SCOPRIAMO L’ARTISTA… INTERVISTA A SIBYL VON DER SCHULENBURG

Salve a tutti!

Sibyl von der SchulenburgÈ per me un piacere immenso presentarvi oggi una scrittrice che ho avuto modo di conoscere e di cominciare ad apprezzare di recente grazie ai suoi libri che mescolano thriller e psicologia, un’autrice che anche voi avete potuto incontrare grazie alla mia recensione al suo romanzo “Ti guardo” edito dalla casa editrice “Il Prato“. Vi invito quindi a dare il vostro più caloroso benvenuto a Sibyl Von Der Schulenburg!

Benvenuta carissima Sibyl e grazie per la disponibilità. Potresti, per iniziare, presentarti al nostro pubblico in modo che possano conoscerti?

 E’ una di quelle domande che fanno scaturire la contro-domanda: quanto spazio ho? Ciò che di me non si vede in fotografia, è la personalità eclettica, la tendenza a buttarmi sempre in nuove imprese e un bisogno viscerale di studiare e scrivere. Multilinguismo e multiculturalismo nei quali sono cresciuta hanno lasciato semi che germogliano in tempi diversi, sicché non posso mai dare per certo chi io sia veramente. Sono una di quelle persone che non ha un “se stesso” granitico. Da internet si apprende che sono imprenditrice in telecomunicazioni, campionessa europea d’equitazione, scrittrice un po’ particolare, amante degli animali, ideatrice di premi letterari e culinari per detenuti, madre di una nota cake designer e varie altre cose, ma tutto ciò non esaurisce il mio essere. Ogni intervista m’insegna qualcosa di nuovo su di me, per cui scopriremo di più nel prosieguo.

Da cosa è nato il tuo nuovo romanzo intitolato “Per Cristo e Venezia”? Qual è stato lo spunto?

E’ stato un processo decisionale che ha preso molto tempo e ha subito diversi cambiamenti di rotta. Tutto è iniziato oltre una decina d’anni fa quando da più parti mi giunse la richiesta di tradurre il best seller di mio padre sulla difesa di Corfù, condotta dall’antenato Johann Matthias von der Schulenburg, unico feldmaresciallo della Serenissima Repubblica di Venezia. Il libro però era troppo voluminoso, l’impianto narrativo tarato sui lettori del diciannovesimo secolo e il linguaggio decisamente antiquato. Uno dei suoi grandi pregi, invece, era la precisione nei dettagli storici e biografici, ottenuti con innumerevoli visite a musei di tutta Europa e corrispondenza con noti storici. Sapevo che avrei dovuto decidere che taglio dargli, cosa sacrificare e cosa portare nel ventunesimo secolo. Avrei, in ogni caso, dovuto cassare la parola di mio padre.

La spinta decisiva alla riscrittura del vecchio romanzo, venne dal convegno sui due Schulenburg, Werner e Matthias, tenuto a Verona nel 2003; un ruolo particolare fu giocato dall’inaugurazione del monumento nel cortile del Tribunale. Mentre si scopriva la grande lastra di marmo rossa, comparve dapprima il profilo di mio padre e quindi lo stemma di famiglia: in quel momento decisi che avrei portato a nuova vita la vecchia opera. Ma prima avrei dovuto dimostrare di esserne degna. Tre anni dopo, negli atti del convegno, pubblicai il primo capitolo del romanzo in italiano, ma la conclusione era ancora lontana.

Cosa ti ha spinta a cimentarti in un romanzo storico?

Copertina de "Il Barone"Si tratta in verità del mio secondo romanzo storico: il primo è stato “Il Barone”, 2010, romanzo su mio padre Werner von der Schulenburg (1881-1954).  Ho ripetuto ciò che lui aveva fatto con il feldmaresciallo, ossia raccogliere informazioni biografiche e usarle in maniera quasi maniacale per comporre un romanzo che servisse anche da fonte biografica. Io però avevo a disposizione un vasto archivio privato –lasciato da mio padre – e internet. Lettere di mio padre sono in vendita su internet per i collezionisti di firme; qualcuna l’ho acquistata anch’io ricavandone forti emozioni e un senso di continuità.

Copertina di "Per Cristo e Venezia"Con “Per Cristo e Venezia” non potevo aspettare oltre. Nel 2016 ricorre il tricentenario della difesa di Corfù, e l’opera sarà tradotta in tedesco e greco moderno, probabilmente anche in inglese.

Che rapporto ti lega ai tuoi “ispiratori”?

 Una certa tradizione dei Schulenburg. Sono cresciuta tra l’immagine del feldmaresciallo in atteggiamento militare e il bronzo della testa di mio padre. Nella grande biblioteca di casa, tutto parlava di quei due uomini: l’onore, la rettitudine, il dovere dei natali aristocratici e la gloria postuma. Se mio padre fosse vissuto più a lungo, mi avrebbe probabilmente distolto da queste considerazioni che riteneva di competenza maschile. Mia madre, invece, deve aver visto in me l’erede spirituale del marito, forse una rivincita dalle sfumature femministe.

Sei molto legata a tuo padre?

Sono l’ultima figlia della sua quarta e ultima moglie, 40 anni più giovane di lui. Quando è morto avevo quattro anni. È stato facile crearmi un padre ad hoc, una figura dalle qualità oltreumane, un’immagine alimentata da quanto si diceva e scriveva di lui come letterato, diplomatico e antinazista. Prima di affrontare la riscrittura del suo libro, ho dovuto crescere come scrittrice, elaborare un mio stile, una dignità d’autrice e solo allora ho trovato il coraggio di mettere mano alla sua opera magna.  Gli ho chiesto scusa più di una volta e ancora non sono certa di avergli portato tutto il rispetto che avrei dovuto. Rielaborare un’opera in questo modo significa entrare nell’intimo del pensiero dell’autore originale, criticarlo in qualche misura e correggerlo senza concedergli il diritto di replica. Ho dovuto tirare giù mio padre dal piedistallo, ma ho finalmente trovato l’uomo dietro la patina della sua gloria postuma.

Cosa ammiri di più della figura del tuo avo che ha combattuto al fianco dei Veneziani?

Di lui ho sempre ammirato la capacità di vivere fisicità e spiritualità con uguale forza. Schulenburg era un uomo tutto d’un pezzo, coerente con i valori professati, ma sempre rispettoso delle libertà altrui. Era coraggioso sui campi di battaglia, astuto nei meandri della diplomazia e colto. Grande mecenate dei maggiori artisti del suo tempo, ha raccolto un numero impressionante di quadri di grandi pittori dell’epoca realizzando una famosa collezione d’arte. E’ stato il modello di vita per mio padre e in certa forma anche il mio. Da entrambi ho ereditato l’amore per l’Italia.

Esulando un attimo da “Per Cristo e Venezia” posso chiederti da dove nascono, invece, i tuoi appassionanti psico-romanzi? Come fai a creare quelle trame avvincenti? Da dove prendi gli spunti?

L’idea dello psico-romanzo risale al periodo degli studi psicologici, quando la lettura di casi patologici mi portava naturalmente a costruirci attorno delle storie. Ma, avere in mente una storia e scriverla, sono due cose differenti. Realizzare un romanzo del genere richiede anzitutto la conoscenza dei disturbi patologici di cui si scrive, perciò sono sempre immersa in testi di approfondimento e aggiornamento. La creazione di una trama richiede la costruzione di un’impalcatura che regga la storia fino in fondo, per non arrivare al capitolo terzo e avere già esaurito tutto il materiale. Le mie trame sono dense, fatte di avvenimenti che si reggono a incastro. I personaggi sono dentro di me, devo solo farli uscire e dirigere la loro entrata in scena. Il resto lo mette il lettore, supportato da una tecnica di scrittura che si avvale dell’impiego di immagini create con il linguaggio. Un romanzo è frutto dell’autore che lo scrive, ma la storia è il prodotto dell’incontro del romanzo con il lettore.

Da dove prendo gli spunti? Mi raggiungono attraverso i miei interessi, la vita che mi circonda e il piacere che provo nell’ascoltare più che nel parlare.

Chi è Sibyl von der Schulenburg quando non scrive? Quali sono le tue altre attività?

Attualmente mi occupo molto di arte e cultura in carcere attraverso due progetti dell’associazione Artisti dentro Onlus. Sono sempre ancora attiva in azienda, inoltre sono chiamata a valutare i manoscritti di scrittori (ma sarebbe necessario definire il termine) che desiderano vedere i loro romanzi pubblicati in due collane di narrativa dell’editore Il Prato di Padova. Rimane ormai poco tempo per cani, cavalli e famiglia.

In conclusione se vuoi lascia qualche recapito virtuale al quale i nostri amici potranno raggiungerti e seguirti

Ho due pagine, una personale e una pubblica, su facebook dalle quali si possono ricavare notizie sulla mia agenda di presentazioni dei libri e altre attività. Lo stesso vale per il mio sito web www.sibylvonderschulenburg.com.

Ti ringrazio infinitamente per la tua cortesia e disponibilità e ti auguro buon lavoro ricordandoti che, per qualunque cosa, questa porta sarà sempre aperta per te! 🙂

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