Review: Without Blood

Without Blood
Without Blood by Alessandro Baricco
My rating: 4 of 5 stars

Confesso, conscio di rischiare di attirarmi le ire degli ammiratori di Baricco e di questo romanzo in particolare, che io di “Senza sangue” taglierei senza pietà la prima parte e terrei solamente la seconda, in special modo le scene al caffè e all’albergo. In queste scene, infatti, si concentra, secondo il mio modesto ed opinabilissimo parere, il significato profondo e la bellezza del romanzo. Romanzo che si rivela nell’essere di colei che fu Nina e poi divenne, nelle sue vite successive, prima Dulce e poi Donna Sol, alquanto pirandelliano come d’altronde viene confermato da una frase della stessa (ex) Nina “Noi viviamo una vita sola ma gli altri ce ne vedono vivere molte di più” (la frase non è forse esatta alla lettera ma lo è nel senso). In queste scene infatti si consuma la tregua tra la ex bambina nascosta in una sorta di nicchia sotto al pavimento di quella che fu la sua casa e colui il quale fu tra gli uomini responsabili della morte del padre e del fratello in uno scampolo di guerra dopo la guerra.
Nel caffè Nina, ora Donna Sol, cerca spiegazioni dal più giovane membro del commando e questi, pur dopo una serie di proteste, accetta di raccontare la storia o meglio la propria versione della storia. Al termine del racconto l’ex ragazzo che tutti chiamano Tito, un ragazzo ormai divenuto un uomo anziano, si mette a piangere, senza nascondersi e senza vergogna, lì nel caffé quasi che il racconto da poco terminato e quello che la ex piccola Nina ha detto a sua volta gli avessero fatto tornare quell’umanità che nel suo essere soldato di allora e tutte le favole che in seguito si era raccontato per giustificare l’operato suo e dei suoi compari aveva contribuito a far sparire dal suo cuore e dalla sua anima. La conclusione finale di questa pace tardiva tra i due avviene nel terreno neutrale di una stanza d’albergo nella quale i due si concedono qualche ora d’amore. A far da sfondo a questa pace è ancora una luce rossastra, la stessa tinta che aveva illuminato quella fatale notte di tanti anni prima. Quella volta era prodotta dalle fiamme che avevano raso al suo la casa di Nina e dei suoi familiari; questa volta scaturisce dall’insegna dell’albergo posta proprio all’esterno della finestra della stanza nella quale si trovano Nina e Tito.

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