Review: La cagnetta

La cagnetta
La cagnetta by Vasily Grossman
My rating: 5 of 5 stars

In “La cagnetta”, breve raccolta di racconti, tre per l’esattezza, Vasily Grossmann, autore noto al grande pubblico specialmente per il romanzo “Vita e destino”, ci offre tre spaccati di vita.
Nel racconto “La giovane e la vecchia”, racconto che apre il libro, incontriamo due figure di donne; una donna giovane, all’apice della carriera lavorativa e con la vita tutta spalancata davanti ed una vecchia che ha assaporato tutti i drammi della vita, ultimo dei quali la figlia esiliata in seguito ad un processo. Le due donne si ritrovano a soggiornare assieme in una casa di vacanze e qui la più giovane conosce un uomo, ospite di una casa di vacanze a poca distanza dalla sua. Questo incontro sembra porre un nuovo tassello alla vita perfetta della giovane. Però, quasi come un fulmine a ciel sereno, arriva il finale del racconto; finale nel quale le parti si ribaltano. La giovane donna perde, a breve distanza l’una dall’altro, la madre ed il marito sposato da pochi mesi, mentre la vecchia si ritrova ad essere felice per la notizia che il processo della figlia presto subirà una revisione e questo comporta la possibilità che la figlia possa tornare a casa.
Nel racconto intitolato “L’alce” troviamo come protagonisti un uomo e una donna, marito e moglie. Il marito è ormai infermo e confinato perennemente a letto mentre la donna si divide tra il lavoro presso l’archivio di una biblioteca e l’assistenza al marito gravemente malato. Il fatto di accudire con così tanta premura e sollecitudine il marito, a scapito delle sue ore di riposo, provoca una serie di problemi di salute alla donna fino a causarne la morte. Un giorno, infatti, la donna esce per andare al lavoro e non fa più ritorno a casa. Cosa le sia capitato non viene spiegato con esattezza. Si sa solo che il marito ha la premonizione che la moglie sia morta. Privato dell’assistenza della moglie il marito infermo si ritroverà con l’unica compagnia di un trofeo di caccia; la testa di un’alce femmina da lui abbattuta anni addietro, quando era ancora forte e vigoroso e amava andarsene a caccia. Sarà solo l’immaginazione malata dell’uomo ma a lui pare che l’alce lo fissi e dai suoi occhi, ormai da tempo vitrei, sgorghino lacrime.
L’ulitmo racconto è quello che da il titolo all’intera raccolta, “La cagnetta. Qui protagonista principale è, per l’appunto, una cagnetta, una bastardina randagia con le zampe storte, amante della vita randagia. Questa cagnetta, un giorno, viene prelevata e addestrata per poter andare in missione nello spazio profondo, primo essere vivente a poter osservare lo spazio profondo. Durante l’addestramento questa cagnetta dalle zampe storte impara ad affezionarsi all’uomo che ne cura l’addestramento e questo affetto, anzi questo amore, vedrà la propria consacrazione nel finale del racconto quando, tornata dalla missione spaziale, la cagnetta passerà la prima parte del tempo del nuovo incontro con colui che, nel corso dei mesi, è diventato “…il padrone della sua vita e del suo destino…” con la testa abbassata leccandogli la mano e quando poi solleverà la testa gli occhi saranno “…gli occhi annebbiati, impenetrabili di un povero essere dalla mente confusa e dal cuore tenero e mansueto.”

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Review: The Secret Sharer

The Secret Sharer
The Secret Sharer by Joseph Conrad
My rating: 5 of 5 stars

Anche in questa avvincente storia di mare troviamo come protagonista un giovane Comandante alle prese col proprio “Primo comando”.
Il nostro giovane Comandante è un estraneo su quella nave, o almeno tale si sente in mezzo all’equipaggio che sulla nave ci hanno lavorato e vissuto molto più a lungo di lui.
Quella che dovrebbe essere la “sua” nave egli non la conosce, non sa come debba essere governata al meglio e anche con l’equipaggio, a partire dal suo secondo con delle “terribili fedine”, non ha una gran dimestichezza o un gran dialogo.
Una notte nella quale il giovane Comandante si trova a fare il turno di guardia, o meglio in una notte nella quale egli ha preteso di fare il primo turno di guardia, sale a bordo un uomo.
Si tratta di un giovane uomo che, ad un occhio non troppo indagatore, può, per alcuni versi, apparire come il “doppio” del giovane Comandante.
Questo “secondo Comandante” giunge a bordo della nave dopo essere fuggito da un’altra nave, ancorata a relativamente poca distanza, nave sulla quale ricopriva il ruolo di primo ufficiale del Comandante, dopo aver ucciso un marinaio in un scontro originato da uno scatto d’ira.
Al giovane Comandante il nuovo arrivato non sembra avere l’espressione di un efferato assassino e quindi si prende l’incarico di nasconderlo, prima di tutto, alla vista del resto dell’equipaggio della nave e quindi, quando verrà a cercarlo, anche al Comandante dell’altra nave.
Perchè lo fa? Cosa lo spinge a prendersi tanto a cuore quello straniero?
Principalmente, oltre, come si è detto, alla convinzione che egli non sia un assassino, perchè con quel “compagno segreto” a bordo il giovane Comandante non si sente l’unico estraneo a bordo di quella nave; finalmente ha qualcuno col quale dividere il proprio tempo e i propri pensieri.
Dopo qualche giorno di convivenza a bordo della nave il giovane Comandante aiuta il proprio “compagno segreto”, il proprio “doppio” a fuggire, permettendogli di calarsi in mare nei pressi della riva di un’isola.
Compiendo quella manovra si espone al rischio di “mandare a monte” la missione che si è assunto assumendo il comando della nave, ossia quella di porta la nave del proprio “Primo comando” in un porto sicuro.
Tutto però si concluderà per il meglio e, ritrovatosi di nuovo senza il proprio “doppio”, il giovane Comandante si ritroverà privo della convinzione di essere un estraneo a bordo della “propria” nave.

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Review: La linea d’ombra

La linea d'ombra
La linea d’ombra by Joseph Conrad
My rating: 5 of 5 stars

Racconto avventuroso che narra la vicenda di un giovane marinaio che, sbarcato, senza alcuna ragione apparente, da una nave sulla quale svolgeva le proprie mansione con l’apprezzamento del Comandante chiede di essere liquidato con l’intento di tornarsene a casa. Visto però che raramente le cose vanno come uno se le pianifica nella mente, il giovane marinaio viene ben presto a trovarsi di nuovo per mare e non come semplice marinaio stavolta bensì investito della responsabilità del comando di una nave che si trova da tempo all’ancora e che è rimasta di recente prima del vecchio Comandante, venuto a mancare.
Salito a bordo ed assunto il proprio Primo Comando il giovane Comandante viene informato dal proprio primo ufficiale delle stranezze che erano state il tratto distintivo del suo predecessore. Il primo ufficiale insiste inoltre, a più riprese, sul fatto che il vecchio Comandante faccia ancora, anche da morto, gravare sulla nave e sul suo equipaggio una sorta di maledizione. Questa diceria fa infuriare il giovane Comandante però sembra confermata da una serie di accadimenti. Prima da un diffuso attacco di febbre tropicale che colpisce, via via, tutti i membri dell’equipaggio, tranne il Comandante ed il cuoco, il quale assumerà, col tempo anche il ruolo prima di cambusiere e poi di aiutante marinaio nonostante il cuore alquanto ballerino che si ritrova.
Il secondo segno di questa maledizione è la situazione di perenne, o quasi perenne, bonaccia che rende alla nave estremamente difficoltoso, quando non totalmente impossibile, lo spostamento.
Questa sorta di maledizione verrà spezzata una notte da una risata forte e sguaiata del primo ufficiale giunto sul ponte sebbene ancora provato dalla malattia che lo ha tenuto per parecchi giorni a letto quasi più morto che vivo.
A seguito di quella risata la nave esce, non solo da una notte di forte pioggia, ma sembra riemergere da una sorta di torpore e riprende a viaggiare grazie ad un vento costante che le permette di raggiungere il porto dove l’intero equipaggio viene soccorso e riceve cure mediche. Il giovane Comandante, sbarcato per sbrigare le formalità burocratiche richieste, riesce a trovare un nuovo equipaggio e, dopo aver liquidato, come da lui desiderato, il tanto indispensabile cuoco, cambusiere ed aiuto in tempi di estremo bisogno e dopo avergli preparato una lettera di raccomandazione che potrà, forse tornargli utile in un prossimo futuro, si prepara a riprendere il largo la sera stessa con il nuovo equipaggio.

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Review: La casa dei sette ponti

La casa dei sette ponti
La casa dei sette ponti by Mauro Corona
My rating: 5 of 5 stars

Il racconto de “La casa dei sette ponti” è una sorta di favola moderna in cui un uomo, un industriale pratese nel campo della seta, campo sempre più terreno di conquista da parte dei cinesi, vive una vita di continua lotta per far sopravvivere le proprie fabbriche. Ogni tanto passa al suo paese natio dove rivede i vecchi amici rimasti a vivere al paese al contrario di lui che dal paese era partito e, dopo aver girato il mondo, era tornato in patria per stabilirsi, come detto, a Prato. Per raggiungere il paese natio il protagonista passa, deve passare, ogni volta davanti una casetta, povera e tutta rappezzata, con due comignoli da quali, sempre, in qualunque momento del giorno o dell’anno egli si trovi a passare, esce del fumo, segno che lì qualcuno, un qualcuno però assai timido e riservato visto che mai si vede un volto alla finestra o una figura umana sulla porta o all’esterno.
Un giorno, spinto dalla curiosità, il protagonista bussa alla casa e scopre lì abitano due vecchi, un uomo e una donna. Sempre spinto dalla curiosità vorrebbe entrare a visitare la casa ma i due vecchietti gli dicono che non potrà entrare in quella casa fino a quando non avrà passato i “sette ponti”.
Come il protagonista scoprirà poi quei sette ponti lo porteranno a percorrere, in una sorta di sogno, la propria vita rivelandogli che i due vecchietti della casetta dai comignoli eternamente fumanti sono i suoi genitori, quei genitori che lui aveva insultato ed abbandonato il giorno del suo diciottesimo compleanno, dopo che loro gli avevano rivelato che era un trovatello. Nella visione finale, mentre traversava l’ultimo ponte, egli vide quello che era capitato ai genitori dopo la sua partenza. Dopo essersi ripreso da un grave incidente, incidente a seguito del quale aveva seriamente rischiato di morire, ritrovandosi per ventidue giorni in stato di coma, stato di coma che gli aveva permesso di “passare i sette ponti”, questo novello figliol prodigo torna dai genitori e, ottenutone il perdono, torna, dopo un mese durante il quale cede le proprie aziende ai tanto osteggiati avversari cinesi, torna alla casetta nella quale trascorrerà i propri giorni nel tentativo di recuperare, per quello che gli sarà possibile, il tempo perduto.
Il morale di questa favola moderna è che una vita imperniata unicamente sul denaro e sulla ricerca del potere non è così gradevole da viversi, contrariamente a quello che potrebbe apparire, come una vissuta, più modestamente con la gioia data dall’amore.

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Review: Ascoltavo Le Maree

Ascoltavo Le Maree
Ascoltavo Le Maree by Guido Mattioni
My rating: 5 of 5 stars

Tra sogno e realtà si svolge la vicenda magnifica vicenda narrata tra le pagine di “Ascoltavo le maree”. A fare da sfondo alla storia la straordinaria città di Savannah, rifugio di disperati inglesi fuggiti da una vita ormai invivibile in patria e che diventa il “rifugio” di un disperato del nostro tempo; un uomo in fuga dal dolore derivante dalla perdita della moglie e che trova proprio a Savannah il luogo dove cominciare la propria seconda vita. Il romanzo di Guido Mattioni è ricco di aneddoti storici e di ritratti divertenti di personaggi che rimarranno indelebili nella vostra memoria.
Unica avvertenza che mi sento di darvi: fate attenzione al finale! Vi stupirà!

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Review: Io e te

Io e te
Io e te by Niccolò Ammaniti
My rating: 5 of 5 stars

Lorenzo è un ragazzo problematico che non riesce a legare con i compagni e, più in generale, che non lega con alcuna persona che non sia un membro della propria ristretta cerchia di conoscenze, per lo più familiari. Lorenzo però, sotto sotto, a legare, ci tiene anche se non lo ammette apertamente. Ed è proprio questa sua “voglia segreta di integrarsi” che gli fa inventare la bugia dell’invito alla settimana bianca a Cortina organizzata da un gruppo di suoi compagni di liceo.
Anzichè a Cortina Lorenzo si rifugia, o meglio si rintana, nella cantina del proprio palazzo, dove si è organizzato la propria tana munita, oltre che di cibo e bevande, di tutti i confort necessari a trascorrervi una settimana: playstation, televisore e musica.
Un giorno però nella “tana” organizzata di Lorenzo fa irruzione Olivia, la sorellastra tossicodipendente del “rifugiato” che, mentre si trova lì, ha una fortissima crisi d’astinenza. Proprio questo fatto serve a far scoprire a Lorenzo, non solo il legame con la sorellastra, forte anche se sopito da anni di lontananza, ma anche risorse personali che non aveva ma saputo o voluto sfruttare, anche a causa di quella forma di egoismo che è alla base dei suoi problemi relazionali. Dopo una ultima serata di festeggiamenti dato che Olivia si è ripresa dalla crisi d’astinenza e considerato il fatto che la “settimana bianca urbana” di Lorenzo è agli ultimi sgoccioli, i due “fratelli ritrovati” si salutano con la promessa di rivedersi presto. Si rivedranno dopo altri dieci anni quando Lorenzo verrà chiamato a riconoscere il cadavere della sorellastra morta per overdose in un bar di Cividale del Friuli.

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Review: Una stanza tutta per sé

Una stanza tutta per sé
Una stanza tutta per sé by Virginia Woolf
My rating: 0 of 5 stars

In “Una stanza tutta per sé” Virginia Woolf, partendo dalla considerazione che per poter scrivere una donna serve una rendita annua (lei dice di cinquecento sterline) e una stanza tutta per sé o, come dice verso la fine del libro, “una stanza con una serratura al suo interno”, questi due elementi simboli della tranquillità, tanto economica, la rendita annua che permetta ad una donna (a tutte le donne) che voglia dedicarsi alla scrittura di potersi procurare, con tranquillità appunto, vitto e vestiti, quanto personale, la stanza dove potersi rinchiudere a dar corso al proprio talento senza essere disturbate di continuo, allarga il discorso, che inizialmente avrebbe dovuto incentrarsi sul tema “La donna e il romanzo” alla condizione generale della donna, condizione che ha impedito alle rappresentanti del gentil sesso, per lungo tempo, di dar sfogo alla propria vena creativa in quanto per lungo tempo le donne non hanno avuto modo non solo di ricevere una qualsivoglia educazione ma nemmeno, quando fossero in grado di guadagnarsi dei soldi, di tenerseli per sé. Questo perchè i soldi che pur fosse stata in grado di guadagnare la donna doveva consegnarli al marito che li gestiva eventualmente distribuendone una (piccola) parte alla moglie.
In “Una stanza tutta per sé” l’autrice, pur con una buona dose di ironia, demolisce la società patriarcale e “omocentrica” rivendicando per le donne il diritto di poter entrare, a pieno titolo, nel mondo della cultura che per tanto, troppo, tempo aveva emarginato “l’altra metà del Cielo”.
Non a caso alcune grandi autrici dei secoli passati hanno dovuto, per poter esercitare il proprio talento ed il proprio genio, celarsi dietro nomi maschili.
Esempi lampanti di questo fatto sono, ad esempio, George Eliot e George Sand.
La lettura di “Una stanza tutta per sé” è consigliabile e consigliata a tutti quanti vogliano, oltre che godersi un altro esempio dell’abilità di Virginia Woolf, a quanti voglio farsi un excursus storico all’interno dell'”Universo Donna”, non solo della Donna con “pretese artistiche”, nella storia.

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