Il Principe gelido

Salve a tutti!

Il novello Principe di Antonio AschiaroloStasera torno tra voi per farvi gli auguri e per regalarvi una mia nuova recensione che si prefigge di fornirvi un’idea che potrebbe tornarvi utile per uno dei vostri regali natalizi dell’ultimissima ora. Naturalmente e non potrebbe essere altrimenti l’ideuzza che vi passerò riguarderà un libro, o meglio un ebook. L’ebook in questione s’intitola “Il Novello Principe” ed è un’opera uscita dalla penna e dal talento di Antonio Aschiarolo.

Il novello Principe di Antonio Aschiarolo

La storia racconta la vicenda di un nano che svolge il ruolo di animatore nelle feste mondane di una bellissima Principessa. Di questa bellissima Principessa il nano è segretamente innamorato ma, visto che il suo aspetto non è certo dei più desiderabili, si contenta di amare nascostamente la propria spasimata.

Un giorno, un gran brutto giorno, il nano ha una disgraziatissima idea. Si reca infatti da una perfida ed altamente malvagia strega alla quale chiede di aiutarlo a realizzare il proprio sogno d’amore donandogli un aspetto che possa essere appetibile per la bellissima Principessa. La strega, in quanto malvagia al sommo grado, come ho detto poc’anzi, accetta ma gli impone, per poter ottenere un aspetto che possa risultar gradito alla propria bella di rinunciare, in ordine di scomparsa, al proprio cuore, alle proprie lacrime ed ai propri sogni. Dopo che il nano si è privato dell’ultimo pegno come impostogli dalla strega il nano torna nella propria stanza al palazzo e il mattino seguente si risveglia con le sembianze di un bellissimo Principe. Presentatosi alla Principessa viene, di primo acchito, apprezzato enormemente, tanto che la bellissima Principessa dice che lui sarà colui con il quale lei vivrà in eterno. Quando però lei, al colmo della gioia, gli getta le braccia al collo si rende conto che il bellissimo Principe è gelido. Quando poi, commossa dal fatto, si mette a piangere e si rende conto che lui non ha, dal canto suo, la mia reazione emotiva gli chiede, in un tentativo estremo di salvare la situazione, se egli abbia almeno dei sogni da poterle donare. Quando però l’ex nano le risponde negativamente la bellissima Principessa fugge via addolorata. Il novello Principe si ritrova così solo con la sua vuota bellezza.

Il novello Principe di Antonio AschiaroloCol racconto “Il novello PrincipeAntonio Aschiarolo ci regala una storia che è un monito a chi avrà, come me, la fortuna di gustarselo, a rifuggire dalla ricerca spasmodica della bellezza purchè sia. L’autore ci mette in guardia dal pericolo che la nostra rincorsa alla bellezza esteriore ci possa privare da quelle caratteristiche, il nostro cuore, le nostre lacrime, ovvero la nostra capacità di emozione e di empatia e i nostri sogni, le caratteristiche che fanno di noi delle belle persone comunque noi si sia esteriormente. Forse il protagonista del racconto “Il novello Principe” di Antonio Aschiarolo avrebbe dovuto far tesoro di un modo di dire delle mie parti; quello che recita così: “De la belezza a s’ ghe maia giù gran poc” che, tradotto dal vernacolo di Fusine, significa: “Dalla bellezza si ricava (si mangia) poco“.

Ed ora, prima dei ringraziamenti e dei saluti, permettetemi di rivolgere a tutte e tutti voi i miei più cari e sentiti auguri per un Sereno Natale ed un Anno Nuovo carico carico di Gioia e di Desideri realizzati!

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima!

Buona serata e, come sempre, Buona lettura, magari proprio con il racconto “Il novello Principe” di Antonio Aschiarolo!

Con simpatia! 🙂

Il novello Principe di Antonio Aschiarolo

A   SCOPRIAMO L’ARTISTA L’ILLUSTRATRICE VIRGINIA COVONI

Quando il colore dona energia 

e diventa creatività10872516_10204282664601397_2059461554_n

Nel mio spazio oggi esplode la creatività, il colore e il tratto che uniti con sapienza ci conducono in un mondo fantastico, dove la fantasia dell’artista si scatena, realizzando su carta immagini d’effetto che prendono vita, portando Magia su pagine di libri. A  Scopriamo l’artista  l’illustratrice Virginia Covoni

 Virginia innanzitutto ti ringrazio di essere qui e ti chiedo: quando è nata la tua passione per il disegno ?

 Ciao Monica, grazie. Come molte altri prima di me, fin da piccola ho sempre amato disegnare perché volevo dar vita a tutto quello che vedevo e desideravo con gli occhi della realtà e dell’immaginazione.

Leggo che sei laureata in lingue e civiltà orientali, questo tuo percorso di studi ha influito in qualche modo nel tuo percorso da illustratrice?

Più che influito direi che è andato di pari passo con la mia passione per il disegno.Non ero la prima che amava disegnare a frequentare un corso di quel tipo e proprio lì ho conosciuto molte persone con la mia stessa passione, che sono ancora mie carissime amiche. Al primo anno facevamo fra di noi contest di disegno, dandoci un tema e un tempo per realizzarlo e poi ci giudicavamo l’un l’altro.

I tuoi disegni principalmente “manga “ da che cosa sono ispirati?fv13axdjeincj8

Innanzitutto vorrei aprire una parentesi sul disegno “ manga”, poiché talvolta, specie negli ambienti più illustri degli artisti, viene denigrato come un disegno infantile di chi non sa disegnare o non ha ancora un proprio stile, idea con la quale mi trovo in parte d‟accordo poiché ritengo di non avere ancora raggiunto una piena maturità artistica dato che mi sono affacciata professionalmente solo da pochi mesi al mondo dell’ illustrazione editoriale. Da quando gli artisti occidentali hanno scoperto l‟Oriente e in particolare il Giappone, hanno sempre tratto spunto da esso, per la particolarità delle stampe ukyo-e , per la novità dei soggetti che essi rappresentavano ecc. E dal 1868 ad oggi non credo esista un solo artista, in particolare fra quelli della mia generazione, che non abbia voltato lo sguardo ad Oriente senza cogliere un’ispirazione di qualsiasi tipo. Essendo poi cresciuti in un’ epoca in cui gli anime e i manga giapponesi hanno trovato maggior terreno fertile, è certo al 101% che io e molti altri abbiamo principalmente tratto ispirazione da essi. Per quanto mi riguarda non ho mai disdegnato il disegno dal vero e le opere degli impressionisti i quali, guarda caso, si ispirarono per primi alle stampe giapponesi che giunsero in Francia come semplice carta da imballaggio per le ceramiche. Disney e Deviant art hanno fatto il resto.

La tua giovane età è stata condizionata dai fumetti e cartoni tv anni „90, quale tra questi ti senti legata ?

Sono fiera di dire di non essere fra quelle legate a Lady Oscar o Georgie, con tutto rispetto per queste opere che sono una pietra miliare del genere shoujo manga. Io

lryofk4hn3b7f0sono già della generazione Dragonball e Rossana. Quest‟ ultimo in particolare ha cambiato la visione triste e deprimente che, da brava adolescente, avevo della vita che mi appariva davanti: genitori che si separano e compagni di scuola che ti prendono in giro perché guardi i “cartoni animati alla tua età” . Per forza di cosa o inizi a frequentare “ cattive compagnie” o l‟unico posto dove vai a rifugiarti, è proprio quello fatto di personaggi che combattono con un sorriso nonostante le avversità. Crescendo poi le mie attenzioni si sono rivolte a Fushigi Yuugi e alle opere di Yuu Watase, la quale mi ha fatto sognare con il suo genere fantasy/ romantico, alle opere di Ai Yazawa e a storie più cupe e ironiche ma altrettanto d‟impatto come Saiyuki di Kazuya Minekura di cui mi porto sempre nel cuore una frase del protagonista: “ Sei libero di morire in qualsiasi momento! Sappi però che nel momento in cui deciderai di morire le cose rimarranno invariate. Se invece decidessi di vivere, qualcosa potrebbe cambiare.

Osservando le tue illustrazioni denoto una grande energia cromatica, prediligi tonalità forti come gialli, arancioni, rossi che donano alle tue opere una grande vitalità. C‟è una motivazione per la scelta di queste colorazioni o zyi_3gog0trnhvsolo un fattore di gusto personale ?

In realtà non calco molto la mano con i colori accesi perché ho sempre amato le tonalità pastello. Inoltre mi aiuto anche con i programmi di grafica per decidere quale livello di colore mi piace di più. In generale comunque sono un‟ amante della luce e della vitalità ecco forse perché rifletto tutto sui disegni specie quelli che so andranno in mano a un pubblico giovanissimo che sarà attratto da qualcosa di forte e luminoso come il loro spirito.

Tra i tanti lavori svolti, hai illustrato un fantastico libro per bambini “Fata Ventosa” della scrittrice Valentina Ilardo , raccontaci le tue emozioni di questa bella esperienza.

È un’ esperienza non ancora terminata, poiché mi sto già adoperando per illustrare il seguito di questa fantastica favola e altri racconti scritti da Valentina, quindi non mi allargo troppo. Vedere i tuoi disegni, sui quali hai passato mesi e mesi a lavorare, colorare, fotografare, girare, tagliare, provare e riprovare, stampati e tangibili è un’ emozione indescrivibile. Vedere poi le facce dei bambini che contenti comprano il tuo libro, che al momento stiamo vendendo tramite mercatini e conoscenze, è ancora più emozionante e ti ripaga di tante critiche che ti aspettano in futuro. Ma questa è la vita dell’artista.

Quanto lavoro c’è dietro a un’illustrazione ?sn-7tdnncdrq_k

Questo dipende dal giudizio e dall’ ispirazione dell’ artista. Per quel che mi riguarda un disegno completo che io possa giudicare “ accettabile” richiede almeno un paio di settimane di lavoro. Poi ovviamente quando hai la consegna vicino, cerchi di trovare un compromesso.

Illustrare è un po’ come raccontare una storia tramite immagini, espressioni e colori per fare tutto questo occorre più tecnica o più sensibilità ?

Io sono un’amante delle copie dal vivo e sono sempre pronta a scoprire tecniche diverse e a migliorare in base a ciò che la realtà o nel caso dei libri il narratore  mi mostrano. Certamente come il solfeggio per un musicista è indispensabile per un disegnatore, sia lo studio “ tecnico” di forme e costruzioni sia l‟uso dei materiali e tecniche pittoriche. Per quel che mi riguarda inoltre mi ritengo una persona con poca fantasia ma molto sensibile. Di conseguenza lascio che siano le parole ad ispirarmi e molto spesso riesco a cogliere ciò che proprio le parole non riescono a spiegare e sono spesso loro e i loro scrittori a far nascere il disegno dentro di me. In sintesi è bene usare sempre un giusto equilibrio.

Nell’era dei computer anche l’arte del disegno viene spesso sostituita da programmi digitali. Secondo te la fantasia perde di valore o e solo un altro modo di concepire l‟arte?

Mi capita spesso di sentire discussioni del genere anche se per l’epoca in cui viviamo è ovvio che si predilige il digitale per miliardi di motivi a partire da quello di non sprecare carta. Ma la fantasia e l’arte non centrano niente con i “ mezzi “ con cui li realizzi.

Matita gomma, pagina bianca hai tutto quello che ti serve: di te stessa cosa aggiungi ?

Devo avere sempre una macchina fotografica o un telefono a portata di mano perché il più delle volte per avere chiara una figura e non perdere tempo prezioso mi faccio delle foto e poi ricopio. Serie tv o qualcuno che ti tiene compagnia di persona ( rarissimo) o via Skipe poi sono l‟ideale per disegnare in tranquillità.

oltrefiaba oVirginia il tuo più grande sogno ?

Andare in Giappone e girarmelo da cima a fondo per almeno un anno oramai sta diventando veramente un sogno pari a quello di volare. Emozionare il pubblico con i miei disegni e fare della mia passione il mio lavoro lo vedo già qualcosa di più fattibile.

Ultima domanda di rito per l nostra rubrica: che cos’è l’arte per Virginia Covoni?

A tal proposito vorrei citare un frase di Kandinskij che recita così: “ L‟arte è eternamente libera” e aggiungo personalmente: “ Se riesce a scatenare un emozione è arte!”

SE STATE CERCANDO UNA BRAVA ILLUSTRATRICE CONTATTATE VIRGINIA COVONI TRAMITE LA SUA PAGINA FACEBOOK 

O TRAMITE LA SUA MAIL vcovoni@yahoo.it

Tamarindo di Manuela Garreffa

Manuela Garreffa promuove la propria raccolta di poesie

Tamarindo di Manuela Garreffa

Salve a tutti!

È sempre un enorme piacere per me poter dar voce e spazio tra le pagine di questo blog ad autori ed artisti che desiderino autopromuoversi. Stasera è la volta di Manuela Garreffa la quale ci ha scelti per promuovere la propria raccolta di poesie intitolata “Tamarindo” edita da Lulu Press. Avendo avuto la fortuna di leggere il libro di Manuela Garreffa in anteprima mi permetto di caldeggiarne l’acquisto in quanto è una bellissima ed originale raccolta di poesie. Ma ora è giunta l’ora di cedere la parola e lo spazio a Manuela Garreffa affinché possa promuovere la propria raccolta di poesie intitolata “Tamarindo“…

Tamarindo di Manuela Garreffa

TAMARINDO è frutto di una vita nomade, e racchiude i ricordi di un cuore sensibile alle grandi e piccole questioni di un’epoca confusa, che è sospinta da un’aria di globalizzazione considerata irrefrenabile ma, al tempo stesso, conserva ancora i colori e i sapori delle mille cose del mondo che scompariranno, oppure si salveranno, grazie all’operato dell’umanità nelle prossime generazioni.

Dedico questi versi, e le storie reali che raccontano, a chi un giorno si è sentito confuso ed ha vagato in cerca di un’identità improbabile, non sapendo più come riconoscersi nè come raccontarsi. A chi si è innamorato nel deserto per poi bere, altrove, lacrime e pioggia. A chi ha smesso di scrivere perché una sola lingua non bastava più, per poi scoprire che la crisi, gli esodi e gli amori, avevano creato un’onda di altre anime come la sua, simili a dei mosaici colorati, capaci di sintonizzarsi con le sue frequenze.

E li dedico a chi, invece, è restato a casa. Ed ha visto cambiare il suo quartiere. All’amico straniero che saluta al bar. Al tavolino che, forse, occuperanno insieme. Per sbirciare la mia vita e sorridere delle cose che menziono, spiegandone una parola per uno.

Manuela Garreffa

Prima di concludere aggiungo che parte del ricavato di “Tamarindo” di Manuela Garreffa sarà devoluto a Survival, “Il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni“. 

Grazie a tutte e tutti voi per l’attenzione e la pazienza e arrivederci alla prossima!

Buona serata e, come sempre, Buona lettura, meglio ancora se con la raccolta di poesie “Tamarindo” di Manuela Garreffa!

Con simpatia!

Tamarindo di Manuela Garreffa

Susanna Marino a caccia dell’Autuomo

La nuova avventura ad altissimo rischio di Susanna Marino

Tutto quel bluSusanna Marino è finalmente la Dottoressa Susanna Marino. Dopo mille peripezie e dopo le vicende di “Tutto quel rosso” nel quale un killer psicopatico aveva rimesso in scena stavolta dal vero quello che, a mio avviso ma non solo, è IL Capolavoro di Dario Argento, ossia “Profondo Rosso“, vicenda nel corso della quale era stato ucciso anche il relatore della sua tesi, guarda caso proprio incentrata su Dario Argento, Susanna Marino riesce a laurearsi in Cinema, anche se, il nuovo relatore, per il quale tutto quello che non è cinema misconosciuto e impegnato non è cinema, non la sostiene per nulla essendo la causa di un voto, centosei, che, pur non essendo disprezzabile, risulta, anche a fronte del ruolino di marcia degli esami di Susanna, di parecchio al di sotto delle aspettative della neo Dottoressa.

La Laurea lascia però Susanna nella condizione di dover fare i conti con le finanze perennemente languenti e l’affitto da pagare regolarmente. Ed è quindi giocoforza per Susanna imbarcarsi in una nuova avventura alla caccia di un misterioso film di fantascienza intitolato “L’autuomo” datato 1984 e mai diffuso nelle sale. Di questo film il misterioso cliente di un investigatore privato che non somiglia certo agli investigatori privati del cinema o dei romanzi cerca disperatamente, anzi assolutamente, una misteriosa videocassetta pirata. L’avventura inizia, per Susanna, con una telefonata che raggiunge Susanna mentre si trova a pranzo col suo ex che sta cercando di rientrare nelle sue grazie. All’altro capo del metaforico filo c’è l’investigatore Roberti incaricato della ricerca della misteriosa videocassetta. Da quel momento per Susanna inizia un’avventura sul filo del rasoio. Nel frattempo Torino è scossa da una serie di inspiegabili omicidi. Un assassino sta dando la caccia a tutti gli Stafano Salvatori della città. Le due vicende, la caccia a “L’autuomo” e la serie di omicidi, all’apparenza slegati, finiscono per intrecciarsi fino a giungere alla soluzione. Una soluzione per giungere alla quale il lettore dovrà immergersi nel blu… “In tutto quel blu“.

Con “In tutto quel bluCristiana Astori e la sua eroina Susanna Marino regalano ai lettori una nuova storia nel quale cinema e musica la fanno da padroni e che terranno i lettori col fiato sospeso fino alla fine nella quale la matassa verrà dipanata. In appendice al romanzo si trova il racconto “La bambina pagana” di Ilaria Tuti, racconto vincitore del Premio Gran Giallo Città di Cattolica 2014.

Amore e Psiche riletto dalla Contessa Caetani Lovatelli

Ersilia Caetani Lovatelli fornisce una rilettura interessantissima della favola di “Amore e Psiche”

Amore e Psiche di Ersilia Caetani Lovatelli

Amore e Psiche di Ersilia Caetani LovatelliChi non conosce la storia favolistico-mitologica di “Amore e Psiche” uscita dalla penna di Apuleio alzi la mano. Sia come sia in pochi, per non dire nessuno, ne ha tratto le riflessioni che ne ha tratte la Contessa Ersilia Caetani Lovatelli la quale ha riaperto, per la terza volta, le porte del proprio Salotto, per opera di due impeccabili maggiordomi Michela Alessandroni e Tommaso Alessandroni, per invitarci ad una serata di gala nella quale la Contessa ha intrattenuto i propri ospiti con una propria personale analisi della storia di “Amore e Psiche” nella quale ha fornito alcuni preziosi spunti di lettura e di riflessione.

Amore e Psiche di Ersilia Caetani LovatelliLa riflessione che mi ha colpito maggiormente è stata quella che ha portato la Contessa Ersilia Caetani Lovatelli ha rilevare un significato religioso e ultraterreno che ai più, visto che nella vicenda di “Amore e Psiche” narrata da Apuleio hanno un forte influsso le componenti mitologiche, credo siano sfuggite.  La storia, come molti se non tutti, sanno narra le vicende di Psiche, una bellissima giovane la quale, destinata da un oracolo, ad essere abbandonata su di una collina dove avrebbe dovuto essere divorata da un mostro finendo invece nel palazzo di “Amore”, il dio alato figlio della dea Venere, alla quale, secondo quella che era la vox populi dell’epoca, Psiche contendeva la palma di creatura più bella e leggiadra. Psiche che poi, ingannata dalle sue due sorelle invidiose di lei e del suo destino, l’avevano condotta a dover affrontare una serie di prove severissime per poter ritornare nelle grazie del suo amato.

Amore e Psiche di Ersilia Caetani LovatelliEbbene, la Contessa Ersilia Caetani Lovatelli ha riletto la storia di “Amore e Psiche” vedendo nel suo incontro finale col suo tanto amato “Amore” come un incontro avvenuto dopo la morte quando l’anima, Psiche appunto, viene portata in Cielo e qui può finalmente tornare a contemplare ed amare “Amore”, visto in questo caso come l’Amore per eccellenza. Questa nuova interpretazione è suffragata poi dal fatto che su alcuni sepolcri e monumenti funebri compare la raffigurazione dell’opera scultorea di “Amore e Psiche“.

Con “Amore e Psiche” la Contessa Ersilia Caetani Lovatelli ci porta alla scoperta di vicende e fatti che ai più sono sconosciuti. I miei complimenti alla Flower-ed di Michela Alessandroni per aver deciso di portare avanti questo imponente e importante progetto culturale di riscoperta dell’opera di una delle Grandi Donne Italiane di tutti i tempi.

Amore e Psiche di Ersilia Caetani Lovatelli

I pugnalatori di Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia e un mistero dell’Italia appena unificata

I pugnalatori di Leonardo SciasciaDell’amore di Leonardo Sciascia per i misteri nostrani ed in special modo se in questi misteri entra la sua Sicilia non credo occorra che dica nulla di più di quanto già non appare ovvio leggendo la sua opera letteraria. Ne “I pugnalatori“, uscito dopo l’altro romanzo, se di “romanzo” è corretto parlare visto l’argomento e considerato che protagonisti sono personaggi realmente esistiti, in cui si occupava di un mistero legato ad un personaggio eminentissimo della scena scientifica italiana e siciliana in particolare, ovvero “La scomparsa di Majorana“, Leonardo Sciascia si immerge e ci fa immerge nell’esplorazione di un mistero risalente stavolta al primo periodo immediatamente successivo all’Unità d’Italia. Le vicende hanno luogo a Palermo dove, in una sera d’ottobre del 1862 in contemporanea o quasi vengo pugnalati, chi a morte chi riportando solamente ferite di varia gravità, tredici persone. A poco tempo da questi gravissimi fatti viene fermato un uomo, certo Angelo D’Angelo, responsabile in prima persona di una delle aggressioni, il quale, per poter (per quanto possibile, almeno) alleggerire la propria posizione, come si direbbe oggi, fa i nomi degli altri responsabili i quali, in breve tempo, vengono poi arrestati e rinviati a processo a seguito del quale verranno condannati, chi al patibolo, chi ai lavori forzati a vita e l’ultimo, colui il quale meno responsabilità aveva avuto nei fatti, ai lavori forzati per un periodo di vent’anni.

I pugnalatori di Leonardo SciasciaVicenda chiusa quindi? All’apparenza si potrebbe credere di sì ma gli inquirenti, tra i quali il Giudice Giacosa, inviato a Palermo dal Piemonte, vogliono vederci più chiaro circa i mandanti di queste pugnalazioni e circa i motivi che stanno dietro a questi fatti di estrema gravità. Indagando i due inquirenti vedono le indagini indirizzarsi, inizialmente, verso la pista di un’azione ordita da nostalgici dei Borboni. Proseguendo però nelle proprie indagini i due si imbattono in una sorta di cospirazione intricatissima nella quale entrano, a vario titolo, gli ambienti più disparati, da quelli religiosi a quelli della politica più “alta”. Insomma un ginepraio dal quale emerge sempre più un desolante scenario di impossibilità di venire a capo della Verità ed un’altrettanto desolante mancanza di speranza di poter fare Giustizia, quantomeno una Giustizia completa. Infatti, mentre per alcuni capi che avevano diretto sul campo le azioni delittuose scatta la lama della ghigliottina, utilizzata in quel caso per applicare la pena di morte, per almeno un altro responsabile, un responsabile che però occupa una posizione di grande rilievo, ci saranno solo guardie d’onore e manifestazioni pubbliche in vece del Re d’Italia. Come apparirà anche in “Una storia semplice“, anche ne “I pugnalatori” le speranze che restano ancora alla Giustizia sono nulle.

A Scopriamo l’artista lo scrittore Thomas Melis

A Scopriamo l’artista giunge, dalla splendida terra sarda, un giovane al suo esordio letterario.Conosciamo meglio lo scrittore Thomas Melis.

 Intervista  a cura di Monica Pasero

Ringraziandoti di essere qui ti chiedo subito: quando è nata la tua passione per la scrittura?

“La mia passione per la narrativa è nata molto presto, già quando ero bambino. Sono cresciuto in un ambiente tomaprofondamente legato alla lettura, grazie a mia madre, e sono stato avvicinato gradualmente a questo mondo, prima con i fumetti e i libri per bambini e poi, via via, con testi più complessi. Non a caso all’università ho scelto la facoltà di Lettere e Filosofia, dove ho maturato le competenze teoriche necessarie per immaginare di scrivere un libro. In seguito, ho iniziato a lavorare nel campo della consulenza aziendale e nel settore dei fondi comunitari, attività professionale che ha comportato un lavoro quotidiano di redazione e revisione di documenti complessi e particolarmente strutturati. In questo modo sono riuscito a unire la teoria delle scienze umanistiche alla pratica del lavoro di scrittura, iniziando a vedere più vicina la possibilità di creare realmente un romanzo”.

C’è uno scrittore, in particolare, a cui ti ispiri?

“Ho sicuramente un debito di gratitudine verso due giganti della letteratura nazionale contemporanea: il Collettivo Wu Ming e Giancarlo De Cataldo. Ai membri del primo devo una certa propensione all’introduzione di elementi di analisi sociale, economica e politica, apparentemente esterni all’intreccio e alla storia raccontata, ma in realtà pienamente organici al messaggio sottostante il romanzo. Vedere questa tecnica, messa in atto con la maestria del Wu Ming, mi ha affascinato sin dalla lettura del loro primo romanzo. A De Cataldo sono debitore dell’idea di raccontare la criminalità moderna dall’interno, con le particolarità umane e della quotidianità dei personaggi descritti e gli elementi, chiamiamoli tecnici, dell’attività illegale, come per esempio il legame con il territorio, il controllo delle diverse zone della città e la compenetrazione tra crimine ed economia lecita. Da entrambi, inoltre, ho preso ispirazione per quanto riguarda l’utilizzo di un linguaggio vicino a quello della realtà, costituito da espressioni gergali e vernacolari diverse, in base all’estrazione sociale e alla provenienza geografica dei personaggi. Ovviamente loro sono dei maestri inarrivabili, io sono un semplice discepolo!”.

Nel tuo libro “A un passo dalla vita” edito dal Lettere Animate, tratti argomenti  attuali in cui evidenzi  il degrado giovanile; il tuo personaggio Calisto, giovane meridionale, lascia la sua terra natia con idee ben chiare, e per costruirsi un futuro, sceglie la criminalità. Una riflessione su questa triste realtà ?

“Direi che è sufficiente aprire i giornali per capire quanto pericolosa e reale possa essere la storia di quelli come Calisto. Quando sfogli il Sole 24 Ore e leggi che in Italia esistono 10 milioni di poveri, che la disoccupazione è attualmente più alta rispetto alla crisi del ’29, ma che, tuttavia, la metà della ricchezza nazionale totale è in mano al 10% degli italiani, è chiaro che qualcosa non va, che esiste qualcosa di profondamente sbagliato nella nostra società. Nel Paese più corrotto d’Europa, con le organizzazioni criminali più potenti dell’Occidente, dove la politica ha rinunciato da oltre un ventennio alla propria dimensione pedagogica, è proprio la degenerazione socioeconomica dilagante a produrre il terreno fertile nel quale personaggi intelligenti e determinati, che si sentono derubati come Calisto, trovano le giustificazioni e le motivazioni per scegliere la deriva criminale. Quella di Calisto è una reazione violenta a un’ingiustizia. Di fronte a questa ingiustizia, se si leggono i giornali, esistono due tipi di reazione, entrambe violente: c’è chi decide, dopo l’ennesima umiliazione, di togliersi la vita e chi invece prende la strada del crimine. Ecco, io ho voluto raccontare la storia di chi crede che per non arrendersi sia legittimo anche il male, sia legittima anche la violenza. Ovviamente, al contrario, tutti sappiamo che questa scelta non può che far pagare un prezzo altissimo a chi decide di intraprenderla. Nondimeno, la denuncia dell’incredibile realtà che stiamo vivendo rimane intatta”.

Ogni libro dona un messaggio, il tuo libro dai colori forti, che purtroppo dipingono realisticamente la società odierna, quale messaggio vuole lasciare al lettore?tomas

“Il male non resta mai impunito: questo vorrei fosse il messaggio lasciato al lettore una volta terminata l’ultima pagina del mio romanzo. Per questo motivo, pur nella denuncia sociale e in una certa visione cinica della società, che traspare dalle righe di A un passo dalla vita, ho voluto inserire degli elementi di speranza, rappresentati da alcuni personaggi speciali, puliti e privi del rancore e della voglia di rivalsa violenta che invece caratterizzano Calisto e gli altri elementi del sodalizio criminale raccontato nel libro. Questo perché credo che la moltiplicazione del male e della negatività, soffocanti nella nostra società, sia un elemento autodistruttivo capace di causare danni potenzialmente irrecuperabili, soprattutto nelle generazioni più giovani e in quelle future”.

Un appello ai nostri lettori, spiegagli perché dovrebbero leggerti ?

“Perché racconta in modo disincantato un mondo che esiste, e che ci circonda, ma che molti sottovalutano o preferiscono non vedere. Perché dà una testimonianza della frustrazione e della rabbia di quella che è stata definita “generazione perduta” – un simpatico understatement per evitare di dire “generazione fallita” –, la generazione che non avrà figli perché non ha lavoro, quella più preparata e qualificata ma meno pagata e occupata. Infine, lo consiglio ai lettori, perché fornisce un piccolo segnale di cosa potrebbe succedere, sempre più spesso e a sempre più persone, se non si dovesse trovare una soluzione – reale e non propagandistica – alle problematiche di cui abbiamo parlato”.

Casa Editrice o Self publishing ?

“Sicuramente casa editrice. Ho scelto di pubblicare con Lettere Animate perché ero sicuro della serietà e del grande know how che mi avrebbero garantito, sia per quanto concerne la gestione dei canali di pubblicazione, sia in merito alle metodologie promozionali da utilizzare successivamente. Credo di aver fatto la scelta giusta e sono sicuro che il lavoro che stiamo sviluppando porterà i giusti risultati.”

Qualche nuovo libro nel cassetto ?

“Al momento non ho ancora valutato seriamente la possibilità, ma credo che se questa dovesse realizzarsi dedicherei il nuovo lavoro a un argomento legato alla mia terra d’origine: la triste e bellissima Sardegna. Poi chissà, non escludo un seguito di A un passo dalla vita… Tuttavia, si tratta ancora di eventualità piuttosto premature.

Chi è Thomas Melis nella vita di tutti giorni ?

“Un comunissimo italiano che si dà da fare per superare questo durissimo momento. Cerco di far coincidere la mia vita professionale con le mie passioni, in particolar modo con la scrittura. Ho fortunatamente avuto la possibilità di ricevere una formazione universitaria e post universitaria, che mi ha lasciato l’utilissimo tarlo per l’approfondimento, caratteristica senza la quale non sarei mai riuscito a realizzare il mio romanzo. Direi che questi elementi contraddistinguono, a grandi linee, la mia giornata.”

Ultima domanda, di rito nel nostro spazio, che cos’è l’ arte per Thomas Melis ?

“ Credo che l’arte sia la volontà di filtrare, attraverso la creatività, le impressioni e le idee dell’artista rispetto alla realtà circostante. Esistono infiniti esempi di questo concetto in tutti i campi artistici, dalla scrittura alle arti grafiche, dalla musica al ballo. Nel raggiungimento dell’obiettivo, ossia nella capacità di comunicare alla platea più ampia il messaggio sottostante – l’intenzione dell’autore –, sta la bravura dell’artista. Se dovessi definire il concetto di arte in poche parole, lo farei in questo modo”.

Ringraziandovi per lo spazio che mi avete concesso su questo blog, lascio un saluto ai vostri lettori, ricordando loro che potranno trovare “A un passo dalla vita” in tutte le principali librerie on line.

Ringraziando Thomas per questa interessante intervista, ricordiamo il link per l’acquisto del suo libro https://play.google.com/store/books/details?id=2gEUBQAAQBAJ&source=ge-web-app

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