Review: Gli sdraiati

Gli sdraiati
Gli sdraiati by Michele Serra
My rating: 5 of 5 stars

Un padre e suo figlio. Un padre che cerca di mettere ordine nella vita caotica, esemplificata efficacemente dallo stato (pietoso!) della casa in cui questo figlio, diciottenne, vive. Una casa dove la pulizia, anche quella minima imposta, per così dire, dalle normali regole del vivere civile o del caro e vecchio amor proprio è un pio sogno, un’illusione bella e buona.
La voglia di mettere quel minimo d’ordine almeno nell’esistenza del figlio è incarnata dall’insistenza con la quale il padre tormenta il figlio affinchè lo accompagni in una gita in montagna.
Alla fine del romanzo, o meglio verso la fine del romanzo, però il padre, un padre che sta imbastendo un romanzo incentrando su di una guerra epocale tra Vecchi e Giovani, la “Grande Guerra Finale“, si convince che quella del figlio e di quella che Michele Serra fa chiamare dal padre la sua “tribù”, non è abulia ma nuovo snobismo e che se loro non dicono mai ai genitori “Che bello!” o “Questo mi piace” è solo per evitare di scoprire che quel dato “qualcosa” sia già piaciuto ai genitori che ammettendo a loro volta che quello stesso “qualcosa” piaceva anche a loro finissero per rubare ai figli anche quel semplice piacere. Il padre de “Gli sdraiati” arriva, sempre verso la fine del romanzo, a capire, quando ormai il figlio lo ha raggiunto, accettando, a suo modo, di condividere la passeggiata in montagna col padre, a capire che forse non sarebbe stato poi così necessario che il figlio facesse quella benedetta escursione in montagna, escursione che potrebbe nascondere non poche insidie. Alla fine, stavolta proprio alla fine, del romanzo però il padre scopre che, mentre lui camminava immerso in una serie di considerazioni e di “rese dei conti”, il figlio lo ha sopravanzato ed ora lo saluta, forse sorridendo, dalla sommità.
Questo fatto rende felice il padre che conclude con una frase che è bellissima; una frase che è una presa di coscienza del fatto che ormai il figlio è diventato, a tutti gli effetti “grande”. La frase in questione è quella che fa da “explicit” come lo chiamano i tecnicisti dei termini libreschi, ovvero: “Finalmente potevo diventare vecchio.

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