[BLOGTOUR] Blogtour: Van Helsing di Natascia Luchetti

Ecco giunta l’ora della sesta tappa del Blogtour di Van Helsing

Salve a tutti!

Oggi torno tra voi per la sesta tappa del Blogtour del romanzo “Van Helsing. Blood Never Lies” di Natascia Luchetti edito da Delrai Edizioni.

Calendario Blogtour di Van Helsing

Copertina del romanzo "Van Helsing" di Natascia LuchettiLa vera storia dell’uomo che ha trasformato la sua vita in leggenda, la cui stessa esistenza era un’arma contro le Bestie: Abraham Van Helsing. L’essere umano deve conoscere il mondo per poterlo capire appieno ed è ciò che pensa il giovane Van Helsing nell’approcciarsi all’università e al suo futuro da medico, ma l’oscurità lo attende e non gli lascia tregua, incamminandolo per la via a lui destinata. È nelle ombre più fitte che l’incubo ha inizio, una verità inspiegabile da Abraham considerata inconcepibile: esiste il Male, esiste il Bene. Ogni tipo di creatura sovrannaturale vive tra gli uomini, con loro, e questi non ne hanno coscienza. Continuano le loro vite, schiavi della superstizione e dell’ignoranza. È impossibile concepire un futuro senza l’abisso delle tenebre e la lotta per la sopravvivenza ha inizio, perché chi uccide il male, assorbe il male. A condurre il braccio del cacciatore una sola verità, che domina persino il suo cuore: il sangue non mente mai.

Dalla penna gotica di Natascia Luchetti, una nuova sfida per riportare in vita una personalità dalle tinte complesse e dal forte senso di giustizia. Dopo Dracula, Love Never Dies, e Il battesimo di sangue, omaggio al più grande essere sovrannaturale mai esistito, Van Helsing, Blood Never Lies, ci introduce alla verità della Luce.

Ed ora ecco i dati tecnici del romanzo:

Copertina del romanzo "Van Helsing" di Natascia LuchettiCopertina flessibile: 368 pagine

Editore: Delrai Edizioni (1 ottobre 2018)

Collana: Delrai Edizioni

Lingua: Italiano

ISBN-10: 8899960461

ISBN-13: 978-8899960469

 

Blogtour Van Helsing Tappa numero 6

Il Diavolo e il Cacciatore

Lettera di A. ad Abraham Van Helsing

Helsingfors, 20 dicembre 1862

Caro Abraham,

Non avrei mai pensato di riuscire a trovare il coraggio di scrivervi.

È passato molto tempo da quando ci siamo incontrati a casa di Annareta Stevens, mia “madre”. Non vi ho mai ringraziato per tutto l’aiuto che mi avete dato quando eravamo a Londra e non penso che avrò occasione di rivedervi.

Ho saputo che avete fatto molta strada nelle ombre e che siete diventato un “Cacciatore” non Cavaliere. Mi piace pensare che lo abbiate fatto in mio onore, che abbiate assunto il mio appellativo. Non ne sono mai andato fiero, ma ora che voi lo avete tramandato, inizio a vederlo sotto una luce diversa.

Pensavo che fosse sbagliato, che il mio compito fosse il retaggio di una natura maledetta. Forse è ancora così, ma la via è meno buia se si percorre con qualcun altro, per quanto sia lontano.

I Cavalieri sono intenti a proteggere l’umanità, mentre i Cacciatori, sono assassini di malvagità, insaziabili bestie sguinzagliate contro chiunque non sia umano.

Spero che voi conosciate bene la differenza, prima di ammantarvi del mio nome.

Perché io sono nato maledetto, ve l’ho già detto.

Io sono il figlio del Diavolo, l’Abaddon.

Alcuni studiosi dei testi dell’Antico Testamento, identificano il termine Abaddon con un luogo di patimento al quale sono relegate le anime dei maledetti.

La realtà è diversa.

Esiste questo luogo, è vero, ma i patimenti di quegli spiriti sono destinati alla mia discrezione. Sono un demone, ma voi lo sapevate già. Un demone con un cuore umano.

Mia madre era un essere umano, infatti. Peccato che fosse ancora più malvagia di un Angelo Caduto. Sapete non ho mai voluto parlarvi di lei, perché non volevo apparire patetico, ma ho intenzione di farlo in questa sede.

Non so se avete mai sentito parlare della leggenda norrena di Aleksim, il flagello del nord, considerato per qualcuno il figlio di Morrigan, la grande regina. Devo dire che chi l’ha tramandata ha un po’ esagerato, legando il noma della donna che mi ha dato alla luce a una leggenda antica e gloriosa come quella della Morrigan. Mia madre si chiamava Hilde, una superstite scampata allo sterminio di vichinghi operato dai cristiani svedesi e dell’Europa meridionale, avvenuto nel Tredicesimo secolo.

Era un’orfana scampata alle razzie dei Crociati arrivati ad Espoo che, assieme alla sorella gemella, era riuscita a scappare nel bosco fuori dalle mura del paese.

Lì vennero accolte da una donna straniera, una guaritrice, una fattucchiera che faceva incetta di orfani smarriti. Il motivo era semplice. I bambini che nessuno avrebbe cercato servivano per essere sacrificati sull’altare del sacrificio a un demonio che spero non incontrereste mai. Così la strega avrebbe vissuto in eterno e sarebbe diventata più potente.

So che vi sembra strano e raccapricciante che una donna possa compiere un simile abominio a bambini che potrebbero essere i suoi figli, ma è realtà. Una realtà che sicuramente riscontrerete nei vostri viaggi.

Mia madre, tuttavia, già scaltra e senza scrupoli, raggirò la strega e lusingò il demone per ottenere i suoi favori.

Come lo fece se era solo una bambina? Vi starete chiedendo.

Accettò di sacrificare la sua stessa sorella, per ottenere il potere di uccidere la strega e prendere il suo posto.

E quando lo fece, divenne una delle creature più mostruose di questo mondo, tuttavia il suo tributo al maligno non fu pagato in vite di infanti. Decise di offrire il suo ventre al Male, incarnato in un nobiluomo svedese, in modo da far nascere un abominio.

E venni alla luce con un aspetto umano e un’anima di mostro. Non me ne rendevo conto, non credevo di essere diverso dagli altri bambini che vedevo oltre il fitto del bosco dove vivevamo. Non avevo mai parlato con nessuno di loro. Mi limitavo a osservarli e fingere di essere lì a ridere in loro compagnia. Non avevo il permesso di lasciare la mia casa e l’unica compagnia che avevo era quella di mia madre che spesso metteva alla prova la resistenza del mio corpo. Bruciava la mia pelle con l’oro, mi avvelenava, mi procurava ferite profonde soltanto per vedere in quanto tempo la mia carne rigenerasse.

Pensavo che fosse dovuto, che fosse importante per lei, ma dopo diverso tempo, capii che il suo era sadismo, puro e semplice.

Ma mi bastava.

Era già qualcosa. Anche il fatto che provasse schifo o odio per me, mi bastava. Volevo solo esistere per qualcuno.

Ero un bambino patetico, amico mio. Un piccolo idiota che voleva soltanto essere amato.

Ma una donna mi salvò da quell’inferno. Una donna di cui conoscevo soltanto l’appellativo: Enkeli, Angelo nella mia lingua. Il suo viso è scolpito nella memoria e lo considero quello della mia vera madre. Lei mi strappò dalle braccia di Hilde, mi portò lontano, nel calore della sua casa, dove conobbi la sua famiglia che presto divenne la mia. Mi ritrovai con dei fratelli con cui giocare, persone che non avevano paura di me nonostante ciò che fossi. Non vedevano la mia anima nera e io mi sentivo come se essa non esistesse più.

Vissi diversi anni felice e sereno. Il mio corpo crebbe, divenne quello di un uomo e iniziarono a interessarmi le ragazze.

Mi innamorai di una di loro, ma quando stavo per sposarla, il Male mi trovò, ci trovò tutti.

I miei fratelli e mio padre morirono, lasciando Enkeli sola e ferita. La mia futura sposa non sopravvisse, il mio corpo originario fu sigillato e io iniziai a vagare di morituro in morituro, per poter cercare la sua anima smarrita.

Sapete, Abraham? Le anime degli amanti non possono trovare pace se uno dei due muore prima dell’altro. Il suo spirito rimane a vagare su questa terra, perché non può passare oltre e, anche se ci vorrà un numero sterminato di vite diverse, riuscirà a tornare al luogo a cui appartiene.

Non so cosa ne pensate voi, ma l’amore è una delle ossessioni dell’uomo, alla quale esso non rinuncia nemmeno per la liberazione della luce di Dio.

L’amore è come il destino, amico mio. Ti trova sempre, ti cambia e ti sconvolge, finché non lo accetti. È come la mia maledizione.

L’Abaddon deve divorare le anime degli empi, è il suo ruolo.

L’Abaddon non può fermarsi o avere pietà. Deve continuare a uccidere per sé stesso, per un disegno più grande che mi è sconosciuto.

Ho dovuto fare i patti con la mia natura e accettarla, quindi, ma non ho voluto essere relegato all’inferno al quale appartengo. Mi sono ribellato, decidendo di mettere al servizio di voi uomini tutto il potere che possiedo, perché ho bisogno di voi per sentirmi umano, vivo, libero.

È l’unico modo per sopportarlo.

Anche se la mia scelta è egoista. Voi, come molti altri che mi sono stati vicini nel corso dei secoli, siete stato contagiato dalla mia maledizione. E credo che il vostro destino non vi avrebbe trovato se io non fossi stato così tanto tempo al vostro fianco. Avrei dovuto avvertirvi, ma non riesco a pentirmi di essermi legato a voi.

Sono stato felice e, credetemi, la felicità ha un immenso valore anche per quelli come me.

Non metterò un mittente sulla busta di questa missiva, non vi permetterò di cercarmi, anche se temo che non ne sentirete la voglia. Anzi, forse, visto la strada che avete abbracciato, sicuramente vorrete sradicare anche il male che io rappresento. I Cacciatori sono questo. Io stesso sono questo.  

Sin da quando esisto, io vado avanti nutrendomi di vite corrotte. Vampiri, mannari, streghe, tutti loro sono il cibo necessario ad affrontare l’eternità, mi rendono forte e danno anni di vita al mio corpo provvisorio. Divoro di continuo, perché non sono mai sazio e temo che questo sia diventato parte anche del vostro essere.

Non vi nutrirete di vite, quello è certo, ma sono sicuro che veder scorrere il sangue degli empi sulla vostra lama sia diventata una sorta di droga per il vostro ego. E questo vi ha costretto ad abbracciare una vita solitaria, come se foste in un eremo, nonostante attorno a voi ci siano centinaia di persone, dominata dalla sete di morte che spesso si confonde con quella di giustizia. È un dramma il nostro, perché non siamo altro che la corrotta lama della falce di Dio. I soldati che devono cercare di mantenere stabile l’equilibrio senza onori, senza gloria. Non ci sarà mai una vittoria per la luce né una per le ombre, perché tutto l’universo si basa su un dualismo ingiusto dove non esiste il concetto di pace. Da sempre Bene e Male sono in conflitto e sembra che ai piani alti vada bene così.

Mi sono quindi interrogato più volte sulla bontà di Dio che permette tutto questo e ho capito che c’è un motivo.

Se non ci fosse il dolore, l’oscurità e la paura, non si darebbe nessun valore alle cose positive, come la libertà, la serenità, la gioia.

Il Male è funzionale alla perfezione del Suo creato e, anche se può spiazzare, è una scelta più che logica. Chissà che persone saremmo stati senza i tagli e le croci sul cuore, amico mio.

Ma ora mi sorge una domanda, alla quale vorrei tanto che mi deste una risposta.

Io non ho scelto il mio destino.

Voi sì.

Vorrei tanto sapere perché portare questo fardello quando non era scritto sul vostro destino.

Per vendetta? Per paura o semplicemente perché il dolore vi ha reso una bestia ancora più terribile di quanto non lo sia io?

Ho paura che siamo diventati figli del Diavolo, entrambi, ma spero che la vostra umanità, così calda e brillante, non ne sia uscita lesa, amico mio e che in fondo, voi riusciate ancora a vedere la pallida luce che indica la strada per la serenità e un minimo di pace.

Non vi dimenticherò, né vi abbandonerò.

In qualche parte del mondo ci incontreremo di nuovo.

Nell’attesa che arrivi quel momento, vi lascio con un consiglio.

Non perdete mai di vista l’umanità che si trova anche dietro lo sguardo più buio. Non alzate la lama su chi soffre, perché anche se vi sembra ostile, vi sta solo gridando aiuto. Tenete gli occhi aperti sull’ombra, amico mio, ma non accoglietela dentro di voi, dando giudizi affrettati o sprecando i vostri giorni a giudicare voi stesso.

Con immenso affetto.

A.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buon sabato, buon fine settimana e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Copertina del romanzo "Van Helsing" di Natascia Luchetti

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[NUOVE USCITE] Tutte le Facce di Facebook di Riccardo Lo Bue

Dal 1° ottobre è in libreria il libro di Riccardo Lo Bue

Salve a tutti!

Copertina libro "Tutte le Facce di Facebook" di Riccardo Lo Bue

Oggi voglio presentarvi il libro di Riccardo Lo Bue intitolato Tutte le Facce di Facebookin libreria dal 1° ottobre 2018 per BookSalad. Per presentarvelo al meglio riporterò qui di seguito il comunicato ricevuto per email nella giornata di ieri:

da ottobre 2018 in libreria

TUTTE LE FACCE DI FACEBOOK

Riccardo Lo Bue

 

Possiamo essere la generazione che metterà

fine alla povertà e alle malattie.

Le sfide più importanti necessitano di risposte a livello globale:

nessun Paese è in grado di combattere il cambiamento climatico

o di prevenire pandemie da solo”.

dal discorso di Mark Zuckerberg ad Harvard, maggio 2017

Copertina libro "Tutte le Facce di Facebook" di Riccardo Lo Bue

Giovani e meno giovani, pensionati e studenti, uomini e donne: milioni di persone, grazie all’intuizione di Mark Zuckerberg, sono partite alla conquista del proprio momento di celebrità virtuale. Stiamo parlando di Facebook, ovviamente, il più grande social network al mondo. La sua nascita ha modificato ogni aspetto della nostra vita, da come trascorriamo i momenti di ozio al modo in cui ci informiamo dei fatti nel mondo, sino addirittura alla concezione stessa di vita.

Sentiamo davvero che stiamo vivendo un momento se non lo condividiamo in rete?

Facebook ha abbattuto ogni frontiera spaziale e temporale, ha permesso di riallacciare contatti persi, di stringerne di nuovi e di mantenere relazioni a distanza. Ma soprattutto ci ha messo davanti a uno specchio, dando la possibilità a ciascuno di raccontare a una platea potenzialmente inesauribile qualsiasi cosa. Ha tirato così fuori il meglio e il peggio di noi stessi, e nuove “specie umane” si sono evolute nell’era digitale: Facebookaddicted che fanno della bacheca lo sfogo naturale delle proprie esperienze quotidiane a fronte di eremiti social pronti a tutto per salvaguardare la propria privacy (a tutto, sì, ma non alla propria presenza su Facebook); inquisitori ossessionati dai tempi di risposta in chat dialogano con interlocutori che senza troppi convenevoli abbandonano ogni conversazione.
In Tutte le facce di Facebook Riccardo Lo Bue analizza con ironia i cambiamenti che il social ha portato nelle nostre vite, andando oltre le descrizioni caricaturali: le cariche istituzionali e le aziende sono state costrette a ripensarsi in ottica post-Facebook, sono nate nuove figure professionali a discapito di altre, il nostro modo di comunicare si è piegato ai dettami della tecnologia.

Un’occasione, dunque, per sorridere e riflettere sull’era social che viviamo attivamente giorno dopo giorno, un’istantanea di quello che Facebook è stato ed è per oltre un miliardo di persone.

Riccardo Lo Bue nasce a Palermo nel 1986. Si interessa da sempre al mondo della comunicazione in tutte le sue forme, in particolar modo a quella digitale. È project manager in un’agenzia web. Dal 2016 collabora con la web radio dell’Università degli Studi di Palermo per lo sviluppo di un nuovo format radiofonico, “NewsWip”, che racconta e approfondisce progetti audiovisivi fruibili sul web. Tutte le facce di Facebook è il suo primo saggio “antropologico” sulle tecnologie social.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Copertina libro "Tutte le Facce di Facebook" di Riccardo Lo Bue

[NUOVE USCITE]Sorelle Bunner

Da oggi in vendita la nuova traduzione griffata flower-ed

Salve a tutti!

Copertina del romanzo "Sorelle Bunner" di Edith Wharton

Grandi notizie! È in vendita da oggi la nuova traduzione di casa flower-ed. Si tratta della prima traduzione italiana del romanzo breve di Edith Wharton intitolato “Bunner Sisters“. uscito in origine nel 1916, che la casa editrice nativa digitale romana diretta magistralmente da Michela Alessandroni ha reso col titolo “Sorelle Bunner“.

Per presentarvi al meglio questa nuova perla letteraria attingerò dal sito della casa editricedati tecnici del volume e la sinossi.

Ecco la sinossi del romanzo:

Nei sobborghi della città di New York, le sorelle Bunner gestiscono un piccolo negozio di sartoria e fiori finti realizzati a mano. Senza altri familiari e con una cerchia di conoscenti molto ristretta, trascorrono le giornate lavorando dietro il bancone e uscendo solo per qualche piccola commissione. Le esistenze umili e ordinarie di Ann Eliza ed Evelina cambiano quando la sorella maggiore regala alla minore un orologio per il suo compleanno. Metafora perfetta del tempo che passa, l’orologio mostra gli anni già trascorsi insieme e, ora dopo ora, quelli futuri in cui si ripongono tutte le più luminose aspettative. Attraverso la sua narrazione, Edith Wharton illustra in modo critico e disincantato la condizione femminile del suo tempo, meditando sulla reale utilità del sacrificio di sé e soffermandosi su quella mentalità diffusa fra le donne che considera il matrimonio strumento indispensabile di felicità.

Ed ora passiamo alla presentazione del volume attraverso i suoi dati tecnici:

Copertina del romanzo "Sorelle Bunner" di Edith WhartonCollana: Five Yards

Volume: 8

Traduzione e cura di Riccardo Mainetti

Formati: EPUB +MOBI

ISBN: 978-88-85628-36-6

Anno: 2018 (1892, pubblicato nel 1916)

A me non resta altro da fare che ringraziare di cuore tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e darvi l’arrivederci alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura, magari proprio con “Sorelle Bunner” di Edith Wharton edito da flower-ed!

Con simpatia! 🙂

Copertina del romanzo "Sorelle Bunner" di Edith Wharton

Pina & Max di Maria Caterina Prezioso e Giuliana Majocchi

Il 25 settembre la Leucotea Edizioni pubblicherà Pina & Max

Salve a tutti!

Un incontro casuale in una calda estate vacanziera. Occhi che si incrociano per non volersi più lasciare. Pina & Max è una incredibile favola ecologica.

Copertina anteriore di "Pina & Max"

Con questa apertura vi voglio presentare una nuova uscita editoriale. Si tratta di “Pina & Max” il romanzo scritto in coppia da Maria Caterina Prezioso e Giuliana Majocchi che martedì prossimo, 25 settembre 2018, verrà pubblicato dalla Leucotea Edizioni.

Si tratta di “una piccola storia di amore e di amicizia con sorpresa“. Vi invito a non lasciarvi sfuggire questa novità editoriale frutto di una casa editrice indipendente che prende il nome dalla dea greca dell’aurora, ribattezzata poi dai romani in “Mater Matuta“. protettrice dei naviganti i quali la invocavano per placare le bianche spume del mare in tempesta.

Per ulteriori informazioni su trama e autrici riporto di seguito il retro di copertina del romanzo:

Retro di copertina di "Pina & Max"

A me non resta altro da fare se non ricordarvi di segnare bene in evidenza la data del 25 settembre 2018 e di non lasciarvi sfuggire il romanzo “Pina & Max” di Maria Caterina Prezioso e Giuliana Majocchi edito dalla Leucotea Edizioni.

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Copertina anteriore di "Pina & Max"

Segnalazione: Ultime uscite flower-ed – Lucy Maud Montgomery, Carmela Giustiniani, Sara Staffolani, Sandro Consolato, Michela Alessandroni

Salve a tutti!

Nemmeno stavolta ho saputo resistere alla tentazione della “ribattuta”. D’altronde quando gli articoli sono così belli!!!

Buona lettura a tutti e alla prossima!!!

Con simpatia! 🙂

ROMANCE E ALTRI RIMEDI

Buongiorno! Torno a parlarvi della casa editrice flower-ed e delle sue ultime pubblicazioni. Cosa c’è di meglio di un tocco di classicità e di eleganza per migliorare le nostre giornate? Conosciamo meglio le loro ultime pubblicazioni.

“La ragazza delle storie” di Lucy Maud Montgomery

51mEjyt4-9L._SX351_BO1,204,203,200_Una mattina di maggio, Beverley e Felix lasciano Toronto per raggiungere l’Isola del Principe Edoardo e trascorrere alcuni mesi ospiti dello zio Alec e della zia Janet. Nel corso del lungo viaggio in treno, l’emozione dei due giovani fratelli è accresciuta dall’impazienza di arrivare finalmente in quella terra ricca di fascino che il padre ha descritto loro accuratamente e alla quale sentono di appartenere pur non avendola mai vista. Ad attenderli ci sono la vecchia fattoria immersa nella natura rigogliosa, il frutteto dei King e gli abeti rossi, i compagni di giochi e la cugina Sara Stanley. Nota a tutti come la Ragazza delle storie, Sara…

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Facciamo la conoscenza con Ernesto Masina

Intervistiamo Ernesto Masina e conosciamo meglio le sue opere

Salve a tutti!

Ritratto di Ernesto Masina

Stanotte conosciamo meglio l’autore del romanzo “L’orto fascista” e scopriamo quali sono le sue nuove opere. Quindi vi invito a dargli il vostro più caloroso benvenuto e gli cedo la parola:

Innanzitutto ti chiederei di presentarti brevemente. Chi è Ernesto Masina?

Sono un vecchietto che dopo aver tanto letto, sempre meno soddisfatto dal contenuto dei libri che acquistavo, ha deciso un giorno di tentare di scrivere il libro che mi sarebbe piaciuto leggere. A prendere questa decisione ha contribuito anche mia moglie che, stufa di trovare libri dappertutto essendo la libreria stracolma, mi ha vietato di portarne a casa altri. Ed io, da marito ubbidiente, ho cercato di accontentarla…..imbrogliandola un po’. Acquistavo libri, li leggevo e poi  li regalavo alla biblioteca della mia città. Quando a qualche amico o a qualche vecchio compagno di lavoro confidavo che avevo deciso di diventare uno scrittore tutti prendevano atto con il sorrisino di circostanza senza crederci minimamente. Quanti, infatti, hanno sostenuto nella propria esistenza di avere un libro da scrivere. Tanti ed in buona percentuale convinti di poterlo fare.

Innanzitutto ti chiederei di presentarti brevemente. Chi è Ernesto Masina?

Beh io una mattina, poco dopo aver compiuto 76 anni, mi sono seduto al computer ed ho iniziato a scrivere. La prima riga subito cancellata perché ritenuta banale e subito riscritta. Mah, questa volta mi pare vada meglio, mi dissi compiaciuto. Ma dopo un attimo di riflessione prendevo la definitiva decisione: scrivo, non rileggo e poi vedremo. E così ho fatto. Prima titubante, poi sempre più sicuro. Improvvisamente mi sono trovato a scrivere quasi sotto dettatura. Le frasi andavano a collocarsi sul foglio quasi come se qualcuno alle mie spalle me le dettasse. Come se la trama fosse già scritta ed avesse solo bisogno di essere svelata. Dopo qualche tempo cominciai a godere del delirio da onnipotenza. Infatti per uno scrittore i personaggi descritti sono veramente vivi. Poter far fare brutte figure a quelli antipatici diventa una forma di godibile sadismo. Glorificare invece quelli che ti scaldano il cuore diventa una forma di paradisiaca soddisfazione.

Hai autori di riferimento?

Non ho autori di riferimento. Ho letto di tutto nella mia vita partendo dai russi, passando (ovviamente) per Heminguay, Piero Chiara, Sciascia, Veltroni, Carofiglio e poi, per rasserenare la mia vecchiaia, Camilleri. Ho incontrato, ovviamente, molti altri nomi. Alcuni hanno contribuito alla mia formazione culturale e politica, altri mi hanno stufato perché uno scrittore quando non ha più nulla da dire dovrebbe avere il pudore di smettere di scrivere. Pansa, per esempio, è uno di quelli……

Da dove è nato il tuo romanzo, davvero ben scritto e a tratti assai divertente, “L’orto fascista”?

“L’orto fascista” come dicevo è nato per caso. Ma è stato per me importante anche perché mi ha riportato alla mia infanzia. L’Ernesto del libro ovviamente sono io e buona parte di quello che racconto sono ricordi veramente vissuti. Scrivendo di quei fatti sono stato assalito da uno sciame di tante altre cose accadute. Periodi grami quelli degli anni quaranta ma con momenti anche di gioia. Allora tutti si soffriva per la guerra, per l’invasione tedesca. Anche ai ricchi mancava il lusso ed il cibo, l’eleganza, non si potevano fare viaggi, la villeggiatura era praticamente impossibile. E’ stato un po’ come vivere “A livella” di Totò. Ricordo che uscendo da scuola speravo sempre di trovare la mamma di un mio compagno che viveva in una “fattoria”. Se mi avesse invitato l’uovo sbattuto con lo zucchero per merenda sarebbe stato assicurato (Le uova va bene, ma non sono mai riuscito a capire dove trovassero lo zucchero…). Dovendo trovare il luogo dove far svolgere la trama del mio primo romanzo non potevo che scegliere il mio amato Breno, il paese ove dal 1300 vivono i miei avi materni). A parte per l’affetto che porto ai luoghi anche perché ho un nitido ricordo delle persone che vi abitavano (e quindi le potevo descrivere con buona approssimazione) e perché i fatti che narro potevano solo essersi verificati in un piccolo paese dove tutti si conoscono e dove la connivenza è possibile. La grande meraviglia che ho vissuto è stata quando, dato insperatamente alle stampe il romanzo, ho avuto i primi riscontri positivi. Io ero partito per scrivere un libro per me ed al massimo per qualche parente o amico. Quando l’editore mi chiamò e mi diede i primi numeri delle copie vendute rimasi incredulo. Poi la pioggia delle critiche positive. Infine la notizia che i giornalisti de “La Stampa” avevano collocato il mio lavoro nel sito “Lo scaffale” ove vengono ospitati solo i romanzi che non dovrebbero mancare in nessuna biblioteca famigliare…..A momenti svenivo.

Ci puoi parlare brevemente dei tuoi nuovi romanzi?

Dopo il primo chiamiamolo “successo” (che mi ha un po’ dato alla testa) anche in forza delle insistenze delle persone che mi stavano vicino non potevo non tentare la seconda avventura. “Gilberto Lunardon detto il Limena” non è il seguito del fratello maggiore. I fatti si svolgono sempre a Breno, si ritrovano alcuni dei personaggi dell’ Orto fascista, ma appaiono altri personaggi venuti da “fuori”. Siamo dopo il 25 Aprile, l’aria è diversa. Ci sono persone che arrivano non guardate con sospetto come avveniva sotto la dominazione tedesca. Altri hanno, finalmente, la possibilità di buttarsi in viaggi ed avventure impensabili. Credo di aver conservato quel modo piacevole (cos’ è stato detto) di esporre i fatti coltivando la curiosità dei lettori con una trama avvincente.  Infine, alla venerando età di 83 anni, è uscito “L’oro di Breno” che sembra sia anche lui ben accolto dal mio pubblico. E’ una romanzo nuovo (per me) come stile. Si compone di tre racconti brevi di fatti avvenuti negli anni 39/40 che vengono alla luce nel 1948 e trovano il loro compimento nel racconto lungo. Speriamo in bene. Penso che tutti gli scrittori si innamorino di almeno uno dei propri personaggi. Io sono innamorato del Don Arlocchi, il Coadiutore del Parroco di Breno. Non riesco a staccarmi da lui. Ed allora pensa e ripensa ho scritto un nuovo libro (che non so se e quando uscirà) che parla di un assassinio del quale il buon prete viene a conoscenza in confessionale. E’ lui che si lascia coinvolgere e che praticamente svolge le indagini al posto del Maresciallo dei Carabinieri e del Giudice.                                                

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l’attenzione e arrivederci alla prossima occasione!

Buonanotte e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! 🙂

Intervista a Sara Grosoli, traduttrice e studiosa di letteratura d’epoca

Salve a tutti!

Non ho resistito alla “tentazione” di riportare anche qui da me questa bellissima intervista a Sara Grosoli, traduttrice per “L’Iguana Editrice” realizzata da Romina Angelici e pubblicata in origine su Pink Magazine Italia.

Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura!

Alla prossima!

Con simpatia! 🙂

Pink Magazine Italia

Oggi faremo una chiacchierata con una persona molto speciale che come tante lavorano nell’ombra ma il cui contributo alla letteratura è prezioso per tutti noi. C’è un lato positivo dei social che è quello di annullare le barriere e mettere in comunicazione, o anche solo far conoscere, qualcosa o qualcuno che prima si ignorava. Ho iniziato a vedere il tuo nome, Sara Grosoli, in interventi interessanti e approfonditi fatti su alcune pagine tematiche da me curate e stabilire un contatto per sapere un po’ più di te è stato automatico, oltre che doveroso.

Poiché si intravede la tua matrice, che cos’è la Letteratura per te?

La Letteratura per me è la forma più alta d’espressione artistica e, contemporaneamente, uno strumento indispensabile per chi voglia esplorare in profondità la psiche umana.

Come è nato il progetto di tradurre proprio Hospital Sketches di Louisa May Alcott per L’Iguana editore?

Mi ha affascinato la…

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