Tre mesi per dirmi Che cos’è l’amore per te ?

ImageNasce “ Tre mesi per dirmi che Cos’è L’amore per te ?

 Se anche tu vuoi dire la tua  PARTECIPA clicca sulla pagina dedicata

                https://www.facebook.com/events/351768644950184/?fref=ts

Farlo è semplicissimo!  Innanzitutto chiediti :Che cos’è l’amore per te? Ti sei dato una risposta? Bene! Entra nella pagina dedicata al  evento e leggi attentamente il   REGOLAMENTO 

 Il regolamento è chiaro, occorre fare questi tre passi  per poter essere un partecipante a tutti gli effetti, 
1) Metti mi piace sulla mia pagina https://www.facebook.com/pages/Monica-Pasero/591461894202060
“2)Scarica il mio romanzo in ebook a solo 4 euro
http://www.amazon.it/Leggenda-Amore-Eterno-ebook/dp/B00DMWP78I/ref=sr_1_5?ie=UTF8&qid=1372256823&sr=8-5&keywords=monica+pasero
3 ) Condividi l’acquisto delle book sull’ evento .
 

Quando lo avrai fatto posta una fotografia tua e del tuo compagno o della persona o animale a te  più caro (anche questo è amore) poi scrivi una frase d’amore o una  poesia  che vi rappresenti
Le più belle frasi  e poesie verranno inserite in un ebook che realizzerò a fine evento
Verrà fatto anche un book trailer con le vostre foto e frasi, come ricordo della vostra partecipazione
Il vincitore riceverà il mio romanzo cartaceo con dedica
più la mia raccolta poetica Alchimia in ebook 
Ovviamente sarà omaggiato dell’ ebook che realizzeremo con tutte le vostre  poesie frasi e immagini,sempre se avremo abbastanza adesioni
  .
l’evento scade il 27 settembre 2013

 In bocca al lupo Monica Pasero

 

Quando l’arte abbraccia il sociale

 ImageDa un’ idea di Alberto Bongini,  grande architetto e  artista italiano, nasce “ScivolArt”

 Una singolare iniziativa, degna di attenzione per il valore sociale che ne porta

100 artisti contemporanei, si prodigheranno a dipingere con svariate tecniche  uno scivolo per disabili su carta, che verrà riprodotto in seguito su nuovi scivoli  urbani ,i quali saranno inseriti nella città di Torino, per agevolare lo spostamento dei nostri amici in carrozzella. Tutto questo sarà possibile, grazie alla vendita di queste opere,ma la particolarità di questo evento benefico,sta nella realizzazione degli scivoli stessi, che oltre  ad essere utili, saranno pure esteticamente meravigliosi. Grazie alle tecniche di lavorazione che allieteranno la città con colori e passione. Un progetto davvero singolare ,mai presentato fin ora in Italia, in cui l’arte si mette a disposizione del sociale .

Vi terremo informati su questo evento, che sta muovendo i primi passi grazie alla sensibilità di molti artisti,  tra cui Lodovico Gierut  il quale ha fornito il materiale  d’alta  qualità  per lo svolgimento delle opere.  Senza dimenticare l’ideatore Alberto Bongini  presto ospite nel nostro spazio.

 Monica Pasero

www.gierut.it  lodovico@gierut.it 

https://www.facebook.com/pages/Alberto-Bongini/165894730142423

Invito e programma “20 eventi dal 20″ Cartoceto 20 e 21 luglio 2013

ImageInvito da compilare e rispedire via fax al numero

0721.1830983

oppure via e-mail all’indirizzo

info@nicosteam.it

Presentazione Ultima fermata prima dell’inferno il 27 giugno alle 17 00 presso il circolo degli artisti di Torino

ImageAmici di Torino e provincia ,non perdetevi  l’ occasione di conoscere ed apprezzare uno dei più grandi poeti contemporanei italiani .

 Il 27 giugno alle ore 17-00  presso il Circolo degli artisti  sito in via Bogino n 9 a  Torino ,si terrà la presentazione del libro “Ultima fermata prima dell inferno “ di Innocente Foglio

Curatrice dell’ evento la bravissima Tina Masoero

Interverranno
la scrittrice Laura Scaramozzino.  

 Lo scrittore Mario  Moschietto 

 Il giornalista Dr. Danilo Tacchino.  

Un’ occasione per apprendere di più sul mondo della poesia e conoscere questo autore degno di nota, che ha fatto della sua vita  autentica “Poesia “

  Per saperne di più  vi allego il link della sua intervista al nostro blog

https://ilibridiriccardino.wordpress.com/2013/03/29/scopriamo-lartista-con-noi-il-noto-poeta-innocente-foglio/

 E la mia recensione al suo libro Ultima fermata prima dell’inferno.

https://ilibridiriccardino.wordpress.com/2013/03/24/ultima-fermata-prima-dell-inferno-di-innocente-foglio-recensione-a-cura-di-pasero-monica/

Monica Pasero

“Dodici ore soltanto” recensione a cura di Monica Pasero

ImageRicordate! Esiste una sola alternativa per la salvezza

dell’umanità.

Cercatela. Trovatela e fatela vostra. Dove cercarla?!

Iniziate da ciò che avete tra le mani.

Buona lettura!

Herman Collin

 Tratto  da Dodici ore soltanto  di Sara De Bartolo

“Dodici ore soltanto” recensione a cura di Monica Pasero

Leggo questo breve, ma intenso scritto di Sara De Bartolo,in cui l’autrice ci conduce verso una mirata riflessione sulla società odierna, su quanto sempre più spesso si perdano i veri valori umani, tra cui la fede. Sostituiti sempre più dalla presunzione dell’uomo,che ricerca nel progresso e nella ricchezza  la sua onnipotenza.

L’autrice ci fa partecipe di una narrazione al quanto singolare, in cui Herman Collin  un  hacker  di professione, cresciuto in un ambiente sterile alla fede, si trova dopo un’ intensa giornata di lavoro  e  forse qualche  bicchiere di troppo, catapultato  in un  viaggio onirico, in cui affioreranno le sue più intense paure. La sua vita muterà  radicalmente a causa di un susseguirsi d’eventi che lo porteranno a condurre un’ esistenza solitaria. Si ritroverà scagliato in una scena quasi apocalittica, dove vedrà  la morte in faccia e conoscerà quel lato della sua vita ancora oscuro: quella carezza giunta dal cielo  che gli affiderà  l’incarico di rimediare agli errori umani  in dodici ore soltanto. C’è la farà Herman nel suo tentativo di  ripulire il mondo dagli errori umani ?Se volete scoprirlo, dovete leggere questo avvincente scritto in cui l’autrice  lascia  nel lettore un segnale forte, di quanto la fede possa cambiare la nostra esistenza, anche dopo una vita di totale indifferenza ad essa.

Per acquistare “Dodici ore soltanto” di Sara De Bartolo ecco il link http://www.cdse.it/index.php?id=597

INTERVISTA A SERGIO CASAGRANDE

Nel nostro spazio riproponiamo un’ intervista  di  Rosalba  di Bona fatta al nostro caro amico Sergio Casagrande ricordando il suo ultimo romanzo “La casa dei ciclamini”

Qui sotto il link dove trovare la mia recensione https://ilibridiriccardino.wordpress.com/2013/03/30/la-casa-dei-ciclamini-di-sergio-casagrande/Image

Intervista

Dal macchinista delle Ferrovie dello Stato allo scrittore, il

passo è breve?Ospite oggi , un amico discreto da me conosciuto ed apprezzato tra le pagine del social network Facebook . Una personalità che si distingue tra le tante e che si fa apprezzare per garbo e competenza. Sergio Casagrande nasce in una famiglia semplice ma dignitosa che lo guida con fermezza e amore lungo il percorso dei suoi anni. Fondamentale l’insegnamento cattolico nella sua educazione, dal quale riesce, nonostante la giovane età, a saper distinguere la religiosità bigotta da quella più prettamente cosmica. Legge moltissimo nel corso dei suoi anni e, pur avendo dovuto seguire studi tecnici, la lettura classica lo appassiona molto. Di carattere riservato ha però una forte attrazione, si può anche definire curiosità, per tutto quanto lo circonda, dimostrando di essere un grande osservatore. Questa sua natura lo porta sempre dalla parte dei deboli anche se, lui stesso si definisce “uno spirito libero”, tanto che lascia un lavoro tranquillo come impiegato di concetto in una ditta per fare il macchinista sui treni delle Ferrovie dello Stato, lavoro che gli permette di appagare la sua innata curiosità e di incontrare persone diverse che gli fanno vivere situazioni diverse ispirando e stimolando il suo già grande desiderio di scrivere storie. Di queste storie fa un uso molto personale, le rivisita e le modifica con ironia per mettere in risalto le ipocrisie del mondo che ci circondano, in questa nostra società dei così detti “sepolcri imbiancati”. Intanto continua a rileggere con interesse i classici dell’ottocento ed a scrivere su riviste locali. Pubblica romanzi e la sua sete di sapere e di offrire i suoi stessi interessi culturali non si ferma più.

Ciao Sergio, questa intervista sarà informale, come sempre faccio con i miei amici, per questo avrà il sapore confidenziale di una chiacchierata. Quindi benvenuto a nome mio e di tutti i miei amati lettori. Anche a te farò dieci domande più una di riserva.

E io confidenzialmente ti ringrazio, sia a nome mio sia a nome del mio burlone angelo custode che non mi molla un istante e da sempre mi dà una pizzicata ogni qualvolta cerco di svincolare da una domanda difficile preferendo una risposta diplomatica.

Nei tuoi romanzi la religione e la storia sembrano camminare a braccetto e hanno una corsia privilegiata. Parrebbe che tu dia loro molto rilievo. Dimmi quanto è importante l’educazione che hai ricevuto in tutto questo, e chi era il Sergio bambino?

Posso definirmi, in senso positivo, un ingenuo, un semplice, un candido? Oppure nell’altro senso uno sciocco o semplicione? Devo ancora comprendere se il fatto sia stato generato e alimentato da fattori genetici o da una particolare sensibilità. Da bambino ho fatto una scorpacciata di favole, e non c’era una fiaba che non mi trasportasse in un mondo popolato da belle fanciulle, principesse o contadinelle e da orchi e streghe cattive. Il più delle volte le novelle si riallacciavano alle storie sacre, a leggende, dove in un modo o nell’altro il buono, seguendo gli abituali schemi, aveva il sopravvento sul cattivo. Ciò mi aiutava a superare problemi familiari e dispiaceri dovuti a un’educazione per certi versi eccessivamente rigida. Anche i santi e le sante diventavano il mio rifugio: allora non comprendevo che questo affollato universo era inflazionato e nemmeno mi passava per la mente che la grandezza dei canonizzati era proporzionale al danaro che riuscivano a produrre ( santi con la medaglia d’oro, d’argento, di bronzo). Da adulto, merito di letture severe, sono diventato mio malgrado, e con qualche eccezione, un ironico tagliatore di aureole e un antidogmatico per eccellenza. Vorrei ricordare a tutti la straziante storia di Ipazia. Ed ecco un esempio di storia e di religione: quando l’Impero romano stava crollando i Padri della Chiesa esortavano il popolo alla verginità e non si davano la pena di preoccuparsi che gli eserciti difendessero le frontiere o di riformare il sistema di tasse. Il mio schema mentale ora è diverso: senza ricorrere a ispirazioni religiose o comunque ideali, vorrei aprire la strada all’utopia, a un mondo dove nessuno soffre la fame e pochi sono vittime delle malattie, dove il lavoro è gratificante e non eccessivo, dove i sentimenti come l’amicizia, la benevolenza e l’amore siano la regola e dove la mente, affrancata dalla paura, crea, per il diletto dell’udito, degli occhi e del cuore. Si tratta in fin dei conti di una conquista del futuro ma che già si è verificata in individui eccezionali spesso in contrasto con l’ostilità del gruppo. E non c’è motivo per escludere che, nelle epoche future, il tipo di uomo che ora è eccezione non debba diventare comune.

Sembra che, da sempre e dunque a livello caratteriale, tu ti sia schierato dalla parte dei deboli tanto da interessarti anche al volontariato. Si può dunque affermare che il tuo è amore per i più fragili. Cosa ha fatto scaturire questo in te, quale è stata la leva che ha sollevato questo tuo interesse?

È così. Alle elementari, al cinema parrocchiale, si proiettavano, oltre che i film di Ollio e Stanlio e racconti biblici, le tante battaglie tra gli indiani d’America e le giubbe blu. I primi erano selvaggi schiamazzanti, ornati di penne e armati di archi e lance; i secondi indossavano divise impeccabili e le loro armi erano precise ed efficaci. Mentre i miei compagni inneggiavano ai visi pallidi , io diventavo triste: che vittorie erano mai queste? Iniziavo già allora a comprendere l’importanza della propaganda e dei suoi effetti letali sulla psiche umana. Ho sempre provato una grande compassione per i deboli, per chi non è in grado di difendersi. Ricordo che un giorno, quando avevo poco più di otto anni, vedendo un passero al suolo mezzo assiderato di averlo avvolto nel cotone con la speranza che si riprendesse. Al mattino, trovandolo morto stecchito, piansi disperato e lo seppellii sotto una piccola croce di legno. Alle medie, leggendo il brano dell’Iliade del duello improponibile, seppur leggendario, tra Achille e Ettore, e i diari di Bartolomeo De Las Casas, confermarono e avvalorarono le mie tesi.Image

Mi sembra di capire che in qualche modo l’amore è anche il motore della tua esistenza e lo trasmetti in maniera incisiva nelle tue opere. Ad esempio, nel romanzo “La casa dei ciclamini”, l’amore trasuda da ogni pagina, ce ne vuoi parlare e ci vuoi dire cosa ti ha ispirato?

Normalmente si esprime ciò che si ha dentro; talvolta capita che all’improvviso, come un vulcano in eruzione, la lava, i gas tossici devono uscire per portare la quiete nella tua anima. Riferirò una frase di Alessandro Valenti, il giornalista autore di testi teatrali, che ha curato la mia prefazione: “Come lo è stato per i libri precedenti, questo è un romanzo insolito, scomodo, tenero e appassionato, feroce e iconoclasta, da leggere con abbandono alla ricerca delle più segrete ragioni dell’amore e del nostro vivere quotidiano. Perché al di là di tutto è ancora quella dell’amore la spinta poderosa che ispira questo scrittore”. Sono certo che L’Amore sia l’unica energia salvifica dell’umanità, l’unico bene immobile( nel tempo) senza valore commerciale, che non so possa cioè comprare a nessun prezzo. La casa dei ciclamini è la storia, ironica e al tempo riflessiva, di una donna che ha vissuto tre volte in tre epoche diverse ( ai primi del Novecento, nel sedicesimo secolo, al tempo del Sacco di Roma e dell’Inquisizione spagnola e nel quinto durante le invasioni barbariche). La ritroveremo ai nostri tempi in una casa di ricovero insieme al suo compagno, che l’ha accompagnata nei secoli, messaggera di amore e di carità. Riporto qui sotto un brano del penultimo capitolo, potrei intitolarlo l’ossessione e la forza devastante di un amore perduto: un uomo ritrova il suo amore dopo quarant’anni di ricerche. La donna è diventata terziaria francescana, ed è stata appena violentata da un gruppo di lanzichenecchi spagnoli. Lui era stato un povero soldato, lei la figlia di un ricchissimo signore; non avevano fatto in tempo nemmeno di scambiarsi un bacio, una stretta di mano, e scoperto, il giovane si era dato alla fuga:

Tal vez no valiera la pena”( forse non ne valeva la pena). La soldataglia uscì inneggiando una vecchia canzone spagnola. La poveretta rimase a terra agonizzante. Poco dopo, Giovanni riprese conoscenza. A fatica, si trascinò accanto alla sua adorata. Si sollevò di un tanto, giusto per inginocchiarsi. – Amore, cosa ti hanno fatto?- I suoi duri occhi d’uomo si empirono di lacrime. – Ti ho amato tanto, per tutta la mia vita. Anche tu mi hai voluto bene, non è vero?- Francesca non poteva più rispondere, però non riusciva staccare gli occhi vitrei dal suo viso: lo fissava con l’espressione della colomba atterrita, spiando nei suoi qualche indizio del sentimento con cui l’avrebbe lasciata per sempre, e quasi supplicando per lui una seppur tardiva pietà , proprio quella pietà che a lei non era stata concessa. Dita scarne, piano, piano, raggiunsero le dita di lui, sino a sfiorarle: fecero timidamente conoscenza, si riconobbero, s’interrogarono, e finirono per riunirsi, intrecciate in quel gesto nel quale l’amore si promette con più certezza di un bacio, come se le mani d’entrambi si fossero unite in un’unica preghiera. Infine la sventurata ancella , piena ancora di fede, chinò il capo con un ultimo sussulto.

Sergio, la tua passione è la prosa, ma in essa avverto tanta poesia, quale è il brano che ti rappresenta meglio e che tu vorresti i lettori leggessero in questa rubrica?

Amo la prosa, ma nei miei racconti non mancano mai tratti poetici ,come crudeltà, fatti raccapriccianti e violenti. La vita dunque, nelle sue difficoltà e momenti felici. Come delle istantanee, gli sprizzi di allegria, le furbizie e le ipocrisie, tutto descritto in una perenne sospensione tra realtà e fantasia. Mille sfaccettature per raccontare l’amore. Eccone una e trina, presa a caso, violenza, pietà e amore,tratta dal mio romanzo: in ospedale, la vecchia Nina morente sogna il suo primo incontro con l’amore.

NINA E NINETTA

Nina sembrò percepire un lontano suono di tenui rintocchi di campane; poi, una voce la fece sussultare:

– Chi sei?

– Il padrone del ponte di Luce.

– Come ti chiami?

– Mi chiamo Sonno e conosco il passato di tutti gli uomini. Il mio potere è immenso e domino Sogno, un mio fedele e bizzarro servitore, che se serve di mille travestimenti nelle sue escursioni tra i meandri delle menti. Tra non molto conoscerai mia sorella , che conosce invece il futuro: lei però è taciturna e priva d’immaginazione. Ti ricordi del Poeta, il figlio dei tuoi padroni ? Avevi solo quindici anni…

– No, non so…

– Sì che lo ricordi. Gli hai voluto bene. Ti ha voluto bene.

– No! Lui no!

– E invece sì. Non ti ha mai dimenticato.

– Non mi prendi in giro?

– No. Te lo giuro.

Nina ricordò. Qualche cosa di più grande dell’esaltazione del vivere l’aveva solleva da terra portando con sé passi e pensieri attraverso un mondo seminato di miracoli. Le stelle avevano battuto le palpebre, la luna sorridente l’aveva rincorsa e teso le braccia. Col sole in gola aveva riso di meraviglia, il cuore aveva tintinnato un campanello d’argento. E per una goccia sospesa a un rametto di pesco le si erano riempite gli occhi di lacrime e di arcobaleni. Aveva imparato a ridere. Come ne godeva! Lo faceva in modo tutto suo. Rideva prima di gioia, fragorosamente, poi continuava a ridere del suo riso per celia, e la celia si mutava in ebbrezza; allora non sapeva più contenersi. Dimenticava il motivo del riso: rideva fuori di sé, per la felicità del ridere. Il riso le scorreva per tutto il corpo, per la bocca, per le gote imporporate, per gli occhi luminosi, per il tremito del petto e delle braccia, per le gambe da cerbiatta pressoché pronte al bacio; quasi convulso.

– Aveva scritto due pagine sul suo diario, Nina…

– Me le leggeresti? Lui era cieco, ma mi disse che non importa vedere, basta sentire.

– Sì, Nina.

25 luglio 1906

“ Ninetta, caro amore, avrò solo un rimpianto: di non aver

visto il lampo dei tuoi occhi. Sì, bambina, tra le tue braccia,

io ho rivisto l’amore della mia giovinezza. Su quel prato,

che al ricordo mi brucia la carne come vivo fuoco, io per la

prima volta ho conosciuto il piacere della colpa, col caldo

tuo corpo, col cocente sole sulla nuca e le spalle, coi tuoi

bramiti di ardente cerbiatta accordati all’immensa armonia

della terra. Che tu sia benedetta!”

-Solo Così?

– Oh, no. Questa è la seconda e ultima pagina.

“ Camminavo al tuo fianco, e ho percepito il volto tuo improvvisamente

impallidito. Dal lato, mi sei posta dinanzi.

Ho avvertito le tue manine sfiorarmi il corpo, dalle spalle

al bacino come di un tiepido liquido: sei diventata muta

con gli occhi sicuramente aperti; poi quegli occhi li hai

socchiusi ma non tanto che io non mi accorgessi che sotto

le palpebre vi era una lacrima. Ho sentito la bocca sui denti

bianchi in un respiro a fior di labbra. Le mie mani sono

corse su per le tue gambe sino al ventre piatto che, al tocco,

è rabbrividito e ai piccoli seni appuntiti: hai barcollato, e

ti sei sentita svenire. Avevi una camiciola ruvida e piccola

che ti arrivava appena alle cosce; ti ho denudato in parte,

leggermente, facilmente. Il tuo corpo era agile, flessuoso,

un po’ magro e lungo, cavo ai fianchi. Tra un seno e l’altro

ti è cascato un rivolo di capelli che io ho rimesso al suo

posto.

Ho bisbigliato: “Vorrei che il tempo si fermasse e i miei

occhi vedessero l’alba riflessa nel tuo volto.” Ti sei distesa

sull’erba. Mi è parso che tu fossi venuta meno, tanto il

tuo corpo si è abbandonato inerme. Mi sono piegato sul

tuo viso e ho sentito gli occhi sbarrati, senza sorriso, senza

sguardo, come i miei. Ti ho sentito sussurrare: “Signore.”

e mi hai avviticchiato le braccia al collo e mi hai premuto

sul tuo corpo. Ho gridato: “No, Ninetta. Non così: Enrico.”

“Enrico.” Le tue labbra hanno mormorato col mio

nome il desiderio della vertigine. Le mie mani esperte hanno

continuato a spogliarti fina ad arrivare là e a scostare

il mazzetto di quei piccoli fiori di bosco. Tu ti sei scoperta

il collo, il petto; braccia schiette, un po’ esili sul gomito

sono sgusciate come steli dalla guaina. Non si sono tese a

me, le hai ripiegate sotto il tuo capo. La tempesta mi stava

devastando l’anima…”

Nina e Ninetta non erano più. Nina si spense nel sorriso

come se avesse visto l’avvicinarsi di un astro che l’avrebbe

portata con sé; e col cuor di Ninetta, che batté ancora tre

colpi, appena in tempo prima che il fendente della sorella di

Sonno le rubasse per sempre la vita.

Cosa spinge un autore a pubblicare le sue opere e come definiresti il tuo stile?Image

Molte possono essere le motivazioni. Per alcuni probabilmente il voler esprimere le proprie idee, l’ambizione, il desiderio di emergere, di raggiungere il successo, o semplicemente la realizzazione di un sogno. Nel mio caso la rabbia verso un mondo ipocrita, da un lato; la voglia di espandere nel mio piccolo una speranza, un’empatia, il gusto dell’amore, dall’altro. Riguardo il mio stile, rispondo con un’impressione di un insegnante di Filosofia e recensore veneto, un certo Gustavo Mattiuzzi, figlio di un bravo pittore: “… di questo tipo di scrittura ironica e graffiante si ha fortemente bisogno, dove gli umori sanguigni abbiano a colorire il linguaggio, dal momento che siamo travolti letteralmente da una narrativa esangue o cerebralizzata, ovvero minimale sotto ogni punto di vista, comunque avvincente.”

Secondo te c’è una connessione tra i tratti caratteriali dell’autore e la visione che esprime nei suoi racconti? E quanto sono determinanti le letture fatte nel corso della sua vita?

La connessione c’è indubbiamente: i miei tratti caratteriali sono ben presenti nei miei testi, anche se certamente non vi si notano tratti autobiografici evidenti: piuttosto il lettore si sente lui stesso coinvolto, tanto da immedesimarsi nelle storie e diventa in un certo senso volta per volta il protagonista. Del resto i miei personaggi non sono degli zombi ,ma persone comuni, talvolta lievemente deformate nell’intento di rendere le pagine più gustose e armoniche. Non determinanti, nel senso che non sono stato più di tanto condizionato, ma sicuramente importantissime le letture fatte nell’arco della mia vita. Nel mio caso specifico i libri sono stati strumenti straordinari per accelerare la mia autoeducazione. Ho sognato di parlare con Socrate, Galileo, Voltaire, Russell. Credo che poter leggere, seguendo i loro ragionamenti, i più grandi geni dell’umanità sia il desiderio di tutte le persone sensibili e animate da un’ autentica sana curiosità del sapere.

Qual è la vera fonte della creatività? L’insoddisfazione per quello che potrebbe essere il desiderio di dare un’impronta personale al mondo che ci circonda o un inesplicabile bisogno che è parte integrante della nostra umanità?

Ognuno vede coi suoi occhi il mondo e desidererebbe un mondo migliore, che tutto funzionasse a meraviglia, lo cerca a sua immagine, e soffre se ciò non accade. Molti grandi e piccoli uomini hanno cercato con l’esempio e le parole, il più delle volte a scapito della loro stessa vita, di raddrizzarlo, ma con miseri e a volte controproducenti risultati. “Il danaro e la gloria sono sempre stato tutto”, sembrano frasi di un vecchio cinico, invece sono parole che frequentemente vengono pronunciate da moltissimi giovani. Attualmente né la scuola, né la famiglia sanno offrire ( con poche eccezioni)un modello di vita moralmente sano e ricco di ideali. Eppure basterebbe in parte mettere in pratica quello che suggeriva il filosofo Bertrand Russell: “ Vuoi essere felice?Lotta per i problemi degli altri”.

Come si passa dall’essere un macchinista a diventare un affermato scrittore? In poche parole sei nato scrittore o lo sei diventato?

Onestamente non lo so quanto ha inciso la mia professione. Viaggiare e vedere sempre nuove persone però mi ha dato tanti spunti: non escluderei la sana curiosità che mi ha sempre contraddistinto, il vedere coi miei occhi drammi e sofferenze, lo spirito di osservazione che non mi è mai mancato. Scrittore lo sono diventato al pari con la vita vissuta. Il conoscere tante situazioni e persone diverse mi ha consentito di sdrammatizzare condizioni difficili con l’ironia. Ecco l’esempio di un vecchio che a suo modo aveva amato durante tutta la sua esistenza. Amore? Chissà. L’ho conosciuto attraverso gli occhi e le parole di mia madre, così gli ho dedicato un capitolo del mio secondo romanzo:

Giovanin Da Guiz

Rievocare quali fossero stati per Giovanin de Guiz ( l’ultimo e più famoso libertino della Strada del vino bianco) i suoi paradisi, prima di accedere all’ultimo, era cosa risaputa da tutti. Che fosse “ guizzato” sino all’età dei brontoloni, anche. Il figlio dodicenne della signora Marchesin, nascosto dietro la siepe che divideva la proprietà dei Pradal da quella dei Citron, aveva visto chiaramente l’ottantenne Giovanin in piedi , con le brache calate sugli zoccoli, che prendeva di tergo la vedova di Giulio Bortot, curva con il falcetto in mano in cerca di buon trifoglio per i conigli. Alla buon’anima di Giulio andava riconosciuto il merito di aver rifondato, con notevole spirito d’iniziativa, dieci anni prima della sua dipartita, la scuola cinica del pensatore Diogene da Antistene. I paesani più istruiti infatti avevano appioppato a Giulio, rifacendosi all’antico filosofo, il nomignolo di Diogene II. Non perché Giovanin negli ultimi anni fosse vissuto in una botte o avesse cercato durante il giorno l’uomo, ma perché aveva cercato ( e trovato )di notte il vino nelle botti degli uomini. La vedova si sarebbe più tardi raddrizzata, e all’indirizzo di Giovanin, fingendosi oltraggiata, spalancando gli occhi e inarcando le folte e bianche ciglia, avrebbe strillato:

-Porcon, te me a fata anche stavolta ( Porcone, me l’hai fatta anche questa volta ).-

E lui di rimando:

-Se vedemo stasera vecia cavaeona ( Ci vediamo questa sera vecchia cavallona ).-

Solo alcuni istanti dopo che che la donna col falcetto si era allontanata, il vecchio mandrillo si sarebbe rivolto al figlio della signora Marchesin:

– Vien fora, spion de un bocia ( Vieni fuori spione di un ragazzo ).

Ai tempi epici, Giovanin, le ragazze se l’era godute persino in bicicletta, percorrendo un sentiero scosceso che si snodava in discesa attorno alla collina che dal paese portava in città. Loro, sedute sul bastone con la schiena rivolta verso il manubrio aggrappate al batocchio a ridacchiare, lui imperterrito con una mano sul grilletto, la lingua del formichiere e gli occhi sbarrati solerti a schivare le buche. All’ospizio, sofferente di enfisema polmonare nel suo stadio più acuto, immobilizzato a letto dal catetere e da un febbrone da cavallo, gli ultimi minuti del suo alito vitale, spinto da un irrefrenabile desiderio ( complice il risveglio del colibrì ),Giovanin de Guiz scostò appena l’appiccicaticcio lenzuolo e sfiorò con lo scarno alluce valgo il lembo della corta gonna di Pierina, l’infermiera a pagamento che lo assisteva, barbugliando: “ Me basta un basin ( Mi basta un bacino ).” Non ricevendo risposta alcuna e giudicando ormai inderogabile l’appuntamento con la Signora della falce, quasi a volerla raddolcire ( o forse corteggiare? ), intonò per lei, accompagnato nella breve esecuzione da un fischietto catarrino, una canzoncina dei bei tempi lontani; “ E’ meglio far l’amor che pregar nostro Signor.” Gli estremi aneliti di vita li spese per fare il segno della Croce, poi, sposando l’ultimo lieve sussulto con un impareggiabile e malinconico sorriso, spirò.

Ci siamo conosciuti attraverso le pagine di Facebook, quanta importanza dai a questo social network e secondo te è una buona vetrina per un autore e quanto esso influenza la cultura del nostro paese?

Può rappresentare una discreta vetrina, specie per quelli come me che pubblicano romanzi considerati in parte scomodi e pubblicati da piccole case editrici. In questa centrifuga che è la Rete sociale, a volte anche i porci possono avere le ali e raccontare particolari della loro infanzia e dei loro amori impossibili. Cercherò di non essere tra questi. Nella maggior parte dei casi in un Social Network i rapporti sono del tipo “maschera”, cioè l’Ombra nostra che tendiamo a nascondere agli altri, per offrire la parte “sociale” , fattiva, non problematica, solare ( come i fidanzati all’inizio del loro rapporto amoroso).Non sempre però tutto fila liscio come si vorrebbe , poiché in discussione animate o in rapporti che si ritenevano amicali, la maschera può cedere per lasciare emergere le nostre parti in ombra, o quello che c’è dietro, vale a dire l’Anima. I cattolici si sono appropriati anche di questo termine , ma io intendo riferirmi a quella parte di noi non cosciente e poco nota che interagisce con l’aspirazione a congiungersi con l’altro per formare un unicum, che gli alchimisti medioevali chiamarono “ conjuctio”, la miscela di metalli ignobili per creare l’oro. Questa è la migliore delle ipotesi, perché quando la magia non riesce a dovere , la potenza dell’Anima agisce a distruggere i rapporti. Sì, credo che Facebook sia una vera rivoluzione, che sottraendo il primato ai tradizionali media , democratizza l’informazione e crea opinioni. È una magia della rete. Attenzione però: può favorire “espansioni di personalità” che non sempre si è in grado di gestire.

Quali sono i tuoi progetti futuri, ci sono sogni nel cassetto?

Da buon sognatore a occhi aperti ma coi piedi per terra, le mie aspirazioni future non possono che essere la pubblicazione di un prossimo romanzo, potente, ancora incentrato sull’amore, doloroso, perpetuo e vincente. Ironico, dolce e crudele, riflessivo, con cenni storici-religiosi, ambientato in parte nel presente e in parte nel passato. Tutto sotto il regno della Speranza, l’ultima dea immortale.

Sergio, l’intervista finisce qui, ma come promesso c’è una domanda di riserva, la stessa che rivolgo a tutti i miei amici in questa rubrica e con essa ti porgo i miei saluti e i miei ringraziamenti anche a nome di tutti i lettori di questa pagina. Quale domanda avresti voluto ti rivolgessi.

Mi sarebbe piaciuto che mi avessi chiesto che fossi io a porti una domanda, e visto che ci siamo eccola: Se Romeo e Giulietta fossero convolati a giuste nozze, se a Paolo fosse toccato di sposare Francesca, come sarebbero andate le cose? In sostanza, la parte migliore dell’Amore è prima, durante o dopo? ( si prega di non svincolare con la risposta).

L’amore ama giocare a nascondino, l’importante è fargli tana prima o poi.

01/03/2012

Autore: Rosalba Di Vona

SCOPRIAMO L’ARTISTA… CON NOI MONIA COLIANNI

Monia Colianni ritratto 

 

Buonasera a tutti voi carissimi amici e ben ritrovati, dopo tanto tempo, almeno per quanto mi riguarda. Anche stasera andremo alla scoperta di una nuova, promettente, artista della scrittura. Prima però di dare il nostro caloroso benvenuto all’artista di stasera permettete che ve la presenti in sintesi…

 

Sarà con noi stasera Monia Colianni. Monia è nata a Enna nell’agosto del 1980. Trasferitasi con la famiglia a Varese nel 1987 attualmente vive a Porto Ceresio, sempre in provincia di Varese.

Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico si laurea nel 2008 in Scienze dell’Educazione. Tra il 2010 e il 2011 frequenta la Scuola Manageriale di Comunicazione Strategica grazie alla quale entra in contatto con il mondo della comunicazione.

Nel 2011 inizia a frequentare dei corsi di scrittura presso un’associazione culturale varesina esercitandosi nella stesura di “corti narrativi”. Nello stesso anno riprende in mano, ultimandolo, un romanzo del quale aveva iniziato la stesura tempo prima.

Questo romanzo s’intitola “A proposito di Dafne”. A questo punto direi che è giunta l’ora di dare il nostro più caloroso benvenuto alla nostra graditissima ospite di stasera che ci parlerà del suo romanzo d’esordio “A proposito di Dafne” e dei suoi progetti futuri.

Diamo tutti il benvenuto a Monia Colianni!

A proposito di Dafne

 

 

Buonasera e benvenuta tra noi. Vuoi raccontarci, in sintesi, di cosa parla “A proposito di Dafne”?

È la storia Dafne, una giovane pittrice milanese, eccentrica nell’aspetto e nel modo di pensare, quanto riservata e chiusa nelle relazioni sociali, che conosce e si innamora di Roberto Chellini, che lei chiamerà Bob, docente e consulente in ambito pubblicitario. Bob appare da subito come l’uomo impossibile da conquistare veramente. Quella che all’inizio sembra solo una passione irrefrenabile, sfocia in un amore che trasporta entrambi in un sogno invidiabile. Ma, con la convivenza, ciò che all’inizio sembravano difficoltà dovute alla loro differenza di età e di vissuto, pian piano diventano un incubo. Dafne subisce le prevaricazioni e le violenze di Bob, che col tempo, diventano fuori controllo, fino alla completa sopraffazione. Solo la scoperta di segreti inaccettabili, porterà Dafne ad andarsene. Ma la ragazza, tornata a un’apparente normalità, scoprirà che quando si tratta del suo Bob, nulla è mai come sembra. Fino alla fine.

 

Passiamo ora a parlare delle tematiche trattate in “A proposito di Dafne”. Come lo possiamo classificare?

Possiamo classificare “A proposito di Dafne” romanzo sentimentale, anche se in realtà, molti suoi aspetti, lo portano a essere molto vicino a un romanzo di formazione, in cui una giovane donna, si affaccia in modo difficoltoso all’età adulta. Viene così trattato, il percorso che la porta alla difficile ricerca della propria autorealizzazione personale e professionale. Molti anche gli aspetti psicologici, che seguono e descrivono i comportamenti di un uomo emotivamente instabile. Il romanzo sviluppa al contempo due aspetti importanti del nostro momento storico: la violenza sulle donne tra le mura domestiche, e la difficoltà, per chi si occupa di arte tradizionale, di lavorare realizzando i propri sogni, specie in una realtà frenetica come quella di Milano. La storia non è autobiografica, ma gli aspetti della difficile relazione con un uomo affetto da disturbi della personalità, sono frutto della passione e degli studi dell’autrice in campo di Comunicazione e Terapia Breve Strategica. Si affronta la tematica di come certi vissuti del passato, possano far scaturire atteggiamenti possessivi e violenti da parte di un uomo in apparenza sicuro, e di come, allo stesso tempo, una giovane donna non abbia la forza di reagire alle violenze subite per amore verso il proprio uomo. I due protagonisti entrano inizialmente in un meccanismo insano, nel quale tentano di risolvere i gravi problemi rifugiandosi nella loro continua attrazione sessuale, cosa che inizialmente sembra bastare, ma che col tempo fa peggiorare gli aspetti problematici. La storia è poi contornata da continue scoperte e rivelazioni, mezze verità e certezze distrutte, che metteranno sempre più a dura prova la giovane Dafne, sia nel fisico, che nella mente. Il finale va sicuramente in una direzione inaspettata e devo ammettere molto coraggiosa, tenendo fede al mio gioco  di non far mai sembrare le cose come sembrano, o come il comune “buon senso” si aspetta. Un altro importante messaggio che lancio spesso nel romanzo, è quello dell’importanza di dimostrare il proprio valore rimanendo se stessi. In questo, c’è una mia forte e sentita critica alla società italiana, basata sempre troppo sulle apparenze. Attraverso la protagonista, lancio un messaggio a favore di tutti coloro che, in qualche modo, non vogliono scendere a compromessi con se stessi per trovare la propria realizzazione, sia personale che professionale. Una critica all’ ”abito che fa il monaco”, e ai ritmi troppo frenetici, che tendono a togliere l’anima a ciò che si fa.

 

Sempre a proposito del romanzo, ci puoi parlare un po’ dei protagonisti di “A proposito di Dafne” e dei luoghi in cui la vicenda si svolge?

Come dicevo prima, Dafne e Bob, sono inevitabilmente parte di me. Sono le mie paure, le mie passioni, sono la mia parte razionale, quella creativa, erotica, onirica. Il tutto poi ha preso vita, muovendosi in dinamiche che inventavo man a mano, senza schemi, senza punti prestabiliti, quasi come se entrambi i protagonisti mi guidassero. E anche per questo, ho dato vita a un seguito del romanzo, nonostante il primo fosse autoconclusivo. È stato come se i due, dopo avere letto e riletto la loro prima storia, avessero ancora delle cose da dire, da far sapere. E quindi, ho costruito una nuova storia, nel rispetto di ciò che ancora “volevano dire”. Strano eh… ma è così! Ma posso dire con certezza che non ci sarà una trilogia, perché bisogna stare molto attenti ai propri personaggi: crearli è un lavoro lungo, restarne imprigionati, è un attimo; perché nella tua testa esistono, sai cosa mangiano, il timbro della voce, come si muovono… C’è stato un grande lavoro per rendere i protagonisti reali, in ciò che fossero le movenze, i gesti, i modi di fare. Su di lui il lavoro è stato più delicato, perché parliamo di una persona con disturbi gravi della personalità. Su alcune cose dette e fatte da Bob, soprattutto quelle più eclatanti, era necessario verificare con i miei amati testi di terapia strategica, che ciò che avevo scritto di getto, fosse il più verosimile possibile. Sì, ci sono alcune scene molto forti, ma ahimè, più che verosimili, quando si ha a che fare con disturbi che accecano la nostra parte razionale. Per Dafne, è stato molto più semplice, perché in tante cose ha i miei stessi pensieri e atteggiamenti, per altri, ho messo insieme pregi e difetti che mi colpiscono in altre giovani donne. Per ciò che riguarda i luoghi, sembrerà strano, ma di quelli inseriti come provenienza dei personaggi, o ambientazione, ne conosco solo uno, Milano, che comunque non posso dire di vivere quotidianamente. Negli altri posti citati o descritti, non ci sono nemmeno mai stata. Volevo mettermi alla prova con luoghi che non mi appartenessero, così come del resto ho fatto con le professioni di cui si occupano Dafne e Bob. Ammetto che questo “complicarmi la vita” mi rappresenta. Non amo le “coperte di Linus”, e amo staccarmi volontariamente da ciò che mi è troppo vicino, mettermi alla prova costantemente. Ho notato che diversi scrittori, soprattutto nei primi romanzi, restano molto vicini a un’ambientazione familiare, spesso alla propria città, o paese. Non pretendo di saperne le reali motivazioni, ma solitamente, da lettrice, non la amo molto come scelta. Mi sembra un tappeto morbido sul quale cadere. Anche negli scrittori già affermati, non amo leggere romanzi che parlino troppo e insistentemente della propria provenienza, o ambientati sempre nella propria città. Lo trovo scontato, e volte troppo comodo. Eccezioni a parte, come in tutte le cose!

 

 

Passiamo ora a sbirciare un po’ dietro le quinte di “A proposito di Dafne”. Ci puoi, o meglio ci vuoi, svelare qualche retroscena inerente le fasi tra la fine della stesura e la pubblicazione effettiva del romanzo?

Dopo aver finito il romanzo, c’è stata una fase di riflessione: che faccio, lo tengo per me o ci provo e lo mando a qualcuno? Più lo rileggevo, più mi orientavo verso la seconda opzione. Dopo l’incoraggiamento di persone a me vicine, ho iniziato a guardarmi attorno. Scoprivo così, che esistono centinaia di case editrici pronte a prometterti pubblicazione e distribuzione. Sì, però devi pagarle. E così, ho aspettato qualche mese, senza mandarlo a nessuno. Poi il messaggio di un’amica: “la casa editrice che ti dicevo è 0111 Edizioni. Prova a vedere!” E così, ho trovato una casa editrice free, e con free, intendo davvero free! Nel senso che, dopo aver letto gratuitamente prima l’incipit, e poi tutto il romanzo, e dopo averlo gradito e scelto per la pubblicazione, mi hanno proposto la stessa, senza alcun contributo, nemmeno l’obbligo di acquistare una copia. Da contratto, scelgo se, quante e quando chiederle. Questo è un aspetto importante che ci tengo a precisare, e che non ho mai detto finora, perché mi sono accorta che troppo spesso, scrittori frustrati, o blogger che si atteggiano a giornalisti che non sono, dicono falsità su alcune case editrici, compresa la mia, forse perché scomode! E siccome una casa editrice, oltre all’editore, è fatta anche dei suoi autori, credo sia giusto dire come stanno le cose, per la professionalità di entrambi. Io, per scelta, sono contraria all’editoria a pagamento. Se proprio dovessi spendere dei soldi per far leggere la mia roba, e se non trovassi nessun editore free disponibile, allora piuttosto li spenderei per pubblicarmi autonomamente. Ma pagare cifre assurde come quelle che sento in giro, a una casa editrice, solo per mettere un marchio e prendersi i miei diritti, no grazie! E consiglio a tutti gli emergenti di stare attenti: la troppa voglia di essere letti, non deve togliere dignità a quello che scriviamo, sempre che si scriva per passione, ovviamente! Per fortuna, anche noti giornalisti e blogger americani, iniziano a mandare segnali chiari su questo tipo di “sfruttamento”. Spero che avvenga presto una qualche regolarizzazione in certi ambiti artistico-creativi, per evitare che i sognatori, finiscano in mano a certi meccanismi. Scusa lo sfogo, ma quanno ce vo’…ce vo’!

 

So che è stato realizzato anche un booktrailer di “A proposito di Dafne”. Ce ne vuoi parlare un po’?

Molte soddisfazioni, sono arrivate anche grazie al booktrailer, che oltre a pubblicizzare il libro, scopo per cui lo abbiamo pensato, si è dimostrato un prodotto molto apprezzato per il soggetto e l’impatto, nonostante i mezzi limitati di poveri artisti agli esordi! A dimostrarmi l’apprezzamento, sono stati l’interesse della stampa locale, il parere favorevole della gente, e il concorso Booktrailer Online Awards, che ci riservò 7 nomination su 10 e una grande visibilità. Il booktrailer, scritto e girato con gli artisti The Gluo Experience, racconta lo scheletro della trama, attraverso gesti di mani e piedi, quelli di Bob e Dafne. Lo definisco un lavoro raffinato, perché non è semplice unire soggetto, musica e regia convincenti, quando si deve promuovere un libro. La mia scelta, condivisa dai registi, era di non togliere assolutamente immaginazione al lettore. Io fatico molto a leggere un libro, di cui ho visto nel trailer, i volti dei protagonisti, o dove ho visto troppo chiaramente le ambientazioni. È come vedere prima il film e poi leggere il libro… trovate il trailer su YouTube, sotto la voce A proposito di Dafne booktrailer, oppure nella sezione video della mia pagina.

 

Venendo ora al lato vendite cosa ci puoi dire circa i canali attraverso i quali il tuo “A proposito di Dafne” è distribuito?

Il libro è ordinabile in libreria, soprattutto canale Feltrinelli. In alcune città, bisogna insistere, perché se hanno poche richieste, non sempre ordinano il libro di un emergente. In Feltrinelli Varese e Milano Porta Garibaldi è reperibile sicuramente. Poi consiglio il sito della casa editrice, Zero Uno Undici Edizioni, e i principali store on-line, come IBS o Amazon. Si trova sia in cartaceo che in e-book. Per una miglior ricerca, con il mio nome e cognome su Google, si aprono tutte le possibilità di acquisto.

 

Lasciando da parte il tuo libro permettimi di rivolgerti un paio di domande un po’ più personali. Innanzitutto cosa ci puoi raccontare circa il momento nel quale hai scoperto di voler scrivere?

Ti confesso che questa è una domanda che mi rivolgono spesso nelle interviste e ogni volta ne resto imbarazzata perché credo che non abbia una vera risposta. Come si fa a decidere il momento in cui si capisce una cosa del genere? È quasi come snaturarsi, guardandosi dentro forzatamente, cercando l’origine di qualcosa che in realtà esiste da sempre. Sì, c’è un periodo in cui si impara tecnicamente a scrivere, a sei anni. Poi il momento in cui provi a seguire dei corsi di scrittura narrativa, per migliorare lo stile e metterti in gioco. Ma la voglia di farlo, anche quando nessuno legge ciò che hai scritto… beh, quella voglia è innata! E anche se non ne verrà una professione, se non arriverò mai ad essere letta dalla massa, continuerò lo stesso a farlo, con la stessa passione. Perché la mia prima lettrice, sono io. Dafne e Bob sono io, così come le decine di protagonisti dei miei racconti inediti. E continuerei sempre e comunque a dare vita a ciò che sono, che odio, di cui ho paura…perché scrivere, è questo. Raccontarsi, attraverso ciò che si inventa.

 

E cosa ci racconti circa il quando e il cosa scrivi?

Scrivo con la musica in sottofondo, per forza! Alle volte, anche in cuffia. Ho bisogno di ispirarmi con note che mi facciano “viaggiare”. Ho un rapporto maniacale con la musica. Spesso, con le i pezzi giusti, specie strumentali, pensando ai protagonisti, riesco a immaginarli mentre fanno o decidono qualcosa, e questa è la mia prima fonte di ispirazione. E’ vero ciò che si dice spesso, la notte è il momento migliore per uno scrittore. E’ di notte, che ho pensato le scene più forti del mio primo libro, o che ho scritto soggetti, corti o canzoni. Principalmente scrivo narrativa, e ho diversi racconti brevi e corti inediti, prodotti per pura voglia. Molti li ho scritti durante il corso di scrittura. Il corso mi ha aiutata a sperimentare più generi. Per come sono fatta, il genere ironico, con immancabile tocco cinico, mi esce con naturalezza! Ma ho scritto anche molti corti più nostalgici o surreali. Come stile, mi piace quello lineare, semplice, che tutti possano seguire con facilità e senza trovare periodi contorti e troppo viziati, perché leggere, deve essere un piacere, non uno sforzo. Mentre amo giocare molto sui contenuti, con intrecci, con colpi di scena, complicazioni, realtà illusorie o finali inaspettati. Penso di essere mille cose, una testa confusa e razionale allo stesso tempo, come scrissi in una canzone… e quindi scrivo con mille sfaccettature diverse. Adoro anche scrivere singoli periodi, aforismi, e tempo fa, prima della pubblicazione, un mio “cortissimo” fu selezionato tra oltre diecimila proposte arrivate a un concorso. Non passai l’ultima selezione, ma fu una bella soddisfazione comunque, perché è estremamente difficile raccontare una storia di senso compiuto, in una singola frase, o in massimo 200 battute. Amo molto anche il lavoro di scrittura che c’è dietro un film. Del resto, le migliori battute, le migliori scene che ricorderemo per una vita, sono frutto di una o due persone, che si sono messe a scrivere una storia. Spesso, la gente ricorda solo gli attori, ma io ci tengo a ricordare anche, che parte tutto da qualcuno che inventa, crea, e scrive le idee! È un ambito che mi affascina molto, quello degli sceneggiatori, nonostante sia difficilissimo entrarci, indipendentemente dalle capacità. Io spero di scrivere comunque la trasposizione del mio romanzo, e per quanto disillusa, credo che le cose vadano sognate fortemente. E comunque, resta un buon modo per sperimentarmi e avere qualcos’altro nel cassetto.

 

Concludendo quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Dunque… al momento sto facendo promozione al romanzo, con eventi il più possibile vari, accostandomi anche a situazioni un po’ “bizzarre” rispetto a ciò che promuovo, come eventi in saloni di bellezza, negozi, e anche una notte da dj in un club milanese, che mi ha permesso, oltre a misurarmi per la prima volta con la consolle, di esporre il libro, e mostrare dei visual a tema con la mia storia. E poi sto calcando a più non posso, trovando tanta disponibilità, il mondo radio e tv web, che mi permette di presentarmi in altre regioni. Per ciò che riguarda le presentazioni più canoniche, dopo quella in Feltrinelli Varese, avvenuta subito dopo l’uscita del libro, il 13 giugno mi aspetta un’altra grandissima opportunità: parlerò del libro nella Biblioteca Comunale di Varese. Ne sono fiera, perché essere ospitata dal Comune della mia provincia, è davvero un onore. Anche perché mi è stato chiesto di tenere il mio libro in catalogo, e questo aumenta la possibilità di raggiungere più lettori. Intanto, scrivo il secondo romanzo, che conto di finire entro l’estate. E poi, per spezzare un attimo da ciò che sono i tormenti dei miei due protagonisti, ho ultimato un raccontino ironico sulle manie da social network. Una simpatica presa in giro di alcuni vizi e atteggiamenti stravaganti che notiamo spesso nelle bacheche Facebook, e su cui ho voluto giocare. Lo presenterò su Streamradio giovedì 16 maggio, durante la trasmissione Fuori di Cuffia. Sarà divertente! Ogni evento, e ogni intervista o partecipazione radio, viene regolarmente pubblicata nella mia pagina, in modo che chiunque, possa seguire il tutto anche a posteriori. La pagina è facebook.com/monia.colianni. E poi ho un blog, moniacolianni.blogspot.com. E poi un’ultima “chicca” della quale ho avuto conferma solo recentemente e cioè la mia partecipazione al Libreville, un evento letterario alla sua prima edizione, che si preannuncia davvero elettrizzante. Vi prenderanno parte autori Mondadori e Feltrinelli! Si svolgerà nei giorni 29 e 30 giugno a Cardano al Campo, in provincia di Varese. Io interverrò il 29 giugno alle 19.00. Per chi volesse da una sbirciatina all’evento in anteprima questo è il sito:http://www.atratti.org/libreville/

 

Carissima Monia ti ringrazio a nome mio e del pubblico di questo nostro blog per la cortesia e la disponibilità e ti faccio un grosso in bocca al lupo per il tuo “A proposito di Dafne” e per quelli che sono e saranno i tuoi progetti futuri.

In conclusione vi ricordo ancora di correre ad acquistare il romanzo d’esordio della nostra nuova amica Monia Colianni, il bellissimo “A proposito di Dafne”.

 

A proposito di Dafne

 

 

Per quanto riguarda gli ulteriori contatti virtuali attraverso i quali potrete raggiungere Monia sono i seguenti:

 

Contatto mail: m.colianni@libero.it

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/monia.colianni

 

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