giallista della cui opera “Il Grisbì”  (Forme Libere Editore, 2015) ho già scritto su queste pagine, a “I Sapori del Giallo”, rassegna  di letteratura poliziesca e gastronomia, che si terrà a Langhirano (PR), ai primi di settembre, insieme ad altri romanzi tutti appartenenti al genere giallo, tra cui lo stesso Bertani.

Come di consueto diamo subito spazio all’intervista.

 

Si descriva in tre parole.

  1. Politicamente scorretto;
  2. Diretto
  3. trasparente

 

Cosa l’ha spinta a scrivere?

La voglia di raccontare me stesso attraverso alcune esperienze professionali e la voglia di dire alla gente qual è la vera qualità di vita di un poliziotto. La gente è abituata alle fiction e non conosce cosa c’è dietro una indagine grande o piccola che sia. I poliziotti di strada, quelli che vivono la quotidianità, non sono diversi e meno dotati di quelli che svolgono indagini di alto livello. Vivono e lavorano solo in contesti diversi.

Descriva i momenti che dedica alla scrittura e come si inseriscono nella quotidianità.

Per una vita ho scritto e descritto fatti criminosi che riguardavano la gente: le vittime, gli autori e le persone che a vario titolo entravano nel cast criminologico. Ma i miei lettori erano giudici e avvocati.

Mettermi a scrivere un libro è stato per me uno sfogo. Oggi lo faccio perché mi rendo conto che non ho più né briglie, bavagli e neanche museruole e quindi, lo sfogo della scrittura è per me, e credo anche per tutti coloro che vi si dedicano, uno strumento di libertà senza eguali. Poi, c’è anche lo sfogo emotivo e mentale che mi fa stare bene.

Durante la scrittura del suo romanzo come ha creato i suoi Personaggi e l’Ambientazione? Si è rifatto a esperienze personali direttamente?

E’ nato così, per sfogo. Poi mi sono appassionato e strada facendo, ho ripercorso fatti e situazioni che hanno ricalcato la realtà. Anche alcuni personaggi sono stati presi in prestito (in parte) dal mio vissuto personale e professionale. Per ovvii motivi, ho dovuto romanzare tanti accadimenti, soprattutto per renderli meno duri e cruenti agli occhi del lettore comune.

Come descriverebbe la sua tecnica di scrittura?

Ho iniziato a scrivere le prime pagine di “Sbirri” nel 2001 e ho terminato la stesura e le varie correzioni nel 2010. Per tutto quel periodo ho dovuto rinunciare a leggere opere letterarie meritevoli di dedizione, ma ho temuto di rimanere contaminato dallo stile di altri autori.

Ho tenuto conto dell’esigenza del lettore e quindi ho utilizzato un linguaggio, a tratti “paesano” e soprattutto descrittivo, parlando in prima persona ed al presente, per rendere scorrevoli i fatti narrati e le numerose pagine – poi ridimenzionate per esigenze editoriali che da 345 sono state ridotte a 256 – per non  generare sbadigli e soprattutto per indurre il lettore a rinunciare al decalogo di Pennac.

Ritengo di esserci riuscito, anche perché, rileggo quelle pagine e mi diverto e  sorrido ancora.

Descriva in tre parole il libro o il personaggio principale.

  1. scorretto
  2. graffiante
  3. divertente

Perché si dovrebbe scegliere di leggere il suo romanzo?

Non c’è un perché che giustifichi la lettura di un libro. Ritengo che con l’occasione d’incappare nella lettura di “Sbirri”, si coglie l’occasione di scoprire fatti nuovi in sistemi ritenuti assiomatici. “Sbirri” sorprende, non tanto nelle storie narrata, ma nei retroscena che sostengono quei fatti e soprattutto il carattere e il lato umano e divertente dei protagonisti.

E’ un libro che, sebbene sia diretto a tutti, si scopre, invece che, paradossalmente indirizzato ad ognuno dei lettori. Ogni lettore, si ritrova ad essere co-protagonista, insieme al Commissario Alfredo Burgio, di quei fatti, belli e/o brutti, narrati.

Perché un romanzo di genere?

Non proprio tutto di genere, ma nei tratti essenziali, viene fuori la presenza femminile che induce a riflettere. Dalla “femmina”, ma nell’accezione più positiva e paesana del termine, viene fuori un’immagine di donna forte, paziente e risolutiva: Elettra, la compagna di AlfredoBurgio; Carla la moglie di Cosimino; la mamma di Alfredo; Giorgia moglie del suicida, Elsa, capo dei malavitosi; Adele, ladra al soldo del SISMI. Tutte hanno offerto un contributo risolutivo nel contesto romanzesco ed Elettra ne è la porta bandiera.

Faccia una breve descrizione della sua opera, che non sia meramente riassuntiva.

L’opera offre un quadro cognitivo, a volte rusticano e soprattutto realistico di ciò che avviene negli ambienti delle Forze dell’Ordine e nella vita, anche privata dei poliziotti che, quotidianamente e quasi sempre in sordina, affrontano i disagi logoranti che mettono in seria discussione i rapporti con la propria famiglia e con la gente. Il protagonista, forte di una esperienza formatasi sul campo, riesce a comprimere e mediare esigenze di vita e quelle professionali facendo leva sul rapporto che intrattiene con chi lo collabora.

Come tutti i poliziotti da strada, si impegna contemporaneamente su più fronti e grazie anche a tutta una serie di circostanze, forse fortunate, ottiene i risultati voluti.

Lui fa i conti con i superiori, con i collaboratori, con la propria compagna e con la madre.

Ad ognuno di loro dà e da ognuno di loro riceve un qualcosa.

Sa trovare, non sempre senza sacrificare qualcosa di suo, il bandolo di aggrovigliate matasse e mette al primo posto l’altruismo e il suo innato senso del dovere.

Cosa pensa che la lettura del romanzo lasci al lettore?

A mio parere, questa è una letteratura molto casereccia, che vuole portare il lettore su di un piano di apprendimento leggero, spicciolo ed immediato, senza impegnarlo più di tanto e obbligarlo a prendere manuali di diritto o dizionari per capirne il significato di ciò che scrive. La conoscenza di termini o di opzioni investigative reali, non sono alla portata di chiunque, neanche fra gli addetti ai lavori e pertanto, anche grazie attraverso la spiccata capacita dell’autore di descrivere cose, luoghi e persone, lascia il lettore, anche il meno attento, impregnato di quel gergo non propriamente forbito, ma, comunque esaustivo e lo lascia soddisfatto ed anche sicuramente più maturo nel bagaglio lessicale.

 

Salutato l’autore, vi presento ora il romanzo.

 

Sbirri di Gero Giardina

FalVision Editore

Febbraio 2016

* * *

“Sono le otto della sera: la mia scrivania è sommersa da una vagonata di fascicoli d’indagine  e di cartacce stropicciate e dà l’impressione di essere una tavola da sparecchiare. Mi angoscia l’idea di dover dare una rassettata, dopo una giornata come quella di oggi, non ho voglia di alzare un dito. Mi chiedo come possa fare ‘quello’ a tenersi la scrivania in ordine: Cosimino mio collega e stretto collaboratore, è bravo a fare morire le sue carte sui tavoli degli altri, compreso il mio. Il perché è semplice: lui se ne fotte”.

Queste le prime righe dell’incipit del romanzo.

Il lettore si trova immediatamente catapultato nel commissario di Polizia  e precisamente sulla scrivania del Commissario Alfredo Burgio.

L’autore con queste poche righe ci trasmette immediatamente il carattere del commissario e del suo vice: Cosimo Gelfusa e nel proseguo anche il rapporto con il capo, la cui voce viene definita “inqualificabile” ed il tono non cambia neppure quando ci consegna alcune informazioni sul carattere e sull’atteggiamento.

Il romanzo appare ben presto come la raffigurazione di un mondo diviso in due: da un lato gli sbirri e dall’altro chi comanda. Si delinea un mondo che è appartenuto a Gero Giardina.

La terza di copertina illustra la carriera di ex poliziotto che ha visto l’autore girare per tutta Italia da Bolzano alla Sicilia assumendo diversi incarichi occupandosi volta in volta di terrorismo, di antimafia e di pubblica sicurezza.

Questo è il suo romanzo d’esordio.

Gero accompagnerà il lettore attraverso storie di microcriminalità, in un mondo parallelo a quello della vita di tutti i giorni.

Sbirri racconta infatti le vicende del poliziotto protagonista Burgio, con precisi riferimenti sia geografici che temporali tali da offrire un’idea netta e immediata del susseguirsi degli eventi.

Appare ben descritta la psicologia di ogni singolo personaggio.

Il romanzo è narrato in prima persona, come fosse una vera e propria autobiografia, una parte della vita professionale e privata del commissario.

Si appalesa fin da subito il senso del dovere, la sua completa dedizione al lavoro, la sua voglia di cambiare il mondo.

La sua vita privata entra nel romanzo, e viene utilizzata dall’autore per dare umanità al personaggio, ma anch’essa appare serva del dovere, come interpretazione dello spaccato della società odierna.

Destinato ad un pubblico adulto, per la precisa e dettagliata descrizione delle scene appartenenti alla malavita.

Consiglio la lettura a tutti coloro che vogliono avere uno spaccato della criminalità ed agli amanti del genere giallo ma soprattutto a coloro che amano essere coinvolti dalla tensione per arrivare a  completare la lettura del testo in un fiato solo.

Isabella Grassi

Sbirri di Gero Giardina

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. carlozeuli
    Ago 22, 2016 @ 13:57:57

    Sono in una fase avanzata della lettura del romanzo Sbirri. Concordo con l’intervistatrice. È un romanzo godibile non pretenzioso e affatto pretestuoso. L’autore si dimostra più evoluto di quanto un primo romanzo lascerebbe presagire.

    Rispondi

  2. Trackback: I Sapori del Giallo | Recensioni Librarie in Libertà

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