Tutto bene, signora un libro di Francesco Bricolo

Francesco Bricolo affronta con coraggio, sensibilità e senza indugi il tema del fine vita, rispetto al quale sarebbe saggio mantenere le debite distanze o, in caso di necessità, darsela a gambe levate.Immagine

L’alta digeribilità di queste pagine, è dovuta ad un sapiente e piacevole inganno, che introduce con sottile malizia quella che si rivela essere una grande storia d’amore.

Attratto da un titolo rassicurante e totalizzante, chi legge viene subito spiazzato da un incipit che assomiglia più ad un colpo da KO o ad una entrata a gamba tesa, piuttosto che ad un invito alle lettura. Il motivo per cui, dopo un ingresso così aggressivo, il lettore procede è perché si affeziona alla famiglia Brambilla e al suo dramma.

Un linguaggio poderoso e a tratti spietato, che guarda senza imbarazzi o finzioni dritto negli occhi e nell’anima e porta la lettrice e il lettore a divorare pagina dopo pagina. Gli eventi si svolgono in Europa tra il

2011 e il 2013, i personaggi sono ben tratteggiati e la storia entra nelle corde del lettore che alla fine del romanzo sente che un pezzo di quell’amore è anche suo e che non è solo.

Una scrittura sì a volte acerba che a tratti indugia in ripetizioni o si sofferma a lungo su dettagli che distolgono dal plot principale, ma per la gran parte della narrazione sapientemente avvincente; una scrittura che ti cattura dalle prime pagine con un gioco imprevedibile di richiami e di scatole cinesi e con un crescendo spiazzante ma al tempo stesso rasserenante di eventi, coincidenze, rivelazioni.

Non capita spesso di imbattersi in una spaventevole storia di malattia e di morte che si trasforma via via, con le pagine che crescono, in una storia di amore scoperto e restituito, negato e poi scambiato e ricambiato e reso eterno dalla morte stessa. Il connubio primigenio eros/thanatos spesso citato dall’autore tra le righe del suo testo che non si risolve in chiave nichilista come le apparenze farebbero intendere ma che apre la porta alla speranza umana e cristiana, dell’uomo e del Cristo. E pur contenendo delle lunghe parti in cui il protagonista del libro discetta di teologia con preti e suore (che in realtà non sono altro che lo specchio della ua anima bella), “Tutto bene, signora” è risultato essere per me inesorabilmente un libro d’amore e

sull’amore: per Dio, per la vita, per se stessi, che parte dalla priorità del rispetto di sé per risolversi ed insegnare l’imprescindibilità del rispetto per l’altro.

In questo libro la morte non fa paura, ma è il dolce sottofondo che permette ad un prisma di emozioni positive di emergere ed affermarsi, e rassicurare il lettore a cui resta una sensazione di pace e dolcezza quando l’ultima pagina si chiude. Perché la malattia (e la morte), è la tesi che esplicita l’autore nelle note finali del suo romanzo, è restituzione, recupero, opportunità: non solo per Tiberio (il protagonista del libro che attraverso la sua malattia e la sua stessa morte rinasce nel cuore e nell’anima dei suoi cari) ma per l’autore stesso, che utilizza “un problema di salute” (“dodici mesi sono lunghi da passare” spiega Francesco Bricolo nella “Nota personale” che chiude “Tutto bene, signora”) per dare vita con un grande atto d’amore alla sua creatura, il suo romanzo d’esordio. Da leggere tutto d’un fiato.

PER ACQUISTARE  http://www.edizionipragmata.it/Tutto%20bene.htm

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. UN LETTORE
    Mar 12, 2014 @ 01:01:49

    HO LETTO IL LIBRO IN BREVISSIMO TEMPO. AL DI LA’ DI UNA TRAMA CHE POTEVA BEN REGGERE L’ORDITO DI UN GRANDE ROMANZO, L’OPERA IN SE STESSA E’ DI UNA PROLISSITA’ ESTENUANTE E NON FA ALTRO CHE AVVOLGERSI SU SE STESSA, IN UNA RIPETIZIONE DI FATTI E PENSIERI CHE ALLA FINE SI AFFLOSCIANO NELLE SABBIE MOBILI DEL GIA’ LETTO E DEL GIA’ CAPITO. IN ALTRE PAROLE, MI SEMBRA CHE SI TRATTI DI UN’OPERA IPERTROFICA CHE VUOLE ABBRACCIARE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO. UNA SORTA DI CONTENITORE DI SPETTACOLO TELEVISIVO DI MEDIO POMERIGGIO, DOVE SI METTONO ASSIEME GLI ARGOMENTI PIU’ IMPORTANTI CON I GOSSIP PIU’ BECERI E BANALI. L’AUTORE SEMBRA VOLERCI DIRE E SPIEGARE TUTTO, TANTO DA CONFONDERE UNA ARBITRARIA SIMILITUDINE COME PUO’ INTENDERSI IL RAPPORTO TRA GASTROSCOPIA E TUMORE CON UN SILLOGISMO CHE E’ INVECE UN RAGIONAMENTO ED E’ TUTTA UN’ALTRA COSA. DI PIU’, CITARE CANZONI DI GUCCINI E DEI RED HOT CHILI PEPPER ( CHE OLTRE A NON SAPERE COME SI SCRIVE NON SO NEMMENO CHI SIANO) CON PASSI DEL VANGELO E DEI SALMI (PERALTRO REITERATI A VOLTA DAVVERO A SPROPOSITO) NON SO CHE SENSO POSSA AVERE. ALLA FINE NE RISULTA UNA PSICOLOGIA DEI PERSONAGGII DEL TUTTO ACCENNATA E NON COINVOLGENTE POICHE’ OGNI PERSONAGGIO CON LE SUE TEMATICHE PIU’ O MENO COMPLESSE SEMBRA NASCERE DALLO HIC ET NUNC, SENZA ALCUNA ORIGINE NE’ DEL PERCHE’ NE’ DEL COME. IL CONFLITTO DELL’UOMO MORENTE CON DIO E’ DEL TUTTO FUORI LUOGO PERCHE’ INDICA SOLO IL DOVER QUANDO NON LO SI DESIDERA. SOLO UN DEMENTE PUO’ ODIARE DIO SOLO PERCHE’ DEVE MORIRE PERCHE’ O SI CREDE PRIMA MOLTO PRIMA DI MORIRE O NON SI CREDE, E RICORDO CHE PER IL CRISTIANESIMO LA FINE CORRISPONDE AL FINE. LA MORTE IN QUESTO CASO DOVREBBE AVVICINARE A DIO E NON ALLONTANARE; SI PUO’ ANCHE CREDERE ANCHE ALL’ULTIMO MOMENTO MA L’ODIO NASCE E PROVIENE DA MOLTO LONTANO. IN ULTIMA ANALISI I RAPPORTI TRA UOMO MORENTE E DIO SONO TRATTATI NEL ROMANZO CON UNA SUPERFICILITA’ DAVVERO DISARMANTE E RIPETITIVA. QUALUNQUE STUDIOSO DI RELIGIONE SA CHE IL CRISTIANESIMO NON HA MAI FORNITO ALCUNA GIUSTIFICAZIONE PSICOLOGICA AL MALE ED ESCLUDE OGNI ABOMINIO DALLA MENTE E DALL’OPERATO DI DIO. ED E’ PROPRIO QUESTA LA RAGIONE PER CUI MOLTI NON CREDONO E MOLTI ALTRI CREDONO SOLO PER ARTICOLI DI FEDE, RINUNCIANDO A CAPIRE LA FENOMENOLOGIA DEL SENTIMENTO RELIGIOSO. MA TUTTO QUESTO E’ NIENTE RISPETTO AD UN FATTO BEN PIU’ GRAVE E RIDUTTIVO DEL VALORE DEL ROMANZO. IL NOSTRO AUTORE HA VOLUTO TRATTARE TUTTI O QUASI TUTTI I TEMI DELLE PROBLEMATICHE DEL MONDO CONTEMPORANEO, E FIN QUI NINETE DI MALE, MA LA COSA DIVENTA IMBARAZZANTE SE EGLI NON SCEGLIE MAI DA CHE PARTE STARE O QUANTO MENO IN QUALE DIREZIONE CERCARE LA VERITA’ E IL GIUSTO. SI DA’ QUINDI RAGIONE A CHI E’ PER L’EUTANASIA COME A CHI NE E’ CONTRARIO, A CHI CRITICA GLI PSICHIATRI PERCHE’ NON SANNO AIUTARE I GENITORI NELL’EDUCAZIONE DEI FIGLI E A CHI NE DESIDERA UNA MAGGIORE PRESENZA, A CHI SPECULA SUL DOLORE DELLA GENTE E A CHI INVECE GIUSTAMNTE NE FA UN LEGITTIMO QUANTO SALUTARE USO ETC, INSOMMA TUTTO SEMBRA UN GRANDE BAZAR DELLE IDEE E DEGLI STILI DI VITA DOVE OGNUNO HA RAGIONE E TUTTI HANNO TORTO O VICERVERA, E TUTTO QUESTO RIPETUTO PER TANTE TANTE VOLTE.
    PUNTO.
    CREDO CHE SE IL ROMANZO FOSSE STATO PIU’ BREVE, SENZA CITAZIONI BANALI COME LA CANZONE DI GUCCINI O L’INFINITO DI LEOPARDI (MA ANCHE LE CITAZIONI DELL’ANTICO COME DEL NUOVO TESTAMENTO , DUE IN TUTTO MA RIPETUTE FINO ALLO SFINIMENTO E SENZA RAGIONE NON è CHE NOBILITINO L’OPERA), O I VARI RIFERIMENTI A STRUMENTI TECNOLOGICI E COSE DEL GENERE, E SE L’AUTORE AVESSE DA UN LATO DATO PIU’ SPESSORE PSICOLOGICO ED ONTOLOGICO AI SUOI PERSONAGGI ASSIEME A DELLE PROPRIE PRESE DI POSIZIONI NON ONDIVAGHE, L’OPERA SAREBE STATA DI BEN ALTRA CONSISTENZA.

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