Sbandata fatale

Nuova copertina per "L'altra faccia dell'amore"

Il doppio gioco amoroso di Fabrizio sembra procedere al meglio. Come si sa però in certe situazioni troppo perfette il Diavolo è solito metterci la coda. Ed infatti un giorno, mentre Fabrizio pensa a quella che crede essere una settimana d’amore con la propria amante, Marika e Greta, così si chiama la moglie del fedifrago dottore, architettano un piano alternativo. Greta prende il treno successivo rispetto a quello del marito e lo segue fino a Riccione, la cittadina romagnola nella quale vive Marika. Dopo un pomeriggio di shopping e relax ed una prima serata di effusioni amorose Marika propone all’amante di andare a ballare alla Baia Imperiale di Gabicce. Qui, mentre Marika fa la coda all’entrata, Fabrizio s’incarica di cercare un parcheggio. Proprio mentre è intento in questo compito Fabrizio s’imbatte in un parcheggiatore abusivo che in realtà è sua moglie, avvertita per filo e per segno del programma serale dalla propria complice Marika. Le due stordiscono Fabrizio e lo portano all’albergo dove alloggia Greta.

Messo davanti alla mutata situazione e conosciuti i dettagli di quell’accordo tra donne a Fabrizio viene offerta quella che ha tutta l’aria di una via d’uscita. Quando però, con Marika che estratta una rivoltella dalla borsetta tiene sotto tiro Greta, Fabrizio sta per lasciare la stanza d’albergo per andare alla macchina un dolore intenso lo pervade alla schiena; Marika gli ha sparato alla schiena uccidendolo. La motivazione di questo delitto? L’egoismo di Fabrizio che, nemmeno in quell’occasione ha scelto da che parte stare intravvedendo solo la possibilità di aver salva la vita. I colpi di scena non sono però terminati. Infatti quando Fabrizio ha appena finito di accasciarsi senza vita a terra ecco che alla porta della stanza arriva il proprietario dell’albergo accompagnato dalla polizia. E così le due donne, le quali speravano di ottenere la libertà sbarazzandosi di Fabrizio, si trovano invece agli arresti.

Questa la trama de “L’altra faccia dell’amore” della bravissima Francesca Giuliani, un racconto dalle tinte oscure che avvince il lettore dalla prima all’ultima riga regalandogli una vicenda tesa e piena di colpi di scena. Francesca Giuliani dà vita in “L’altra faccia dell’amore” a personaggi magnifici, ben delineati tanto nell’aspetto quanto dal punto di vista psicologico dimostrando, una volta di più la propria classe di scrittrice, oltre che come editor e articolista letteraria. Un autentico piccolo gioiello che mi sento di consigliare a tutti!

Che altro posso aggiungere se non Buona lettura a tutte e tutti voi e arrivederci alla prossima?

Grazie infinite per l’attenzione e la pazienza!

Buon pomeriggio! 🙂

Con simpatia!

Buenos Aires 22 di Benedetta Tomasello

Più riguardo a Buenos Aires 22

Giorgia, la protagonista di “Buenos Aires 22“, lo splendido romanzo di Benedetta Tomasello, è una ragazzina diversa la tutte le altre. Una ragazzina che mangia tutto usando la forchetta; usa la forchetta persino per mangiare la minestra! Ma Giorgia non è solo questo. Giorgia è anche una bambina che aspetta il ritorno del suo papà per potersi far raccontare, una volta ancora, la favola di “Apriti Sesamo”. Giorgia adora il proprio papà. Inoltre Giorgia, almeno all’inizio, da bambina e fino a che un avvenimento non la porta a “mutare registro” è amica, ma amica amica, di Nostro Signore; tanto amica da rivolgersi a Lui dandogli tranquillamente del tu.

La storia narrata in “Buenos Aires 22” incanta e incatena il lettore perchè la bravissima Benedetta Tomasello riesce a mescolare, pur nelle poche decine di pagine della lunghezza del proprio romanzo, una serie di ingredienti. In “Buenos Aires 22” si trovano infatti la magia dei ricordi della piccola Giorgia, le peripezie del nonno della piccola Giorgia che non esita a recarsi fino in Argentina e a rimanere in quella nazione tanto lontana dalla sua Sicilia pur di ritrovare il proprio fratello emigrato in quella terra straniera; il tutto avendo come unico indizio un indirizzo di fermo posta, proprio quel Buenos Aires 22 che da il titolo al romanzo. Vi si trovano poi il dolore di Giorgia per la morte del suo amatissimo padre Matteo e la ribellione della stessa Giorgia contro il suo amico carissimo dei tempi dell’infanzia, ossia Nostro Signore, che le incolpa, o meglio incolpa Dio, di averle sottratto, potremmo dire rubato, il suo dio, vale a dire il suo papà. Giorgia però è una persona strana, ma forse questo è solo un sintomo, per così dire della sua umanità, in quanto poco dopo aver letteralmente inveito contro Dio si rivolge a Lui per avere un aiuto.

In “Buenos Aires 22” si trova anche la poesia. Una poesia che permea tutto lo svolgersi nel romanzo, romanzo nel quale la prosa si alterna a versi poetici in rima. Un ulteriore ingrediente della ricetta, pressoché perfetta di “Buenos Aires 22“, ingrediente che fa assaporare al lettore i profumi e i sapori della terra di Sicilia è l’uso, di quando in quando, di frasi quando non di interi periodi in dialetto siciliano. Quella di “Buenos Aires 22” è stata per me una piacevolissima scoperta; scoperta della quale non finirò mai di ringraziare l’impareggiabile autrice la quale, dopo avermi contattato tramite Twitter mi ha fatto l’onore di scegliermi per leggere e recensire il suo romanzo. Spero di aver fatto un lavoro quantomeno accettabile con questa mia piccola recensione. Come direbbe Alessandro Manzoni: “Se questa recensione vi è piaciuta il merito è tutto dello splendido romanzo cui è dedicata ma se non vi fosse piaciuta o trovaste qualcosa da ridire in proposito la colpa è integralmente mia.

Grazie a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buona notte e Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

A Scopriamo l’artista ….con noi Giovanni Giampaolo Sandri

  “ Non occorre avere ali per volare

Immagine non occorre avere gambe per camminare

occorre però avere un cuore

 in grado di saperlo fare “

Monica Pasero

 

Oggi nel mio spazio ospito la bellissima testimonianza di un giovane scrittore  che con  le sue mille difficoltà personali  è riuscito a dare un senso alla sua vita. E l’ho ha fatto donandosi  agli altri, trasformando il suo vissuto in una  dimostrazione preziosa per tutti noi. Lanciando così un messaggio di speranza  forte e chiaro: Mai arrendersi!”Oggi a Scopriamo l’artista  ho l’immenso piacere d’ospitare  lo scrittore  Giovanni Sandri  

Intervista a cura di Monica Pasero

Premetto  che ho sempre pensato  che scrivere fosse una  forma di terapia che in qualche modo alleviasse ogni male, sia  dell’ anima che del corpo, e leggendo  il tuo caso penso proprio  di aver avuto ragione. Per  questo ti chiedo di spiegarci il motivo che ti ha spinto  a  scrivere il tuo primo libro ?

Ciò che mi ha spinto a prendere la penna in mano è la voglia di dire che la disabilità non è ciò che ferma una vita. Queste pagine spero vengano lette da persone disabili per capire che il vissuto di ognuno, se è condiviso, non è più semplice, ma assume un valore, un senso. Spero siano d’aiuto ai genitori che leggendo riescano a trovare  una piccola chiave d’aiuto.Spero siano lette da molte persone “normali” che hanno voglia di allargare il loro spazio di conoscenza, perché quando si conosce la paura viene meno.Spero siano d’aiuto per aprire delle porte dentro di noi.Voglio far emergere che ce l’ho fatta, che ogni vita vissuta è unica, che si può essere realizzati anche in presenza di un’importante disabilità.Sono innamorato della vita, ho sperimentato che il mio amore è stato vitale per la crescita di altre persone; a volte è stato così forte che ha spiazzato e forse spaventato.L’intera vita è uno scambio e dagli scambi si cresce, si diventa persone.

“Cammino da seduto” è il  titolo del tuo libro solo da queste due parole si potrebbe dibattere per ore, vuoi dire ai nostri lettori il perchè di tale nome ?  A tal proposito . vuoi parlarci i un po’ del tuo libro  ?

Lo scopo primario di questo libro, raccontando la mia esperienza di vita, è sottolineare aspetti, muovere critiche verso il mondo dell’educazione e verso quello della cura della persona in generale; la mia biografia potrà essere utile per la formazione di educatori, medici, fisioterapisti che attraverso questa “storia di vita” potranno fare tesoro degli errori altrui e lavorare per evitare discriminazioni o leggerezze.Le esperienze che racconto sottolineano da un lato l’umanità e il calore di persone che mi hanno aiutato a crescere e ad accettarmi come portatore di disabilità, ma anche come risorsa e amico; dall’altro la freddezza e la poca cura nella relazione da parte di altre figure che lavorano nel campo della disabilità e che quindi dovrebbero essere estremamente sensibili a queste tematiche.Formazione è sinonimo di avventura, dove si presuppone il possibile, si valuta il necessario, ci si consente un miglioramento del proprio stato e ci si propone di conquistare qualcosa.Attraverso la narrazione è possibile esplicitare questa dimensione dell’avventura.Non solo nel campo educativo è quindi utile il metodo narrativo-biografico, ma anche nel campo della formazione, campo dove vuole inserirsi questo mio scritto.Questo libro va letto con molto rispetto e cura verso chi si mette in gioco e si racconta, con responsabilità e senza resistenze o paure nel vedere emergere durante la lettura cose che lo riguardano in prima persona.Mi sono reso conto scrivendo di me che la scrittura di sè è un’arte povera che si arricchisce a seconda del tempo e della passione che le dedichiamo; per questo la intraprendo con caparbietà, pazienza, umiltà, volontà di conoscermi anche nei più riposti nascondigli della memoria.

 Il tuo libro  è senza dubbio una testimonianza importante, tra tutti i messaggi  che si celano al suo interno,quale secondo te deve arrivare fortemente al cuore delle gente ?

Che occorre saper camminare la vita. Può sembrare una provocazione detta da una persona disabile, ma non lo è, anzi è un traguardo che ora, a 40 anni posso dire che è un punto d’arrivo a cui aspiro. Perché? perchè camminando ho appreso la vita, ho  conosciuto le cose, ho sanato le ferite del giorno prima, ho gustato le gioie dell’incontro, ho potuto vedere nuovi paesaggi, ho imparato a fare i passi, ho compreso che ci vogliono molti passi per formare un cammino, ho imparato la pazienza, ho imparato a farmi aiutare. Questi sono solo alcuni dei molti esempi del perché cammino la vita, benché da seduto. Uno degli aspetti in cui fatico maggiormente è proprio l’imparare a camminare, perché mi accorgo che quando non ho sufficiente pazienza, cammino davanti a me stesso e non mi vedo più, cioè non ho più una corretta visione di me stesso, essendo già troppo proiettato nel futuro. Viceversa, quando non ho fiducia e speranza, cammino dietro di me, mi trascino, arranco nel passato ed ecco affiorare nostalgie, sensi di colpa per non aver vissuto bene determinate esperienze. Restare in cose passate che non ci sono più e non possono tornare, camminare nel presente è molto difficile e stare in questo equilibrio richiede molto impegno e lavoro su se stessi. Si capisce a questo punto che il camminare diventa un desiderio tramite il quale si realizza l’intera vita, trasformando così la cosa più semplice per l’uomo in un’esperienza che ha dello straordinario anche quando si cammina da seduti. Camminare è un sentire, un istinto che oltrepassa quello che i piedi ci consentono di fare. Il camminare è un’esperienza che apporta novità all’intelletto anche facendo solo il giro dell’isolato sopra  una sedia a rotelle. Il pensiero ha bisogno di vedere, di toccare, di incontrare. .Il camminare, da attività distratta e svogliata, acquista una consapevolezza più azzurra, tersa, lucente si fa così una dipendenza: una strana, indispensabile specie d’arte. Siamo in molti che fatichiamo a camminare, che pur avendo voglia di fare dei buoni passi per la propria vita, per svariati motivi non ci riusciamo, ma è altrettanto difficile ammetterlo, soprattutto a se stessi. Ho notato che ognuno di noi è più bravo a fare certi passi invece di altri, non dimentichiamo comunque che quasi tutti noi  abbiamo vissuto degli ostacoli sul nostro cammino ed ognuno ha trovato il modo per superarli o aggirarli, alcuni non riescono e quindi si fermano, e proprio per questo hanno bisogno di vedere nel cammino degli altri la speranza per il loro cammino.

 Da diversi anni  porti la  tua esperienza  in giro di paese in paese condividendola  con persone  con  situazioni simili  alla tua. Un progetto ambizioso il tuo, di grande aiuto sociale hai voglia di parlarcene ?

Quest’estate riflettendo insieme a voce alta, io e il mio amico Michele, , abbiamo visto che in questi ultimi anni nei quali abbiamo portato in giro l’esperienza del libro “Cammino da seduto” c’è una “sete”, una voglia, un desiderio di riscoperta personale molto forte, ma forse un pochino impaurito, intimorito, spento, fino a quando non si offrono possibilità, non si danno spunti per uscire allo scoperto.Ed ecco, allora, che quando chi ascolta viene messo a proprio agio sentendo un’esperienza di vita diversa, più complessa, spesso si apre la diga della resistenza e si ha una voglia quasi primordiale di mettersi in gioco, di riscoprirsi. Liberati dal condizionamento del giudizio si percepisce meglio se stessi arrivando a vedere talenti e risorse che ognuno di noi ha.Siamo certi che per “ritornare liberi” dalle nostre varie e svariate disabilità dobbiamo percorrere la strada che ci porta ad essere consapevoli che nelle nostre disabilità sono nascoste le nostre maggiori abilità.Il non conosciuto è infinitamente più grande del conosciuto: il conosciuto non è che un’imbarcazione in mezzo al mare del non conosciuto.Siamo partiti da qui e abbiamo studiato un piccolo progetto che concretizzi tutto questo, abbiamo messo sul tavolo le nostre competenze ed ecco qua ciò che è nato; un progetto, o meglio la forma di un incontro, che a noi piace, che crediamo possa continuare ad aiutarci nella nostra formazione e nello stesso tempo uno strumento utile per dei gruppi giovanili e in formazione, gruppi che abbiano voglia di confrontarsi un attimo non solo con la disabilità, ma anche con la propria interiorità con la sola finalità di ricevere qualche “raggio oltreconfine” titolo del progetto, dando luce alle risorse che ognuno dentro di sé possiede. La nostra mail è:raggidaoltreconfine@gmail.com

 Oltre le difficoltà che devono vivere ogni giorno, secondo te cosa manca di più a ad una persona disabile.?

Manca la vera integrazione, questa parola usata troppo spesso, ma poco attuata, il disabile è parte del mondo e non un mondo a parte.

Per esperienza personale, la disabilità sia fisica che mentale, viene spesso intesa come “incapacità” , senza tenere conto  che molto spesso le persone toccate da queste forme di handicap hanno doti e talenti superiori alla media .Cosa secondo te occorre fare affinché la  società  consideri la disabilita non come una  pecca, ma come una risorsa?

Occorre credere e far emergere le competenze di ogni persona e andare oltre alla situazione fisica.

  Quali sono i tuoi progetti futuri ? In che modo noi possiamo sostenere i tuoi progetti?

Il progetto “raggi da oltre confine” Questo progetto può essere portato avanti dovunque ci sia la volontà di crescere, di educare, di conoscere, di condividere. crediamo che può essere tutto questo e tanto altro e ci mettiamo a disposizione laddove ci sono persone che ci credono e sono interessate a camminare e far camminare la vita in ogni persona.

   Sono giunta alla  mia domanda di rito che cos’è l’arte  per Giovanni  Sandri?

L’arte è la capacità di aver coscienza di permanere se stessi attraverso il tempo e attraverso tutte le fratture dell’esperienza.Perché la mia disabilità è si fatica, ma è anche lo strumento grazie al quale ho imparato le cose più preziose di me stesso e con immensa fatica ho cercato di trasmetterle agli altri.

Ringraziando  il nostro amico Giovanni ,  lascio a voi lettori  la sua mail dove potete contattarlo direttamente per avere informazioni sui suoi incontri e sul suo  splendido libro

raggidaoltreconfine@gmail.com

I fantasmi di Rouen di Marialuisa Valenti Recensione a cura di Monica Pasero

ImmagineTermino la lettura davvero sorpresa, dalla bravura di questa esordiente al suo primo libro, una scrittura curata nei minimi dettagli, dove l’autrice descrive con precisione ogni angolo di  “Rouen”  cittadina francese in cui viene ambientata l’intera vicenda.

Un mix di ironia, mistero e leggenda scorre tra queste pagine  tenendo  il lettore con il fiato sospeso fino all’ epilogo.

Nulla è scontato in questo giallo dal sapore  antico. Leggendolo per un  attimo mi è parso di ritornare ai tempi dell’ ispettore Clouseau e alla sua immancabile verve . L’autrice è  bravissima a forviare i lettori lasciandoli  nel dubbio fino alla fine.

Tre morti sospette, sconvolgeranno  la tranquillità dei cittadini  di Rouen,  l’intera narrazione gira intorno alla  piccola pasticceria del paese  dove  impareremo a conoscere i protagonisti della vicenda, tutti  possibili assassini o forse no …  Un cioccolatino avvelenato artefice del tutto. I due  poliziotti  indagano senza sosta,  ma chi sarà il colpevole?  Le ricerche  sembrano giungere brevemente ad un epilogo, ma nulla è come sembra .  Un libro che entusiasma ,incuriosisce , una penna dalla verve ironica e astuta quella di Marialuisa Valenti  capace di raccontare senza svelare.Una lettura semplice  e nel contempo complessa degna dei migliori gialli anni sessanta.

Complimenti sinceri all’ autrice !

 Monica Pasero

 Trovate il suo libro  qui  http://www.ilovebooks.it/fantasmi-rouen-p-3586.html

La bilancia in equilibrio

Salve a tutti!

Smetto per qualche istante i panni del recensore di libri per vestire quello di “Promotore di Amici”. Lo faccio per pubblicizzare un evento che si preannuncia entusiasmante.

Lunedì 21 ottobre 2013 alle ore 1 7.30 presso la Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio Giacomo Gusmeroli, un bravissimo poeta valtellinese originario di Tartano, presenterà la sua nuova raccolta di poesie intitolata “La bilancia in equilibrio“.

 

Apprendista della parolaConosco personalmente Giacomo Gusmeroli e possiedo le sue prime due raccolte di poesie “Apprendista della parola“, che ho letto e gustato anni fa e “Lucore d’acque” che si trova in questo momento sulla mia scrivania pronta per regalarmi momenti di estasi letteraria.Lucore d'acque

Giacomo scrive benissimo e riesce a trasmettere al lettore emozioni e sensazioni incredibili. Quindi conoscendo il poeta e l’uomo e sapendo quanto egli sappia trasmettere sensazioni mi sento di invitare vivamente chiunque si trovasse dalle parti di Sondrio lunedì 21 ottobre 2013 a partecipare alla presentazione del nuovo libro di poesie di Giacomo Gusmeroli. Sarà un evento sensazionale ve lo garantisco!

In più il luogo dove la presentazione de “La bilancia in equilibrio” avrà luogo è la Villa Quadrio, la sede della Biblioteca Civica “Pio Rajna” di Sondrio, che è una delle ville più belle di Sondrio e della Valtellina! Un motivo in più per non mancare all’evento! Quando la poesia sposa la bellezza architettonica! Questo potrebbe essere il sottotitolo per questo appuntamento che, lo ripeto ancora una volta, promette di essere sensazionale!

Per concludere degnamente questa presentazione lascio la parola a Giacomo Gusmeroli e ad una delle poesie contenute nella sua nuova raccolta intitolata, giova ripeterlo “La bilancia in equilibrio“, poesia intitolata “Per cancellare“. Ma lasciamo ora la parola alla poesia…

…per cancellare   

 

 Quella volta, ma non solo quella

volta fui bacchettato.  Alle elementari.

Sulla punta delle dita nell’aula

 

di terza della scuola  Ambrosetti.

Mi atterrì. La glacialissima brutalità

di un gesto furente,

 

l’intima vergogna sul volto spaventato e implorante,

e quel dispendio

inutile del dominio. Afflitto 

 

agognai ali possenti

per sollevarmi 

 

e per pietà

 

Elia infilò nel mio astuccio

 

di legno la sua  gomma

 

per cancellare.

 

Grazie a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima sperando che in tanti riusciate ad intervenire alla presentazione della nuova raccolta di poesie del bravissimo Giacomo Gusmeroli intitolata “La bilancia in equilibrio“!

Buona serata e Buona lettura! 🙂

Con simpatia! 🙂

“Il fatidico giorno prima”Un’ astronave per il cielo di Angela Parise Recensione a cura di Monica Pasero

 

“Il fatidico giorno prima” Un’ astronave per il cielo.  di Angela Parise

Recensione a cura di Monica PaseroImmagine

Più di qualsiasi altra cosa un libro deve essere scritto a mio modesto avviso con semplicità,  deve poter essere compreso da tutti, e deve essere soprattutto di facile lettura. I libri troppo elaborati nel linguaggio non mi sono mai piaciuti, perché  negano la spontaneità del racconto,  evidenziando solamente la dialettica dell’ autore stesso.

Faccio questa premessa,  perché il libro di cui mi accingo a parlare  è senza dubbio uno  scritto che apre le porte ad un pubblico vastissimo di lettori,  i quali  si troveranno dinnanzi  ad un una scrittura semplice, fluida ed  intrinseca d’amore.  Una  genuinità e un  garbo tra queste pagine, invidiabile alle grandi penne.  L’autrice è riuscita a farmi leggere le sue 321 pagine in meno  di otto ore,  e credetemi  non  sempre ho questa dedizione alla lettura. Per questo senza toglier nulla  ai tanti libri  da me recensiti, se dovessi dare il voto più alto nelle mie letture lo darei a questo libro, perché è riuscito con la sua umanità  ad  emozionarmi fino alle lacrime.  In fondo un buon libro dovrebbe suscitare emozioni  e sicuramente  “Il fatidico giorno prima”   è uno tra questi.  Tema principale di questo scritto è l’immensa  forza delle donne  di ogni generazione esse siano.   Tra queste pagine verrete catapultati  nei primi anni cinquanta, dove vi verrà raccontata la storia di due donne vissute nello stesso periodo,  ma  ai due capi  opposti  del  nostro  paese,  evidenziando  che in fondo tra nord e sud  la donna rimane  semplicemente “ Donna “. con le sue passioni ,paure e desideri.  La vicenda metterà in evidenza quanto la donna nelle generazioni passate abbia  dovuto combattere  per l’ignoranza collettiva e  con fatica e sudore reprimendo ogni suo sogno  fino a  giungere ai giorni nostri . Donando se stessa sempre! Forse per questo che il ventre della donna diventa culla per la nuova vita,   forse perche solo lei:“la donna”  con la sua tenacia, il suo coraggio   il suo non arrendersi mai, può  giungere  a compiere il miracolo della vita

Consiglio caldamente la lettura di questo libro, che respira di valori  veri e genuini  degni di essere ricordati da tutti noi.

Complimenti  vivissimi  all’autrice!

 Monica Pasero

Disponibile nelle migliori librerie on line  l

Review: L’assassino

L'assassino
L’assassino by Georges Simenon
My rating: 5 of 5 stars

Hans Kuperus, il dottor Hans Kuperus per l’esattezza, è un uomo ordinario, con una vita ordinaria che vive in una cittadina olandese. Un giorno il dottor Kuperus, da quella persona ordinaria che è sempre stato, si trasforma in un duplice omicida (tranquilli, non vi rovino alcuna sorpresa visto che il romanzo si apre, appunto, con la cronaca dell’assassinio anzi il duplice assassinio!).
Il dottor Hans Kuperus uccide infatti la moglie Alice e l’amante di lei il conte de Schutter, un libertino che viveva una vita senza troppe regole o inibizioni e che riusciva ad ottenere tutto quello che voleva, persino la presidenza dell’Accademia del Biliardo.
Ma cosa ha spinto l’ordinario e tranquillo dottore a compiere un simile gesto?
Il tutto è nato da una lettera anonima che il dottore aveva ricevuto un anno prima del “Gran Giorno” e nella quale una voce amica lo informava dell’abitudine della sua signora a trascorrere fuori buona parte delle notti nelle quali il dottor Kuperus si recava ad Amsterdam per la periodica riunione con i suoi colleghi biologi.
Il duplice assassinio è però un pretesto narrativo che Georges Simenon usa per farci immergere in una vicenda nella quale non vi saranno condanne o altro. Quantomeno non a norma di legge. Perchè, infatti, tutti in paese sanno tutto del povero assassino. Sanno dell’infedeltà della moglie, sospettano o meglio sanno che lui è il colpevole del duplice omicidio. Però sono persone che più che alla giustizia tengono alla reputazione del paese e quindi tutti, persino il giudice incaricato delle indagini, si limitano a consigliare all’assassino di fare un bel viaggio e magari, sono parole della moglie di uno degli amici del dottore e della sua defunta moglie, trovarsi “una bella vedova” con la quale accasarsi. Il più lontano possibile dal paese ben inteso.
Il dottore però, nonostante la tentazione lo colga qualche volta, se ne resta al paese e viene emarginato da tutti, tanto che finirà per crearsi un proprio piccolo mondo nel quale vivere, o meglio esistere.
Il romanzo “L’assassino” di Georges Simenon si discosta dal filone poliziesco per andare ad inserirsi nel cosiddetto giallo, o dramma, psicologico. La vicenda del dottor Kuperus appassiona il lettore e lo avvince dalla prima all’ultima pagina perchè, sebbene non ci sia un colpevole da scoprire, dato che questi è noto fin dall’inizio, restano comunque infinite sfaccettatura della vicenda, infiniti piccoli misteri, che Georges Simenon ci svela mano a mano che la vicenda si dipana.

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